{"id":1334,"date":"1995-10-17T14:27:04","date_gmt":"1995-10-17T14:27:04","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1334"},"modified":"2016-10-17T19:47:38","modified_gmt":"2016-10-17T19:47:38","slug":"incontri-matteo-reale-intervista-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1334","title":{"rendered":"&#8221; Incontri &#8221; Matteo Reale intervista Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/ConsoloFagoneReale_1969.03.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1335\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/ConsoloFagoneReale_1969.03-300x168.jpg\" alt=\"????????????????\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/ConsoloFagoneReale_1969.03-300x168.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/ConsoloFagoneReale_1969.03-768x431.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/ConsoloFagoneReale_1969.03.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2028Incontro con Vincenzo Consolo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u2028di Matteo Reale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Noi siciliani siamo fortemente segnati da questa nascita. Non so bene spiegare il perch\u00e9&#8217; di questi segni cos\u00ec profondi che ci portiamo appresso: probabilmente \u00e8 la storia siciliana che \u00e8 molto forte, molto ricca, molto stratificata per cui il modo d&#8217;essere siciliano \u00e8 molto pi\u00f9 inquietante, credo, rispetto a qualsiasi regione italiana. E&#8217; un&#8217;inquietudine ma anche una ricchezza culturale. Questo Pirandello l&#8217;ha capito e l&#8217;ha espresso nella sua opera: noi siciliani siamo uno, nessuno e centomila. Siamo in costante ricerca della nostra identit\u00e0`, perch\u00e9&#8217; la Sicilia \u00e8 fatta di tante culture, di tante anime, \u00e8 passata attraverso tante dominazioni. E&#8217; un&#8217;isola di un\u2019infelicit\u00e0 sociale molto forte, che non ha mai conosciuto, nel corso della storia, armonia e pace. Perci\u00f2 nasce il bisogno di fuggire da questa condizione, ma nel momento stesso in cui si fugge questi segni sembrano diventare pi\u00f9 forti fino ad impedire un distacco definitivo.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec Vincenzo Consolo, scrittore messinese, descrive il particolare e indissolubile legame che si stabilisce tra il siciliano e la Sicilia. Legame che emerge come tratto caratterizzante dell&#8217;opera di ogni artista di quest&#8217;isola, nella letteratura come nelle arti figurative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mio incontro con l&#8217;autore avviene nella sua abitazione durante un periodo di riposo tra un viaggio e un altro, in occasione dell&#8217;uscita del suo ultimo libro &#8220;L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro&#8221; (Mondadori). Questa conversazione mi permette di appagare un&#8217;esigenza profonda, quella di rispondere al richiamo di sirena della Sicilia, al suo stesso bisogno di essere capita e accettata, anche attraverso la letteratura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Una letteratura connotata come la nostra, seppure su altri versanti, \u00e8 la triestina: i triestini sentono come noi una condizione di marginalit\u00e0`, in bilico come sono tra il mondo italiano e quello mitteleuropeo (si veda per esempio Svevo, Saba, Slataper, Magris). Quella siciliana, pero`, \u00e8 molto pi\u00f9 realistica, si rivolge ai problemi storico-sociali, da Verga al Pirandello de &#8220;I vecchi e i giovani&#8221;, a Lampedusa, a Sciascia.