{"id":1379,"date":"2001-12-22T17:00:54","date_gmt":"2001-12-22T17:00:54","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1379"},"modified":"2016-12-22T17:14:24","modified_gmt":"2016-12-22T17:14:24","slug":"cutusiu-di-nino-de-vita-prefazione-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1379","title":{"rendered":"&#8221; Cutus\u00ecu &#8221; di Nino De Vita prefazione di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2001\/12\/scansione0009.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1383\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2001\/12\/scansione0009-212x300.jpg\" alt=\"scansione0009\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2001\/12\/scansione0009-212x300.jpg 212w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2001\/12\/scansione0009-768x1087.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2001\/12\/scansione0009-723x1024.jpg 723w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2001\/12\/scansione0009.jpg 912w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PREFAZIONE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voglio, subito, ricordare, rievocare un tempo, una stagione vicina, ma che appare ormai lontana, quasi remota. Rievocare un tempo in cui in Sicilia, giovani o non pi\u00f9 giovani, come raggiun\u00adti da un messaggio, si muovevano da citt\u00e0 o paesi e convenivano in un luogo per incontrarsi, conoscersi o meglio riconoscersi. Di\u00adsegnavano o ridisegnavano, quei viaggiatori, nei loro movimenti da un luogo a un altro, in quegli itinerari, in quella convergenza vittoriniana, una nuova mappa della Sicilia, una nuova topografia dello spirito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cominci\u00f2 quel movimento tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Nella frattura che la guerra aveva creato, nel vuoto, nello smarrimento e nel vuoto anche per il biblico esodo in quegli anni del\u00adle masse contadine dall\u2019Isola, quegli uomini volevano ricreare un\u2019altra mappa, memori di quelle che passate generazioni, in stagioni straordinariamente luminose, erano riuscite a disegna\u00adre. Le mappe di Verga, De Roberto, Capuana e le altre di Pirandello, Rosso di San Secondo, Lanza, Savarese e ancora di Borgese, Brancati, Quasimodo, Vittorini\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E fu, il primo e il pi\u00f9 attraente punto di convergenza una citt\u00e0 nel cuore della Sicilia, Caltanissetta (con Racalmuto e la contra\u00adda Noce \u2013 un <em>Cutus\u00ecu<\/em> allora di radi alberi, d\u2019aridume e di vento; un collinare <em>C\u00e0usu<\/em>, una <em>Teb\u00ecdi<\/em> girgentana). Il richiamo era Leonardo Sciascia. Attorno a lui \u2013 con lo sfondo della casa editrice del commendatore Sciascia, della rivista \u00abGalleria\u00bb, dei Quaderni di Galleria e della collana di poesia <em>Un coup de d\u00e9s<\/em> \u2013 erano poeti come Stefano Vilardo e Alfonso Campanile, pittori, incisori. Let\u00adti e scelti da Sciascia, pubblicavano nei Quaderni Pasolini, Capro\u00adni, Bodini, Roversi, La Cava, Fortini, Cesare Vivaldi, Biagio Marin, Marniti, Volpini, Compagnone, Salvatore Comes, Fiore Torrisi, Antonino Uccello\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Racalmuto si andava poi in comitiva ad Agrigento, dove s\u2019incontravano altri scrittori, poeti. E luoghi di richiamo, di con\u00advergenza furono ancora Palermo, Bagheria \u2013 all\u2019Aspra dove impe\u00adrava con la sua voce di ferro Ignazio Buttitta \u2013, a Catania, a Sira\u00adcusa, a Capo d\u2019Orlando, in quella contrada Vina dove modulava i suoi versi Lucio Piccolo, a Lentini, a Enna, a Ragusa, a Mineo\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anno dopo anno, si tess\u00e9 allora una trama di consonanze, si stese un registro di appartenenza, un libro contabile dove credi\u00adti e debiti appartenevano a un bilancio non solo delle parole, ma soprattutto dei gesti, s\u2019inscrivevano nella spirituale economia dell\u2019insegnamento e dell\u2019apprendimento. E noi, i catecumeni, gli