{"id":1792,"date":"1997-03-31T10:36:15","date_gmt":"1997-03-31T10:36:15","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1792"},"modified":"2019-02-05T11:52:40","modified_gmt":"2019-02-05T11:52:40","slug":"nei-mari-estremi-con-lalla-romano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1792","title":{"rendered":"Nei mari estremi con Lalla Romano."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1997\/03\/CCI_000019.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1797\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1997\/03\/CCI_000019-185x300.jpg\" alt=\"\" width=\"185\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1997\/03\/CCI_000019-185x300.jpg 185w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1997\/03\/CCI_000019-768x1248.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1997\/03\/CCI_000019-630x1024.jpg 630w\" sizes=\"(max-width: 185px) 100vw, 185px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutta l\u2019opera di Lalla Romano \u00e8 contrassegnata dalla dialettica tra natura e cultura, istinto e ragione, oblio e memoria. Il suo nativo moralismo, la sua \u201cseverit\u00e0 paesana e subalpina\u201d, come dice Cesare Segre, che le viene da un luogo di aspra natura e di contratta comunicazione, da una regione, fra poche di solida struttura sociale e di ineludibili regole, la porta a scegliere subito un registro linguistico quanto mai economico, chiaro, lineare. Trovava poi, questa sua scelta, consonanza e verifica nella patria immaginaria di ogni nostro scrittore di ansia loica e laica, nella Francia dei Lumi, nell\u2019Europa della grande letteratura moderna.<\/p>\n<p>Afferma Luigi Russo che la poesia di Verga nasce dal conflitto linguistico, dall\u2019opposizione al codice dato di un codice inventato, all\u2019italiano, di una lingua altra irradiata di dialettalit\u00e0. In Lalla Romano il conflitto, e la poesia che da esso ne scaturisce, \u00e8 tra la dispiegazione logica, civile, articolata, e la ritrazione, la severa economia lessicale, la sintesi e il ritmo della frase, la reticenza e l\u2019implicito che verticalizza la sua scrittura, rimanda a interne, profonde risonanze.<\/p>\n<p>I suoi temi sono quelli eterni dell\u2019esistenza, della vita umana, indagata soprattutto nei momenti cruciali della nascita, dell\u2019amore, della morte. Il suo paesaggio \u00e8 quello umano prossimo con cui la scrittrice si \u00e8 trovata nel miracoloso viaggio della vita: la famiglia d\u2019origine, il marito, il figlio; e quello intorno, come mare che circonda l\u2019isola di rifugio e di stupore: parenti, amici, conoscenti, famiglia; e ancora quello fisico, materiale: la campagna, la citt\u00e0, la casa, le cose.\u00a0 Dice, in un sogno del racconto Pomeriggio sul fiume: \u201cFaccio un tremendo sforzo per tradurre in parole le cose, ma mancando i nessi non riesco a combinare un discorso. Cerco di inventare, ma sento sempre pi\u00f9 che il senso mi sfugge, mentre tanto pi\u00f9 pesano con la loro massiccia evidenza, le cose.\u00a0 \u00c8 una sensazione al tempo stesso di oscurit\u00e0 e di impotenza\u201d. Passata poi, la scrittrice, dal sonno alla veglia, l\u2019angoscia \u00e8 uguale: ha davanti agli occhi la realt\u00e0, le cose che deve tradurre in parole, mutare in racconto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 certo che siamo in quel sogno di fronte al dramma dello scrivere, al miracolo di dare nome alle cose, senso allo stupore del mondo. Siamo certo, in quel sogno, in un\u2019epifania, al momento della creazione di nuove parole, di nuovi nessi, della poetica di uno scrittore.\u00a0 Il paesaggio \u00e8 visto di volta in volta nel suo sfondo storico ( gli anni Venti in Piemonte, Trenta a Torino, la guerra, la Resistenza \u2013 una Resistenza intimista, come l\u2019ha chiamata la stessa autrice \u2013 il Dopoguerra e gli anni seguenti a Milano), visto nelle sue implicazioni sociali (la borghesia e l\u2019ambiente intellettuale e artistico, il mondo contadino e subalterno, di dolore e rassegnazione verghiani, che \u00e8 anche quello di Pavese e di Nuto Revelli, vissuto attraverso quel \u201ccuore semplice\u201d che \u00e8 la stupenda Maria).