{"id":1621,"date":"2016-03-01T08:09:05","date_gmt":"2016-03-01T08:09:05","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1621"},"modified":"2018-03-01T09:35:28","modified_gmt":"2018-03-01T09:35:28","slug":"il-mare-lisola-il-viaggio-negli-ultimi-libri-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1621","title":{"rendered":"Il mare, l\u2019isola, il viaggio negli ultimi libri di Vincenzo Consolo."},"content":{"rendered":"<p>*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ROBERTA DELLI PRISCOLI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mare, l\u2019isola, il viaggio negli ultimi libri di Vincenzo Consolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ROBERTA DELLI PRISCOLI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mare, l\u2019isola, il viaggio negli ultimi libri di Vincenzo Consolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli ultimi scritti di Consolo sono presi in attenta considerazione \u00abL\u2019olivo e l\u2019olivastro\u00bb (1994), \u00abLo Spasimo di Palermo\u00bb (1998), \u00abIl viaggio di Odisseo\u00bb (1999), \u00abLa mia isola \u00e8 Las Vegas\u00bb (2012). \u00abIl viaggio di Odisseo\u00bb, trascrizione di una\u00a0conversazione tra Consolo e Nicolao, offre una illuminante chiave di lettura. Il ritorno catartico di Odisseo nell\u2019 Itaca della\u00a0ragione e degli affetti diventa metafora del nostos di chi \u00e8 nato nell\u2019 isola dai tre angoli. La Trinacria, isola in cui sono confluite le fisionomie diverse, ma complementari di varie componenti etniche, \u00e8 configurata come modello emblematico di una\u00a0pi\u00f9 ampia realt\u00e0 storica e geografica. Le aporie del tempo presente sembrano offuscare il panorama sociale e ambientale del\u00a0mondo del Mediterraneo, ma, secondo Consolo, la salvezza \u00e8 ancora possibile, ove si dia spazio al linguaggio della letteratura e della poesia. Il viaggio di Odisseo 1 \u2018offre il filo di Arianna al lettore che si avvicina alla multiforme e complessa\u00a0produzione letteraria di Vincenzo Consolo.2 Il libro, attento e meditato confronto tra Consolo e\u00a0Nicolao, delinea l\u2019orizzonte culturale, le coordinate letterarie, i valori di riferimento dello\u00a0scrittore siciliano. Questi, preliminarmente, dichiara che, tra i pi\u00f9 recenti scrittori, i pi\u00f9\u00a0significativi per lui sono Vittorini (Conversazione in Sicilia) e D\u2019Arrigo ( Horcynus Orca), ambedue siciliani \u00abdi una terra, di un\u2019isola eccentrica, estrema, che fanno compiere ai loro rispettivi eroi,\u00a0Silvestro e \u2019Ndria Cambria, il nostos, il viaggio di ritorno\u00bb.3 Ma, dopo aver preso atto che l\u2019utopia\u00a0vittoriniana di Conversazione in Sicilia \u00e8 definitivamente crollata, Consolo risale da Vittorini\u00a0all\u2019 Odissea, a questa grande matrice del racconto, per capire e per capirsi.4 \u00abL\u2019Odissea \u00e8 cos\u00ec\u00a0piena di sensi, di significati: in ogni frammento di essa si possono leggere interi mondi\u00bb.5 Egli\u00a0 compie cos\u00ec un nuovo viaggio nel poema omerico, mettendo in luce originali prospettive di\u00a0lettura, che sono non verit\u00e0 filologiche, ma scoperte soggettive, utili alla sua concezione del\u00a0mondo. Odisseo \u00e8 visto come l\u2019eroe della colpa, della colpa soggettiva, e il suo nostos diventa il\u00a0viaggio dell\u2019espiazione e della catarsi. La colpa dell\u2019eroe \u00e8 la creazione del cavallo di legno,\u00a0\u00abmostro tecnologico, [&#8230;] arma estrema, sleale e dirompente che aveva segnato la sconfitta di\u00a0Troia alla fine della guerra\u00bb.6\u00a0Nicolao, in uno dei suoi interventi,7 sottolinea come Odisseo, nella prospettiva di Consolo,\u00a0sia il primo eroe che collega m\u0113tis e techn\u0113 nell\u2019arte bellica, attirando su di s\u00e9 la maledizione\u00a0dell\u2019uomo tecnologico.8 Consolo ribadisce il collegamento tra la maledizione di Odisseo e\u00a0l\u2019irruzione della tecnologia nel mondo del menos, del furore guerriero, proponendo una\u00a0riflessione sulla tecnologia in generale, che \u00e8 la chiave di volta della sua intuizione del mondo: La tecnologia ha un automatismo di riproduzione di velocissimo e inarrestabile sviluppo\u00a0che l\u2019uomo non riesce pi\u00f9 a controllare: \u00e8 lei che ci controlla, ci determina. Siamo insomma\u00a0al mito di Frankenstein di Mary Shelley. Siamo all\u2019ambiguit\u00e0 della scienza, che ci pu\u00f2 salvare\u00a0\u00a01 V. CONSOLO \u2013 M. NICOLAO, Il viaggio di Odisseo, Milano, Bompiani, 1999. Il testo \u00e8 la registrazione,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">aggiornata, di una conversazione tenuta da Consolo e Nicolao presso la libreria Messaggerie Paravia di Milano il 10 ottobre 1996. 2 Sugli stretti rapporti tra l\u2019opera di Consolo e l\u2019Odissea, cfr. A. GRILLO, Appunti su Odisseo e il suo viaggio nella\u00a0cultura siciliana contemporanea: da Vittorini a Consolo e a Cattafi, in S. NICOSIA (a cura di), Ulisse nel tempo. La metafora infinita, Venezia, Marsilio, 2003, 593-604. Una ricca rassegna bibliografica su Consolo si legge in TRAINA, Vincenzo Consolo, Fiesole (FI), 2001, 117-122. 3 CONSOLO \u2013 NICOLAO, Il viaggio di Odisseo\u2026, 13. 