{"id":1696,"date":"2018-05-26T07:38:14","date_gmt":"2018-05-26T07:38:14","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1696"},"modified":"2018-05-26T07:38:14","modified_gmt":"2018-05-26T07:38:14","slug":"per-lora-sospesa-di-sebastiano-burgaretta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1696","title":{"rendered":"Per L\u2019ora sospesa di Sebastiano Burgaretta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/scansione_237.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1692\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/scansione_237-300x220.jpg\" alt=\"scansione_237\" width=\"300\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/scansione_237-300x220.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/scansione_237.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1659\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002-212x300.jpg\" alt=\"CCI05042018_0002\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002-212x300.jpg 212w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002-768x1085.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002-725x1024.jpg 725w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002.jpg 1398w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quindi per gradi, per lenti processi discendiamo in spazi inusitati (dimenticammo l\u2019ora, il punto del passaggio, la consistenza, la figura d\u2019ogni altro; dimenticammo noi sopra la terra, di l\u00e0 della parete: al confine bevemmo il nostro lete). Ora, in questa luce nuova \u2013 privazione d\u2019essa o luce stessa rovesciata, frantumo d\u2019una lastra, rovin\u00eco di superficie. Sfondo infinito, abissitade \u2013 in nuovi mondi o antichi, in luoghi ignoti risediamo. O ignote forme, presenze vaghe, febbrili assenze, noi aneliamo verso dimore perse, la fonte ove si bagna il passero, la quaglia, l\u2019antica et\u00e0 sepolta, immemorabile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E in questa zona incerta, in questa luce labile, nel sommesso luccich\u00eco di quell\u2019oro, \u00e8 possibile ancora la scansione, l\u2019ordine, il racconto? \u00c8 possibile dire dei segni, dei colori, dei bui e dei lucori, dei grumi e degli strati, delle apparenze deboli, delle forme che oscillano all\u2019ellisse, si stagliano a distanza, palpitano, svaniscono?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E tuttavia per frasi monche, parole inadeguate, per accenni, allusioni, sfasature e afonie tentiamo di riferire di questo sogno, di questa emozione<\/em><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa lunga citazione \u00e8 l\u2019incipit dello scritto che d\u00e0 anche il titolo al libro <em>L\u2019ora sospesa<\/em>, di Vincenzo Consolo, raccolta di articoli, brevi saggi, presentazioni di mostre curata con una sapiente scelta di testi, peraltro approvata e postillata negli ultimi suoi mesi di vita dallo scrittore di Sant\u2019Agata Militello, dal critico e italianista spagnolo Miguel \u00c1ngel Cuevas. Questi ha arricchito il volume con un accurato apparato di note informative e critiche che colgono ed evidenziano il ruolo non secondario dei testi compresi nel volume, edito dalle edizioni <em>Le Farfalle <\/em>del poeta e raffinato editore Angelo Scandurra. Ho voluto riportarla, perch\u00e9 mi pare evidente che in essa risieda la cifra chiara, ineludibile non solo di questo libro ma anche dell\u2019intero cammino letterario dello scrittore e narratore-poeta che \u00e8 Consolo. Non si tratta, come potrebbe suggerire la tipologia specifica degli scritti, soltanto del tempo sospeso, dell\u2019attimo necessario a catturare un\u2019emozione, una sensazione da fermare con lo scatto della macchina fotografica o da dilatare col pennello su una tela. In essa \u00e8 contenuta la metafora della ricerca continua che, fra tappe e soste, parola e afasia, luce e lutto, illusione e disinganno, lo scrittore e narratore ha svolto in ambito letterario con una rara e sofferta identificazione tra pagina e vita. Tutta l\u2019avventura letteraria di Vincenzo Consolo \u00e8 stata un\u2019ora, un tempo perennemente sospeso tra dissonante assenza di luce e musicale illuminazione apportata da un <em>\u00e1nghelos <\/em>portatore di vita. A ragione l\u2019incipit \u00e8 chiuso dalle seguenti parole: <em>Viene e sovrasta un nunzio lampante, una lama bianca, un angelo abbagliante. Da quale empireo scende, da quali paradisi? O risale prepotente da quali abissi? \u00c8 