{"id":1243,"date":"2011-02-14T10:43:11","date_gmt":"2011-02-14T10:43:11","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1243"},"modified":"2023-12-26T10:57:10","modified_gmt":"2023-12-26T10:57:10","slug":"guttuso-pittura-e-letteratura-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1243","title":{"rendered":"Guttuso. Pittura e letteratura (di Vincenzo Consolo)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/gutnotte.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-1244\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/gutnotte-300x277.jpg\" alt=\"gutnotte\" width=\"529\" height=\"488\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/gutnotte-300x277.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/gutnotte.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 529px) 100vw, 529px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Renato Guttuso, La notte di Gibellina<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono giorni d\u2019inquiete primavere, di roventi estati, in cui il mondo, privo d\u2019ombre, di clemenze, si denuda, nella cruda luce, appare d\u2019una evidenza insopportabile.\u00c8 allora la visione dello Stretto delle Crocifissioni di Antonello. \u00c8 l\u2019agonia spasmodica, \u2019abbandono mortale dei corpi sospesi ai pennoni; \u00e8 il terreno sparso d\u2019ossa, teschi, ove il serpe scivola dall\u2019orbita, campeggia la civetta.\u00a0Nell\u2019implacabile luce di Palestina, Grecia o di Sicilia si sono alzate da sempre le croci del martirio; nelle Argo, Tebe, Atene o Corinto si sono consumate le tragedie.\u00a0Nell\u2019isola di giardini e di zolfare, di delizie e sofferenze, di idilli e violenze, di zagare e fiele, nella terra di civilt\u00e0 e di barbarie, di sapienza e innocenza, di verit\u00e0 e impostura, l\u2019enorme realt\u00e0, il cuore\u00a0suo di vulcano, ha avuto il potere di ridurre alla paura, al sonno o alla follia. O di nutrire intelligenze, passioni, di fare il dono della capacit\u00e0 del racconto, della rappresentazione.\u00a0Dono che hanno avuto scrittori come Verga, come Pirandello, come Sciascia. Pittori come Guttuso.\u00a0Guttuso ancora, nella Bagheria dove \u00e8 nato, ha avuto la sua Aci Trezza e la sua Vizzini, la sua Girgenti, la sua Racalmuto e la sua zolfara.\u00a0Un paese, Bagheria \u2013 la Bagar\u00eca, la bagarr\u00eca: il chiasso della lotta fra chi ha e chi non ha, dell\u2019esplosione della vitalit\u00e0, della ribellione\u00a0 \u2013 un paese di polvere e di sole, di tufo e di calcina, di auliche ville e di tuguri, di mostri e di chiare geometrie, di deliri di principi e di ragioni essenziali, di agrumeti e rocce aspre, di carrettieri e di pescatori.\u00a0In questo teatro inesorabile, il gioco della realt\u00e0 \u00e8 stato sempre un rischio, un azzardo. La salvezza \u00e8 solo nel linguaggio. Nella capacit\u00e0 di liberare il mondo dal suo caos, di rinominarlo, ricrearlo in un ordine di necessit\u00e0 e di ragione.\u00a0Verga peregrin\u00f2 e s\u2019attard\u00f2 in \u201ccontinente\u201d per met\u00e0 della sua vita con la fede in un mondo di menzogna, parlando un linguaggio di convenzione, di maniera. Dovette scontrarsi a Milano con il terremoto della rivoluzione industriale, con la Comune dei conflitti sociali, perch\u00e9 gli cadesse dagli occhi un velo di illusione, perch\u00e9 scoprisse dentro s\u00e9 un mondo vero.\u00a0Guttuso, grazie forse alla vicenda, alla lezione verghiana, grazie ai realisti siciliani come Leto, Lo Jacono o Tomaselli, ai grandi realisti europei non ebbe, sin dal suo primo dipingere, esitazioni linguistiche. E s\u00ec che forti furono, a Bagheria, le seduzioni del mitologico dialettale di un pittore di carretti come Murdolo, dell\u2019attardato impressionismo o naturalismo di Domenico Quattrociocchi;\u00a0forte, a Palermo, la suggestione di un futurista come Pippo Rizzo; forte, all\u2019epoca, l\u2019intimidazione del monumentalismo novecentista.