{"id":1815,"date":"2019-03-07T07:41:07","date_gmt":"2019-03-07T07:41:07","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1815"},"modified":"2019-03-20T11:34:07","modified_gmt":"2019-03-20T11:34:07","slug":"la-notte-della-ragione-fra-politica-e-poetica-in-nottetempo-casa-per-casa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1815","title":{"rendered":"La notte della ragione \u2013 fra politica e poetica in Nottetempo, casa per casa  \u00a0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1420-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1817\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1420-3-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1420-3-300x225.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1420-3-768x576.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1420-3-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Daragh O\u2019Connell (University College Cork, Irlanda)<\/strong><\/p>\n<p>Devo iniziare con una confessione: in questi ultimi anni mi sono occupato prevalentemente di Dante. Quindi, per me \u00e8 una specie di ritorno. La mia idea iniziale era quella di rintracciare la cifra dantesca nell\u2019opera di Vincenzo, in modo di abbinare i miei interessi. Per\u00f2, ripensandoci, e guardando intorno \u2013 La Brexit dei nostri \u201camici\u201d inglesi, l\u2019America di Trump, l\u2019Europa di certi paesi (l\u2019Italia inclusa), questa vostra Italia tremenda d\u2019oggi \u2013 ho cambiato idea e ho deciso di parlare invece di un libro che \u00e8 un presagio di questo nostro mondo, un romanzo terribilmente attuale.<\/p>\n<p>In <em>Nottetempo, casa per casa<\/em>, pubblicato nel 1992 e secondo pannello sua trilogia, Consolo \u00e8 tornato al romanzo storico metaforico. Il libro ha sfondo storico ed \u00e8 ambientato nei primi anni Venti, ossia il periodo dell\u2019insorgere del fascismo, tra Cefal\u00f9 e Palermo; il tutto \u00e8 visto attraverso le vicende di una famiglia, i Marano. In realt\u00e0, <em>Nottetempo<\/em> parla dell\u2019Italia degli anni Novanta, della caduta di tutte le tensioni sociali, dell\u2019avvento della destra, della prima volta che in Italia i fascisti sono arrivati al governo dopo la loro condanna storica. Inoltre, Consolo collegava il mondo culturale di quegli anni Venti con il mondo culturale dei tempi recenti: l\u2019insorgere di nuove metafisiche, di misticismi, delle forme aberranti dei satanismi e delle sette misteriche. Quando si verifica una caduta della razionalit\u00e0 c\u2019\u00e8 sempre la ricerca di queste forme oscure e inquietanti. Aleister Crowley era il segno pi\u00f9 forte di questa tendenza, insieme a D\u2019Annunzio e tutti i decadenti di quell\u2019epoca. Quei segni sembrano particolarmente imperanti nel panorama di oggi. E sono segni inquietanti.<\/p>\n<p>A differenza di altri libri di Consolo c\u2019\u00e8 un altro tipo di viaggio alla fine di <em>Nottetempo, casa per casa\u00a0<\/em>: quando il protagonista Petro Marano va in esilio e lascia la Sicilia nella speranza di costruire qualcosa altrove. Al protagonista Petro cadono le speranze, le sue utopie politiche, perch\u00e9 lui aveva pensato che nell\u2019armonia sociale si potessero sciogliere le angoscie e i dolori privati della famiglia. E giustamente, perch\u00e9 in una societ\u00e0 armonica il privato viene distribuito nella societ\u00e0, e quindi ci si unisce. Si tratta di quello che Leopardi chiama <em>gli uomini fra loro confederati<\/em>, la confederazione degli uomini per cercare di lenire il male dell\u2019esistenza. Queste utopie cadono perch\u00e9 il protagonista di <em>Nottetempo<\/em>\u00a0 si accorge che anche quelli che erano i suoi compagni di strada andavano verso forme di follia sociale. C\u2019\u00e8 anche la figura dell\u2019anarchico individualista che lo spinge all\u2019azione. Ma lui, invece, crede nella sua funzione di relatore di un\u2019esperienza, nella sua funzione di scrittore perch\u00e9 queste cose non devono perdersi per chi ha il dovere del racconto, per cui il racconto diventa una necessit\u00e0 e un bisogno etico prima che estetico: il dovere di raccontare, di dire. Questa \u00e8 la funzione dello scrittore nella societ\u00e0, secondo Consolo. La speranza sta in questo, nella scrittura per non fare perdere la memoria di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto. Perch\u00e9 la maggiore paura \u00e8 la cancellazione, la smemoratezza, anche nel caso dei dolori pi\u00f9 grandi, perch\u00e9 i dolori bisogna raccontarli. <em>Nottetempo<\/em> ne offre un\u2019eloquente testimonianza.