{"id":1681,"date":"2018-05-05T05:49:16","date_gmt":"2018-05-05T05:49:16","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1681"},"modified":"2018-05-07T06:05:47","modified_gmt":"2018-05-07T06:05:47","slug":"gli-scritti-sullarte-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1681","title":{"rendered":"Gli scritti sull&#8217;arte di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<h2 class=\"bordeaux\"><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Ora la luna pietosa risorge, stende chiaro il suo canto, la sua eco sul notturno paesaggio, palpita sulle ferme acque, sulle ramaglie, sopra i tetti di dimore spente\u2026<\/i><\/p>\n<p class=\"f16\" style=\"text-align: justify;\"><i><strong>recensione di Sergio Spadaro &#8211; critico letterario<\/strong><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sabato 05 Maggio 2018\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<a class=\"mar_t unicaimg\" title=\"Vedi Foto\" href=\"http:\/\/www.paeseitaliapress.it\/img\/articoli\/75172427006106\" rel=\"shadowbox[7258]\"><img decoding=\"async\" class=\"img_style\" src=\"http:\/\/www.paeseitaliapress.it\/img\/articoli\/75172427006106\" alt=\"Immagine Principale\" width=\"718\" \/><\/a><\/p>\n<p><a class=\"noprint\" title=\"Vedi Foto\" href=\"http:\/\/www.paeseitaliapress.it\/img\/articoli\/25808639757352\" rel=\"shadowbox[7258]\"><img decoding=\"async\" class=\"img_style mar_r\" src=\"http:\/\/www.paeseitaliapress.it\/img\/articoli\/25808639757352\" alt=\"Immagine Principale\" width=\"100\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0Immagine in copertina:\u00a0quadro &#8220;Marina a Tindari&#8221; di Michele Spadaro, 1972. 2) Vincenzo Consolo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Miguel Angel Cuevas, italianista de l\u2019<em>Universitat de Sevilla,\u00a0<\/em>ha raccolto e curato gli scritti che Vincenzo Consolo ha via via dedicato agli artisti (non solo pittori o scultori, ma anche fotografi e architetti) in\u00a0<em>L\u2019ora sospesa<\/em>\u00a0(Le Farfalle Ed., Valverde [CT], 2018). Giustamente dice il curatore che \u201cabbiamo forse qui l\u2019archetipo di una strategia di\u00a0<em>ambiguazione<\/em>\u00a0 da annoverare fra le pi\u00f9 cospicue della scrittura consoliana\u201d[\u2026] Attraverso \u201cpassaggi in cui l\u2019impiego di alcune risorse stilistiche (quali la frase nominale, l\u2019elencazione, la ritmicit\u00e0 della prosa, la rima interna, ecc.) [\u2026]\u00a0<em>L\u2019ora sospesa<\/em>\u00a0rivela l\u2019intimo legame tra l\u2019occasione figurativa e la stesura di pagine dominate (per dirla pasoliniamente) da \u2018l\u2019immediatezza allucinatoria della poesia che fissa le figure in un loro momento assoluto\u2019. [\u2026] Tutti questi tratti distintivi della scrittura consoliana, di un narrare che contamina\u00a0<em>finzione<\/em>\u00a0e\u00a0<em>dizione<\/em>\u00a0(romanzo e poesia,\u00a0<em>cunto<\/em>\u00a0e\u00a0 canto), trovano una loro cifra, una loro matrice nella dimensione ecfrastica del testo, sia essa velata o meno. [\u2026] I testi sull\u2019arte e \u00a0sugli artisti [\u2026] si dimostrano tutt\u2019altro che scritti d\u2019occasione: [\u2026] bisognerebbe piuttosto parlare di occasioni alte e\u00a0<em>altre<\/em>, se sono servite per mettere a fuoco le tensioni espressive di Consolo\u201d (pp. 10\/16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Queste \u201ctensioni espressive\u201d hanno momenti salienti e ricorrenti. Anzich\u00e9 fare pertanto una rassegna per riscontrare quanto dell\u2019arte di ogni artista \u00e8 penetrato nei testi consoliani, preferiamo indicare alcuni dei passaggi \u201ctipici\u201d della sua visione del mondo (tenendo presente che, in Consolo, il termine \u201cvisione\u201dperde ogni statuto razionale e si veste, o si traveste,\u00a0 invece della\u00a0 sua particolare \u201csensibilit\u00e0\u201d). Citando\u00a0<em>L\u2019infinito<\/em>\u00a0di Leopardi possiamo partire da quella Metafora (la maiuscola \u00e8 nell\u2019autore) dell\u2019<em>occhio<\/em>, e dei\u00a0<em>portoni-occhi<\/em>\u00a0che si rintracciano nelle architetture di Bruno Reichlin e Fabio Reinhart, nella quale Consolo vede \u201cquale pietoso, consolatorio argine, quinta, quale parete dipinta contro lo smarrimento, l\u2019ansia dell\u2019indistinto, dell\u2019infinito spazio\u201d. Linguaggio che nasce dalla paura, dal \u201cbisogno di esorcizzare lo smarrimento di fronte all\u2019infinito e al silenzio\u201d (<em>L\u2019occhio e la memoria<\/em>, pp. 63\/65).