{"id":1369,"date":"2000-07-10T11:04:12","date_gmt":"2000-07-10T11:04:12","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1369"},"modified":"2016-11-30T11:23:37","modified_gmt":"2016-11-30T11:23:37","slug":"la-peste-a-catania-ricordo-di-sebastiano-addamo-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1369","title":{"rendered":"La peste a Catania &#8211; ricordo di Sebastiano Addamo    di  Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/consolo-addamo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1370\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/consolo-addamo.jpg\" alt=\"consolo-addamo\" width=\"250\" height=\"268\" \/><\/a><\/p>\n<p>La peste a Catania &#8211; ricordo di Sebastiano Addamo<br \/>\ndi\u00a0 Vincenzo Consolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarei tentato di chiedermi in poche frasi, se non nel silenzio, anche per la commozione in questa giornata in cui si commemora uno scrittore che mi \u00e8 stato tanto caro, di cui sono stato amico, ho avuto l&#8217;onore di essere amico, e che ho tanto ammirato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 una bellissima parola che usano i francesi per indicare i letterati, gli scrittori, cio\u00e8 quelli che operano nel campo della narrativa, nel campo della letteratura; questa parola \u00e8, col!f\u00ecr\u00e8r\u00e8s, che tradotta in italiano diventa confratelli, e prende una connotazione di tipo religioso, non pi\u00f9 laico, perch\u00e9 i confratelli da noi sono gli appartenenti ad un ordine religioso. Ecco la parola francese confr\u00e8re indica nel modo pi\u00f9 laico e pi\u00f9 bello quella che una volta era, ma adesso, ahim\u00e8, non pi\u00f9, una fratellanza fra quelli che facevano questo mestiere; mestiere di scrivere arduo, difficile, di grande responsabilit\u00e0, che forse \u00e8 difficile come quello del vivere, come diceva Pavese. Io sono stato doppiamente confr\u00e8re di Sebastiano Addamo, perch\u00e9 assieme a lui ho cominciato questa strada, quest&#8217; avventura della scrittura, della narrativa e della saggistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo stati amici; ci siamo conosciuti in anni lontani insieme agli altri scrittori siciliani, insieme a Leonardo Sciasc\u00cca, e poi in seguito assieme a Bufalino, a Ignazio Buttitta, Padre Antonio Corsaro&#8230;. E Sebastiano si distingueva per il suo rigore, rigore morale, per la sua, diciamo, non condiscendenza nei confronti di quelli che erano i principi etici, i principi ideologici, per essere esigente prima di tutto con se stesso e poi nei confronti degli altri. Questo lo rendeva un personaggio difficile, spinoso; soltanto i poveri di spirito, soltanto gli ingenui non capivano che, dietro questa sua spinosit\u00e0, questa sua difficolt\u00e0 nel tratto, si mascherava un uomo di estremo e nobile sentimento, e di grande tenerezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io\u00a0 Sebastiano Addamo lo chiamavo scherzosamente\u00a0 &#8220;Z\u00ec Dima&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Z\u00ec Dima \u00e8 un personaggio della Giara di Pirandello; quel concia brocche che era rimasto chiuso dentro la giara di don Lol\u00f2, il proprietario terriero. E questa giara \u00e8 una specie di onfalo, una sorta di utero, una sorta di grembo materno, ma anche una sorta di tomba, \u00e8 un principio e una fine. Perch\u00e9 i &#8216;Siculi, (o i Sicani?), come abbiamo visto nei musei, (soprattutto nel museo di Lipari), usavano seppellire i morti in questi grandi gironi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Dicevo, dunque, che Z\u00ec Dima, rimanendo prigioniero dentro la giara di Santo Stefano di Camastra, che aveva conciato, ad un certo punto stabilisce un dialogo, una diatriba con don Lol\u00f2, proprietario della giara stessa; e Z\u00ec Dima era il personaggio dialettico caustico che smontava di volta in volta quello che era il codice di don Lol\u00f2, suggerito dall&#8217; avvocato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi era la dialettica per eccellenza ( quella dialettica di cui parlava Mazzamuuto); era quello che i Greci chiamano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">dissoi logoi\u00a0 quello che i latini chiamano diverbia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, tutta l&#8217;opera di Sebastiano Addamo \u00e8 proprio un&#8217; opera di dissoi logoi di diverbia, un&#8217; opera di dialettica; dialettica