{"id":1398,"date":"2012-11-11T10:28:40","date_gmt":"2012-11-11T10:28:40","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1398"},"modified":"2017-01-13T10:42:28","modified_gmt":"2017-01-13T10:42:28","slug":"tra-ricamo-e-labirinto-lopera-e-la-scrittura-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1398","title":{"rendered":"Tra ricamo e labirinto: l&#8217;opera e la scrittura di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p class=\"Stile2\">Tra ricamo e labirinto: l&#8217;opera e la scrittura di Vincenzo Consolo<\/p>\n<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.orizonturiculturale.ro\/Immagini\/Aconsolo.jpg\" alt=\"\" width=\"120\" height=\"175\" align=\"left\" vspace=\"3\" \/><span class=\"Stile1\">Prima di leggere i libri di Vincenzo Consolo, ho letto qualche recensione e soprattutto alcune sue interviste che delineano una vera e propria <em>ars<\/em> <em>poetica<\/em>, presentandosi come manifesti letterari e civili di una grande e acuta profondit\u00e0 di pensiero, capaci da soli di far crescere l\u2019interesse e la curiosit\u00e0 per la sua opera. E tutto questo, devo dire, per quella straordinaria disponibilit\u00e0 con la quale si mette direttamente al centro della problematica e, poi, per la sincerit\u00e0 confermata da ogni frase nel parlare apertamente del suo lavoro, delle sue ossessioni estetiche e non solo. Mi ha sconvolto innanzitutto la riflessione acutissima con la quale discute aspetti controversi di poetica narrativa in un momento in cui questi problemi sono diventati cos\u00ec complicati, fino a generare lunghe e spesso faticose, orgogliose dispute che finiscono per complicare ancor di pi\u00f9 le cose.<br \/>\nQuella disponibilit\u00e0, quella chiarezza e soprattutto quella sincerit\u00e0, la franchezza, il suo modo di dire le cose senza nessuna intenzione di lusingare oppure di offendere la sensibilit\u00e0 del lettore costituiscono alcune delle qualit\u00e0 portanti del suo profilo letterario, capaci di configurare un modello di scrittore impegnato con la sua vita, con la vocazione e l\u2019ardore nella propria scrittura e nel destino assunto, e assunto fino in fondo. Se la letteratura \u00e8 ancora come dev\u2019essere un problema di carattere, oltre il talento, oltre la vocazione vera, allora si pu\u00f2 sostenere senza nessun rischio di approssimazione convenzionale che Vincenzo Consolo, a parte la dimensione particolare della sua scrittura, appartiene, a mio avviso, a quella tradizione di artisti per i quali il binomio arte e vita rappresenta un punto fermo di partenza e un punto fermo di arrivo; un progetto che fa coincidere il fuori e il dentro, realt\u00e0 e coscienza, il destino, parola e cosa, societ\u00e0 e individuo.<\/p>\n<p>La ricchezza del suo lavoro, in tutti gli aspetti che riguardono il rapporto io-mondo, io-reale, e in particolar modo le scelte stilistiche, il problema linguistico cos\u00ec essenziale per uno scrittore italiano offrono una moltitudine di prospettive dalle quali si pu\u00f2 partire nella valutazione della sua opera. Si \u00e8 parlato a un certo momento di un carattere \u00abintellettuale\u00bb della sua scrittura; ho gi\u00e0 usato le virgolette per questo aggettivo, perch\u00e9 in effetti ogni costrutto che assume l\u2019intento di un prodotto artistico non lo pu\u00f2 escludere, non lo pu\u00f2 evitare. Anche perch\u00e9 \u2013 si sa bene oggi forse meglio di ieri \u2013 esiste purtroppo una allucinante arte del consumo rivolta prevalentemente a un fruitore pigro, che va incontro alle sue aspettative pi\u00f9 facili, alla sua comodit\u00e0. Da questo punto di vista Consolo procede in una maniera tutta contraria: perch\u00e9 ha scelto di scrivere sulla realt\u00e0, di affrontarla, forse non per cambiarla \u2013 sarebbe soltanto un sogno da sempre \u2013 ma per portarla sul piano della coscienza per destare nel lettore la curiosit\u00e0, il coraggio di assumere la realt\u00e0 integrale con tutte le sue insidie, e le sue deformazioni.