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro, racconto-romanzo sulla Sicilia di ieri e di oggi, \u00e8 frutto di un approccio poetico e al contempo di una riflessione intorno al trapasso dalla millenaria civilt\u00e0 contadina alla civilt\u00e0 della Europa odierna, figlie di una cultura greca della quale, spiega Consolo, oggi non rimangono che necropoli, pietre inaridite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Il compito dello scrittore \u00e8 quello di recuperare la coscienza del passato e del presente. Il segno pi\u00f9 importante della nostra epoca, infatti, \u00e8 quello della perdita della memoria. Si vive in un presente assoluto privo di passato e senza prospettive per il futuro. E non soltanto nella civilt\u00e0 occidentale, ma anche nel mondo orientale, che fu dominato dal cosiddetto socialismo reale. C\u2019\u00e8 un tentativo da parte del potere economico e di quello politico di cancellazione di quelle che sono le piccole identit\u00e0 culturali: un processo di uniformazione, di omologazione. Si rischia di cadere in una sorta di distacco dalla realt\u00e0`, in una condizione di alienazione. Noi dobbiamo cercare di ricordare anche attraverso il linguaggio, perch\u00e9 anche il linguaggio viene cancellato: oggi siamo privati di un nostro linguaggio e siamo sottoposti ad un altro a noi estraneo.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec la concezione del tempo e dell&#8217;esistenza che fu di Joyce, di Eliot, di Hemingway, la linea del &#8220;perpetuo presente&#8221; viene rifiutata sul piano storico e letterario da Consolo, che vi oppone la memoria, intesa come strumento linguistico e culturale. Il linguaggio di Consolo, un impasto colto e inclita (l&#8217;olivo e l&#8217;olivastro!), utilizza le inesauribili risorse del dialetto, delle lingue straniere, del latino, di tutti gli strati linguistici che si sono accumulati nel corso dei secoli e hanno arricchito il patrimonio culturale siciliano. Il suo lavoro lessicale consiste in una sorta di scavo filologico, di ricerca in profondit\u00e0 e nel tempo, per recuperare e vivificare. Si svolge quindi, come lui stesso ebbe occasione di dire, seguendo due movimenti: uno verticale, storico e filologico, l&#8217;altro orizzontale, ritmico e sonoro. Stile personalissimo, che \u00e8 stato definito barocco (Brancati disse che il barocchismo \u00e8 una costante, un umore della letteratura siciliana), che ha fatto pensare ora a Gadda, ora a D&#8217;Arrigo: tuttavia esso diviene struttura portante dell&#8217;impianto narrativo, non resta mero esercizio di stile. Cos\u00ec ne &#8220;Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio&#8221; (1976), nel quale \u00e8 riempito il divario tra realt\u00e0 e finzione e reinventato il romanzo, cos\u00ec in &#8220;Retablo&#8221; (1987), nel quale la &#8220;prosa d&#8217;arte&#8221; \u00e8 di per se&#8217; uno schema, un gioco narrativo che crea una Sicilia remota ma viva e ironica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;La mia matrice culturale \u00e8 nel solco della tradizione siciliana. Lo schema letterario dei miei primi racconti \u00e8 di tipo verghiano: non si pu\u00f2 prescindere da una figura &#8220;sacra&#8221; come quella di Verga. Ho pubblicato solo quando ero sicuro di avere una mia identit\u00e0`. Il mio modo di scrivere non \u00e8 casuale: d&#8217;altronde \u00e8 stata la sperimentazione linguistica che ha reso grande Verga: egli ha preso l&#8217;italiano e lo ha immerso nel dialetto, senza peraltro usare parole in siciliano.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi quello di Consolo \u00e8 un linguaggio calato interamente nel mondo siciliano e appartenente forse ad entrambi i filoni in cui lo stesso autore distingue la letteratura della sua isola nella prefazione al saggio &#8220;Sirene Siciliane&#8221; di Basilio Reale (Sellerio, 1986). Quello occidentale di Pirandello, Sciascia e Lampedusa, storico e razionale, &#8220;e gi\u00f9 gi\u00f9 quelli del periodo normanno, svevo, aragonese, etc.&#8221;, e quello orientale, esistenziale e poetico, &#8220;a partire dal periodo bizantino, e quindi romano, greco, e indietro fino ai punti pi\u00f9 profondi e insondati del passato, ai pi\u00f9 arcaici e indecifrati come i loculi rupestri di Pantalica.