{"id":1299,"date":"1999-02-15T08:39:31","date_gmt":"1999-02-15T08:39:31","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1299"},"modified":"2017-09-19T15:53:22","modified_gmt":"2017-09-19T15:53:22","slug":"intervista-inedita-a-vincenzo-consolo-a-cura-di-irene-romera-pintor","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1299","title":{"rendered":"Intervista inedita a Vincenzo Consolo, a cura di Irene Romera Pintor."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1255\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/3-177x300.jpg\" alt=\"3\" width=\"177\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/3-177x300.jpg 177w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/3-603x1024.jpg 603w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/3.jpg 1217w\" sizes=\"(max-width: 177px) 100vw, 177px\" \/><\/a>\u00a0\u0013<\/p>\n<p>Da quello che ho letto, volevo sapere: quanto per Lei \u00e8 importante quello che scrive e quanto per Lei \u00e8 importante come lo scrive?<\/p>\n<p>Non ho mai creduto, non credo ancora, che possa esistere in arte, tanto meno in letteratura, l\u2019instintualit\u00e0, l\u2019ingenuit\u00e0 o l\u2019innocenza. Quando si sceglie di esprimersi attraverso la scrittura,la pittura o la musica, si sceglie di esprimersi attraverso il mondo espressivo. Bisogna avere consapevolezza di come collocarsi, sapere cosa si vuole rappresentare, cosa si vuole dire, sapere quali sono le proprie scelte di campo per quanto riguarda i contenuti e lo stile.<br \/>\nPer quanto mi riguarda, ho esordito nel \u201963, io avevo &#8230; nel \u201963 &#8230; 30 anni. Quindi non ero un fanciullo, ero una persona formata e sapevo cosa avrei dovuto fare, cosa avrei dovuto dire e come dirlo. Per quanto riguarda la scelta dei contenuti, mi interessava esprimere una realt\u00e0 storico-sociale. Erano assolutamente lontane da me le istanze di tipo esistenziale o psicologico e meno ancora le istanze di tipo metafisico o spirituali. Come tutti gli scrittori siciliani avevo a che fare con una realt\u00e0 quanto mai difficile, infelice e parlo di una realt\u00e0 storico-sociale. Quindi quella realt\u00e0 volevo esprimere, proprio immettendomi nella tradizione della letteratura siciliana, che ha sempre avuto -almeno questa \u00e8 la costante da Verga in poi- lo sguardo rivolto all\u2019 esterno, nel senso che da noi non esiste una letteratura di introspezione psicologica. Tutta la letteratura siciliana \u00e8 con lo sguardo rivolto all\u2019esterno, alla realt\u00e0 storico-sociale ed \u00e8 una letteratura di tipo realistico con tutte le sue declinazioni.<br \/>\nPer quanto riguarda la scelta dello stile ora chiarisco. Sono nato come scrittore, dopo la stagione cosiddetta neo-realistica, dopo gli scrittori che avevano vissuto il<br \/>\n\u0013\u00a0periodo del fascismo e il periodo della guerra. Questi scrittori &#8211; parlo di Moravia, Calvino, Sciascia, avevano uno stile di tipo razionalistico, illuministico, di assoluta comunicazione: interessava loro comunicare l\u2019argomento nel modo pi\u00f9 chiaro, nel modo pi\u00f9 referenziale, con le dovute differenze, naturalmente. Secondo me questi scrittori avevano adottato questo stile diciamo toscano-<br \/>\nallo stile illuministico di matrice francese. Sciascia e Calvino, sono due esempi classici di scrittori di tipo illuministico, razionale.<br \/>\nC\u2019\u00e8 da fare un discorso sulla lingua francese, sulla sua perfetta geometria. Leopardi fa un paragone fra la lingua italiana e la lingua francese. Ma questo discorso lo possiamo riprendere dopo.