apprendisti, il maggiore debito l\u2019avevamo contratto con quel maestro, con quel grand\u2019uomo e grande scrittore che \u00e8 stato Leonardo Sciascia. Quest\u2019Isola dei destini incrociati si trasform\u00f2 poi nel giardino dei sentieri che si biforcano. Giunse per me, per altri, il tempo dell\u2019andare, dell\u2019abbandono dell\u2019Isola, dell\u2019emigrazione in altro luogo. Ma quella trama certo non cessava, s\u2019infitti\u00adva anzi, s\u2019arricchiva. S\u2019arricchiva con Bufalino. Le crudeli scomparse, le lontananze, gli es\u00ecli, sembra che abbiano arrestato la na\u00advicella che scorreva sul telaio, abbiano tagliato quei fili, relegato la trama in altro tempo. Cos\u00ec non \u00e8, se ancora tesse e annoda oggi un poeta come Nino De Vita. Il pi\u00f9 giovane di noi, egli ha raccolto il testimone di quella stagione, di quel tempo. Un autentico poeta, vero artefice di quel mistero, di quel miracolo che si chiama poesia. Appartato, pudico, da quel suo \u00f2nfalo, da quel luogo profondo che \u00e8 <em>Cutus\u00ecu<\/em> egli ha saputo liberare suoni, parole, ricreare un mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima sua raccolta in lingua, Fosse Chiti (Lunarionuovo \u2013 Societ\u00e0 di Poesia, 1984 e quindi Amadeus, 1989), attirava l\u2019attenzio\u00adne di lettori avveduti: Raboni, Onofri, Di Grado, Del\u00eca\u2026 \u00abNutrita di buone letture novecentesche (da Sbarbaro, direi, a Sereni), estranea a qualsiasi inquietante proposito di oltranzismo o palingenesi formale, la sua poesia vive di una sommessa, incantevole, \u2018inspiegabile\u2019 precisione. Erbe, fiori, insetti sono osserva\u00adti e salvati con un\u2019impassibilit\u00e0 che nasconde e protegge il batti\u00adto, il tremore di una sottile febbre amorosa\u00bb,<sup>1<\/sup> scriveva Raboni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quell\u2019inspiegabile avanzato da Raboni, conoscendo De Vita, il suo teatro, quell\u2019angolo del mondo che si chiama <em>Cutus\u00ecu<\/em>, quella campagna marsalese tra lo Stagnone e il monte, tra Mozia ed Erice, le saline e le crete, e alla luce poi della sua svolta lingui\u00adstica, del suo primo libretto in dialetto Bbiniritt\u00e8dda, diventa spiegabilissimo. L\u2019asciuttezza, la scabrosit\u00e0 della parola, la perfetta adesione della parola alla cosa, la precisione non potevano che scaturire dalla conoscenza, e dalla conoscenza l\u2019amore. Poesia, quella, del trasalimento di fronte allo spettacolo del mon\u00addo, dello stupore di fronte alla natura, al cosmo. Fra zolle, piante, fiori, insetti, uccelli, cieli e acque, volgere di giorni, di stagioni, l\u2019uomo non compare mai, lo si immagina in quest\u2019universo, nel\u00adla dura fatica dell\u2019esistere. E qui solo l\u2019occhio del poeta che guar\u00adda, nomina e crea. Crea un paesaggio ora edenico ora infernale, rigoglioso e arido, sereno e drammatico. Ci sono echi e temi del\u00adla grande poesia, dall\u2019antica alla moderna, modulazioni piccoliane come questa: \u00abScirocco piega il giunco\/ a ciuffi sulla spiaggia\/ \u2013 porta gocce\/ salate sui germogli\u2026\u00bb. E c\u2019\u00e8 ancora, nella cristallina lingua di Fosse Chiti, nella sua scabra sostantivazione montaliana, quel che Montale stesso dice della lingua catalana del poeta Maravall, di scoppiettare di pigna verde sopra il fuoco. \u00abS\u2019aprono per il caldo\/ sull\u2019albero le pigne\/ che sono ancora ver\u00addi:\/ \u00e8 crepit\u00eco\/ come legna che il fuoco\/ arde.