<\/p>\n<p><strong>Appunti di lettura. La metafora dell\u2019\u00abangelus novus\u00bb<\/p>\n<p><\/strong>Detto questo, vorrei iniziare sfogliando alcune mie pagine di appunti raccolti in presa diretta dai testi del Nostro. Sempre aperture di prospettive, di letture, di percezioni senza la preoccupazione, almeno per adesso, di articolare un discorso lineare dotato di quella coerenza che deve restare come prima condizione di una interpretazione, per dire cos\u00ec, organica.<br \/>\nCon la pubblicazione del suo primo libro, l\u2019autore afferma di aver avuto gi\u00e0 la consapevolezza di cosa sarebbero stati gli argomenti della sua scrittura e cosa gli interessava di pi\u00f9: <strong>\u00ab<\/strong>Mi interessava<em> \u2013<\/em> afferma lo scrittore<em> \u2013 <\/em>il mondo storico sociale, non mi interessavano i problemi personali o le indagini psicologiche. Mi interessava raccontare la Storia, la Sicilia, e quindi ho proseguito su questa scelta di argomenti privilegiando quelli che erano i temi storico-sociali. Mi collocavo anche come stile, come tipo di espressione, su una linea sperimentale e di tipo espressivo\u00bb<em>. <\/em>C\u2019\u00e8 gi\u00e0 tutto qui: la scelta della \u02bbtematica\u02bc e l\u2019opzione stilistica, i due pilastri di ogni lavoro letterario.<br \/>\nEbbene, la Storia, ma quale Storia, della Sicilia, per\u00f2 la storia \u00e8 gi\u00e0 qualcosa di infinito, non solo per la durata, ma anche per la sua dialettica interna, per il modo in cui viene vissuta e, poi, scritta-descritta, di chi, per chi e da chi assunta e con tante sofferenze, con delle conseguenze purtroppo irreversibili e cos\u00ec via. \u00c8 proprio qui che sento il bisogno di chiamare in causa la metafora ormai famosa che \u00e8 quella benjaminiana dell\u2019<em>Angelus Novus<\/em>. Ricordiamola: \u00ab&#8230; un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca \u00e8 aperta, e le ali sono dispiegate. L\u2019angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. L\u00e0 dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un\u2019unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera che si \u00e8 impigliata nelle sue ali, ed \u00e8 cos\u00ec forte che l\u2019angelo non pu\u00f2 pi\u00f9 chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui. Ci\u00f2 che chiamiamo progresso, \u00e8 questa bufera\u00bb.<br \/>\nUna metafora, questa benjaminiana, dell\u2019<em>angelus novus<\/em>, che tra l\u2019altro non identifica un <em>angelo nuovo<\/em>, bens\u00ec ci pu\u00f2 ricordare anche la figura della Medusa con il suo sguardo mortale per chi cerca di affrontarla a viso scoperto; possiamo poi evocare anche la metafora del labirinto dove, anche se non vi sono delle macerie \u2013 oppure non si fanno vedere \u2013 c\u2019\u00e8 sempre lo sguardo impegnatissimo nel trovare quel punto debole del percorso da dove sperare di trovare la via d\u2019uscita o meglio <em>una<\/em> via d\u2019uscita&#8230;<\/p>\n<p>Ritorniamo all\u2019opera di Vincenzo Consolo, cercando di trovare un punto di riferimento in grado di indicarci quale via (non di uscita, ma di entrata nel suo mondo, nel suo labirinto) possiamo seguire. Operazione assai difficile; innanzitutto perch\u00e9 ce ne sono molte, voglio dire, ci sono molti punti di riferimento, nuclei semantici, nodi referenziali che possono diventare vere e proprie chiavi di lettura e di approccio; e, poi, in secondo luogo, operazione difficile proprio perch\u00e9, \u00a0specie in uno scrittore come Consolo che ignora, rifiuta, addirittura respinge qualsiasi metodo prestabilito, assumere un punto di partenza o un altro come una sorta di filo conduttore nell\u2019esegesi della sua opera sarebbe ancora una volta una scelta in limine, ugualmente rischiosa.