<br \/>\nEcco, dicevo, io sono venuto dopo, e la speranza che questi scrittori avevano nutrito nei confronti di una nuova societ\u00e0 che si sarebbe dovuta formare, di un nuovo assetto politico e di un maggiore equilibrio sociale, quella speranza, per quelli della mia generazione era caduta, perch\u00e8 si era stabilito in Italia un potere politico che ripeteva esattamente quello che era crollato. In qualche modo, s\u00ec, eravamo in democrazia, per\u00f2 con un sistema di potere che lasciava sempre fuori, ai margini, tutti quelli a cui non erano stati riconosciuti i loro diritti. Parlo delle classi popolari e quindi la mia scelta stilistica non poteva essere nel segno della speranza, ma doveva essere nel segno dell\u2019opposizione, della rottura con il codice centrale linguistico, con l\u2019adozione di un altro codice linguistico che rappresentasse anche le periferie della societ\u00e0. Questa scelta mi \u00e8 stata facilitata perch\u00e8 il luogo dove sono nato, la realt\u00e0 che potevo esprimere, era una realt\u00e0 dal punto di vista linguistico quanto mai ricca, perch\u00e9 in Sicilia, oltre ai vari monumenti, le varie civilt\u00e0, da quella greca in poi o anche prima, hanno lasciato un grande deposito linguistico. Quindi io, piuttosto che avere lo sguardo rivolto verso il centro, l&#8217;avevo rivolto verso orizzonti pi\u00f9 vicini, verso la realt\u00e0 in cui mi trovavo a vivere, e ho attinto a questa ricchezza linguistica, a questi depositi linguistici che in Sicilia c\u2019erano, esistevano. Non bisogna per\u00f2 pensare subito al dialetto, io sono uno che non ha mai amato la parola dialetto. La mia scelta era nel senso di rompere il codice linguistico centrale -quindi toscano razionalista- e di\u00a0immettere in questo codice, e innestare diciamo delle voci, delle forme grammaticali o sintattiche che attingevano al patrimonio linguistico dell\u2019isola.<br \/>\nDi volta in volta ho usato parole che avessero una loro dignit\u00e0 filologica, che venissero da altre lingue, che potevano essere il greco, il latino, l\u2019arabo,lo spagnolo, il francese. E quindi mi sono immesso in quella linea che si chiama la linea sperimentale, che nella storia della letteratura \u00e8 sempre convissuta insieme alla linea centrale-razionale. Ecco, la linea sperimentale, secondo me, parte da Dante, perch\u00e8 Dante ha formato la lingua italiana proprio ricomponendo tutti i dialetti che allora si parlavano nell\u2019 Italia medievale. E da Dante poi arriva, dopo il periodo rinascimentale, dove c\u2019era stata la centralit\u00e0 della lingua italiana,con i grandi scrittori italiani che conosciamo, cio\u00e8 gli autori dei grandi poemi come l\u2019Ariosto e il Tasso , arriva al Seicento,arriva alla rottura di questo codice centrale con la Controriforma e con la frantumazione, della lingua centrale. E la linea sperimentale arriva sino ai giorni nostri, dopi i vari ritorni alla centralit\u00e0 con i movimenti toscani appunto del rondismo del vocianesimo che in Italia si erano diffusi negli anni Trenta, a cavallo fra le due guerre. Nel dopo- guerra c\u2019\u00e8 stata, di nuovo una frantumazione del codice centrale. Il primo nome che viene in mente \u00e8 quello di Carlo Emilio Gadda poi di Pasolini. Io mi sono immesso in questa linea sperimentale, con l&#8217;impasto linguistico o plurivocit\u00e0 o polifonia, come si suol dire, percorrendo una linea assolutamente speculare a quell\u2019altra linea che \u00e8 la linea retta, del codice centrale. Questo ho fatto sin dal mio primo libro, proseguendo man mano in questa sperimentazione. Posso aggiungere che i motivi per cui avevo scelto questo stile erano non solo di tipo estetico, erano di tipo etico e di tipo politico.