{"id":1658,"date":"2018-04-03T11:38:39","date_gmt":"2018-04-03T11:38:39","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1658"},"modified":"2018-04-05T13:28:36","modified_gmt":"2018-04-05T13:28:36","slug":"lora-sospesa-e-altri-scritti-per-artisti-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1658","title":{"rendered":"L&#8217;ora sospesa e altri scritti per artisti."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1659\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002-212x300.jpg\" alt=\"CCI05042018_0002\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002-212x300.jpg 212w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002-768x1085.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002-725x1024.jpg 725w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002.jpg 1398w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><br \/>\n*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ARTE A PAROLE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2004, negli appunti inediti per una conferenza su <em>Antonello e altri pittori <\/em>tenuta nel mese di febbraio all\u2019Accademia Carrara di Bergamo, scrive Vincenzo Consolo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ispirazione della letteratura alla pittura pu\u00f2 essere esplicita [\u2026] oppure implicita, <em>nascosta<\/em>. Voglio dire che un disegno, un\u2019incisione, una pittura, una scultura pu\u00f2 dare modo a uno scrittore di piegare il racconto verso inflessioni visive, verso l\u2019icasticit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho voluto sottolineare l\u2019aggetivo <em>nascosta<\/em> come un segno della scoperta che\u00a0 <em>L\u2019ora sospesa <\/em>riserva ai suoi lettori. Ma andiamo alle origini; partiamo da un brano de <em>I padri putativi<\/em> (1960), primo inedito abbozzo manoscritto de <em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 con la tunichetta bianca e il cuore rosso e infiammato in una mano, l\u00e0 nel grande affresco dietro l\u2019altare maggiore, scendeva una lunghissima scalinata che si perdeva nel cielo, una scalinata bordata da siepi di gigli bianchi, alcuni recisi e sparsi per i gradini, gigli che si perdevano anch\u2019essi nel cielo e si confondevano con le nuvole. [\u2026] muoveva un piede sul gradino inferiore e gliene mancavano ancora tre per scendere sopra il piano dell\u2019altare e poi l\u00ec, in mezzo ai ragazzi. Don Bosco, dal vetro dell\u2019altare di destra, [\u2026] \u2013 Da mihi animas \u2013 diceva dal piedistallo [\u2026].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E leggiamo ora la scena nella versione definitiva, nel capitolo V del romanzo del \u201963:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9, cuore infiammato su tunica bianca, scende una celeste scalinata bordata di gigli immacolati, muove un piede scalzo e fiorito d\u2019una piaga sui gradini e gliene mancano ancora tre per essere a terra, tra i bastasi della refezione. Don Bosco sorridente [\u2026] da mihi animas, e pure il cuore [\u2026].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel passaggio dalla prima alla seconda stesura assistiamo all\u2019imporsi di alcuni degli espedienti stilistici che contraddistinguono la prosa consoliana: la frase nominale, il ritmo endecasillabico. Ma assistiamo pure a qualcosa di meno evidente, e tuttavia di pi\u00f9 trascendente: l\u2019escamotage dell\u2019ecfrasi <em>nascosta<\/em>; ovvero il passaggio da un\u2019esplicita rappresentazione ad una sorta di <em>presentazione<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spariti affresco e piedistallo, altare e vetro, al lettore resta non la descrizione di un\u2019immagine ma la sua immediatezza: l\u2019occultamento della dimensione ecfrastica del testo finisce per far diventare l\u2019immagine un\u2019alterit\u00e0 senza equivalenza, senza punto di riferimento: un\u2019alterit\u00e0 assoluta; le figure si palesano in una loro ambiguit\u00e0 atopica, all\u2019interno della quale la persistenza di segni elocutivi descrittivi potrebbe essere interpretata \u2013 non solo, ma almeno <em>anche <\/em>\u2013 come indizio del flusso di coscienza, come l\u2019apparire in ogni caso di una diversa voce narrante. Bench\u00e9 nell\u2019esigua misura di una tra le prime prove narrative dell\u2019autore, abbiamo forse qui l\u2019archetipo di una strategia di <em>ambiguazione<\/em> da annoverare fra le pi\u00f9 cospicue della scrittura consoliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non mancano, i romanzi di Consolo, di momenti di stasi narrativa, di <em>still moments<\/em> (Krieger, <em>Ekphrasis: The Illusion of the