{"id":1805,"date":"2008-03-01T09:12:47","date_gmt":"2008-03-01T09:12:47","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1805"},"modified":"2019-02-11T09:57:15","modified_gmt":"2019-02-11T09:57:15","slug":"consolo-narratore-e-scrittore-palincestuoso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1805","title":{"rendered":"Consolo narratore e scrittore palincestuoso*"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/w_rms_blob_common.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1806\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/w_rms_blob_common-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/w_rms_blob_common-300x300.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/w_rms_blob_common-150x150.jpg 150w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/w_rms_blob_common-768x768.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/w_rms_blob_common.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Daragh O\u2019Connell<\/p>\n<p>University College Cork, Ireland<\/p>\n<p>Col\u00e1iste na hOllscoile Corcaigh, \u00c9ire<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il contributo tenta di delineare la poetica di Vincenzo Consolo attraverso i suoi interventi giornalistici e saggistici e attraverso momenti \u00abtestuali\u00bb della sua trilogia narrativa: Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio; Nottetempo, casa per casa; Lo Spasimo di Palermo. Introduzione\u00a0Non c\u2019\u00e8 pagina in Consolo in cui egli non decida di entrare nel merito del maneggio delle parole e non si confermi ricercatore verbale e poeta di primaria destrezza. Per cominciare, \u00e8 d\u2019obbligo dire qualcosa sul titolo scelto per queste pagine, un titolo abbastanza ambiguo e forse troppo ambizioso: \u00abConsolo narratore e scrittore\u00bb, oppure avrei forse dovuto proporre \u00abConsolo narratore o scrittore\u00bb? I due termini hanno, infatti, una funzione alquanto importante per il modo in cui il nostro autore cerca di delineare la sua poetica. In un racconto-chiave pubblicato per la prima volta nel 1981 e intitolato Un giorno come gli altri, Consolo fa una netta distinzione fra il narrare e lo scrivere. Vi si legge: * Un ringraziamento particolare a Caterina Pilenga Consolo per l\u2019aiuto prestatomi e i materiali fornitimi, non certo di facile reperibilit\u00e0. \u00c8 che il narrare, operazione che attinge quasi sempre alla memoria, a quella lenta\u00a0 edimentazione su cui germina la memoria, \u00e8 sempre un\u2019operazione vecchia, arretrata, regressiva. Diverso \u00e8 lo scrivere [\u2026] mera operazione di scrittura, impoetica, estranea alla memoria, che \u00e8 madre della poesia, come si dice. E allora \u00e8 questo il dilemma, se bisogna scrivere o narrare. Con lo scrivere si pu\u00f2 forse cambiare il mondo, con il narrare non si pu\u00f2, perch\u00e9 il narrare \u00e8 rappresentare il mondo, cio\u00e8 ricrearne un altro sulla carta. [\u2026] Per\u00f2 il narratore dalla testa stravolta e procedente a ritroso, da quel mago che \u00e8, pu\u00f2 fare dei salti mortali, volare e cadere pi\u00f9 avanti dello scrittore, anticiparlo\u2026 Questo salto mortale si chiama metafora.1 Qui Consolo trae spunto dalle idee di Walter Benjamin raccolte in Angelus Novus e, in particolare, dal saggio su Nicolaj Sem\u00ebnovic\u02c7 Leskov.2 L\u2019immagine del narratore \u00abdalla testa stravolta\u00bb ci rimanda non soltanto alla famosa icona di Paul Klee, cara a Benjamin, ma anche al Tiresia dantesco condannato a camminare con la testa rivolta indietro proprio perch\u00e9 ha guardato troppo in avanti.3 Consolo si identifica nel ruolo di narratore, quindi di artefice non pi\u00f9 di romanzi ma di narrazioni; laddove narrazione \u00e8 da intendere nel senso pi\u00f9 arcaico del termine, quello dei poemi narrativi, per cui dai suoi libri vengono bandite tutte quelle forme di intreccio, di plot, tutte quelle forme intrattenitorie vive nel romanzo, e si ha invece la restituzione di un\u2019esperienza. Molto spesso quest\u2019esperienza \u00e8 un\u2019esperienza di viaggio, il viaggio nella memoria, o il viaggio reale nello spazio o nel tempo.4 Tuttavia, sebbene Consolo si autodefinisca narratore prima che scrittore, \u00e8 pure necessario entrare nel suo scriptorium, cio\u00e8 mettere prima a fuoco il Consolo scrittore, se vogliamo intendere le procedure sottese alla gestazione dei suoi testi, al loro divenire \u00abnarrazioni\u00bb. Adesso, \u00e8 il caso di chiarire il terzo elemento del titolo: palincestuoso. Con la divulgazione dei lavori di Michail Bachtin sulla\u00a0 lurivocit\u00e0 e la polifonia abbiamo tutti appreso che nel genere romanzesco s\u2019intrecciano molte voci e molti linguaggi. Ci sono anzitutto, nella parte non dialogica, i vari linguaggi sociali, espressione di ideologie, classi, mestieri, ambienti: l\u2019uso dei termini che vi afferiscono costituisce una concentrata allusione alla vicinanza e alle eventuali tensioni fra i vari strati. Cesare Segre nel suo famoso saggio sul Sorriso afferma che il plurilinguismo di Consolo \u00e8 anche nettamente plurivocit\u00e0 e che l\u2019autore siciliano va avvicinato all\u2019altro grande del Novecento, Carlo Emilio Gadda.5 Ma nel caso di Consolo la definizione ha un ulteriore senso, se si considera che tra le \u00abvoci\u00bb della sua grande polifonia una, spesso dimenticata nel suo funzionamento, \u00e8 proprio la voce \u00abletteraria\u00bb: i rimandi alla tradizione che precede le sue opere. \u00c8 questa la voce che mi interessa di pi\u00fa nella complessiva polifonia di Consolo, perch\u00e9 porta alla sua poetica della ri-scrittura o, meglio, della soprascrittura, cio\u00e8 al carattere palinsestico della sua scrittura. Nel saggio Lo spazio in letteratura scrive Consolo: \u00abOmeros in Greco antico significa ostaggio: il poeta vale a dire \u00e8 ostaggio della tradizione, della memoria, e della memoria letteraria soprattutto\u00bb, ed \u00e8 proprio su questa \u00abmemoria letteraria\u00bb che vorrei soffermarmi in questo articolo.6 Questa duplicit\u00e0 d\u2019oggetto pu\u00f2 venir rappresentata, nel campo delle relazioni testuali, dall\u2019antica immagine del palinsesto. Un palinsesto \u2014si sa\u2014 \u00e8 una pergamena che contiene due testi sovrapposti, e in cui l\u2019originale non \u00e8 del tutto cancellato ma rimane visibile in trasparenza.7 La loro relazione, volendo ricorrere a G\u00e9rard Genette, \u00e8 ipertestuale: ipertesti derivati da ipotesti. Per Genette, nel campo della transtestualit\u00e0, l\u2019ipertesto \u00e8 un testo B messo in relazione con un testo anteriore, testo A, da lui chiamato ipotesto. Perci\u00f2, ipertestuale \u00e8 ogni relazione che unisca l\u2019ipertesto all\u2019ipotesto, ma nella quale il primo s\u2019innesti sul secondo in una 5. Cesare Segre, \u00abLa costruzione a chiocciola nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo\u00bb, in ID., Intrecci di voci: La polifonia nella letteratura del Novecento, Torino: Einaudi, 1991, p. 71-86. 6. Vincenzo CONSOLO, \u00abLo spazio in letteratura\u00bb, in ID., Di qua dal faro, Milano: Mondadori, 1999, p. 266. 7. Esiste un lunga tradizione sulla nozione di palinsesto (\u03c0\u03b1\u03bb\u00b5\u03c8\u03b7\u03c3\u03c4\u00a0\u03c2) nel campo della letteratura e del pensiero occidentale. Il termine veniva usato da Plutarco nei Moralia (504D, 779C) per denotare metaforicamente il manifestarsi di un aspetto del carattere. Nelle speculazioni storiche dell\u2019Ottocento il termine aveva un ruolo trascrittivo. Nel saggio \u00abOn History\u00bb [1830] Thomas Carlyle postula un\u2019investigazione del passato, che sia capace d\u2019illuminare sia il presente sia il futuro, e continua: \u00abFor though the whole meaning lies beyond our ken; yet in that complex Manuscript, covered over with formless inextricably-entangled unknown characters, \u2014nay which is a Palimpsest, and had once prophetic writing, still dimly legible there, \u2014some letters, some words, may be deciphered\u00bb (Thomas CARLYLE, Works, V, London: Chapman and Hall, 1906, p. 500). Da Thomas De Quincey il termine viene abbinato al cervello umano. Nel suo Suspira de Profundis [1845] scrive: \u00abWhat else than a natural and mighty palimpsest is the human brain?\u2026 Everlasting layers of ideas, images, feelings, have fallen upon your brain softly as light. Each succession has seemed to bury all that went before. And yet, in reality, not one has been extinguished\u00bb. De Quincey nota anche che nella vecchiaia in modo particolare gli \u00abendless strata\u00bb della mente umana sono presenti, ma non come una successione \u00abbut as parts of coexistence\u00bb. Cfr. T. DE QUINCEY, \u00abThe Palimpsest of the Human Brain\u00bb, The Collected Writings of Thomas De Quincey, ed. David MASSON, Edinburgh: Adam &amp; Charles Black, 1890, p. 346 e 348. Non dimentichiamo poi l\u2019uso del termine adoperato da Niccol\u00f2 Tommaseo per stigmatizzare lo Zibaldone di Giacomo Leopardi, come peraltro ci ricorda Consolo: \u00abLeopardi stesso, pur adottando il codice toscano, ha una \u00abinfinita\u00bb espressivit\u00e0 interna, rimanda ai classici; c\u2019\u00e8, nelle sue liriche, una continua citazione dei classici italiani, latini, greci, al punto che Tommaseo dice, e lo dice in senso critico, che la scrittura di Leopardi \u00e8 un palinsesto mal cancellato\u00bb (Vincenzo CONSOLO, \u00abPer una metrica della memoria\u00bb, Cuadernos de Filologia Italiana, 3, 1996, p. 252). maniera che non sia quella del commento.8 Questa \u00e8 la base della scrittura palinsestica. Pastiche e parodia, \u00e8 stato giustamente affermato, \u00abdesignano la letteratura come palinsesto\u00bb; e ci\u00f2 vale per qualunque ipertesto ed \u00e8 quanto Borges gi\u00e0 diceva del rapporto fra il testo e i suoi avantesti.9 Quindi, l\u2019ipertesto ci invita a una lettura relazionale. Ed \u00e8 pure interessante che in uno dei suoi ultimi