{"id":1830,"date":"2019-03-07T10:58:49","date_gmt":"2019-03-07T10:58:49","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1830"},"modified":"2019-03-20T11:23:43","modified_gmt":"2019-03-20T11:23:43","slug":"lillusione-di-consolo-tra-metafora-e-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1830","title":{"rendered":"L\u2019illusione di Consolo tra metafora e realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1464-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1831\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1464-3-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1464-3-300x200.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1464-3-768x513.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1464-3-1024x684.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0di Sebastiano Burgaretta<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un libro di Vincenzo Consolo, <em>La Sicilia passeggiata<\/em>, che, sebbene si presenti come opera minore, legata a un evento occasionale<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, riveste, come ha recentemente evidenziato Miguel \u00c1ngel Cuevas<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, un ruolo importante nel rapporto tra Consolo e la Sicilia, e, aggiungo io, per estensione, tra Consolo e l\u2019Italia, Consolo e il mondo, in particolare per ci\u00f2 che attiene al bacino del Mediterraneo. Il ruolo di questo libro \u00e8 lo stesso che \u00e8 narrato e descritto anche nelle due opere che \u2013 a parte il racconto <em>La grande vacanza orientale-occidentale<\/em><a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><em> &#8212; <\/em>si configurano come viaggio dello scrittore nell\u2019isola. Scrive, infatti, Cuevas nella sua introduzione all\u2019edizione spagnola: <em>La <\/em>Sicilia passeggiata <em>\u00e8 in effetti, per quanto opera minore, un testo centrale, e non solo n\u00e9 principalmente sul piano cronologico, fra le altre opere narrative: fra il sollievo erudito, il balsamo sentimentale di <\/em>Retablo<em> e l\u2019insanabile frattura, le contemporanee lande desolate dell\u2019<\/em>Olivo e l\u2019olivastro<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. \u00c8 vero, infatti, che nelle opere di Consolo si registra una tensione costante <em>tra la volont\u00e0 di intonare uno scongiuro propiziatorio e quella di svelare le atrocit\u00e0. Nella <\/em>Sicilia passeggiata<em> \u00e8 la prima pulsione a vincere<\/em><a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a><em>. <\/em>Anche Giuseppe Traina, gi\u00e0 nel 2001, scriveva che <em>il testo si potrebbe per certi versi considerare un incunabulo del viaggio in Sicilia compiuto poi in <\/em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro <em>ma fin dal titolo rasserenante, dimostra \u2013 anche rispetto agli esiti di Retablo <\/em>e <em>Le pietre di Pantalica \u2013 una disposizione d\u2019animo meno direttamente coinvolta negli scempi dell\u2019attualit\u00e0<\/em><a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. La descrizione <em>procede dritta, schivando le angustie dell\u2019attualit\u00e0, le ferocie mafiose palermitane, le chimeriche disgregazioni siracusane, e si svolge scioltamente, <\/em>ha scritto Salvatore Mazzarella,<em> con tono sereno e disteso, onirico<\/em><a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a><em>. <\/em>\u00c8 lo stesso Consolo, del resto, a precisare nella nota introduttiva all\u2019edizione del 1991, che il libro era nato <em>da una commissione e da una illusione\u2026L\u2019illusione mia, di mostrare \u2013 agli stranieri soprattutto! &#8211;, contro quella negativa e sconveniente che la cronaca ogni giorno ci consegna, una immagine positiva della Sicilia. Ho ripercorso cos\u00ec brevemente\u2026una Sicilia onirica, illusoria. Nell\u2019illusione anche, prendendo a metafora il mito di Persefone o Kore, che questa terra, la sua storia, possa, in una prossima desiderata primavera, risorgere dalle tenebre dell\u2019attuale inverno, dal fondo dell\u2019inferno<\/em><a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p>Intenzionalmente e significativamente perci\u00f2 egli intitol\u00f2 il testo, nella prima edizione, <em>Kore risorgente.<\/em> L\u2019illusione suscitata nello scrittore da un fatto occasionale e documentata nel libro \u00e8 in realt\u00e0 l\u2019aspirazione costante, dolorosa che Consolo si port\u00f2 dentro sino alla fine; il desiderio, mai appagato, di vedere una buona volta in Sicilia l\u2019ulivo crescere e fruttificare in pace senza le briglie soffocatrici dell\u2019olivastro, di vedere la positivit\u00e0 soppiantare la negativit\u00e0, il bene trionfare sul male. Quella di Consolo era una tensione dolorosa, che angustiava l\u2019uomo e che si trasferiva tormentosamente nelle pagine delle sue opere con sempre maggiore intensit\u00e0<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. I suoi frequenti e attivissimi ritorni nell\u2019isola ne sono stati la spia evidente, come egli stesso lasci\u00f2 chiaramente intendere nelle pagine delle <em>Pietre di Pantalica: Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e rigirare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all\u2019interno, sostare in citt\u00e0 e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca<\/em><a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p>Una tensione dolorosa che era figlia dell\u2019amore viscerale che lo scrittore aveva per la Sicilia e la sua storia culturale, memoriale e linguistica. Una storia che non perdeva occasione di rivisitare e documentalmente illustrare sotto vari aspetti, tematiche e tradizioni etnoantropologiche, cui prestava profonda attenzione. E io conservo tanti bei ricordi di escursioni qua e l\u00e0 per l\u2019isola. Mi ha fatto visitare con la sua sapiente guida, Palermo, i Nebrodi, Alcara Li Fusi, i resti archeologici di Apollonia, il bosco della Miraglia con i luoghi descritti e i linguaggi dei quali gli fu maestra la piccola Amalia<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, Cefal\u00f9, la stessa Sant\u2019Agata Militello, Villa Piccolo a Capo d\u2019Orlando, Santo Stefano di Camastra, e poi ancora insieme Siracusa, Sortino, Palazzolo Acreide, Cittadella dei Maccari, Eloro, Vendicari, Cava d\u2019Ispica, Noto, Serravento, Testa dell\u2019Acqua, Cava Grande del Cassibile, tutta la Montagna d\u2019Avola con la delizia delle sue erbe aromatiche, alcuni di questi luoghi anche ripetutamente. Era questa la Sicilia, terra geograficamente e storicamente crocevia al centro di quel Mediterraneo che Consolo amava e proponeva nel bene e nella positivit\u00e0, senza tuttavia che il suo amore per l\u2019isola facesse velo alle realt\u00e0 negative e atroci di cui \u00e8 lontana portatrice, come invece qualche benpensante in Sicilia gli rimproverava, tutt\u2019altro anzi, perch\u00e9 non smise mai di denunciare i mali di cui soffre la Sicilia.<\/p>\n<p>Lo scrittore aveva chiara consapevolezza del positivo portato storico-culturale e memoriale della gente dell\u2019isola e ne ha dato prova in molti testi di natura saggistica pubblicati nel corso degli anni e poi riuniti in volumi, il pi\u00f9 ricco dei quali \u00e8 <em>Di qua dal Faro. <\/em>In questo sono confluiti, per esempio, con il titolo <em>Uomini e paesi dello <\/em>zolfo, lo scritto <em>Un uomo di alta dignit\u00e0<\/em>, che era stato pubblicato coma saggio introduttivo al volume curato da Aurelio Grimaldi <em>\u2018Nfernu veru<\/em><a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, <em>La pesca del tonno<\/em>, gi\u00e0 uscito con Sellerio<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, <em>Vedute dello Stretto di Messina<\/em>, anch\u2019esso gi\u00e0 uscito da Sellerio<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>, <em>I pupi<\/em><a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>, argomento, questo, del quale si occup\u00f2 pi\u00f9 volte<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, <em>La rinascita del Val di Noto<\/em>, gi\u00e0 uscito da Bompiani<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. Tutti questi saggi sono incursioni in e approfondimenti di alcuni aspetti della storia e della cultura della Sicilia, che hanno la loro centralit\u00e0 nella matrice mediterranea della civilt\u00e0 e dell\u2019evoluzione culturale dell\u2019isola. Sono scritti solo apparentemente d\u2019occasione, perch\u00e9 lo scrittore \u00e8 capace, ogni volta, di trasformarli e funzionalizzarli positivamente all\u2019interno della sua ricerca \u2013 amorosa illusione \u2013 storico-memoriale<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a> e, perch\u00e9 no, anche linguistica, stando ai documenti in essi studiati e citati, e ci\u00f2 anche a non voler considerare il valore fondante che la lingua e la scrittura verticale, figlie della memoria storico-culturale, hanno in tutta l\u2019opera di Consolo. Nella nota conclusiva del volume <em>Di qua dal Faro<\/em> lo scrittore dichiara: <em>La scelta (dei testi) \u00e8 dettata dalla coerenza e dalla sequenza degli argomenti tra loro. Utile, questa scelta, a dare ancora una mia idea della Sicilia<\/em><a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. \u00c8 