<br \/>\nPercorriamo un\u2019altra strada. Ecco, citiamo alcune sue considerazioni prese qua e l\u00e0 dalle quali si potrebbe iniziare un percorso esegetico. Procediamo, questa volta noi, in maniera metodica cos\u00ec da identificare una linea, diciamo cos\u00ec, tematica: \u00abQuando io ho pubblicato il mio primo libro, <em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>, ero consapevole di cosa fossero gli argomenti della mia scrittura e cosa mi interessava. Mi interessava il mondo storico sociale, non mi interessavano i problemi personali o le indagini psicologiche. Mi interessava raccontare la Storia, la Sicilia e quindi ho proseguito su questa scelta di argomenti, privilegiando quelli che erano i temi storico-sociali<em>&#8230;<\/em>\u00bb<br \/>\nAllora, la scelta tematica era gi\u00e0 identificata, e anche assunta: raccontare la Storia e propriamente una Storia, non solo quella della Sicilia, ma anche una sua parte, alcune pagine scelte fra le tante, e poi vedremo qual era il criterio insito in quella scelta.<br \/>\nInvece, molto significativo mi pare qui far interferire questo orientamento tematico dello scrittore con la metafora di Benjamin: qui interviene per darci una conferma l\u2019autore stesso quando afferma che ha cercato \u00abdi scrivere delle narrazioni nel modo in cui intende questo genere Walter Benjamin, un tipo di scrittura o di racconto che appartiene ancora a una societ\u00e0 pre-borghese\u00bb. Che cosa significhi pre-borghese non mi pare cos\u00ec difficile da capire ma solo riducendo il discorso, sempre in base alle affermazioni dell\u2019autore, a quella tipologia sociale per la quale la Storia non ha alcun senso di progresso e tantomeno una base giustificatrice. Quel mondo, quindi, situato tra una civilt\u00e0 ancora contadina nei suoi aspetti superficiali, formali, apparenti, e che ha perso la sua coerenza di una volta, quella parte di sapienza di cui parla ancora la letteratura orale, e il mondo borghese, che forse, se non sbagliamo noi, ha attraversato quello del sottoproletariato, nel senso che si \u00e8 fatto sfruttare, abbandonandolo per poi strumentalizzarlo con il preciso scopo di approfittare del suo lavoro. In tutte queste due categorie si ritrova un punto comune: la povert\u00e0, \u00e8 da essa che poi scaturisce sempre il tentativo di opposizione, di confronto, di lotta, con l\u2019intera scenografia che si conosce: speranza, attesa, fede e diffidenza, l\u2019impegno diretto, il tradimento da alcune parti, e, alla fine, le sconfitte; ma sconfitte che conferiscono sostanza alla storia, le danno la propria consistenza, nel bene e nel male&#8230;<\/p>\n<p><strong>L\u2019idea di labirinto<\/p>\n<p><\/strong>Esiste poi un altro punto di riferimento (e di partenza), quello che ci porta all\u2019idea di labirinto. Ecco, parlando vent\u2019anni dopo, su <em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, Consolo avverte: \u00abI tre elementi allora, la rivolta contadina di Alc\u00e0ra, i cavatori di pomice di Lipari e il Ritratto d\u2019Antonello reclamavano una disposizione su uno spazio di rispondenze e di senso, in cui il Ritratto stesso, nel suo presumibile percorso da una Messina, gi\u00e0 di forte connessione storica, cancellata dai terremoti, a Lipari, isola-regno d\u2019esistenza, di mito, a Cefal\u00f9, approdo nella storia e nella cultura, disegnava un triangolo e un movimento da un mare d\u2019incertezza e rassegnato destino (&#8230;), a una terra di consapevolezza e di dialettica. Questa planimetria metaforica verticalizzavo poi con un simbolo offertomi dal malacologo Mandralisca, quello della conchiglia, del suo movimento a spirale\u00bb*.<br \/>\nA proposito di Eliade, si pu\u00f2 riflettere intorno a un\u2019idea che potrebbe servire nell\u2019operazione di decriptazione di alcuni significati portanti della letteratura consoliana e cio\u00e8 quella indicata dal grande scienziato romeno con la formula l\u2019<em>incentramento del margine<\/em>, o meglio <em>centrare il margine<\/em>; quell\u2019arduo compito che Consolo assume cos\u00ec come intendiamo noi il suo operare sulla storia e sul reale e cio\u00e8 quello riguardante strettamente la Sicilia, si potrebbe indicare almeno sul piano di un\u2019ideologia letteraria, questo tentativo di porre al centro (dell\u2019interesse e della preoccupazione del lettore e non solo) ci\u00f2 che si \u00e8 chiamato il problema della Sicilia, la Sicilianit\u00e0 come quel modo di vivere nella difficolt\u00e0.