4 Ivi, 20. 5 Ivi, 32. 6 Ivi, 28. Cfr. V. CONSOLO, L\u2019olivo e l\u2019olivastro, Milano, Oscar Mondadori, 2012, 15 (I edizione: Scrittori italiani, Mondadori, 1994). 7 CONSOLO-NICOLAO, Il viaggio di Odisseo \u2026, 30. 8 IVI, 29-30. 2 o distruggere. La tecnologia, certo, ha rivoluzionato il mondo, ci ha liberati dalla fatica, dall\u2019isolamento, dalla lentezza, dalle offese della natura, dalle malattie. Ma quella stessa tecnologia ha creato la bomba atomica, ha ammorbato il mondo, avvelenato la natura. L\u2019elettronica poi ci ha fatto varcare le colonne d\u2019Ercole, uscire dall\u2019angusto Mediterraneo, dato sicuramente nuove conoscenze, ma insieme ci ha immesso in un oceano tempestoso di messaggi, ci ha staccati dalla realt\u00e0, ci ha risospinti nella caverna platonica o meglio\u00a0nell\u2019incantato palazzo di Circe, dove avvengono le mutazioni pi\u00f9 degradanti.9 Odisseo, dunque, rappresenta l\u2019archetipo dell\u2019homo technologicus, responsabile di mali estremi. 10 Per altro, egli non \u00e8 solo individualmente responsabile della costruzione del cavallo, ma \u00e8 anche compartecipe della colpa collettiva degli Achei, che hanno scatenato la guerra di Troia, la guerra, \u00abquesto grande cataclisma\u00bb.11 Il tema odissiaco della guerra e della colpa soggettiva degli eroi achei, in primis di Odisseo, \u00e8 interpretato da Consolo come metafora dei mali e delle colpe della modernit\u00e0, con la precisazione che le colpe della modernit\u00e0 non sono soggettive, come quelle di Odisseo e degli altri duci greci, ma oggettive. Con amaro pessimismo scrive Consolo: I mostri non sorgono pi\u00f9 dal mare, dalla profondit\u00e0 del subconscio, ma sono mostri concreti, reali, che tutti noi abbiamo creato (tutti noi abbiamo scatenato le guerre, creato i campi di sterminio, le pulizie etniche, lasciamo morire per fame la stragrande maggioranza dell\u2019umanit\u00e0\u2026). Nessun viaggio penitenziale e liberatorio \u00e8 ormai possibile. Itaca non \u00e8 pi\u00f9 raggiungibile.12 Come Itaca, cos\u00ec la Sicilia, l\u2019Itaca dello scrittore, non \u00e8 pi\u00f9 raggiungibile, perch\u00e9 l\u2019isola \u00e8 stata distrutta dal potere politico-mafioso. I due mostri dell\u2019Odissea, Scilla e Cariddi, acquattati sulle opposte coste dello Stretto, sono la zoomorfizzazione del cavallo di legno, il suo contrappasso.13 Partendo da questa visione negativa della modernit\u00e0, di matrice sociale e politica, Consolo perviene ad una radicale concezione pessimistica del destino dell\u2019uomo e della sua storia esistenziale; e gli elementi fondamentali di questa desolata Weltanshauung egli attinge da una sua peculiare interpretazione dell\u2019Odissea: \u00abMa tutta l\u2019Odissea, sappiamo, \u00e8 una metafora della vita. Casualmente nasciamo in un\u2019Itaca dove tramiamo i nostri affetti, dove piantiamo i nostri olivi, dove attorno all\u2019olivo costruiamo il nostro talamo nuziale, dove generiamo i nostri figli. \u201cLa racine de l\u2019Odyss\u00e9e c\u2019est un olivier\u201d dice Paul Claudel\u00bb.14 Consolo, rimodulando la frase di Claudel, afferma che alla radice dell\u2019odissea moderna \u00e8 l\u2019olivastro, richiamando i vv. 476-485 del libro V dell\u2019Odissea, in cui sono descritti un olivo e un olivastro nati dallo stesso ceppo, sotto i quali si rifugia Ulisse, sbattuto dalle onde sull\u2019isola dei Feaci.15 L\u2019olivo selvatico \u00e8 per Consolo metafora di tempeste e naufragi, inganni, regressioni, perdite; insomma, \u00e8 simbolo del ritorno del barbarico e mostruoso mondo dei Ciclopi.16 \u00c8 questa l\u2019intelaiatura culturale e ideologica da cui prendono luce e significato le opere di Consolo, in particolare quelle degli ultimi anni: L\u2019olivo e l\u2019olivastro (1994), Lo Spasimo di Palermo (1998), La mia isola \u00e8 Las Vegas (2012). I primi due libri sono strettamente interconnessi. Come scrive lo stesso Consolo,17 il primo \u00e8 una sorta di proemio, di antefatto del secondo. Suoi temi\u00a0dominanti sono la centralit\u00e0 geografica della Sicilia, nuova Itaca, nel mare Mediterraneo, la\u00a0\u00a09 Ivi, 32-33. 10 IVI, 29-30. 11 Ivi, 21.12 Ivi, 22. 13 Ivi, 22-23. 14 Ivi, 24. Per la citazione di P. Claudel, cfr. L\u2019Odyss\u00e9e, Pr\u00e9face de P. CLAUDEL, Introduction et notes de J.B\u00c9RARD, Traduction de V. B\u00c9RARD, Paris, Gallimard, 1973. 15 Di qui il titolo del libro L\u2019olivo e l\u2019olivastro, che ha in epigrafe i vv. 476-482 del libro V dell\u2019Odissea. 16 CONSOLO \u2013 NICOLAO, Il viaggio di Odisseo\u2026, 24. 