{"id":1386,"date":"1997-03-28T14:20:31","date_gmt":"1997-03-28T14:20:31","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1386"},"modified":"2016-12-27T19:35:47","modified_gmt":"2016-12-27T19:35:47","slug":"palermo-citta-raccontate-da-scrittori-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1386","title":{"rendered":"Palermo, citt\u00e0 raccontate da scrittori &#8211;  Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/14962536_10210989563765275_9007156802779309565_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1387 alignleft\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/14962536_10210989563765275_9007156802779309565_n-300x198.jpg\" alt=\"14962536_10210989563765275_9007156802779309565_n\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/14962536_10210989563765275_9007156802779309565_n-300x198.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/14962536_10210989563765275_9007156802779309565_n-768x508.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/14962536_10210989563765275_9007156802779309565_n.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Palermo \u00e8 rossa. Palermo \u00e8 una bambina. Rossa come\u00a0 immaginiamo fosse Tiro o Sidone, fosse Cartagine, com&#8217;era la porpora dei Fenici. Bambina, perch\u00e9 dormiente e ferma, compiaciuta della sua bellezza, da sempre dominata. Rigogliosa e molle, si stende in una conca difesa a semicerchio da alti colli che a sud la difendono dai venti africani, che verso il mare terminano nei due baluardi del monte Cofano e del monte Pellegrino (il pi\u00f9 bel promontorio del mondo, una detta di Goethe). Questa conca cos\u00ec protetta permette alle piante, anche alle pi\u00f9 esotiche e rare, di attecchire e crescere, o di degenerare, come succede alle rose Paul Neyron del Giardino del Principe di Salina. Parliamo di questa conca al presente, ma \u00e8 al passato che dobbiamo riferirci, poich\u00e9 \u00a0ormai un&#8217;orrenda colata di cemento ha coperto la famosa Conca d&#8217;oro, spegnendo come dice Rosario Assunto, una luce sul mondo. Palermo \u00e8 stata, oltre che preistorica e sicana, punica o fenicia, greca, latina e bizantina. Ma non rimane nulla di questo suo vario passato (qualche vago nome: Sotto i fenici sembra si chiamasse Ziz, fiore); non rimangono stele di tufo o statue di Astarte, non colonne di marmo per dei dell&#8217;Olimpo. Quasi tutti i reperti archeologici chiusi nel suo museo provengono da altri siti: Himera Solunto, Selinunte, Lilibeo&#8230; Palermo comincia a essere realt\u00e0 storicizzabile dal Momento in cui sbarcarono in Sicilia (827 d.C.), tutta invadendola, &#8220;come uno sciame d&#8217;api &#8220;, dice il monaco Erchemperto, i Musulmani. I cui Emiri scelsero Palermo, che chiamarono Balarm, come sede del diwan e come Capitale dei Tre Valli di Sicilia. Sotto i Musulmani, Palermo s&#8217;ingrandisce e abbellisce, diviene quella Citt\u00e0 di commerci e di agi che contende il primato nel Mediterraneo a Cordoba o a Quairouan.<br \/>\nPalermo, col suo nome greco Panormos, &#8220;tutto-porto\u201d, non aveva col mare in verit\u00e0 gran rapporto. Era costruita su un altura, bagnata alla base dai due torrenti Kemonia e Papireto, difesa da mura;. Altura che \u00e8 ancora ogga la parte pi\u00f9 monumentale della citt\u00e0. Da allora, e per tutto il periodo romano e bizantino, la citt\u00e0 non sub\u00ec cambiamenti. Lo straripamento dei brevi confini, dalle anguste mura, avviene col dominio musulmano. Ai siciliani, ai Greci, ai Longobardi, agli Ebrei si uni ora una Nuova, nutrita popolazione di Arabi, Berberi, Persiani, Negri. Questi abitanti cos\u00ec vari, di razza, di costume, di lingua, di religione fa di Palermo la prima grande citta cosmopolita dell&#8217;Alto Medioevo. Uscita dalle mura, la citta si espande verso il mare, verso l&#8217;antico porto, la Cala, dove ora s&#8217;alza la nuova cittadella fortificata, con il palazzo