la Sicilia dell\u2019olivo non sopraffatto dall\u2019olivastro, la Sicilia che fa dire allo scrittore, per bocca del pescatore messinese Placido Alessi: <em>Ora mi pare d\u2019essere, ridotto qui tra Pace e Paradiso, come trapassato, in Contemplazione, statico e affisso a un\u2019eterna luce, o vagante, privo di peso, memoria e intento, sopra cieli, lungo viali interminati e vani, scale, fra mezzo a chiese, palazzi di nuvole e di raggi. Mi pare (vecchiaia puttana!) ora che ho l\u2019agio e il tempo di lasciarmi andare al vizio antico, antico quanto la mia vita e pure avanti, di distaccarmi d\u2019ogni reale vero e di sognare<\/em><a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a><em>. <\/em>\u00c8 la Sicilia degli <em>amici costanti lungo il tempo<\/em>, che offrono <em>conforto<\/em>, quando si sente smarrito<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>. La Sicilia nella quale gli pu\u00f2 succedere <em>d\u2019esser in un luogo in disparte, lontano dagli uomini che mangiano pane, lontano dai Ciclopi, d\u2019essere ai confini del mondo, in un\u2019isola di sopravvivenza d\u2019una umana misura ormai perduta<\/em><a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a><em>. <\/em>Una terra in disparte, come quella che nell\u2019isola di Scheria permette al re Alcinoo di coltivare, <em>lontano dall\u2019incivile convivenza in una terra in disparte, ai confini del mondo, <\/em>oltre all\u2019accoglienza di chi ha bisogno, anche <em>l\u2019esercizio della ragione, l\u2019amore per il canto, la poesia<\/em><a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a><em>. <\/em>In altri termini la Sicilia che porta i segni della sua antica civilt\u00e0 e che \u00e8 da sempre crocevia e ponte per uomini in viaggio e cammino all\u2019interno del Mediterraneo, <em>la Sicilia incrocio e centro d\u2019ogni antica navigazione dell\u2019uomo<\/em><a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p><em>Di qua da Faro<\/em> \u00e8 il chiaro segnale del rovesciamento della prospettiva dalla quale i Borboni guardavano \u2013 da Napoli \u2013 al Faro e allo Stretto che separa la Sicilia dal continente. Consolo guarda, posto \u201cdi qua dal Faro\u201d, facendo della Sicilia ci\u00f2 che essa \u00e8 realmente stata in passato, collocata com\u2019\u00e8 al centro del Mediterraneo: l\u2019asse dal quale ruotare lo sguardo a 360 gradi, alla ricerca di quei contatti e di quelle aperture che la storia non ha lesinato agli abitanti dell\u2019isola e che oggi si rendono necessari alla sopravvivenza di una civilt\u00e0, giunta \u201calla fine\u201d, come quella del mondo occidentale. Anche in tempi epocali di \u201cfine\u201d, sembra voler dire lo scrittore, la Sicilia forse non ha esaurito il suo ruolo storico<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>. E noi oggi siamo testimoni dell\u2019avverarsi di questo intimo desiderio dello scrittore. Stiamo, infatti, assistendo, in questi anni, a una sorta di rinnovata funzione mediatrice della Sicilia al centro del Mediterraneo. L\u2019isola sta ridiventando quella che \u00e8 gi\u00e0 \u201cin costrutto\u201d: ponte reale, oltre che, poi anche, metaforico e letterario<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>. Questo, di fatto, ci insegna, che lo vogliamo o no, il fenomeno epocale dei drammatici sbarchi nell\u2019isola. Questo ci \u00e8 testimoniato dai tanti segnali positivi di ricerca scientifica e di collaborazione culturale presenti nell\u2019isola. Penso, per esempio, al ruolo che da tanti anni riveste la Fondazione delle Orestiadi, messa su da quel Ludovico Corrao che Consolo omaggio in <em>Retablo<\/em>, penso al lavoro proficuo e mirato della casa editrice messinese Mesogea, con la quale lo scrittore collabor\u00f2, penso all\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Istituto Euro arabo di Mazara del Vallo, che in particolare con la rivista bimestrale \u201cDialoghi mediterranei\u201d, grazie al lavoro del suo fondatore Antonino Cusumano spesso ricordato da Consolo, contribuisce <em>all\u2019arricchimento del patrimonio\u00a0 culturale e scientifico dei paesi mediterranei \u201cconsiderati nella propria unit\u00e0 e diversit\u00e0\u201d, aprendo spazi e occasioni di riflessione su argomenti strettamente legati all\u2019incontro dei vari popoli dell\u2019area mediterranea sui diversi aspetti relativi ai rapporti intrattenuti nel passato, nel presente e in prospettiva, tra la Sicilia, l\u2019Italia e l\u2019Europa, da un lato, e il mondo arabo-islamico, dall\u2019altro<\/em><a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a><em>. <\/em>Il segreto del felice modello Mazara, che resiste al virus del razzismo, \u00e8 costituito dal lavoro e dalla cultura, un modello, ha dichiarato il vescovo della citt\u00e0, Domenico Mogavero, <em>nato su quello della Tunisia, quando ad andare l\u00ec erano i siciliani. E qui c\u2019\u00e8 tolleranza, anche fra le religioni. Un clima che ormai non fa pi\u00f9 notizia ma che forse \u00e8 il momento che torni a fare notizia<\/em><a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a><em>. <\/em>E qui \u00e8 il ruolo degli intellettuali chiamati a dover intervenire, come Consolo non mancava di sottolineare gi\u00e0 in una intervista del lontano 1992:<em> Penso a quando, nel 1968, i primi tunisini sbarcavano a Trapani. Nessuno si accorgeva della presenza dei tunisini quando sui pescherecci o nelle vigne servivano le loro braccia. Ma nei momenti di crisi, nei momenti in cui i lavoratori locali sentivano la concorrenza dei tunisini, si scatenava una vera e propria caccia all\u2019immigrato, cui partecipavano \u201conesti cittadini\u201d, per ripulire la citt\u00e0 da discriminazioni razziali\u2026 C\u2019\u00e8 nei letterati come una cautela, una reticenza, perch\u00e9 \u201cl\u2019impegno\u201d era prima connotato come schieramento politico a sinistra. Oggi, di fronte a episodi di razzismo, nessuno interviene. Ci sono piuttosto interventi al contrario, di rifiuto del \u201cdiverso\u201d<\/em><a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a><em>.<\/em> Non perdeva occasione di denunciare la latitanza degli intellettuali davanti a certe emergenze sociali. <em>Oggi gli intellettuali sono pressoch\u00e9 distanti dall\u2019impegno sociale; la parola stessa \u201cimpegno\u201d \u00e8 ormai tab\u00f9, quasi scandalosa <\/em>dichiarava a Domenico Calcaterra<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a>. E a Roberto And\u00f2: <em>Piango la scomparsa delle eccentricit\u00e0 letterarie<\/em><a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[31]<\/a><em>.<\/em> Non manc\u00f2 di intervenire energicamente e anche con una punta di ironia Consolo, accendendo peraltro un vivace dibattito sulla stampa del tempo<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\">[32]<\/a>, nel 2004, alla notizia che una deputata dell\u2019Udc aveva proposto una legge regionale che istituisse un museo dei migranti a Lampedusa. In anni nei quali si consumava, come ancora oggi si consuma, la tragedia di tanti immigrati morti nelle acque del Mediterraneo, Consolo boll\u00f2 come <em>retorica <\/em>e <em>ipocrita<\/em> quella proposta: <em>Cosa ci metterebbe dentro quel museo di Lampedusa la signora deputata dell\u2019Udc? Ci metterebbe tibie incrociate e teschi? &#8230; \u00c8 retorica pensare a un museo nel momento in cui il dramma dell\u2019immigrazione terzomondista nel nostro crasso e ameno Paese \u00e8 in atto<\/em>\u2026 <em>Un monumento piuttosto a quella giovane madre africana, alla madre africana che affida alle acque il corpicino del figlio morto sulla carretta del mare durante il tragico viaggio della speranza<\/em><a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[33]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 altra, invece, non quella della retorica di circostanza, la Sicilia amata, agognata, cercata da Vincenzo Consolo. \u00c8 la Sicilia di cui egli ha ripetutamente scandagliato la storica matrice mediterranea, identificandone la vocazione geografica e storica di mesogea, di terra di mezzo, il cui accesso non va negato a nessuno. Ecco quanto ebbe a dichiarare Consolo sulla centralit\u00e0 della Sicilia nel lontano dicembre del 1988: <em>Questa regione \u00e8 la pi\u00f9 periferica e insieme \u00e8 al centro del Mediterraneo. Anche per Goethe \u00e8 una terra miracolosa: qui si sono incrociati tutti gli eventi. Si sono svolte qui tragedie e cose sublimi. Il susseguirsi dei popoli ha portato una grande infelicit\u00e0 sociale e insieme una grande ricchezza culturale<\/em><a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\">[34]<\/a><em>. <\/em>Rifacendosi, come gi\u00e0 Sciascia, al pensiero di Am\u00e9rico Castro, Consolo, nei suoi scritti, \u00e8 pi\u00f9 volte tornato a parlare della vocazione storica alla convivenza tra popoli diversi sperimentata nell\u2019isola in et\u00e0 medievale. Soprattutto fu sotto la dominazione araba che si registrarono, scrive, <em>lo spirito di tolleranza e la convivenza fra popoli di cultura, razza, religione diverse. Questa tolleranza, questo sincretismo culturale erediteranno poi i Normanni, sotto i quali si realizza veramente la societ\u00e0 ideale, quella societ\u00e0 in cui ogni cultura, ogni etnia vive nel rispetto di quella degli altri<\/em><a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\">[35]<\/a><em>.