17 Ivi, 20.3 ricchezza e la molteplicit\u00e0 culturale dell\u2019isola, la presenza in essa di indelebili testimonianze della colonizzazione e della civilt\u00e0 greca: la Sicilia, insomma, \u00e8 non solo l\u2019ombelico geografico del Mediterraneo, ma anche il crocevia di viaggi e migrazioni, l\u2019approdo di diverse etnie e civilt\u00e0. Prefigurazione di questa variet\u00e0 e mobilit\u00e0 culturale \u00e8 l\u2019Odissea, il cui protagonista attraversa tutto il Mediterraneo e, secondo alcune fonti antiche e medievali,18 si spinge oltre le colonne d\u2019Ercole sulle coste meridionali atlantiche dell\u2019 Iberia, vedendo e conoscendo molti popoli e i loro costumi.19 Altro Leitmotiv del libro, e in generale di tutta l\u2019opera consoliana, \u00e8 il drammatico\u00a0contrasto tra l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro della Sicilia e il catastrofico scadimento del tempo presente. L\u2019opera si articola in diciassette capitoli, ciascuno dei quali offre un racconto autonomo. Consolo considera la navigazione di Ulisse secondo una duplice prospettiva: in una dimensione\u00a0orizzontale il viaggio \u00e8 da oriente verso occidente, nel Mediterraneo; ma, una volta immerso\u00a0nella vastit\u00e0 del mare, Ulisse compie il suo viaggio in verticale, nell\u2019ipogeo della memoria, dove il reale si sfalda e insorgono paure e rimorsi. Ulisse, l\u2019inventore del mostro tecnologico, il cavallo, compie un viaggio di espiazione per purificarsi dagli orrori e dalle colpe della guerra di Troia, causa di morti e distruzioni. L\u2019eroe affronta la prova suprema nell\u2019attraversare lo stretto, tra Scilla e Cariddi: Una metafora diventa quel braccio di mare, quel fiume salmastro, una metafora dell\u2019esistenza: lo stretto obbligato, il tormentato passaggio in cui l\u2019uomo pu\u00f2 perdersi, perdere la ragione, imbestiandosi, o la vita contro lo scoglio o dentro il vortice d\u2019una natura matrigna, feroce; o salvarsi, uscire dall\u2019orrido caos, dopo il passaggio cruciale, e approdare, lasciata l\u2019utopia feacica, nell\u2019Itaca della realt\u00e0 e della storia, della ragione e degli affetti. Metafora di quel che riserva la vita a chi \u00e8 nato per caso nell\u2019isola dai tre angoli: epifania,\u00a0periglioso sbandare nella procella del mare, nell\u2019infernale natura; salvezza possibile dopo\u00a0tanto travaglio, approdo a un\u2019amara saggezza, a una disillusa intelligenza.20 Queste riflessioni di Consolo sullo stretto aprono la strada alla descrizione della devastante rovina che \u00e8 stata provocata nell\u2019 isola dal dissennato uso degli strumenti tecnologici ed elettronici, ultime proliferazioni della nefasta invenzione del cavallo di Troia. In pi\u00f9 di un capitolo Consolo delinea il quadro spaventoso di una Sicilia stuprata e deturpata da nuovi proci. Crudamente realistica e orrifica \u00e8 la rappresentazione degli scempi perpetrati nella piana di Milazzo, \u00abuno dei pi\u00f9 incantevoli teatri dell\u2019intera Sicilia\u00bb,21 come scriveva nell\u2019 Ottocento lo storico siciliano Piaggia. Dopo avere ricordato la sacrilega uccisione delle intoccabili vacche del Sole, compiuta dai compagni di Ulisse, Consolo evoca un analogo sacrilegio del tempo presente: Ai milazzesi \u00e8 stato distrutto per sempre, verso la fine degli anni Cinquanta, quell\u2019\u201cincantevole\u201d teatro, come \u00e8 stato distrutto agli augustani, ai siracusani, ai gelesi. Sulla piana dove pascolavano gli armenti del Sole, dove si coltivava il gelsomino, \u00e8 sorta una vasta e fitta citt\u00e0 di silos, di tralicci, di ciminiere che perennemente vomitano fiamme e fumo, una metallica, infernale citt\u00e0 di Dite che tutto ha sconvolto e avvelenato: terra, cielo, mare, menti, cultura.22 \u00c8 uno scenario apocalittico di distruzione e di morte. Con un inquietante collegamento transtestuale,23 Consolo inserisce nella narrazione le parole di un operaio miracolosamente sfuggito alla morte in un incidente verificatosi nella raffineria di Milazzo. Allo scrittore, tutto\u00a0\u00a018 Cfr. M. CORTI, Introduzione, in CONSOLO \u2013 NICOLAO, Il viaggio di Odisseo\u2026, VI. 19 Cfr. Od. I, 3. 20 CONSOLO, L\u2019olivo e l\u2019olivastro\u2026, 17.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">21 IVI, 23.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">22 Ibidem. 23 Sulla diffusa transtestualit\u00e0 nell\u2019opera di Consolo, che spesso si spinge fino all\u2019autoplagio, cfr. DARAG O\u2019CONNELL, Consolo narratore e scrittore palincestuoso, in \u00abQuaderni d\u2019Italia\u00bb 13, 2008,163-164, 174, 180- 182.4 immerso nel racconto odissiaco, si presenta ovvia l\u2019analogia tra lo scempio delle vacche del Sole e la strage degli operai di Milazzo: come le pelli delle vacche sgozzate strisciavano prodigiosamente e muggivano le loro carni, sia quelle cotte intorno agli spiedi, sia quelle crude,24\u00a0cos\u00ec i superstiti sperano \u00abche le nere pelli dei compagni striscino, svolazzino nelle notti di rimorsi e sudori dei petrolieri, urlino le membra di dolore e furore nei sogni dei ministri\u00bb.25 A questo terrificante quadro della rovina presente si collega e insieme si contrappone il panorama della Sicilia felix di un tempo, ricca di fermenti culturali, che possono diventare l\u2019inizio di una catarsi, a somiglianza del viaggio liberatorio di Ulisse. Emblematici, a tale riguardo, sono alcuni capitoli. Cos\u00ec, nel capitolo XI, in cui Consolo, con un ardito volo di fantasia, immagina un viaggio di Caravaggio a Siracusa per incontrare l\u2019amico e discepolo Mario Minniti, al tema centrale del fecondo intreccio di civilt\u00e0 si associa il motivo, appena accennato, dell\u2019esilio dei siciliani dalla loro terra: Il tono scarno e grave, ermetico e dolente