dell&#8217;emiro e l&#8217;arsenale, e dove intorno sorge il quartiere della Kalsa che, con quello degli Schiavoni, del Borgo Nuovo, degli Ebrei, forma la nuova faccia di Palermo. Sotto i Musulmani, Palermo diviene un importante emporio di scambi; Il suo porto \u00e8 uno scalo d&#8217;obbligo per i pellegrini che dalla Spagna si recano alla Mecca. E la citt\u00e0 delle trecento moschee, dei numerosissimi bagni Pubblici, dei brulicanti suk. Un&#8217;eco di questi mercati si ha in quelli odierni della Vucciria, di Ballar\u00e0 (Suk-el-Balhars), del Capo, dei Luttarini (Suk-el-Attarin ). Questa Palermo, divenuta pi\u00f9 monumentale sotto i Normanni e Svevi- maestranze bizantine, arabe e normanne crearono insieme capolavori di architettura come la Cappella Palatina, la Cattedrale, S.Giovanni degli Eremiti, Santa Maria dell&#8217;Ammiraglio e il Duomo di Monreale; crearono fascinose dimore per i regnanti del Nord, ville suburbane che si chiamavano Zisa, Favara, Cuba-, questa Palermo, con la sua singolare aura normanna e moresca, con le sue chiese-moschee, con i suoi mosaici, i suoi chiostri, i suoi giardini, le sue squillanti cupole rosse, sopravvisse per secoli, trapass\u00f2 l&#8217;epoca angioina e quella aragonese, in cui le potenti famiglie feudali \u2013Ventimiglia, Chiaramonte, Sclafani, Palizzi, Rosso, Alagona, Peralta, Abatellis- costruirono i loro palazzi- fortezze, \u00a0le loro regge; sopravvisse ai Vicer\u00e8 Spagnoli e Borboni, e arriv\u00f2 quasi intatta fino all&#8217;Ottocento. Alla fine del &#8216;500, viene aperta, a incrocio della pi\u00f9 importante via esistente, C\u00e0ssaro o Toledo, che dall\u2019alto della cittadella scende fino al mare, la via Maqueda. Le due vie tagliano ortogonalmente la citt\u00e0, la dividono in quattro quartieri , in quattro labirinti. E all\u2019incrocio viene costruita la barocca piazza Vigliena o dei Quattro Canti. Questa, assieme alla Cattedrale, al Palazzo Reale, alla piazza dei Bologni, del Pretorio, della Marina, al Foro Borbonico,\u00a0 fu uno dei teatri che pi\u00f9 affascin\u00f2 i viaggiatori, italiani e stranieri, del Sette e Ottocento. All&#8217;epoca dei re e vicer\u00e9, di Principi e Baroni, successe quella borghese dei Florio, che significa imprenditoria commerciale, industriale, finanziaria. Ma Florio significa anche rinnovato fervore edilizio, significa architettura e ristrutturazione urbanistica dei due Basile, di Giachery, di Damiani Almeyda; e nuovi palazzi, ville, teatri, boulevards, giardini e piazze, in quel neo-barocco che \u00e8 lo stile liberty. Tramontata l&#8217;era dei Florio, non \u00e8 stato che sonno e abbandono, ma soprattutto cieca, violenta distruzione. Alle bombe americane del &#8217;43, di cui parla Lampedusa che distrussero uno dei centri storici pi\u00f9 vasti e interessanti del Mediterraneo, si aggiunse, a partire dagli anni sessanta, il tritolo e il dominio sulla citt\u00e0 della mafia. Mafia e potere politico, in trionfale, perfetta simbiosi, che devastarono, cancellarono la vecchia Palermo, ne costruirono un&#8217;altra di volgare, offensiva prepotenza, lasciando al centro intatte le macerie della guerra.<br \/>\nIl tritolo poi non serv\u00ec pi\u00f9 ad abbattere ville liberty, palazzi storici, distruggere giardini per costruire casermoni, ma a compiere stragi, a sterminare chi contro la mafia cominci\u00f2 a lottare. Ma questa \u00e8 la storia d\u2019appena ieri che conosciamo tutti.<\/p>\n<p>Vincenzo Consolo<\/p>\n<p>Milano, 28 marzo 1997<\/p>\n<p>Zeppelin, citt\u00e0 raccontate da scrittori<\/p>\n<p>I libri di diario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Palermo \u00e8 rossa. Palermo \u00e8 una bambina. Rossa come\u00a0 immaginiamo fosse Tiro o Sidone, fosse Cartagine, com&#8217;era la porpora dei Fenici. Bambina, perch\u00e9 dormiente e ferma, compiaciuta della sua bellezza, da sempre dominata. 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