<br \/>\nSempre con riferimento a Eliade, si deve invocare qui la sua metafora dell\u2019eterno ritorno, che per altro \u00e8 anche una metafora di estrazione romantica e, in particolar modo, nietzschana; tuttavia, in Eliade, la metafora si colloca puntualmente nel discorso sull\u2019origine e sul dovere (quasi un segno di destino e di fatalit\u00e0) di ritornare sempre al punto di partenza, e cos\u00ec si genera, inculcata nella nostra vera e propria identit\u00e0, una circolarit\u00e0 che alimenta, intrattiene, potenzia la sofferenza, il dolore, una specie di <em>pendant<\/em> a quel male di vivere montaliano.<\/p>\n<p>Ecco come si colloca Consolo in funzione del motivo del ritorno all\u2019origine, che infatti \u00e8 un altro motivo ricorrente nelle sue meditazioni-riflessioni.<br \/>\nParlando del suo libro <em>L\u2019ulivo e l\u2019olivastro,<\/em> l\u2019autore propone un aspetto particolare della sua Sicilia presente, ma sempre col riferimento al mito ulissiano e al tema del ritorno come un <em>dovere<\/em> ontico, come destino. \u00abIn Sicilia \u2013 afferma l\u2019autore \u2013 si ritorna, non si pu\u00f2 fare a meno. Cos\u00ec come Ulisse lascia la dolce terra dei Feaci per ritornare nella sua pietrosa Itaca. Non si pu\u00f2 prescindere dai luoghi dove si \u00e8 nati, dove si \u00e8 cresciuti, dove si sono sentite le prime voci, dove si sono viste le prime luci. Sono luoghi che non si possono eliminare dalla nostra memoria. Si sente il sogno di tornare, malgrado tutto\u00bb.<br \/>\nE di qui che si va verso la metafora della lumaca, collocata anch\u2019essa nel labirinto, vista come una rappresentazione di un\u2019ascensione dal basso verso l\u2019alto, e che pu\u00f2 significare anche lo sprofondare e il perdersi all\u2019apice di questa stessa spirale. Diamo di nuovo la parola all\u2019autore: \u00abEd \u00e8 anche il simbolo, per studiosi di etnologia e di storia delle religioni, &#8230;il simbolo del labirinto. Ecco, dal labirinto, con intelligenza, si pu\u00f2 uscire, oppure si pu\u00f2 rimanere prigionieri. Ecco, quel simbolo io l\u2019ho preso come il simbolo della storia, per cui i popoli, le popolazioni che si trovano in una infelicit\u00e0 sociale, possono rimanere prigionieri dentro questo labirinto a forma di spirale, oppure, seguendo il labirinto, possono uscire verso la realt\u00e0 della storia e prendere consapevolezza della loro condizione sociale&#8230;\u00bb. Conclusione, una fra le tante, emblematica, direi, per il lavoro del Nostro.<br \/>\nInutile evocare a questo punto una parola-concetto, una parola spia della scrittura di Consolo e appunto la parola greca <em>nostos<\/em>, che vuol dire proprio l\u2019<em>origine<\/em>, quell\u2019<em>ipogeo<\/em> come il dovere di partire sempre dalle radici, che non per caso si trovano nel sottosuolo, nel sottoterra, quel luogo che fa da controcanto, da contropartita alla Storia nella visione e nella rappresentazione di Vincenzo Consolo. E le cui immagini (di questi luoghi sotterranei, di queste caverne) sono un po\u2019 il corrispettivo della profondit\u00e0 della lingua e della profondit\u00e0 della storia; \u00e8 gi\u00e0 un altro punto di partenza per addentrarci nell\u2019opera consoliana.<\/p>\n<p><strong>La scrittura come ricamo<\/p>\n<p><\/strong>Ma si pu\u00f2 continuare con l\u2019idea di labirinto come una metafora cos\u00ec produttiva nel campo esegetico. Oltre il suo vastissimo e diversissimo campo semantico, mi pare opportuno sottolineare un fatto della poetica narrativa di Consolo: il rapporto che stabilisce tra l\u2019idea di viaggio come esplorazione dello spazio, pi\u00f9 quello del mare che della terra, il viaggio come anche ritorno, di un Ulisse che si trasforma cos\u00ec in un prototipo dell\u2019eroe universale, un archetipo della sapienza, del conoscere, un navigatore ideale e insieme singolare. Pare superfluo ricordare che per Consolo, come per Dante, per Pirandello, la vicenda dell\u2019eroe omerico con la sua intera disperazione riguarda lo spazio siciliano, e anche quello terribile e insieme affascinante Stretto di Messina che diventa anch\u2019esso ricorrente nell\u2019opera del Nostro.