<\/em> La Sicilia, insomma, che, al di l\u00e0 delle metafore di ascendenza omerica, ci porta alla realt\u00e0 variegata del suo cammino storico. La Sicilia che coltivava buoni rapporti col Maghreb. Citando Francesco Gabrieli, Consolo evidenzia i rapporti <em>della Tunisia con la Sicilia, cos\u00ec vicine le due, geograficamente e culturalmente, cos\u00ec uguali. E ricordava Gabrieli che, gi\u00e0 sul finire della dominazione araba in Sicilia, il grande letterato tunisino Ibn Rash\u00eeq faceva in tempo a venire a chiudere la sua vita a Mazara, mentre sull\u2019opposta sponda tunisina, a Monastir, s\u2019innalzava un mausoleo al giureconsulto mazarese, all\u2019Im\u00e0am al M\u00e0zari<\/em><a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\">[36]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p>L\u2019incanto della tolleranza e della convivenza civile fu rotto poi dai cristiani: <em>Culmin\u00f2, l\u2019intolleranza, con i re cattolici di Spagna, con la cacciata dall\u2019Isola, nel 1492, dei Mori e degli Ebrei. Decadde Palermo, decadde la Sicilia, da quella sua et\u00e0 dell\u2019oro, da quel momento unico e irripetibile di equilibrio ateniese, di composta e alta civilt\u00e0, dal momento in cui si entr\u00f2 nell\u2019et\u00e0 dei conflitti e si piomb\u00f2 in quella paralisi culturale, e insieme sociale, storica, che, al di l\u00e0 dei tre secoli che Am\u00e9rico Castro attribuisce alla Spagna, \u00e8 durata in Sicilia sino a ieri, dura sino ad oggi<\/em><a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\">[37]<\/a><em>. <\/em>E il Mediterraneo divenne mare che conobbe migrazioni e spostamenti di popoli <em>con ogni tipo di boat people, antico e moderno, dai settemila cavalieri di Gerusalemme, che cacciati da tutti i porti, <\/em>ha scritto Francesco Merlo<em>, errarono dal 1522 al 1530, alla famosa Exodus con a bordo 4515 profughi ebrei scampati ai campi di concentramento nazisti. E fino alla nave Diciotti<\/em><a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\">[38]<\/a><em>. <\/em>S\u2019era rotto l\u2019incanto, s\u2019erano guastati i civili rapporti tra la Sicilia e i paesi del Maghreb. Il ponte sul Canale di Sicilia, ponte umano gi\u00e0 rappresentato dal Boccaccio nella seconda novella della giornata quinta del <em>Decamerone<\/em>, quella di Gostanza che ama Martuccio, ebbe a subire scossoni e colpi che non sono finiti pi\u00f9, nel corso dei secoli, fino ai nostri giorni. <em>Le cronache<\/em>, ha scritto Consolo due anni prima di morire, <em>ci dicono di disperati che cercano di raggiungere l\u2019isola di Lampedusa. Disperati che partono soprattutto dalla Libia, ma anche dalla Tunisia e dal Marocco\u2026Il governo italiano intanto non fa altro che promulgare leggi xenofobe, razzistiche, di vero spirito fascistico. Di fronte a episodi di contenzione di questi disperati in gabbie infuocate, di ribellioni, di fughe, scontri con le forze dell\u2019ordine, scioperi della fame, gesti di autolesionismo e di tentai suicidi, di gravi episodi di razzismo e di norme italiane altrettanto razzistiche si rimane esterrefatti. Ci ritornano allora le parole di Braudel<\/em><a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\">[39]<\/a><em> riferite a un\u2019epoca passata: \u201cIn tutto il Mediterraneo l\u2019uomo \u00e8 cacciato, rinchiuso, venduto, torturato, e vi conosce le miserie, gli errori e le santit\u00e0 degli universi concentrazionari<\/em><a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\">[40]<\/a><em>. <\/em>A questo ponte distrutto e alla sua storia, in particolare quella dei primi anni del XX secolo, che vide una folta immigrazione di siciliani in Tunisia, Consolo ha dedicato un capitolo intero, riprendendo un articolo pubblicato gi\u00e0 sul \u201cMessaggero\u201d<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref41\">[41]<\/a>; e ha dedicato anche il testo di una conferenza tenuta, col titolo <em>I muri d\u2019Europa<\/em>, agli studenti dell\u2019Universit\u00e0 di Milano nella sede di via della Passione nel 2006 e successivamente ripresa al Palazzo Ducale di Genova, nel giugno del 2009, nell\u2019ambito degli incontri della manifestazione \u201cMediterranea\u201d<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref42\">[42]<\/a> E la Tunisia, oltre che terra amata dallo scrittore, nel suo immaginario letterario \u00e8 diventata anche terra d\u2019esilio per siciliani amanti della libert\u00e0, come l\u2019anarchico Paolo Schicchi e il protagonista di <em>Nottetempo, casa per casa<\/em>, Pietro Marano<a href=\"#_ftn43\" name=\"_ftnref43\">[43]<\/a>.<\/p>\n<p>Purtroppo il veleno che aveva intossicato le acque del Mediterraneo s\u2019era diffuso per osmosi all\u2019intero mondo e dall\u2019Egeo era giunto fino alle acque della costa somala \u2013 amara ironia degli stravolgimenti della storia \u2013 su di una nave greca, il cui capitano, in anni recenti, ha fatto gettare in mare un gruppo di giovani clandestini neri scoperti a bordo dell\u2019imbarcazione; tragico e profetico prologo consoliano, nel 1988, di quello che sarebbe stato, ed \u00e8 ancora oggi, il destino di tanti infelici che vogliono fuggire dalla guerra e dalla fame e s\u2019avventurano, in mano a criminali speculatori, nelle acque del Mediterraneo, dove in gran parte lasciano la vita e il corpo in quello che \u00e8 diventato un cimitero subacqueo, da Mare Bianco, che era, mare nero. Consolo prefigura tutto ci\u00f2 nel racconto che significativamente chiude <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, quello che nell\u2019endiade del titolo ho sempre pensato reca un cordiale omaggio a Basilio Reale<a href=\"#_ftn44\" name=\"_ftnref44\">[44]<\/a>, amico e mentore di Vincenzo Consolo, che lo scrittore mi fece conoscere un\u2019estate a Capo d\u2019Orlando. Al <em>disincanto dello scrittore verso il degrado della civilt\u00e0<\/em> <em>contemporanea<\/em> presente in questo libro aveva fatto riferimento Flora Di Legami nella sua monografia dedicata a Consolo<a href=\"#_ftn45\" name=\"_ftnref45\">[45]<\/a>. Della cancellazione dei buoni rapporti tra popoli all\u2019interno del Mediterraneo Consolo avrebbe scritto poi nello <em>Spasimo di Palermo<\/em><a href=\"#_ftn46\" name=\"_ftnref46\">[46]<\/a>, puntualizzando poi in un\u2019intervista: <em>Con la citazione dell\u2019Algeria, prendendo spunto dalla moschea che c\u2019\u00e8 a Parigi e dalla sosta che fa il protagonista nel giardino della moschea, ho voluto dire della distruzione della civilt\u00e0 mediterranea, della cancellazione della nostra cultura, che avviene in modo anche visibile e atroce, come appunto in Algeria o nella ex-Jugoslavia<\/em><a href=\"#_ftn47\" name=\"_ftnref47\">[47]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p>Sono stato personalmente privilegiato testimone<a href=\"#_ftn48\" name=\"_ftnref48\">[48]<\/a> di questo suo disincanto, dell\u2019amarezza che ne inficiava l\u2019animo, della sua ansia di vita nuova per la Sicilia, della sua attesa speranzosa di una primavera, per cos\u00ec dire, \u201ccerealicola\u201d e \u201cfloreale\u201d nella terra di Kore e nell\u2019Italia tutta, attesa speranzosa che purtroppo puntualmente abortiva nella delusione, sino a fargli scrivere, in una pagina dell\u2019<em>Olivo e l\u2019olivastro<\/em>, davanti a Palermo, centro aggregante e sintesi della Sicilia della storia, contrapposta a quella appagante del\u00a0 mito e del canto poetico: <em>Via via, lontano da quella citt\u00e0 che ha disprezzato probit\u00e0 e intelligenza, memoria, eredit\u00e0 di storia, arte, ha ucciso i deboli e i giusti<\/em><a href=\"#_ftn49\" name=\"_ftnref49\">[49]<\/a><em>. <\/em>La stessa Palermo, contraddittoria e infelice di cui parla nel racconto <em>Il boato di Santa Rosalia<\/em><a href=\"#_ftn50\" name=\"_ftnref50\">[50]<\/a><em>. <\/em><\/p>\n<p>Purtroppo, come per Sciascia la linea della palma s\u2019era spostata a nord<a href=\"#_ftn51\" name=\"_ftnref51\">[51]<\/a>, cos\u00ec per Consolo, e in verit\u00e0 per tutti, i miasmi socio-antropologici e politici, e dunque sostanzialmente culturali, di Palermo e della Sicilia si erano propagati in tutto il paese, raggiungendo quella Milano che, per Consolo, anni prima, era stata il punto di un approdo culturale liberante e potenzialmente fecondo. Scoraggiato dichiara, in occasione dell\u2019uscita dello <em>Spasimo di Palermo<\/em>: <em>Sciascia si riferiva solo alla mafia, mentre io sento questo spasimo (in progressione, da Palermo alla Sicilia, al mondo) come distruzione della civilt\u00e0, come passaggio epocale, perch\u00e9 questa grande rivoluzione tecnologica che ci schiaccia e ci annulla \u00e8 il mondo della sottocultura, dello spettacolo, della canzonetta, dove nessuno \u00e8 se non appare<\/em><a href=\"#_ftn52\" name=\"_ftnref52\">[52]<\/a><em>. <\/em>Conseguenza ne fu che, sul piano creativo, lo scrittore si ritrov\u00f2 senza il tessuto memoriale del luogo e perci\u00f2 afasico, mentre, sul piano personale e civile, si ritrov\u00f2 davanti agli stessi mali sociali e politici che soffocavano la Sicilia. Percepiva Milano e il suo decadimento culturale e civile come la proiezione geometrica dei mali siciliani nell\u2019Italia tutta, di cui Milano era stata il cuore pulsante, giusta la storica tradizione degli illuministi lombardi di ogni tempo, da Beccaria a Manzoni a Dossi, fino all\u2019amato Vittorini, a Sereni e al lui caro Leonardo Mondadori.