\u00bb La pura lingua di Fosse Chiti sta per aprirsi come la pigna: ha gi\u00e0 del resto in s\u00e9 del\u00adle crepe, dei varchi verso un\u2019altra lingua, verso un pi\u00f9 profondo suono: giummo, cianciane, graste sono quei varchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del 1991 \u00e8 il primo libretto che ho ricordato, Bbiniritt\u00e8dda, e quindi, uno dopo l\u2019altro, puntuali fino al 1998, fino a L\u2019ar\u00e0nci, altri libretti. Libretti che sono in parte confluiti nella raccolta Cutus\u00ecu del 1994. Puntuali m\u2019arrivavano a Milano questi libretti e quindi le raccolte, belli, eleganti, preziosi, pubblicati a proprie spese e quasi sempre stampati nelle stesse tipografie Corrao o Campo, rispettivamente di Trapani e di Alca\u00admo, m\u2019arrivavano con su sempre la stessa dedica: \u00abA Vincenzo e Caterina, con affetto, Nino\u00bb. Messaggi d\u2019affetto m\u2019arrivavano, d\u2019amicizia, luminosi doni di poesia che venivano da quel Cutusio lontano, da quella riva moziese di ricordo e nostalgia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel passaggio dalla lingua al dialetto che era stato un bisogno e una scelta, metteva De Vita accanto a confr\u00e8res, ad altri poeti in dialetto che per rigore, per ripudio d\u2019una lingua dominata, saccheggiata, s\u2019era fatta impraticabile, metteva De Vita accanto a Zanzotto, Loi, Bandini\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sembrano, questi poeti in dialetto, i veri poeti della fine. Ci fanno pensare a quei poeti e scrittori che presentendo la cadu\u00adta di Bisanzio, la fine di un mondo, di una cultura \u2013 Michele Psello, Anna Comnena, Teodoro Prodromo, Eustazio di Tessalonica\u2026 \u2013 si misero a scrivere in greco classico, in lingua attica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl dialetto non finir\u00e0 mai di richiamarci, anche in questo momento in cui molti segni sembrano parlarci della sua morte, alla sua forza di presenza, alla sua insospettata capacit\u00e0 di rinno\u00advarsi, alla sua ricchezza e profondit\u00e0 di parola, al suo riportarci al corpo di noi e delle cose\u00bb,<sup>2<\/sup> scrive Franco Loi a proposito della lin\u00adgua di De Vita. E Siciliano: \u00abI poeti in dialetto, oggi in Italia, sono di una specie singolare. Sono una setta di rivoltati in lotta silenziosa, e pertinace, contro la lingua oleata, vasellinacea, non pi\u00f9 colta, che si parla, su sollecitazione di impulsi che passano via etere, dalla Vetta d\u2019Italia a Capo Pachino (\u2026) Voltata la schiena al parlato consueto (\u2026) questi poeti attingono alla sorgiva naturalez\u00adza delle lingue materne, e non l\u2019accolgono trascrivendone ingenuamente la nativa purezza: ne fanno oggetto di un culto del tutto espressivo, ne potenziano le squisitezze, le possibilit\u00e0 ritmi\u00adche, percussive, come con l\u2019italiano medio a nessuno scrittore riu\u00adscirebbe. I dialetti acquistano cos\u00ec una rara, e nuova, elezione d\u2019arte\u00bb.<sup>3<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scelta del dialetto, da parte degli attuali poeti, come lingua altra, come lingua alta, \u00e8 dovuta al saccheggio e alla consun\u00adzione dell\u2019italiano. Essi s\u00ec, i poeti, hanno potuto farlo, perch\u00e9 la poesia \u00e8 lo spazio del monologo, \u00e8 l\u2019ass\u00f2lo del coreuta. Il narratore invece no, egli \u00e8 costretto a usare, oltre quello espressivo, anche il registro comunicativo. Da qui, nella schiera degli speri\u00admentatori espressivi, quella ricerca costante, attraverso commistioni, innesti, digressioni o quant\u2019altro, di una lingua possibile per poter narrare. Un movimento questo dal basso verso l\u2019alto, dai giacimenti di parole altre, che abbiano dignit\u00e0 filologica, plausibilit\u00e0 di significato e di significante, verso la superficie della comunicazione. Impera e imperversa oggi invece una prosa letteraria in quella lingua tecnologico-aziendale o mediatica di cui Pasolini gi\u00e0 nel 1961 aveva annunciato la nascita come lingua nazionale. Ancora peggio, si assiste al ritorno di un mistilinguismo di maniera i cui innesti o le cui digressioni apparten\u00adgono a un dialetto corrotto, osceno, che i media hanno ricreato con intenti comico-grotteschi, e infine oltraggiosi, regressivi. Il neo-dialettalismo dei poeti d\u2019oggi, oggi in cui i contesti dialetta\u00adli sono pressoch\u00e9 estinti, non \u00e8 riproposta sentimentale o revanscistica, non \u00e8 chiusura nel mito: \u00e8 sprofondamento necessario nel\u00adla verit\u00e0 seppellita nella lingua originaria, di primo