{"id":1899,"date":"2016-04-14T08:29:36","date_gmt":"2016-04-14T08:29:36","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1899"},"modified":"2019-09-24T15:54:28","modified_gmt":"2019-09-24T15:54:28","slug":"la-sicilia-comasca-di-consolo-nei-meridiani-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1899","title":{"rendered":"La Sicilia comasca di Consolo nei \u201cMeridiani\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/consolo-a-livo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1900\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/consolo-a-livo-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/consolo-a-livo-300x200.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/consolo-a-livo.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Di Lorenzo Morandotti<\/p>\n<p>Nei \u201cMeridiani\u201d di Mondadori \u00e8 approdata, a cura e con un saggio di Gianni Turchetta e con un testo introduttivo del filologo Cesare Segre, l\u2019opera letteraria dello scrittore Vincenzo Consolo, molto legato al Lario. \u201cVoglio subito enunciare un giudizio complessivo \u2013 esordisce Segre \u2013 Consolo \u00e8 stato il maggior scrittore italiano della sua generazione. La sua scomparsa ha turbato tutto il quadro della narrativa del nostro Paese, rimasto senza un punto di riferimento alto e, per me, indubitabile\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Pubblichiamo qui il testo integrale dell\u2019intervista al maestro di Sant\u2019Agata di Militello, scomparso nel 2012, apparsa sul nostro giornale il 19 novembre 1997. Consolo era assiduo frequentatore del Lario. Nel 1993, fresco vincitore dello Strega, nella sala del comune di Albavilla, aveva presentato con il giornalista Lorenzo Morandotti del \u201cCorriere di Como\u201d il suo romanzo \u201cNottetempo casa per casa\u201d. L\u2019autore dell\u2019articolo-intervista a Consolo, Dario Campione, cos\u00ec commenta oggi sul suo blog: \u201cHo ritrovato parole sorprendentemente attuali, a testimonianza del fatto che i grandi temi restano sempre sullo sfondo della vita degli uomini, sono il loro palcoscenico naturale. Rileggere Consolo a 20 anni di distanza d\u00e0 la misura della sua grandezza di scrittore e di osservatore della realt\u00e0 italiana\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Vincenzo Consolo in Altolago nella chiesa di San Giacomo di Livo<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Lo scrittore siciliano Vincenzo Consolo ha instaurato un intenso rapporto con il territorio altolariano. In uno dei suoi libri pi\u00f9 fortunati, Retablo, si parla diffusamente di Gravedona e delle Tre Pievi, terra di emigrazione (dal Cinquecento all\u2019Ottocento) verso Palermo e la Sicilia. Eccone anche per darne un saggio della ricca prosa di Consolo, una citazione dal romanzo, che ritroviamo anche nel \u201cMeridiano\u201d pubblicato da Mondadori: \u201cCon gran sorpresa riconobbi, sulla soglia di una botteghella, un uomo della terra di Stazzona, ove la mia famiglia possedea cascine e campi, e una casa in cui s\u2019andava nell\u2019estate e ancora vanno di tempo in tempo i miei parenti (\u2026) Mi mostr\u00f2 orgoglioso la sua bottega di panniere. ben avviata, fiorente, pur nel poco tempo in cui si dimorava qui in Palermo.\u201d<br \/>\nSempre pi\u00f9 frequenti sono state, negli ultimi anni, le sue visite sul Lago di Como. In Retablo il protagonista, il pittore Fabrizio Clerici, compie un viaggio dalla Lombardia alla Sicilia. \u00c8 anche il libro con il quale lei si \u00e8 legato al territorio lariano. Come \u00e8 nata l\u2019idea del romanzo?