<\/p>\n<p>Crimine organizzato, mala politica, nuovi fascismi rampanti, forme variegate di irrazionalismo caratterizzano il panorama nel quale l\u2019ombra della Sicilia si \u00e8 estesa a tutta la nazione. In <em>Nottetempo, casa per casa <\/em>tutto ci\u00f2 \u00e8 evidenziato in modo chiarissimo, ed \u00e8 lo stesso Consolo a dichiarare in un\u2019intervista: <em>La questione dell\u2019irrazionalismo delle neometafisiche sembra essere di grande attualit\u00e0. In un periodo di crisi delle ideologie e delle relative estetiche, questo ritorno all\u2019irrazionale non lascia prefigurare nulla di buono<\/em><a href=\"#_ftn53\" name=\"_ftnref53\">[53]<\/a>. E in un\u2019altra intervista, con riferimento alla metafora del presente insita nella storicit\u00e0 d\u2019inizio Novecento di <em>Nottetempo, casa per casa<\/em>, dichiara: <em>Un\u2019alienazione dolorosa percorre quegli anni: sono tempi di sradicamento\u2026Nel quotidiano smarrimento trionfano gli squadristi, i pi\u00f9 umani soccombono al carnefice, i politici rincorrono utopie\u2026Oggi l\u2019Italia ha subito tali scosse in termini di classe, cultura, politica ed economia da ricordare quella del \u201920. Ci\u00f2 si traduce, ripeto, in perdita di s\u00e9, incapacit\u00e0 di sopportazione del reale, che genera nevrosi e barbarie<\/em><a href=\"#_ftn54\" name=\"_ftnref54\">[54]<\/a><em>. <\/em>Scrisse al riguardo Oreste del Buono: <em>Vincenzo Consolo sa che quanto avviene in Sicilia, avviene anche a Milano, avviene in tutto il mondo. Lui scrive della Sicilia, perch\u00e9 ci \u00e8 nato e perch\u00e9 a Sicilia \u00e8 cos\u00ec bella, eccessiva ed esemplare anche nell\u2019orrore<\/em><a href=\"#_ftn55\" name=\"_ftnref55\">[55]<\/a><em>. <\/em>Consolo stesso dichiara nel 1988: <em>Non \u00e8 migliorata Milano. Qui tutto \u00e8 merce, denaro, falsi valori. Milano ha grandi responsabilit\u00e0. Da Milano partono i messaggi. Milano \u00e8 un pezzo d\u2019America. Ci sono i giornali, c\u2019\u00e8 la televisione, uno strumento con cui si persuadono le masse<\/em><a href=\"#_ftn56\" name=\"_ftnref56\">[56]<\/a>. E oggi noi possiamo aggiungere: c\u2019\u00e8 la rete telematica, che consente a chicchessia di lasciarsi piacevolmente persuadere dal <em>primo villan che parteggiando viene <\/em>e che perci\u00f2 stesso<em> diviene un Marcello<\/em><a href=\"#_ftn57\" name=\"_ftnref57\">[57]<\/a><em>. <\/em>Conferma tutto quanto <em>Lo spasimo di Palermo<\/em>, che Massimo Onofri defin\u00ec <em>tutto il romanzo della Sicilia, dell\u2019Italia \u2013 tra Milano e Palermo \u2013 degli ultimi cinquant\u2019anni: a complicare di un capitolo nuovo quella controstoria d\u2019Italia letteraria e civile che ci ha affidato tanta letteratura siciliana<\/em><a href=\"#_ftn58\" name=\"_ftnref58\">[58]<\/a><em>. <\/em>Luca Canali, definendo l\u2019ultimo romanzo di Consolo<em> il pi\u00f9 bello forse, e il pi\u00f9 compatto dei libri <\/em>dello scrittore di Sant\u2019Agata Militello, riscontr\u00f2 in esso il <em>quadro \u201cnero\u201d della societ\u00e0 italiana (da Palermo a Milano)<\/em><a href=\"#_ftn59\" name=\"_ftnref59\">[59]<\/a><em>. <\/em>\u00c8 poi lo stesso scrittore a dichiarare: <em>\u00c8 un libro estremo, \u00e8 l\u2019esito o l\u2019esodo di tutto il mio percorso letterario\u2026Questo libro riassume la storia di un uomo nell\u2019arco di cinquant\u2019anni, a partire dal dopoguerra con l\u2019orrore dei bombardamenti, la violenza dei tedeschi, dei razzisti, e arriva sino ai giorni nostri, nel \u201992\u2026 Ho guardato a questo cinquantennio come a una perdita, a un\u2019et\u00e0 di orrori, di dolore, un cinquantennio anche di violenza dalle forze che non amano la civilt\u00e0, che agiscono solo per i propri interessi. Parlo delle responsabilit\u00e0 di chi ha amministrato, di chi ha diretto i fili della nostra vita e ha deciso per la nostra vita. E quindi parlo di Milano, parlo di Palermo, parlo di Parigi, di questo nostro contesto<\/em><a href=\"#_ftn60\" name=\"_ftnref60\">[60]<\/a><em>. <\/em>Per bocca del protagonista, Chino Martinez, lo scrittore consuma tutta la sua delusione nei riguardi della scrittura e in particolare del romanzo, genere letterario ormai inadeguato di fronte alla realt\u00e0 di degradazione in cui versa la societ\u00e0. Sono vari i luoghi del libro significativi al riguardo: <em>Non scrivo pi\u00f9 nemmeno dediche<\/em><a href=\"#_ftn61\" name=\"_ftnref61\">[61]<\/a><em>; sai bene che non sono pi\u00f9 uno scrittore, se mai lo sono stato<\/em><a href=\"#_ftn62\" name=\"_ftnref62\">[62]<\/a>; <em>ho assoluta ripugnanza, in questo stordimento, nell\u2019angoscia mia e generale<a href=\"#_ftn63\" name=\"_ftnref63\"><strong>[63]<\/strong><\/a>; sarebbe riuscito forse a scrivere d\u2019una realt\u00e0 storica\u2026fuori da ogni invenzione, finzione letteraria. Aborriva il romanzo, genere questo scaduto corrotto, impraticabile. Se mai ne aveva scritti erano i suoi in una diversa lingua, dissonante, in una furia verbale ch\u2019era finita in urlo, s\u2019era dissolta nel silenzio<\/em><a href=\"#_ftn64\" name=\"_ftnref64\">[64]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p>Quello dello <em>Spasimo di Palermo<\/em> \u00e8 un urlo d\u2019amore che porta Consolo a fare finalmente i conti con Milano, divenuta metafora dell\u2019Italia intera e perci\u00f2 oggetto di ricerca poetico-creativa, come lo era stata la Sicilia. E attraverso la citt\u00e0 lombarda, che gi\u00e0 fu <em>antitesi al marasma, cerchia di rigore, civile convivenza<\/em><a href=\"#_ftn65\" name=\"_ftnref65\">[65]<\/a><em>, <\/em>lo scrittore, servendosi di Chino Martinez, fa i conti con l\u2019Italia del nostro tempo, confessandosi in una sorta di esame di coscienza storico-generazionale (<em>\u00e8 debolezza d\u2019un vecchio, desiderio estremo\u2026<\/em><a href=\"#_ftn66\" name=\"_ftnref66\">[66]<\/a>), nel quale non pu\u00f2 non sentirsi coinvolto ogni lettore sensibile e attento. La Milano con cui si confronta l\u2019alter ego di Consolo \u00e8 quella dell\u2019omologazione e della corruzione: <em>Illusione infranta, amara realt\u00e0, scacco pubblico e privato, castello rovinato, sommerso dall\u2019acque infette\u2026 palazzo della vergogna, duomo del profitto, basilica del fanatismo e dell\u2019intolleranza, banca dell\u2019avventura e dell\u2019assassinio, fiera della sartoria mortuaria\u2026stadio della merce e del messaggio, video dell\u2019idiozia e della volgarit\u00e0<\/em><a href=\"#_ftn67\" name=\"_ftnref67\">[67]<\/a>. Non \u00e8 pi\u00f9 la Milano di Vittorini, nella quale il giovane scrittore aveva sperato pi\u00f9 di trent\u2019anni prima. \u00c8 invece la Milano della logica dell\u2019avere e non dell\u2019essere, <em>arrasso <\/em>dalla quale era fuggito Fabrizio Clerici, il protagonista di <em>Retablo.<\/em> <em>Oggi la Milano dei miei sogni, delle mie aspettative \u00e8 una citt\u00e0 irriconoscibile, per dirla con Rushdie. Una citt\u00e0 centrale della menzogna<\/em><a href=\"#_ftn68\" name=\"_ftnref68\">[68]<\/a>. Una Milano omologata a Palermo, alla Sicilia, all\u2019Italia tutta, quella che non ha potuto conciliare a s\u00e9 lo spirito critico e irrequieto, si direbbe pasoliniano, \u201cirriducibile all\u2019utile\u201d di Vincenzo Consolo. Tutto il Paese ridotto ad un unicum di corruzione e di degrado: <em>In questo Paese, in quest\u2019accozzaglia d\u2019assolvenza, dove lo stato \u00e8 occupato da cosche o segrete sette di D\u00e9vorants\u2026dove tutti ci impegnamo, governo e cittadini, ad eludere le leggi, a delinquere, e il giudice che applica le leggi ci appare come un Judex, un giustiziere insopportabile, da escludere, rimuovere. O da uccidere<\/em><a href=\"#_ftn69\" name=\"_ftnref69\">[69]<\/a><em>.<\/em> L\u2019impossibilit\u00e0 di scrivere un romanzo storico-metaforico su Milano, sperimentata o patita per anni dallo scrittore, si \u00e8 mutata nella realt\u00e0 di un rapporto d\u2019amore sofferto &#8212; <em>Addio ai luoghi del dolore e dell\u2019affetto<\/em><a href=\"#_ftn70\" name=\"_ftnref70\">[70]<\/a> &#8211;, maturato e approdato compiutamente alla pagina, pur nei modi dell\u2019invettiva pasoliniana, soltanto quando la citt\u00e0 lombarda \u00e8 diventata come tutte le altre citt\u00e0 e, in virt\u00f9 dei suoi mezzi produttivi, forse peggiore delle altre. Di un Paese tale ormai Milano, pi\u00f9 che Palermo, \u00e8 divenuta metafora. Ecco perch\u00e9, non essendo stato Consolo ad \u201candare\u201d a Milano, \u00e8 stata questa, ormai irrimediabilmente mutata, ad \u201candare\u201d da lui. Da questa odiosamata Milano lo scrittore, attraverso il protagonista del romanzo, dolorosamente si congeda, invocando la compagnia e l\u2019assistenza degli spiriti magni che fecero grande la citt\u00e0 e che da tempo costantemente lo confortano<a href=\"#_ftn71\" name=\"_ftnref71\">[71]<\/a>.