vorrebbe avere d\u2019Ungaretti o tutti i toni degli innumerevoli poeti per sciogliere [\u2026] un canto di nostalgia d\u2019emigrato a questa citt\u00e0 della memoria sua e collettiva, a questa patria d\u2019ognuno ch\u2019\u00e8 Siracusa, ognuno che conserva cognizione dell\u2019umano, della civilt\u00e0 pi\u00f9 vera, della cultura. Canto di nostalgia come quello\u00a0delle compagne d\u2019Ifigenia, schiave nella Tauride di pietre e d\u2019olivastri. Ch\u00e9 questa \u00e8 oggi la condizione nostra d\u2019esiliati in una terra inospitale, cacciati da un\u2019umana Siracusa, dalla citt\u00e0 che continuamente si ritrae, scivola nel passato, si fa Atene e Argo, Costantinopoli e Alessandria, che ruota attorno alla storia, alla poesia, poesia che da essa muove, ad essa va, di poeti che si chiamano Pindaro Simonide Bacchilide Virgilio Ovidio Ibn Hamd\u0129s esule a Majorca.26 Chi scioglie il canto di nostalgia per Siracusa \u00e8 lo stesso Consolo, simbolo di ogni viaggiatore in esilio, Odisseo della modernit\u00e0. Dalla grecit\u00e0 classica, che \u00e8 la lente culturale attraverso cui sono guardate la storia e la e la civilt\u00e0 letteraria di ogni popolo, egli si spinge fino a Ibn Hamd\u0129s, il poeta arabo-siciliano, nativo di Siracusa, dell\u2019XI-XII secolo, esule dalla sua citt\u00e0 a causa della conquista normanna. Figura per antonomasia dell\u2019esule \u00e8 Ifigenia, trasportata da Artemide nella Tauride, dove regnava il barbaro re Toante, secondo la vicenda rappresentata nell\u2019Ifigenia in Tauride di Euripide. I tre poeti lirici greci viaggiarono molto: seguendo la rotta di Ulisse, vennero nell\u2019isola del Sole, a Siracusa, alla corte di Ierone, e nei loro carmi celebrarono il re, la Sicilia, Siracusa. Dai poeti greci a Ibn Hamd\u0129s, a Ungaretti, il canto dei poeti celebra Siracusa. La Cattedrale siracusana di S. Lucia, in cui \u00e8 \u00abincastonato il tempio di Atena, la dea dell\u2019olivo e dell\u2019olio, del nutrimento e della luce, della ragione e della sapienza, guida del reduce, soccorso dell\u2019errante\u00bb,27 \u00e8 simbolo della civilt\u00e0 cosmopolitica della citt\u00e0, dei traffici plurietnici del suo porto, verso cui convergono tutte le rotte del Mediterraneo, il mare che \u00absolc\u00f2 la nera barca d\u2019Ulisse, che solcarono le navi dei Corinzi che vennero a fondare Siracusa\u00bb.28 Nell\u2019ampia e variegata prospettiva culturale di Consolo Siracusa assurge a simbolo di citt\u00e0 europea nel cuore del Mediterraneo. Qui venne Guy de Maupassant; qui venne e mor\u00ec il \u201cPindaro germanico\u201d, August von Platen: la sua tomba \u00e8 nel parco di Villa Landolina, dietro il museo dove \u00e8 custodita la Venere Anadiomene, espressione suprema della Bellezza greca, amata e cantata dal poeta tedesco.29 Ma il il presente ha oltraggiato e sfigurato i luoghi della memoria. Il reduce di Siracusa, ossia Consolo, per rappresentare la decadenza di questa citt\u00e0, con raffinata dottrina, vivificata da sincero pathos, incastona nel racconto un passo della Historia turco-byzantina di Ducas, che scrive un compianto per la caduta di Costantinopoli, nella mirabile versione di un anonimo traduttore\u00a0\u00a024 Cfr Od. XII, 394-396.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">25 CONSOLO, L\u2019olivo e l\u2019olivastro\u2026, 23. 26 Ivi, 74. 27 Ivi, 73. 28 Ivi, 80. 29 Ivi, 88-89. 5 veneto.30 Siracusa e Costantinopoli alle due estremit\u00e0 del Mediterraneo: l\u2019una devastata dai\u00a0moderni barbari, l\u2019altra occupata dai turchi.\u00a0Accanto a Siracusa Consolo esplora la storia, la composita cultura, il fascino e la rovina di altre citt\u00e0 dell\u2019isola. Nel capitolo VI si snoda, lungo le pendici dell\u2019Etna, una fantasmagoria di personaggi moderni e antichi, in un\u2019ambigua dimensione atemporale. Fra tutti emerge Empedocle di Agrigento, il filosofo che, secondo la tradizione, si sarebbe gettato nei crateri dell\u2019Etna, per dare credito alla diceria che fosse diventato un dio;31 accanto al filosofo compare Pausania, il giovane amato, a cui il filosofo dedica il poema Sulla natura.32 Empedocle e Pausania propongono ampie citazioni dalla tragedia in un atto Catarsi, che Consolo scrisse nel 1989 e che nel novembre di quell\u2019anno and\u00f2 in scena al teatro Stabile di Catania.33 Le autocitazioni sembrano dare un ritmo desultorio al capitolo, ma, ad una lettura attenta, emerge chiaro il disegno di un mosaico, che ha come motivo conduttore \u00abla tragedia senza soluzione, la colpa, il\u00a0dolore senza catarsi\u00bb.34 In alcuni capitoli la tecnica dell\u2019agglutinamento di vari nuclei narrativi perviene a risultati di forte concentrazione tematica, soprattutto in relazione alla cultura classica. Cos\u00ec, nel capitolo I, \u00e8 raccontato il viaggio di un giovane meccanico di Gibellina dalla Sicilia a Milano: quel giovane \u00e8 il Doppelg\u00e4nger di Consolo stesso, che, nella narrazione, passando repentinamente alla sua vicenda autobiografica, ai suoi viaggi a Milano, dove era gi\u00e0 Vittorini, cos\u00ec conclude il racconto, alludendo a se stesso: Un lungo tempo uguale, di orrori, fughe, follie, vergogne, un infinito