<br \/>\nIl tentativo di Ulisse, sommariamente indicato qui, punta sullo spazio cosicch\u00e9, attraversarlo per conoscerlo equivale ad assumerlo. Un tentativo compiuto col sacrificio liminare, non di una sua possibile fine, morte, ma, con l\u2019allontanamento dalla sua Itaca, coll\u2019affrontare il rischio di perdere tutto ci\u00f2 che aveva prima, regno e soprattutto l\u2019amore incorporato nella figura di Penelope. Qui interviene un altro possibile punto di partenza per interpretare l\u2019opera di Consolo: quello che potrebbe omologare la sua scrittura sullo stesso piano con la tela su cui Penelope sta ricamando, non qualcosa di utile, ma proprio l\u2019attesa stessa che subentra cos\u00ec nel destino, suo, di Ulisse, di tutti noi.<br \/>\nLa scrittura come ricamo non mi risulta fuori del progetto scritturale dell\u2019autore di <em>Le pietre di Pantalica<\/em>. La invoca anche, se mi ricordo bene. Invece sul piano stilistico, espressivo, poetico, il labirinto si presenta davvero come un riferimento preciso, assolutamente non casuale, legato a una scelta che Consolo identifica in Calvino. Ed \u00e8 per questo che si pu\u00f2 chiamare in causa, per la sua specificit\u00e0 poetica, la famosa formula calviniana <em>La sfida del labirinto<\/em>; ma il riferimento non significa altro che un possibile percorso della critica nella ricerca di altre chiavi di lettura per poter dare effettivamente, se questo fosse possibile e plausibile, un senso al mondo che ci propone un autore che rimane \u2013 poich\u00e9 cos\u00ec deve rimanere \u2013 ancora un mondo da interrogare, in un confronto sempre aperto con la coscienza del lettore&#8230;<\/p>\n<p><strong>La semantica del labirinto<\/p>\n<p><\/strong>Ma quale sar\u00e0 a questo punto l\u2019offerta indicata, pi\u00f9 adatta, della ricca e lunga semantica del labirinto? Quel gioco che ha, come ricorda Kerenyi, un significato rituale e che come tale serve a scongiurare \u2013 rappresentandola \u2013 la paura della morte, l\u2019angoscia dell\u2019uomo di fronte alla nullificazione di tutte le cose? Rifacciamo in breve lo scenario di questo gioco che si presenta in due tempi, in due fasi: l\u2019entrata nel labirinto e il faccia a faccia col mistero, in cui gli attori sperimentano la perdita di s\u00e9; poi, il ritorno alla luce che rappresenti, diciamo, una nuova nascita, attestando la continuit\u00e0 della vita che di generazione in generazione rinnova se stessa. Fin qui, Kerenyi. Sono intervenute poi tante altre interpretazioni-soluzioni, come quella di Tagliaferri per il quale il labirinto potrebbe essere preso come una metafora di un utero materno e il filo di Arianna sarebbe allora un cordone ombelicale, il Minotauro diviene un embrione, un germoglio, un\u2019ombra inquietante con cui dobbiamo confrontarci.<br \/>\nPer Calvino, si sa, si pone un altro tipo di richiesta, di interrogativo, di soluzione, attraverso un\u2019idea \u2013 che abbiamo incontrato anche in Consolo, a proposito di un altro argomento \u2013, ma non cos\u00ec distante da questa prospettiva, torno a ripetere, di natura poetica e, se si vuole, di <em>poiesis<\/em>, come il <em>far poetico<\/em>.<br \/>\nPer l\u2019autore delle <em>Cosmi-comiche<\/em>, l\u2019operatore interpretativo diventa un rapporto cartografico che include una distanza rispetto al labirinto: cos\u00ec, \u00e8 facile trovare la via d\u2019uscita quando il labirinto si osserva dall\u2019esterno, quindi quando si dispone di una mappa totalizzante; invece, dal di dentro e allorquando le mappe sono parziali e contraddittorie, succede che non solo sia possibile la salvezza, ma si entra in una grave confusione, una specie di sostituzione dei topos, delle isole, appunto, perch\u00e9 avvicinandosi, il topos, l\u2019isola cambia nome, ossia anche l\u2019identit\u00e0.