{"id":1776,"date":"2018-03-01T09:27:35","date_gmt":"2018-03-01T09:27:35","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1776"},"modified":"2018-12-21T10:16:18","modified_gmt":"2018-12-21T10:16:18","slug":"cosa-loro-mafie-fra-cronaca-e-riflessione-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1776","title":{"rendered":"Cosa Loro. Mafie fra cronaca e riflessione, Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">*<br \/>\nVincenzo Consolo, Cosa Loro. Mafie fra cronaca e riflessione. 1970-2010,<br \/>\na c. di Nicol\u00f2 Messina, Milano, Bompiani, 2017, pp. 315. Nel mantenere la visibilit\u00e0 di Vincenzo Consolo dopo la sua morte avvenuta nel 2012, il curatore del presente volume, Nicol\u00f2 Messina, ha avuto un ruolo importante, anche grazie a La mia isola \u00e8 Las Vegas (Milano, Mondadori, 2012), organica sistemazione di brevi scritti, racconti li chiamava lo scrittore (tra cui alcuni preziosi inediti), che coprono un arco di pi\u00f9 di cinquant\u2019anni. Un rapido censimento dei testi consoliani, pubblicati dopo il 2012, non pu\u00f2 naturalmente prescindere dal Meridiano (L\u2019opera completa, Milano, Mondadori, 2015) curato da Gianni Turchetta e con uno scritto di\u00a0Cesare Segre. Ma vanno comunque citati anche gli Esercizi di cronaca, una raccolta di articoli pubblicati su L\u2019Ora di Palermo, a cura di Salvatore Grassia, con prefazione di Salvatore Silvano Nigro (Palermo, Sellerio, 2013); gli Accordi, versi inediti, a cura di Claudio Masetta Milone\u00a0 (Sant\u2019Agata di Militello, Zuccarello, 2015) e sempre in ambito poetico le 4 liriche, 77 esemplari numerati con acquaforte originale di Luciano Ragozzino\u00a0(Milano, \u201cIl ragazzo innocuo\u201d, 2017). Oltre ad alcune interessanti conversazioni\u201d: Conversazione a Siviglia a cura di Miguel \u00c1ngel Cuevas (Caltagirone, Lettere da Qalat, 2016) che rimanda a Conversaci\u00f3n en Sevilla, sempre a cura dello stesso (Sevilla, La Carboner\u00eda, 2014) e Autobiografia della lingua. Conversazione con Irene Romera Pintor (Bologna, \u201cOgni uomo \u00e8 tutti gli uomini\u201d, 2016). Per finire, le prose brevi di Mediterraneo. Viaggiatori e migranti (Roma, Edizioni dell\u2019Asino, 2016). Cosa loro consta di sessantaquattro articoli scritti tra il 1970 ed il 2010, due anni prima della morte, pubblicati su diverse testate giornalistiche (L\u2019Unit\u00e0, Il Messaggero, Il Corriere della Sera, L\u2019Ora, L\u2019avvenire), su riviste (Linea d\u2019Ombra, Euros) e su pubblicazioni di diversa natura, libri collettanei, ecc. Chiude il libro un\u2019appendice<br \/>\nnella quale il curatore dell\u2019edizione, Nicol\u00f2 Messina, fornisce utilissime informazioni\u00a0storiche e filologiche sui diversi pezzi, alcuni dei quali ha potuto collazionare con gli originali, dattiloscritti o manoscritti. Il titolo, Cosa loro, intende apportare, mediante lo scambio del possessivo, una modifica, di certo non solo grammaticale, alla definizione vulgata di \u201cCosa nostra\u201d, per segnalare, si legge in una nota introduttiva, \u00abun\u00a0sistema da cui prendere senza compromessi le distanze e da contrastare indefettibilmente \u00bb. Consolo lo ha fatto nel corso di tutta la sua vita in quanto, ammetteva, \u00abnon si nasce in un luogo impunemente. Non si nasce, intendo, in un luogo senza essere subito segnati, nella carne, nell\u2019anima da questo stesso luogo\u00bb (\u00abMemorie\u00bb, ora in La\u00a0mia isola&#8230;). In un articolo apparso su L\u2019Ora nel 1982 (\u00abI nemici tra di noi\u00bb, Cosa loro) proclama infatti che \u00abla lotta alla mafia ha bisogno di noi, di ognuno di noi, nella