interventi in Spagna Consolo cos\u00ec sintetizzava: La vera scrittura \u00e8 una scrittura palinsestica, una scrittura che scrive su altre scritture. Dicevo sopra che la vera scrittura \u00e8 per me quella palinsestica, la scrittura vale a dire che scrive su altre scritture, la scrittura che poggia sulla memoria letteraria soprattutto.10 Consolo \u00e8 certamente uno scrittore palinsestico, ma per ragioni che spero queste pagine chiariranno, possiamo anche andare oltre ed applicare un termine molto felice, e forse un po\u2019 perverso, coniato da Philippe Lejeune nel suo Moi aussi: in un deliberato gioco di parole e di grafie, si potrebbe dire che, anzich\u00e8 palinsestico, Consolo \u00e8 invece uno scrittore palincestuoso, \u00abpalimpsestueuse\u00bb, giacch\u00e9 il suo rapporto con i testi anteriori ci sembra molto pi\u00f9 intenso e pi\u00f9 stretto rispetto ad altri scrittori, ed \u00e8 un rapporto quasi famigliare.11 Consolo ci pone costantemente di fronte a una poetica intensamente iperletteraria, un ricco mosaico di intertestualit\u00e0, le cui tessere sono fatte di testi sia antichi sia moderni. Tale interesse per nozioni puramente letterarie, quali la tradizione e la ricerca di materializzazione di espressioni letterarie, pu\u00f2 far pensare a un atteggiamento reazionario o fuori dal tempo da parte dell\u2019autore e rischia di distoglierci dalla questione centrale: l\u2019intera produzione narrativa di Consolo tende alla realizzazione della sintesi tra poetica ed etica e, nonostante le sue difficolt\u00e0, offre al lettore esempi letterari unici ben lontani dalle mode e dalle correnti culturali a lui contemporanee. Le procedure poetiche di Consolo, presenti all\u2019interno di tutta la sua produzione narrativa, lo costringono\u00a0a un innesto di intertesti, l\u2019autore inoltre seleziona e pone gomito a gomito linguaggi e dialetti diversi e spesso stridenti tra di loro, oscilla tra registro alto e basso e fonde forme metriche all\u2019interno della sua prosa narrativa. 8. Cfr. G\u00e9rard Genette, Palinsesti. La letteratura al secondo grado, trad. Raffaella Novit\u00e0, Torino: Einaudi, 1997, p. 7-8. 9. Ruth Amossy e Elisheva Rosen, \u00abLa dame aux catleyas: fonction du pastiche et de la parodie dans A la Recherche du Temps Perdu\u00bb, in Litt\u00e9rature, 14: maggio 1974, p. 55-64. Nel racconto \u00abPierre Menard, autor del Quijote\u00bb (El jard\u00edn de los senderos que se bifurcan, 1941) Borges scrive: \u00abHe reflexionado que es l\u00edcito ver en el Quijote \u00abfinal\u00bb una especie de palimpsesto, en el que deben traslucirse los rastros \u2014tenues pero no indescifrables\u2014 de la \u00abprevia\u00bb escritura de nuestro amigo [si tratta del Menard del titolo]\u00bb. Cfr. Jorge L. Borges, Ficciones, in ID., Obras Completas I. 1923-1949, Buenos Aires: Emec\u00e9, 1996, p. 450. 10. Vincenzo Consolo, \u00abMa la luna, la luna\u2026\u00bb, in Irene Romera Pintor (ed.), \u00abLunaria\u00bb vent\u2019anni dopo, Val\u00e8ncia: Generalitat Valenciana, Conselleria de Cultura, Educaci\u00f3 i Esport, 2006, p. 71-72. 11. Philippe Lejeune, Moi aussi, Paris: Editions du Seuil, 1986, p. 115. Il termine originale \u00e8 quello tra virgolette. Cfr. inoltre G\u00e9rard Genette, Palinsesti, cit., p. 469. Consolo narratore e scrittore Palincestuoso Quaderns d\u2019Itali\u00e0 13, 2008 165 2. Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Tra letterariet\u00e0 ed erudizione Per ovvie ragioni di spazio non mi dilungher\u00f2 su Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, ma vorrei sottoporre all\u2019attenzione critica almeno due esempi di intertestualit\u00e0 che nel libro mi sembrano rilevanti, non solo per quel che richiamano a\u00a0livello testuale, ma anche perch\u00e9 costituiscono, diciamo, i due poli estremi dell\u2019approccio intertestuale di Consolo. Gli esempi sono ambedue desumibili dal capitolo I del capolavoro consoliano. Il primo si pu\u00f2 leggere nel paragrafo 3 del capitolo e costituisce una sorta di rottura narrativa, un movimento all\u2019interno di un reame storico\/immaginario. L\u2019aver nominato, nel paragrafo precedente, la citt\u00e0 di Brolo genera questa rottura o movimento: in effetti, fu proprio al castello di Brolo che, secondo la leggenda, Bianca Lancia fu l\u2019amante dell\u2019Imperatore Federico II di Svevia. Scrive Consolo: Al castello de\u2019 Lancia, sul verone, Madonna Bianca sta nauseata. Sospira e sputa, guata l\u2019orizzonte. Il vento di Soave la contorce.12 L\u2019evidente rimando \u00e8 a Dante, in cui il riferimento a Federico II \u00e8 cos\u00ed contestualizzato: \u00abQuest\u2019\u00e8 la luce de la gran Costanza\/ che del secondo vento di Soave\/ gener\u00f2\u2018l terzo e l\u2019ultima possanza\u00bb (Paradiso, III 118-120). Inoltre, l\u2019uso della forma verbale \u00abguata\u00bb rinvia direttamente alla prima similitudine della Commedia: \u00abE come quei che con lena affannata,\/ uscito fuor del pelago a la\u00a0riva,\/ si volge a l\u2019acqua perigliosa e guata,\/ cos\u00ec l\u2019animo mio, ch\u2019ancor fuggiva,\/ si volse a retro a rimirar lo passo\/ che non lasci\u00f2 gi\u00e0 mai persona viva\u00bb (Inferno, I 22-27).13 Ma il \u00abvento di Soave\u00bb consoliano \u00e8 una forma doppia di intertestualit\u00e0, perch\u00e9 allude anche a Lucio Piccolo e al suo modo di figurarsi poeticamente la costa tirrenica siciliana. Ne Le pietre di Pantalica, infatti, Consolo racconta la storia di Piccolo e riferisce il suo modo di parlare di questa zona: O Federico di Svevia, che al castello de\u2019 Lancia, in Brolo, ama Bianca e genera Manfredi (\u00abbiondo era e bello e di gentile aspetto\u00bb). E Piccolo chiedeva:\u00a0\u00abNon nota lei, non nota che da queste parti aleggia ancora il vento di Soave?\u00bb.14 Questa forma di intertestualit\u00e0 suggerisce una sorta di tecnica di trapianto, per mezzo della quale elementi del testo precedente vengono innestati sul 12. Vincenzo CONSOLO, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio [1976], Milano: Mondadori, 1997, p. 12. Tutte le successive citazioni da quest\u2019opera rimandano a questa edizione e saranno seguite dall\u2019abbreviazione Sim. 13. Per una lettura del Sorriso in chiave dantesca cfr. Daragh O\u2019Connell, \u00abConsolo\u2019s \u201ctrista conca\u201d: Dantean anagnorisis and echo in Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb, in Echi danteschi \/ Dantean Echoes, ed. R. Bertoni, Torino: Trauben, 2003, p. 85-105. Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, Milano: Mondadori, 1988, p. 145. Il corsivo \u00e8 dell\u2019originale. Insomma, Consolo e Piccolo \u00absi incontrano sul sintagma dantesco\u00bb, come glossa Nicol\u00f2 MESSINA, \u00abLunaria dietro le quinte\u00bb, in I. Romera Pintor (ed.), \u00abLunaria\u00bb vent\u2019anni dopo, cit., p. 188.166 nuovo, nel quale sono presenti sotto veste sia di aperta citazione, sia di dissimulata figurazione. In questo stadio iniziale del capitolo \u00e8 chiaro che Consolo sta facendo uso di una struttura narrativa altamente stilizzata e complessa. Da un lato, ci sono testi all\u2019interno dei testi, prestiti allusivi o citazioni dirette; dall\u2019altro, viene utilizzata una tecnica del rinvio che non usa procedure narrative formali o stratagemmi d\u2019intreccio, bens\u00ec opta per un sovraccarico semantico ed uno stile di prosa poeticizzata che gode del nominare le cose stesse. Il secondo esempio \u00e8 riscontrabile nel paragrafo 19 dello stesso capitolo I ed spicca specialmente proprio per quel che rivela delle procedure narrative impiegate da Consolo nei suoi testi multiformi. Il paragrafo, presentato per la\u00a0sua maggior parte in corsivo, suggerisce una citazione o, almeno, una situazione narrante alternativa, una voce o un punto di vista diversi. Nel romanzo, l\u2019unico altro luogo in cui una vasta porzione di testo \u00e8 riportata in corsivo \u00e8 nel capitolo V, \u00abIl Vespero\u00bb, in cui il testo incastonato non in tondo \u00e8 mutuato direttamente da I promessi Sposi di Alessandro Manzoni: \u00e8 la descrizione del momento della conversione dell\u2019Innominato piegata da Consolo a tratteggiare il \u00abtempo\u00bb e le sensazioni del personaggio Peppe Sirna.15 Nessuna indicazione, n\u00e9 note a pie\u2019 di pagina n\u00e9 richiami all\u2019autore, soccorre il lettore, il quale non pu\u00f2 far altro che accettare la stranezza del passo ed andare avanti con la narrazione. Il brano \u00e8 interrotto dall\u2019improvviso cambiamento di registro impresso da Enrico Pirajno, barone di Mandralisca, che dice: \u00abUh, ah, cazzo, le bellezze!