Natural Sign<\/em>), di passaggi in cui l\u2019impiego di alcune risorse stilistiche (quali appunto la frase nominale, l\u2019elencazione, la ritmicit\u00e0 della prosa, la rima interna, ecc.) sembrerebbe \u201cvoler trasformare il moto in quiete\u201d (Mengaldo, <em>Tra due linguaggi. Arti figurative e critica<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019ora sospesa<\/em> rivela l\u2019intimo legame tra l\u2019occasione figurativa e la stesura di pagine dominate (per dirla pasolinianamente) da \u201cl\u2019immediatezza allucinatoria della poesia che fissa le figure in un loro momento assoluto\u201d (Pasolini, <em>La volont\u00e0 di Dante a essere poeta<\/em>). Il libro immette il lettore in un laboratorio; soprattutto nelle sezioni \u00abBozze di scrittura\u00bb \u2013 che ospita alcune tra le prime stesure di certe pagine confluenti poi in ulteriori e pi\u00f9 larghi discorsi narrativi \u2013 e \u00abProve di saggi\u00bb \u2013 campionario di alcuni dei <em>leitmotiv <\/em>della riflessione poetologica consoliana. Queste pagine si pongono quindi come l\u2019occasione per la rilettura trasversale di un intero universo letterario, onde cogliere d\u2019altronde la portata di un\u2019operazione tesa spesso a cancellare le tracce d\u2019una scrittura originale tendenzialmente ecfrastica; ad ulteriore riprova di una prassi letteraria che si serve consapevolmente di strategie di opacizzazione referenziale, e conferma, nel contempo, dei particolarissimi rapporti tra l\u2019immaginazione figurativa e alcuni momenti testuali dove la semantica dell\u2019ambiguit\u00e0 raggiunge la pi\u00f9 alta densit\u00e0 stilistica; rapporti tutt\u2019altro che scontati se si considera che spesso in Consolo la visivit\u00e0 verbale si pone come controfigura di un\u2019immagine non dichiarata; rapporti, in definitiva, basati su convergenze o parallelismi che incrinano, mostrandone l\u2019obsolescenza, le tradizionali ed escludenti collocazioni delle immagini su un asse spaziale in rapporto al <em>logos<\/em> che si svolge sulla temporalit\u00e0 (Mitchell, <em>Picture Theory<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attenzione \u2013 o l\u2019intuizione \u2013, i dubbi che la lettura del testo suscita nell\u2019interprete che predispone lo sguardo verso un preciso orientamento (ch\u00e9, Kant insegna, l\u2019occhio innocente \u00e8 cieco), finiscono per confermargli che alcune significative pagine di Consolo siano scaturite \u2013 nella loro concreta testura verbale, non soltanto nelle loro valenze simboliche \u2013 da un\u2019ispirazione figurativa: che l\u2019occasione iconografica sia diventata momento fondante della scrittura. Tale \u00e8 ormai il collaudato orizzonte di precomprensione di ogni attento lettore consoliano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pensiamo ora per\u00f2 \u2013 a questo ci invita <em>L\u2019ora sospesa <\/em>\u2013 a quelle pagine in cui i riferimenti sono espliciti, dichiarati mediante meccanismi testuali o paratestuali (la dettagliata descrizione del <em>Ritratto d\u2019ignoto<\/em> che chiude il capitolo primo del <em>Sorriso<\/em>); n\u00e9 alla presenza di quelle che potremmo chiamare <em>icone autoriali<\/em> (Antonello nel <em>Sorriso<\/em>, Clerici e Serpotta in <em>Retablo<\/em>, ne <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro <\/em>Caravaggio: <em>nomi<\/em> che il lettore attiva in modo finzionale tramite una successione di <em>immagini<\/em>: le loro opere); nemmeno, ancora, alla comparsa di titoli la cui iscrizione quasi epigrafica scandisce intere sequenze narrative (quelli dei <em>Desastres<\/em> di Goya nel <em>Sorriso<\/em>), o alle palesi citazioni pittoriche (l\u2019<em>Angelus<\/em> di Millet che apre il capitolo quinto, sempre nel <em>Sorriso<\/em>; la <em>Melancholia I<\/em> del D\u00fcrer in <em>Nottetempo, casa per casa<\/em>). Tutta questa dimensione pi\u00f9 o meno dichiarata, o appena velata, della scrittura di Consolo \u00e8 ben nota.