{"id":1327,"date":"2013-01-21T14:30:09","date_gmt":"2013-01-21T14:30:09","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1327"},"modified":"2016-10-11T14:44:41","modified_gmt":"2016-10-11T14:44:41","slug":"la-memoria-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1327","title":{"rendered":"La memoria di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/vincenzo-consolo1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1328 alignleft\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/vincenzo-consolo1.jpg\" alt=\"vincenzo-consolo1\" width=\"284\" height=\"178\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di <strong>Giulia Stucchi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi ricorre il primo anniversario della morte di <strong>Vincenzo Consolo<\/strong>, spentosi a Milano lo scorso 21 gennaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scrittore, di origine siciliana (era nato a Sant\u2019Agata di Militello il 18 febbraio 1933), <b>viveva <\/b><strong>stabilmente nel capoluogo lombardo dal 1968<\/strong>. Per quanto la sua opera letteraria sia ormai conosciuta dalla maggior parte degli \u201caddetti ai lavori\u201d, ancora scarsa \u00e8 la critica che lo riguarda e pochi i lettori comuni che gli si avvicinano, complice la fama di <b>\u201c<\/b><strong>scrittore difficile\u201d<\/strong> che lo accompagna. Eppure il fascino dei testi consoliani, per quanto sia certo da attribuire anche alla loro complessit\u00e0, la travalica, e ci regala veri e propri squarci di poesia, in una continua tensione, mai risolta, fra <strong>la ricerca del fatto artistico come portatore di un potere universalizzante, e il tentativo di afferrare il reale in tutta la sua infinita variet\u00e0<\/strong>.<span id=\"more-1709\"><\/span> Un tentativo, quest\u2019ultimo, che nasce dalla convinzione dell\u2019autore che esista un compito etico a cui l\u2019intellettuale \u00e8 chiamato: si tratta cio\u00e8 della cosiddetta \u201cpoetica dell\u2019impegno\u201d. Lo scrittore, allora, deve intervenire sulla societ\u00e0, guardare ad essa in modo critico e consapevole, per metterne a nudo i mali, le contraddizioni e combattere, per dirla con le parole di Consolo, \u00abl\u2019afasia del potere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto l\u2019intero percorso letterario del nostro autore \u00e8 giocato su questa tensione, resa ancor pi\u00f9 problematica dalle continue domande, tipicamente novecentesche, riguardanti <strong>la necessit\u00e0, il valore e persino la possibilit\u00e0 stessa di scrivere<\/strong>. Per chiarire meglio ci\u00f2 di cui sto parlando pensiamo, per esempio, all\u2019alternarsi di opere come <strong><i>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/i><\/strong> (Einaudi, 1976),<strong><i>Nottetempo, casa per casa<\/i><\/strong> (Mondadori, 1992) e <strong><i>Lo Spasimo di Palermo<\/i><\/strong>(Mondadori, 1998) da un lato, e, dall\u2019altro, di testi quali <i>Lunaria <\/i>(Einaudi, 1985) o <i>Retablo<\/i> (Sellerio, 1987).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi tre libri sono ambientati su uno sfondo storico ben preciso e danno vita ad un\u2019ideale trilogia romanzesca all\u2019interno della quale vengono <strong>passati in rassegna alcuni momenti cruciali per la storia del nostro Paese<\/strong>: troviamo cos\u00ec il periodo risorgimentale e unitario nel<i> Sorriso<\/i>,<i> <\/i>la nascita del fascismo in<i>Nottetempo, casa per casa<\/i>, le fasi finali della dittatura mussoliniana, con il terrorismo politico degli anni Settanta e le stragi di mafia sul finire del secolo scorso, nello<i> Spasimo<\/i>. Grazie a questo <i>escamotage <\/i>Consolo intende recuperare<strong>il valore memoriale della Storia<\/strong>, capace di offrirci, sia per la sua lontananza, che per la sua funzione di lente interpretativa, uno sguardo distaccato e consapevole, in grado di leggere e capire anche il presente. Ma <strong>la Storia si carica qui anche di un valore simbolico<\/strong> che la fa aggiungere alle tante metafore su cui si fonda la poetica di questo autore: gli avvenimenti, infatti, si succedono e si succederanno ciclicamente fino a che l\u2019uomo non imparer\u00e0 a dar vita a una societ\u00e0 giusta, equa, all\u2019interno della quale il divario fra i ceti popolari e quelli pi\u00f9 abbienti si assottigli fino a scomparire. La Storia, allora, non serve solo per capire il presente, ma anche per rappresentarlo, poich\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 stato \u00e8, o sar\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche quando gli avvenimenti trattati da Consolo sembrano non avere apparentemente un aggancio diretto con il presente, infatti, essi non perdono la loro capacit\u00e0 di farvi riferimento e di fornire uno sguardo critico sulla contemporaneit\u00e0. Si pensi per esempio al<i> Sorriso <\/i>e a come <strong>le insurrezioni contadine<\/strong> che prendono piede nel Meridione alla notizia dell\u2019arrivo delle truppe garibaldine forniscano l\u2019occasione per parlare, seppur indirettamente, delle rivendicazioni del movimento contadino degli anni Sessanta del Novecento (vivo presente al momento della stesura del libro), rivendicazioni riguardanti tanto la richiesta di una riforma agraria, quanto la questione meridionale. Il parallelo tra i due episodi \u00e8 tanto pi\u00f9 forte dal momento che, in entrambi i casi, le rivolte vennero represse nel sangue dallo Stato e i problemi rimasero