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Questo della metafora \u00e8 un passaggio centrale in\u00a0<img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.paeseitaliapress.it\/img\/articoli\/25808639757352\" alt=\"\" \/>Consolo, che arriva anche a teorizzare una differenza fondamentale fra\u00a0<em>narrare<\/em>\u00a0e\u00a0<em>scrivere<\/em>. \u201cChe il narrare, operazione che attinge alla memoria, \u00e8 uno scrivere poetico. [\u2026] Il narratore procede sempre con la testa rivolta indietro [\u2026].\u00a0\u00a0 Ha per\u00f2 il narratore [\u2026] una formidabile risorsa, compie, dal passato memoriale, quel magnifico salto mortale che si chiama metafora: salto che lo sposta nel presente e qualche volta pi\u00f9 avanti, facendogli intravedere il futuro. Si narra, io credo, riportando, nell\u2019operazione del narrare, la propria memoria esistenziale e la propria memoria culturale. Perch\u00e9 noi siamo, s\u00ec, figli della natura, ma siamo anche \u2013 direi soprattutto \u2013 figli della cultura. [\u2026] Lo scrivere, invece, al contrario del narrare, pu\u00f2 fare a meno della memoria, \u00e8 un\u2019operazione che attinge al pensiero, alla logica\u201d (<em>Fotografia e\/o racconto<\/em>, p. 70). E ritorna ancora a Leopardi, citando stavolta il\u00a0<em>Canto notturno di un pastore errante dell\u2019Asia<\/em>: \u201cTristi nenie [\u2026] suscitano dunque il deserto e la notte, lo smarrimento davanti al vuoto, all\u2019infinito, e nel pastore leopardiano domande che [\u2026] denunciano [..] sfiducia nella vita, malinconia per la condizione umana. L\u2019insopportabilit\u00e0 di un orizzonte sconfinato, d\u2019uno scenario uniforme e vuoto aveva forse indotto i Segestani a costruire sul ciglio di un abisso, tra l\u2019eminente loro citt\u00e0 e la nuda vastit\u00e0 dintorno, il colossale tempio che mai vollero finire, che forse concepirono come segno sospensivo, schermo, come sosta o soglia verso \u2018l\u2019infinito seren\u2019, la \u2018solitudine immensa\u2019 \u201c (<em>Faber audace<\/em>, pp. 87\/88). E poich\u00e9 Consolo procede sempre per opposizioni e contrasti, cita persino la dialettica nietzschiana fra apollineo e dionisiaco che, in Andalusia, si trasforma nel lorchiano\u00a0<em>Duende<\/em>: \u201cAvveniva nell\u2019animo di questi nomadi [\u2026] la caduta [\u2026] dello spirito socratico e l\u2019irrompere dello spirito dionisiaco: avveniva in essi il prevalere del sentimento sul ragionamento, dell\u2019espressione sulla comunicazione, del canto, del movimento sulla prosa razionale\u201d (p. 88). Per concludere: \u201cDai luoghi estremi, dai deserti, lontano dai segni della storia, della realt\u00e0 apparente, vinto lo sgomento, si pu\u00f2 partire per un\u2019avventura in cui si scoprono alfabeti ignoti, forme e movimenti sconosciuti, si pu\u00f2 approdare a una nuova conoscenza, a una fantasia che reinventi il mondo, dia di esso ragione e poesia\u201d (p. 94).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Questo del \u201cvincere lo sgomento\u201d richiama subito la prosa di\u00a0<em>Marina a Tindari<\/em>\u00a0(poi confluita ne\u00a0<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>), che nella dialettica fra storia e natura, indica l\u2019operazione coraggiosa compiuta dal pittore: \u201cMa per certo su la tremula landa sconfinata navig\u00f2 qualcun altro puntiglioso, scoraggiando la perdita, il malessere: di quel luogo tremendo ne riport\u00f2 i segni, l\u2019idea\u201d (p. 27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0 La metafora pu\u00f2 diventare in Consolo persino simbolo generale di\u00a0<em>ascensione verso l\u2019alto<\/em>, una di quelle sue figure di\u00a0<em>?nghelos<\/em>, come lo stesso Empedocle (in\u00a0<em>Catarsi<\/em>\u00a0e