tempo di rimorsi. Alz\u00f2 le vele un tempo e abbandon\u00f2 altre macerie. Come un vecchio lazzarone ferma ora la gente, invitati alla festa di nozze e, senza opportunit\u00e0 e ritegno, si confessa: &#8211; S\u00ec, sono io l\u2019astuto inventore degli inganni, il guerriero spietato, l\u2019ambiguo indovino, il re privato dell\u2019onore, il folle massacratore degli armenti, sono io l\u2019assassino di mia figlia.35 Consolo allude velatamente a personaggi dell\u2019epos omerico: Ulisse, Achille, Tiresia o Calcante, Menelao,Aiace, Agamennone. Ora lo scrittore non \u00e8 pi\u00f9 soltanto un altro Odisseo, ma si rispecchia in altri personaggi omerici, tutti colpiti da un avverso destino e segnati da colpe individuali e collettive. L\u2019olivo e l\u2019olivastro, che aveva preso inizio dal viaggio emigratorio di un giovane meccanico di Gibellina, si chiude, secondo la tecnica della Ringkomposition, con la storia dello stesso emigrante, che alla fine va a lavorare nelle cave di Meirengen, presso Basilea, e non torna pi\u00f9 in Sicilia, l\u2019Itaca negata. L\u2019antica Gibellina non esiste pi\u00f9, sepolta sotto un manto di macerie, distrutta dal terremoto del Belice. Al suo posto sorgono \u00able architetture della citt\u00e0 costruita dai proci, il labirinto dello spaesamento, della squadra, del compasso, dello scoramento, della malinconia, dell\u2019ansia perenne\u00bb.36 Volgendo lo sguardo indietro, nella storia ebraica, Consolo trova un cupo\u00a0\u00a030 Ivi, 93. L\u2019inizio del Lamento sulla citt\u00e0 caduta di Ducas, insieme con tre versi di Jacopo da Lentini, \u00e8 premesso in epigrafe al romanzo Retablo: V. CONSOLO, Retablo, Milano, Oscar Mondadori, 2000, 5 (I edizione: Palermo, Sellerio, 1987). 31 Cfr. DIOGENE LAERZIO, Vite e dottrine dei pi\u00f9 celebri filosofi, a cura di G. REALE, Milano, Bompiani, 2005, 1001 (VIII, 69) 32 Ivi, 993 (VIII, 60); I Presocratici, a cura di Giovanni Reale, Milano, Bompiani, 2006, 649 (EMPEDOCLE 1). 33 Catarsi, tragedia in un atto, fu pubblicata insieme con due atti unici rispettivamente di Bufalino e Sciascia in Trittico, a cura di A. DI GRADO e G. LAZZARO DANZUSO, Catania, Sanfilippo, 1989. Cfr. Vincenzo Consolo, Spettacolo di fuoco avvolto nel mito, in \u00abCorriere della Sera\u00bb, 21 luglio 2001, 17.; G. TRAINA, Vincenzo Consolo\u2026, 31-32. 34 V. CONSOLO, Per una metrica della memoria, in G. ADAMO (a cura di), La parola scritta e pronunziata. Nuovi saggi sulla narrativa di Vincenzo Consolo, Prefazione di G. FERRONI, S, Cesario di Lecce, Manni, 2006, 187. 35 CONSOLO, L\u2019olivo e l\u2019olivastro\u2026, 11. 36 CONSOLO, L\u2019olivo e l\u2019olivastro\u2026, 130 6 riscontro allo scempio di Gibellina nella tragedia di Masada, narrata da Giuseppe Flavio.37 E\u00a0nella sua potente fantasia, di ascendenza pasoliniana, i romani, che entrano nel forte di Masada, si trasfigurano in violenti motociclisti, che sfrecciano sulle rovine di Gibellina: \u00abI romani, con tute di pelle, con caschi, irrompono sopra motociclette, corrono rombando dentro le crepe del cretto, squarciano il buio con fari. Trovano corpi, fiamme, silenzio\u00bb.38 La frase conclusiva dell\u2019Olivo e l\u2019oleastro prelude significativamente alla Stimmung che domina nel successivo romanzo Lo Spasimo di Palermo, a cui in epigrafe sono premessi i vv. 196-198 del Prometeo incatenato eschileo: \u00abCorifea Rivela tutto, grida il tuo racconto\u2026 \/ Prometeo Il racconto \u00e8 dolore, \/ ma anche il silenzio \u00e8 dolore\u00bb.39 A questa iniziale citazione eschilea fa da controcanto una citazione omerica, dal libro VIII dell\u2019Odissea (vv. 577-578), in cui a Odisseo, che piange ascoltando il canto di Demodoco sulla caduta di Troia, Alcinoo chiede: \u00abDi\u2019 perch\u00e9 piangi e nel tuo animo gemi \/ quando odi la sorte\u2026\u00bb.40 Le due citazioni preannunciano per il protagonista Gioacchino Martinez un destino \u00abd\u2019atroce perdita, di pena, di sconfitta\u00bb.41 Egli \u00e8 un novello Prometeo, incatenato alla rupe scoscesa delle sue sconfitte e sofferenze, e, al tempo stesso, un novello Odisseo sventurato, esule dalla sua Itaca\/Sicilia, ramingo in paesi lontani. Lo stesso titolo del romanzo richiama chiaramente il destino di Palermo,42 della Sicilia e di tutti coloro che in Sicilia sono nati, segnati, come Mauro, il figlio di Gioacchino, \u00abdalla nascita nell\u2019isola, nell\u2019assurdo della storica stortura, prigione dell\u2019offesa, deserto della ragione, dissolvimento, spreco di vite, d\u2019ogni umano bene\u00bb.43 Il titolo \u00e8 stato suggerito all\u2019autore da una tela di Raffaello, La caduta di Cristo sul cammino del Calvario, chiamata a Palermo Lo Spasimo di Sicilia, tela dipinta originariamente per la chiesa palermitana di Santa Maria dello Spasimo e poi ceduta al re Filippo II per la sua cappella dell\u2019Alcazar di Madrid. Consolo riporta la descrizione del quadro fatta da un anonimo siciliano, il quale scrive che la scena dell\u2019incontro di Cristo con la Vergine, accompagnata da Giovanni e dalle Marie, \u00e8 cos\u00ec viva e perfetta, che il pittore le diede il nome di \u201csgomento della Vergine e Spasimo del Mondo\u201d. \u00abIn