\u00bb (Sim, p. 20), poich\u00e8 la sua immaginazione prende il sopravvento sul resto del paragrafo. Ci\u00f2 che precedeva in corsivo, per\u00f2, non \u00e8 un parto dei rimuginii del protagonista del Sorriso, ma un qualcosa di abbastanza strano ed estraneo, \u00e8 il frutto del pensare altrui, bench\u00e8 sia\u00a0la mente del barone Mandralisca a rievocarlo. Si d\u00e0 un indizio nella frase finale del paragrafo:\u00a0Avrebbe fottuto il B\u00ecscari, l\u2019Asmundo Zappal\u00e0, l\u2019Alessi canonico, magari il Cardinale, il P\u00e8poli, il Bellomo e forse il Landolina (Sim, p. 20). Questo \u00abforse il Landolina\u00bb \u00e8 l\u2019unica allusione, nel testo, ad una possibile fonte, anche se il lettore medio non ha modo n\u00e9 \u00e8 in grado di saperlo. La parte in corsivo del brano, cio\u00e8 i tre quinti del paragrafo, \u00e8, in effetti, una citazione diretta da una fonte che non sarebbe stata familiare per il Mandralisca, sebbene Consolo la abbia consultata come campione di stile di prosa degli intellettuali siciliani del tardo Settecento e del primo Ottocento del secolo scorso. La fonte \u00e8 proprio il Cavalier Saverio Landolina (1753-1814), figura dominante dell\u2019archeologia siciliana all\u2019inizio del XIX secolo. La sua fama e la sua posizione di rilievo si dovevano alla scoperta della famosa Venere Anadiomene, che egli 15. Cfr. Alessandro Manzoni, I promessi sposi (1840), ed. Salvatore Silvano Nigro, Milano: Mondadori, 2002, p. 409; e Vincenzo CONSOLO, Sim, p. 106. Tranne il corsivo non c\u2019\u00e8\u00a0nel testo nessuna indicazione che si tratti di una citazione manzoniana. Consolo narratore e scrittore Palincestuoso Quaderns d\u2019Itali\u00e0 13, 2008 167 fece nel 1803.16 Il testo in questione \u00e8 da ricercare in una lettera datata 29 gennaio 1807 e indirizzata all\u2019allora \u00abSopraintendente generale alle antichit\u00e0\u00bb, un certo Soratti: Passando a visitare li monumenti del Tindaro ebbi il dispiacere di non ritrovare il pi\u00f9 bel pezzo, che l\u2019altra volta vi avevo ammirato. Erano due piedi con le gambe fino alle cosce di un giovane ignudo di elegantissimo greco lavoro, con un\u2019ara dal lato sinistro ben ornata, di marmo alabastro bianco. Osservai ancora due grossi pezzi di marmo statuario, che insieme formavano il busto di un uomo di statura gigantesca; in uno dei detti pezzi si vede la corazza ornata di bassi rilievi, tra i quali si distinguano una bulla pendente sul petto con una testa molto crinita come si osserva in molte nostre medaglie. Dalla spalla destra era pendente sopra la mammella una fettuccia lavorata. Su la spalla sinistra\u00a0era elegantemente rilevato il gruppo del pallio che doveva coprire le spalle. Sopra il ventre erano due ippogrifi. L\u2019altro pezzo di marmo era il rimanente della corazza, cio\u00e8 le fibule e le bulle pendenti sopra il sago che copriva le cosce le quali si vedono tagliate. Le bulle erano tutte figurate con varie teste di animali e qualcuna umana. L\u2019esistenza di questi pezzi nel T\u00ecndaro mi fa sospettare che potevano appartenere ad una statua dei Dioscuri, descritti sempre dai poeti in abito militare.17 Nel Sorriso leggiamo invece: Gli altri marmi dietro le statue erano due piedi con le gambe sino alle cosce di un\u00a0giovane ignudo di elegantissimo greco lavoro, con un\u2019ara dal lato sinistro ben ornata, di marmo alabastro bianco. Ancora due grossi pezzi di marmo statuario, che insieme formavano il busto di un uomo di statura gigantesca; in uno dei detti pezzi si vedeva la corazza ornata di bassi rilievi, tra i quali si distingueva una bulla pendente sul petto con una testa molto crinita che si osserva in molte medaglie. Dalla spalla destra era pendente sopra la mammella una fettuccia lavorata. Su la spalla sinistra era elegantemente rilevato il gruppo del pallio che doveva coprire le spalle. Sopra il ventre erano due ippogrifi. L\u2019altro pezzo di marmo era il rimanente della corazza, cio\u00e8 le fibule e le bulle pendenti sopra il sago che copriva le cosce le quali si vedevano tagliate. Le bulle erano figurate con varie teste di animali e qualcuna umana. L\u2019esistenza di questi pezzi nel T\u00ecndaro faceva sospettare che potevano appartenere ad una statua dei Dioscuri, descritti dai poeti in abito militare. Uh, ah, cazzo, le bellezze! [\u2026] Avrebbe fottuto il B\u00ecscari, l\u2019Asmundo Zappal\u00e0, l\u2019Alessi canonico, magari il cardinale, il P\u00e8poli, il Bellomo e forse il\u00a0Landolina .18 Il brano di Landolina \u00e8 citato pressoch\u00e9 alla lettera e le sole inter\/estrapolazioni eseguite da Consolo vanno individuate nei tempi verbali ed in quei 16. Dizionario dei Siciliani illustri, ristampa anastatica, Palermo: F. Ciuni Libraio Editore, 1939. 17. Giuseppe Agnello (ed.), Le antichit\u00e0 di Tindari nel carteggio inedito di Saverio e Mario Landolina, in Estratto dall\u2019Archivio Storico Siciliano Serie III &#8211; Vol. XX, Palermo: Presso la Societ\u00e0 Siciliana per la Storia Patria, 1972, p. 218-219. 18. Sim, p. 19-20. Il grassetto in entrambi i brani indica le varianti. segmenti del brano che si riferiscono al Landolina stesso. Questo tipo di intertestualit\u00e0 \u00e8 abbastanza sconcertante per il lettore e, una volta rivelato, mostra il modo in cui si forgia lo stile di Consolo: testi dentro i testi, siano essi citazioni poetiche di scrittori canonici o citazioni dirette da oscuri testi archeologici del XIX secolo. La citazione letteraria diretta pu\u00f2 essere considerata ammissibile, se accettiamo che il punto di vista narrativo sia qui quello del Mandralisca, com\u2019\u00e8 peraltro accertabile nel resto di questo capitolo iniziale, ma la citazione diretta da lettere di argomento archeologico \u00e8 pi\u00f9 problematica. Al riguardo i commenti di Bachtin sull\u2019enciclopedismo nel genere del romanzo sono rilevanti, specialmente in quelli da lui definiti \u00abromanzi della seconda linea\u00bb. Questo tipo di romanzo dimostra la tendenza all\u2019enciclopedicit\u00e0 dei generi, ed anche l\u2019uso dei generi inseriti. Il fine principale \u00e8 introdurre nel romanzo la pluridiscorsivit\u00e0, la variet\u00e0 delle lingue di un\u2019epoca. Scrive Bachtin che i \u00abgeneri extraletterari sono introdotti non per \u00abnobilitarli\u00bb e \u00abletteraturizzarli\u00bb ma proprio perch\u00e9 sono extraletterari, perch\u00e9 era possibile introdurre nel romanzo una lingua extraletteraria (persino un dialetto). La molteplicit\u00e0 delle lingue dell\u2019epoca deve essere rappresentata nel romanzo\u00bb.19 Ed \u00e8 proprio ci\u00f2 che avviene nel secondo passo del Sorriso preso in esame. Nottetempo, casa per casa. Genesi e avantesti Spostiamo ora l\u2019attenzione dal Sorriso a Nottetempo, casa per casa. Pubblicato nel 1992, questo romanzo \u00e8 la seconda parte della trilogia consoliana: il libro ha sfondo storico ed \u00e8 ambientato nei primi anni Venti, ossia il periodo dell\u2019insorgere del fascismo, tra Cefal\u00f9 e Palermo; il tutto \u00e8 visto attraverso le vicende di una famiglia, i Marano. In realt\u00e0, Nottetempo parla dell\u2019Italia degli anni Novanta, della caduta di tutte le tensioni sociali, dell\u2019avvento della destra, della\u00a0prima volta che in Italia i fascisti sono arrivati al governo dopo la loro condanna storica. Inoltre, Consolo collegava il mondo culturale di quegli anni Venti con il mondo culturale dei tempi recenti, e presenti: l\u2019insorgere di nuove metafisiche, di misticismi, delle forme aberranti dei satanismi e delle sette\u00a0misteriche. Messe da parte queste considerazioni generali, vorrei adesso incentrarmi sulla genesi testuale di Nottetempo e fare qualche riflessione sulla critica-genetica e su come questo tipo d\u2019approccio pu\u00f2 essere utile per meglio intendere il tormentato divenire del testo. L\u2019opera letteraria non \u00e8 un dato, ma un processo, non un\u2019entit\u00e0 stabile, fissata una volta e per tutte, ma invece una variabile, o meglio un complesso dinamico di variabili in perpetuo divenire.20 19. Michail BACHTIN, \u00abLa parola nel romanzo\u00bb, in ID., Estetica e romanzo, trad. Clara STRADA JANOVIC\u02c7, Torino: Einaudi, 2001, p. 218. Esiste una vasta bibliografia sulla critica-genetica i cui i testi canonici sono: Louis HAY (ed.), Essais de critique g\u00e9n\u00e9tique, Paris: Flammarion, 1979; Amos SEGALA (ed.), Litt\u00e9rature Latino-am\u00e9ricaine et des Cara\u00efbes du XXe si\u00e8cle. Th\u00e9orie et pratique de l\u2019\u00e9dition critique, Roma:\u00a0Bulzoni, 1988; Almuth GR\u00c9SILLON, \u00c9l\u00e9ments de critique g\u00e9n\u00e9tique. Lire les manuscrits modernes, Paris: p. U.F., 1994; Giuseppe TAVANI, \u00abFilologia e genetica\u00bb, Cuadernos de Filolog\u00eda\u00a0Italiana, 3, 1996, p. 63-90; Michel CONTAT e Daniel FERRER (ed.), Pourquoi la critique\u00a0L\u2019opera letteraria \u00e8, per dirla con il Contini della critica delle varianti, \u00abun lavoro perennemente mobile e non finibile\u00bb.21 Qui vorrei basarmi su quattro avantesti che vanno situati in quella zona grigia dell\u2019ecdotica che \u00e8 a met\u00e0 fra l\u2019emerso (edizioni a stampa) e il sommerso (manoscritti, dattiloscritti, abbozzi, appunti, ecc.).22 Questi quattro avantesti mi sembrano molto interessanti e dovrebbero rivelare qualcosa della gestazione di Nottetempo. Sedici anni separano Nottetempo dal Sorriso, ma la genesi di Nottetempo pu\u00f2 essere collocata negli anni Settanta, ovvero proprio in quel periodo in cui Consolo andava scrivendo Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Il primo presagio del romanzo che sarebbe venuto pu\u00f2 rintracciarsi in un testo che Consolo scrisse per il catalogo della mostra di Luciano Gussoni alla Villa Reale di Monza nel 1971. Il testo non \u00e8 lungo, la prosa \u00e8 fortemente poeticizzata, e sembra a prima vista una specie di abbozzo. Tuttavia, due elementi del testo sono decisivi per intendere i metodi di Consolo. Il primo \u00e8 che successivamente esso viene ritoccato e in qualche modo rimodellato e infine incorporato nel Sorriso proprio in quella sequenza da incubo quasi alla fine del capitolo VII, \u00abLa memoria\u00bb.23 Il secondo elemento \u00e8 il titolo dato al testo del catalogo: Nottetempo, casa per casa. In qualche modo si pu\u00f2 quindi affermare che Nottetempo, nel suo stato embrionale, faceva inizialmente parte del Sorriso. Sempre nel 1971, Consolo scrisse un articolo per Tempo Illustrato intitolato \u00abC\u2019era Mussolini e il diavolo si ferm\u00f2 a Cefal\u00f9\u00bb.24 L\u2019articolo tratta del soggiorno in Sicilia del mago-satanista inglese Aleister Crowley con i suoi seguaci negli anni Venti. Di solito la critica spiega Nottetempo, casa per casa nei termini di un libro che traeva spunto dal racconto \u00abApocrifi sul caso Crowley\u00bb pubblicato nel 1973 da Leonardo Sciascia nella raccolta Il mare colore del vino. 25 Ma la data del 1971 dimostra chiaramente che \u00e8 stato Consolo con questo articolo a suggerire a Sciascia l\u2019idea di Crowley. Nel romanzo consoliano Crowley funge da ph\u00e1rmakon, una figura inquietante ed emblematica della decadenza perversa. Inoltre, l\u2019articolo prova che Consolo aveva gi\u00e0 iniziato la sue ricerche storiche sulle vicende cefaludesi degli anni Venti.26 g\u00e9n\u00e9tique? M\u00e9thodes, th\u00e9ories, Paris: CNRS \u00c9ditions, 1998. Inoltre, nel campo della critica-genetica applicata specificamente a Consolo, cfr. Nicol\u00f2 Messina, Per un\u2019edizione critico-genetica dell\u2019opera narrativa di Vincenzo Consolo: \u00abIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb, Madrid: Universidad Complutense, 2006. 