<br \/>\nCi fermiamo qui con la storia esegetica di un motivo-mito cos\u00ec complicato e insieme stimolante. Ma non prima di focalizzare almeno una suggestione per la scrittura di Consolo: il labirinto per lui si presenta in veste di Storia, o meglio una sua pagina sempre della storia siciliana, identificata in alcuni momenti di rottura, di confusione, di sconvolgimento, e perci\u00f2 bisognosa non di una giustificazione, ma di una giusta ricostruzione in base alla quale sar\u00e0 poi possibile denunciare quelle tracce, e quelle insidie, che ci provocano nel e dal presente.<br \/>\nEd \u00e8 per questo che rientra in scena proprio adesso la metafora benjaminiana dell\u2019<em>angelus novus<\/em>; il quale, ricordiamoci, si trova fissato, prigioniero tra un passato per cui non basta la sua nostalgia a compiere il ritorno, ma non \u00e8 possibile nemmeno andare avanti, nel futuro, per via di quella bufera che lo sconfigge.<br \/>\nMa il presente dov\u2019\u00e8? Il presente non esiste, sulla linea di una dialettica elementare, \u00e8 soltanto un passaggio, un momento di transito, un limbo, quel purgatorio dantesco dove Virgilio ha quasi perso tutti i poteri e dove a Dante, come a tutti noi, \u00e8 rimasto solo porsi degli interrogativi come soluzione di orientamento. Ma l\u2019idea di labirinto \u00e8 un motivo di riflessione per il Nostro.<\/p>\n<p>Per Vincenzo Consolo, creatore di un\u2019opera che non si impone n\u00e9 per la quantit\u00e0 (dimensione, diversit\u00e0 di motivi, di argomenti), n\u00e9 per l\u2019imprudenza di lusingare i gusti, in gran parte pervertiti, corrotti dal consumismo, del lettore (un lettore che lo vuole, come sostiene, un po\u2019 simile a se stesso), quindi per Vincenzo Consolo, la letteratura mi pare che sia una scommessa; e un riscatto: una scommessa con la Storia cos\u00ec come \u00e8 sempre stata scritta-descritta, ma non vissuta; e un riscatto come tentativo di recupero per la mediazione della parola, diventata pietra, capace invece di esorcizzare il reale vero, quello vissuto, e mai tradito.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, poetica, sento il bisogno di identificare la formula paradigmatica per l\u2019insieme della sua opera e che si pu\u00f2 definire come testualizzazione del reale, ossia un tentativo di trasmutazione, nel <em>logos<\/em>, di quell\u2019<em>ontos<\/em> inteso come <em>topos<\/em>, <em>ipogeo<\/em> o <em>nostos<\/em> che dir si voglia. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"Stile1\">NOTA<br \/>\n* Archetipo biologico e origine di percezione, conoscenza e costruzione, com\u2019\u00e8 nella Spirale delle calviniane <em>Cosmi-comiche<\/em>; arcaico segno centrifugo e centripeto di monocentrico labirinto, com\u2019\u00e8 in K\u00e9renyi e in Eliade. <\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p class=\"Stile1\" align=\"right\"><span class=\"Stile28\"><strong>George Popescu<\/strong><br \/>\n<\/span>(n. 11, novembre 2012, anno II)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra ricamo e labirinto: l&#8217;opera e la scrittura di Vincenzo Consolo Prima di leggere i libri di Vincenzo Consolo, ho letto qualche recensione e soprattutto alcune sue interviste che delineano una vera e propria ars poetica, presentandosi come manifesti letterari e civili di una grande e acuta profondit\u00e0 di pensiero, capaci da soli di far &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1398\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Tra ricamo e labirinto: l&#8217;opera e la scrittura di Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2,144],"tags":[246,311,314,19,180,99,313,312,29,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1398"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1398"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1398\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1399,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1398\/revisions\/1399"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1398"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1398"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1398"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}