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00abRetablo \u00e8 innanzitutto un omaggio alla letteratura, al Manzoni, rievocato attraverso il personaggio di Teresa Blasco, ma anche nel figlio del mercante gravedonese emigrato in Sicilia, che il Clerici incontra a Palermo, proprio nell\u2019ultimo capitolo, nel momento in cui abbandona l\u2019isola. Quel ragazzo si chiama Lorenzo e manda, attraverso il pittore, un paio di orecchini alla sua fidanzata, Lucia. Il romanzo contiene anche un omaggio al grande Cervantes attraverso il gioco del Retablo, riflessione sull\u2019inganno necessario, l\u2019inganno della poesia. Una societ\u00e0 privata della poesia \u00e8 una societ\u00e0 che impazzisce, una societ\u00e0 che si aliena. Sino a quando coltiviamo la memoria non correremo questo rischio. Se perdiamo la poesia perdiamo la memoria e quindi siamo veramente destinati alla follia della storia. E sappiamo a quali disastri, a quali orrori pu\u00f2 condurci la follia della storia\u00bb.<br \/>\nChe cosa l\u2019ha colpita dell\u2019Alto Lago, al punto da eleggerlo a luogo letterario?<br \/>\n\u00abL\u2019estremit\u00e0 di questi luoghi, questo Nord profondo che si incontra con la Sicilia grazie all\u2019emigrazione. Credo che l\u2019emigrazione sia veramente il cammino delle civilt\u00e0. Tutte le grandi civilt\u00e0 si sono infatti formate attraverso le emigrazioni, a partire da quella greca. L\u2019Altolago \u00e8 un luogo della memoria, come dimostrano ad esempio i tanti oggetti sacri che la \u201cNazione Lombarda\u201d, insediatasi nella Palermo del Seicento e del Settecento, mandava al luogo di origine, e che ancora oggi sono conservati nelle chiese. La memoria spesso si perde, viene cancellata. Sull\u2019emigrazione lombarda in Sicilia sono state pubblicate parecchie ricerche, lavori meritori perch\u00e9 spiegano il fenomeno e ne dimensionano la portata. Sono le stesse ricerche di cui anch\u2019io mi sono servito. Soltanto la letteratura, il romanzo, \u00e8 per\u00f2 in grado di assegnare un significato alla storia, a dargli poesia. La letteratura scava nel profondo e restituisce ai fenomeni storici il loro senso pi\u00f9 vero e profondo\u00bb.<br \/>\nSi \u00e8 mai chiesto perch\u00e9 si emigra?<br \/>\n\u00abTutte le emigrazioni sono sempre dovute a necessit\u00e0 economiche. Credo che la stessa cosa sia successa in quel lontano Seicento agli uomini delle Tre Pievi, quando per ragioni di carestia e di fame sono arrivati a Palermo, in questa grande capitale che allora era una sorta di crocevia del mondo. Da l\u00ec infatti passavano tutte le navi dirette a Oriente o verso le coste africane. Era una metropoli ricca, dove grande era anche la vitalit\u00e0 culturale ed economica. I valori in cui ci si riconosce, nell\u2019emigrazione, sono quelli dell\u2019onest\u00e0, della probit\u00e0, del lavoro, della tolleranza, i valori della solidariet\u00e0. Questi lombardi, questi emigrati comaschi, proprio perch\u00e9 avevano questo senso dell\u2019onest\u00e0 del lavoro, del lavoro fatto bene \u2013 erano degli artigiani provetti \u2013 trovarono a Palermo la loro dimensione, il loro destino. Queste famiglie esistono ancora, oggi il pi\u00f9 importante gioielliere di Palermo si chiama Barraja, ma si possono fare tantissimi altri esempi. Hanno trovato tolleranza, perch\u00e9 a Palermo, in quegli anni, c\u2019era, proprio per eredit\u00e0 culturale, tolleranza e solidariet\u00e0 per chi veniva da fuori, e hanno saputo con il loro lavoro, con la loro sapienza artigianale, con la loro probit\u00e0, trovare l\u00ec, in questo luogo cos\u00ec lontano e cos\u00ec diverso da quelli che avevano lasciato, una nuova identit\u00e0, un nuovo futuro e, in definitiva, il loro destino\u00bb.<br \/>\nPerch\u00e9 la metafora del viaggio \u00e8 cos\u00ec importante per gli scrittori di ogni epoca e di ogni tradizione culturale?