21. Gianfranco Contini, Varianti e altra linguistica. Una raccolta di saggi (1938-1968), Torino: Einaudi, 1970, p. 5. 22. La distinzione \u00abemerso\u00bb e \u00absommerso\u00bb \u00e8 stata adoperata da Messina nel suo saggio \u00abPer una storia di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb, \u00a023. Vincenzo CONSOLO, \u00abNottetempo, casa per casa\u00bb, in Luciano Gussoni, Villa Reale di Monza, 10-30 novembre 1971; ID., Sim, p. 136-138. 24. Vincenzo CONSOLO, \u00abC\u2019era Mussolini e il diavolo si ferm\u00f2 a Cefal\u00f9\u00bb, Tempo illustrato, 2 ottobre 1971. 25. Leonardo SCIASCIA, Il mare colore del vino, Torino: Einaudi, 1973. Cfr., inoltre Giuseppe QUATRIGLIO, \u00abIl diavolo a Cefal\u00f9\u00bb, in ID., L\u2019uomo-orologio e altre storie, Palermo: Sellerio, 1995. 26. Appunti autografi, con dati raccolti dalla viva voce di cefaludesi che avevano conosciuto Crowley e la sua setta, addirittura una piantina della dimora da essi occupata a Cefal\u00fa e\u00a0 Il terzo avantesto \u00e8 ancora una volta un articolo giornalistico. Intitolato \u00abPaesaggio metafisico di una folla pietrificata\u00bb, \u00e8 apparso nel Corriere della Sera nell\u2019ottobre del 1977.27 Di spiccato interesse \u00e8 il fatto che l\u2019incipit del articolo anticipa, o almeno cos\u00ed sembra, la forma \u00a0imbrionale dell\u2019incipit di Nottetempo, casa per casa. Entrambi descrivono una notte di luna piena e l\u2019ululare dolente della figura simbolica e metaforica del lupo mannaro, ossia il licantropo. L\u2019intertesto \u00e8 la novella pirandelliana Male di luna. 28 In Consolo, tuttavia, a questa malattia viene dato il suo nome siciliano: male catubbo, derivato dall\u2019arabo catrab o cutubu, che significano canino o lupino.29 Il quarto e pi\u00f9 importante avantesto \u00e8 la presentazione redatta da Consolo per il catalogo della mostra di Ruggero Savinio (Ex Convento di San Francesco, Sciacca 8 luglio-15 agosto 1989) e intitolata L\u2019ora sospesa. Lo stesso testo viene fatto poi confluire in Nottetempo, casa per casa con alcune varianti.30 Riporto qui il testo di L\u2019ora sospesa: Quindi per gradi, per lenti processi discendiamo in spazi inusitati (dimenticammo l\u2019ora, il punto del passaggio, la consistenza, la figura d\u2019ogni altro; dimenticammo noi sopra la terra, di l\u00e0 della parete: al confine bevemmo il nostro lete). Ora, in questa luce nuova \u2014privazione d\u2019essa o luce stessa rovesciata, frantumo d\u2019una lastra, rovin\u00eco di superficie, sfondo infinito, abissitade , in nuovi mondi o antichi, in luoghi ignoti risediamo. O ignote forme, presenze vaghe, febbrili assenze, noi neliamo verso dimore perse, la fonte ove si bagna il passero, la quaglia, l\u2019antica et\u00e0 sepolta, immemorabile.\u00a0[\u2026] E in questa zona incerta, in questa luce labile, nel sommesso luccich\u00eco di quell\u2019oro, \u00e8 possibile ancora la scansione, l\u2019ordine, il racconto? \u00c8 possibile dire dei segni, dei colori, dei bui e dei lucori, dei grumi e degli strati, delle apparenze deboli, delle forme che oscillano all\u2019ellisse, si stagliano a distanza, palpitano,\u00a0svaniscono? E tuttavia per frasi monche, parole inadeguate, per accenni, allusioni, per sfasature e afonie tentiamo di riferire di questo sogno, di questa emozione. Viene e sovrasta un nunzio lampante, una lama bianca, un angelo abbagliante. Da quale empireo scende, da quali paradisi? O risale prepotente da quali\u00a0abissi? \u00c8 lui che predice, assorto e fermo, ogni altro evento, enuncia enigmi, misteri, accenna ai miracoli; si dichiara vessillo, simbolo e preambolo d\u2019ogni altro spettro. l\u2019esergo del Cap. I di Nottetempo, si ritrovano nel quaderno Ms 2 che tramanda excerpta del Cap. I del Sorriso insieme ad altri materiali \u00aballotri\u00bb risalenti agli anni 1968, 1969, 1970. Cfr. Nicol\u00f2 Messina, Per un\u2019edizione critico-genetica, cit., p. 60-65. 27. Vincenzo Consolo, \u00abPaesaggio metafisico di una folla pietrificata\u00bb, Corriere della Sera,\u00a019 ottobre 1977. 28. Pubblicato la prima volta con il titolo Quintadecima in Corriere della Sera, 22 settembre 1913, poi con il nuovo titolo nel 1925. Luigi Pirandello, \u00abMale di luna\u00bb, Novelle per un\u00a0anno, ed. Mario Costanzo, vol. II, tomo I, Milano: Mondadori, 1987, p. 486-495. 29. Cfr. Giuseppe Pitr\u00e9, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, rist., vol. IV, Catania: Clio, 1993, p. 237-243. 30. \u00abL\u2019ora sospesa\u00bb corrisponde a Vincenzo CONSOLO, Nottetempo, casa per casa, Milano: Mondadori, 1992, p. 64-67. \u00abE un mattino d\u2019aprile lasciammo la dimora alta e luminosa, lasciammo\u00a0i templi, le piazze, le arnie e le vigne, abbandonammo la patria nostra, la superba citt\u00e0 che s\u2019alza sopra il fiume\u2026\u00bb cos\u00ec racconta l\u2019allievo del filosofo, del mago, dell\u2019uomo venerato, cos\u00ec racconta il giovane \u00ab\u2026 Spogli ed esposti, solitari, per boschi e per deserti, giunsimo, dopo giorni e giorni, all\u2019oriente estremo, all\u2019altro mare di quest\u2019isola vasta, alla montagna immensa, alla scaturigine del fuoco, del fragore, della minaccia. E pi\u00f9 che andavamo su per l\u2019aspro suolo, per le impietrate lave, risonanti, oltre ogni verde, ogni ginestra lenta, su per le nere lande, le gelide tormente, pi\u00f9 egli s\u2019ammutiva, si staccava da me,\u00a0da tutto il mondo. O profferiva entusiasta, come preso dal Dio e dalle Furie, frammenti dei poemi. \u2014\u2026 \u00c1nthropoi ther\u00e9s te kai ichth\u00faes\u2026\u2014 diceva \u2014\u2026 Tutto alterna cos\u00ec, e cos\u00ec dura eternamente\u2026 Per la virt\u00f9 d\u2019amore si unisce, ed ora per la frattura dell\u2019odio si separa\u2026\u2014\u00bb. E infine lacrimando disse del nero delle sabbie, dei lapilli in cui lo scorse infine, disse dell\u2019indicibile terrore, dei boati e dell\u2019incandescenza, dell\u2019immenso rosso che l\u2019avvolse, bruci\u00f2 e che dissolse. Ma da sfondi calmi, da quiete lontananze, dagli ocra, dai rosa, dai bruni, da strati sopra strati, chiazze, da perenti scialbature, da squarci in cui traspare l\u2019azzurro tenero o il viola d\u2019antico parasceve, Johannes s\u2019affaccia, in bianca tunica, virginea come la sua fronte e come il Libro poggiato sui ginocchi: rimemora e trascrive, con parole chiare e d\u2019oro, una storia, la Storia unica, terribile e sublime. \u00ab\u2014Tutto \u00e8 compiuto!\u2014 disse\u00bb. [\u2026] E oltre sono i foschi cieli e le chiome degli alberi impietrati, gli scuri ingressi degli antri, delle vuote dimore dei vespertili, delle civette. Oltre sono le Rovine. Che non consumi tu Tempo vorace. Che non consumi tu. Che non consu\u2026 [\u2026] Tentiamo intanto esili passaggi sopra gli abissi, i vuoti, il nulla che s\u2019\u00e8 aperto ai nostri piedi. Tentiamo nella sera \u2014ora calmi, arresi, stesi nel grembo tenero di Cuma, del Palatino\u2014 d\u2019accendere il dialogo, la conversazione, sacra per il calore, raro, per i semi di luce, il polline, le lucciole che sparge sopra arbusti, foglie, il cielo che s\u2019imbruna sopra noi. \u00abOh se per tutti un legame \/ un eros vago lontano\u2026\u00bb. Oh in questo silenzio assorto, in questo fresco di sera abbrividente vorrei sentire i vostri toni, accenti.\u00a0\u00abChe non consumi tu\u2026\u00bb. [\u2026] E tu, e noi chi siamo? Figure emergenti o svanenti, agonici spettri, palpiti, aneliti, graffi indecifrati. Sussurro, parola fioca nel mare del silenzio.31 Tutto questo brano pu\u00f2 essere letto in versi. Prevalgono endecasillabi e settenari. Ma non mancano versi brevi o medi (quinari, senari) o pi\u00f9 lunghi (ottonari, novenari). Bisogna lasciarsi guidare dal ritmo accentuale, ma anche dalla scansione sintagmatica e semantica. Se prendiamo come esempio l\u2019attacco, vi 31. Vincenzo CONSOLO, \u00abL\u2019ora sospesa\u00bb, in Ruggero Savinio. Con uno scritto di Vincenzo Consolo e un testo dell\u2019artista, Palermo: Sellerio, 1989, p. 9-10. Le frasi sottolineate indicano le parti del testo espunte da Nottetempo e le parole in corsivo delle leggere varianti. leggiamo la seguente sequenza metrica: 11+11+7+7+5+7+11+7+11, pi\u00f9 l\u2019explicit con rima &#8211; \u00abete\u00bb: Quindi per gradi, per lenti processi discendiamo in spazi inusitati (dimenticammo l\u2019ora, il punto del passaggio, la consistenza la figura d\u2019ogni altro, dimenticammo noi sopra la terra, di l\u00e0 della parete, al confine bevemmo il nostro lete).32 Inoltre, il brano \u00e8 anche uno squisito esempio di ekphrasis nella sua descrizione del \u00abnunzio lampante\u00bb, ovvero un rinvio alla Melancholia I (1514) di Albrecht D\u00fcrer.33 L\u2019icona di D\u00fcrer ci rimanda di nuovo a Walter Benjamin e alle sue teorie sulla malinconia in Ursprung des deutschen Trauerspiel (1925).34 Intervistato sull\u2019uso dell\u2019arte figurativa e dell\u2019ekphrasis come modalit\u00e0 narrativa che dimostra un\u2019intensa immaginazione pittorica, Consolo ha affermato che c\u2019\u00e8 \u00abun bisogno di bilanciare il suono, la parola con una concretezza di tipo visivo, di bilanciare l\u2019orecchio con l\u2019occhio. C\u2019\u00e8 sempre un riferimento ad un\u2019icona, ad un\u2019icona pittorica\u00bb. E ha proseguito cos\u00ec: \u00abSempre ho avvertito l\u2019esigenza di equilibrare la seduzione del suono, della musica, della parola con la visualit\u00e0, con la visione di una concretezza visiva; di rendere meno sfuggente e dissolvente la parola nel silenzio, perch\u00e9 il suono fatalmente si dissolve nel silenzio\u00bb.35 Questo modus componendi di Consolo, il suo pubblicare testi poetici in cataloghi d\u2019arte prima della loro apparizione \u00abintegrata\u00bb nelle sue narrazioni, \u00e8 un fatto interessante dal punto di vista della critica-genetica. Consolo stesso ci spiega anche le ragioni di questi fenomeni testuali e ci fornisce un termine alquanto peculiare per definirli: [\u2026] io non ho mai scritto una recensione di tipo logico critico dei pittori. I pittori mi interessavano quando mi davano lo spunto per scrivere delle pagine di tipo lirico narrativo, ed allora poi utilizzavo queste presentazioni per scrivere quelli che io chiamo gli \u00aba parte\u00bb, la parte del coro quando s\u2019interrompe la narrazione. Queste digressioni di tipo lirico espressivo che i latini chiamavano \u00abcantica\u00bb.36 32. Ringrazio il collega Nicol\u00f2 Messina per l\u2019aiuto prestatomi per questa \u00abtraduzione\u00bb in versi. 