{"id":1733,"date":"2009-08-14T08:58:30","date_gmt":"2009-08-14T08:58:30","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1733"},"modified":"2018-09-14T09:15:39","modified_gmt":"2018-09-14T09:15:39","slug":"pino-veneziano-e-la-canzone-polpolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1733","title":{"rendered":"Pino Veneziano e la canzone polpolare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/CCI14092018.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1734\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/CCI14092018-213x300.jpg\" alt=\"CCI14092018\" width=\"213\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/CCI14092018-213x300.jpg 213w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/CCI14092018-768x1081.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/CCI14092018-727x1024.jpg 727w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/CCI14092018.jpg 1513w\" sizes=\"(max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><br \/>\n<\/a>*<\/p>\n<div align=\"center\"><b>PINO VENEZIANO<\/b><br \/>\n<b>E LA CANZONE POPOLARE<\/b><br \/>\n<b><br \/>\n<\/b>\u00a0VINCENZO CONSOLO<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" align=\"right\">Milano, 19 luglio 2004<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sono perse le voci, e per sempre, dei poeti e dei cantori popolari di Sicilia, cos\u00ec come d\u2019ogni altra regione o plaga di questo nostro paese, di questo nostro mondo d\u2019oggi, assordato dai clamori imperiosi della violenza e della stupidit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voci, quelle, umane e melodiose che davano voce ai sentimenti e ai pensieri di un popolo, un popolo che gioiva soffriva dell\u2019esistenza, soffriva della storia. Una catena sonora, quella popolare della Sicilia, che affondava l\u2019origine sua nel pi\u00f9 remoto tempo, nel tempo greco degli aedi e dei lirici. \u201cLa discendenza del canto popolare Siciliano dalla musica greca dell\u2019epoca classica \u00e8 una proposizione indiscutibile\u201d scrive il musicologo Ottavio Tiby. Greco, si, il canto popolare siciliano, su cui per\u00f2 \u00e8 passata la nenia lenta e profonda del deserto, del canto arabo vogliamo dire. Il \u201cborghese\u201d Alessio Di Giovanni, di Cianciana, per aver sentito una notte un carrettiere cantare il malioso canto che iniziava con il distico \u201cLu sunnu di la notti m\u2019arrubbasti: \/ ti lu purtasti a d\u00f2rmiri cu tia\u201d, si convert\u00ec al radicalismo dialettale, a scrivere tutte le sue opere, poesie romanzi, in siciliano. Canto arabo dunque, andaluso e gitano, che dall\u2019Andalusia moresca pass\u00f2 in Sicilia e nel Napoletano, parole e suoni, quelli del canto popolare siciliano, che di generazione in generazione si tramandavano e si ricreavano, una musica popolare che fecondava e rinnovava la musica dotta. Abbiamo avuto per la prima volta cognizione di questo prezioso patrimonio culturale grazie all\u2019opera del musicista e storico della musica Alberto Favara che, percorrendo paesi e villaggi dell\u2019isola, trascrisse parole e note dei canti popolari, pubblic\u00f2, tra il 1898 e il 1923, il Corpus dei Canti delle terre e del mare di Sicilia, raccolta che completava, arricchiva anzi, le raccolte di soli versi dei folkloristi Vigo, Pitr\u00e8, Salomone Marino, Avolio, Amabile Guastella. Un lavoro in qualche modo simile a quello del Favara, ma gi\u00e0 in epoca delle registrazioni meccaniche, ha fatto il poeta ed etnologo Antonino Uccello, il quale, nel momento della grande mutazione antropologica, vale a dire della fine della civilt\u00e0 contadina, riusc\u00ec a registrare, dalle ultime voci superstiti, antichi canti popolari, e pubblic\u00f2, a cavallo degli anni sessanta, Canti del Val di Noto, Risorgimento e societ\u00e0 nei canti popolari siciliani, Carcere e Mafia nei canti popolari siciliani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Corpus del Favara trovava, quasi contemporaneamente, specularit\u00e0 nel Corpus di musiche popolari ungheresi di B\u00e8la Bart\u00f2k e di Zoltan Kod\u00e0li. E intorno a quegli anni Federico Garcia Lorca pubblicava i \u201csuoi\u201d Canti gitani e andalusi. Il lavoro invece di Antonino Uccello si specchiava in quello svolto in Puglia da Ernesto De Martino, se non nell\u2019Academiuta di lenga furlana, Poesia dialettale del novecento e Canzoniere italiano: antologia della poesia