<\/p>\n<p>Ebbero un bel dire quanti si indignarono davanti alla dichiarazione, che Consolo fece sulle pagine del \u201cMessaggero\u201d<a href=\"#_ftn72\" name=\"_ftnref72\">[72]<\/a>, di voler lasciare Milano in caso di vittoria della Lega di Bossi alle elezioni amministrative del 20 giugno 1993. <em>Una dichiarazione che\u2026 potr\u00e0 apparire a chi legge\u2026insensata, carica di esibizionismo, di prevenzione e presunzione, inopportunamente provocatoria, ma credo che essa possa trovare una sua motivazione e legittimit\u00e0 nel fatto che altri intellettuali milanesi \u2013 editori, scrittori, giornalisti ben pi\u00f9 autorevoli e famosi di me \u2013 hanno dichiarato la loro simpatia e adesione politica allo schieramento della Lega Nord e quindi, implicitamente, la loro soddisfazione e felicit\u00e0 nel trovarsi a vivere in una Milano amministrata da domani dai leghisti<\/em><a href=\"#_ftn73\" name=\"_ftnref73\">[73]<\/a><em>.<\/em> Dichiarava che se ne andava specificando: <em>Me ne andr\u00f2, voglio chiarire, non in quanto militante dell\u2019altro schieramento politico\u2026ma in quanto cittadino di Milano, in quanto lavoratore, in quanto, \u00e8 la parola che si usa, un intellettuale<\/em><a href=\"#_ftn74\" name=\"_ftnref74\">[74]<\/a><em>. <\/em>E ancora precisava, data l\u2019omologazione socio-culturale e civile del Paese tutto: <em>Non si \u00e8 pi\u00f9 di nessun luogo. E, d\u2019altra parte, credo che oggi non si possa pi\u00f9 fuggire da nessun luogo, penso che siamo prigionieri, a Milano, a Roma, a Palermo, della stessa realt\u00e0, affetti tutti dallo stesso male. La mia dichiarazione di lasciare Milano era un gesto simbolico di protesta<\/em><a href=\"#_ftn75\" name=\"_ftnref75\">[75]<\/a><em>. <\/em>Il gesto, \u00e8 chiaro, di un uomo libero, di uno abilitato a scrivere: <em>Solo pochi scrittori, solo pochi isolati, \u201cnon protetti\u201d, hanno sentito il dovere morale di parlare, di battersi per la verit\u00e0 e la giustizia\u2026Lo scrittore rimane solo. Quando Zola affermava reiteratamente \u201csono uno scrittore libero\u201d, \u201csono uno scrittore solo\u201d affermava. O solo perch\u00e9 libero<\/em><a href=\"#_ftn76\" name=\"_ftnref76\">[76]<\/a><em>. <\/em><\/p>\n<p>La libert\u00e0 e il coraggio di elevare una simile protesta, che <em>irrit\u00f2 e inquiet\u00f2 tanta gente<\/em><a href=\"#_ftn77\" name=\"_ftnref77\">[77]<\/a><em>, <\/em>gli venivano dall\u2019essere, nonostante egli se ne schermisse, un seguace degli scrittori-intellettuali che osavano partecipare alla vita del Paese con la scrittura cosiddetta d\u2019intervento; dall\u2019essere una persona nella quale non c\u2019era separazione fra l\u2019uomo e lo scrittore, una persona che, nonostante la forza, e in virt\u00f9 anzi, dei suoi mezzi linguistici, meditava e pesava bene le parole, prima di parlare e scrivere. Una persona che, davanti a quella che i benpensanti gli rimproveravano come una contraddizione evidente la sua scrittura e i suoi interventi pubblici, da una parte, e l\u2019essere pubblicato dalla casa editrice acquisita dal fondatore di Forza Italia, dall\u2019altra, ebbe a confidarmi testualmente: <em>Jano, bisogna imparare a sapere sputare nel piatto in cui si mangia, se si vuole conservare la libert\u00e0 personale. <\/em>Questo era Consolo. E a proposito di \u201ccontraddizioni\u201d rinfacciate a grandi scrittori, non posso qui sottacere quanto testualmente mi disse, durante una sua visita ad Avola, a una mia esplicita domanda circa il suo \u201ccontraddisse e si contraddisse\u201d, Leonardo Sciascia: <em>Dissi questa battuta per gli stupidi<\/em><a href=\"#_ftn78\" name=\"_ftnref78\">[78]<\/a>, per coloro, insomma, che non sanno cogliere la portata, a volte profetica, di determinate dichiarazioni e che si soffermano a guardare non la luna ma il dito che la indica, spesso con esiti di insipienza socio-culturale che porta alla miopia politica e apre strade a scenari regressivi di demagogia, populismi, razzismi e titillamenti di pancia delle cosiddette masse, come quelli che sono sotto gli occhi e sulla pelle di tutti nell\u2019Europa di oggi.<\/p>\n<p>La battuta dello scrittore di Racalmuto mi riport\u00f2 alla mente il saggio di Miguel De Unamuno <em>Sobre la consecuencia la sinceridad<\/em>, col quale il filosofo e scrittore basco nel 1906 combatteva contro l\u2019ipocrisia e il perbenismo utilitario di certi intellettuali del suo tempo. <em>Essere coerente<\/em>, scriveva il pensatore basco, <em>suole significare, la maggior parte delle volte, essere ipocrita. E questo arriva ad avvelenare le sorgenti stesse della vita morale intima<\/em><a href=\"#_ftn79\" name=\"_ftnref79\">[79]<\/a><em>\u2026\u00c8 ridicolo, sommamente ridicolo, chiedere coerenza a un pensatore puro<\/em><a href=\"#_ftn80\" name=\"_ftnref80\">[80]<\/a><em>. <\/em>E ancora nel saggio <em>Mi religi\u00f3n <\/em>affermava: <em>Il mio pi\u00f9 grande impegno \u00e8 inquietare il mio prossimo<\/em><a href=\"#_ftn81\" name=\"_ftnref81\">[81]<\/a>, la mia religione, insomma, \u00e8 inquietare gli altri. Nella determinazione di Sciascia e di Consolo ravviso lo stile e la determinazione dell\u2019intellettuale puro che fu Unamuno. E un intellettuale vero non pu\u00f2 non essere un pensatore puro. Sciascia e Consolo lo furono entrambi ed entrambi ne pagarono il prezzo. <em>Consolo<\/em>, ha scritto Concetto Prestifilippo, <em>non esercitava diplomazie linguistiche. Non operava concessioni. Non salvava potentati. Non blandiva accademie. I suoi interventi potevano irritare, non essere condivisi ma erano sempre onesti, veri<\/em><a href=\"#_ftn82\" name=\"_ftnref82\">[82]<\/a><em>. Consolo era un irregolare, non era irreggimentabile, era un eccentrico. Non gli hanno perdonato la sistematica diserzione delle adunate, delle parate. Un conto che ha pagato caro a Milano e anche in Sicilia<\/em><a href=\"#_ftn83\" name=\"_ftnref83\">[83]<\/a>. <em>Un intellettuale contro. Questo \u00e8 stato il suo paradigma esistenziale<\/em><a href=\"#_ftn84\" name=\"_ftnref84\">[84]<\/a><em>. <\/em>Le parole che chiudono <em>Fuga dall\u2019Etna<\/em> sono emblematiche a tale riguardo: <em>La mia ideologia o se volete la mia utopia consiste nell\u2019oppormi al potere, nel combattere con l\u2019arma della scrittura, che \u00e8 come la fionda di David, o meglio come la lancia di Don Chisciotte, le ingiustizie, le sopraffazioni, le violenze, i mali e gli orrori del nostro tempo<\/em><a href=\"#_ftn85\" name=\"_ftnref85\">[85]<\/a>.<\/p>\n<p>Con <em>Lo Spasimo di Palermo<\/em>, ultima opera fondamentale, che chiude la trilogia aperta da <em>Nottetempo, casa per casa<\/em>, passando per <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, la furia verbale ch\u2019era finita in urlo, come s\u2019\u00e8 detto, s\u2019era dissolta nel silenzio<a href=\"#_ftn86\" name=\"_ftnref86\">[86]<\/a>, un silenzio che fu al tempo stesso metafisico e reale. Ma poich\u00e9 <em>anche il silenzio \u00e8 dolore<a href=\"#_ftn87\" name=\"_ftnref87\"><strong>[87]<\/strong><\/a><\/em>, pur non credendo pi\u00f9 nel romanzo, Consolo non rinuncia tuttavia alla scrittura e alla denuncia di uomo libero e solo. Ha giustamente osservato Massimo Onofri che <em>l\u2019afasia cui ci si riferisce non ha n\u00e9 una valenza psicologica n\u00e9 estetica, ma solo storica ed antropologica. Anzi: \u00e8 proprio a questo livello che la ricerca di Consolo e la sua storia di scrittore sembrano caricarsi di futuro<a href=\"#_ftn88\" name=\"_ftnref88\"><strong>[88]<\/strong><\/a> <\/em>Se il narratore tacque, l\u2019uomo che nel suo intimo coltivava, contro ogni evidenza \u2013 spes contra spem \u2013 la speranza nella linfa nuova che dal Mediterraneo sarebbe venuta all\u2019Italia e all\u2019Europa intera, non cessava di intervenire in pubblico. <em>La speranza non bisogna mai perderla<\/em>, aveva dichiarato in un\u2019intervista, <em>io credo nella forza della storia. Malgrado i momenti bui, la storia si schiarisce. Viene la luce. Citando il poeta spagnolo Machado: <\/em>desperados, esperamos, todav\u00eda<a href=\"#_ftn89\" name=\"_ftnref89\">[89]<\/a>.<\/p>\n<p>Sperava, Consolo, sperava, per esempio, nelle nuove energie vitali che, in tempi di decadimento e di barbarie come quelli che registra attualmente la societ\u00e0 del mondo occidentale, sarebbe venuta a noi dai paesi del Maghreb, a rinvigorire e temprare le nostre membra esauste e svigorite dagli eccessi dell\u2019opulenza e dell\u2019irrazionalit\u00e0. In pi\u00f9 d\u2019una occasione ebbe ad auspicare che entro pochi anni i figli e i nipoti degli immigrati di questi nostri anni avrebbero potuto scrivere la loro letteratura, che sarebbe stata anche la nostra. Cosa che realmente si sta verificando da qualche tempo a questa parte. Riferendosi a Ben Jelloun, cos\u00ec annotava lo scrittore: <em>E noi aspettiamo in Italia una voce come la sua che venga dal Maghreb, a far esplodere la nostra lingua, che venga ad arricchire il nostro romanzo<\/em><a href=\"#_ftn90\" name=\"_ftnref90\">[90]<\/a><em>. <\/em>In una intervista a Gianni Bonina Consolo dichiarava: <em>Nel nostro contesto le voci nuove possono essere quelle di quanti arrivano qui e diventano, se non in questa generazione forse nella prossima, italianofoni, portando fantasia e immaginazione, come \u00e8 successo in Francia e in Inghilterra. Speriamo che i figli dei nostri clandestini possano arrivare ad esprimersi e diventare scrittori e poeti, arricchendo cos\u00ec la nostra letteratura. Nella quale vedo un prosciugamento senza rimedio<\/em><a href=\"#_ftn91\" name=\"_ftnref91\">[91]<\/a><em>. <\/em>Alla luce di queste affermazioni, come non pensare al lavoro svolto in anni recenti in Italia dal giovane scrittore congolese Jadelin Mabiala Gamgbo, autore del romanzo <em>Rometta e Giulieo<\/em> e, insieme con Piersandro Pallavicini, curatore dell\u2019antologia <em>L\u2019Africa secondo noi<\/em><a href=\"#_ftn92\" name=\"_ftnref92\">[92]<\/a>, nonch\u00e9 a quello di tanti altri autori immigrati?