<\/p>\n<p>Mi ero promesso di non fare nessun commento sull\u2019attuale situazione politica italiana d\u2019oggi, ma vorrei solo mettere tre citazioni che a mio parere risuonano e vanno al cuore di quello che dico in questo contesto. Non commento, cito soltanto:<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>El sue\u00f1o de la razon produce monstruos<\/p>\n<p>FRANCISCO GOYA, <em>Los Capriccios<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Golia, il fascismo o nazismo, \u00e8 a terra. Ma se sia morto o solamente prostrato diranno i giorni e gli anni. Dipende in gran parte da noi.<\/p>\n<p>GIUSEPPE ANTIONIO BORGESE, <em>Golia<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Malinconia \u00e8 la storia.<\/p>\n<p>VINCENZO CONSOLO, <em>Lunaria<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Con <em>Nottetempo, casa per casa<\/em> Consolo annuncia un ritorno al romanzo storico metaforico, per\u00f2 con una poetica marcatamente diversa, o cambiata. Per certi versi <em>Nottetempo<\/em> \u00e8 meno preoccupato con i dibattiti critici, teorici e culturali del suo tempo, come lo era <em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em> negli anni settanta. Infatti, a prima vista, il romanzo sembra ermeticamente sigillato, chiuso e impenetrabile, resistente all\u2019interpretazione e non facilmente classificabile. Ogni capitolo \u00e8 in qualche modo autonomo, compatto, e pervaso con i suoi interessi linguistici, tematici e intertestuali.\u00a0 Non ci sono pi\u00f9 documenti storici come nel <em>Sorriso; <\/em>inoltre la problemitizzazione della storia, della storiografia e del genere del romanzo stesso non sono accordati allo stesso spazio narrativo \u2013 per\u00f2 si potrebbe dire che la forma stessa e l\u2019articolazione di <em>Nottetempo<\/em> costituiscono una critica eloquente del romanzo, del romanzo come genere. Infine, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 l\u2019iscrizione dei dialetti siciliani liminali come mezzo per indagare l\u2019estremit\u00e0 linguistica, cara a Consolo. Invece, subentra qualcosa di diverso nelle pagine del romanzo, qualcosa che pu\u00f2 essere intravista se assistiamo agli interventi di Consolo in questo periodo mentre andava cercando una svolta nella sua poetica narrativa. Una svolta che \u00e8 anche dovuta al clima politico cambiato.<\/p>\n<p>Il romanzo \u00e8 stato recepito con un misto di elogi (Giulio Ferroni e Massimo Onofri in particolare), e di una certa perplessit\u00e0 attenuata, e anche una considerevole critica negativa. Le recensioni del romanzo tradotto in Spagna, Sud America e Francia erano pi\u00f9 positive. Comunque, alcune delle recensioni negative ci rivelano qualcosa degli atteggiamenti nei confronti della scrittura di Consolo, e inoltre ci spiegano ancora delle aspettative di molti dopo il successo critico del <em>Sorriso<\/em>. Enzo Golino ha lamentato lo spazio accordato al personaggio Aleister Crowley nel romanzo, e ha criticato pesantemente sia le enumerazioni lessicali sia il fatto che Consolo non aveva dedicato pi\u00f9 tempo alla costruzione del protagonista Petro Marano. Una critica, ancora pi\u00f9 dura era di Arnaldo Colasanti che ha cominciato la sua recensione sentenziosamente con queste parole: \u201cC\u2019\u00e8 poco da discutere: Vincenzo Consolo \u00e8 inaccettabile\u201d. Schematico, sterile, poco convincente, erano alcune delle parole chiave avanzati da Colasanti, che addirittura ha accusato Consolo di essere \u201ccinicamente sincero\u201d. Non ha mai spiegato che cosa voleva dire con questo.<\/p>\n<p>Romano Luperini, criticando quello che lui definisce la \u201cconsolazione estetica\u201d del romanzo, afferma che al centro della narrazione c\u2019\u00e8 una contraddizione irresoluta, che \u00e8 ideologica e stilistica. Inoltre, se il Consolo del <em>Sorriso<\/em> ha lasciato parlare gli intellettuali nella loro lingua e ha lasciato parlare i contadini nelle loro lingue, che era, in fin dei conti, un esercizio polifonico di gran successo, per Luperini \u00e8 sempre l\u2019autore che parla in <em>Nottetempo<\/em>, aggiungendo che il liricismo esiliato di Consolo e il suo manieristico citazionismo postmoderno pervadono la pagina e riducono l\u2019efficacia del plurilinguismo, e