nostra limpida coscienza civile, della nostra ferma determinazione; che \u00e8 lotta\u00a0politica, lotta per la nostra civilt\u00e0\u00bb. Cos\u00ec Consolo \u201cimpugna\u201d la scrittura per fare la\u00a0sua parte. Scrive, come dice in \u00abUn giorno come gli altri\u00bb (La mia isola&#8230;) perch\u00e9 la<br \/>\nscrittura \u00abpu\u00f2 forse cambiare il mondo\u00bb. Con il narrare, invece, che \u00e8 l\u2019altro versante della sua ispirazione, il mondo non lo si cambia, lo si descrive soltanto. Negli articoli ora riuniti in Cosa loro, Consolo adotta quindi una \u201cscrittura di presenza\u201d, ossia una prosa militante che vibra fino ad innalzarsi alla liturgia indignata della riscrittura di un Dies irae da Requiem eseguito il 27 marzo 1993 nella cattedrale di Palermo per ricordare le stragi in cui persero la vita i giudici Falcone, Borsellino (\u00absoldati in prima linea \u00bb come li definisce), le loro scorte ed i congiunti (\u00abDies irae a Palermo\u00bb). La \u201cscrittura di presenza\u201d assume, in certi scritti, la connotazione fisica dell\u2019inviato speciale che segue \u201cin diretta\u201d le vicende che descrive: cos\u00ec ritroviamo lo scrittore\u00a0al processo di Milano contro Michele Pantaleone nel 1975, querelato ma poi\u00a0assolto, per aver denunciato un soggetto mafioso o a Comiso (\u00abEro anch\u2019io l\u00e0, quella primavera del 1982, l\u00e0 a Comiso\u00bb \u2013 proclama con orgoglio \u2013 per protestare contro l\u2019installazione di missili Cruise nella base della Nato. Ma l\u2019intervento pi\u00f9 solenne per un inviato speciale mandato in prima linea \u00e8 quello al \u201cmaxiprocesso\u201d del 1986: 475 mafiosi in gabbia. \u00abAnch\u2019io, in quel piovoso mattino del 10 febbraio del 1986, ero nella famosa, avveniristica, metafisica aula-bunker\u00bb, afferma lo scrittore con<br \/>\nl\u2019orgoglio di chi assiste, sono ancora parole sue, \u00abal pi\u00f9 grande psicodramma della storia siciliana, della storia nazionale\u00bb. A cui seguir\u00e0 purtroppo la tragica sequela di Capaci e di Via Amelio, nel 1992. Di Giovanni Falcone, a cui sono dedicati diversi articoli ed uno straziante necrologio, Consolo ha un ricordo personale: si conoscono ad una cena in casa di amici comuni e lo scrittore non pu\u00f2 fare a meno di notare la tragica solitudine di quel commensale taciturno con \u00abquell\u2019aria triste di uomo \u201ccon toda su muerte a cuestas\u201d\u00bb, dice citando Federico Garc\u00eda Lorca. Anche Falcone, come Ignacio S\u00e1nchez Mej\u00eda, era gi\u00e0 avviato verso l\u2019irreparabile destino. Consolo traccia la linea genealogica degli scrittori \u00absiciliani e no\u00bb militanti: a\u00a0cominciare dall\u2019archetipo ottocentesco, Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, i primi\u00a0che denunciarono, nella famosa inchiesta del 1870, l\u2019esistenza della mafia e l\u2019arretratezza\u00a0della Sicilia. Seguono, pi\u00f9 vicino a noi, il gi\u00e0 citato Michele Pantaleone\u00a0che pass\u00f2 dalla scrittura all\u2019azione, raggiungendo il record di quaranta querele mossegli\u00a0da presunti mafiosi, Danilo Dolci, con i suoi scritti e le sue inchieste e soprattutto Leonardo Sciascia che \u00abcome Sherlock Holmes \u2013 \u00e8 il titolo di un articolo del\u00a01994 \u2013 scende nei sotterranei del potere di Cosa nostra\u00bb. Leonardo Sciascia \u00e8 inevitabilmente\u00a0per il nostro scrittore una sorta di nume tutelare. Ma anche per \u00abquel grande illustratore dell\u2019Italia di ieri e di sempre\u00bb che risponde al nome di Alessandro Manzoni, Consolo dice di nutrire una grande ammirazione. Del