in\u00a0<em>Oratorio<\/em>\u00a0ne fa quasi un santo che s\u2019immola per il bene dell\u2019umanit\u00e0). Oppure come il personaggio melvilliano di Billy Budd che, essendo radicalmente buono non pu\u00f2 integrarsi nella societ\u00e0 umana e, di fronte alla ingiustizia, non pu\u00f2 parlare, ma solo agire. Consolo dir\u00e0 a proposito; \u201cL\u2019anglo-angelo melvilliano Billy Budd, nell\u2019impossibilit\u00e0 di farsi capire, di dimostrare la sua innocenza, reagisce gestualmente alla sopraffazione del potere e ne paga le conseguenze\u201d (p. 76, ma anche in\u00a0<em>Preludi e naufragi<\/em>, p. 35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Anche la figura di Antonello da Messina \u00e8, per Consolo, un prodotto della dialettica fra storia e natura \u201cTanta grandezza, tanta profondit\u00e0 e tali vertici non si spiegano se non con una preziosa, spessa, enorme sedimentazione di memoria. [\u2026] Giusto equilibrio tra caos e ordine, sentimento e ragione, colore e geometria. [\u2026] E\u2019 l\u2019immagine nostalgica e struggente di una citt\u00e0, un\u2019epoca, di ricca umanit\u00e0 che era nel luogo dove l\u2019ottusa violenza della natura tende sempre a tutto cancellare, tutto smemorare\u201d (p. 103). E in\u00a0<em>Lasci\u00f2 il mare per la terra, l\u2019esistenza per la storia<\/em>, aggiunge, con tipica immedesimazione personale: \u201cAvrebbe potuto, Antonello, come altri siciliani, come altri messinesi, perdersi, annullarsi nel mare dell\u2019esistenza, essere sopraffatto dalla oggettivit\u00e0 fino a perderne coscienza, sprofondare in vortici, chiudersi in labirinti di paura\u00a0 e incomprensione se non fosse fuggito via in tempo dalla sua citt\u00e0\u201d (pp. 107\/108).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Ricordiamo che, persino nel\u00a0<em>Ritratto d\u2019ignoto<\/em>\u00a0di Antonello del Museo Mandralisca, Consolo\u00a0\u00a0 vede \u201cil suo sorriso ironico, pungente e nello stesso tempo amaro, di uno che molto sa e molto ha visto, sa del presente e intuisce del futuro, di uno che si difende dal dolore della conoscenza e da un moto continuo di piet\u00e0\u201d (p. 116).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Un esempio infine della metaforizzazione manieristica di Consolo si ha in\u00a0<em>Autoritratto<\/em>\u00a0, dove il\u00a0 suo volto viene descritto come un uovo, anzi un limone spremuto e la\u00a0<em>facies<\/em>\u00a0cos\u00ec assomiglia a quella mortuaria:\u201dNella metafora manieristica, si sa, appare assai debole la somiglianza fra gli oggetti posti a confronto: il paragone viene istituito, non tanto con un altro oggetto, quanto con il poeta e la metafora nulla rispecchia fedelmente come il poeta stesso\u201d (Amedeo Quondam,<em>\u00a0Problemi del manierismo<\/em>, Guida, NA, 1975, p. 181).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Gli artisti che appaiono in questo libro sono rispettivamente: i pittori Pippo Spinoccia, Luciano Gussoni, Michele Spadaro, Mario Bardi, Franco Mulas, Marcello Lo Giudice, Ruggero Savinio, Fabio\u00a0<em>Zanzotto, Ottavio<\/em>Sgubin, Rino Scognamiglio, Bruno Caruso, Fabrizio Clerici\u00a0\u00a0 (che in\u00a0<em>Retablo<\/em>\u00a0era un personaggio della narrazione), Antonello da Messina, Enrico Muscetra; gli architetti: Bruno Reichlin e\u00a0 Fabio Reinhart; lo scultore Nino Franchina; i fotografi: Enzo Sellerio, Giuseppe Leone e Stefano Baroni. A questo punto ci chiediamo perch\u00e9 non sia stato riportato lo scritto che Consolo aveva dedicato al pittore Togo. E siccome il curatore ci avverte che la selezione dei testi \u00e8 autoriale (p. 132), si tratta evidentemente di una dimenticanza. Per questo \u2013 essendo in grado di farlo \u2013 saniamo appresso la lacuna (il catalogo si riferisce alla mostra tenuta da Togo allo Studio d\u2019Arte\u00a0 Grafica di Milano, dal 26 gen. al 23 febbr. 