quindi rendono l\u2019opera in modo deludente, monotono. Nella <em>Stampa<\/em>, Lorenzo Mondo ha evidenziato che l\u2019atmosfera notturna era collocata con un \u201cdiffuso clima morale, alle tenebre della ragione che aggiungono nuova pena alla fatica di vivere\u201d. Comunque, per Mondo, il romanzo era \u201cincompiuto\u201d, evidentemente perch\u00e9 l\u2019uso della lingua di Consolo e la sua predilezione per le elencazioni e per il pastiche andavano contro lo sviluppo di personaggi secondari come Cicco Paolo Miceli. Ad un certo punto della recensione rimprovera Consolo per una descrizione eccessivamente d\u2019Annunziana, perch\u00e9, sempre secondo Mondo, tale descrizione sarebbe stata in disaccordo con la posizione ideologica ed estetica del protagonista Petro. A mio parare \u00e8 come se questi critici non potessero, o meglio, non volessero comprendere Consolo e la perfetta coerenza fra etica e poetica.<\/p>\n<p>Per\u00f2, queste recensioni negative rivelano un senso di delusione, una delusione che Consolo sembrava incapace o riluttante di ripetere le altezze del <em>Sorriso<\/em>, e molti dei critici pi\u00f9 duri, hanno usato quel romanzo come un esempio per dimostrare come <em>Nottetempo<\/em> non era riuscito. E per certi aspetti, dicevano anche delle cose sensate: <em>Nottetempo<\/em>, non ha affrontato come il suo predecessore i concetti culturali e teorici che tenevano il campo durante gli anni della sua pubblicazione. Mentre il <em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio <\/em>toccava direttamente i dibattiti sull\u2019impegno, sulla rappresentazione, la fragmentazione, la diversit\u00e0 linguistica, e il ruolo della lingua nel dare voce ai subalterni, invece, nel 1992, <em>Nottetempo, casa per casa <\/em>era meno impegnato con queste nozioni, e sembrava una specie di ritiro. Per\u00f2 queste considerazioni sono solo parzialmente valide, specialmente se prese dal tempo della pubblicazione: con il senno di poi, un apprendimento pi\u00f9 profondo della poetica di Consolo (una poetica che aggiunge la sua quintessenza con <em>Nottetempo<\/em>), e anche la conoscenza dei libri che sarebbero arrivati dopo \u2013 <em>L\u2019olivo <\/em>e <em>Lo Spasimo<\/em> in particolare \u2013 dimostrano che quelle critiche erano erronee e sbagliate. Adesso cerco di rispondere a queste critiche, ma prima vorrei considerare alcuni commenti di Consolo prima del 1992, e cercare di individuare questa svolta nella sua poetica.<\/p>\n<p>In un\u2019intervista rilasciata a Roberto And\u00f2, Consolo ha fatto una serie di commenti a mio parere molto importanti:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La presenza di uno scrittore come Sciascia mi ha permesso, in un certo senso, per un tratto della mia attivit\u00e0, di concedermi delle divagazioni, delle pause, dei tempi di scrittura molto lunghi, o se vuoi delle vacanze. [\u2026] La sua azione di scrittore civile consentiva a scrittori come me, che muovono cio\u00e8 da tutt\u2019altro codice, di germinazione labirintica e fantastica, di divagare, prendere tempo. Alla sua morte ho sentito di non avere pi\u00f9 tempo e <em>Nottetempo, casa per casa <\/em>nasce anche da un <strong>sentimento nuovo<\/strong> di responsabilit\u00e0 all\u2019indomani del vuoto lasciato da Sciascia nel panorama della letteratura europea e italiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per Consolo, 1989 \u00e8 un anno importante, sia per la morte di Sciascia sia perch\u00e9 cadeva nel momento in cui andava chiarendo e definendo le sue idee e convinzioni sul rapporto tra testo letterario e contesto situazionale, rapporto vale a dire tra poesia o narrativa e situazione storico-sociale. Un rapporto che per Consolo si era interrotto, soprattutto per quanto riguardava la narrativa o cosiddetto romanzo. La conferma a questa sua convinzione veniva dopo la scomparsa di una generazione di scrittori di tipo logico-comunicativo (scomparsa di Sciascia, e ancora di Moravia, Morante, Calvino), insieme e parallelamente dopo la definitiva trasformazione d\u2019Italia. In un saggio, <em>La metrica della memoria<\/em>, trattava in termini logici della rottura del rapporto, dovuta da una parte all\u2019impossibilit\u00e0 di usare una lingua di comunicazione ormai definitivamente corrotta, degradata, dall\u2019altra parte, alla scomparsa, all\u2019assenza del destinatario del messaggio letterario. In