grado, materna, classica, come opposizione alla koin\u00e9 paterna e sociale, espressione di una societ\u00e0 degradata, di violenza e di menzogna. Chiusura, regressione era stata invece in altri tempi la visione pandialettale ed etnomitica di un poeta e scrittore come Alessio Di Giovanni, a cui s\u2019era unito Francesco Lanza. Due scrittori siciliani che poi ingenuamente e fatalmente avevano aderito a quel movimento linguistico-estetico e politico che si chiam\u00f2 Felibrisme, promosso in Provenza da Federico Mistral. Altra consapevolezza linguistica, e avvertenza dei rischi insiti nei vagheggia\u00admenti dialettali, aveva invece il filologo Pirandello, che a Bonn stendeva quella sua tesi Fonetica e sviluppo fonico del dialetto di Girgenti (ripubblicata ancora nel 1984 dalle Edizioni della Cometa e prefata da Giovanni Nencioni). Per quella consapevolezza, Pirandello poteva mettere tra virgolette le sue opere dialettali, filologicamente perfette, prendere le distanze da quel dialettalismo allora imperante dei Martoglio e dei teatranti catanesi, Angelo Musco in testa, e scrivere poi la sua sterminata opera in quell\u2019italiano controllatissimo, espressivo e insieme fortemente comunicativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi ci auguriamo che ora uno studente, un filologo di Bonn o di Palermo, si appresti a stendere la sua tesi su Fonetica e sviluppo fonico del dialetto di Cutus\u00ecu, della magnifica lingua cutusie\u00adse di Nino De Vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E a lui ora torniamo, a quel capolavoro di poesia narrativa che \u00e8 appunto la seconda raccolta Cutus\u00ecu. Il musicale attacco proemiale ci d\u00e0 subito il clima, il tono del suo mondo reale e poeti\u00adco. \u00abTimp\u00f9ni assulazz\u00e0tu Cutus\u00ecu\u00bb \u00e8 il tema musicale che in variazione ritorna, come in B\u00e9la Bart\u00f3k, in altra composizione, nel secondo tempo di Paricchiati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizia, il poema narrativo, con 8 giugno 1950, con il racconto della nascita del poeta. E ricorda certo, questa composizione, Leopar\u00addi. \u00abNasce l\u2019uomo a fatica\/ ed \u00e8 rischio di morte il nascimento.\/ Prova pena e tormento\/ per prima cosa; e in sul principio stesso\/ la madre e il genitore\/ il prende a consolar dell\u2019esser nato\u00bb. Per concludere terribilmente: \u00abSe la vita \u00e8 sventura,\/ perch\u00e9 da noi si dura?\u00bb. Questi versi, sappiamo, sono tratti dal Canto notturno di un pastore errante dell\u2019Asia. Canto scaturito, apprendiamo dallo Zibaldone, dalla lettura del Voyage d\u2019Orembourg \u00e0 Boukara del barone Meyendorff, dove si dice di nomadi kirghisi che improvvi\u00adsano tristi canti contemplando la luna. \u00abEd io che sono?\u00bb, fa dire Leopardi al pastore smarrito nella contemplazione, immerso in quell\u2019infinito sereno, in quella solitudine immensa. De Vita capovolge l\u2019interrogatorio leopardiano, dice \u00abIo sono\u00bb. Da qui l\u2019accettazione umile, \u00abcristiana\u00bb diremmo, dell\u2019esistere, del mondo in cui si \u00e8 trovato a vivere, della solidariet\u00e0, dell\u2019amore verso uomini, animali e cose. C\u2019\u00e8 stupore e tenerezza nella contemplazio\u00adne del paesaggio, del mondo animato e inanimato, delle creature che in questo mondo si muovono, che con il poeta condividono il destino. La tenerezza e insieme la violenza e il dolore che fatal\u00admente accompagnano la vita, accompagnano le vicende, le avventure, i giochi proibiti degli scagnozzelli di Cutusio. Ricor\u00adda, questo mondo d\u2019innocenza, tenerezza e insieme violenza, quel\u00adlo infantile che Dylan Thomas ha narrato in Ritratto dell\u2019artista da cucciolo. C\u2019\u00e8 poesia e insieme incosciente crudelt\u00e0 nei giochi di <em>Rriccardu<\/em>, <em>Cimuni<\/em>, <em>Filippeddu<\/em>. C\u2019\u00e8 amore e dolore, trage\u00addia anche in \u00c0ngilu, Bbatassanu, Ggiammitrina, Bbicitedda, Mastru \u2019Nzinu, in Nu\u00f4 puzzu e soprattutto in