{"id":1364,"date":"1992-04-25T07:46:53","date_gmt":"1992-04-25T07:46:53","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1364"},"modified":"2016-11-29T08:29:54","modified_gmt":"2016-11-29T08:29:54","slug":"uomini-come-lupi-parole-come-silenzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1364","title":{"rendered":"UOMINI COME LUPI PAROLE COME SILENZI"},"content":{"rendered":"<h1><\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono due biblioteche i primi antagonisti che si incontrano nel nuovo romanzo di Vincenzo Consolo (Nottetempo, casa per casa, Mondadori, pagg. 175): quella polverosa e non troppo frequentata del barone don Nen\u00e8 Cicio, ospitata nel suo palazzotto patrizio di Cefal\u00f9, e quella del suo defunto zio don Michele, che don Nen\u00e8 ha cominciato a chiamare Bastardo dopo l&#8217; apertura del testamento. La prima, minuziosamente descritta neanche fosse la biblioteca di Des Esseintes, comprende le pi\u00f9 improbabili opere di antiquaria siciliana accanto a &#8220;controversie storiche, teologiche, vite di santi, di missionari martiri, dissertazioni, apologie&#8221; e a vecchi trattati scientifici come la Flora palermitana, la Storia naturale delle Madonie, il Catalogo dei crostacei del Porto di Messina, e via dicendo; del tutto assente la letteratura, se non per il &#8220;segreto enfer&#8221; del barone, peraltro alquanto esiguo, visto che si limita ad accogliere le satire dialettali di Domenico Tempio e l&#8217; opera venerata di Gabriele D&#8217; Annunzio. Don Michele invece aveva libri in ogni stanza della sua grande casa, &#8220;di filosofia, di politica, di poesia&#8221;, e li raccontava a Petro Marano, figlio del suo mezzadro nominato erede universale: &#8220;&#8216; Vittor Ugo&#8217; , diceva &#8216; Vittor Ugo&#8230;&#8217; e &#8216; Gian Valgi\u00e0n, Cosetta&#8230;&#8217; , &#8216; Tolst\u00f2i&#8217; e &#8216; Natascia, Anna, Katiuscia&#8230;&#8217; , e narrava, narrava le vicende, dell&#8217; inverno, torno alla conca con la carbonella&#8221;. Pi\u00f9 che due culture, sono due impronte antropologiche a fronteggiarsi: da una parte lo stanco e rituale ossequio alle tradizioni locali, radicato in una cinica accettazione dell&#8217; esistente che nasconde solo volgarit\u00e0 intellettuale o edonismo d&#8217; accatto; dall&#8217; altra l&#8217; esercizio ostinato e appassionato della fantasia, le fughe della mente verso altre realt\u00e0, e in un angolino la vis profetica di una pervicace fede nella palingenesi, con la minaccia incombente e inevitabile della follia. Il romanzo ruota per intero intorno allo scontro manicheo fra questi due modelli; e si ha l&#8217; impressione che poco importi, in definitiva, l&#8217; epoca storica in cui l&#8217; intreccio \u00e8 collocato (gli anni cruciali fra il &#8216; 20 e il &#8216; 22, le lotte contadine, l&#8217; avvento del fascismo), di fronte a quell&#8217; eterno conflitto che certo si cala di volta in volta in concrete incarnazioni istituzionali e sociali, ma che poi le trascende tutte in quanto resta un conflitto di &#8220;forme&#8221; pure, schemi astratti di rapporto col mondo. Voglio dire che la cantata sicilianissima e densa di umori da barocco popolare, quale Nottetempo, casa per casa pu\u00f2 d&#8217; acchito apparire, si rivela a ben guardare un&#8217; articolata allegoria morale, una sorta di poema filosofico in cui l&#8217; eco arcaica della physis presocratica (l&#8217; unit\u00e0 e totalit\u00e0 delle cose e dell&#8217; uomo. Il principio assoluto e comune della fisiologia e dell&#8217; etica) fa da sottofondo ai lugubri rintocchi dell&#8217; alienazione moderna, che quella totalit\u00e0 perduta riduce a pazzia, a deviazione mostruosa, a terrore. E don Nen\u00e8 Cicio scimmiotta D&#8217; Annunzio Il padre di Petro, ad esempio, \u00e8 un &#8220;luponario&#8221;, un licantropo che urla alla luna e piange disperato sulla sua incomprensibile condizione (&#8220;Si spalanc\u00f2 la porta d&#8217; una casa e un ululare profondo, come di dolore crudo e senza scampo, il dolore del tempo, squarci\u00f2 il silenzio di tutta la campagna&#8221;); ed \u00e8 pazza Lucia, sorella del giovane, che entra ed esce da una clinica psichiatrica, segregata