<a href=\"#_ftn93\" name=\"_ftnref93\">[93]<\/a> Allora, possiamo arguire, sar\u00e0 salva la nostra societ\u00e0, perch\u00e9 sar\u00e0 garantita la salvezza di una memoria storica di ampia matrice mediterranea che oggi traballa e rischia di essere cancellata definitivamente. La nostra societ\u00e0 tutta ha bisogno di nuova linfa culturale, senza preclusioni di ordine storico n\u00e9 geografico n\u00e9 etnico. \u00c8 una prospettiva nuova, oggi per molti scandalosa, sulla quale \u00e8 necessario riflettere, per sottrarsi ai condizionamenti dell\u2019unidimensionalit\u00e0 alla quale ci costringe la realt\u00e0 del mondo contemporaneo. Si tratta di una proiezione razionale dell\u2019ethos profondo dello scrittore, che in <em>Di qua dal Faro<\/em> \u00e8 calibrata in modi e termini non metaforici, come nelle opere narrative, ma comunicativi, quelli propri della scrittura d\u2019intervento. Ne viene fuori un sostanziale atto di fiducia nelle possibilit\u00e0 dell\u2019uomo, quasi una sorta di profezia che supera di fatto, lungo il percorso di un \u201corizzonte colloquiale\u201d, come l\u2019ha definito Giulio Ferroni, i tratti, per cos\u00ec dire, pessimistici che porta con s\u00e9 il tono alto, elaborato, solenne, talora tragico, di quell\u2019articolato e sofferto poema narrativo che \u00e8 tutta l\u2019opera narrativa di Consolo<a href=\"#_ftn94\" name=\"_ftnref94\">[94]<\/a>. A ragione Gianni Turchetta, a conclusione del suo saggio introduttivo al Meridiano Mondadori con l\u2019opera omnia dello scrittore, ha sottolineato che il disincanto e le delusioni non hanno impedito a Consolo di coltivare <em>l\u2019intensit\u00e0 del suo amore per il mondo\u2026Il progressivo incupirsi della sua visione non deve indurci a sottovalutare un altro aspetto fondamentale delle sue scritture: l\u2019instancabile, attentissima, partecipe valorizzazione degli infiniti aspetti del mondo, e pi\u00f9 ancora dei soggetti che lo abitano, che giorno per giorno lo fabbricano<\/em><a href=\"#_ftn95\" name=\"_ftnref95\">[95]<\/a><em>. <\/em><\/p>\n<p>Sperava Consolo, sperava e credeva nella poesia, per lui la forma pi\u00f9 alta di espressione creativa, quella cui era maggiormente votato e con cui \u2013 quasi antico aedo, erede anche della memoria popolare della gente di Sicilia \u2013 chiude <em>Lo Spasimo di Palermo<\/em>, in un disperato urlo catartico, a somiglianza dell\u2019Empedocle della sua pi\u00e8ce <em>Catarsi<\/em>, con una preghiera, quella preghiera alla quale egli, in Chino Martinez<a href=\"#_ftn96\" name=\"_ftnref96\">[96]<\/a>, alla fine approda, realizzando un passo avanti rispetto allo Sciascia, che, alla fine del <em>Cavaliere e la morte<\/em>, s\u2019era fermato muto davanti alla soglia del mistero del tempo<a href=\"#_ftn97\" name=\"_ftnref97\">[97]<\/a>. Sperava Consolo, sperava e confidava nei giovani, come dimostra il sostegno dato negli anni a tanti di loro, fra cui Aurelio Grimaldi, Roberto And\u00f2, Roberto Saviano e altri. E nella societ\u00e0 di oggi sono i giovani a dare i segnali forti del cambiamento. Quando mai era successo che un italiano figlio di immigrati magrebini riempisse il Forum di Assago, strapieno di giovani, come ha fatto l\u2019estate scorsa il rapper, figlio di tunisini, Ghali Andouni?<a href=\"#_ftn98\" name=\"_ftnref98\">[98]<\/a> E come non segnalare, a proposito di giovani artisti legati all\u2019immigrazione magrebina, i nomi della cantautrice italiana ma di origine marocchina Malika Ayane e quello dell\u2019italo-egiziano Alessandro Mahmood<a href=\"#_ftn99\" name=\"_ftnref99\">[99]<\/a>, che, segno dei tempi nuovi, ha vinto il festival di Sanremo 2019, con tutto lo strascico di polemiche che in ambito politico e mediatico ne \u00e8 seguito<a href=\"#_ftn100\" name=\"_ftnref100\">[100]<\/a> e a conferma, come ha sottolineato pi\u00f9 d\u2019uno e come sosteneva Consolo, che l\u2019incontro di culture differenti genera bellezza; nomi, tutti questi, di giovani tra i tanti in cui sperava Consolo. E sappiamo tutti quanta influenza abbia il mondo della musica e dello spettacolo in genere nell\u2019incontro tra i giovani di ogni latitudine, oltre ogni limite e pregiudizio culturale.<\/p>\n<p>Sperava Consolo, e alimentava la speranza degli altri. Voglio ricordare, al riguardo, il mio ultimo incontro con lui, nell\u2019aprile del 2011, nella sua casa di Sant\u2019Agata Militello. Ero andato a trovarlo insieme con Nino De Vita, ed egli, che recava evidenti nel fisico i segni della malattia che lo stava divorando, ci parlava del suo romanzo in programma, ambientato, precisava, nel Seicento e al quale, ripeteva, stava lavorando, come mi aveva in precedenza anche per telefono pi\u00f9 volte confermato. E io, forse pi\u00f9 per sostenerlo che per intimo convincimento, pensando oltretutto ai tempi lunghi della gestazione dei suoi romanzi, lo incoraggiavo e lo spronavo, come avevo sempre fatto con lui nel corso degli anni. E lui: <em>S\u00ec, Jano, scriver\u00f2, scriver\u00f2\u2026<\/em> Illusione che tra metafora e realt\u00e0 lo accompagn\u00f2 sino alla fine per la fiducia che egli aveva nella scrittura, in virt\u00f9 della testimonianza civile di cui per lui la scrittura letteraria era portatrice. E un sospetto, in verit\u00e0, mi portai dentro alla fine di quell\u2019incontro: che fosse stato lui a sostenere e confortare me con la naturale empatia, con la pietas umana e l\u2019amicizia che mi aveva sempre dimostrato e confermato nel corso degli anni, al punto di non vergognarsi di versare lacrime, in mia presenza, accarezzando le pietre dell\u2019antica Eloro, come stesse accarezzando delle persone, di quelle che, ebbe a dirmi, andando poi via dal sito archeologico e chiedendomi sommessamente scusa, erano passate e vissute tra quelle antiche pietre<a href=\"#_ftn101\" name=\"_ftnref101\">[101]<\/a>.<\/p>\n<p><u>\u00a0<\/u><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Il libro, col titolo <em>Sicilia teatro del mondo, <\/em>e corredato di foto di Giuseppe Leone, fu pubblicato nel 1990 in occasione della 42\u00b0 sessione del \u201cPremio Italia\u201d della RAI, che si tenne in Sicilia. L\u2019anno successivo l\u2019opera fu pubblicata in edizione economica col titolo <em>La Sicilia passeggiata.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Cfr. V. Consolo, <em>Sicilia paseada<\/em>, Ediciones Taspi\u00e9s, Granada 2016, pp. 9-14.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Il racconto \u00e8 stato pubblicato in trentaduesimo a Napoli nel 2001 dalle Edizioni Dante e Descartes.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> V. Consolo, <em>Op. cit.<\/em>, p. 12.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Ivi, p. 13.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> G. Traina, <em>Vincenzo Consolo<\/em>, Cadmo, Fiesole 2001, p. 32.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> S. Mazzarella<em>, Dell\u2019olivo e dell\u2019olivastro, ossia d\u2019un viaggiatore<\/em>, in \u201cNuove Effemeridi\u201d a. VIII, n. 29, p.58.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> V. Consolo, <em>La Sicilia passeggiata<\/em>, ERI, Torino 1991, p. 5.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Cfr. S. Burgaretta, <em>L\u2019illusione di Consolo e la Sicilia paseada<\/em>, in \u201cNotabilis\u201d. A. IX, n. 3, maggio-giugno 2018, pp. 26-28.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> V. Consolo, <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, Mondadori, Milano 1988, p. 179.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Ivi, pp. 154 ss.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> AA. VV. <em>\u2018Nfernu veru. Uomini e immagini dei paesi dello zolfo<\/em>, Edizioni Lavoro, Roma 1985.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> V. Consolo, <em>La pesca del tonno in Sicilia<\/em>, Sellerio, Palermo 1986.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> V. Consolo, <em>Vedute dello Stretto di Messina<\/em>, Sellerio, Palermo 1986. Sull\u2019attenzione dello scrittore allo Stretto di Messina cfr. V. Consolo &#8211; N. Rubino, <em>Fra contemplazione e paradiso. Suggestioni dello Stretto<\/em>, Sicania, Messina 1988.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> Era uscito sul \u201cMessaggero\u201d del 30 novembre 1993.