tutto diversi i giudizi di Consolo su alcuni\u00a0 prestigiosi scrittori siciliani; quali Luigi Capuana, Giovanni Verga, e soprattutto Giuseppe Tomasi di Lampedusa. All\u2019autore de Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio non poteva naturalmente andare a genio l\u2019affresco storico de Il Gattopardo, definito peraltro come un \u00absentenzioso romanzo\u00bb che cerca di occultare con l\u2019enfasi delle famose parole pronunciate da Fabrizio Salina, (\u00abNoi fummo i Gattopardi<br \/>\ne i Leoni; quelli che ci sostituiranno [&#8230;]\u00bb eccetera eccetera..), le complicit\u00e0<br \/>\ndell\u2019aristocrazia siciliana nell\u2019avvento delle iene in futuro odore di mafia. Ma il<br \/>\n\u00abprincipe di Salina \u2013 si legge ne I nostri eroi di Sicilia del 2007 \u2013 ignorava o voleva<br \/>\nignorare che le iene e gli sciacalli, i don Calogero Sedara, erano nati e cresciuti, si<br \/>\nerano ingrassati nelle terre, nei feudi dei suoi pari, dei nobili, mentre loro, i feudatari, se ne stavano nei loro palazzi di Palermo a passare il tempo tra feste e balli. Vogliamo dire che la mafia dei gabellotti, dei soprastanti e dei picciotti, mafia che sfruttava e opprimeva i braccianti, era nata l\u00e0, nel latifondo, nel feudo, in quel sistema economico che durava da pi\u00f9 di mille anni. Tomasi di Lampedusa, l\u2019autore del Gattopardo, ignorava questo?\u00bb.\u00a0 Sotto la \u201cscrittura di presenza\u201d che cerca di \u00abcambiare il mondo\u00bb, circolano, nei diversi capitoli di Cosa loro, frammenti dell\u2019altra vena, narrativa, dello scrittore, che il curatore del libro, profondo conoscitore dell\u2019opera di Consolo, individua puntualmente\u00a0nell\u2019appendice. Il frammento pi\u00f9 solido \u00e8, a mio avviso, quello relativo ad un episodio che prende forma in un articolo del 1991 per raggiungere poi l\u2019elaborazione\u00a0definitiva nel racconto \u00abLe lenticchie di Villalba\u00bb del 2000 ( La mia isola&#8230;) e rientrare\u00a0successivamente nella \u201cscrittura di presenza\u201d nel 2004 con il titolo significativo di \u00abPrima educazione alla legalit\u00e0\u00bb. Nell\u2019articolo apparso su Linea d\u2019ombra nel 1991,\u00a0troviamo infatti l\u2019embrione del futuro racconto di un episodio che Consolo dice di\u00a0narrare per la prima volta, \u00abrisalente \u2013precisa \u2013 a poco meno di cinquant\u2019anni or sono [&#8230;]\u00bb. C\u2019\u00e8 una colpa, confessa ironicamente lo scrittore, da cui intendo liberarmi: \u00abio<br \/>\nsono stato in casa a Villalba, del famoso capomafia don Calogero Vizzini, [non solo] ho avuto in dono, dallo squisito personaggio, un torroncino di sesamo e un buffetto sulla guancia\u00bb. \u00abRacconto com\u2019\u00e8 andata\u00bb, precisa, quasi per avvertire che dalla scrittura militante sta scivolando in quella narrativa della memoria. \u00abEra l\u2019estate del \u201843\u00bb, cos\u00ec ha inizio l\u2019episodio. Consolo, a quell\u2019epoca aveva dieci anni, viaggiava in camion con il padre, commerciante di cereali, per racimolare generi alimentari che scarseggiavano. A Villalba, in provincia di Caltanisetta, riescono a rifornirsi di derrate tra cui le lenticchie per cui era famosa la cittadina. Dopo aver caricato il camion, stanno\u00a0per partire ma vengono bloccati da un maresciallo dei carabinieri che proibisce loro di trasportare la merce. Gli consigliano di ricorrere a don Cal\u00f2 che in effetti sblocca la situazione, li fa partire ed in pi\u00f9 regala il torroncino al piccolo Vincenzo. Seguendo la cronologia delle lenticchie arriviamo al racconto del 2000 che ha un finale da un