progressione \u2013 commenta Consolo \u2013 andava dunque questo Spasimo, da Palermo, alla Sicilia, al mondo\u00bb.44 Nel romanzo \u00e8 narrata la storia dello scrittore Gioacchino Martinez e della sua famiglia, in particolare della moglie Lucia e del figlio Mauro. Il racconto, in undici capitoli, cronologicamente procede, per cos\u00ec dire, a zig-zag, giustapponendo segmenti narrativi appartenenti a tempi diversi. Temi conduttori sono l\u2019allontanamento dalla Sicilia, l\u2019inesorabile perdita degli affetti e la conseguente solitudine, il tragico tramonto di un\u2019Itaca felice, per sempre distrutta da nuovi e pi\u00f9 disumani proci. Il figlio del protagonista, arrestato in Italia per partecipazione a gruppi terroristici, riesce a fuggire con la sua compagna Daniela a Parigi, dove frequentemente si reca Gioacchino, per rivedere \u00abquel figlio che si negava a ogni confidenza, tentativo di racconto, chiarimento\u00bb.45 Mauro respinge il padre e con lui tutti i padri di quella generazione che non ha fatto la guerra, ma il dopoguerra, che dopo il disastro avrebbe dovuto\u00a0\u00a037 FLAVIO GIUSEPPE, Guerra giudaica, a cura di G: VITUCCI, Milano, Mondadori, 2008, 484-499 (VII, 8, 2 \u2013 9, 2). 38 CONSOLO, L\u2019olivo e l\u2019olivastro\u2026, 132. Nelle pagine culminanti nella rievocazione di Masada C.RICCARDI [Inganni e follie della storia: lo stile lirico tragico della narrativa di Consolo, in E. PAPA (a cura di), Atti delle giornate di studio in onore di V. Consolo, Siracusa, 2-3 maggio 2003, San Cesario di Lecce, Manni, 2004, 101- 102] ha messo in luce elementi strutturali della tragedia greca. 39 La traduzione italiana \u00e8 di Consolo. 40 V. CONSOLO, Lo Spasimo di Palermo, Milano, Oscar Mondadori, 2013, 59 (I edizione: Scrittori italiani,Mondadori, 1998), Come \u00e8 precisato a p. 111, la traduzione italiana \u00e8 di G. A. Privitera. Per la correlazione di questa citazione omerica con la concezione di Consolo della \u00abnarrazione poematica\u00bb, cfr. O\u2019CONNELL, Consolo narratore e scrittore palincestuoso\u2026, 177-179. 41 CONSOLO, Lo Spasimo di Palermo\u2026, 54. 42 Per la percezione consoliana della realt\u00e0 palermitana, cfr. S. PERRELLA, In fondo al mondo. Conversazione in Sicilia con Vincenzo Consolo, Messina, Mesogea, 2014, 30-33. 43 CONSOLO, Lo Spasimo di Palermo\u2026, 74. 44 Ivi, 94 45 IVI, 35.7 ricostruire il paese, \u00abformare una nuova societ\u00e0, una civile, giusta convivenza\u00bb.46 E invece, come dice Mauro al padre, il paese \u00e8 sempre \u00abnel marasma, nel fascismo inveterato, nell\u2019ingerenza del pretame, nella mafia statuale\u00bb.47 Al ristorante parigino, dove Mauro e Daniela accompagnano il padre, questi osservando attentamente i compagni di Mauro, ricostruisce nella sua mente il quadro di un naufragio generale, che ha coinvolto la generazione dei padri e quella dei figli: Prov\u00f2 pena per quei naufraghi, rematori sulla galea dell\u2019illusione e dell\u2019azzardo, vittime della follia del capitano, della ferocia del nostromo, superstiti d\u2019un tempo di speranza, prigionieri d\u2019uno slancio, d\u2019una idea pietrificata, esuli sfuggiti alla condanna, privati del ritorno. Per quelli seppelliti nelle galere, uccisi dalle droghe, transfughi negli assoluti, metafisiche di conforto o apocalissi di catarsi. E ancora per i cinici, barattieri d\u2019ideali e dignit\u00e0, accattoni di condoni e di prebende. Pena per una generazione incenerita da un potere criminale, figlia di padri illusi, finiti anch\u2019essi nei pi\u00f9 diversi naufragi.48 I viaggi di Gioacchino, nella prima parte del romanzo, sono diretti dalla Sicilia verso il continente, prima a Milano, dove si stabilisce con la famiglia, e poi in Francia. Ogni viaggio \u00abera tempesta, tremito, perdita, dolore, incanto e oblio, degrado, colpa sepolta, rimorso, assillo senza posa\u00bb.49 Nel capitolo ottavo ha inizio il viaggio di ritorno, il nostos verso la Sicilia. Gioacchino lascia Milano, vista nella prospettiva delle peregrinazioni di Odisseo: \u00abQui la babele, il chiasso, la caverna dell\u2019inganno, il loto dell\u2019oblio, l\u2019eea dei filtri, della mutazione, del grugnito inverecondo\u00bb.50 Ma, come Consolo aveva dichiarato nel Viaggio di Odisseo, non \u00e8 pi\u00f9 possibile nessun viaggio di catarsi, Itaca non \u00e8 pi\u00f9 raggiungibile, perch\u00e9 non esiste pi\u00f9. La Sicilia \u00e8 un \u00abpantano\u00bb, \u00abluogo infetto\u00bb, una \u00abterra priva ormai di speranza, nel dominio della mafia\u00bb.51 Lo stesso antico Mediterraneo, un tempo solcato dalle navi dei coloni greci, simbolo dell\u2019incontro di diverse culture, \u00e8 ormai un mare devastato.52 Palermo, la citt\u00e0 dove torna Gioacchino, l\u2019 Odisseo disincantato del nostos infausto, \u00e8 irrimediabilmente deturpata dal \u00absacco mafioso\u00bb.53 Martinez-Consolo ne delinea un quadro apocalittico:Intrigo d\u2019ogni storia, teatro di storture, iniquit\u00e0, divano di potenti, c\u00e0ssaro dei criati, villena degli apparati, osterio di fanatismo, tribunale impietoso, stanza della corda, ucciardone della nequizia, kalsa del degrado, cortile della ribellione, spasimo della cancrena, loggia della setta, casaprofessa della tenebra, monreale del mantello bianco. Congiura, contagio e peste in ogni tempo.54 L\u2019esistenza del reduce deluso, sofferente, disperato si conclude tragicamente in un attentato mafioso, che stronca la vita di un magistrato, di un innocente fioraio, dello stesso protagonista. Conclusione amara, intrisa di scorato pessimismo. E tuttavia Consolo non ha perduto una sia pur fioca speranza di risorgere: la salvezza pu\u00f2 venire dalla poesia. \u00abPer la memoria, la poesia, l\u2019umanit\u00e0 si \u00e8 trasfigurata, \u00e8 salita sull\u2019Olimpo della bellezza e del valore\u00bb.55\u00a046 Ivi, 105. 