un\u2019opera teatrale intitolato <em>Catarsi<\/em>, nella scena III, il personaggio Pausania dichiara:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Io sono il messaggero, l\u2019anghelos, sono il vostro medium, colui a cui \u00e8 affidato il dovere del racconto, colui che conosce i nessi, la sintassi, le ambiguit\u00e0 le astuzie della prosa, del linguaggio&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In una lingua altamente declamatoria, eppure metaforica, Consolo immagina questo Pausania come il rappresentante del narratore, anche nel senso moderno di narratore del romanzo. La tragedia rappresenta l\u2019esito ultimo di quella che \u00e8 l\u2019ideologia letteraria di Consolo, l\u2019espressione estrema della sua ricerca stilistica; l\u2019anghelos, il narratore, non appare pi\u00f9 sulla scena poich\u00e9 ormai la cavea \u00e8 vuota, deserta. Sulla scena \u00e8 rimasto solo il coro, il poeta, che in tono alto, lirico, \u00abin una lingua non pi\u00f9 comunicabile, commenta e lamenta la tragedia senza soluzione, la colpa senza catarsi\u00bb.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>In un\u2019altra intervista chiarisce ulteriormente questi concetti:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Concepisco la narrazione come una sorta di oratoria, di recitazione orale, di perorazione, di lamento, che poi era la funzione del coro nella tragedia greca. Ecco: usare lo stile del coro. [\u2026] in un mondo dove il linguaggio \u00e8 bugiardo, contaminante in maniera deteriore per l\u2019esplosione dei mezzi di comunicazione di massa, credo l\u2019unica voce possibile per lo scrittore sia quella del monologo, perch\u00e9 il dialogo non \u00e8 pi\u00f9 possibile.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La lingua e la struttura delle sue narrazioni indicano una posizione etica e estetica profondamente sentita che supera \u2013 attraverso la mimesi, parodia, frammentazione, vuoti intenzionali e voli creativi \u2013 una posizione che supera i romanzi dominati da un\u2019autorevole voce narrante che parla una lingua comprensibile. Inoltre, l\u2019introduzione di questi elementi poetici corali, sopra e oltre la loro funzione quale critica aperta delle pratiche di scrittura contemporanee, indica uno degli aspetti pi\u00f9 complessi e, per altro, pi\u00f9 affascinanti della poetica di Consolo: ed \u00e8 uno che implica non solo i suoi scopi poetici, ma anche fa luce sui processi di concepimento dei suoi testi e sulla natura palinsestica della sua articolazione. In un altro contesto Consolo dice, parlando dei suoi testi scritti per cataloghi d\u2019arte:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I pittori mi interessavano quando mi davano lo spunto per scrivere delle pagine di tipo lirico narrativo, ed allora poi utilizzavo queste presentazioni per scrivere quelli che io chiamo gli \u201ca parte\u201d, la parte del coro quando s\u2019interrompe la narrazione. Queste digressioni di tipo lirico espressivo che i latini chiamavano \u201ccantica\u201d.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quello che non dice \u00e8 che questi \u00aba parte\u00bb in seguito saranno integrati nelle sue narrazioni maggiori, e pertanto costituiscono una categoria testuale unica. Detti \u00aba parte\u00bb o elementi lirici figureranno con sempre maggiore frequenza nelle opere future, e in tali opere assumono una specifica funzione corale. Gli stessi termini con cui Consolo li definisce \u2013 \u00abcantica\u00bb, \u00aba parte\u00bb \u2013 non si attagliano a pieno a questi momenti testuali e narrativi di straordinario valore sul piano del discorso narrativo, e non spiegano la natura problematica di questi brani: sono ecfrastici, quanto palinsestici, atemporali, forme erompenti, testualmente estranee e scritte in una variet\u00e0 di metri. Pertanto, ad essi si attaglia un termine pi\u00f9 neutro, ma al tempo stesso pi\u00f9 versatile quale quello dell\u2019epifania, sia nella configurazione joyciana che nella accezione cross-generica propria delle arti visive.<\/p>\n<p><em>Nottetempo, casa per casa <\/em>\u00e8 l\u2019esito pi\u00f9 completo di quegli anni. Nonostante tutto ci\u00f2 <em>Nottetempo, casa per casa<\/em> rimane ancora un\u2019enigma. In un a lettura della narrazione molto incisive, Giulio Ferroni afferma che \u00e8 \u201cun narrare che procede per vere e proprie \u2018stazioni\u2019: i dodici capitoli si presentano come dei \u2018quadri\u2019 in movimento, ogni volta concentrate su di un tema, su una figura o una situazione. [\u2026] il narrare di Consolo viene a confrontarsi con l\u2019<em>inespresso<\/em>, con la scaturigine della parola e della realt\u00e0\u2019.