punto di vista etico, pi\u00f9 pertinente: niente dolci e buffetti sulle guance del bambino e soprattutto\u00a0c\u2019\u00e8 il padre che rifiuta la protezione mafiosa di don Cal\u00f2, fa scaricare il camion e durante il viaggio di ritorno fa notare al figlio che \u00abin questi paesi ci sono persone che comandano pi\u00f9 dei marescialli\u00bb. E lo invita a raccontare l\u2019episodio \u00abin un bel copiato\u00bb che Consolo metter\u00e0 per iscritto quasi sessant\u2019anni dopo. Nell\u2019articolo\u00a0del 2004, intitolato, come si \u00e8 appena detto, \u00abPrima educazione alla legalit\u00e0\u00bb, l\u2019episodio non pu\u00f2 che riconfermare il finale sancito nel racconto del 2000, con una messa a fuoco piu ravvicinata del losco personaggio che il padre definisce senza mezzi termini \u201ccapomafia\u201d ed ancora l\u2019invito, quasi un lascito morale al figlio, a raccontarlo a scuola in un \u201ccopiato\u201d. Una curiosit\u00e0 lessicale: il ritratto di don Cal\u00f2 attraversa diverse varianti iconografiche: nel 1991 (\u00abMafia e media\u00bb) \u00e8 descritto come un \u00abvecchio, imperioso, compassato\u00bb; nel 2000 (\u00abLe lenticchie&#8230;\u00bb), \u00e8 semplicemente \u00abun vecchio con gli occhiali e il bastone\u00bb mentre nel 2004 (\u00abPrima educazione alla legalit\u00e0 \u00bb) viene bollato definitivamente come \u00abun vecchio laido e bavoso\u00bb. In altre circostanze lo scambio tra scrittura e narrazione (anche di taglio saggistico) procede all\u2019inverso, nel senso che \u00e8 questa a fornire alla prosa militante, atmosfere, spunti o addirittura interi brani contenuti nei romanzi. Cos\u00ec l\u2019\u00abInvettiva\u00bb del 1992 nei giorni successivi all\u2019assassinio di Giovanni Falcone (\u00abAdesso odio il paese,<br \/>\nl\u2019isola, odio questa nazione disonorata, il governo criminale, la gentaglia che lo vuole&#8230;\u00a0Odio finanche la lingua che si parla&#8230;\u00bb), \u00e8 una citazione \u2013 \u00e8 lo stesso Consolo a\u00a0confermarlo \u2013 del coevo romanzo Nottetempo, casa per casa. Continuando questo rapido inventario, sempre sotto la guida attenta del curatore del volume, troviamo Al di qua dal faro come fonte ispiratrice dell\u2019articolo \u00abSciascia come Sherlok Holmes nei sotterranei del potere di Cosa nostra\u00bb. Per quanto riguarda la citt\u00e0 di Palermo (in \u00abI fantasmi di Palermo\u00bb) essa \u00e8 bersaglio di invettive, \u00abPalermo \u00e8 fetida\u00bb e \u00abQuesta\u00a0citt\u00e0\u00a0 \u00e8 diventata un campo di battaglia\u00bb, che provengono rispettivamente da Le pietre\u00a0di Pantalica e Lo spasimo di Palermo. Attraverso gli articoli di Consolo ripercorriamo quarant\u2019anni di una tragedia nazionale di corruzione e di morti ammazzati che ha il suo apice con l\u2019attentato a Falcone ed a Borsellino: dopo la loro morte, possiamo dire con lo scrittore che \u00abnon siamo stati pi\u00f9 gli stessi\u00bb. Ai registri usati da Consolo nei diversi capitoli del suo lungo \u201ccopiato\u201d, si deve aggiungere anche quello comico-grottesco in cui agiscono personaggi come Salvatore (Tot\u00f2) Cuffaro (governatore della regione siciliana), il suo successore, Raffaele Lombardo, e dulcis in fundo Silvio Berlusconi. I primi due sembrano maschere della commedia dell\u2019Arte. A Cuffaro (rinviato a giudizio per \u00abrivelazione di notizie riservate e favoreggiamento\u00bb che, sia detto per inciso, approfitt\u00f2 della reclusione per scrivere una tesi di laurea sul sovraffollamento delle carceri) Consolo attribuisce una illustre ascendenza, nientemeno che Sancho Panza: come il personaggio di Cervantes \u00e8, afferma lo scrittore, governatore dell\u2019Isola di Baratteria e come lui potr\u00e0 affermare, alla fine del suo mandato: \u00abnudo son nato e nudo mi ritrovo\u00bb. L\u2019elemento farsesco \u00e8\u00a0suggerito dalla sua ghiottoneria: nei diversi \u201ccammeo\u201d che gli sono dedicati nel volume, da \u00abTot\u00f2 il buono\u00bb (2004) fino a \u00abTot\u00f2 se n\u2019\u00e8 juto\u00bb (2008), \u00e8 raffigurato come un cicciottello in estasi \u00abdavanti a una enorme cassata siciliana\u00bb. Il men\u00f9 della sua voracit\u00e0 comprende anche altre leccornie come \u00abcannoli, cassate e mammelle di vergine\u00bb. Anche il suo successore Raffaele Lombardo eredita il debole per la pasticceria ed in effetti, dice Consolo, scivola pure lui \u00absu un vassoio di cannoli\u00bb e sull\u2019accusa di concorso\u00a0in associazione mafiosa. Lombardo inoltre si \u00e8 fatto portavoce dell\u2019annoso assioma<br \/>\nsecondo il quale a parlare della mafia si infanga la Sicilia. E se la prende pure<br \/>\ncon chi a suo avviso l\u2019ha denigrata: la lista include persino Omero, per aver rappresentato\u00a0lo stretto di Messina nelle fogge mostruose di Scilla e Cariddi, poi Garibaldi,\u00a0Verga, De Roberto, Pirandello, Tomasi di Lampedusa. Si salvano invece Camilleri e\u00a0curiosamente lo stesso Consolo verso cui Lombardo manifesta una grande ammirazione.\u00a0Al che lo scrittore in persona prende divertito la parola per esprimere la propria sorpresa: \u00abOhib\u00f2! [&#8230;] se il Lombardo avesse letto qualche libro di Consolo, se ne\u00a0sarebbe accorto che razza di denigratore della Sicilia \u00e8 questo scrittore!\u00bb. Il cast del grottesco si chiude con Silvio Berlusconi, \u00abl\u2019anziano uomo truccato, quello che secondo Pirandello susciterebbe, come la vecchia signora \u201cgoffamente imbellettata\u201d, l\u2019avvertimento del contrario il quale crea a sua volta la comicit\u00e0\u00bb. In un contributo ad un libro su don Pino Puglisi, sacerdote assassinato dalla mafia nel 1993, intitolato \u00abLa luce di don Puglisi nelle tenebre di Brancaccio\u00bb, lo scrittore si chiede se la Sicilia e l\u2019intero paese siano, per usare un\u2019espressione di Sciascia, \u00abirredimibili\u00bb. La risposta \u00e8 lui stesso a formularla in un intervento successivo in cui si sofferma, a mio avviso, in modo enigmatico sulla soglia della parola \u201cutopia\u201d: \u00abS\u00ec \u2013risponde all\u2019intervistatore che gli chiede un messaggio di speranza \u2013 come scrittore, devo dare speranza. E la do, credo la speranza, come gli altri, con la scrittura. Il grande critico letterario russo Michail Bachtin affermava che il romanzo critico nei confronti del contesto storico-sociale \u00e8 romanzo utopico: vale a dire che esso, narrando il male sociale, fa immaginare il bene, indica la societ\u00e0 ideale\u00bb.<\/p>\n<p>Cuadernos de Filolog\u00eda Italiana<br \/>\nGiovanni Albertocchi<br \/>\nUniversitat de Girona<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/scansione0011.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1565\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/scansione0011-211x300.jpg\" alt=\"\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/scansione0011-211x300.jpg 211w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/scansione0011-768x1091.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/scansione0011-721x1024.jpg 721w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/scansione0011.jpg 1155w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Vincenzo Consolo, Cosa Loro. 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