47 Ivi, 32. 48 Ivi, 32. 49 Ivi, 83. 50 Ivi, 79. 51 Ivi, 65.52 Ivi, 89. 53 Ivi, 83. 54 Ivi, 102. Sui variegati registri linguistci di Consolo, cfr. G. ALVINO, La lingua di Vincenzo Consolo, in ID., Tra linguistica e letteratura, \u00abQuaderni pizzutiani\u00bb 4-5, Roma, Fondazione Antonio Pizzuto, 1998. 55 CONSOLO, Lo Spasimo di Palermo\u2026, 44.<br \/>\n8 Moduli strutturali della visione di Consolo della realt\u00e0 siciliana e mediterranea ricorrono anche in alcuni racconti della raccolta La mia isola \u00e8 Las Vegas.56 Nel racconto Le vele apparivano a Mozia,57 in cui lo scrittore narra un\u2019escursione, compiuta da lui insieme con Clerici, Guttuso e altri amici, sui siti archeologici da Segesta ad Agrigento, vengono in primo piano l\u2019antica citt\u00e0 fenicia di Mozia sull\u2019isolotto di S.Pantaleo e i suoi straordinari reperti, testimonianza emblematica della ricca e variegata storia della Sicilia, della sua civilt\u00e0 plurietnica, della sua centralit\u00e0 geografica e culturale nel contesto dei paesi bagnati dal Mediterraneo. Il vero protagonista di questo racconto \u00e8 \u00abla stupenda statua in tunica trasparente del cosiddetto ragazzo di Mozia\u00bb58. Intorno a questa statua Consolo elabora una fantasia letteraria tra autocitazione e suggestione eliotiana. Ricorda che nel suo precedente libro Retablo59 aveva immaginato che il protagonista, il pittore, portasse via dall\u2019isola la statua e che questa, nel corso di una burrascosa traversata verso Trapani, cadesse in fondo al mare. L\u2019episodio di Retablo richiama alla memoria dello scrittore i versi della quarta e penultima sezione di The Waste Land di T. S. Eliot intitolata Death by Water, in cui \u00e8 tratteggiata la morte a mare di Phlebas, maturo marinaio fenicio, un tempo giovane e bello. Mozia \u00e8 l\u2019isola dove approdano le navi dei colonizzatori fenici, cariche di mercanzie, il luogo in cui si incrociano le civilt\u00e0 dei semiti, dei greci e dei romani, ombelico del Mediterraneo e crocevia delle sue rotte.60 Consolo fa sparire in fondo al mare il ragazzo di Mozia,\u00a0perch\u00e9 gli appare dissonante rispetto alla mercantile civilt\u00e0 fenicia: [\u2026] quella statua di marmo mi sembr\u00f2 una discrepanza, un\u2019assurdit\u00e0, una macchia bianca nel tessuto rosso della fenicia Mozia; mi sembr\u00f2 una levigatezza in contrasto alla rugosit\u00e0 delle arenarie dei Fenici, uno squarcio, una pericolosa falla estetica nel concreto, prammatico fasciame dei mercanti venuti dal levante. Come l\u2019arte, infine, un lusso, una mollezza nel duro, aspro commercio quotidiano della vita.61 Analoga trama tematica \u00e8 nel racconto Arancio, sogno e nostalgia.62 Qui il Leitmotiv \u00e8 dato dagli agrumi siciliani, considerati nella loro lunga storia, dalla prima origine in Oriente al loro arrivo in Occidente e, lungo le rotte del Mediterraneo, nell\u2019isola di Sicilia, \u00abche, nel centro di questo mare, ha avuto tutte le invasioni, ma ha accolto e sviluppato tutte le civilt\u00e0 e culture\u00bb63 Dai greci ai bizantini, dagli arabi ai catalani e fino a tempi recenti, gli agrumi sono stati sempre diffusamente coltivati in Sicilia, poich\u00e9 in quest\u2019isola, simile all\u2019omerico orto di Alcinoo e all\u2019ariostesco Paradiso Terrestre, hanno trovato il loro clima ideale: questi alberi, arancio o limone o cedro, sono diventati il simbolo d\u2019un Sud di antica civilt\u00e0, \u00abaccanto al tempio dorico, alla cavea di granito d\u2019un teatro, al luminoso pario d\u2019una Venere\u00bb.64 Ed \u00e8 per gli agrumi che la Sicilia \u00e8 diventata il paese del sogno, vagheggiato da Goethe nella lirica \u00abKennst du das Land, wo die Zitronen bl\u00fchn\u00bb e da Stendhal nella Vie de Henri Brulard.65\u00a0\u00a056 V. CONSOLO, La mia isola \u00e8 Las Vegas, Milano, Mondadori, 2012. In questo volume, l\u2019ultimo voluto e concepito da Consolo, sono raccolti racconti precedentemente pubblicati o inediti. 57 Il racconto fu pubblicato per la prima volta in \u00abIl Gambero rosso\u00bb, supplemento di \u00abil manifesto\u00bb, 5-6 giugno 1988. 58 CONSOLO, La mia isola \u00e8 Las Vegas\u2026, 127. 59 Cfr. CONSOLO, Retablo\u2026, 89-94. 60 Sul mare come culla e crocevia di civilt\u00e0, cfr. le riflessioni dello stesso Consolo in PERRELLA, In fondo al mondo. Conversazione in Sicilia con Vincenzo Consolo\u2026, 67-69. 61 CONSOLO, La mia isola \u00e8 Las Vegas\u2026, 127.62 Il racconto fu pubblicato per la prima volta in \u00abSicilia Magazine\u00bb, dicembre 1988, 35-46 (con traduzione inglese a fronte). 