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> Messe da parte queste considerazioni generali, vorrei adesso incentrarmi sulla genesi testuale di <em>Nottetempo<\/em> e fare qualche riflessione sulla critica-genetica e su come questo tipo d\u2019approccio pu\u00f2 essere utile per meglio intendere il tormentato divenire del testo<\/p>\n<p>L\u2019opera letteraria non \u00e8 un dato, ma un processo, non un\u2019entit\u00e0 stabile, fissata una volta e per tutte, ma invece una variabile, o meglio un complesso dinamico di variabili in perpetuo divenire. L\u2019opera letteraria \u00e8, per dirla con il Contini della critica delle varianti, \u00abun lavoro perennemente mobile e non finibile\u00bb.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> Qui vorrei basarmi su alcuni avantesti che vanno situati in quella zona grigia dell\u2019ecdotica che \u00e8 a met\u00e0 fra l\u2019emerso (edizioni a stampa) e il sommerso (manoscritti, dattiloscritti, abbozzi, appunti, ecc.). Questi avantesti mi sembrano molto interessanti e dovrebbero rivelare qualcosa della gestazione di <em>Nottetempo<\/em>. Sedici anni separano <em>Nottetempo<\/em> dal <em>Sorriso<\/em>, ma la genesi di <em>Nottetempo<\/em> pu\u00f2 essere collocata negli anni Settanta, ovvero proprio in quel periodo in cui Consolo andava scrivendo <em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>.<\/p>\n<p>Il primo presagio del romanzo che sarebbe venuto pu\u00f2 rintracciarsi in un testo che Consolo scrisse per il catalogo della mostra di Luciano Gussoni alla Villa Reale di Monza nel 1971. Il testo non \u00e8 lungo, la prosa \u00e8 fortemente poeticizzata, e sembra a prima vista una specie di abbozzo. Tuttavia, due elementi del testo sono decisivi per intendere i metodi di Consolo. Il primo \u00e8 che successivamente esso viene ritoccato e in qualche modo rimodellato e infine incorporato nel <em>Sorriso<\/em> proprio in quella sequenza da incubo quasi alla fine del Capitolo vii, \u00abLa memoria\u00bb.<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> Il secondo elemento \u00e8 il titolo dato al testo del catalogo: <em>Nottetempo, casa per casa<\/em>. In qualche modo si pu\u00f2 quindi affermare che <em>Nottetempo<\/em>, nel suo stato embrionale, faceva inizialmente parte del <em>Sorriso<\/em>.<\/p>\n<p>Sempre nel 1971, Consolo scrisse un articolo per <em>Tempo Illustrato<\/em> intitolato \u00abC\u2019era Mussolini e il diavolo si ferm\u00f2 a Cefal\u00f9\u00bb.<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> L\u2019articolo tratta del soggiorno in Sicilia del mago-satanista inglese Aleister Crowley con i suoi seguaci negli anni Venti. Di solito la critica spiega <em>Nottetempo, casa per casa<\/em> nei termini di un libro che traeva spunto dal racconto \u00abApocrifi sul caso Crowley\u00bb pubblicato nel 1973 da Leonardo Sciascia nella raccolta <em>Il mare colore del vino<\/em>. Ma la data del 1971 dimostra chiaramente che \u00e8 stato Consolo con questo articolo a suggerire a Sciascia l\u2019idea di Crowley. Nel romanzo consoliano Crowley funge da <em>ph\u00e1rmakon<\/em>, una figura inquietante ed emblematica della decadenza perversa. Inoltre, l\u2019articolo prova che Consolo aveva gi\u00e0 iniziato le sue ricerche storiche sulle vicende cefaludesi degli anni Venti. Alcuni aspetti dell\u2019articolo sono interessanti per il futuro romanzo. Il primo \u00e8 che Crowley e i suoi seguaci erano inizialmente scambiati per Mormoni quando arrivarono. Nell\u2019articolo Consolo racconta che nel 1968 gli attori della troupe di Living Theatre, con Julian Beck e Judith Malina, erano a Cefal\u00f9 per recitare <em>Paradise Now<\/em>. Infatti, hanno passato alcuni mesi a Cefal\u00f9. Consolo scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli attori del Living chiedevano alla gente di Crowley, della sua \u201cabbazia\u201d, della sua comunit\u00e0 \u201creligiosa\u201d, ma quasi nessuno si ricordava niente tranne qualche vecchietto che sapeva solo rispondere: \u201cAh, i mormoni. Cose sporche facevano\u201d. A Cefal\u00f9 conoscevano Crowley e la sua trib\u00f9 come i mormoni, identificandoli con