33. Non possiamo neanche dimenticare I cipressi, la pialla, il compasso di Fabrizio Clerici (1980 &#8211; olio su tela, collezione privata) che riprende e raffigura l\u2019icona dell\u2019angelo della malinconia di D\u00fcrer. 34. Walter Bemjamin, Il dramma barocco Tedesco, Torino: Einaudi, 1971. Daragh O\u2019Connell, \u00abIl dovere del racconto: Interview with Vincenzo Consolo\u00bb, cit., p. 251. Vincenzo Consolo, \u00abClausura de las jornadas\u00bb, in Irene Romera Pintor (ed.), Lunaria vent\u2019anni dopo, cit., p. 235. Come abbiamo visto con il testo \u00abNottetempo, casa per casa\u00bb del 1971, e vedremo con un altro esempio tratto da Lo Spasimo di Palermo, questi \u00aba parte\u00bb rientrano cos\u00ed in una singolare categoria testuale. Nel testo del catalogo \u00abL\u2019ora sospesa\u00bb non mancano peraltro allusioni letterarie. Per esempio, \u00abOh se per tutti un legame\/ un eros vago lontano\u2026\u00bb \u00e8 una citazione diretta da Fosfeni di Andrea Zanzotto: Oh se per tutti un legame Un eros vago lontano Come una stretta di mano Perenta in un\u2019alba grigia\u2026 (Silicio, carbonio)37 Inoltre, \u00abChe non consumi tu Tempo vorace. Che non consumi tu\u2026 Che non consu\u2026\u00bb suggerisce icasticamente il consumarsi delle parole stesse per effetto del passare del tempo. A detta dello scrittore questa frase \u00e8 ripresa dagli incisori dell\u2019Ottocento che la lasciavano scritta sopra le rovine riprodotte. Ma ci sembra di sentire qui anche un\u2019eco del latino, in particolare da Ovidio (Metamorphoses XV, 234-236): Tempus edax rerum, tuque, invidiosa vetustas, Omnia destruitis vitiataque dentibus aevi Paulatim lenta consumitis omnia morte! 4. Lo Spasimo di Palermo. Urlo e silenzio Lo Spasimo di Palermo, pannello finale del trittico siciliano di Vincenzo Consolo, \u00e8 un\u2019opera complessa, non facilmente categorizzabile: non \u00e8 un romanzo nel senso tradizionale del termine, ma con la sua articolazione tratta criticamente questioni e interventi relativi al 174 Quaderns d\u2019Itali\u00e0 13, 2008 Daragh O\u2019Connell All\u2019interno del romanzo, il protagonista consoliano, Gioacchino Martinez, scrittore di romanzi difficili che sta invecchiando ed \u00e8, in ultima analisi, uno sconfitto, riflette sul suo lavoro e su dove esso l\u2019ha condotto: Aborriva il romanzo, questo genere scaduto, corrotto, impraticabile. Se mai ne aveva scritti, erano i suoi in una lingua diversa, dissonante, in una furia verbale ch\u2019era finita in urlo, s\u2019era dissolta nel silenzio.39 Il racconto dello Spasimo rappresenta al contempo la mediazione verso questa impasse e la risposta ad essa. Paradossalmente, le strategie adottate da Consolo sfiorano appena le forme popolari di espressione culturale, interrogandole criticamente e mettendo a nudo la loro natura \u00abcomplice\u00bb, poich\u00e9 esse supportano e partecipano di quella che Consolo considera una situazione intollerabile per la societ\u00e0 italiana contemporanea e per la funzione dell\u2019arte. La scelta del linguaggio \u00e8 per Consolo un tentativo di dare nuova sacralit\u00e0 alla parola, la sua narrativa \u00e8 un esempio singolare di movimento verso la poesia, il suo messaggio etico \u00e8 un messaggio di disperazione ma non di disfatta \u2014non come il silenzio che affligge Gioacchino Martinez. Per Consolo, l\u2019unico modo di contrapporsi a una crescente perdita di fiducia nelle possibilit\u00e0 comunicative del romanzo, \u00e8 quello di poeticizzarne la forma.Nonostante i quattro anni che separano lo Spasimo da L\u2019olivo e l\u2019olivastro, Consolo era chiaramente impegnato a scriverlo gi\u00e0 da molti anni. Com\u2019era ormai suo modus componendi, momenti testuali dal futuro romanzo erano apparsi per la prima volta in altri testi brevi, in guise diverse. Come gi\u00e0 per gli esempi estrapolati dal Sorriso e da Nottetempo, sono stati cataloghi e mostre d\u2019arte a dare a Consolo l\u2019occasione di dispiegare e meditare su queste digressioni liriche, quei passi da lui definiti \u00aba parte\u00bb. Riferendosi a questi testi scritti da Consolo per cataloghi o per libri di fotografie, Joseph Francese li considera come delle \u00abinvestigazioni collaborative ed ecfrastiche delle vestigia civiche e naturali del passato siciliano\u00bb.40 Sono d\u2019accordo con lo studioso riguardo alla loro funzione, ma quel che ci interessa maggiormente \u00e8 che tanti di questi testi \u2014e Francese non lo nota\u2014 confluiscono successivamente nei romanzi come digressioni corali-poetiche, e quindi il loro status testuale \u00e8 pi\u00f9 problematico. Non si tratta di una forma di semplice autocitazione o auto-plagio, ma di uno spostamento radicale dei materiali testuali pieno di notevoli potenzialit\u00e0 poetiche. La poetica di Consolo implica anche l\u2019accumulazione e l\u2019espunzione di testi di provenienze diverse, siano essi scritti giornalistici, creativi o saggistici, generando uno spazio polifonico-palinsestico singolare. Ne abbiamo un impressionante esempio, sul versante giornalistico ed ecfrastico, in un testo intitolato I barboni scritto da Consolo nel 1995 per il catalogo dell\u2019artista Ottavio Sgubin. Il dato significativo \u00e8 che esso viene incorporato nello Spasimo in un 39. Vincenzo CONSOLO, Lo Spasimo di Palermo, Milano: Mondadori, 1998, p. 105. Tutte le successive citazioni dal romanzo saranno seguite dall\u2019abbreviazione SP. 40. Joseph FRANCESE, \u00abVincenzo Consolo\u2019s Poetics of Memory\u00bb, Italica, 82: 1, 2005, p. 44: \u00ab[\u2026] collaborative ekphrastic investigations of the civic and natural vestiges of the Island\u2019s past\u00bb. punto cruciale.41 Di questo testo poi \u2014altro dato da sottolineare\u2014 esistono, oltre a quella valorizzata nello Spasimo, altre sei versioni in vari articoli di giornali ed ulteriori mostre dell\u2019opera di Sgubin fra il 1995 e il 2003.42 Stanno nel tempo loro, ell\u2019immota notte, chiusi nel sudario bruno, ermetici e remoti, negli antri delle sibille, nelle celle dei vati, stanno come vessilli gravi sui confini, nel varco breve tra il conato e la stasi, la somma e infinita quiete metafisica. Proni, supini, acchiocciolati contro balaustre, scale, piedistalli, sagome che in volute di drappi, spiegamento d\u2019ali, torsioni, slanci, gonfiori e incavi, fantasie barocche, fingono o figurano il moto, l\u2019estro della vita, sono masse ironiche contro le nostre illusioni, i nostri inganni, cumuli beffardi, monito fermo del destino umano, dell\u2019esito fatale in fissit\u00e0 pietrosa, lento sfaldamento, dispersione in granuli, pulviscolo. E la luna, la tenera sorella delle statue, degli angeli, imbianca groppe, balze, intenebra pieghe, anfratti, scanalature, vortici, il tellurico gioco di vesti, manti. Da dove giungono questi pellegrini affranti, quale giorno li vide camminare, quale luce scopr\u00ec le crepe, le frane, il velo sopra l\u2019occhio, la patina sul volto, segni bassi, sgradevoli del sembiante? Sono proiezioni, ombre, creature delle nostre paure, delle nostre angosce? Sono gli abitatori dei margini, le sentinelle dell\u2019abisso, i testimoni del cedimento, gli assertori del rifiuto, del distacco. Sono, lontani muti assoluti, il richiamo costante della precariet\u00e0, dell\u2019equilibrio instabile, dell\u2019assurdo spasmo dell\u2019esistere, del vivere cieco e affannoso, formicoloso moto, ottuso vagolare per cunicoli e tane, dimore grasse, labirinti d\u2019isteria, d\u2019oltraggio, nostro d\u2019illusi dominanti su questa crosta procellosa, su questa landa del mondo, \u00absu l\u2019arida schiena\/ del formidabil monte\u00bb, su questo Vesuvio o Etna che in ogni istante, all\u2019istante, per volere del Caso, stermina e pietrifica, vanifica ogni vita, cancella ogni memoria. Sono, questi profeti mesti, queste argillose statue, questa teoria antropomorfa di sarcofagi sepolti nella notte, il canto malioso o, ancor pi\u00f9 forte, il silenzio che attrae noi vaganti, ulissi senza bussola, privati d\u2019ogni approdo. Ora affiora dal groviglio delle pieghe, dalla piramide brumosa dell\u2019orbace il lampo chiaro d\u2019una mano, l\u2019accenno d\u2019una fronte, sboccia il gesto di rifiuto o di difesa. II mucchio penoso del distacco e dell\u2019oblio ha ora bave di colore, vermiglie striature, violacee, \u00e8 bagnato dalla luce mercuriale, dalla livida lampa nell\u2019immenso vano dell\u2019assenza e del silenzio. Si disegna d\u2019intorno la fredda geografia della storia, la quinta, il fondale inesorabile del teatro sociale, cantone di palazzo, incrocio di vie senza nome, griglia di vetrata, rampa di scala mobile, acciaio, plastica di deserte stazioni, anditi dei transiti sospesi. 41. Il passo in questione corrisponde a \u00abStanno nel tempo loro [\u2026] il tritume delle ossa\u00bb, per cui cfr. SP. , p. 70-71. 