{"id":1594,"date":"2017-11-02T07:17:17","date_gmt":"2017-11-02T07:17:17","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1594"},"modified":"2017-11-08T08:58:09","modified_gmt":"2017-11-08T08:58:09","slug":"consolo-scrittura-antimafia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1594","title":{"rendered":"Consolo scrittura antimafia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/23316354_10214406474186838_7386624346442504953_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1595\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/23316354_10214406474186838_7386624346442504953_n-204x300.jpg\" alt=\"23316354_10214406474186838_7386624346442504953_n\" width=\"204\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/23316354_10214406474186838_7386624346442504953_n-204x300.jpg 204w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/23316354_10214406474186838_7386624346442504953_n.jpg 652w\" sizes=\"(max-width: 204px) 100vw, 204px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u2019intitola <em>Cosa loro<\/em>, l\u2019ha appena pubblicato Bompiani (pp. 318, euro 18.00), e raccoglie una scelta di 64 articoli ricavata, come scrive il curatore Nicol\u00f2 Messina, dall\u2019\u00abottantina\u00bb che Vincenzo Consolo scrisse sulla mafia, taluni ancora inediti, tra il 1969 e il 2010, e cio\u00e8 due anni prima di morire. In appendice, utilissimi, <em>Altre notizie sui testi<\/em> e il <em>Regesto<\/em>, ovvero la bibliografia completa anche di tutti i pezzi esclusi. In un modo o nell\u2019altro, ci sfilano davanti i protagonisti d\u2019un capitolo insieme doloroso ed eroico della storia siciliana, che per\u00f2 \u00e8 metafora della nazione tutta, da Luciano Leggio, noto come Liggio, a Pio La Torre. In mezzo: Pantaleone, Falcone e Borsellino; Riina e Brusca; i cugini Salvo e Lima; Cuffaro, Lombardo e Dell\u2019Utri; Enzo Sellerio, Letizia Battaglia e tanti altri ancora. Fa piacere notare che -se si eccettua il dattiloscritto datato dal curatore, ma non con certezza assoluta, nel 1969- i primi due articoli pubblicati entrambi nel 1970, su Liggio e <em>Il Padrino<\/em> di Mario Puzo, sono apparsi proprio qui, sulle colonne di <em>Avvenire<\/em>. E\u2019 chiaro che, come recita il sottotitolo (<em>Mafie tra cronaca e riflessione<\/em>), si tratta di prosa giornalistica e interventi civili, di quella che, in un dattiloscritto del 1985, Consolo stesso, tenendola per altro in gran conto, chiama \u00abscrittura di <em>presenza<\/em>\u00bb (di testimonianza e denunzia), ovvero \u00abuna scrittura militante interamente liberata dallo stile\u00bb, in virt\u00f9 della quale l\u2019intellettuale si sostituisce allo scrittore. Una scrittura -aggiunge poi Consolo- che \u00absembra ormai caduta in disuso\u00bb, proprio nel momento in cui -e mi pare perfetta diagnosi storico-antropologica-, nei piani alti della letteratura, e paradossalmente, \u00abla verticalit\u00e0 dello stile inclina pericolosamente verso l\u2019orizzontalit\u00e0\u00bb, in cui tutto si uniforma e omologa, sino a coincidere con il linguaggio \u00abdell\u2019informazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho detto che siamo di fronte perlopi\u00f9 ad articoli di cronaca: ma stiamo attenti. Perch\u00e9 il talento dello scrittore sfugge spesso al controllo vigile del militante. Forte, seppure repressa, resta la tentazione della metafora, e sempre sul punto d\u2019innesco -per fortuna- la vocazione narrativa. Cos\u00ec, per fare un esempio, su Ignazio Salvo, \u201cil ministro\u201d, nell\u2019aula del processo, dopo la morte del cugino Nino, in un articolo del 1986: \u00abMa non aveva pi\u00f9 quella patina lustra di un tempo, era pallido e imbiancato come se una raffica di polvere l\u2019avesse investito\u00bb. Per non dire di quella disposizione all\u2019invettiva che, non di rado, erompe nei suoi libri d\u2019invenzione. E\u2019 il 1982, su Salemi: \u00abpaese terribile, di predoni e d\u2019assassini, nemici di Cristo e amici di Caifa, paese estremo, desolato, posto su nude, riarse colline di gesso\u00bb. Consolo in effetti, senza per\u00f2 mai recedere dagli imperativi morali e politici, non perde occasione per aprire parentesi, per divagare in funzione narrativa, per lasciarsi andare al ritratto, in modo da servire, quando possibile -persino dalla trincea di un\u2019aula di giustizia-, le ragioni della letteratura. Cito proprio dal primo articolo