Bbnirittedda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abBloccate da uno sguardo attento e severo (non impassibile), le scene della contrada Cutusio o dello Stagnone che fronteggia Mozia e le altre isole presso Marsala, diventano le intermittenti rivelazioni e i casuali affioramenti di una storia che appare intemporale, o circolarmente v\u00f2lta alla ripetizione di se stessa (pas\u00adsano solo le vite umane, che pi\u00f9 non ritornano come le stagio\u00adni)\u00bb, scrive Pietro Gibellini nella prefazione a Cutus\u00ecu. Certo, di creature fragili, precarie \u00e8 il mondo di Cutusio, della vita che repentinamente si consuma. Come ne I Malavoglia, consumatasi la tragedia, il tempo lineare e impassibile continua a scorrere. Si riaccendono nel cielo di Acitrezza i Tre re e la Puddara, si apre l\u2019alba del nuovo giorno. Ma il pessimismo e la tristezza verghia\u00adne qui sono riscattati dai brevi bagliori di gioia e di intensa umanit\u00e0 che quelle vite emettono, legate dal dolore e dalla piet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab\u2026 ma certo in me s\u2019apriva\/ e umile e tremenda\/ la voce che da sempre dura\/ e che ci lega, ognuno\/ di noi, al dolore d\u2019ognu\u00adno anche ignorato\u00bb, ha scritto Lucio Piccolo.<sup>4<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un autentico poeta, Nino De Vita, sul quale in tanti ormai hanno appuntato lo sguardo per la novit\u00e0 e la bellezza dei suoi versi. E salutiamo questa pubblicazione di Cutus\u00ecu, in edizione non pi\u00f9 privata, \u00abclandestina\u00bb, ma per felice scelta dell\u2019edizio\u00adne Mesogea di Ugo Magno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dicevo all\u2019inizio di quella trama letteraria o di letterati che nel passato in Sicilia si era tessuta. De Vita ne \u00e8 oggi il pi\u00f9 ammi\u00adrevole continuatore. Sciascia, il maestro di tutti, se avesse potuto leggere gli odierni approdi devitiani di Cutus\u00ecu avrebbe sorriso in quel suo modo umano di approvazione e di compiacimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vincenzo Consolo<br \/>\n<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/10848848_1046289522094785_3717917694408729288_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1381\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/10848848_1046289522094785_3717917694408729288_o-300x199.jpg\" alt=\"10848848_1046289522094785_3717917694408729288_o\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/10848848_1046289522094785_3717917694408729288_o-300x199.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/10848848_1046289522094785_3717917694408729288_o-768x509.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/10848848_1046289522094785_3717917694408729288_o-1024x679.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/10848848_1046289522094785_3717917694408729288_o.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PREFAZIONE Voglio, subito, ricordare, rievocare un tempo, una stagione vicina, ma che appare ormai lontana, quasi remota. Rievocare un tempo in cui in Sicilia, giovani o non pi\u00f9 giovani, come raggiun\u00adti da un messaggio, si muovevano da citt\u00e0 o paesi e convenivano in un luogo per incontrarsi, conoscersi o meglio riconoscersi. Di\u00adsegnavano o ridisegnavano, quei &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1379\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">&#8221; Cutus\u00ecu &#8221; di Nino De Vita prefazione di Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[121],"tags":[300,299,301,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1379"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1379"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1379\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1385,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1379\/revisions\/1385"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1379"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1379"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1379"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}