lui che predice, assorto e fermo, ogni altro evento, enuncia enigmi, misteri, accenna ai miracoli; si dichiara vessillo, simbolo e preambolo d\u2019ogni altro spettro<\/em><a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si direbbe che la scrittura di Consolo sia ispirata, che scenda dall\u2019alto grazie alla mediazione di un <em>\u00e1nghelos, <\/em>che ne agevola il <em>kair\u00f3s<\/em>, il momento di grazia, atto a celebrare funzione e fasti della parola, sempre emergente dalla memoria, con la cadenza e il ritmo di uno spartito musicale che trasfigura in arte e poesia autentica i fantasmi e le tragedie della storia umana. In questo libro, occasionalmente dedicato alle arti figurative, \u00e8 racchiusa una sorta di mini laboratorio della scrittura tutta di Consolo. Come dimostra l\u2019apparato delle note curate da Cuevas, l\u2019ora, il tempo creativo per lo scrittore messinese \u00e8 sempre sospeso, perch\u00e9 questi torna continuamente a rivedere, a integrare, a rimodellare i suoi scritti, per rifunzionalizzarli a momenti diversi, a tappe creative nuove. \u00c8 una perenne sospensione del processo creativo, tesa a cogliere e, possibilmente, a fissare, come fa l\u2019artista delle arti figurative, il momento di grazia, la giusta dimensione, il <em>kair\u00f3s <\/em>di luce che attinga alla sfera dell\u2019armonia e della poesia. La scrittura di Consolo \u00e8 in movimento continuo, e non a caso la metafora che supporta e caratterizza quasi tutti i suoi romanzi \u00e8 data dal viaggio, cos\u00ec come un viaggio \u00e8 stato il peregrinare dell\u2019autore per il mondo e l\u2019andirivieni tra la Sicilia e il continente, un viaggiare esistenziale assurto a cifra letteraria fondamentale della sua opera. Un andare e venire quasi compulsivo, sulle cui ragioni egli stesso si interrogava: <em>Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all\u2019interno, sostare in citt\u00e0 e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta d\u2019addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca<\/em><a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo continuo movimento nella vita e nell\u2019opera di Consolo tiene tutto in sospensione, l\u2019animo e il pensiero dell\u2019uomo nonch\u00e9 l\u2019opera del narratore e scrittore. Tutti gli incipit dei testi compresi in questo libro postumo fanno capo al principio e alla realt\u00e0 del movimento, con una sorta di corrispondenza incoercibile e perci\u00f2 significativa: <em>Manovre di notte, ronzare di motori, cigolii di maglie. Manovre di notte. <\/em>(<em>Per Pippo Spinoccia<\/em>); <em>S\u00ec, che bisogna scappare, nascondersi. <\/em>(<em>Nottetempo, casa per casa<\/em>); <em>\u2026T\u2019avvolge improvvisa voluta di brezza di mare di monte\u2026 <\/em>(<em>Guida alla citt\u00e0 pomposa)<\/em>; <em>Ora avanziamo per pianure acquitrinose, fra balze, rigagnoli\u2026Avanti \u00e8 la luce. Una frigida luce di riverbero, d&#8217;un&#8217;alba immota, d\u2019una stagione ignota. <\/em>(<em>Paludi e naufragi<\/em>); <em>Soli andavamo dentro la boscaglia, dentro il verde pi\u00f9 cupo pi\u00f9 profondo.<\/em> (<em>L\u2019immensa luce<\/em>); <em>Quindi per gradi, per lenti processi discendiamo in spazi inusitati (dimenticammo l\u2019ora, il punto del passaggio\u2026) \u2026Ora in questa luce nuova\u2026in nuovi mondi o antichi, in luoghi ignoti risediamo.<\/em> (<em>L\u2019ora sospesa<\/em>); <em>E vado, vado nel tempo mio del rapimento e dell\u2019incanto, vado alla ricerca del luogo della quiete, dell\u2019incominciamento mio dentro la notte\u2026 <\/em>(<em>Il libro celeste<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019illusione incessante di vedere una Sicilia diversa, nuova; da qui il viaggiare continuo per tutti gli angoli dell\u2019isola come necessario rituale di vita e come metafora, sia nelle opere maggiori e nei romanzi col linguaggio alto della poesia, sia in quelle cosiddette minori col linguaggio della comunicazione ma pur sempre curato e musicalmente calibrato. Questa illusione perenne di Consolo che viaggiava era in continua elaborazione, in eterno fieri e induceva lo scrittore a parlare delle citt\u00e0 e dei luoghi della Sicilia viste e amate, quando erano da amare, come vittoriniane citt\u00e0 del mondo. E ci\u00f2 con la chiara consapevolezza della differenza che passa tra lo scrivere e il narrare, perch\u00e9 <em>si narra, io credo, riportando, nell\u2019operazione del narrare, la