42. Vincenzo CONSOLO, \u00abBarboni, simbolo inquietante del nuovo medioevo\u00bb, Il Messaggero, 3 marzo 1996; ID., \u00abBarboni e Natura morte\u00bb, in Sgubin: Opere 1988-1997, ed. Marco Goldin, Venezia: Marsilio, 1997. Il testo viene riproposto dalla copertina del catalogo Ottavio Sgubin Mario Jerone, Centro Espositivo S. Agostino, 28 agosto &#8211; 30 ottobre 1999; ed \u00e8 successivamente apparso col titolo \u00abBarboni, segno dei nostri fallimenti\u00bb, L\u2019Unit\u00e0, 29 Ottobre 2003, per segnalare un\u2019altra mostra di Sgubin e ripubblicato infine come \u00abI barboni di Ottavio Sgubin\u00bb, in Ottavio Sgubin pittore, Museo Civico del Patriarcato, Aquileia Via Popone, 6-27 aprile 2003, p. 5. Vengono questi ribelli, questi dimissionari della convivenza, questi emarginati dalla ipocrita decenza, questi esiliati dal potere mercantile \u2014la banale civilt\u00e0, l\u2019angustia sociale che nomina barboni o in altri modi uguali questi che hanno abbandonato il campo, violato la dura legge dell\u2019avere\u2014 vengono da lontano nella storia, da oscuri medioevi di carestie e pesti, d\u2019empiet\u00e0 e di violenza, vengono dalle piazze di Londra o di Parigi, da sotto arcate di ponti, da corti dei miracoli, breugheliane quaresime, cortei di cenci, di cecit\u00e0 e di piaghe, da Alberghi di Carit\u00e0, ghetti di decenza. Sono i barboni, nella trionfante storia nostra d\u2019oggi, incongrue presenze, segno dei nostri ritardi, dei nostri fallimenti. Sono simbolo, nelle interne fratture, della pi\u00f9 vasta, crudele frattura nel mondo, profezia inquietante d\u2019un medioevo incombente.43 Il testo I barboni ha tutte le caratteristiche degli altri \u00aba parte\u00bb: la prevalenza di endecasillabi, un registro alto, o meglio altamente poetico, ricercato, e inoltre la mancanza di una voce narrante identificabile. Esso sembra svolgere la funzione di quello che Norma Bouchard, in un altro contesto, chiama il \u00abmonologo lirico drammatico\u00bb, specialmente nella sua condizione di unica voce possibile per il narratore, a un passo dal grido di disperazione e dagli abissi del silenzio.44 Inoltre, si scorgono nel testo diverse allusioni letterarie che ne fanno un testo ibrido. In primo luogo, la citazione diretta da La ginestra leopardiana (vv. 1-2): \u00ab[\u2026] su l\u2019arida schiena\/ Del formidabil monte\u00bb.45 Nel paragrafo successivo, un\u2019allusione a Franz Kafka: il \u00abcanto malioso\u00bb \u00e8, infatti, il canto delle sirene, ma, come il narratore precisa, \u00e8 il silenzio delle sirene ad attrarre di pi\u00fa e a distruggere infine il moderno Ulisse, di cui la voce narrante \u00e8 una delle ipostasi (\u00abnoi\u00bb): \u00abo ancora pi\u00f9 forte, il silenzio che attrae noi vaganti, ulissi senza bussola, privati d\u2019ogni approdo\u00bb. Il silenzio enfatizzato di queste figure mitiche rimanda al racconto Il silenzio delle sirene di Kafka pubblicato per la prima volta nel 1934.46 Nella traduzione italiana si legge: Ma le sirene hanno un\u2019arma ancora pi\u00f9 terribile del loro canto, ed \u00e8 il loro silenzio. Non \u00e8 mai accaduto, ma forse non \u00e8 del tutto inconcepibile che qualcuno si possa salvare dal loro canto, ma dal loro silenzio certo no. Alla sensazione di averle vinte con la propria forza, all\u2019orgoglio che ne consegue e che tutto travolge, nessun mortale pu\u00f2 resistere. 43. Vincenzo CONSOLO, I barboni, in Sgubin: Opere 1988-1995, Milano: Electa, 1995, p. 15-16. 44. Norma BOUCHARD, \u00abVincenzo Consolo and the Postmodern Writing of Melancholy\u00bb, Italica, 82: 1, 2005, p. 5. 45. Giacomo LEOPARDI, Poesie e prose, ed. Mario Andrea RIGONI, Milano: Mondadori, 1987, p. 124. 46. Il racconto apparve postumo in Beim Bau der Chinesischen Mauer. Ungedruckte Erz\u00e4hlungen und Prosa aus dem Nachlass, hrsg. Max BROD und Hans Joachim SCHOEPS, Berlin: Schocken Verlag, 1934. Consolo certamente conosceva il racconto kafkiano e, infatti, questo stesso brano serviva da epigrafe allo studio junghiano di Basilio Reale su Lighea di Tomasi di lampedusa, per il quale Consolo aveva scritto una prefazione assai rilevante, perch\u00e9 vi appare definita per la prima volta la sua concezione della tradizione letteraria siciliana.47 Nella sua trasposizione in forma narrativa nel capitolo VI dello Spasimo, il brano subisce dei ritocchi: viene abbreviato e odificato radicalmente. Espunge per esempio i riferimenti a Leopardi e Kafka, e invece, nel suo nuovo stato rientra in una lunga digressione poetica che finir\u00e0 con una citazione aperta dall\u2019Odissea: l\u2019unica citazione diretta da Omero di tutta l\u2019opera. Il passo omerico \u00e8 riprodotto in italiano senza alcuna indicazione del numero del libro n\u00e9 dei versi,48 ma corrisponde al Libro 1, versi 577-578: \u03b5<\/p>\n<p>\u03c0 \u03b4\u0011 \u0012 \u03c4\u03b9 \u03ba\u03bb\u03b1\u03b5\u03b9\u03c2 \u03ba\u03b1\u0014 \u0015\u03b4\u03c1\u03b5\u03b1\u03b9 \u03bd\u03b4<br \/>\n\u03b8\u03b9 \u03b8\u03c5\u00b5\u001c<\/p>\n<p>\u2019A\u03c1\u03b3\u03b5\u03c9\u03bd \u2206\u03b1\u03bd\u03b1#$ \u03bd %\u03b4\u0011 \u2019I\u03bb<br \/>\n\u03bd<br \/>\n&#8216;\u03c4<br \/>\n\u03bd (\u03ba<br \/>\n\u03c9\u03bd.<\/p>\n<p>L\u2019importanza di questa citazione va misurata sulla base del contesto dell\u2019Odissea da cui \u00e8 stata mutuata e della funzione che essa svolge nello Spasimo. Nell\u2019Odissea verso la fine del Libro VIII, al banchetto efferto in suo onore, Odisseo ascolta il racconto di Demodoco che canta il sacco di Troia. Il re Alcinoo si accorge del dolore del suo ospite ancora senza nome e gli chiede come si chiami e la ragione della sua sofferenza (VIII, 550 ss.). All\u2019inizio del Libro IX Odisseo cede alle pressioni del re e si rivela a tutti i presenti con le parole: \u03b5&#8217;\u00b5\u2019 \u2019)\u03b4\u03c5\u03c3\u03b5*\u03c2 \u039b\u03b1\u03b5\u03c1\u03c4\u03b9,\u03b4\u03b7\u03c2. (IX, 19: \u00abIo sono Odisseo, figlio di Laerte\u00bb), e cos\u00ec comincia a raccontare le alterne vicissitudini che l\u2019hanno sospinto fino alla terra dei Feaci, nell\u2019isola di\u00a0Scheria. In altre parole, questo momento segna, con tale anagnorisis, l\u2019inizio della narrazione vera e propria. Infatti, ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro Consolo cita questi stessi versi (Od. IX, 19-21; 34-35) e ne sottolinea l\u2019importanza per lui in termini della narrazione pura, una forma, o meglio un genere a\u00a0cui egli aspira: Consolo narratore e scrittore Palincestuoso Quaderns d\u2019Itali\u00e0 13, 2008 177 47. Cfr. Vincenzo Consolo, \u00abPrefazione\u00bb a Basilio Reale, Sirene siciliane. L\u2019anima esiliata in \u00abLighea\u00bb di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Palermo: Sellerio, 1986, p. 9-14. Il saggio di Reale e la prefazione di Consolo sono stati ripubblicati nel 2001 per i tipi della casa editrice Moretti &amp; Vitali di Bergamo. Il brano riportato di Kafka \u00e8 ripreso proprio da questa riedizione (p. 25). In una fase intermedia, il testo, con il titolo cambiato in \u00abSirene siciliane\u00bb, era stato incluso in Vincenzo CONSOLO, Di qua dal faro, Milano: Mondadori, 1999, p. 175-181. 48. Cfr. \u00abDi\u2019 perch\u00e9 piangi e nel tuo animo gemi\/ quando odi la sorte\u00bb (SP, p. 72). Come dichiara nella postfazione, Consolo cita dalla versione di G. Aurelio Privitera (\u00abFondazione Lorenzo Valla\u00bb, Milano: Mondadori, 1986). Sono Odisseo, figlio di Laerte, noto agli uomini per tutte le astuzie, la mia fama va fino al cielo. Abito ad Itaca chiara nel sole\u2026 Non so vedere altra cosa pi\u00fa dolce, per uno, della sua terra. Narra, narra fluente la sua odissea, come avesse varcato la soglia magica, la bocca dell\u2019ipogeo dell\u2019anima. E diventa Ulisse, ahi!, l\u2019aedo e il poema, il cantore e il canto, il narrante e il narrato, l\u2019artefice e il giudice, diventa l\u2019inventore di ogni fola, menzogna, l\u2019espositore impudico e coatto d\u2019ogni suo terrore, delitto, rimorso.49 Consolo ha spiegato in varie occasioni la sua concezione della \u00abnarrazione poematica\u00bb, una forma letteraria in opposizione al genere del romanzo, e non di rado l\u2019ha fatta trapelare da diversi incisi delle sue opere.50 In questo, come ricordato all\u2019inizio, Consolo trae spunto dal saggio del 1936 di Walter Benjamin, nel quale il filosofo si riferisce alla restituzione di un\u2019esperienza come uno dei componenti fondamentali del raccontare \u2014ovvero quella che egli definisce \u00abla capacit\u00e0 di scambiare esperienze\u00bb: \u00abL\u2019esperienza che passa di bocca in bocca \u00e8 la fonte a cui hanno attinto tutti i narratori\u00bb.51 Allora, per Benjamin, e Consolo lo segue, il raccontare va inteso in diretta opposizione al genere borghese del romanzo. Per Benjamin, alla \u00abrimembranza\u00bb [Eingedenken] \u2014il principio formale del romanzo\u2014 va aggiunta la memoria [Ged\u00e4chtnis], \u00abelemento musale\u00bb del racconto.52 La narrazione benjaminiana \u00e8 per Consolo soprattutto la restituzione dell\u2019esperienza di un viaggio, come si evince inequivocabilmente da questo passo del quasi leopardiano Dialogo di Consolo e Nicolao, prefato da Maria Corti: \u00c8, la narrazione, canto e incanto, rivelazione e occultamento, verit\u00e0 e menzogna, musa e sirena, memoria e oblio: ricreazione vale a dire di una verit\u00e0 altra, la verit\u00e0 della poesia. E la poesia \u2014ricordiamolo\u2014, nella forma pi\u00f9 alta \u00e8 anche entusiasmo, \u00e8 en the\u00f2, vaticinio, perveggenza di una realt\u00e0 a venire. Odisseo, con il suo racconto, melodioso come quello di un aedo, incanta gli ascoltatori.53 Adesso, tornando al citato Di\u2019 perch\u00e9 piangi e nel tuo animo gemi\/ quando odi\u00a0la sorte dello Spasimo, ci\u00f2 che segue nella narrazione non \u00e8 costituito dalle famose parole di auto-rivelazione di Odisseo che inaugurano il suo racconto, bens\u00ed da quelle pessimistiche di Consolo: \u00abIo sono\u2026 no, no, l\u2019aridit\u00e0, la lingua 49. Vincenzo CONSOLO, L\u2019olivo e l\u2019olivastro, Milano: Mondadori, 1994, p. 19. I versi sono sempre nella versione cit. di G. Aaurelia Privitera. 