{"id":1699,"date":"2008-06-27T13:23:15","date_gmt":"2008-06-27T13:23:15","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1699"},"modified":"2023-03-10T11:27:07","modified_gmt":"2023-03-10T11:27:07","slug":"giuseppe-tornatore-fotografo-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1699","title":{"rendered":"Giuseppe Tornatore fotografo    Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*<br \/>Bisogna subito dire di Bagheria, paese dove \u00e8 nato e cresciuto Giuseppe Tornatore, questo regista della seconda generazione dei grandi registi italiani del secondo dopoguerra. Dire di Bagheria e di Giuseppe Tornatore fotografo, della sua fotografia come telemachia, prima educazione artistica, primo passo verso il mondo delle immagini, verso il cinema.<br \/>Bagheria, singolare paese, rispetto agli altri paesi di Sicilia per il motivo e per il modo in cui \u00a0esso \u00e8 nato, si \u00e8 formato. \u201cBagheria \u2013 latino, Bayharia \u2013 Siciliano, Baaria (Val di Mazara). Estesissima ed amena campagna, ad oriente del territorio di Palermo, adorna all\u2019ultima eleganza di casine suburbane di signori; lungo sarebbe descriverle, dir\u00f2 tuttavia delle primarie. E prima occorre l\u2019amplissima villa del principe Butera (\u2026) Sovrast\u00e0 ad una altura, a mezzogiorno di quella terra, al villa Valguarnera, dove nulla desideri che tenda alla delizia dell\u2019animo; magnifica altres\u00ec quella di Aragona n\u00e9 quella di Cattolica, Filingeri, Palagon\u00eca, Lardaria, sottostanno per fabbriche, ornamenti e disegno; sono palazzi degni tutti di grande citt\u00e0\u201d. Cos\u00ec scrive Vito Amico nel suo Lexicon Siculum (1757), tradotto dal latino e postillato da Gioacchino di Marzo (Dizionario Topografico della Sicilia, 1858). E partiamo dunque dal primo che fece costruire la sua villa in quella \u201cestesissima e amena campagna\u201d, il principe Butera. Un emistichio del Tasso, O corte a dio, e una quartina in lingua spagnola faceva incidere sul primo e sul secondo arco di ingresso alla sua villa a Bagheria don Giuseppe Branciforti, conte di\u00a0Mazzarino e principe di Butera. A capo di una congiura contro il re di Spagna, Filippo IV, e contro i\u00a0vicer\u00e9 di Sicilia, don Giovanni d\u2019Austria, l\u2019eroe di Lepanto, nel sogno di divenire re di una Sicilia\u00a0indipendente, tradito e traditore \u2013 la sua delazione, insieme a quella del poeta Simone Rao, cost\u00f2 la\u00a0vita a sei congiurati \u2013 il Butera si ritir\u00f2 in quel sobborgo di Palermo, tra la fenicia Soluto e la greca\u00a0Imera, si chiuse dentro quella sua dimora che era fortezza, castello, tomba non di libri e di salme\u00a0come l\u2019Escorial, ma di orgoglio umiliato e di rimorso.<\/p>\n<p>Ya la esperanza es perdita<br \/>Y un solo ben me consuela<br \/>Que el tempo que pasa y buela<br \/>Llever\u00e0 presto al vida.<\/p>\n<p>Congiuravano contro il re di Spagna, i nobili di Sicilia, ma frequentavano i poeti spagnoli. Epigrafava la sua villa, il principe di Butera, con versi tratti dalla Galatea di Miguel de Cervantes. Dopo il Butera, come ci dice l\u2019Amico, costruirono\u00a0 ville nell\u2019amena plaga molti altri nobili, tra di loro in gara di delizia, di sfarzo, fino al rovesciamento nel delirio del barocco, nell\u2019allucinazione pietrificata, nel capriccio goyesco della villa dei Mostri del principe Palagon\u00eca, da cui Goethe, in\u00a0cerca in Sicilia di una Ellade di luce e d\u2019armonia, si sarebbe allontanato inorridito. Scrive nel suo Viaggio in Italia: \u201cPalermo, luned\u00ec 9 aprile 1787. Abbiamo sciupato tutta la giornata d\u2019oggi dietro le pazzie del principe di Palagonia. (\u2026) Quando il padre del principe attuale costru\u00ec la villa, (\u2026) ha concesso libero sfogo al suo capriccio e alla predilezione per il deforme e per il mostruoso\u201d. Certo, per un Goethe che viaggiavo in Sicilia con il metro di Winckelmann in tasca, quella villa Palagon\u00eca non poteva che suscitargli orrore.Le ville di Bagheria. \u201cDi ville, di ville!&#8230;di principesche ville\u201d avrebbe esclamato con ironia Gonzalo &#8211; Carlo Emilio Gadda, riferendosi a quelle di Lukones, vale a dire della Brianza, ne La cognizione de dolore. Le ville di Bagheria non le hanno certo costruite con le loro mani i nobili, i Gattopardi di Sicilia, il loro progetto villesco, nella loro gara di sfarzo, di lusso, oltre agli architetti, ha attirato l\u00e0, da Palermo e da altre zone della Sicilia, masse di murifabbri, scalpellini, falegnami, manovali e\u00a0artigiani, oltre a braccianti, a contadini, per lavorare negli estesi giardini. Gli abitanti di Bagheria,\u00a0\u00a0abitanti al di qua delle ville cinte di gran mura come fortezze, erano, ci dice il Di Marzo, nel 1852 quasi diecimila. E oggi sono pi\u00f9 di quarantamila. Al di qua delle alte mura delle ville i cui padroni, i\u00a0famosi \u201cleoni e i gattopardi\u201d lampedusiani sono per