perch\u00e9 filosofia, perch\u00e9 opera di pensiero leopardiano, perch\u00e9 quello di Sebastiano Addamo era un pensiero poetante o pensiero narrante, che dir si voglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io credo che ogni generazione, (ed io appartengo alla generazione di Addamo) ha avuto sempre il senso della fine, e che colla fine della generazione finisse un tempo, una stagione, finisse una civilt\u00e0. Questo \u00e8 vero in generale, ma credo sia una sensazione psicologica: pur tuttavia sono convinto, parlando della letteratura siciliana, che realmente in questo nostro tempo con la fine di scrittori come Sciascia, come Bufalino, D&#8217;Arrigo, Angelo Fiore, Antonino Uccello, Antonio Castelli, (e potrei nominarvi altri), con la morte di Sebastiano Addamo sia finita un&#8217;epoca, sia finita una civilt\u00e0, sia finita una cultura. E questo non solo in Sicilia. In Sicilia questo si sente di pi\u00f9, perch\u00e9 la Sicilia, voi sapete, ha avuto una grande tradizione letterati a, almeno nella storia moderna: da Verga in poi c&#8217;\u00e8 stata una letteratura altissima con una concatenazione, con una consequenzialit\u00e0 che difficilmente si pu\u00f2 riscontrare in altre Regioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcosa di simile si trova forse nella nordica Irlanda: una letteratura cos\u00ec alta, cos\u00ec concatenata, con i grandi nomi di scrittori con1e Bemard Shaw, come Joyce, come Oscar Wilde, come Beckett, come tantissimi altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco io credo che quello che \u00e8 avvenuto in Sicilia si possa dire di questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">nostro Paese Cl &#8216;Italia), ma pi\u00f9 in generale, si possa dire di questo nostro contesto occidentale. lo penso che in Italia, dopo la morte di scrittori come Calvino, Moravia, Morante e tanti altri, ci sia stato uno iato, una frattura, credo ci sia stata proprio una rottura. E cerco dispiegare brevemente perch\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli scrittori della mia generazione, della generazione di Sebatstiano Addamo, della generazione di Sciascia, quando hanno incominciato a muovere i primi passi sapevano chi erano, da dove partivano; sapevano che cosa li aveva preceduti, quale era stata la letteratura, quali erano stati i segni poetici e letterari sui quali si collocavano, e sapevano, soprattutto quello che si stava svolgendo in quel momento attorno a loro. E allora da parte nostra, quando si incominciava a scrivere, (ma sono certo che questo avvenga anche in pittura, cos\u00ec come in musica), ecco quando si incominciava a scrivere, si aveva consapevolezza di dove e come collocarsi, dove &#8211; in quale linea, in quale tradizione; e come &#8211; in quale forma, in quale maniera scrivere, quale stile scegliere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 in Federico Nietzsche, nel libro &#8216;La nascita della tragedia&#8217;: una bellissima osservazione: Nietzsche spiega che il passaggio dalla tragedia antica (Eschilo, Sofoc1e&#8230;) alla tragedia moderna, (da Euripide in poi), avviene con l&#8217;irruzione in Euripide, appunto, dello spirito socratico, cio\u00e8 della filosofia, del ragionamento. .\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, mentre in Eschilo e in Sofocle non c&#8217;era stato lo spirito socratico, ma c&#8217;era stato piuttosto lo spirito dionisiaco, lo spirito apollineo, nel senso che c&#8217;era il canto, c&#8217;era il coro, c&#8217;erano i personaggi che agivano e insieme dicevano in tono poetico alto, non si ponevano domande, non si ponevano quesiti, non avevano dei dubbi, in Euripide invece incominciano i dubbi, incomincia il ragionamento e quindi comincia la moderna tragedia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io credo che in letteratura, volendo fare una metafora, nella scelta letteraria nel nostro mondo, mondo moderno, ci sia o la scelta dell&#8217;irruzione nella narrazione dello spirito socratico, cio\u00e8 del pensiero della filosofia, oppure la ritrazione verso la zona del canto, verso la zona corale. Sebastiano Addamo, naturalmente, da quel filosofo che era, da quel pensatore che era, aveva scelto la forma moderna, la forma socratica, la forma del pensiero. In lui c&#8217;era proprio la filosofia narrante, cio\u00e8 la narrazione era come una sorta di dimostrazione di paradigma di quello che lui voleva dimostrare, di quello