cos\u00ec irrisolti. Lo stesso discorso, del resto, pu\u00f2 essere fatto per <strong>il periodo fascista in rapporto all\u2019oggi<\/strong>: in una realt\u00e0 in cui il potere \u00e8 in grado di gestire i <i>mass media<\/i> e l\u2019informazione, qualsiasi voce di dissenso \u00e8 destinata ad essere soppressa, nascosta, fatta tacere. La democrazia lascia cos\u00ec il posto ad una nuova forma di dittatura, che, per quanto non dichiarata e meno violenta, non per questo risulta essere meno assoluta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.labalenabianca.com\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/consolo-4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1713 alignleft\" src=\"http:\/\/www.labalenabianca.com\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/consolo-4.jpg\" alt=\"Consolo 4\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a>Ma torniamo a noi, e vediamo invece due testi come <i><strong>Retablo<\/strong> <\/i>e <strong><i>Lunaria<\/i><\/strong>, la cui ambientazione risulta essere<i> <\/i>ben diversa, calati come sono in un Settecento piuttosto astratto (specie per quanto riguarda il secondo), la collocazione temporale serve allora solo per caratterizzare gli ambienti e per allontanare il racconto dall\u2019esperienza quotidiana del lettore. Queste due opere, non a caso, sono state redatte durante <strong>gli anni Ottanta<\/strong>, anni in cui <strong>il rifiuto della figura dell\u2019intellettuale impegnato<\/strong> da parte della societ\u00e0 spinge Consolo a rivedere il proprio modo di scrivere, fino a metterne addirittura in discussione il senso. L\u2019autore si rifugia allora in una narrazione che <strong>recupera la forma fiabesca<\/strong> e al cui interno il passato diventa solo un modo come un altro per affacciarsi su di una realt\u00e0 altra, che faccia riflettere, s\u00ec, ma che con la sua lontananza e astrattezza sia in grado di regalare anche<strong>quell\u2019effetto di straniamento e oblio di s\u00e9<\/strong> che \u00e8 proprio anche dell\u2019arte:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0io mi chiedei se non sia mai sempre tutto questo l\u2019essenza d\u2019ogni arte (oltre ad essere un\u2019infinita derivanza, una copia continua, un\u2019imitazione o impunito furto), un\u2019apparenza, una rappresentazione o inganno [\u2026]; l\u2019essenza dico, e il suo fine trascinare l\u2019uomo dal brutto e triste, e doloroso e insostenibile vallone della vita, in illusori mondi, in consolazioni e oblii.<\/em> (Retablo, pp. 66-67)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa citazione \u00e8 tratta da <i>Retablo<\/i> e ci propone il pensiero del protagonista, il pittore milanese Fabrizio Clerici, che, intrapreso un viaggio in Sicilia con l\u2019intento di raggiungere l\u2019atarassia e l\u2019equilibrio interiore, si ritrova invece a dover <strong>fare i conti con una realt\u00e0 \u201caltra\u201d<\/strong>, certo, ma pur sempre una realt\u00e0. Ci\u00f2 lo spinge a riflettere sul valore del viaggio inteso come allontanamento dal proprio mondo, e quindi anche sul significato dell\u2019arte e di un passato mitico come quello dell\u2019antica civilt\u00e0 greca che ha abitato l\u2019isola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dare un quadro completo, per quanto breve e sommario, delle opere di Vincenzo Consolo non si pu\u00f2 per\u00f2 non accennare anche al valore, giocato sempre sul confine fra realt\u00e0 e trasfigurazione simbolica, della <strong>Sicilia<\/strong>. Di quest\u2019ultima, che \u00e8 sempre presente nei testi dell\u2019autore, Consolo ci fornisce <b>un ritratto dai molteplici volti<\/b>, soffermandosi ora sugli aspetti pi\u00f9 concreti dell\u2019isola, ora su quelli pi\u00f9 propriamente metaforici. La Sicilia, allora, \u00e8 s\u00ec un luogo reale, ma \u00e8 anche un simbolo: grembo materno, fonte di regressione, di ritorno alle proprie radici e di recupero della propria identit\u00e0, <strong>essa \u00e8 per\u00f2 anche il punto da cui bisogna necessariamente partire per giungere ad una possibile rinascita<\/strong>, che pu\u00f2 avvenire soltanto con la conoscenza di s\u00e9 e con la consapevolezza che da tale conoscenza deriva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla medesima <b>esigenza di recupero della memoria<\/b>, una memoria, quindi, declinabile tanto da un punto di vista storico, quanto personale e artistico, concorrono anche le frequenti citazioni e i richiami a opere letterarie (e non) presenti nei testi di Consolo, nonch\u00e9 <strong>l\u2019uso sperimentale ed espressionistico che egli fa della lingua italiana<\/strong>. Di quest\u2019ultima l\u2019autore recupera infatti le infinite varianti, siano esse imputabili al tempo, allo spazio, all\u2019estrazione sociale del parlante o ai gerghi tecnici, nell\u2019intento di riscoprire il reale valore delle parole, la loro forza significante e la loro funzione identitaria. Consolo conferma cos\u00ec il proprio sperimentalismo di fondo, pur attraverso un costante confronto con la tradizione, nell\u2019intento di superarla e di rendere la scrittura uno strumento critico capace d\u2019incidere sul mondo di oggi.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/a8ZhUmglcDg\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Giulia Stucchi Oggi ricorre il primo anniversario della morte di Vincenzo Consolo, spentosi a Milano lo scorso 21 gennaio. 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