e tormentata dai fantasmi ossessivi della sua malattia, eppure mai querula, anzi fiera e a suo modo orgogliosa. Sembrano, nell&#8217; immaginario di Consolo, le propaggini esauste della schiatta dei puri e dei giusti, &#8220;piena della capacit\u00e0 d&#8217; intendere e sostenere il vero, d&#8217; essere nel cuore del reale, in armonia con esso&#8221;: la razza della speranza e della sintonia col mondo, della quale Petro, maestro di scuola generoso e progressista, \u00e8 forse l&#8217; ultimo erede sano. Dall&#8217; altra parte, all&#8217; altro polo del conflitto, non c&#8217; \u00e8 invece autentica follia: vi si incontrano al massimo il provinciale der\u00e9glement del barone Cicio, che scimmiotta un D&#8217; Annunzio ridotto a magniloquente ed erotomane fantoccio, o le mistificazioni tra mistiche e sataniche di Aleister Crowley, uno sgangherato santone realmente esistito che trascina sul mare di Cefal\u00f9 la sua esigua comunit\u00e0 di invasati sacerdoti dell&#8217; amore di gruppo, alla quale aderisce con entusiasmo lo stesso don Nen\u00e8. E con questa comunit\u00e0 si incontra e scontra il personaggio pi\u00f9 chiaramente allegorico del romanzo, il giovane pastore Janu, la cui carnale e prorompente innocenza \u00e8 dapprima invano attratta dalla pazzia di Lucia, per poi rifluire nel grembo accogliente di un&#8217; adepta di Crowley, e uscirne segnata per sempre da una malattia venerea che \u00e8 anche e soprattutto inguaribile malattia morale. Petro, alla fine, fuggir\u00e0 in Tunisia: per sottrarsi, lui amico di socialisti e anarchici, alle rappresaglie dei fascisti e degli sgherri di don Nen\u00e9 pronti a fargli pagare antichi e nuovi rancori sotto la protezione della camicia nera; ma anche per appartarsi in una lacuna franca, in un anfratto fuori dalla storia, dal quale poter affidare alla scrittura (ebbene s\u00ec, proprio all&#8217; invenzione letteraria) le labili tracce di un Senso perduto, di una salvezza a venire da aspettare con pazienza e rassegnazione. I progetti palingenetici dell&#8217; anarchico Schicchi, suo compagno di fuga, non lo toccano pi\u00f9 di tanto: &#8220;Si ritrov\u00f2 il libro dell&#8217; anarchico, apr\u00ec le mani e lo lasci\u00f2 cadere in mare. Pens\u00f2 al suo quaderno. Pens\u00f2 che ritrovata calma, trovate le parole, il tono, la cadenza, avrebbe raccontato, sciolto il grumo dentro. Avrebbe dato ragione, nome a tutto quel dolore&#8221;. Manganelli e sangue e auto rombanti della Targa Florio Il romanzo cos\u00ec si conclude: per la schiatta dei giusti, dunque, l&#8217; unica alternativa alla follia \u00e8 la scrittura. Ma non sar\u00e0 anche questa un&#8217; illusione, una soccorrevole menzogna? &#8220;E&#8217; mai sempre questa la scrittura&#8221;, si chiede Consolo qualche pagina prima, &#8220;\u00e8 l&#8217; informe incandescente che s&#8217; informa&#8230; \u00e8 canto, movimento, p\u00e0rodo e st\u00e0simo per liberare pena gioia furia rimorso, mostrare nella forma acconcia, nella pi\u00f9 bella la tempesta?&#8230; E&#8217; menzogna l&#8217; intelligibile, la forma, o verit\u00e0 ulteriore? Ma prima \u00e8 l&#8217; inespresso, l&#8217; ermetico assoluto, il poema mai scritto, il verso mai detto&#8230; E&#8217; la ritrazione, l&#8217; afasia, l&#8217; impetramento la poesia pi\u00f9 vera, \u00e8 il silenzio, o l&#8217; urlo disumano. E allora l&#8217; infinita acribia stilistica con la quale lo scrittore ha allestito il suo poema filosofico, quel martellare frequentissimo di endecasillabi che si affaccia da una prosa divenuta niente pi\u00f9 che una sottile pellicola delegata ad amalgamare e dissimulare i versi, ci slarga improvvisamente davanti un&#8217; ulteriore prospettiva: forse quella lingua musicale e misteriosa, attorta su termini rari e preziosi e poi improvvisamente sciolta con ritmi di sistole e diastole nel giro del parlato popolare, capace di attingere alla pi\u00f9 alta tradizione letteraria italiana (&#8220;le mura e gli archi&#8221; di Leopardi, addirittura un inopinato Pascoli: &#8220;trapassa per le stanze un lume, palpita, s&#8217; \u00e8 spento&#8221;) come alla materia, vivente o arcaica che sia, del dialetto siciliano; forse quella