che era il pensiero filosofico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In me, naturalmente, la scelta \u00e8 stata diversa: sarebbe lungo spiegare la ragione di queste scelte. lo ho scelto la ritrazione verso la forma del canto, verso l&#8217; accostamento alla forma della poesia, e quindi, la scomparsa di quella che \u00e8 la riflessione dell&#8217; azione narrativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebastiano Addamo si trova molto vicino alle teorie del romanzo di uno scrittore moderno, quale Milan Kundera, il quale dice le stesse cose che ha narrato Sebastiano Addamo. Ci sono altri scrittori che hanno scelto la forma poematica, la forma antica di questo nostro tempo ormai, di scompenso di schemi, di lacerazioni; in questo nostro tempo in cui quello che era il personaggio della tragedia, l&#8217; anghelos, (che si pu\u00f2 assimilare allo scrittore), non appare pi\u00f9 sulla scena, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il referente, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il pubblico della cavea e quindi lo scrittore non pu\u00f2 pi\u00f9 dialogare; dialoga in questa nostra civilt\u00e0 di massa con un interlocutore oscuro, sconosciuto e inconoscibile. Proprio per questa assenza \u00e8 costretto a fare questa incredibile, a volte pericolosa, scelta: di andare verso la fdosofia o andare verso la poesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Sebastiano Addamo, pur in questa sua scrittura estremamente logica, estremamente comunicativa, (che era, per intenderci, la linea che partiva da Manzoni e passava, soprattutto in Sicilia attraverso De Roberto, Brancati, Sciascia, quella che immediatamente non sembra la linea cosiddetta espressiva o linea barocca), ecco in Sebastiano Addamo c&#8217;era un\u00a0 barocco connaturato a questa terra, alla Sicilia; penso che non si possa essere scrittori siciliani se non si \u00e8 barocchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In lui non c&#8217;era un barocco della forma ma un barocco del pensiero; c&#8217;era in lui un continuo rimando ad un filosofo, alla citazione, esplicita o implicita, o nascosta, dell&#8217;idea di un altro, di un pensatore, e, quindi, in questo rimando c&#8217;era un sottofondo di barocco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un bellissimo saggio di Brancati a proposito della costante barocca nella letteratura siciliana; in questo saggio, parlando di Borgese, Brancati afferma che il barocco non \u00e8 altro che una linea retta che, uscendo da un ghirigoro, entra in un altro ghirigoro. Il barocco non \u00e8 capriccio, non \u00e8 rococ\u00f2; il barocco sottindente una razionalit\u00e0 e una misura ma posta in secondo piano nei confronti della linea retta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un grande pensatore spagnolo, Eugenio D&#8217;Ors (1882-1954, Il barocco, 1942), parlando del pittore Goya, paragona la scrittura barocca alla musica, (e proprio di musica si parlava poco fa), e la scrittura di tipo logico all&#8217;architettura. Credo che Sebastiano Addamo sia stato uno scrittore architetto, di grande architettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dicevo degli esordi, degli inizi: Addamo ha esordito nel 1962 in una collana sperimentale della casa editrice Mondadori, diretta da un poeta, Vittorio Sereni (1913-1983), e da un critico, Niccol\u00f2 Gallo, collana che . voleva continuare l&#8217;esperienza vittoriniana conc1usasi proprio in quegli anni de &#8220;I gettoni&#8221;; erano collane di ricerca letteraria che in quegli anni gli editori si permettevano come le grandi fabbriche si permettono di tenere laboratori di ricerca. Oggi tutto questo \u00e8 sparito; oggi gli editori tendono immediatamente al profitto e, quindi, i giovani autori, (che loro intercettano per motivi a volte extraletterari, o perch\u00e9 cantanti o perch\u00e9 personaggi della ribalta televisiva), vengono presi e immessi immediatamente nel mercato, dove vengono molte volte bruciati e messi da parte. Allora le case editrici, appunto perch\u00e9 facevano un lavoro culturale, un lavoro serio, si permettevano di tenere queste collane che non erano destinate al profitto immediato ma erano autentica ricerca letteraria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esordio di Addamo avviene nel 1962 con un libro stupendo, bellissimo, !