50. La forte vocazione metaletteraria di alcuni passi del corpus consoliano \u00e8 studiata da Miguel \u00c1ngel Cuevas, \u00abLa constante metaficcional en la obra de Vincenzo Consolo\u00bb, in Hans Felten &amp; David Nelting (edd.), Una veritade ascosa sotto bella menzogna\u2026 Zur italienischen Erz\u00e4hlliteratur der Gegenwart, Frankfurt a. M.: Peter Lang, 2000, p. 129-35. 51. Walter. Benjamin, Angelus Novus, cit., p. 248. 52. Ibid., p. 262-263. 53. Vincenzo Consolo &amp; Mario Nicolao, Il viaggio di Odisseo, intr. Maria CORTI, Milano: Bompiani, 1999, p. 38. spessa, l\u2019oblio d\u2019ogni nesso\u2026 illuso ancora dell\u2019ascolto, tu procedi\u00bb (SP,p. 72): ossia l\u2019impossibilit\u00e0 della narrazione; l\u2019esito estremo della poetica di Consolo. Ricorrendo alle riflessioni dello stesso Consolo, la simbologia \u00e8 questa: il narratore, l\u2019anghelos, il messaggero, non appare pi\u00f9 nella narrazione. \u00c8 rimasto solo il coro, il poeta, che in tono alto, lirico, in una lingua non pi\u00f9 comunicabile, commenta e lamenta la tragedia senza soluzione, la colpa, il dolore senza catarsi.54 Per Massimo Onofri Lo Spasimo di Palermo \u00e8 un\u2019opera senza precedenti in Consolo. Il critico afferma che la narrazione contiene gli abbozzi di parecchi altri romanzi e di fatto ne conta ben cinque: un romanzo sul rapporto Italia-Sicilia; un romanzo sul rapporto padre e figlio (il padre di Gioacchino\/Chino e Chino); un secondo romanzo padre-figlio (Chino e Mauro); inoltre un romanzo d\u2019amore (Chino e Lucia); e infine, un romanzo di \u00abobl\u00eco e dimenticanza\u00bb.55 A questi cinque pseudo-romanzi se ne potrebbero aggiungere anche altri, se non romanzi, almeno fili di possibili romanzi: per esempio, il romanzo sulla mafia; un giallo (ma qui giallo va inteso nel senso della critica severa fatta da Consolo alla letteratura di consumo, giallo incluso); e infine, un romanzo-nostos alla Vittorini. Una delle difficolt\u00e0 della narrazione di Consolo risiede esattamente in questa molteplicit\u00e0 di fili romanzeschi, nessuno dei quali \u00e8 predominante, ma che accoppiati producono una narrazione che ci sembra unica nell\u2019attuale panorama letterario italiano. Tuttavia, quest\u2019idea di Onofri dei tanti romanzi all\u2019interno della narrazione \u00e8 interessante anche per vari altri aspetti: innanzittutto, nessuno dei romanzi che elenca \u00e8 completo; in secondo luogo, \u00e8 altrettanto vero che lo Spasimo contiene in s\u00e9 i momenti testuali di tutta l\u2019opera consoliana. Quindi ci sembra che lo Spasimo costituisca quello che potremmo chiamare l\u2019autobiografia estetica di Consolo, ovvero una sorta di autoritratto artistico di Consolo-autore: non nel senso che Consolo abbia scritto un\u2019autobiografia tout court, ne siamo ben lontani, ma in quanto ha invece immaginato una narrativa che \u00e8 fondata sui propri testi. La grandezza e l\u2019importanza dello Spasimo si basano in parte sulla presenza delle altre narrazioni consoliane all\u2019interno dell\u2019opera, che proprio per il loro coabitarci offrono una specie di critica della poetica dell\u2019autore e ne danno anche qualche spiegazione. Non \u00e8 soltanto una forma ludica di autoplagio, n\u00e9 un riesame della sua poetica, ma una specie di summa, in cui le scelte ideologiche ed estetiche sono portate alla loro naturale conclusione. Quel che intendo dire \u00e8 che la narrazione rivela tracce dei romanzi precedenti; il che ci suggerisce che lo Spasimo \u00e8 sovra-scritto, un doveroso palinsesto che ci porta\u00a0indietro nel tempo fino a La ferita dell\u2019aprile del 1963. Quindi, se accettiamo che lo Spasimo \u00e8 l\u2019ultimo episodio della trilogia consoliana, dovremo ammettere che l\u2019autore vi implica e problematizza anche tutta l\u2019opera pubblicata fino a quella data. In breve, oltre alla solita presenza di altri poeti e autori, sia antichi che moderni, la presenza letteraria pi\u00f9 forte nello Spasimo \u00e8 Consolo stesso. Consolo narratore e scrittore Palincestuoso Quaderns d\u2019Itali\u00e0 13, 2008 179 54. Cfr. Vincenzo CONSOLO, \u00abPer una metrica della memoria\u00bb cit., p. 258. 55. Massimo ONOFRI, Il sospetto della realt\u00e0, cit., p. 183. Non mi soffermer\u00f2 sui legami formali e tematici fra lo Spasimo e gli altri due romanzi storico-metaforici della trilogia: Il sorriso e Nottetempo. Vorrei qui segnalare, invece, come gli altri testi consoliani influiscano sulla poetica dello Spasimo e ne partecipino. Un interessante esempio ci \u00e8 fornito dal primo romanzo consoliano: La ferita dell\u2019aprile. In entrambe le opere, la prima e l\u2019ultima, si evoca lo stesso mondo del secondo dopoguerra. Le nuove scelte per l\u2019Italia appena liberata costituiscono una tematica importante nei due romanzi. Inoltre, in entrambi, questi eventi vengono visti attraverso gli occhi di due ragazzi irriverenti: nello Spasimo da Chino e nella Ferita dallo sparginchiostro\u00bb, il giovane Scavone. Infine, i due ragazzi sono allevati dai loro zii, da zio Beppe nel caso di Scavone e nel caso di Chino, dopo la morte del padre per mano dei soldati tedeschi, da quella figura derobertiana e pirandelliana che \u00e8 suo zio Mauro. Un altro importante avantesto \u00e8 un racconto del 1981. Quel che importa \u00e8 che in ben due occasioni nello Spasimo Consolo ci rimanda a questo racconto, ma adoperando un titolo diverso: La perquisizione. Il racconto va infatti identificato, per ragioni sia testuali che tematiche, con \u00abUn giorno come gli altri\u00bb che, come dimostrato sopra, \u00e8 uno dei testi chiave di Consolo, specialmente in quel suo distinguere fra lo \u00abscrivere\u00bb e il \u00abnarrare\u00bb. Ma nel racconto c\u2019\u00e8 inoltre un livello tematico che spazia tra gli \u00abanni di piombo\u00bb, le incursioni poliziesche nelle case, e anche i dibattiti ideologici pi\u00f9 ampi del periodo e gli effetti reali della guerra fredda. Alla fine la casa dello scrittore \u00e8 violata dalla polizia: Irrompono, mitra spianati, modi feroci; si dirigono subito nel mio studio. Mi appiattisco, mani in alto, contro la parete, sotto il disegno di San Gerolamo. Mentre uno mi sta a guardia, con l\u2019arma contro il petto, gli altri si mettono a buttare gi\u00f9 i libri, loro vi passano sopra con gli scarponi. Nuvolette di polvere vengono su dai mucchi come da piccoli vulcani. Finita la perquisizione, sulla porta, il capo, ghignando, mi consegna il foglio. Lo afferro, leggo: \u00abProcura della Repubblica in Milano. Il PM letto il rapporto \u2026 in data\u2026 della Tigos\u2026\u00bb. \u00abLo conosco, quest\u2019ordine, lo conosco \u2026\u00bb dico balbettando. \u00abLo sappiamo\u00bb risponde quello. \u00abE sappiamo che tu scrivi, che narri di Milano \u2026 Mannaggia, ci mancano le prove!\u00bb e con la mano, scendendo le scale, mi fa capire di non dubitare, che prima o dopo le troveranno, le prove. Sul pianerottolo, affacciandomi, grido gi\u00f9 nella tromba delle scale: \u00abNon \u00e8 vero, io non so scrivere di Milano, non ho memoria \u2026\u00bb.56 Nello Spasimo il protagonista ricorda un racconto che aveva scritto su un glottologo che leggeva la storia di un re che narrava e governava: solo il Re che narra \u00e8 un narratore perfetto perch\u00e9 lui non ha bisogno della metafora, lui governa, comanda e nello stesso momento scrive. Ma poi questo sogno letterario -archeologico si scioglie per via dell\u2019\u00abincubo dei colpi fragorosi dei poliziotti sulla porta, mitra spianati, che irrompono, sconvolgono la casa. [\u2026] Termi56. \u00abUn giorno come gli altri\u00bb, cit., p. 1441-1442. \u00a0nato il racconto La perquisizione, aveva lasciato i fogli sopra il tavolo\u00bb (SP, p. 83-84). Un po\u2019 prima Consolo aveva scritto: Ricord\u00f2 il racconto La perquisizione che appena scritto aveva lasciato sopra il tavolo. Mentre i militi, venuti per il figlio, buttavano gi\u00f9 libri, rovistavano cassetti, armadi, il poliziotto lo leggeva. \u00abMi sembra di sognare\u00bb disse. A lui, privo di metafore, correlativi obbiettivi, puntelli di rovine. Il boemo dimesso, cupo, guardava intorno, dietro, traversava le rotaie, saltava il tram che dal Sempione portava verso l\u2019Arco, il Parco, si credeva pedinato. \u00abLo Scherzo\u00bb disse, \u00abla sua traduzione in Francia, in Italia\u2026\u00bb Si sedette contro il muro, bevve il vino, assal\u00ec maldestro gli spaghetti, spi\u00f2 l\u2019uscio, la finestra. Signore in seriche casacche orientali andavano e venivano, il branzino sul piatto, rivolgevano domande a Saul Bellow, chiedevano di Singer, Malamud. L\u2019ospite parlava solo di Cuba, della Bolivia, dell\u2019amico Gabo, fra gli intellettuali la discussione s\u2019era accesa sopra Praga, cosa pretendevano infine, e noi, le basi aree, le corazzate dentro i porti? \u00abMerde, merde!