<br \/>\n\u00abViaggiare per scoprire i luoghi in cui i propri antenati sono emigrati, ad esempio, \u00e8 un fatto di memoria, \u00e8 un modo di difendere la propria identit\u00e0. Oggi una diversa organizzazione del mondo, l\u2019esplosione della cosiddetta rivoluzione tecnologica, l\u2019invasione dei mezzi di comunicazione di massa, tendono a cancellare la nostra memoria, la nostra identit\u00e0, e quindi a farci vivere in un presente infinito dove non riusciamo a immaginare neanche il futuro pi\u00f9 prossimo. Credo che l\u2019impegno di ciascuno di noi debba essere quello di conservare la memoria di tutto quanto ci ha preceduto e quindi: consapevolezza del presente e progettazione del futuro. Non facciamoci ridurre a oggetti, cerchiamo di rimanere soggetti della nostra vita e della nostra storia\u00bb.<br \/>\nI suoi libri sono considerati difficili, il linguaggio in cui lei si esprime \u00e8 volutamente colto, a volte caratterizzato da arcaismi e locuzioni dialettali. Da dove nasce questo modo di scrivere?<br \/>\n\u00abIl mio linguaggio scaturisce da uno scavo profondo in un giacimento prezioso, di cui non ho alcun merito. \u00c8 il giacimento linguistico lasciato da tutte le civilt\u00e0 che sono passate nella mia terra. Scavando in questo patrimonio ho cercato di immettere in circolo parole sepolte dall\u2019oblio. Fra queste lingue preziose, tra questi reperti lessicali, che vanno dal greco al latino, all\u2019arabo, allo spagnolo, una lingua particolarmente importante per me \u00e8 stata l\u2019antico lombardo, che si parlava nella pianura padana intorno all\u2019800 dopo Cristo. Quando i Lombardi, dopo essere venuti in Sicilia con i Normanni per cacciare gli Arabi dall\u2019isola, decisero di insediarvisi definitivamente, formarono delle colonie linguistiche (su questa Lombardia siciliana ha molto fantasticato e mitizzato uno scrittore come Vittorini: inConversazione in Sicilia c\u2019\u00e8 infatti la figura del \u201cGran Lombardo\u201d). Ho adottato questa lingua, che \u00e8 un medio-latino, o gallico che dir si voglia, proprio come estremit\u00e0 linguistica, da cui partire per giungere poi alla lingua della comunicazione\u00bb.<br \/>\nNon le sembra a volte di esagerare, di tentare un gioco estremo, di correre il rischio di cedere di fronte al fascino della forma?<br \/>\n\u00abLa mia lingua letteraria non \u00e8 usata soltanto per un gioco formale. Sono nato vicino ad una di queste isole linguistiche, San Fratello, dove il medio-latino gallico si \u00e8 conservato integro. I sanfratellani, proprio perch\u00e9 parlavano una lingua diversa (e avevano di conseguenza usi e costumi differenti) erano oggetto di critica, di dileggio, qualche volta anche di beffa\u00bb.<br \/>\nA questa sua sperimentazione assegna un significato particolare?<br \/>\n\u00abInveste tutto il significato della mia ricerca. Mi sono posto subito, sin dal mio primo gesto di scrittore, su una linea \u201csperimentale\u201d, non ho cio\u00e8 adottato il codice linguistico della comunicazione, ma quello dell\u2019espressione, situandomi cos\u00ec su una linea che parte da lontano, da Verga, e poi, in tempi pi\u00f9 recenti, passa attraverso Gadda e Pasolini. Ho conosciuto un mondo che adesso \u00e8 scomparso, quello della cultura contadina, ed ho assistito alla grande trasformazione italiana, cio\u00e8 alla cancellazione di questa cultura contadina e all\u2019avvento di quella industriale. Credo che in Europa nessun paese come l\u2019Italia abbia vissuto una trasformazione cos\u00ec rapida e profonda. Ci\u00f2 ha messo in crisi parecchi scrittori. Pasolini, ad esempio cerca disperatamente di raccontare questa grande trasformazione. Nel momento in cui ho cominciato a scrivere si concludeva anche una stagione importante, nella letteratura come nel cinema: il neorealismo. Scrittori come Pratolini o Carlo Levi (e nel cinema registi come Roberto Rossellini e Vittorio De Sica) con grande generosit\u00e0 avevano immaginato, dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra, una nuova societ\u00e0, e si erano quindi espressi in un linguaggio di estrema comunicazione, credendo cos\u00ec di poter ricostruire la realt\u00e0 dalle macerie in cui era stata ridotta\u00bb.