{"id":1393,"date":"1989-03-11T10:30:13","date_gmt":"1989-03-11T10:30:13","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1393"},"modified":"2017-01-11T12:58:05","modified_gmt":"2017-01-11T12:58:05","slug":"intervista-alla-rivista-panorama-del-1989","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1393","title":{"rendered":"Intervista di Grazia Cherchi per la rivista Panorama del 1989"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/images.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1137\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/images.jpg\" alt=\"images\" width=\"202\" height=\"175\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non sono in tanti a sapere che Vincenzo Consolo vive ormai da anni a Milano. Infatti la sua \u00e8 una presenza schiva, orgogliosamente appartata, con poche concessioni alla vita sociale e praticamente nessuna a quella mondana ( a Milano si trova a suo agio solo in zona Buenos Aires, dove trova ancora un\u2019umanit\u00e0 capace di rallegrarlo). Ama invitare gli amici a casa: l\u00ec la conversazione non conosce pause, l\u2019ospitalit\u00e0 \u00e8 qualcosa di naturale, i pranzi sono a base di cibi squisitamente piccanti (\u00e8 lui a sovraintendere ai sughi, tutto il resto \u00e8 opera della moglie Caterina, che \u00e8 anche la sua collaboratrice pi\u00f9 preziosa).<br \/>\nUomo dall\u2019eloquio sobrio e incisivo, che si colora di insofferenza non appena si nomina qualcuno che ha potere o successo, Consolo ha il dono di riconoscere subito i suoi simili e con loro appaga il suo bisogno frustrato di fraternit\u00e0. Depone allora ogni scontrosit\u00e0 e d\u00e0 libero sfogo alla sua vera natura, che \u00e8 solare, ariosa e disinteressata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando scrive ha un suo rituale fisso?<br \/>\nMi piacerebbe rispondere che indosso una particolare vestaglia, come Balzac o D\u2019Annunzio, o il trae de luz, che recito preghiere, come il torero prima di affrontare la lotta contro la bestialit\u00e0, ma devo rispondere che il mio rituale \u00e8 il caff\u00e8: caff\u00e8 e caff\u00e8, dolcificato col miele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quante stesure fa prima di arrivare a quella definitiva?<br \/>\nScrive a mano o, a tratti, a macchina?<br \/>\nUna sola stesura, ma lavoro molto su una frase, un periodo, una pagina. E scrivo a mano, trasferendo subito i brani o lacerti che mi sembrano definitivi sul foglio della mia vecchia Olivetti studio 44.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le \u00e8 capitato di dover fare ricognizioni in qualche luogo per mettere a fuoco un particolare narrativo?<br \/>\nS\u00ec, quasi sempre. Conservo ancora un quaderno dove ho disegnato varie mappe di Cefal\u00f9 percorrendo innumerevoli volte il centro storico di quella cittadina quartiere per quartiere, vicolo per vicolo. Qualche volta sono ricorso agli appunti fotografici. La fotografia pu\u00f2 aiutare la scrittura, pu\u00f2 anzi sollecitarla. Ho visto una volta, per esempio, tutte le foto fatte da Crocenzi per l\u2019edizione illustrata di Conversazione di Sicilia di Vittorini, e mi sono accorto che in quelle foto si vedevano immagini del futuro libro di Vittorini, Le citt\u00e0 del mondo, uscito poi postumo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive sempre nella stessa stanza e sullo stesso tavolo?<br \/>\nCi pu\u00f2 descrivere il tavolo su cui lavora?<br \/>\nScrivo sempre sul tavolo da pranzo. E\u2019 in legno, con belle gambe tornite e il piano coperto da un panno verde, sul quale non saltellano dadi, scivolano tarocchi o corrono biglie, ma sono sparsi fogli, libri, vocabolari, macchina da scrivere, lampade, penne, matite, gomme, cancellini\u2026 Roba che ogni volta, quando \u00e8 l\u2019ora di pranzo, bisogna raccogliere e sistemare altrove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I suoi libri si possono leggere come le parti di un grande affresco, anche storico, sulla Sicilia. Non ha mai pensato di ambientare altrove un suo romanzo?<br \/>\nSino ad ora no. Ma ho scritto qualche racconto su Milano, scriver\u00f2 su Milano, la citt\u00e0 dove vivo da vent\u2019anni; forse, si parva\u2026 eccetera, scriver\u00f2 un mio Per le vie; ma, sono sicuro, in diversa forma, con un diverso linguaggio da quello a cui mi costringe la Sicilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 stato il giudizio di un critico che le \u00e8 stato utile, anche nel senso che ne ha tenuto conto in un lavoro successivo?