\u00bb fece il boemo paonazzo, sbatt\u00e9 il piatto, usc\u00ec furioso dal salotto, da quella ricca casa. (SP, p. 66) La fonte di questo brano \u00e8 ancora una volta \u00abUn giorno come gli altri\u00bb, in cui si racconta la storia di un\u2019esperienza fatta da Consolo ad una festa organizzata nel 1969 a casa di un editore in onore di Saul Bellow. Nel passo si pu\u00f2 inoltre ravvisare un\u2019allusione a T.S. Eliot e in particolare a The Love Song of J. Alfred Prufrock. L\u2019immagine delle \u00abSignore in seriche casacche orientali\u00bb che \u00abandavano e venivano\u00bb ricorda i versi: \u00abIn the room the women come and go\/ Talking of Michelangelo\u00bb. Anche il riferimento ai \u00abcorrelativi obbiettivi\u00bb rimanda decisamente a Eliot, che \u00e8 senz\u2019altro uno dei poeti preferiti di Consolo e tra quelli da lui pi\u00fa spesso citati. Per esempio nell\u2019incipit dello Spasimo Consolo rimaneggia i versi ormai canonici di Prufrock: \u00abLet us go then you and I\u00bb. Vi si legge difatti: Allora tu, i doni fatui degli ospiti beffardi, l\u2019inganno del viatico, l\u2019assillo della meta (nella gabbia dell\u2019acqua, nella voliera del vento hai chiuso i tuoi rimorsi), ed io, voce fioca nell\u2019aria clamorosa, relatore manco del lungo tuo viaggio, ndiamo\u00bb (SP, p. 9).57 Ma torniamo a \u00abUn giorno come gli altri\u00bb, al passo in cui si racconta: M\u2019ero portato appresso un mite e dimesso poeta cecoslovacco, anche lui di passaggio in quei giorni a Milano. Si chiamava Vladimir \u2026 (il cognome lo taccio, non si sa mai\u2026 Anzi, si sa). [\u2026] Ci passavano davanti bellissime donne, eleganti, vestite alla russa, alla cinese. Ci scorse poi la padrona di casa, la moglie dell\u2019editore [\u2026]. Poi fa, rivolta a me: \u00abLei \u00e8 sudamericano?\u00bb \u00abNo\u00bb dico, e lei si allontana, delusa. Fu verso la mezzanotte che successe il fattaccio. Vladimir, 57. In corsivo nell\u2019originale. 182 Quaderns d\u2019Itali\u00e0 13, 2008 Daragh O\u2019Connell oltre ad avere mangiato, aveva anche molto bevuto. Ma egli era mite e mite rimaneva, triste anzi, anche con tutto l\u2019alcool che aveva in corpo. Non fosse stato per quello scultore. Si siede vicino a noi e, quando scopre che Vladimir \u00e8 cecoslovacco, si mette a dire che bene avevano fatto i russi ad arrivare a Praga coi carri armati: cosa voleva questo Svoboda, questo traditore di Dubcek? Vladimir diveniva una furia. Afferr\u00f2 lo scultore per il petto, cominci\u00f2 a scuoterlo, a picchiarlo, urlando nella sua lingua insultandolo. Tutti accorsero, si ammassarono attorno a quei due che si picchiavano e a me che cercavo di separarli. Poi, rosso di ergogna come fossi stato io la causa di tutto, riuscii a trascinare per la giacca il poeta praghese, a passare in mezzo a tutti nel grande salone (scorsi un attimo Bellow, roseo, bianco, le mani in tasca, che ci guardava e sorrideva divertito), a guadagnare la porta.58 Quindi, La perquisizione \u00e8 una specie di doppio testo per lo Spasimo e rafforza sempre di pi\u00f9 il binomio Consolo &#8211; Martinez. Retablo del 1987 \u00e8 un altro romanzo consoliano che ha un ruolo notevole nello Spasimo, anche se ambientato nel Settecento. Il suo protagonista milanese, Fabrizio Clerici (l\u2019ennesimo doppio nell\u2019opera di Consolo), \u00e8 in realt\u00e0 una figura molto moderna e il suo presente va visto attraverso le lenti del passato. Ad un certo punto del romanzo Clerici scrive a Maria Teresa Blasco (la nonna di Alessandro Manzoni) implorandola di lasciare Milano tra un\u2019imprecazione e l\u2019altra contro la citt\u00e0: O gran pochezza, o inanit\u00e0 dell\u2019uomo, o sua fralezza e nullit\u00e0 assoluta! O sua ferocia e ferina costumanza! O Secol nostro superbo di conquiste e di scienza, secolo illuso, sciocco e involuto! Arrasso, arrasso, mia nobile signora, arrasso dalla Milano attiva, mercatora, dalla stupida e volgare mia citt\u00e0 che ha fede solamente nel danee, ove impara e trionfa l\u2019impostore, il bauscia, il ciarlatan, il falso artista, el teatrant vacant e pien de vanitaa, il governatore ladro, il prete trafficone, il gazzettier potente, il fanatico credente e il poeta della putrida grascia brianzola. Arrasso dalla mia terra e dal mio tempo, via, via, lontan!59 Questa \u00e8 la stessa Milano che il narratore evoca all\u2019inizio del capitolo VIII dello Spasimo. Una volta luogo di speranza, \u00abapprodo della fuga\u00bb in cui si concentravano le qualit\u00e0 della societ\u00e0 civile \u2014\u00aborgoglio popolare, civile convivenza, magnanimit\u00e0 e umore e tolleranza\u00bb\u2014 questa Milano \u00e8 per il narratore un sogno diventato incubo: Illusione infranta, amara realt\u00e0, scacco pubblico e privato, castello rovinato, sommerso dall\u2019acque infette, dalla melma dell\u2019olona, dei navigli, giambellino 58. \u00abUn giorno come gli altri\u00bb, cit., p. 1438-1439. Il nome del poeta ceco \u00e8 Vladimir Mikesch. Nello Spasimo viene trasformato in Milan Kundera. 59. Vincenzo CONSOLO, Retablo, Palermo: Sellerio, 1987, p. 103-104. Al riguardo, cfr. inoltre ID., Fuga dall\u2019Etna, Roma: Donzelli, 1993, p. 61-62. \u00abArrasso\u00bb significa \u00ablontano\u00bb. \u00c8 un sicilianismo utilizzato da Consolo per la prima volta ne La ferita dell\u2019aprile ([1963] Torino: Einaudi, 1977, p. 110): \u00abarrasso di qua\u00bb. Consolo narratore e scrittore Palincestuoso Quaderns d\u2019Itali\u00e0 13, 2008 183 e lambro oppressi dal grigiore, dallo scontento, scala del corrotto melodramma, palazzo della vergogna, duomo del profitto, basilica del fanatismo e dell\u2019intolleranza banca dell\u2019avventura e dell\u2019assassinio, fiera della sartoria mortuaria, teatro della calligrafia, stadio della merce e del messaggio, video dell\u2019idiozia e della volgarit\u00e0. Citt\u00e0 perduta, citt\u00e0 irreale, d\u2019ombre senz\u2019ombra che vanno e vanno sopra ponti, banchine della darsena, mattatoi e scali, sesto e cinisello disertate, tennologico ingranaggio, dallas dello svuotamento e del metallo. Addio. (SP, p. 91)60 Se in Retablo Milano era in realt\u00e0 la Milano craxiana degli anni Ottanta, la Milano dello Spasimo \u00e8 la Milano berlusconiana, la Milano della Lega Nord. Un\u2019altra opera che al di fuori della trilogia \u00e8 molto visibile nello Spasimo \u00e8 la silloge Le pietre di Pantalica e in particolare il racconto eponimo. Nello Spasimo Gioacchino incontra un giudice dopo il suo ritorno in Sicilia: l\u2019opera costituisce per certi versi un punto di rottura entro la tradizione siciliana, \u00e8 uno dei primi esempi nella letteratura siciliana in cui un magistrato rappresenta valori positivi e diviene simbolo di una condizione eroica. Nella figura del \u00abGiudice\u00bb di Consolo il personaggio rimane anonimo, ma risulta tratteggiata la persona di Paolo Borsellino, il cui assassinio alla fine del romanzo rappresenta la morte dello Stato italiano e segna il rifiuto stesso del genere romanzo. Questo giudice riconosce lo scrittore Martinez e l\u2019accompagna a casa con la scorta. In macchina, il giudice sciolse un poco l\u2019espressione rigida, sorrise appena sotto i baffi brizzolati. \u00abHo letto i suoi libri\u2026 difficili, dicono. Di uno mi sono rimaste impresse frasi su Palermo\u00bb socchiuse gli occhi, recit\u00f2: \u00abPalermo \u00e8 fetida, infetta. In questo \u00a0luglio fervido esala odore dolciastro di sangue e gelsomino \u2026\u00bb \u00abSono passati da allora un po\u2019 di anni \u2026\u00bb disse Gioacchino. \u00abMa nulla \u00e8 cambiato, creda. Vedr\u00e0, il prossimo luglio sar\u00e0 uguale \u2026 o forse peggio.\u00bb (SP, p. 115) In realt\u00e0 la personificazione di Borsellino sta citando da Le pietre di Pantalica e quindi l\u2019intertestualit\u00e0 del brano \u00e8 resa pi\u00f9\u00a0 problematica, diviene una forma curiosa di auto-plagio: Palermo \u00e8 fetida, infetta. In questo luglio fervido, esala odore dolciastro di sangue e gelsomino, odore pungente di creolina e olio fritto. [\u2026] Questa citt\u00e0 \u00e8 un macello, le strade sono carnezzerie con pozzanghere, rivoli di sangue coperti da giornali e lenzuola. I morti ammazzati, legati mani e piedi come capret60. \u00abtennologico\u00bb \u00e8 un milanesismo che serviva a Consolo come ammiccamento al linguaggio berlusconiano. Secondo chi lo traduce in francese con \u00abtennologique\u00bb, \u00e8 un termine \u00abque renvoie aux logiques du tennis et, plus largement, \u00e0 la banalisation inh\u00e9rent aux choses: aussi tous les nom propres (Sesto, Cinisello, etc.) deviennent des noms communs, transcripts en caract\u00e8res minuscules\u00bb. Cfr. Vincenzo CONSOLO, La Palmier du Palerme, trad. Jean-Paul Manganaro, Paris: \u00c9ditions du Seuil, 2000, p. 108. 184 ti, strozzati, decapitati, evirati, chiusi dentro neri sacchi di plastica, dentro i bagagliai delle auto, dall\u2019inizio di quest\u2019anno, sono pi\u00f9 di settanta.61 Nello Spasimo il brano serve inoltre ad identificare sia Borsellino che Consolo come protagonisti di questa tragedia narrativa. Quindi, \u00e8 proprio vero che l\u2019opera costituisce una sorta di autobiografia intellettuale ed estetica dell\u2019autore: in queste pagine confluiscono frammenti, stralci o estratti, temi, scelte ed esperienze delle precedenti narrazioni di Consolo, come attrattivi da una forza centripeta. Lo Spasimo \u00e8 anzi un ipertesto, forse il lavoro pi\u00f9 ipertestuale di Consolo, nel senso che si viene formando sui suoi tanti ipotesti autoriali. Di conseguenza, ci sembra un testo intensamente palinsestico, realizzato attraverso un meditato processo di riscrittura, o sovrascrittura, e autocitazioni d\u2019autore. La narrazione che ne risulta \u00e8 un\u2019opera narrativa ibrida in cui le tante forme delle opere precedenti trovano spazio e per certi versi sono riviste, riscritte e re-iscritte. In breve, ribadendo la definizione gi\u00e0 data, Lo Spasimo di Palermo \u00e8 la summa della poetica consoliana. In ultima analisi, questi sono alcuni dei motivi per cui penso che sia giusto parlare di Consolo come di un narratore palincestuoso. 61. Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, cit., p. 170. Il corsivo \u00e8 dell\u2019autore<br \/>\nQuaderns d\u2019Itali\u00e0 13, 2008 161-184<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Daragh O\u2019Connell University College Cork, Ireland Col\u00e1iste na hOllscoile Corcaigh, \u00c9ire &nbsp; Il contributo tenta di delineare la poetica di Vincenzo Consolo attraverso i suoi interventi giornalistici e saggistici e attraverso momenti \u00abtestuali\u00bb della sua trilogia narrativa: Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio; Nottetempo, casa per casa; Lo Spasimo di Palermo. 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