\/ioletta, dove sono inclusi due racconti: il primo \u00e8 &#8220;Violetta&#8221; e il secondo &#8220;Il mostro&#8221;. Violetta \u00e8 la storia di una bambina apparentemente schizofrenica, diversa, una bambina &#8220;disturbata&#8221;, emarginata, che non vuole avere contatti con il resto dell&#8217;umanit\u00e0, (soprattutto con il genitore vivo naturale, il padre, e la matrigna), che gira per la campagna sempre nascondendosi e tenendo al guinzaglio un rospo, animale un po&#8217; repellente. Una bambina che alla fine arriva al suicidio! E&#8217; uno dei racconti pi\u00f9 belli della letteratura italiana che mi \u00e8 capitato di leggere. Questa Violetta credo che rappresenti un po&#8217; l&#8217;angelo annunciatore di quello che sarebbe stata la nostra apocalisse di oggi, il nostro disastro, la nostra caduta, la nostra sconfitta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I successivi libri di Sebastiano Addamo sono Il giudizio della sera e Un uomo fidato e tanti altri che qui non cito. Dopo Violetta, dopo il mostro, Addamo incomincia a narrare la nostra storia di questi anni, dalla guerra ai giorni nostri; la guerra storica s\u00ec, ma la guerra continua della dignit\u00e0 contro la barbarie, della civilt\u00e0 contro il degrado, la ribellione contro la violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo di questi libri, Il giudizio della sera, \u00e8 una sorta di telemachia, il libro di iniziazione e di formazione: narra la storia di ragazzi che per studiare capitano a Catania in quel fatidico quartiere di San Berillo dove subiscono le violenze di ogni tipo, le violenze della societ\u00e0, le violenze della miseria, della povert\u00e0, della guerra, del degrado. Questo quartiere, che \u00e8 il simbolo della peste, della peste del nostro tempo, e ricorda moltissimo, (anzi credo che Addamo l&#8217;avesse presente), la Peste di Camus.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tale motivo ho intitolato questo mio intervento, La peste di Catania, ossia la peste di San Berillo, che \u00e8 insieme la peste di Grano, la peste\u00a0 di Atene, di Palermo, la peste di Milano o la peste di Londra: \u00e8 la peste della civilt\u00e0. La peste della civilt\u00e0 \u00e8 il\u00a0processo di imbarbarimento del nostro tempo.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un uomo fidato \u00e8 pi\u00f9 direttamente storicizzato perch\u00e9 parla degli anni 1975-1976, gli anni della nostra storia politica in cui si svolgono nel nostro paese il primo referendum sul divorzio, (che segna una svolta di progresso civile), e quindi le elezioni del 197 6 per cui la sinistra raggiunge la maggioranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Addamo ci racconta quello che \u00e8 l&#8217;eterno trasformismo italiano; di un povero piccolo borghese, un impiegato, che per ragioni di sopravvivenza abdica alla sua coscienza, alla sua ideologia, ed \u00e8 costretto a diventare democristiano; va in ufficio leggendo &#8220;L&#8217;Unit\u00e0&#8221; e il suo capoufficio non lo tratta bene per questa sua scelta ideologica; si fa democristiano, ma si accorge poi che il suo capoufficio per ragioni di opportunismo da democristiano diventa comunista. Questa vicenda di Sebastiano Addamo si conclude alla maniera di Todo Modo di Sciascia: \u00e8 tale l&#8217;odio, il furore, verso questi trasformisti del potere politico italiano che alla fine il protagonista, Marco, arriva all&#8217; omicidio, si fa giustiziere e conclude con la frase: &#8220;li uccider\u00f2 tutti.&#8221;\u00a0 Naturalmente non nel senso vero ma in quello traslato! A proposito dell&#8217;eterno fascismo italiano, dell&#8217; eterno trasformismo italiano e delle cadute di differenza fra quelle che sono le posizioni ideologiche in questo momento nel nostro paese, in cui assistiamo a un processo di omologazione di idee, (sembra che non ci siano pi\u00f9 ideologie ma un&#8217;unica ideologia, sia pure articolata in forme diverse), volevo leggervi una frase di Carlo Levi, il quale, gi\u00e0 nel 1943 (nel suo esilio, durante la guerra, ancora imperante il fascismo ), aveva previsto tutto questo e detto in termini molto chiari nelle ultime pagine di quello straordinario libro che \u00e8 Cristo si \u00e8 fermato ad Eboli: &#8220;Noi non possiamo oggi prevedere quali forme politiche si preparano per il futuro; ma in un paese di piccola borghesia, come l&#8217;Italia, nel quale le ideologie piccolo borghesi sono andate contagiando anche le classi popolari cittadine, purtroppo \u00e8 probabile che le nuove istituzioni che seguiranno il fascismo, o per evoluzione lenta o per opera di violenze, anche le pi\u00f9 estreme, appartenenze rivoluzionarie, saranno portate a riaffermare in modi diversi quelle ideologie; creeranno uno Stato, altrettanto o forse pi\u00f9 lontano dalla vita, idolatrico e astratto, perpetueranno e peggioreranno, sotto nomi nuovi e nuove bandiere, l&#8217;eterno fascismo italiano. . .