<br \/>\nMa il suo mestiere di scrittore nasce da un\u2019esigenza di raccontare la societ\u00e0 italiana o di trasformarla? Si tratta insomma di una scelta stilistica o di una scelta politica?<br \/>\n\u00abCredo entrambe. L\u2019Italia non ha mai avuto una societ\u00e0 coesa proprio perch\u00e9 non si \u00e8 mai affermata, nel nostro Paese, una lingua comune. Il problema della lingua \u00e8 stato agitato da parecchi scrittori della nostra letteratura: Leopardi, ad esempio, guarda oltralpe, afferma che il francese tende all\u2019unit\u00e0, \u00e8 una lingua che si \u00e8 geometrizzata a partire dall\u2019epoca di Luigi XIV, mentre in Italia esistono un\u2019infinit\u00e0 di lingue. La Francia ha \u201cperso l\u2019infinito\u201d che aveva in origine, mentre l\u2019Italia lo ha mantenuto, ha mantenuto cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di alimentare la propria lingua attraverso l\u2019apporto delle parlate popolari, dei dialetti. Giacomo Leopardi, nello Zibaldone, porta come esempio di possibilit\u00e0 infinita di orchestrazione dell\u2019Italiano uno scrittore del Seicento, Daniello Bartoli. Bartoli era un gesuita, autore di una straordinaria Storia della Compagnia di Ges\u00f9, un\u2019opera usata come pretesto per descrivere luoghi esotici, lontani, e in particolare l\u2019estremo oriente e la Cina. Non \u00e8 un caso che il padre del romanzo italiano, Alessandro Manzoni, nel momento in cui, con un gesto di generosit\u00e0 civile, cerca di dare una lingua agli italiani \u201csciacquando i panni in Arno\u201d, \u201cattacchi\u201d il suo grande romanzo parodiando proprio Bartoli. \u201cQuel ramo del lago di Como\u201d non \u00e8 altro che la mimesi, la scimmiottatura di una descrizione della Cina del Bartoli. Per quanto mi riguarda, rinunzierei a quello che Leopardi chiama l\u2019infinito che c\u2019\u00e8 e c\u2019\u00e8 stato nella nostra lingua, pur di avere una societ\u00e0 dove tutti possano comunicare in un\u2019unica lingua della verit\u00e0 e della giustizia\u00bb.<\/p>\n<p>Corriere di Como\u00a014 Aprile 2016<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Lorenzo Morandotti Nei \u201cMeridiani\u201d di Mondadori \u00e8 approdata, a cura e con un saggio di Gianni Turchetta e con un testo introduttivo del filologo Cesare Segre, l\u2019opera letteraria dello scrittore Vincenzo Consolo, molto legato al Lario. \u201cVoglio subito enunciare un giudizio complessivo \u2013 esordisce Segre \u2013 Consolo \u00e8 stato il maggior scrittore italiano della &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1899\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">La Sicilia comasca di Consolo nei \u201cMeridiani\u201d<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[336,318,23,77,136,135,117,17,25,673,37,260,20,38,22,154,459,29,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1899"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1899"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1899\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1902,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1899\/revisions\/1902"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1899"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1899"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1899"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}