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pensiamo ad altri frammenti \u2013 altri <em>momenti<\/em>, altri <em>spazi <\/em>\u2013 nei quali la rappresentazione verbale di un\u2019altra rappresentazione, di tipo visuale, non \u00e8 dichiarata: a frammenti nei quali l\u2019evidenza dell\u2019operazione ecfrastica, della meta-rappresentazione (quella letteraria che prende forma da quella pittorica), si direbbe che fosse, programmaticamente a volte, nascosta al lettore; oppure intensamente schermata all\u2019interno di scene di forte contenuto referenziale che sembrerebbero escludere l\u2019esistenza di una doppia mediazione stilistica, di una doppia semiosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo libro permette di leggere quei frammenti nella loro forma originaria, prima che fossero sottomessi alle diverse operazioni del trasferimento testuale (varianti, omissioni, procedure d\u2019inserimento) in un tessuto narrativo di pi\u00f9 ampio respiro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penetrare in questo laboratorio dovrebbe suscitare delle domande sulla natura del rapporto tra letteratura e arti figurative nell\u2019opera di Vincenzo Consolo; non per\u00f2 allo scopo di rinsaldare o smentire alcuni <em>topoi<\/em> \u2013 tutti quelli che girano attorno alle cosiddette, in modo alquanto ingenuo, \u00abarti sorelle\u00bb poesia e pittura, e alla secolare discussione teorica in merito \u2013\u00a0 ma per indagare nella funzionalit\u00e0 che tale rapporto pu\u00f2 aver assunto nella scrittura narrativa consoliana; ricercare, ad esempio, come l\u2019allusione a un intertesto figurativo dinamizzi la percezione del testo letterario. Una simile indagine sarebbe volta a gettare luce sui meccanismi della formativit\u00e0 testuale, sulle strategie e sulle materie della costruzione narrativa, sulla poetica implicita nell\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una lingua cos\u00ec materica, un narrare cos\u00ec sussultorio, il ritmo metrico della prosa, un cos\u00ec ricco intarsio strutturale di discorsi; una dimensione di <em>poematicit\u00e0<\/em> (meglio che poeticit\u00e0) che non pu\u00f2 non compromettere strutturalmente la narrazione, e che sarebbe riduttivo identificare soltanto con l\u2019andante tonale e timbrico della frase; un narrare macroscopicamente ritmico nel susseguirsi ellittico di frammenti di racconto, a cui fa capo microscopicamente la ritmicit\u00e0 prosodica della frase; l\u2019esplosione interna degli assi crono-spaziali della narrazione, che provoca nel lettore momenti di smarrimento&#8230; Tutti questi tratti distintivi della scrittura consoliana, di un narrare che contamina <em>finzione <\/em>e <em>dizione <\/em>(romanzo e poesia, <em>cunto<\/em> e canto), trovano una loro cifra, una loro matrice nella dimensione ecfrastica del testo, sia essa velata o meno. <em>L\u2019ora sospesa<\/em> ne \u00e8 prova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei, per chiudere, proporre ancora qualche brano di Consolo. Dal testo si parte e al testo si deve sempre tornare, ammonisce Steiner. Risalgono al 1966 le prime pagine scritte dall\u2019autore per una mostra pittorica, pubblicate senza titolo nella brossura di una personale di Oscar Carnicelli alla Galleria d\u2019Arte Il Cannone di Trapani nel mese di novembre. La nota si apre con un brano virgolettato in carattere corsivo, che si presenta come un frammento, incorniciato com\u2019\u00e8 da punti di sospensione, come una citazione espunta da un\u2019opera che non si dice:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab &#8230;E giurammo sulla santa Vergine, su nostra madre, sui figli nati, sugli uomini che in terra ancora vivono, che mai, mai&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Batteva a tempo sulla crosta del suolo di dicembre un tacco (forse mazza o sfera) che rompeva lo stridere di croci di fili in altissime campate. La schiera si allargava e si stringeva muovendosi agli estremi; e regrediva, avanzava (le teste gonfiano e l\u2019orlo della calotta affonda nella fronte e nella nuca: come far\u00e0 la madre, ma hanno nostalgia d\u2019una mano?).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le monche braccia e le anche a branche di tenaglia, mostr\u00f2 il congegno pel quale all\u2019incastro d\u2019un dente di quindici gradi ruotava la celata (quell\u2019occhio, quel tondo occhio di vetro come scivola e gela la tua pelle).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Gridammo (forse solo pensammo) che se non per noi, per la tenera et\u00e0 dei nostri figli&#8230; Un sale spesso scorreva per la gola (il ferro ne usc\u00ec pulito, ancora pi\u00f9 acuto). Si scostassero, ah, si scorgesse un momento una luna di cielo in mezzo a loro ( \u2013 O mia pudica, la tua calda camicia sopra la testa! &#8211; gemeva l\u2019orgoglio. E la piet\u00e0 chiedeva di non piegarti sopra l\u2019erbe e i fiori, questi cardi maligni e rose di cianuro). Il vento derisorio (rintronava nelle volte di lamiera) ci sferzava l\u2019onore e il sesso, e noi ancora sperando rigiurammo sulla santissima Vergine&#8230; \u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nello stesso testo, pi\u00f9 avanti, gi\u00e0 in carattere tondo, si legge il seguente