{"id":1729,"date":"2004-03-01T13:49:04","date_gmt":"2004-03-01T13:49:04","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1729"},"modified":"2018-09-13T14:00:43","modified_gmt":"2018-09-13T14:00:43","slug":"genova-fenicia-doccidente-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1729","title":{"rendered":"Genova, Fenicia d\u2019occidente   Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Genova-per-noi-CCI13092018.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1730\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Genova-per-noi-CCI13092018-234x300.jpg\" alt=\"Genova per noi CCI13092018\" width=\"234\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Genova-per-noi-CCI13092018-234x300.jpg 234w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Genova-per-noi-CCI13092018-768x985.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Genova-per-noi-CCI13092018-799x1024.jpg 799w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Genova-per-noi-CCI13092018.jpg 1879w\" sizes=\"(max-width: 234px) 100vw, 234px\" \/><\/a><\/p>\n<p>*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chimica industriale! \u2013 esclamarono tutti insieme. Tut\u00adti, vale a dire mio padre e i tre zii, soci della ditta com\u00admerciale fondata da mio nonno: compravano, loro, l\u2019olio che si produceva nella zona, nei frantoi dei proprietari ter\u00adrieri dei paesi dei N\u00e8brodi, riempivano cisterne e cisterne di vagoni ferroviari e spedivano agli industriali Costa di Genova, i quali imbottigliavano quell\u2019olio insieme ad altro ligure toscano o pugliese, con l\u2019etichetta <em>Olio Dante. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chimica industriale! \u2013 esclamarono in coro durante la riunione per stabilire a quale facolt\u00e0 universitaria mi sarei dovuto iscrivere, io, figlio e nipote tanto studioso che aveva appena conseguito brillantemente la licenza liceale. La chimica industriale, poich\u00e9 loro avevano progettato di promuoversi da commercianti ad industriali, costruire l\u00e0 in paese una raffineria e imbottigliare l\u2019olio come i Costa di Genova. E quindi io, divenuto chimico, avrei dovuto di\u00adri\u00adgere l\u2019impresa. Il pi\u00f9 deciso, nell\u2019imporre a me quegli studi, era lo zio Giovanni, il maggiore esperto, tra i suoi fra\u00adtelli, di olio. Gli portavano, i venditori, i campioni in bot\u00adtigliette. Stappava, ne versava in bocca un sorso, sug\u00adgeva, schioccava la lingua, ingoiava e subito sentenziava: due gradi, tre gradi, quattro gradi&#8230; E quindi passava alla prova scientifica, con l\u2019olio dentro l\u2019ampolla mischiato a una soluzione che lo colorava di viola, agitato e riversato in un cilindretto centimetrato che rivelava il grado di aci\u00addit\u00e0. L\u2019analisi papillare dello zio e quella tecnica rara\u00admente discordavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io, al centro di quel consesso nell\u2019ufficio della ditta, messo di fronte a quelle due terribili parole, chimica in\u00addustriale, dissi timidamente, arrossendo: \u201cLettere classi\u00adche voglio studiare&#8230;\u201d Ci fu un silenzio di meraviglia, d\u2019im\u00adbarazzo. Che venne rotto dallo zio Giovanni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Ma&#8230; Ma quelli sono studi per femmine! \u2013 disse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Si scivol\u00f2 quindi verso ingegneria, architettura, medicina, farmacia, economia&#8230; Ed io sempre, cocciuto: \u201cNo, no, lettere voglio fare!