la setta protestante americana che aveva alle origini come caratteristica la poligamia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo caso di scambio di identit\u00e0 della setta viene poi rimaneggiato nella narrazione in <em>Nottetempo<\/em>, ma l\u00ed \u00e8 tramite il personaggio di don C\u00eccio Nen\u00e9 che lo troviamo. Egli ascolta rapito mentre il suo servo racconta delle vicende misteriose al pseudo &#8211; abbazia: \u201cDunque, \u2019ccellenza. Con rispetto parlando, fottono. L\u2019uomo con le due femmine, d\u2019amore e d\u2019accordo\u201d. Don Nen\u00e9, trattiene a malapena la sua eccitazione, e incapace di nascondere la sua ignoranza annuncia sentenziosamente: \u201cHo capito, ho capito! Appartengono alla setta dei Mormoni.\u201d (<em>Ncc<\/em>, p. 28). Aspetta che il servo se ne vada prima di cercare senza successo qualche libro sui Mormoni nella sua biblioteca. Sempre nell\u2019articolo, Consolo accenna a quattro fonti scritte consultate: questi sono <em>The Confessions of Aleister Crowley<\/em> di Crowley stesso, il lavoro (quasi agiografico) di John Symonds <em>The Great Beast<\/em>, <em>The Star in the West<\/em> di J.F.C. Fuller, e infine <em>Il mago <\/em>di Somerset Maugham.<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> Dei quattro libri solo la novella di Maugham sulle vicende del sinistro e ripugnante personaggio di Oliver Haddo (basato su Crowley) \u00e8 critica nei confronti di Crowley. Accenna anche a certe pene subite dai seguaci di Crowley: per esempio, legando una delle donne ad una rocca presso la spiaggia alla Kalura. E infatti, un fatto simile si verifica nel sesto capitolo del romanzo \u2013 intitolato per altro \u2018La Calura\u2019 \u2013 e la figura innocente di Janu si imbatte nella Seconda Concubina, Sister Cypris (Ninette Froux), e pure lei \u00e8 legata nuda alla rocca. Nell\u2019articolo Consolo aggiunge:<\/p>\n<p>I borghesi, gli studentelli e i nobilotti che passavano le loro giornate al Casino di Campagna di corso Ruggero, intravedendo in quella comunit\u00e0 piena di donne un paradiso di piaceri di cui sempre avevano favoleggiato nei loro discorsi sempre accesi di erotismo, fecero a gara per penetrare nella comunit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo scenario brancatiano si estende perch\u00e9 due di questi erano riusciti ad entrare nell\u2019abbazia per partecipare ai riti: erano il Barone Carlo La Calce (Consolo lo chiama \u2018baronello\u2019) e un certo Sabatino. Il primo di questo \u00e8 la fonte per don Nen\u00e9, Barone C\u00eccio di Mazzaforno, il secondo cede il suo posto a Janu il capraio, figura nettamente verghiana. Cefal\u00f9 stessa doveva aver esercitato un fascino per Crowley, secondo Consolo e scrive nell\u2019articolo:<\/p>\n<p>[\u2026] doveva certo scendere in paese e visitare la grande cattedrale fatta edificare da Ruggero II il normanno. Si sar\u00e0 certo trovato di fronte al grande mosaico del Cristo Pantocratore, con sotto la Vergine orante, e poi gli apostoli e gli evangelisti, gli antichi padri della Chiesa greca e latina, i profeti dell\u2019Antico Testamento, e infine gli angeli, i serafini e i cherubini. Di fronte a questo divino \u201csistema\u201d avr\u00e0 certo pensato, intensamente pensato alla sua grande \u201cbestemmia\u201d, al suo progetto di rovesciamento, e alla instaurazione del suo sistema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Inoltre, va ricordato che nella seconda parte del decimo capitolo, \u201cPasqua delle Rose\u201d, Consolo immagina addirittura unefa\u00f9 simile episodio con Crowley che varca la soglia del duomo di Cefal\u00f9 e rimane rapito dalla bellezza dai mosaici e dalla cerimonia della messa che si sta svolgendo. Doveva, durante il suo soggiorno cefaludese aver visitato il museo Mandralisca ed esser rimasto seccato e scosso da quel sorriso pungente e ironico del quadro di Antonello, Sono due poli opposti: uno, quello del quadro, esprime lucida razionalit\u00e0, equilibrio, e la pienezza di possibilit\u00e0 umana, l\u2019altro, Crowley stesso, irrazionalit\u00e0, confusione, e allucinazione estatica. Consolo conclude l\u2019articolo con queste parole:<\/p>\n<p>Ma lui, il suo superuomismo, il suo misticismo, la sua irrazionalit\u00e0, come il superuomismo, la irrazionalit\u00e0, l\u2019immaginifico del nostro Gabrielino d\u2019Annunzio erano la spia di qualcosa di inquietante e di tragico che si affacciava nella storia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il terzo avantesto \u00e8 ancora una volta un articolo giornalistico. Intitolato \u00abPaesaggio metafisico di una folla pietrificata\u00bb, \u00e8 apparso nel <em>Corriere della Sera<\/em> nell\u2019ottobre del 1977.