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consolo svolge la sua ricerca sia sul versante storico-sociale, sia su quello lirico-poetico, addentrandosi nei crucci e nei dubbi esistenziali di una Sicilia assurta a metafora. Emergono cos\u00ec dai suoi romanzi, dai suoi racconti problemi costanti nella &#8220;sicilianit\u00e0`&#8221;: la ricerca della propria identit\u00e0`, perch\u00e9&#8217; &#8220;i siciliani&#8221;, affermava Sciascia riprendendo il Lampedusa del Gattopardo, &#8220;sono stati del tutto impermeabili alle dominazioni straniere, e un&#8217;autentica identit\u00e0 sicula \u00e8 riuscita a conservarsi attraverso i secoli&#8221;; &#8220;il fatalismo individualista&#8221;, \u00e8 ancora Sciascia a parlare, &#8220;che ci viene dalla nostra anima araba. La paura del domani e l&#8217;insicurezza qui da noi sono tali che si ignora la forma futura dei verbi&#8221;; la dissoluzione del mondo mitizzato del passato e la conseguente alienazione di cui parla il nostro autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;In Sicilia questo smarrimento \u00e8 dovuto ad un\u2019identit\u00e0 molto fragile, proprio perch\u00e9 abbiamo molte identit\u00e0: per questo \u00e8 difficile essere siciliani. Fin da piccoli viviamo in quel maremoto che \u00e8 la realt\u00e0 siciliana. Si rischia continuamente il naufragio, la perdita della ragione. &#8220;Tutti i miei libri in effetti ne fanno uno. Un libro sulla Sicilia che tocca i punti dolenti del passato e del presente e che viene ad articolarsi come la storia di una continua sconfitta della ragione.&#8221; Io, questa frase di Sciascia la intendo in senso esistenziale: quando il siciliano non impazzisce diviene un uomo con una disperazione dentro. Pirandello questo lo fa dire a Mattia Pascal. Il tema della disgregazione l&#8217;ho sempre affrontato. Ci sono due modi per uscire dalla ragione: si pu\u00f2 uscire dall&#8217;alto con la fantasia creativa (\u00e8 il destino dell&#8217;artista, che non si muove su piani razionali ma poetici) o con l&#8217;impegno politico. Ne &#8220;Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio&#8221; una ragazza sfregia in un momento di follia il quadro col sorriso (che rappresenta la ragione dell&#8217;uomo maturo che si pu\u00f2 permettere l&#8217;ironia) perch\u00e9 nutre ansie politiche e vuole la realizzazione di istanze sociali. Dalla ragione si pu\u00f2 anche uscire dal basso per disgregazione della stessa: la follia del monaco nel capitolo &#8220;Morti sacrata&#8221;, ancora ne &#8220;Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio&#8221;, \u00e8 la corruzione della ragione.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;E cosa non \u00e8 forzatura, cosa non \u00e8 violentazione in quest&#8217;Isola? Che cosa non arriva al limite della vita, della follia? Tutto quello che non precipita, che non si disgrega, che non muore, \u00e8 verdello, \u00e8 cedro lunare, \u00e8 frutto aspro, innaturale, ricco d&#8217;umore e di profumo, \u00e8 dolorosa saggezza, disperata intelligenza&#8221; (Le pietre di Pantalica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa attivit\u00e0 dell&#8217;artista, pur nutrita dalla fantasia poetica, rimane sempre sospesa tra l&#8217;afasia di chi trattiene un grido di fronte alla corruzione del presente e l&#8217;affabulazione continua, logorroica, accumulativa di chi butta fuori tutto, come un folle, in un impeto liberatorio. &#8220;Ora non pu\u00f2 narrare. Quanto preme e travaglia arresta il tempo, il labbro, spinge contro il muro alto, nel cerchio breve, scioglie il lamento, il pianto. Solo pu\u00f2 dire intanto che un giorno se ne part\u00ec con un bagaglio di rimorsi e pene. Part\u00ec da una valle d&#8217;assenza e di silenzio, mute di randagi, nugoli di corvi su tufi e calcinacci.