\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mio padre allora, impietosito, mi venne incon\u00adtro, avanz\u00f2 un compromesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Senti, \u2013 disse \u2013 una via di mezzo \u00e8 giurispru\u00adden\u00adza&#8230; Quella ti apre molte strade, puoi decidere poi, da qui a quattro anni, quello che vuoi fare: avvocato, giudice, no\u00adtaio, amministratore d\u2019azienda&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 E si guardarono, i quattro, ammiccando: un chi\u00admi\u00adco sicuramente pensarono, avrebbero potuto assu\u00admer\u00adlo, mentre io, da leguleio, avrei amministrato e diretto la loro industria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Accettai. Tanto, pensai, avrei continuato a studia\u00adre lettere per conto mio, di nascosto, avrei continuato a leg\u00adgere romanzi e poesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 E dove vuoi andare a studiare, a Palermo, a Mes\u00adsi\u00adna&#8230;. \u2013 chiese mio padre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 No, no, \u2013 intervenne uno zio \u2013 sempre su quei treni, avanti e indietro&#8230; Finisce che si sbanda, che non stu\u00addia. Al Nord, lo mandiamo al Nord! A te dove piacerebbe andare, a Bologna, a Milano, a Torino?&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 A Milano \u2013 risposi deciso. A Milano avevo sem\u00adpre pensato, dov\u2019erano stati Verga e Capuana, dov\u2019erano allora Vittorini e Quasimodo, dov\u2019era Montale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E fu cos\u00ec che m\u2019installai nella capitale lombarda, in una casa di piazza Sant\u2019Ambrogio attaccata al portico del\u00adla basilica, quella \u201cfuori mano\u201d del Giusti, e divenni pen\u00adsio\u00adnante, l\u2019unico della signorina Colombo, un\u2019anziana (co\u00ads\u00ec sembrava a me allora diciottenne) che vestiva sempre di nero, parlava solo in dialetto e lamentava che le sue gio\u00advani nipoti, due gemelle, erano scappate di casa per an\u00adda\u00adre a Nomadelfia, a lavorare nella citt\u00e0 dei ragazzi di don Zeno Saltini. Nella piazza, in un grande edificio, era ubi\u00adca\u00adto il coi, Centro Orientamento Immigrati. L\u00e0 giun\u00adgevano i tram provenienti dalla stazione Centrale e scari\u00adcavano mas\u00adse di emigranti meridionali che, dopo le visite medi\u00adche e disbrigo di pratiche burocratiche, sarebbero an\u00addati a lavorare nelle miniere belghe o nelle fabbriche di Svizzera e Francia. Si determinavano, in quegli anni del Dopo\u00adguer\u00adra, i destini di molti italiani. Era quella la storia che allora pi\u00f9 m\u2019interessava, che cercavo di capire con la lettura di libri sulla questione meridionale, i libri di Gramsci, Dorso, Salvemini o Carlo Levi. Letture appas\u00adsionate fatte insieme al doveroso e penoso studio del dirit\u00adto privato, filosofia del diritto o economia politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu uno dei primi mesi del mio soggiorno milanese, che un giorno, di primo mattino, spunt\u00f2 alla pensione del\u00adla signorina Colombo lo zio Giovanni, l\u2019esperto di olio, il pi\u00f9 grande e pi\u00f9 autorevole dei quattro fratelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi disse: \u2013 Io vado a Genova dai Costa. Tu vieni con me.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunti alla stazione Principe, c\u2019incamminammo ver\u00adso piazza Dante, dov\u2019era il grattacielo con gli uffici dei Co\u00adsta. Lo zio andava con passo veloce, malgrado il peso del valigione, io rallentavo per guardare la gente, mi fer\u00adma\u00advo per ammirare le facciate dei magnifici palazzi di quel\u00adla fitta citt\u00e0 verticale, delle chiese, mi beavo nel ritro\u00advare la mia luce marina, lasciati i grigiori e le nebbie di Mi\u00adlano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Svelto, svelto, cammina. Ho l\u2019appuntamento alle quattro precise. Salimmo, dentro il veloce ascensore, fino al diciassettesimo piano del grattacielo. E fummo intro\u00addotti nell\u2019ufficio di uno dei Costa, Giacomo credo si chia\u00admasse. Un signore dall\u2019aria severa, ma dal tratto gentile, ascoltava con attenzione il parlare impacciato e affannoso dello zio