<br \/>\nHo detto le ragioni, insomma, di questa opposizione a una lingua centrale, alla lingua dominante, la lingua del potere e quindi ho cercato di crearmi una lingua che fosse oppositiva al potere stesso. Pasolini, ha fatto, gi\u00e0 nel 1961, un\u2019analisi della lingua italiana, con un saggio che si chiama \u201cNuove questioni linguistiche\u201d, dove annunziava la nascita di una nuova lingua italiana. Che cosa era avvenuto? Con il cosiddetto miracolo economico, con la trasformazione di questo paese, da paese millenariamente\u00a0contadino in paese industriale, con le grandi trasformazione rapide e profonde che sono avvenute si era formata una nuova lingua. La ricchezza della lingua italiana (Leopardi dice: \u201cL\u2019infinito che c\u2019\u00e8 nella lingua italiana\u201d) dovuta appunto agli apporti che venivano dal basso e che provenivano dai vari dialetti che portavano la loro vitalit\u00e0 dentro la lingua toscana, si era interrotta. C\u2019\u00e8 stata come una frattura e con la nascita della nuova nuova lingua italiana come lingua nazionale, questa lingua si \u00e8 impoverita, perch\u00e9 ha perso i contatti e l&#8217;afflusso che veniva dalle parlate popolari, e quindi si \u00e8 costituita una lingua, che Pasolini chiama di tipo aziendale-tecnologico. Per cui oggi la lingua italiana \u00e8 una lingua enormemente impoverita, \u00e8 una lingua priva ormai di memoria, ed \u00e8 una lingua, secondo me, anche in via di estinzione, perch\u00e8, da una parte, ha perso la ricchezza che aveva prima e dall\u2019altra \u00e8 invasa da una lingua altra, che \u00e8 la lingua della tecnologia, che molto spesso \u00e8 l\u2019americano o l\u2019inglese; \u00e8 invasa da questo linguaggio di tipo tecnologico ed economico che la impoverisce,la appiattisce sempre di pi\u00fa. Quindi ho sentito sempre di pi\u00f9 il bisogno di insistere nella mia sperimentazione, perch\u00e9 credo che sia proprio questo il dovere della letteratura, il dovere della memoria. Non perdere il contatto con le nostre matrici linguistiche, che erano anche matrici etiche, matrici culturali profonde. Perdere questo contatto significa perdere identit\u00e0 e perdere anche la funzione della letteratura stessa, perch\u00e8 la letteratura \u00e8 memoria e soprattutto memoria linguistica.<br \/>\nIn questa ricerca particolare del linguaggio si nota, nei suoi scritti, una spiccata tendenza alla sperimentazione di qeneri diversi: favola teatrale, romanzo storico, poema narrativo, racconti e riflessioni della Sicilia. C\u2019\u00e8 una ragione specifica? Lei preferisce un genere in particolare? Qual \u00e8 il suo progetto letterario?<br \/>\nCredo di avere un progetto, un progetto letterario che perseguo da parecchi anni. Consiste nel cercare di raccontare quelli che sono i momenti critici della nostra storia: momenti critici in cui c\u2019\u00e8 stato uno scacco, una sconfitta, un\u2019offesa dell\u2019uomo. Ho scritto dopo il mio romanzo di formazione, d\u2019iniziazione,La ferita dell&#8217;aprile,\u00a0un romanzo storico: Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Questo romanzo l\u2019ho concepito proprio per raccontare la storia italiana attraverso varie tappe, attraverso momenti critici della storia. Ho cominciato appunto con il 1860, che \u00e8 un topos storico per cui siamo passati tutti noi, scrittori siciliani, perch\u00e8 forse da l\u00ec sono partite tutte le questioni e le disillusioni ed i problemi che oggi ci assillano. Romanzo dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, affrontato da tutta la letteratura siciliana, da Verga a Pirandello, a Lampedusa, a De Roberto, sino a Leonardo Sciascia e ad altri. Mi sono cimentato in questo 1860, da una angolazione diversa. De Roberto ha visto l\u2019orrore del potere in mano ai nobili, Lampedusa ha cercato di riparare questa offesa al potere dei nobili scrivendo \u201cIl Gattopardo\u201d, Sciascia ha fatto vedere il trasformismo della classe dirigente italiana e siciliana. Io ho cercato di raccontare il 1860 con gli occhi degli emarginati, dei contadini, autori di una rivolta popolare e di una strage, e poi condannati e fucilati.<br \/>\nNaturalmente la scelta linguistica \u00e8 conseguenziale alla alla materia,ed anche alla struttura del libro. Dopo, ho raccontato la nascita del fascismo, visto da un paese della Sicilia che si chiama Cefal\u00f9.