1995). Oltretutto il testo, come direbbe il curatore, \u00e8 un esempio di\u00a0<em>\u00e9kphrasis<\/em>, cio\u00e9 di descrizione della sua pittura dai colori\u00a0<em>fauves\u00a0<\/em>e dall\u2019ambientazione messinese:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ora il raggio, il riverbero, l\u2019abbaglio, l\u2019orgia del colore \u2013 il giallo che t\u2019acceca, il rosso che t\u2019investe, l\u2019azzurro che t\u2019annega, il verde che ti perde \u2013 ora il gran pontificale, il fragore, lo squarcio, il sipario aperto \u2013 un lampo, il guizzo d\u2019una lama \u2013 sopra il gran teatro, sopra quest\u2019apparenza in festa, ora si smorza, spegne, si mostra nel rovescio, nella trama nuda, nell\u2019ossatura, nell\u2019intreccio impietoso, nelle latebre profonde, nel segreto germinare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Staccato il ramo<\/em>\u00a0<em>d\u2019oro, compiuti i sacrifici rituali, varchiamo quindi la soglia della notte, entriamo nel mondo scolorato, nella spiaggia delle ombre, nella plaga dei sogni, nel regno tremendo e necessario della nostalgia, della memoria. In segni incisi, in linee, in fitti tratti o in mancanza d\u2019essi,in neri abissi o in lunari superfici, in bianchi vuoti, allarmanti il mondo ci ritorna. Ritorna\u00a0 instabile, mutante, in perenne metamorfosi. In girasoli declinanti a stendere nastri, foglie serpeggianti; mano di collinose, dure nocche a battere, scandire un tempo immobile, tentare d\u2019infrangere le porte del silenzio; occhi che scrutano, contemplano stupefatti il tuo stupore.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In memoria, in evocazione, in sortilegio ritorna il paesaggio di ombre e luci, di deserte piazze, fughe di muri, di alberi, di grigi fondi, di sfondi di caverne d\u2019occhi, di lune divelte dal manto della notte, di buchi neri, di pozzi insondabili, di cerchi del terrore. O in affabili sequenze, in familiari labirinti di scialbate mura, mediterranee architetture, materni antri, l\u2019olivo del conforto, la palma del riposo, la scala che si perde nella penombra lieve. Ritorna in sogno il mondo, risorge come da uno Jonio di brezze e trasparenze, come da un greco mare risorge trasognata la Bellezza,come l\u2019incanto d\u2019una strada chiara,d\u2019una fata morgana\u00a0 tra il cielo e il mare dello Stretto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ora la luna pietosa risorge, stende chiaro il suo canto, la sua eco sul notturno paesaggio, palpita sulle ferme acque, sulle ramaglie, sopra i tetti di dimore spente\u2026 Che non s\u2019infranga, frantumi, disperda in un soffio, nella chiaria dell\u2019alba il sogno, il concerto sommesso di ombre e lucori, il disegno inciso nella nostra memoria, la profonda poesia, il fragile volo, la pura nostra avventura.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">VINCENZO CONSOLO,\u00a0<em>L\u2019ora sospesa e altri scritti per artisti,\u00a0<\/em>Le farfalle, Valverde [CT], 2018. \u20ac 13,00.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">da Paese Italia press.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ora la luna pietosa risorge, stende chiaro il suo canto, la sua eco sul notturno paesaggio, palpita sulle ferme acque, sulle ramaglie, sopra i tetti di dimore spente\u2026 recensione di Sergio Spadaro &#8211; critico letterario Sabato 05 Maggio 2018\u00a0 \u00a0Immagine in copertina:\u00a0quadro &#8220;Marina a Tindari&#8221; di Michele Spadaro, 1972. 2) Vincenzo Consolo \u00a0Miguel Angel Cuevas, &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1681\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Gli scritti sull&#8217;arte di Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,1,144],"tags":[487,86,336,489,510,499,497,509,431,511,506,117,503,143,495,501,504,502,198,474,512,507,500,154,508,505,459,199,513,498,150,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1681"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1681"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1681\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1682,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1681\/revisions\/1682"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1681"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1681"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1681"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}