apparso su <em>Avvenire<\/em>, propiziato dalla scomparsa di Liggio da una clinica romana, \u00absenza lasciare traccia di s\u00e9\u00bb, dopo la clamorosa assoluzione per insufficienza di prove \u00abdall\u2019imputazione di associazione per delinquere e da una serie di omicidi (nove) e di un tentato omicidio per non aver commesso il fatto\u00bb. Ecco: \u00abAbbiamo raccontato il fatto con estrema sintesi, perch\u00e9 vogliamo parlare pi\u00f9 particolarmente, per ragioni \u201cletterarie\u201d, d\u2019un personaggio che nella storia di Liggio entra ogni tanto per poi sparire e di cui la stampa poco si \u00e8 occupata\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La letteratura, insomma. E, se si vuole, il romanzo, seppure allo stato latente: quando \u00e8 vero che, a entrare ora in scena, come arrivasse da un romanzo di Simenon, sar\u00e0 un funzionario di polizia poco noto che risponde al nome di Angelo Mangano, \u00abun gigante di due metri\u00bb, il quale, cinque anni prima, d\u2019origine siciliana ma trasferito da Genova a Corleone, in soli sei mesi riesce a catturare il capomafia. Lo intercetta, Consolo, in un libro di Dominique Fernandez, <em>Les \u00e9v\u00e9nements de Palerme<\/em> e in pochissime pagine ne fa leggenda: quella d\u2019un investigatore che procede implacabile, con conseguenzialit\u00e0 quasi matematica, mentre ottiene lo straordinario risultato di riconciliare con le istituzioni, diventandone come l\u2019eroe, un paese riluttante e risentito, terrorizzato e omertoso. Ma intendiamoci: questi qui restano tentazioni e scantonamenti, mere parentesi. E\u2019 evidente sin da subito, infatti, che Consolo guarda a Sciascia come maestro di razionalit\u00e0, senza per\u00f2 seguirlo in quegli esiti formali di scrittura spuria, nutrita di saggismo, nobilmente elzeviristica, che avrebbero anticipato, in opere come -per citarne solo alcune- <em>Atti relativi alla morte di Raymond Roussel<\/em> (1971), <em>La scomparsa di Majorana<\/em> (1975), <em>L\u2019affaire Moro<\/em> (1978), tanta narrativa non finzionale dei nostri anni. Nessuna intenzione, da parte di Consolo, di dismettere il cilicio della \u00abscrittura di <em>presenza<\/em>\u00bb, di concedere qualche <em>chance<\/em> alle ragioni dello stile, sacrificando la nuda e cronachistica referenza della verit\u00e0. E tutto questo proprio per preservare le differenze, che non sono solo e banalmente di genere letterario, ma estetiche e ontologiche, quando \u00e8 vero che, se entriamo nel dominio del romanzo, l\u2019estetica e l\u2019ontologia coincidono: come dimostra in modo eclatante e coerente tutta la vicenda del Consolo narratore, da <em>La ferit\u00e0 dell\u2019aprile<\/em> (1963) a <em>Lo spasimo di Palermo<\/em> (1998), passando per\u00a0 quel capolavoro assoluto che \u00e8 <em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em> (1976).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa voglio dire con ci\u00f2? Che per Consolo -il quale ha alle spalle la parola-giustizia di Vittorini, le alchimie liriche di Piccolo, le oltranze ritmiche di D\u2019Arrigo- la letteratura pi\u00f9 vera resta sempre consegnata a un\u2019oltranza prosodica e a una scommessa di stile. Se gli si chiedeva quale scrittore sentisse a s\u00e9 pi\u00f9 vicino, la sua risposta, infatti, correva al nome d\u2019un poeta: Andrea Zanzotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Massimo Onofri<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/scansione0011.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1565\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/scansione0011-211x300.jpg\" alt=\"scansione0011\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/scansione0011-211x300.jpg 211w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/scansione0011-768x1091.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/scansione0011-721x1024.jpg 721w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/scansione0011.jpg 1155w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S\u2019intitola Cosa loro, l\u2019ha appena pubblicato Bompiani (pp. 318, euro 18.00), e raccoglie una scelta di 64 articoli ricavata, come scrive il curatore Nicol\u00f2 Messina, dall\u2019\u00abottantina\u00bb che Vincenzo Consolo scrisse sulla mafia, taluni ancora inediti, tra il 1969 e il 2010, e cio\u00e8 due anni prima di morire. 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