\u00a0\u00a0 La scrittura laica e logica della Romano non pu\u00f2 non far leggere un\u2019orgogliosa, tenace volont\u00e0 di superare sgomento, disperazione, abbandono; un\u2019ostinazione a dare ordine al caos, significato al fenomeno; un\u2019ardita indagine e ricerca della verit\u00e0 al di l\u00e0 di ogni velo di emozione e convenzione.\u00a0 Non pu\u00f2 non restituire, quella scrittura, un\u2019ardente solidariet\u00e0 umana, una celata scontrosa piet\u00e0.\u00a0 Per quell\u2019imprescindibile bisogno di verit\u00e0, per la tenace ricerca di ordine, senso, l\u2019esperienza in lei, ogni esperienza, si trasferisce ineluttabilmente nella scrittura, solo regno ove si scioglie ogni conflitto, si rinviene l\u2019unica verit\u00e0 incontestabile.\u00a0 \u201cIo non temo il <em>vissuto<\/em>.\u00a0 La parola scritta, il ritmo delle frasi non dipendono da esso.\u00a0 L\u2019arte \u00e8 <em>astrazione<\/em>\u201d dichiara la scrittrice nella presentazione all\u2019ultima edizione einaudiana di <em>Nei mari estremi<\/em>, 1996.<\/p>\n<p>Cos\u00ec nel cammino verso la trasfigurazione dell\u2019esperienza nella scrittura, elimina man mano i molteplici punti di vista, suggeriti dai vari personaggi, e arriva all\u2019unico punto di vista, che \u00e8 quello dell\u2019io narrante, dell\u2019autrice.\u00a0 La svolta stilistica avviene necessariamente nell\u2019affrontare l\u2019esperienza, il tema acuto, assoluto della nascita del figlio, della sua maternit\u00e0.\u00a0\u00a0 <em>Le parole tra noi<\/em> l<em>eggere<\/em> segna questa svolta, questa nuova resa poetica.\u00a0 <em>Le parole tra noi legg\u00e8re<\/em>, titolo montaliano, si pu\u00f2 volgere in <em>Le parole tra noi l\u00e9ggere<\/em>, le parole tra madre e figlio; l\u00e9ggere, cio\u00e8 scegliere le parole dell\u2019indagine sul grande mistero della maternit\u00e0.<\/p>\n<p>Nell\u2019indagine si scopre allora che ogni figlio \u00e8 un Minotauro che la natura provvede a nascondere nel labirinto della visceralit\u00e0 (\u00e8 la parola qui pi\u00f9 esatta), dell\u2019amore, nel buio dell\u2019istinto, del \u201cmorboso\u201d, come dice l\u2019autrice.<\/p>\n<p>E lei, la madre, la scrittrice, con lucidit\u00e0 e coraggio, ha voluto liberare il fenomeno dall\u2019occultamento, ucciderne l\u2019ambigua natura, portare fuori dal labirinto, alla luce della ragione, la verit\u00e0 natura umana della creatura.<\/p>\n<p><em>Le parole tra noi legg\u00e8re \u00e8 il mare delle origini<\/em>, \u00e8 il racconto speculare a <em>Nei mari estremi<\/em>, in cui si affrontano gli altri due temi acuti e assoluti dell\u2019esistenza: l\u2019amore e la morte.<\/p>\n<p>Il racconto, del 1987, \u00e8 diviso in due parti, che portano rispettivamente i titoli di <em>Quattro anni <\/em>e di <em>Quattro mesi<\/em>, di cui la prima \u00e8 come un flash-back, una disgressione memoriale, un controcanto \u2013 il controcanto dell\u2019amore \u2013 alla seconda, al canto, all\u2019\u201dallegro tragico\u201d della morte.<\/p>\n<p><em>Nei mari estremi<\/em>, titolo preso da Andersen, trova il suo referente visivo in una immagine.\u00a0 \u201cHo due immagini incorniciate nel mio studio da anni (\u2026)\u00a0 Una l\u2019avevo ritagliata da un giornale. \u00c8 un paesaggio, non penso di dover dire simbolico, reale di un <em>al di l\u00e0<\/em>. \u00c8 un iceberg spaccato: una nave passa nel mezzo fra le due pareti di ghiaccio, come attraverso una valle\u201d<\/p>\n<p>scrive Lalla Romano. Ecco, la scelta istintiva di quell\u2019immagine da parte dell\u2019autrice, ricordiamo che trova consonanza, parola e cadenza in una lirica di un grande poeta, di Aleksandr Block.