Giovanni; io guardavo, al di l\u00e0 di una grande ve\u00adtrata, il mare in fondo solcato da navi, guardavo la conca del por\u00adto con i denti dei suoi ponti, delle sue banchine, sognavo di salire su una di quelle navi e di andare, an\u00addare&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo zio mi scosse dall\u2019ineducata distrazione, dal\u00adl\u2019in\u00adcanto, stringendomi forte a un braccio. Io volsi subito lo sguardo verso quel benevolo signore dietro la scri\u00advania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Questo mio nipote studia a Milano. Giu\u00adrispru\u00addenza \u2013 disse con un sospiro \u2013 Ma noi speriamo che dopo la laurea verr\u00e0 gi\u00f9 a lavorare nell\u2019azienda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E quel signore sorrise, dubbioso sicuramente, nel ve\u00addere la mia aria svagata, sognante, di un mio avvenire di azienda, di praticit\u00e0, di affari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dormimmo a Genova, lo zio ed io, e l\u2019indomani, se\u00adpa\u00adrandoci, egli sarebbe tornato in Sicilia ed io a Milano. Ma dopo che il treno si mosse e lo zio scomparve alla vi\u00adsta, decisi di restare a Genova, solo, libero, ancora per qual\u00adche giorno, di conoscere quella citt\u00e0. E la percorsi nei suoi <em>carruggi, <\/em>via Pr\u00e8, via del Campo, piazza Banchi, la Ri\u00adpa, strade strette e affollate, piene di vita, movimento. Mi riportavano, quelle strade, a Palermo, alla Vucciria, al Ca\u00adpo, ai Lattarini, a Ballar\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu quella per me una giornata di gioia, di scoperte. E una giornata infine anche di tristezza, in cui vidi, verso sera, partire una grande nave piena di emigranti, di gente che avrebbe raggiunto gli Stati Uniti o l\u2019Argentina. I pa\u00adrenti, sul molo, salutavano e piangevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comprai in un negozio sotto i portici di Ripa, un <em>sou\u00advenir<\/em>, una sfera di vetro con dentro una nave, una nave che spariva dietro la neve, se appena la sfera si scuoteva. Rimase da allora e ancora oggi quella sfera come ricordo della nave di emigranti che partiva. Ricordo anche di Ge\u00adnova e del suo destino marinaro, di Colombo e Andrea Doria, di tutti i naviganti del Mediterraneo ed oltre le Colonne d\u2019Ercole. Di questa citt\u00e0 forte e tenace, di piccola terra e di infinito spazio marino, di ogni inimmaginabile avventura e di conquista prodigiosa. Da quella piccola con\u00adca del suo porto nacque la storia della grande Genova, della repubblica della fantasia e del coraggio. Marina, Ge\u00adnova, come Marsiglia Napoli o Istanbul. <em>Ummelum\u00e0<\/em>, la ma\u00addre del mondo, chiamarono i Turchi Costantinopoli. \u00c8 madre Istanbul, \u00e8 madre Napoli \u201c<em>de Italia gloria y aun del mundo lustre\u201d<\/em>, come la elogia Cervantes; madre Istanbul e cos\u00ec Barcellona e Algeri. Ma Genova \u00e8 padre, padri sono i suoi navigatori avventurosi, i suoi sagaci imprenditori, si\u00admili a quelli che partivano dagli angusti porti fenici, Biblo o Sidone, e scoprivano l\u2019ignoto occidente medi\u00adterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[i]<\/a> In <em>Genova per noi<\/em>, Testimonianze di scrittori contemporanei raccolte da Massimo Bacigalupo, Alberto Beniscelli, Giorgio Cavallini e Ste\u00adfano Verdino, Genova: Accademia Ligure di Scienze e Lettere, 2004, pp. 36-40. Stesso testo, col titolo: <em>Ho fatto l\u2019emigrante per cagioni di cuore<\/em>, \u00abStilos\u00bb, supplemento di \u00abLa Sicilia\u00bb, 20 luglio 2004.<br \/>\nPubblicato anche su\u00a0 &#8220;La mia isola \u00e8 Las Vegas&#8221;<br \/>\nArnoldo Mondadori Editore, aprile 2012<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Chimica industriale! \u2013 esclamarono tutti insieme. 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