microracconto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] la sentenza \u00e8 stata pronunciata e la condanna, la violenza, sta per essere compiuta. Nell\u2019attesa dell\u2019esecuzione, in questo fermo tempo, la sofferenza, la tragedia: lo scatenarsi di ansie, di tremori, di freddi sudori, incubi dove guglie lance pinnacoli, fili intersecantisi, fiori e foglie malignamente coriacei e spinosi, formano una trama, una maglia che inceppa e dilania il condannato che cerca di evadere da quel mondo cunicolare, di paura e buio ancestrale. Alla cui uscita, contro un cielo impietoso, attendono schiere fitte di cavalieri e fanti, sicuri esecutori della sentenza, massa scura, testuggine, perfetta macchina di inquietante minaccia e di brutale violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla brossura si evince che, almeno nel caso del secondo dei brani, siamo davanti ad un\u2019ecfrasi di uno dei dipinti che vi si riproducono. Abbiamo buone ragioni per pensare che forse anche il primo parte da suggestioni figurative. La strategia della citazione (probabilmente autocitazione) non sarebbe che un pudico velo che nasconde appena il palesarsi di un esercizio di penna, una prova di scrittura che trover\u00e0 \u2013 senza alcuna precisa corrispondenza testuale, sia chiaro \u2013 la sua misura ne <em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>. Ne funge, se non da conferma almeno da spia, la asfissiante atmosfera <em>cunicolare<\/em> abbozzata nel secondo dei brani. Si ricordi inoltre che per le prime testimonianze manoscritte della stesura del romanzo del \u201976 (Messina, <em>Per un\u2019edizione critico-genetica dell\u2019opera narrativa di Vincenzo Consolo. \u00abIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb<\/em>) si potrebbe azzardare la data 1965, essendo comunque accertato che si tratta di prove anteriori al \u201969.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche volta soluzioni di compromesso, e nati spesso da circostanze del tutto occasionali (il pittore, lo scultore che chiede il solito <em>pezzo<\/em> all\u2019amico scrittore), i testi sull\u2019arte e sugli artisti \u2013 almeno nei casi di quelli raccolti ne <em>L\u2019ora sospesa <\/em>\u2013 si dimostrano tutt\u2019altro che scritti d\u2019occasione: a onor del vero, di occasioni di scrittura bisognerebbe piuttosto parlare, di occasioni alte ed <em>altre<\/em>, se sono servite per mettere a fuoco le tensioni espressive di Consolo: se hanno dato luogo, o corso, al racconto o alle domande sulla sua liceit\u00e0, a delle riflessioni sulla sua incombente impraticabilit\u00e0, allo strenuo assottigliarsi del dire.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">*<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Miguel \u00c1ngel Cuevas<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">*<\/a> Una presentazione dettagliata dei testi che conformano <em>L\u2019ora sospesa<\/em> in M.A. Cuevas, <em>L\u2019arte a parole: intertesti figurativi nella scrittura di Vincenzo Consolo<\/em>, nel volume curato da Rosalba Galvagno <em>\u00abDiverso \u00e8 lo scrivere\u00bb. Scrittura poetica dell\u2019impegno in Vincenzo Consolo<\/em>, Avellino, Edizioni Sinestesie, 2015, pp. 17-37. Per un elenco degli interventi dell\u2019Autore su materie artistiche cfr. Cuevas,\u00a0 <em>Bibliografia consoliana. Scritti per artisti. Appunti per un nuovo libro di Vincenzo Consolo<\/em>, in <em>Testo. Studi di teoria e storia della letteratura e della critica<\/em>, XXXVI, 69 (2015), pp. 81-95.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1663\" aria-describedby=\"caption-attachment-1663\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/SACRO-CUORE.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1663\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/SACRO-CUORE-200x300.jpg\" alt=\"Paolo Barone per AGATHA - Edizioni ZUCCARELLO Stampa Arti Grafiche Zuccarello\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/SACRO-CUORE-200x300.jpg 200w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/SACRO-CUORE.jpg 283w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1663\" class=\"wp-caption-text\">Paolo Barone per AGATHA &#8211; Edizioni ZUCCARELLO<br \/>Stampa Arti Grafiche Zuccarello<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* L\u2019ARTE A PAROLE Nel 2004, negli appunti inediti per una conferenza su Antonello e altri pittori tenuta nel mese di febbraio all\u2019Accademia Carrara di Bergamo, scrive Vincenzo Consolo: L\u2019ispirazione della letteratura alla pittura pu\u00f2 essere esplicita [\u2026] oppure implicita, nascosta. 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