<br \/>\nNo,no. La critica ti illumina su quello che hai gi\u00e0 fatto, non su quello che farai, che \u00e8, dovrebbe essere, sempre un\u2019avventura nell\u2019oscurit\u00e0 e nell\u2019imprevedibile. E\u2019 mitico questo che dico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse, ma mi va benissimo. C\u2019\u00e8 un momento in cui avverte di pi\u00f9 l\u2019aspetto di fatica dello scrivere, che spesso provoca quasi un\u2019emorragia delle forze psichiche?<br \/>\nAll\u2019inizio e alla fine di ogni libro. Quando si \u00e8 dentro si prova, io provo, felicit\u00e0. L\u2019ingresso \u00e8 faticoso, l\u2019uscita \u00e8 deludente, come nel rite de sortie delle favole. E\u2019 romantico questo che dico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Direi proprio di no. Sente il bisogno di interrompersi di tanto in tanto, uscendo a passeggiare, facendo telefonate, distraendosi con la lettura\u2026?<br \/>\nCredo che non si possano dedicare molte ore di seguito alla scrittura. IO, poi, trovo tutte le scuse per interrompermi, per cercare distrazioni, consolazioni. Il caff\u00e8, per esempio, \u00e8 una gran consolazione. O c\u2019\u00e8 altro? In compenso, o per fortuna, ci sono occasioni in cui non ti accorgi del tempo, in cui sei totalmente assorbito dalla scrittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lei sembra prediligere nella narrazione delle sue storie tempi lontani dal presente, eppure ricchi di analogie col presente. Perch\u00e9 questa scelta di parlare in modo indiretto dell\u2019Italia attuale?<br \/>\nE\u2019 una questione di testa piantata sul busto all\u2019incontrario: cos\u00ec sono gli scrittori, meglio, i narratori, con la testa rivolta all\u2019indietro. Oppure ce l\u2019hanno rivolta a destra, e scrivono Robinson Crusoe, o a sinistra, e scrivono La cognizione del dolore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sa generalmente in anticipo come si svilupper\u00e0 la trama del suo racconto o viene scoprendola mentre scrive?<br \/>\nNon mi ha mai interessato la trama pi\u00f9 di tanto, quella che adesso chiamano il plot. M\u2019 interessa il fatto che devo raccontare, la struttura del racconto e il modo, il linguaggio in cui devo raccontare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lei appartiene al folto albero genealogico degli scrittori che sono nati in Sicilia e che l\u2019hanno rappresentata. Quali aspetti inediti pensa di aver aggiunto con i suoi libri?<br \/>\nNon so dirlo, so che prima di scrivere un libro pensi di illuminare chiss\u00e0 quali zone oscure della realt\u00e0, di fare chiss\u00e0 quali rivelazioni. Dopo, ti sembra tutto scontato, risaputo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quand\u2019\u00e8 che si \u00e8 scoperto scrittore?<br \/>\nSui 15, 16 anni. Il mio racconto era di stampo verghiano, ma aveva per\u00f2 un bel titolo: Triangolo e luna. Ricordo solo il titolo perch\u00e9 il racconto negli anni l\u2019ho distrutto. Poi ho continuato a scrivere racconti, ma sempre solo per me, non facendoli vedere a nessuno. Solo nel 1960 ho fatto leggere il dattiloscritto La ferita dell\u2019aprile al poeta Basilio Reale, che allora era lettore alla Mondadori. Dopo due anni dalla Mondadori mi hanno telegrafato che il libro era stato accettato e sarebbe uscito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha mai scritto poesie?<br \/>\nMai, assolutamente mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei suoi libri l\u2019io narrante, che ricorre spesso, \u00e8 come se fosse il portavoce di una comunit\u00e0: non \u00e8 cio\u00e8 una voce individuale, senza retroterra. E\u2019 cos\u00ec?<br \/>\nS\u00ec. E\u2019 un io, il mio, che non crede nell\u2019Io. Quest\u2019ultimo, anzi, a me personalmente, un po\u2019 sembra impudico e un po\u2019 sembra ridicolo. Se non fosse cos\u00ec, non scriverei in prosa. La prosa per me \u00e8 la scrittura della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Grazia Cherchi per Panorama, marzo 1989<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sono in tanti a sapere che Vincenzo Consolo vive ormai da anni a Milano. 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