{"id":1487,"date":"2016-06-12T10:57:42","date_gmt":"2016-06-12T10:57:42","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1487"},"modified":"2017-04-27T11:09:00","modified_gmt":"2017-04-27T11:09:00","slug":"ho-letto-le-pietre-di-pantalica-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1487","title":{"rendered":"Ho letto \u201cLe pietre di Pantalica\u201d di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.riccardocaldara.net\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/consolo2.jpe\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-11866\" title=\"consolo2\" src=\"http:\/\/www.riccardocaldara.net\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/consolo2.jpe\" alt=\"\" width=\"136\" height=\"232\" \/><\/a><\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Che fu? Che fu? Che fu? Fu furia furente, furore che scorre e ricorre, follia che monta scema che trascorre, farandola frenetica, girandola che vortica, si sgrana nel suo cuore, si spiuma nell\u2019ali di faville, si dissolve in scie di pluvia spenta di lapilli. Fu fu fu, fumo vaniscente\u2026<\/em><br \/>\nHo scoperto Vincenzo Consolo per via del <em>Ritratto d\u2019uomo o d\u2019ignoto marinaio<\/em> di Antonello da Messina, conservato al Museo Mandralisca di Cefal\u00f9, dove sarei andato a trascorrere le mie vacanze siciliane. Sul ritratto si era soffermato Consolo pubblicando nel 1976 <em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, da molti considerato il suo capolavoro. E\u2019 mio vezzo da sempre leggere in vacanza libri che riguardano il luogo dove mi trovo. Scoprire Consolo mi ha dato una grande opportunit\u00e0. <span id=\"more-11865\"><\/span>Cosi ho cominciato con <em>Le Pietre di Pantalica<\/em>, una raccolta di racconti pubblicata nel 1988. Pantalica in provincia di Siracusa, che conoscevo perch\u00e9 fino al 2003 vi si \u00e8 disputato un trofeo ciclistico internazionale, \u00e8 una necropoli rupestre formata da migliaia di grotte scavate fra il XIII e l\u2019VIII secolo a.C.<br \/>\nI primi racconti sono frammenti per un possibile romanzo ambientato all\u2019epoca dello sbarco degli americani in Sicilia. Si svolgono tra Gela, Licata e Mazzarino.<br \/>\n<em>Guatarono sulla strada quella gran tartuca di ferro, quella c\u00f9bbula possente, quel bufone meccanico col cannone sulla testa che avanzava lasciando dietro una coda di fumo e polverazzo. Videro le stelle bianche stampate sopra i fianchi e la bandiera floscia in su la cima dell\u2019asta sopra il parafango. Che \u00e8 che non \u00e8, capirono finalmente che si trattava d\u2019essi, dei Mericani..<\/em>.<br \/>\nDa subito dunque Consolo intriga per quel suo linguaggio che lo rende assai diverso, pi\u00f9 diretto, rispetto a quello artificiosamente siculo di un Camilleri.<br \/>\nNella Mazzarino invasa da inglesi e americani lo scrittore ci introduce un fotografo ungherese al seguito delle truppe, uno che <em>odiava la guerra, lo schifo della guerra e lo schifo dei fascismi e delle dittature che provocano le guerre<\/em>. Ecco che Consolo regala al lettore una figurina (da alcune pagine si \u00e8 capito che si tratta di Robert Capa), <em>sperando che il fotografo ungherese, saltato su una mina a Thai Binh, in Indocina, un pomeriggio di maggio del \u201954, approvi dal suo cielo, col suo sguardo ironico, il mio gesto<\/em>.<br \/>\nConsolo si sofferma sulla chiamata alle armi del dopo 8 settembre \u201943, quando si cerc\u00f2 di ricostituire qualcosa che somigliasse a un italico esercito. Arrivano le prime cartoline precetto: <em>Rocco Ansaldi, al centro, con lo zolfanello diede fuoco alla sua carta di precetto, e alz\u00f2 in aria, per una punta, alta la fiamma. Tosto l\u2019imitarono i fratelli; tutti l\u2019imitarono di poi, e nella piazza, tra voci e sghignazzi, fu un ballo di fiamme, brevi come fuochi di paglia. Le cartoline rosa si fecero di cenere<\/em>.