lingua, dicevo, \u00e8 ora una semplice efflorescenza del silenzio, ora il camuffamento di un &#8220;urlo disumano&#8221;. E la storia, i manganelli e il sangue, i nobili e i contadini, i mafiosi e gli anarchici, le automobili rombanti della Targa Florio e i periclitanti carretti dei venditori ambulanti, altro forse non sono se non puro materiale esornativo, attribuito, &#8220;forma intelligibile&#8221; e menzognera prestata dalla letteratura a una Sostanza oscura e inattingibile, assoluto Male o assoluto Bene, Totalit\u00e0 infranta ab origine, e mai pi\u00f9 ricomposta. In tal modo lo stesso processo di civilizzazione, con gli scontri e le lotte all&#8217; ultimo sangue fra i don Nen\u00e8 e i Petro Marano, con la follia, gli entusiasmi e le ciniche sopraffazioni che lo scandiscono, diverrebbe un mero esorcismo, una sorta di rito &#8211; magari altrettanto insensato e sterile quanto quelli praticati da Crowley e seguaci &#8211; rivolto a scongiurare la minaccia di quell&#8217; oscurit\u00e0, e proprio per questo di essa in qualche modo partecipe, ugualmente minaccioso, ugualmente incomprensibile. E lo scrittore finirebbe comunque col farsene complice, nella necessit\u00e0 di sfuggire all&#8217; aut aut tra urlo e silenzio, affastellando i suoi prodotti in biblioteche sempre pi\u00f9 polverose e sempre pi\u00f9 mute alla bench\u00e9 minima richiesta di aiuto loro rivolta: un aiuto per potersi ritrovare, magari per un attimo, &#8220;nel cuore del reale&#8221;. Non \u00e8 un romanzo perfetto, Nottetempo, casa per casa: talvolta la tensione si allenta, il giro stilistico si assolutizza, diventa maniera; talaltra l&#8217; invenzione simbolica si ingolfa per troppo combustibile, si fa confusa, pletorica. E tuttavia \u00e8 un romanzo importante, quasi un evento nei tempi grami della nostra narrativa: vi si respira, vivaddio, l&#8217; aria della grande letteratura, quella che suscita interrogativi, pensieri, disagi, che ti restituisce lo spessore, le contraddizioni, il senso nascosto di un&#8217; epoca. Un&#8217; aria tanto ricca di ossigeno culturale pu\u00f2 far male, dar le vertigini a chi \u00e8 abituato allo smog e alla stagnazione della quotidianit\u00e0; ma \u00e8 un rischio che va corso con entusiasmo, e ringraziando di tutto cuore chi per una volta \u00e8 riuscito a farcelo correre.<\/p>\n<p><em class=\"author\">di STEFANO GIOVANARDI<\/em><\/p>\n<aside class=\"correlati\"><time datetime=\"1992-04-25\">La Repubblica del 25 aprile 1992\u00a0<\/time><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/copertina-nottetempo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1360\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/copertina-nottetempo-193x300.jpg\" alt=\"copertina-nottetempo\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/copertina-nottetempo-193x300.jpg 193w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/copertina-nottetempo.jpg 535w\" sizes=\"(max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/><\/a><\/p>\n<\/aside>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono due biblioteche i primi antagonisti che si incontrano nel nuovo romanzo di Vincenzo Consolo (Nottetempo, casa per casa, Mondadori, pagg. 175): quella polverosa e non troppo frequentata del barone don Nen\u00e8 Cicio, ospitata nel suo palazzotto patrizio di Cefal\u00f9, e quella del suo defunto zio don Michele, che don Nen\u00e8 ha cominciato a chiamare &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1364\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">UOMINI COME LUPI PAROLE COME SILENZI<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,144],"tags":[287,284,246,285,286,37,283,40,29,281,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1364"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1364"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1364\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1366,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1364\/revisions\/1366"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1364"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1364"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1364"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}