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Cfr. V. Consolo, <em>Cos\u00ec la Sicilia ingrata trad\u00ec il paladino Mimmo<\/em>, in \u201cIl Messaggero\u201d, 8 gennaio 1995; Idem, <em>Retablo siciliano<\/em>, in S. Burgaretta,<em> Retablo siciliano. I colori dell\u2019epos nella Casa-museo \u201cAntonino Uccello\u201d, <\/em>catalogo dell\u2019omonima mostra tenutasi al Museo Teatrale alla Scala. Museo Teatrale alla Scala, Milano 1997, pp. 17-20.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> V. Consolo, <em>La rinascita del Val di Noto<\/em>, Bompiani, Milano 1991.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> Cfr. M. A. Cuevas, <em>Introduci\u00f3n, <\/em>in V. Consolo, <em>A este lado del Faro<\/em>, Editorial Part\u00e9nope, Valencia 2008, p. 10.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> V. Consolo, <em>Di qua dal Faro<\/em>, Mondadori, Milano, p. 283.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> V. Consolo-N. Rubino, <em>Op cit<\/em>., p. 7.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> V. Consolo, <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, Arnoldo Mondadori, Milano 1994, p. 106.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> Ivi, p. 113.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> Ivi, p. 18.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> V. Consolo, <em>Di qua dal Faro<\/em>, cit., p. 39.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> Cfr. S. Burgaretta, <em>I saggi di Consolo, un commento ai suoi romanzi<\/em>; in \u201cStilos\u201d, 23 novembre 1999.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a> Cfr. S. Burgaretta, <em>La parola che salva, <\/em>in \u201cAnnali 12\u201d, a. XX, 2003, Centro Studi Feliciano Rossitto, Ragusa 2004, pp. 298-299; Idem, <em>Il beato Antonio Etiope, profeta dell\u2019accoglienza, nel rinnovato culto degli avolesi<\/em>, in Idem, <em>Uomini e santi<\/em>, vol. I, Armando Siciliano Editore, Messina-Civitanova Marche 2019, pp. 102 ss.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a> M. D\u2019Anna, <em>I \u201cdialoghi mediterranei\u201d<\/em>, in \u201cLa Sicilia\u201d, 13 settembre 2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a> G. Amato, <em>Attenti al rischio intolleranza; il virus sta sconvolgendo la natura del popolo siciliano<\/em>, in \u201cla Repubblica\u201d, 21 agosto 2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a> V. Consolo &#8211; L. Manconi, <em>Perch\u00e9 non ha senso essere razzisti<\/em>, in \u201cSette\u201d del \u201cCorriere della sera\u201d, 26 novembre 1992, p. 38.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a> R. And\u00f2, <em>Vincenzo Consolo: la follia, l\u2019indignazione, la scrittura<\/em>, in \u201cNuove Effemeridi\u201d, cit., p. 12.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a> V. Consolo, <em>Ai disperati non servono musei<\/em>, in \u201cla Repubblica\u201d, edizione di Palermo, 22 agosto 2004.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a> Cfr. A. Cusumano, <em>I migranti senza valigie nelle stanze della memoria<\/em>, in \u201cDialoghi Mediterranei\u201d, n. 35, gennaio 2019.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a> G. Giordano, <em>\u201cIl libro? Deve ferire\u201d<\/em>, in \u201cGiornale di Sicilia\u201d, 24 dicembre 1988.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a> V. Consolo, <em>Di qua dal Faro<\/em>, cit., p.213.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a> Ivi, p. 215.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\">[37]<\/a> Ivi, p. 239.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\">[38]<\/a> F. Merlo, <em>La nave della resistenza<\/em>, in \u201cla Repubblica\u201d, 23 agosto 2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\">[39]<\/a> F. Braudel, <em>Civilt\u00e0 e Imperi del Mediterraneo nell\u2019et\u00e0 di Filippo II<\/em>, vol. I, Einaudi, Torino 1976, pp. 921-922<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\">[40]<\/a> V. Consolo, <em>Il Mediterraneo tra illusione e conflitto nella storia e in letteratura<\/em>, in G. Interlandi (a c d), <em>La salute mentale nelle terre di mezzo. Per costruire insieme politiche di inclusione nel Mediterraneo<\/em>, in \u201cFogli d\u2019informazione\u201d, terza serie, nn. 13-14, gennaio-giugno 2010, p. 7.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn41\">[41]<\/a> V. Consolo, <em>Di qua dal Faro<\/em>, cit., pp. 217-222; cfr, inoltre, A. Campisi &#8211; F. Pisanelli, <em>Memorie e racconti del Mediterraneo: l\u2019emigrazione siciliana in Tunisia tra il XIX e il XX secolo<\/em>, Mc \u00e9ditions, Tunisi 2015, A. Campisi, <em>Il pericolo \u00e8 alle \u201cnostre porte\u201d. L\u2019invasione siciliana in Tunisia tra il XIX e il XX secolo<\/em>, in \u201cDialoghi mediterranei\u201d, <a href=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\">www.istitutoeuroarabo.it<\/a>, n. 33, settembre 2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn42\">[42]<\/a> Cfr. <em>I muri d\u2019Europa<\/em>, in\u00a0 www.nuovosoldo.it<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref43\" name=\"_ftn43\">[43]<\/a> Cfr. V. Consolo, <em>Nottetempo, casa per casa<\/em>, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1992, pp.173-175; cfr. G. Traina, <em>Op. cit.<\/em>, p. 33.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref44\" name=\"_ftn44\">[44]<\/a> V. Consolo, <em>Memoriale di Basilio Archita<\/em>, in Idem, <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, cit., pp. 187-195. Il racconto, ispirato a un fatto di cronaca, era gi\u00e0 uscito, quattro anni prima, con il titolo <em>E il capitano ordin\u00f2: buttateli agli squali!<\/em> In \u201cL\u2019Espresso\u201d, 3 giugno 1984, pp. 55-64.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref45\" name=\"_ftn45\">[45]<\/a> F. Di Legami, <em>Vincenzo Consolo<\/em>, Pungitopo, Marina di Patti 1990, p. 43.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref46\" name=\"_ftn46\">[46]<\/a> V. Consolo, <em>Lo spasimo di Palermo<\/em>, Mondadori, Milano 1998, pp. 40-41.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref47\" name=\"_ftn47\">[47]<\/a> G. Bonina, <em>In nome della nostra legge<\/em>, in \u201cLa Sicilia\u201d, 27 settembre 1998.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref48\" name=\"_ftn48\">[48]<\/a> Cfr. S. Burgaretta, <em>L\u2019illusione di Consolo<\/em>, art. cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref49\" name=\"_ftn49\">[49]<\/a> V. Consolo, <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, Op. cit., p. 125.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref50\" name=\"_ftn50\">[50]<\/a> V. Consolo, <em>Il boato di Santa Rosalia<\/em>, in \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d, 6 agosto 1998.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref51\" name=\"_ftn51\">[51]<\/a> L. Sciascia, <em>La palma va a nord<\/em>, Gammalibri, Milano 1982.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref52\" name=\"_ftn52\">[52]<\/a> G. Bonina, <em>Art. cit.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref53\" name=\"_ftn53\">[53]<\/a> G. Marrone, <em>Consolo risveglia l\u2019eco di parole dimenticate<\/em>, in \u201cL\u2019Ora\u201d, 14 aprile 1992.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref54\" name=\"_ftn54\">[54]<\/a> C. Medail, <em>C\u2019era il diavolo a Cefal\u00f9. Ma poi arriv\u00f2 Mussolini<\/em>, in \u201cIl Corriere della sera\u201d, 21 marzo 1992.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref55\" name=\"_ftn55\">[55]<\/a> O. del Buono, <em>Sicilia con furore<\/em>, in \u201cPanorama\u201d, 16 ottobre 1988, p. 137.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref56\" name=\"_ftn56\">[56]<\/a> A. Rossi, <em>Il \u201ccontastorie\u201d del bel tempo che fu<\/em>, in \u201cGrazia\u201d, 30 ottobre 1988, p. 97.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref57\" name=\"_ftn57\">[57]<\/a> D. Alighieri, <em>Purgatorio<\/em>, VI, vv. 125-126.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref58\" name=\"_ftn58\">[58]<\/a> M. Onofri, <em>I miracoli della poesia<\/em>, in \u201cDiario della settimana\u201d, 7 ottobre 1998.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref59\" name=\"_ftn59\">[59]<\/a> L. Canali, <em>Che schiaffo la furia civile di Consolo<\/em>, in \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d, 7 ottobre 1988.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref60\" name=\"_ftn60\">[60]<\/a> Dalla registrazione del discorso che Consolo tenne ad Avola l\u201911 dicembre 1998, in occasione della presentazione, da me organizzata, dello <em>Spasimo di Palermo. <\/em>Cfr. anche L. Faraci, <em>Ho scritto il romanzo per narrare le nostre perdite<\/em>, in \u201cLa Sicilia\u201d, 13 dicembre 1998.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref61\" name=\"_ftn61\">[61]<\/a> V. Consolo, <em>Lo spasimo di Palermo, <\/em>cit., p. 37.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref62\" name=\"_ftn62\">[62]<\/a> Ivi, p. 91.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref63\" name=\"_ftn63\">[63]<\/a> Ivi, p.88.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref64\" name=\"_ftn64\">[64]<\/a> Ivi, p. 105.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref65\" name=\"_ftn65\">[65]<\/a> Ivi, p. 91.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref66\" name=\"_ftn66\">[66]<\/a> Ivi, pp. 127-128.