<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> Di spiccato interesse \u00e8 il fatto che l\u2019incipit dell\u2019articolo anticipa, o almeno cosi sembra, la forma embrionale dell\u2019incipit di <em>Nottetempo, casa per casa<\/em>. Entrambi descrivono una notte di luna piena e l\u2019ululare dolente della figura simbolica e metaforica del lupo mannaro, ossia il licantropo. L\u2019intertesto \u00e8 ovviamente la novella pirandelliana <em>Male di luna<\/em>.<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> In Consolo, tuttavia, a questa malattia viene dato il suo nome siciliano: male catubbo, derivato dall\u2019arabo <em>catrab<\/em> o <em>cutubu<\/em>, che significano canino o lupino.<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> Per\u00f2, un ulteriore significato di <em>lupunariu<\/em> in siciliano, secondo il dizionario Siciliano-Italiano (Mortillaro) \u00e8 colui che \u00e8 \u201cinfermo di licantropia, che \u00e8 un delirio malinconico, per cui l\u2019uomo credesi trasformato in lupo, e di notte va errando, ed imita l\u2019urlo e il portamento di questo animale\u201d. Questo accostamento fra il male catubbo e la malinconia \u00e8 molto importante, perch\u00e9 \u00e8 una depressione insopportabile \u2013 scrive Consolo \u2013 che spinge allo sconvolgimento, alla ribellione. \u00c8 un precipitare in basso dove solo si pu\u00f2 trovare la via d\u2019uscita.<\/p>\n<p>Consolo si appropria del linguaggio figurativo della malinconia, codifica nel testo forme malinconiche derivate da un ricco patrimonio di esempi letterari e pittorici. Sulle <em>Melanconia I<\/em> di D\u00fcrer Walter Benjamin dichiara che l\u2019incisione \u00e8 simbolo di una certa saggezza enigmatica e nella sua creazione sono confluite la conoscenza dell\u2019introverso e le esplorazioni dello studioso. Benjamin afferma che la persona malinconica si chieda come potrebbe \u201cscoprire i poteri spirituali di Saturno e al tempo stesso sfuggire alla pazzia\u201d. Questa \u00e8 la malinconia positiva ed eroico impersonata da Petro nel romanzo. Benjamin scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La melanconia tradisce il mondo per amore di sapere. Ma la sua permanente meditazione abbraccia le cose morte nella propria contemplazione, per salvarle. Il poeta di cui si cita quel che segue parla nello spirito della tristezza: \u201cP\u00e9guy parlait de cette inaptitude des choses \u00e0 \u00eatre sauv\u00e9es. De cette r\u00e9sistance, de cette pesanteur des choses, des \u00eatres m\u00eames, qui ne laisse subsister enfin qu\u2019un peu de cendre de l\u2019effort des h\u00e9ros et des saints\u201d.\u00a0 La perseveranza, che si elabora nell\u2019intenzione del lutto, nasce dalla sua fedelt\u00e0 al mondo delle cose.<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pertanto, in conclusione, gli \u201coggetti morti\u201d di Benjamin e il mondo delle cose trovano il loro correlative nel recupero linguistico di Consolo, e per tanta della sua narrativa, nell\u2019inserimento di desolate paesaggi pieni di rovine. Il mondo di scrivere di Consolo \u2013 frammentario, carico di poesia, d\u2019archivio, memorialistico, altamente letterario e malinconico \u2013 \u00e8 unico nel panorama letterario del tardo Novecento. E bisogna aggiungere che malinconia, la contemplazione del movimento della sfortuna, non ha nulla in comune con il desiderio di morte. \u00c8 una sorta di resistenza. E pi\u00f9 che mai chiaro sul piano artistico, dove \u00e8 tutto tranne che reattiva o reazionaria. Quando, con uno sguardo pungente, la malinconia ritorna sul come sarebbero potute andare le cose, diventa palese che le dinamiche dell\u2019inconsolabilit\u00e0 e quella della conoscenza sono identiche nel loro divenire. L\u2019atto stesso di descrivere la sfortuna implica la possibilit\u00e0 di sopraffarla. In Consolo, c\u2019\u00e8 uno spiraglio. Per\u00f2, bisogna combattere, opporsi al potere, resistere, con il dovere della scrittura.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> V. CONSOLO, <em>Per una metrica della memoria<\/em>, \u00abCuadernos de Filolog\u00eda Italiana\u00bb, 3: 1996, pp. 249-259 (p. 258).