\u00a0Fatto \u00e8 che Guttuso ebbe forza nell\u2019occhio per sostenere la vista medusea del mondo che si spiegava davanti a lui a Bagheria; destrezza nella mano per ricreare quel mondo nella sua essenza; intelligenza per irradiare di dialettalit\u00e0 il linguaggio europeo del realismo, dell\u2019espressionismo, del cubismo. Ma oltre che a trovarsi nella \u201cdimora vitale\u201d di Bagheria, si trovo a educarsi, il pittore da giovane, nella realt\u00e0 storica della Sicilia tra il \u201920 e il \u201830, in cui profonda era la crisi \u2013 dopo i disastri della guerra \u2013 acuto l\u2019eterno conflitto tra il feudatario, tra il suo campiere e il contadino, decisa la volont\u00e0 di ciascuno dei due di vincere.\u00a0Vinse, si sa, e si impose, colui che provoc\u00f2 negli anni \u201920 i morti di Riesi e di Gela, fece assassinare il capolega Alongi, il sindacalista Orcel; colui che, da l\u00ec a pochi anni, salito su un aeroplano,\u00a0avrebbe bombardato Guernica: preludio di pi\u00f9 vasti massacri, di olocausti.\u00a0Si stagliarono allora subito le \u201ccose\u201d di Guttuso nello spazio con evidenza straordinaria, parlarono di realt\u00e0 e di verit\u00e0, narrarono della passione dell\u2019esistenza, dissero dell\u2019idea della storia. I suoi prologhi, le sue epifanie, Palinuro, Autoritratto con sciarpa e ombrello, sono le prime sue novelle della vita dei campi di Sicilia, ma non ci sono in essi esitazioni, corsivi dialettali che \u201cbucano\u201d la tela, il linguaggio loro \u00e8 gi\u00e0 sicuro, la voce \u00e8 ferma e di un timbro inconfondibile. L\u2019Autoritratto poi, con la narrazione in prima persona, \u00e8 la dichiarazione di intenti di tutta l\u2019opera a venire.\u00a0La quale comincia, per questo pittore, col poema in cui per prima si consuma l\u2019offesa all\u2019uomo da parte della natura. Della natura distruttiva, che si presenta con la violenza di un vulcano. La fuga dell\u2019Etna \u00e8 la tragedia iniziale e ricorrente, \u00e8 il disastro primigenio e irrimediabile che pu\u00f2 cristallizzare, fermare il tempo e la speranza, assoggettare supinamente al fato, o fare attendere, come sulle scene di Grecia, che un dio meccanico appaia sugli spalti a sciogliere il tempo e la condanna. Un fuoco \u2013 fuoco grande d\u2019un \u201cutero tonante\u201d \u2013 incombe dall\u2019alto, minaccia ogni vita, ogni creatura del mondo, cancella, con il suo sudario incandescente, ogni segno umano. Uomini e animali, stanati dai rifugi della notte, corrono, precipitano verso il basso. Ma non c\u2019\u00e8 disperazione in quegli uomini, in quelle donne, non c\u2019\u00e8 terrore nei bimbi: vengono avanti come valanga di vita, vengono con le loro azzurre falci, coi loro rossi buoi, i bianchi cavalli; vengono avanti le ignude donne come La libert\u00e0 che guida il popolo di Delacroix. Dall\u2019offesa della natura all\u2019offesa della storia. Il bianco dei teschi del Golgota di Antonello compare come bucranio in domestico interno,\u00a0sopra un verde tavolo, tra un vaso di fiori e una sedia impagliata, una cuccuma, una cesta o una gabbia, a significare rinnovate violenze, nuovi misfatti, a simboleggiare la guerra di Spagna. L\u2019offesa investe l\u2019uomo in ogni luogo, si consuma nella terra di Cervantes, di Goya, di G\u00f2ngora, Unamuno. La Fucilazione in campagna del poeta, del bracciante o capolega, \u00e8 un urlo, \u00e8 un\u2019invettiva contro la barbarie. La Crocifissione del 1941 riporta, come in Antonello, l\u2019evento sulla scena di Sicilia. Allo sfondo della falce del porto, del mare dello Stretto, delle Eolie all\u2019orizzonte, sostituisce la scansione dei muri, dei tetti di un paese affastellato del latifondo, gli archi ogivali del palermitano ponte dell\u2019Ammiraglio. Guttuso inchioda alla loro colpa i responsabili. Anche quelli che nel nome di un dio vittima, sacrificabile, benedicevano i vessilli dei carnefici. Lo scandalo, di cui ciecamente non s\u2019avvidero i farisei, non era nella nudit\u00e0 delle Maddalene, negli incombenti cavalli e cavalieri picassiani, nel ritmo stridente dei colori, lo scandalo era nel nascondere il volto del Cristo, nel far campeggiare in primo piano una natura morta con i simboli della violenza. Alla sacra conversazione, Guttuso aveva sostituito una conversazione storica, politica. \u201cQuesto \u00e8 tempo di guerra: Abissinia, gas, forche, decapitazioni, Spagna, altrove. Voglio dipingere questo supplizio di Cristo come una scena di oggi. Non certo nel senso che Cristo muore ogni giorno sulla croce per i nostri peccati [..] ma come simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio, per le loro idee..