propria memoria esistenziale e la propria memoria culturale\u2026 Lo scrivere invece, al contrario del narrare, pu\u00f2 fare a meno della memoria, \u00e8 un\u2019operazione che attinge al pensiero, alla logica<\/em><a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro si occupa di opere pittoriche, anche se l\u2019autore parla, come egli stesso precisa, da <em>non addetto ai lavori\u2026<\/em> <em>per consonanza<\/em><a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> artistica. E infatti, anche trattando di opere figurative, l\u2019animo del poeta e del narratore viene immancabilmente fuori, a cantare con lo stesso trasporto e la stessa armonia di sempre. Emblematico, a tale riguardo, \u00e8 il frammento lirico <em>Blu<\/em>, vera sintesi di quanto qui si vuole evidenziare, per cui appare quanto mai opportuna la scelta di averlo messo a chiusura del libro, quasi come cifra finale e firma autenticante: <em>Per isole di calce, passaggi di carminio, per sprazzi gialli e sfumature verdi, ai bordi, sul ciglio d\u2019un ignoto mondo, del pi\u00f9 profondo azzurro, ci muoviamo. Sfioriamo un mare immenso, un immenso cielo, uno smisurato spazio\u2026 Ci prende e ci trascina questo fiume imperioso nella Venezia e Samarcanda del racconto, della favola, nell\u2019oriente di splendori, nella Bisanzio al culmine del fasto e della grazia\u2026Tracima ora dagli argini, scorre per invisibili passaggi, colma ogni vuoto, abisso, s\u2019addensa a strati, spegne ogni luce, riflesso, culmina nella notte del mondo, nel blu pi\u00f9 cupo. Nell\u2019assoluto nero. Compiamo questo viaggio dentro le quinte mobili e fugaci, dentro l\u2019illusione, l\u2019inganno, la mal\u00eca dei colori, fra l\u2019apparenza della pittura. Dentro l\u2019avventura dell\u2019azzurro, del colore dell\u2019origine, dell\u2019infinito spazio e dell\u2019eterno, del <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 dolce color d\u2019oriental zaffiro<\/em><a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 prosa questa, \u00e8 poesia, \u00e8 pittura modellata con la parola, o forse \u00e8 tutto questo insieme? Certamente si registra qui una chiara consonanza fra i vari generi artistico-creativi. E certamente \u00e8 poesia pura, in sintesi straordinaria la stessa cui ci ha educato in tanti altri suoi scritti Consolo, poesia, cio\u00e8, che gronda del sangue umano versato lungo i sentieri terribili della storia ma che vive anche della speranza e della luce della redenzione e della libert\u00e0. Poesia pura che sembra fare da antifona ai versi della successiva <em>La palma celeste<\/em>, scritto nel quale la festa di colori cangianti e il ritmo spezzato del gioco della memoria sembrano sintetizzare una sorta di metafora del cammino della vita tra natura e cultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8, del resto, un caso che Consolo abbia amato l\u2019arte e la figura di Antonello da Messina, sino a farne un fermo punto di riferimento della sua ricerca artistico-letteraria, al punto da divenirne una sorta di alter ego empatico e consonante. La grandezza di Antonello ha le stesse radici dalle quali sarebbe germogliata anche quella di Consolo. Sembra, infatti, che lo scrittore stia parlando anche di s\u00e9 stesso, quando, riferendosi ad Antonello, afferma che <em>tanta grandezza, tanta profondit\u00e0 e tali vertici non si spiegano se non con una preziosa, spessa, enorme sedimentazione di memoria. Ma di memoria illuminata, capita dopo il confronto con altre realt\u00e0, dopo aver messo la giusta distanza tra s\u00e9 e tanto bagaglio, giusto equilibrio tra caos e ordine, sentimento e ragione, colore e geometria<\/em><a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a><em>.<\/em> Come poi avrebbe fatto anche Consolo, Antonello dovette andare via da Messina e dalla Sicilia, per potere trovare la via della sua creativit\u00e0 artistica: <em>Il suo andare a Napoli, a vent\u2019anni, l\u2019ha salvato, gli ha salvato la ragione e il prezioso talento di pittore. Nella bottega di Colantonio gli si sono dispiegati nuovi orizzonti, ha visto nove cose, sentito nuovi linguaggi. E il suo vedere e il suo sentire altre realt\u00e0 dovevano essere una continua verifica, un\u2019illuminazione, una razionalizzazione, un controllo della realt\u00e0 che si portava dentro, nella sua memoria: la realt\u00e0 di Messina\u2026e lascia il mare per la terra, l\u2019esistenza per la storia. La Sicilia e Messina possono