&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Addamo ci parla appunto di questa piccola borghesia italiana nel L\u2019uomo fidato, dove la peste dell&#8217;anima invade tutti gli individui, tutti gli uomini. Parallelamente alla frase di Levi, voglio leggervi una frase del<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo fidato. Egli scrive: &#8220;La giovinezza di Trigilio si era svolta in quegli anni che avevano visto l&#8217;Italia troppo rapidamente trapassare da una societ\u00e0 agricola ad una caratteristicamente industriale&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre su questa linea della peste, della corruzione degli animi e dell&#8217;eterno fascismo italiano, (di cui tanto soffr\u00ec Sebastiano Addamo e che lo rese forse uomo non capito e quindi uomo che \u00e8 stato costretto a ritrarsi nella sua dignit\u00e0 e nella sua libert\u00e0), voglio ricordarvi il libro di Addamo Non si fa mai giorno, con il racconto straordinario La mano tagliata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Racconto che termina con la frase &#8220;E nel principio \u00e8 la mia fine&#8221;, un verso di T. S. Eliot, da lui mascherato ( &#8220;In my beginning is my end\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso libro vi \u00e8 il racconto La noia a Catania, che ricorda un po&#8217; Brancati; una noia come categoria filosofica, la noia anche di Moravia, oltre che di Brancati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi dicevo del &#8220;fascismo eterno italiano&#8221; che Sebastiano Addamo ha sentito molto e di cui ha sofferto molto. In questo racconto una frase dice ( come la frase di Splenger) &#8220;\u00c8 il fascismo la fine\u00a0 della loro civilt\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Sono partito da questo, dalla fine di una civilt\u00e0 e voglio concludere con questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io spero che una civilt\u00e0 ritorni in questo nostro paese, in questo nostro contesto occidentale. Spero che il tempo, &#8220;grande giustiziere e grande scultore\u201d, come dice Marguerite Yourcenar; restituisca a Sebastiano Addamo quel che a Sebastiano Addamo in vita non \u00e8 stato dato e non \u00e8 , stato riconosciuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E voglio concludere con le parole di Mallarm\u00e9e:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 &#8220;Tel que en lui m\u00e8me l\u2019eternit\u00e8 l\u2019echange \u00bb.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Addamo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1371\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Addamo-220x300.jpg\" alt=\"addamo\" width=\"220\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Addamo-220x300.jpg 220w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Addamo.jpg 421w\" sizes=\"(max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La peste a Catania &#8211; ricordo di Sebastiano Addamo di\u00a0 Vincenzo Consolo Sarei tentato di chiedermi in poche frasi, se non nel silenzio, anche per la commozione in questa giornata in cui si commemora uno scrittore che mi \u00e8 stato tanto caro, di cui sono stato amico, ho avuto l&#8217;onore di essere amico, e che &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1369\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">La peste a Catania &#8211; ricordo di Sebastiano Addamo    di  Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,4],"tags":[111,293,32,292,290,40,291,29,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1369"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1369"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1369\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1372,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1369\/revisions\/1372"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1369"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1369"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1369"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}