<br \/>\nNella Mazzarino di Consolo compaiono personaggi pittoreschi come don Oreste Paraninfo <em>che nudo, di notte, suonava al violino sul balcone Mozart e Beethoven<\/em>. O come don Rocco Colajanni, il farmacista, che sul letto di morte si fece leggere il Decamerone. Il medico Giunta, don Turiddu Bartoli e don Peppino, <em>Falzone di cognome, capo mafia di nome e d\u2019azione<\/em>. E pi\u00f9 di tutti piace la baronessa donna Elisa Acc\u00e0ttoli, <em>elegante, ma d\u2019una superbia tale e d\u2019una prepotenza, e pardess\u00f9 d\u2019una sboccataggine, che pareva ci avesse sotto due cose come un uomo<\/em>.<br \/>\nE\u2019 proprio la Sicilia che volevo conoscere e che ho trovato in questo e altri scritti di Vincenzo Consolo che poi filosofeggia attraverso il personaggio di Vito Parlagreco <em>(\u201cMa che siamo noi, che siamo?\u2026 formicole che s\u2019ammazzan di travaglio\u2026 Il tempo passa, ammassa fango, sopra un gran frantumo d\u2019ossa\u2026 E resta come segno della vita che s\u2019\u00e8 trascorsa, qualche fuso di pietra scanalata, qualche scritta sopra d\u2019una lastra\u2026 Un cimiterio resta, di pietre e ciaram\u00ecte mezzo a cui cresce, a ogni rispuntar di primavera, il giaggiolo, l\u2019asfod\u00e8lo\u201d).<br \/>\n<\/em>Sono racconti che vanno letti con attenzione per assaporare tutto lo humour che lo avvicina a Pirandello e agli scrittori siciliani che lo hanno preceduto. In altre pagine ci parla di intellettuali siculi, Sciascia, Buttitta, Antonino Uccello, Lucio Piccolo e ci porta a spasso per la costa nord, tra Palermo e Messina, cos\u00ec scorrono Naso, San Fratello, Capo d\u2019Orlando, Sant\u2019Agata di Militello che \u00e8 il suo paese di nascita. Entrano di diritto nella narrazione la poesia, il teatro, la storia, l\u2019archeologia. Sempre critico verso la sua Sicilia, abbandonata ben presto per vivere e lavorare a Milano, Consolo scrive righe allucinanti su Palermo: <em>Palermo \u00e8 fetida, infetta. In questo luogo fervido, esala odore dolciastro di sangue e gelsomino, odore pungente di creolina e olio fritto. Ristagna sulla citt\u00e0, come un\u2019enorme nuvola compatta, il fumo dei rifiuti sopra Bellolampo<\/em>.<br \/>\nSembrano frasi scritte oggi, a luglio 2016. Della sporcizia e fatiscenza di Palermo sono stato recente testimone. Purtroppo. Ma \u00e8 possibile che l\u00ec nulla cambi mai? Aveva ragione Tancredi, il nipote del principe di Salina che gattopardescamente aveva detto <em>\u201cSe vogliamo che tutto rimanga come \u00e8, bisogna che tutto cambi\u201d<\/em>. Questa \u00e8 la Sicilia ancora oggi. E c\u2019entra \u2013 l\u2019oggi \u2013 nel <em>Memoriale di Basilio Archita<\/em>, il racconto che narra di un mercantile su cui si sono imbarcati di nascosto dei clandestini africani:<em> Il capitano confabul\u00f2 con gli ufficiali; il secondo comunic\u00f2 poi a tutti che avrebbero buttato i negri in mare<\/em>. L\u2019oggi, appunto.<br \/>\nE infine nel racconto <em>Comiso<\/em> Vincenzo Consolo lascia una sorta di testamento nei confronti della sua terra: <em>Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato\u2026 Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto\u2026 Ma sospetto sia questo una sorta d\u2019addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca<\/em>.<\/p>\n<p><span class=\"meta-prep meta-prep-author\">Riccardo Caldara<br \/>\nPosted on<\/span> <a title=\"1:56 pm\" href=\"http:\/\/www.riccardocaldara.net\/?p=11865\" rel=\"bookmark\"><span class=\"entry-date\">July 12, 2016<\/span><\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che fu? Che fu? Che fu? 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