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto muore al mondo, madre e giovinezza: (\u2026)<\/p>\n<p>Prendi la tua barca, salpa verso il polo<\/p>\n<p>fra mura di ghiaccio, e in silenzio oblia<\/p>\n<p>come l\u2019uomo ama, lotta e muore solo:<\/p>\n<p>dimentica il paese dell\u2019umana follia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La prima parte dunque \u00e8 il racconto dell\u2019amore tra l\u2019io narrante e il deuteragonista, che diventa protagonista, Innocenzo. Un personaggio, questo, di grande spessore, di grande racconto, che si delinea man mano per brevi tocchi, per accenni, per bagliori e visioni.\u00a0 Fra cui, quella centrale ed epifanica che innesca la storia, che accende amore e passione, possesso, gelosia, isolamento, di lui che in montagna spacca la legna. Immagine e situazione lawrenciana, ma spogliata di mitologia naturalistica, di vertigine panica, ridotta a un piano di realt\u00e0 in cui si equilibrano natura e cultura, passione e amore, forza e tenerezza, abbandono e sapienza, furia e pazienza, di armonia infine fisica e spirituale.\u00a0 La seconda parte \u00e8 il racconto della morte di Innocenzo.<\/p>\n<p>\u00c8 preceduta, questa, da un\u2019epigrafe della stessa autrice: \u201cDa una ruvida mano siamo spinti \u2026 \u201c.<\/p>\n<p>Molti scrittori hanno raccontato la morte.\u00a0 Fra tutti, e i pi\u00f9 alti, ricordiamo Tolstoj de <em>La morte di Ivan Il\u2019i\u010d<\/em> e Verga del <em>Mastro-don Gesualdo<\/em>.\u00a0 Qui, <em>Nei mari estremi<\/em>, siamo certo nella zona tolstojana, il cui Il\u2019i\u010d\u00a0 \u00e8 citato e messo come in esergo dallo stesso protagonista:\u00a0 \u201cIl primo che ci ha insegnato a\u00a0 morire \u00e8 stato Tolstoj\u201d.\u00a0 Ma la situazione \u00e8 certo diversa.\u00a0 Qui non c\u2019\u00e8 incoscienza, attorno a chi sta intraprendendo l\u2019ultimo viaggio, non c\u2019\u00e8 la crudele indifferenza della vita che continua a scorrere negli ottusi binari delle abitudini e delle forme. \u00a0Qui il ruolo umano, soccorrevole e consolatorio del <em>mu\u017eik<\/em> Gerasim \u00e8 assunto dalla deuteragonista, dall\u2019io narrante, che non rappresenta solo la generosa naturalit\u00e0 del giovane contadino, \u201cfresco, pulito, sempre allegro, chiaro\u201d, ma \u00e8 la donna che ha amato quell\u2019uomo morente per tutta la vita, ed \u00e8 anche la scrittrice che vuole indagare e sapere su quell\u2019atroce mistero, su quell\u2019assenza insopportabile che si fa sempre pi\u00f9 imminente.\u00a0 Qui \u201cl\u2019estremo \u2013 scrive Segre \u2013 \u00e8 quello della sincerit\u00e0, coraggiosa, spietata. Sempre meno allusiva, meno reticente, la scrittrice dice, ora, <em>tutto<\/em>.\u00a0 Questo il rischio supremo, affrontato o superato \u201c.<\/p>\n<p>Siamo, in questo romanzo, per l\u2019urgenza del dolore, nella volont\u00e0 di strappare quel velo di m\u00e4y\u00e4 che, secondo Schopenhauer, copre il fenomeno.\u00a0 E siamo certo nella tragedia, in cui si manifesta il grado pi\u00f9 alto della volont\u00e0 umana. Una tragedia per\u00f2 senza sfondo mitologico, senza colpa, che diventa quindi, per lo spirito socratico che la permea, secondo la tesi di Szondi, un moderno dramma dialettico: quello della vita, della sua fatale conclusione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vincenzo Consolo<br \/>\n31 marzo 1997<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/lalla.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1794\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/lalla-275x300.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/lalla-275x300.jpg 275w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/lalla-768x839.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/lalla-937x1024.jpg 937w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/lalla.jpg 1350w\" sizes=\"(max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; Tutta l\u2019opera di Lalla Romano \u00e8 contrassegnata dalla dialettica tra natura e cultura, istinto e ragione, oblio e memoria. 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