popolare di Pier Paolo Pasolini. Il quale, gi\u00e0 nel 1972, cos\u00ec scriveva: \u201cNon sussiste dubbio, comunque, che, salve le aree depresse, la tendenza del canto popolare nella nazione \u00e8 a scomparire\u201d. Aree depresse come la siciliana. E dunque le voci ultime e straordinarie di poeti e di cantori popolari: di Ignazio Buttitta, di Ciccio Busacca, di Rosa Balistreri, di Pino Veneziano. Autenticamente popolano, il Veneziano, picaro e gitano, dalla vita tormentata come quella di Rosa Balistreri. Ma, per ironia del caso, Pino portava lo stesso cognome del colto e grande poeta dialettale cinquecentesco Antonio Veneziano, l\u2019autore de La Celia, dalla vita tormentata anch\u2019egli, che ebbe la ventura di essere stato compagno di prigionia in Algeri di don Miguel de Cervantes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di povera famiglia, Pino, ancora fanciullo, \u00e8 guardiano di capre nelle campagne di Sciacca, poi garzone di fornaio e quindi di bar, uno di quei lavoratori minorenni che a Palermo chiamavano \u201cvaporta\u201d, vai e porta. Agli inizi degli anni Sessanta, fa il cameriere in un ristorante di Selinunte. E a Marinella di Selinunte, in quella breve striscia di terra ai piedi della collina da cui s\u2019alzano le colonne dei portentosi templi greci, si fa imprenditore, gestore di un ristorante insieme agli amici Joj\u00f2 e Giacomino. E nel 1972, l\u2019anno in cui Pasolini decretava la scomparsa del canto popolare in Italia, Veneziano impara a suonare la chitarra dal maestro zu\u2019 Vicenzu Fasulu, detto Piricuddu. E nel suono della chitarra sgorgano i primi versi, la prima canzone: Lu Sicilianu, Il siciliano,\u201dca a tutti i banni chiamanu gitanu\u201d, come nell\u2019atroce Italia di oggi, piccolo borghese e neo-capitalistica, vengono chiamati spregiativamente marocchini tutti gli immigrati, maghrebini e no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non meliano e non arcadico, Pino Veneziano, ma nella linea buttittiana della consapevolezza storica dell\u2019impegno civile. Da qui i suoi canti quali Lu patruni \u00e8 suvecchiu, Nivuri su li bummi, La festa ddi li porci, Piazza di la Loggia, Allende, La Maff\u00eca. Mentre Buttitta, e la stessa Balistreri, cantavano una Sicilia e un\u2019Italia del Secondo dopoguerra, delle lotte contadine e dei sindacalisti uccisi dalla mafia, della seconda grande emigrazione nel centro Europa di masse di braccianti, Pino Veneziano cantava l\u2019atroce Italia dei roventi anni Settanta, del regime democristiano, della corruzione e delle stragi perpetrate dai fascisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c\u2019era anche un Veneziano rapito cantore della bellezza della natura (Settembri), la natura forse ancora, l\u00e0 a Selinunte, delle lucciole pasoliniane. E un Veneziano cantore del rapinoso dei sentimenti umani, dell\u2019amore: L\u2019amuri, Ma dunni si tu?, Si tu nun veni, Non ti pozzu scurd\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E forse un grande amore, travolgente, port\u00f2 il povero Veneziano all\u2019autodistruzione, alla rapida fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma rimangono, in questa plaga della pi\u00f9 classica Sicilia, ancora vivi i tratti gitaneschi, le parole e la musica del Veneziano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di quel Veneziano che un giorno dell\u201984, l\u00e0 al Lido Azzurro, cant\u00f2 per il vecchio e cieco poeta Jorge Luis Borges e lo commosse, il Borges che aveva cantato la milonga e il quartiere Palermo di Buenos Aires, la Palermo di Evaristo Carriego. Nella musica stanno, nelle corde \/ Della chitarra dal suono ostinato \/ Che trama nella milonga felice \/ La festa e l\u2019innocenza del coraggio.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<div style=\"text-align: justify;\" align=\"right\"><b>Vincenzo Consolo<br \/>\n<\/b>Di questa terra facciamone un giardino<br \/>\nCoppola Editore agosto 2009<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* PINO VENEZIANO E LA CANZONE POPOLARE \u00a0VINCENZO CONSOLO Milano, 19 luglio 2004 Si sono perse le voci, e per sempre, dei poeti e dei cantori popolari di Sicilia, cos\u00ec come d\u2019ogni altra regione o plaga di questo nostro paese, di questo nostro mondo d\u2019oggi, assordato dai clamori imperiosi della violenza e della stupidit\u00e0. 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