<br \/>\nHo raccontato questo periodo storico in un libro che si chiama \u201cNottetempo, casa per casa\u201d. Sono arrivato quindi ai giorni nostri, cercando di raccontare il presente, con il libro che \u00e8 uscito adesso e che si chiama \u201cLo spasimo di Palermo\u201d. Naturalmente sono tutti romanzi storico- metaforici: scrivendo del 1860 ho cercato di scrivere, di raccontare l\u2019Italia degli anni Settanta, cio\u00e8 la nascita delle speranze di cambiare la societ\u00e0 e, quindi, la disillusione, la perdita di questa speranza. Gli anni Settanta sono gli anni in cui le nuove generazioni hanno cercato con molto slancio, di cambiare la societ\u00e0, hanno vissuto la politica in un modo intenso, ma poi tutto \u00e8 crollato, \u00e8 diventato terribile, atroce, con il terrorismo. Invece, in Nottetempo, casa per casa, ho cercato di raccontare metaforicamente gli anni Novanta, quando in Italia, per la prima volta,dopo la seconda guerra mondiale, sono entrati nel governo italiano i fascisti, cio\u00e8 dopo che erano stati allontanati, condannati dalla storia.<br \/>\nQuesto di oggi \u00e8 un libro sul presente, ma anche un ripercorrere gli anni Sessanta, con il terrorismo vissuto a\u00a0Milano e anche con quello che \u00e8 il male della Sicilia, con le atrocit\u00e0 delle stragi di mafia. Infatti il libro si conclude con la strage di Via d\u2019Amelio e con la morte del giudice Borsellino.<br \/>\nQuesto \u00e8 stato il mio progetto letterario. Poi, naturalmente, accanto a questi libri, ci sono dei libri collaterali, ma tutti convergono su questa idea, cio\u00e8, sul potere, sulla corruzione del potere: sia la favola teatrale \u201cLunaria\u201d o \u201cRetablo\u201d. Ho voluto, in questo viaggio in un fantastico settecento, rappresentare che cosa \u00e8 il potere che non crede pi\u00f9 in se stesso. Un Vicer\u00e8 che non \u00e8 il Re e che quindi pu\u00f2 mettere in campo i suoi dubbi e la sua crisi, perch\u00e8 non crede al potere che deve rappresentare. Ho voluto far vedere appunto nel personaggio di un Vicer\u00e9 che cosa \u00e8 il potere quando cade in crisi, attraverso questa favola teatrale. Non solo il potere ma anche la caduta di una certa cultura, la perdita della memoria nella nostra societ\u00e0, perch\u00e8 questa nostra societ\u00e0 \u00e8 proprio contrassegnata dalla cancellazione continua della memoria, esercitata dalle forze economiche e politiche: questa cancellazione che \u00e8 il maggiore misfatto della nostra epoca. Oggi quella che si chiama la rivoluzione tecnologica, ci fa vivere in un eterno presente, dove non abbiamo pi\u00f9 memoria del nostro passato e non immaginiamo neanche quale \u00e8 il nostro futuro. Quindi viviamo in una continua invasione dell\u2019informazione: l\u2019informazione dei messaggi mediatici e viviamo ormai in un neofascismo, il neofascismo dell\u2019informazione dei media. Ecco, io ho questa sensazione di una cultura che sta terminando, che sta finendo proprio in questo nostro contesto dove non \u00e8 pi\u00f9 possibile la letteratura, non \u00e8 pi\u00f9 possibile l\u2019arte, non \u00e8 pi\u00f9 possibile qualsiasi tipo di espressivit\u00e0 o di espressione.<br \/>\nMilano, Luned\u00ec 15 febbraio 1999.<br \/>\nPubblicata successivamente come \u201cVINCENZO CONSOLO. AUTOBIOGRAFIA DELLA LINGUA\u201d. Modificata, ed. Ogni uomo \u00e8 tutti gli uomini, 2016.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u0013 Da quello che ho letto, volevo sapere: quanto per Lei \u00e8 importante quello che scrive e quanto per Lei \u00e8 importante come lo scrive? Non ho mai creduto, non credo ancora, che possa esistere in arte, tanto meno in letteratura, l\u2019instintualit\u00e0, l\u2019ingenuit\u00e0 o l\u2019innocenza. 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