\u201d scriveva nel suo diario.\u00a0Nello stesso anno della Crocifissione, rintoccava come lugubre campana la frase d\u2019attacco di Conversazione in Sicilia di Vittorini. \u201cio ero quell\u2019inverno in preda ad astratti furori..\u201d E sono, per Guttuso, negli anni della guerra, ancora interni, luoghi chiusi come per clandestinit\u00e0 o coprifuoco, con donne a spiare alla finestra, assopite per stanchezza, con uomini, in quegli angoli di attesa, a leggere giornali, libri. E in questi interni, \u00e8 sempre il bucranio a dire con il suo colore di calce, con la chiostra spalancata dei suoi denti, l\u2019orrore del tempo.\u00a0Cessata la guerra delle armi, ripresa la guerra contro lo sfruttamento, l\u2019ingiustizia, nel pittore c\u2019\u00e8 sempre, anche in un paesaggio di Bagher\u00eca, in una bimba che corre, una donna che cuce, un pescatore che dorme, c\u2019\u00e8 il furore per un\u2019antica offesa inobliabile. E piet\u00e0. Come nel momento in cui dal limite estremo del vulcano si cala fino al limite estremo, abissale della zolfara. In quel luogo la minaccia della natura non \u00e8 episodica, ma costante, permane per tutto il tempo della vita e del travaglio. Dentro quella notte, quelle viscere acide di giallo, i picconieri, i carusi, sono nella debolezza, nella nudit\u00e0 totale, rosi dalla fatica, dalla perenne paura del crollo e della morte. Una pagina di tale orrore e di tale piet\u00e0 Verga l\u2019aveva scritta con Rosso Malpelo. E Malpelo \u00e8 sicuramente il caruso piegato deLa zolfara e lo Zolfatarello ferito: il nero bambino dai larghi piedi, dalle grosse mani, dalla scarna schiena ingobbita, che sta per sollevare penosamente il suo corbello.\u00a0In tutto poi il peregrinare per il mondo, nell\u2019affrontare temi \u201curbani\u201d, Guttuso non perde mai il contatto con la sua memoria, non dismette mai il suo linguaggio.\u00a0Nel 1968 \u00e8 costretto a tornare ancora una volta nel luogo della tragedia per una ennesima empiet\u00e0 della natura: il terremoto nella valle del Belice. \u00c8 La notte di Gibellina. La processione di fiaccole sotto la nera coltre della notte, il corteo d\u2019uomini e di donne verso l\u2019alto, composto e muto, la marcia verso un\u2019acropoli di macerie, ha un movimento contrario a quello de La fuga dell\u2019Etna.\u00a0E sono, quelle fiaccole rette da mani, il simbolo della luce che deve illuminare e farci vedere, se non vogliamo perderci, anche la realt\u00e0 pi\u00f9 cruda, la realt\u00e0 di ogni notte di terremoto o di fascismo.<br \/>\nL&#8217;articolo \u00e8 stato pubblicato con il titolo L&#8217;enorme realt\u00e0 in &#8220;asud&#8217;europa&#8221;, Anno V, n.5, 14 febbraio 2011\u00a0&#8211; rivista del Centro Studi Pio La Torre<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pubblicato da Salvatore Lo Leggio<\/p>\n<h3><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Renato Guttuso, La notte di Gibellina Ci sono giorni d\u2019inquiete primavere, di roventi estati, in cui il mondo, privo d\u2019ombre, di clemenze, si denuda, nella cruda luce, appare d\u2019una evidenza insopportabile.\u00c8 allora la visione dello Stretto delle Crocifissioni di Antonello. \u00c8 l\u2019agonia spasmodica, \u2019abbandono mortale dei corpi sospesi ai pennoni; \u00e8 il terreno sparso d\u2019ossa, &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1243\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Guttuso. Pittura e letteratura (di Vincenzo Consolo)<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2,144],"tags":[205,60,207,204,202,32,57,40,33,18,206],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1243"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1243"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1243\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3381,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1243\/revisions\/3381"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1243"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1243"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1243"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}