cos\u00ec tornare attivamente, espressivamente, in tutta la loro \u201coggettiva\u201d bellezza e passione<\/em><a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a><em>. <\/em>L\u2019andare di Consolo ventenne a Milano, a respirare l\u2019aria dell\u2019ambiente vittoriniano salv\u00f2 il talento dello scrittore messinese, come la Napoli di Colantonio aveva salvato quello di Antonello, perch\u00e9 anche lo scrittore di Sant\u2019Agata Militello pot\u00e8 guardare \u201coggettivamente\u201d la Sicilia e farne oggetto di appassionato canto memoriale senza i limiti esistenziali talora insiti nel provincialismo, specialmente quando questo \u00e8 acritico. E, come per Antonello <em>il tornare a Messina ormai, saldo com\u2019\u00e8, non comporta alcun rischio<\/em><a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, cos\u00ec per Consolo la distanza interiore stabilita era garanzia di salvezza definitiva, anche se <em>la sirena dello Stretto richiamava sempre in patria<\/em><a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> anche lui come il pittore. Ma ormai non c\u2019era rischio d\u2019involuzione cos\u00ec per l\u2019uno come per l\u2019altro. Tra i due grandi messinesi si configurano i termini di un parallelo cammino, anzi viaggio, di vita tra sogno e nostalgia, tra l\u2019isola e il mondo, Messina e la Sicilia, da un lato, la storia con la sua logica, dall\u2019altro. Solamente cos\u00ec, al prezzo dell\u2019esposizione e dell\u2019<em>alghios<\/em> del ritorno, il palcoscenico del teatro siciliano, sempre amato tra illusione e disinganno, pot\u00e8 trasfigurarsi nel paradigma di un pi\u00f9 vasto teatro, facendo sciascianamente assurgere, con le opere dei due grandi messinesi, la Sicilia a metaforico teatro del mondo; il che la dice lunga sugli orizzonti culturali, artistici, politici e fondamentalmente umani dei due corregionali, la cui lontana e pur vicina somiglianza, \u00a0forse non a caso \u2013 nella vita di Consolo poco era lasciato al caso &#8212; \u00a0\u00e8 resa iconograficamente visibile in alcune immagini fotografiche di lui che, con un pizzico di autoironia \u2013 <em>velo sublime d\u2019aspro pudore con cui gli esseri intelligenti coprono la piet\u00e0<\/em><a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a><em> &#8212;<\/em>, si \u00e8 fatto riprendere come l\u2019uomo del <em>Ritratto d\u2019ignoto marinaio<\/em> conservato al Museo Mandralisca di Cefal\u00f9 o \u00e8 stato ritratto, sempre con le stesse caratteristiche, dall\u2019amico pittore Bruno Caruso, il quale ha disegnato anche, con le caratteristiche e il copricapo dell\u2019ignoto marinaio lo stesso <em>Antonello che varca lo Stretto di Messina<\/em><a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. E non \u00e8 Consolo stesso a confermare, in quell\u2019<em>Autoritratto<\/em>, forma di poesia visiva, significativamente messo a clausola del libro, con l\u2019immagine dell\u2019uovo e del limone la parentela con i volti geometrici ma intelligenti e pensosi di Antonello? Come a dire che <em>tout se tient.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> V. Consolo, <em>L\u2019ora sospesa<\/em>, Le Farfalle, Valverde 2018, p. 42.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Ibidem.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> V. Consolo, <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, Mondadori, Milano 1990 p. 179.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> V. Consolo, <em>L\u2019ora sospesa<\/em>, cit., p. 70.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Ivi, pp. 68, 69.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Ivi, pp. 121-122.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Ivi, p. 103.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Ivi, p. 108.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Ivi, p. 109.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Ibidem.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Ivi, p. 117.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Cfr. E. Bilardello, <em>Bruno Caruso<\/em>, Flaccovio, Palermo 1986, p. 159.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quindi per gradi, per lenti processi discendiamo in spazi inusitati (dimenticammo l\u2019ora, il punto del passaggio, la consistenza, la figura d\u2019ogni altro; dimenticammo noi sopra la terra, di l\u00e0 della parete: al confine bevemmo il nostro lete). 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