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> V. CONSOLO, <em>La strategia del coro: Intervista a Vincenzo Consolo<\/em>, \u00abVersodove. Rivista di letteratura\u00bb, 13: 2000, pp. 68-71 (p. 69).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> VINCENZO CONSOLO, <em>Clausura de las jornadas<\/em> in <em>Lunaria vent\u2019anni dopo<\/em>, a cura di IRENE ROMERA PINTOR, Valencia, Generalitat Valenciana, 2006, pp. 235-237 (p. 235).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Giulio Ferroni, \u2018Al tempo della bestia trionfante\u2019, in Vincenzo Consolo, <em>Nottetempo, casa per casa<\/em> (Turin: UTET-Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, 2006), p. xi; xviii.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> G. Contini, <em>Varianti e altra linguistica. Una raccolta di saggi (1938-1968)<\/em>, Torino: Einaudi, 1970, p. 5.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> V. Consolo, \u00abNottetempo, casa per casa\u00bb, in <em>Luciano Gussoni<\/em>, Villa Reale di Monza, 10-30 novembre 1971.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> V. Consolo, \u00abC\u2019era Mussolini e il diavolo si ferm\u00f2 a Cefal\u00f9\u00bb, <em>Tempo illustrato<\/em>, 2 ottobre 1971.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Aleister Crowley, <em>The Confessions of Aleister Crowley. An Autohagiography<\/em>, edited by John Symonds and Kenneth Grant (London: Arkana, 1979 [Routledge &amp; Kegan Paul, 1969]); John Symonds, <em>The Great Beast: The Life and Magick of Aleister Crowley<\/em> (St Albans: Mayflower, 1971); J.F.C. Fuller, <em>The Star in the West: A Critical Essay upon the Works of Aleister Crowley<\/em> (New York: The Walter Scott Publishing Company, 1907); Somerset Maugham, <em>The Magician<\/em> (Harmondsworth: Penguin, 1967 [1908]). <em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> V. Consolo, \u00abPaesaggio metafisico di una folla pietrificata\u00bb, <em>Corriere della Sera<\/em> 19 ottobre 1977.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Pubblicato la prima volta con il titolo <em>Quintadecima<\/em> in <em>Corriere della Sera<\/em>, 22 settembre 1913, poi con il nuovo titolo nel 1925. L. Pirandello, \u00abMale di luna\u00bb, <em>Novelle per un anno<\/em>, ed. Mario Costanzo, vol. II, tomo I, Milano: Mondadori, 1987, p. 486-495.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Cfr. Giuseppe Pitr\u00e9, <em>Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano<\/em>, rist., vol. IV, Catania: Clio, 1993, p. 237-243.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> WALTER BENJAMIN, <em>Il dramma barocco Tedesco<\/em>, Torino, Einaudi, 1971, p. 159<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cid_49D2113F-02F3-49C4-ACBF-6CC175FD2A03@fastwebnet.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1811\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cid_49D2113F-02F3-49C4-ACBF-6CC175FD2A03@fastwebnet-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cid_49D2113F-02F3-49C4-ACBF-6CC175FD2A03@fastwebnet-212x300.jpg 212w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cid_49D2113F-02F3-49C4-ACBF-6CC175FD2A03@fastwebnet-768x1086.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cid_49D2113F-02F3-49C4-ACBF-6CC175FD2A03@fastwebnet-724x1024.jpg 724w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cid_49D2113F-02F3-49C4-ACBF-6CC175FD2A03@fastwebnet.jpg 905w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>\u00a0<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1501-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1816\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1501-3-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1501-3-300x200.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1501-3-768x513.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1501-3-1024x684.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #000080;\"><em>foto di Claudio Masetta Milone<\/em><\/span><\/p>\n<p>Milano, 6 \u2013 7 marzo 2019<br \/>\nUniversit\u00e0 degli Studi<br \/>\nSala Napoleonica via Sant\u2019Antonio 10\/12<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Daragh O\u2019Connell (University College Cork, Irlanda) Devo iniziare con una confessione: in questi ultimi anni mi sono occupato prevalentemente di Dante. 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