la maggior parte tramontati, finiti per\u00a0isolamento, dissennatezza o alienazione, al di qua sono nati e cresciuti a Bagheria, tra quello che si\u00a0chiamava il popolo, gli spiriti pi\u00f9 acuti, pi\u00f9 intelligenti, gli artisti e gli intellettuali pi\u00f9 dotati. Facciamo per tutti tre nomi: il poeta Ignazio Buttitta, il pittore Renato Guttuso e il fotografo-regista Giuseppe Tornatore. E qui vogliamo dire, dell\u2019autore di famosi films, come\u00a0 Nuovo Cinema Paradiso, Stanno tutti bene, L\u2019uomo delle stelle, La sconosciuta, e altri, e, in fase di produzione, l\u2019ancora inedito Baar\u00eca, di cui qui compaiono immagini delle riprese. La Baaria funestata oggi da quella mala pianta che si chiama mafia, da quelle \u201ciene e sciacalletti\u201d che sono subentrati ai principi e ai baroni delle famose ville. Giuseppe, anzi Peppuccio Tornatore, muove dunque i primi passi per le strade di Bagheria con una macchina fotografica in mano. La\u00a0Sibilai, le citt\u00e0 e i paesi siciliani, per la loro profondit\u00e0 storica, sono stati da sempre interessanti e \u201curgenti\u201d per i viaggiatori stranieri, per gli incisori prima, incisori come Houel e Saint-Non, e quindi, con l\u2019avvento della fotografia, \u00e8 divenuta interessante e \u201curgente\u201d per fotografi stranieri e per gli stessi siciliani. Ai primordi, verso la fine dell\u2019Ottocento, vale a dire, otografano la Sicilia\u00a0l\u2019inglese Samuel Butler, l\u2019eccentrico autore de L\u2019autrice dell\u2019Odissea, la grande triade quindi dei\u00a0veristi siciliani, Capuana, Verga, De Roberto, che nella fotografia vedevano confermate le loro tesi\u00a0letterarie. E ancora i fratelli Alinari, Giacomo Brogi, l\u2019esteta von Gloeden, Giorgio Sommer. Robert\u00a0Capa, poi, sbarcato nel \u201943 con gli Americani in Sicilia, fotograf\u00f2 la Sicilia di quel momento della\u00a0Liberazione. Vi fu poi la scuola di fotografi palermitani, da Interguglielmi a Giusto e Nicola Scafidi\u00a0a Enzo Sellerio, a Ferdinando Scianna, a Melo Minnella. A questa scuola e a questa tradizione ha appartenuto il giovane fotografo Peppuccio Tornatore. Scrive Tornatore nel libro Giuseppe\u00a0Tornatore fotografo in Siberia: \u201cDopo mesi e mesi vissuti in moviola, al buio, gli occhi eternamente\u00a0puntati a vedere, rivedere\u2026Ero in questo limbo dell\u2019immaginazione, mentre mi avviavo a\u00a0concludere il montaggio di La leggenda del pianista sull\u2019oceano, quando un bel giorno,\u00a0inaspettatamente, la voce nordica e gentile di Alberto Meomartini giunge a insinuarsi come una\u00a0nota stonata nel quotidiano coro telefonico: \u201cSo che da ragazzo lei \u00e8 stato fotografo. Se la\u00a0sentirebbe di tornare a fare fotografie?\u201d. Il Meomartini lo invita dunque ad andare in Siberia con la\u00a0sua Rolleicord. Sono quelle fotografie di una Siberia innevata, quasi desolata, una terra di\u00a0Dostoevskij o Solzenicyn, ma sono anche foto di bimbi, di donne, di uomini di grande dignit\u00e0. E\u00a0poi, in giro per la Russia, Tornatore ha fotografato Mosca, e in giro per il mondo, la Cina, il\u00a0Giappone, l\u2019America, la Tunisia. Sono foto che in parte compaiono in questa mostra. Ma a chi qui\u00a0scrive, da siciliano e sicilianista, senza nessuna ombra di regionalismo, interessa molto il fotografo\u00a0che \u201cda ragazzo\u201d fotografava la Sicilia, fotografava la sua Baaria, Porticello, Palermo, Portella della\u00a0Ginestra\u2026Sono fotografie degli anni Sessanta-Settanta di una Baaria ancora povera, contadina,\u00a0ancora non mutata antropologicamente, fuori ancora crediamo dalla contaminazione corleonese:\u00a0una Baaria priva di ville, ma nobile, ricca di umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Indiscrezioni<br \/>Giuseppe Tornatore fotografie<br \/>Edizioni Fratelli Alinari 2008<\/p>\n<p>Giuseppe Tornatore e Vincenzo Consolo a Venezia<br \/>foto di Giovanni Giovannetti<\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"691\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/334529993_527067012871118_1908127548940321385_n2-691x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2945\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/334529993_527067012871118_1908127548940321385_n2-691x1024.jpg 691w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/334529993_527067012871118_1908127548940321385_n2-202x300.jpg 202w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/334529993_527067012871118_1908127548940321385_n2.jpg 740w\" sizes=\"(max-width: 691px) 100vw, 691px\" \/><figcaption>Giuseppe Tornatore, Vincenzo Consolo\nworld copyright Giovanni Giovannetti\/effigie<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 *Bisogna subito dire di Bagheria, paese dove \u00e8 nato e cresciuto Giuseppe Tornatore, questo regista della seconda generazione dei grandi registi italiani del secondo dopoguerra. 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