&#8221; (Da &#8220;L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro&#8221;)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I personaggi religiosi come quello di &#8220;Morti sacrata&#8221;, sono centrali e ricorrenti anche nell&#8217;ultima opera: ad essi Consolo associa dolori, ribellioni, pazzie. &#8220;I preti, i frati, le monache sono frequenti nel panorama della letteratura italiana (in Boccaccio e in Manzoni). Nella mia opera c\u2019\u00e8 una frequenza maggiore per via dei miei primi anni di studio all&#8217;Istituto religioso. Mi hanno sempre incuriosito: per me \u00e8 impensabile come un uomo possa lasciare la vita quotidiana per accettare un ordine costituito: \u00e8 tale poi la soggezione a queste regole che si ribellano, impazziscono o si innamorano (come frate Isidoro in Retablo).&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cattolicesimo ha dunque segnato la formazione dell&#8217;autore, come uomo e come artista. Egli, attratto dal mito di Verga e Vittorini, si trasfer\u00ec a Milano per iniziare gli studi universitari proprio all\u2019Universit\u00e0 Cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Mi si offri`, presa la licenza superiore, l\u2019opportunit\u00e0 di fare gli studi fuori. La mia scelta di Milano fu motivata dal fatto che segretamente avevo fin da allora aspirazioni letterarie. Ma mi iscrissi a giurisprudenza perch\u00e9 non osai chiedere a mio padre di iscrivermi a lettere. Andai all\u2019Universit\u00e0 Cattolica perch\u00e9 c&#8217;era la possibilit\u00e0 di vivere in un pensionato (ricordo che costava ventimila lire al mese). Arrivai a Milano nel novembre del 1952, era seconda volta che uscivo dalla Sicilia: questa citt\u00e0 mi colp\u00ec molto. Mi impression\u00f2 il fatto che potevo guardare il sole a occhio nudo di giorno: mi sembrava la luna siciliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io frequentavo, oltre a Giurisprudenza, anche i corsi di letteratura italiana del professor Apollonio, su Pirandello per esempio. In quegli anni alla Cattolica c&#8217;erano i fratelli Prodi, i fratelli De Mita, e anche Emilio Isgr\u00f2, Raffaele Crovi, Basilio Reale, che ancora frequento.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consolo fin\u00ec gli studi a Messina e si laure\u00f2. Risal\u00ec a Milano anni dopo, nel 1968, per restarvi. Ma senza abbandonare la Sicilia, dove \u00e8 sempre ritornato per godersela e visitarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e rigirare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all&#8217;interno, sostare in citt\u00e0 e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Ma sospetto sia questo una sorta d&#8217;addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca.&#8221; (da &#8220;Le pietre di Pantalica&#8221;).<\/p>\n<div style=\"font-size: 13px; font-family: Courier New, courier, monaco, monospace, sans-serif; color: #000; background-color: #fff;\">\n<div id=\"yui_3_16_0_ym19_1_1476451398434_32836\" dir=\"ltr\"><span id=\"yui_3_16_0_ym19_1_1476451398434_32849\">Intervista di Matteo Reale pubblicata nel 1995 su &#8220;Fabula Review&#8221;, in quella che \u00e8 stata la prima rivista letteraria on line<\/span><\/div>\n<\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/ConsoloFagoneReale_1969_02.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1336\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/ConsoloFagoneReale_1969_02-300x168.jpg\" alt=\"????????????????\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/ConsoloFagoneReale_1969_02-300x168.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/ConsoloFagoneReale_1969_02-768x431.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/ConsoloFagoneReale_1969_02.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><br \/>\nNella fotografia, Vincenzo Consolo (a sinistra) presenta, insieme a Vittorio Fagone, il volume di poesie I ricambi di Basilio Reale (a destra), nel 1969 a Palermo.<br \/>\n<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2028Incontro con Vincenzo Consolo \u2028di Matteo Reale &#8220;Noi siciliani siamo fortemente segnati da questa nascita. 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