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref67\" name=\"_ftn67\">[67]<\/a> Ibidem.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref68\" name=\"_ftn68\">[68]<\/a> C. Prestifilippo, <em>Parole contro il potere. Vincenzo Consolo, ritratti e lezioni civili<\/em>, Navarra Editore, Marsala, 2013, p.69.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref69\" name=\"_ftn69\">[69]<\/a> Ivi, pp.129-130.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref70\" name=\"_ftn70\">[70]<\/a> Ivi, p. 93.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref71\" name=\"_ftn71\">[71]<\/a> Cfr. S. Burgaretta, <em>Il Gran Lombardo schiavo dell\u2019utile<\/em>, in \u201cla Sicilia\u201d, 10 dicembre 1998.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref72\" name=\"_ftn72\">[72]<\/a> V. Consolo, <em>Tu non mi avrai, citt\u00e0 dei leghisti<\/em>, in \u201cIl Messaggero\u201d, 20 giugno 1993.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref73\" name=\"_ftn73\">[73]<\/a> V. Consolo, <em>Fuga dall\u2019Etna<\/em>, Donzelli Editore, Roma 1993, p. 5.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref74\" name=\"_ftn74\">[74]<\/a> Ivi, p. 4.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref75\" name=\"_ftn75\">[75]<\/a> Ivi, pp.68-69.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref76\" name=\"_ftn76\">[76]<\/a> V. Consolo, <em>Di qua dal Faro<\/em>, cit., p. 197.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref77\" name=\"_ftn77\">[77]<\/a> V. Consolo. <em>Fuga dall\u2019Etna, <\/em>cit., p. 69.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref78\" name=\"_ftn78\">[78]<\/a> Cfr. S. Burgaretta, <em>La nota dissonante<\/em>, in \u201cIl Giornale di Scicli\u201d, 9 febbraio 2003.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref79\" name=\"_ftn79\">[79]<\/a> M. De Unamuno, <em>Ensayos<\/em>, tomo I, Aguilar, Madrid 1966, p. 849.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref80\" name=\"_ftn80\">[80]<\/a> Ivi, p. 855.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref81\" name=\"_ftn81\">[81]<\/a> M. De Unamuno, <em>Ensayos<\/em>, tomo II, Aguilar, Madrid 1966, p. 373.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref82\" name=\"_ftn82\">[82]<\/a> C. Prestifilippo, <em>Op. cit.,<\/em> p.8.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref83\" name=\"_ftn83\">[83]<\/a> Ivi, p.12.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref84\" name=\"_ftn84\">[84]<\/a> Ivi, p. 13.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref85\" name=\"_ftn85\">[85]<\/a> V. Consolo, <em>Fuga dall\u2019Etna<\/em>, cit., p.70.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref86\" name=\"_ftn86\">[86]<\/a> Cfr. la nota n. 59.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref87\" name=\"_ftn87\">[87]<\/a> Cfr. l\u2019epigrafe in esergo con la citazione dal <em>Prometeo incatenato <\/em>di Eschilo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref88\" name=\"_ftn88\">[88]<\/a> M. Onofri, <em>Nel magma italiano: considerazioni su Consolo scrittore politico e sperimentale<\/em>, in A A. V V. <em>Per Vincenzo Consolo<\/em>, a cura di Enzo Papa, Manni, San Cesario di Lecce 2004, p. 66.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref89\" name=\"_ftn89\">[89]<\/a> C. Prestifilippo, <em>Op. cit<\/em>, p. 27.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref90\" name=\"_ftn90\">[90]<\/a> V. Consolo, <em>Di qua dal Faro<\/em>, cit., p. 235.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref91\" name=\"_ftn91\">[91]<\/a> G. Bonina, Art. cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref92\" name=\"_ftn92\">[92]<\/a> AA. VV. , <em>L\u2019Africa secondo noi<\/em>, a cura di P. Pallavicini e J.M. Gangbo, Edizioni dell\u2019Arco, Pavia 2002.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref93\" name=\"_ftn93\">[93]<\/a> C\u2019\u00e8 da segnalare che da una ventina d\u2019anni si va sviluppando in Italia una letteratura che \u00e8 opera di immigrati che scrivono adottando la lingua italiana. Tra di essi sono Pap Khouma, Saidou Moussa Ba, Mohamed Bouchane, Mbacke Gadji, Amara Lakhous, Igiaba Scego e altri.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref94\" name=\"_ftn94\">[94]<\/a> Cfr. S. Burgaretta, <em>I saggi di Consolo, un commento ai suoi romanzi<\/em>, in \u201cStilos\u201d, art. cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref95\" name=\"_ftn95\">[95]<\/a> G. Turchetta, <em>Da un luogo bellissimo e tremendo<\/em>, in V. Consolo, <em>L\u2019opera completa<\/em>, Mondadori, Milano 2015, p. LXXIV.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref96\" name=\"_ftn96\">[96]<\/a> V. Consolo, <em>Lo spasimo di Palermo<\/em>, cit., p. 131.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref97\" name=\"_ftn97\">[97]<\/a> L. Sciascia, <em>Il cavaliere e la morte<\/em>, Adelphi, Milano 1988, pp. 90-91.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref98\" name=\"_ftn98\">[98]<\/a> Cfr. L. Bolognini, <em>Ghali:\u201cDovrei esser pieno di amici, invece ne ho persi la met\u00e0<\/em>, in \u201cla Repubblica\u201d, 11 settembre 2018, p. 35; G. Castaldo, <em>Lasciatemi cantare, sono un italiano di nome Ghali<\/em>, in \u201c la Repubblica\u201d, 29 dicembre 2018, p. 34.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref99\" name=\"_ftn99\">[99]<\/a> Cfr. C. Moretti, <em>Mahmood\u201dFaccio Morocco pop nel segno di mio padre\u201d<\/em>, in \u201cla Repubblica\u201d, 6 febbraio 2019, p. 32.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref100\" name=\"_ftn100\">[100]<\/a> Cfr., fra l\u2019altro, A. Laffranchi, <em>Mahmood: italiano al 100\u00b0\/\u00b0 cresciuto in periferia tra i cantautori di mamma e la musica araba di pap\u00e0, <\/em>in \u201cCorriere della Sera\u201d, 11 febbraio 2019, p. 13; R. Franco, <em>Sanremo, polemiche e veleni sulla finale. E la politica \u201csale\u201d sul palco dell\u2019Ariston<\/em>, Ivi, p. 12; S. Fumarola, <em>Sanremo, Mahmood l\u2019italiano trionfo che spacca la politica<\/em>, in \u201cla Repubblica\u201d, 12 febbraio 2019, p. 2; L. Bolognini, <em>Nella periferia di Mahmood \u201c\u00c8 il mio mondo, io resto qui\u201d<\/em>, in \u201cla Repubblica\u201d, 18 febbraio 2019, p. 18. <em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref101\" name=\"_ftn101\">[101]<\/a> Cfr. S. Burgaretta, <em>Alle soglie del t\u00e9menos, <\/em>in M. Maugeri (a c d), <em>Letteratitudine 3<\/em>, LiberAria Editrice, Bari 2017, p. 350; Idem, <em>L\u2019illusione di Consolo e la Sicilia paseada<\/em>, cit., p. 28.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1443-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1832\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1443-3-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1443-3-300x200.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1443-3-768x513.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1443-3-1024x684.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cid_49D2113F-02F3-49C4-ACBF-6CC175FD2A03@fastwebnet.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1811\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cid_49D2113F-02F3-49C4-ACBF-6CC175FD2A03@fastwebnet-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cid_49D2113F-02F3-49C4-ACBF-6CC175FD2A03@fastwebnet-212x300.jpg 212w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cid_49D2113F-02F3-49C4-ACBF-6CC175FD2A03@fastwebnet-768x1086.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cid_49D2113F-02F3-49C4-ACBF-6CC175FD2A03@fastwebnet-724x1024.jpg 724w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cid_49D2113F-02F3-49C4-ACBF-6CC175FD2A03@fastwebnet.jpg 905w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><br \/>\nfoto di Claudio Masetta Milone<\/p>\n<p>Milano, 6 &#8211; 7 marzo 2019<br \/>\nUniversit\u00e0 degli Studi<br \/>\nSala Napoleonica via Sant&#8217;Antonio 10\/12<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0di Sebastiano Burgaretta C\u2019\u00e8 un libro di Vincenzo Consolo, La Sicilia passeggiata, che, sebbene si presenti come opera minore, legata a un evento occasionale[1], riveste, come ha recentemente evidenziato Miguel \u00c1ngel Cuevas[2], un ruolo importante nel rapporto tra Consolo e la Sicilia, e, aggiungo io, per estensione, tra Consolo e l\u2019Italia, Consolo e il &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1830\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">L\u2019illusione di Consolo tra metafora e realt\u00e0<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,1,4],"tags":[336,318,77,61,466,58,644,17,208,32,278,474,643,57,116,459,40,642,29,641,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1830"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1830"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1830\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1833,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1830\/revisions\/1833"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1830"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1830"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1830"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}