63 CONSOLO, La mia isola \u00e8 Las Vegas\u2026, 130. 64 Ivi, 129. 65 Ivi,129, 132. La poesia di Goethe apre il terzo libro di Wilhelm Meister. Gli anni dell\u2019apprendistato, traduzione di A. RHO ed E. CASTELLANI, Milano, Adelphi, 2006, 127. Per la citazione di STENDHAL, cfr. Vie de Henri Brulard, \u00c9dition \u00e9tablie sur le manuscrit, pr\u00e9sent\u00e9e et annot\u00e9e par B. DIDIER, Paris, Gallimard, 9 Il racconto si conclude con l\u2019amara constatazione che oggi gli agrumi in Sicilia sono mandati al macero, sono schiacciati sotto le ruspe, simbolo, questa volta, di un degrado civile e sociale. Lo scrittore pone a s\u00e9 e al lettore una sconfortata domanda: \u00abNon ci sar\u00e0 pi\u00f9 storia per gli agrumi, per gli aranci siciliani, per questo pomo cos\u00ec antico, cos\u00ec mitico, per questo frutto dei poveri e dei reali?\u00bb.66 Questa grave nota di amarezza e di sfiducia di fronte alla mutata situazione del tempo presente costituisce la Stimmung di un altro racconto, Il mare, del 2005.67 Consolo, nato in un paese marino sulla costa tirrenica di Sicilia, si sente profondamente legato al mare, con il quale ha un rapporto ancestrale e vivificante. Ma il mare di Sicilia, tutto il Mediterraneo, non \u00e8 pi\u00f9 quello di una volta. La conclusione del racconto \u00e8 di un\u2019attualit\u00e0 inquietante, ha quasi l\u2019intonazione di una lucida profezia: Luoghi tremendi, di tragedie e di pene, e di vergogna per noi, come Porto Palo o Lampedusa, dove i pescatori tirano nelle reti cadaveri di poveri \u201cclandestini\u201d annegati. Questo odierno terribile Canale di Sicilia, questo Mediterraneo di miti e di storia, \u00e8 divenuto oggi un mare di dolore, un mare di morte. E sono, s\u00ec, sempre attuali le parole di Fernand Braudel: \u201cIn tutto il Mediterraneo l\u2019uomo \u00e8 cacciato, rinchiuso, venduto, torturato, e vi conosce tutte le miserie, gli orrori e le santit\u00e0 degli universi concentrazionari\u201d.68 E tuttavia, anche se le aporie del tempo presente sembrano offuscare il panorama sociale e ambientale del mondo del Mediterraneo, secondo Consolo, la salvezza \u00e8 ancora possibile, ove si dia spazio al linguaggio della letteratura e della poesia e si riscoprano i valori perenni della civilt\u00e0 nel suo lungo cammino da Omero agli scrittori e agli artisti pi\u00f9 rappresentativi del mondo contemporaneo.69\u00a0\u00a01973, 92-93: \u00abCe qui me frappa beaucoup alors, c\u2019est que nous \u00e9tions venus [\u2026] d\u2019un pays [l\u2019Italie], o\u00f9 les oranges croissant en pleine terre. Quel pays de d\u00e9lices, pensais-je!\u00bb. 66 CONSOLO, La mia isola \u00e8 Las Vegas\u2026, 133. Per la citazione di F. BRAUDEL, cfr. Civilt\u00e0 e imperi del<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mediterraneo nell\u2019et\u00e0 di Filippo II, Torino, Einaudi, 1986, vol. II, 921-922. 67 Questo racconto \u00e8 stato pubblicato per la prima volta in CONSOLO, La mia isola \u00e8 Las Vegas\u2026, 220-222. 68 Ivi, 221-222. 69 Cfr. CONSOLO \u2013 NICOLAO, Il viaggio di Odisseo\u2026, 38-43<\/p>\n<p>I cantieri dell\u2019italianistica. Ricerca, didattica e organizzazione agli inizi del XXI secolo. Atti del XVIII congresso dell\u2019ADI \u2013 Associazione degli Italianisti (Padova, 10-13 settembre 2014), a cura di Guido Baldassarri, Valeria Di Iasio, Giovanni Ferroni, Ester Pietrobon, Roma, Adi editore, 2016<br \/>\n<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/maxresdefault.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1176\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/maxresdefault-300x169.jpg\" alt=\"maxresdefault\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/maxresdefault-300x169.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/maxresdefault-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/maxresdefault.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* ROBERTA DELLI PRISCOLI Il mare, l\u2019isola, il viaggio negli ultimi libri di Vincenzo Consolo. ROBERTA DELLI PRISCOLI Il mare, l\u2019isola, il viaggio negli ultimi libri di Vincenzo Consolo. Tra gli ultimi scritti di Consolo sono presi in attenta considerazione \u00abL\u2019olivo e l\u2019olivastro\u00bb (1994), \u00abLo Spasimo di Palermo\u00bb (1998), \u00abIl viaggio di Odisseo\u00bb (1999), \u00abLa &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1621\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Il mare, l\u2019isola, il viaggio negli ultimi libri di Vincenzo Consolo.<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[144],"tags":[466,58,463,119,32,36,464,306,465,29,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1621"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1621"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1621\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1623,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1621\/revisions\/1623"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1621"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1621"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1621"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}