{"id":1185,"date":"1978-06-16T10:39:43","date_gmt":"1978-06-16T10:39:43","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1185"},"modified":"2024-04-02T12:52:59","modified_gmt":"2024-04-02T12:52:59","slug":"nel-centro-della-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1185","title":{"rendered":"Nel centro della terra"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/scansione0013.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1186\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/scansione0013-192x300.jpg\" alt=\"scansione0013\" width=\"192\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/scansione0013-192x300.jpg 192w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/scansione0013-657x1024.jpg 657w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/scansione0013.jpg 1054w\" sizes=\"(max-width: 192px) 100vw, 192px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel centro della terra<\/p>\n<p>\u201c Dove avete trovato Una storia cosi inverosimile?<br \/>\nNel centro della terra, signore.<\/p>\n<p>Questa l&#8217;epigrafe a\u00a0 La ragazza del vicolo scuro\u00a0 (Editori Riuniti, 1977) che l&#8217;autore, Mario La Cava, attribuisce a un anonimo calabrese.<br \/>\nSgombrando subito il campo da quell&#8217;aggettivo &#8216;inverosimile&#8217; che ci porterebbe lontano e di cui tanto s&#8217;\u00e8 scritto \u2013 scritto\u00a0 di cosa \u00e8 verosimile e non nelle storie narrate, in letteratura, e ricordando fra tutte la dissertazione che ne fa Pirandello in appendice a un suo romanzo, quel che ci interessa qui \u00e8 la frase \u2018 nel centro della terra \u2018. La quale, parafrasata, potrebbe suonare: \u2018 nel cuore dell&#8217;umanit\u00e0 &#8216;, suono che \u00e8, lo sappiamo, fortemente sospetto ed esposto, quanto meno, alla taccia di retorico. Ma quant\u2019\u00e8. E che ci serve per spiegare un nostro concetto su questo romanzo, sulla narrativa di Mario La Cava.<br \/>\nEsistevano fino a poco tempo fa &#8211; \u00a0e parliamo di venti, trent&#8217;anni addietro, prima cio\u00e8 del grande terremoto di cui tutti sappiamo, quel terremoto che quanto stava sotto e sopra la crosta ha distrutto e portato allo stesso livello, reso uniforme &#8211; esistevano nel mondo, in questo nostro Paese, nel nostro Sud in Calabria, delle comunit\u00e0, dei tessuti sociali, delle realt\u00e0 umane che il tempo e la storia avevano profondamente stratificato e finemente tramato. Erano piccoli paesi che si chiamavano Acri, San Luca a Bovalino; si chiamavano Vizzini, Aci Trezza o Mineo. Non \u00e8 Il caso di analizzare qui ancora una volta le ragioni per cui le realt\u00e0 umane del nostro Sud fossero cosi stratificate, fossero cosi verticalmente incrostate e orizzontalmente compatte Fatto \u00e8 che risultavano &#8220;singolari &#8216;, che avevano un loro parti colare modo d&#8217;essere, una loro particolare cultura.<br \/>\nModo d&#8217;essere e cultura che facevano accendere l&#8217;interesse di ognuno per l&#8217;altro, di conoscere di ognuno la storia, le storie lui, della sua famiglia, dei suoi antenati ; di provare disprezzo per i suoi vizi o piet\u00e0 per le sue sventure. Questo intrecciarsi o di Interessi, questa attenzione di ognuno per l&#8217;altro, l&#8217;odio o la compassione facevano crescere sempre pi\u00f9 in s\u00e9 quelle realt\u00e0, le chiudevano e, nello stesso tempo, sempre pi\u00f9 le \u201c umanizzavano\u201d (mettendo tra virgolette questo verbo). E allora era da qui, da questa attenzione e da questo interesse, che nasceva il racconto. Racconto orale, naturalmente. Era quello che veniva fatto nelle piazze, nel chiuso delle case, sulle aie e nelle botteghe. Pi\u00f9 volte ripetuto, veniva modificato , levigato, portato alla sua cadenza al suo ritmo migliore e alla sua essenzialit\u00e0. Era, questo, il racconto che sgorgava da quel \u201ccentro della terra \u201cdi cui dice l\u2019anonimo calabrese, o dal \u201ccuore dell&#8217;umanit\u00e0 \u201c di cui noi abbiamo detto e nel senso che abbiamo cercato di precisare. Racconto interrotto,storie, dove le generazioni si saldavano e facevano storia. Dove le prime sensazioni, le prime espressioni, la vita di una bambina di pochi anni, \u00a0Antonuzza,si saldano alla vita e alle esperienze di un maresciallo di novantasei anni che ha visto briganti, terremoti e colera. E cosi ci \u00e8 chiaro perch\u00e9,detto per inciso, Vittorini mise assieme in un unico volume dei Gettoni \u2018 Dialoghi\u00a0 con Antonuzza\u2019 e \u2018Le memorie del vecchio maresciallo\u2019.<br \/>\nMa, seguendo il nostro discorso, diciamo che La Cava appartiene alla razza di quei narratori orali, di quelli che ricevevano le storie e le trasmettevano. E chi conosce, del resto, lo scrittore fuori dalla pagina scritta, di persona, sa che a La Cava sempre il parlare si trasforma in racconto, prende il tono dell&#8217;affabulazione. Ma La Cava, \u00e8 chiaro, al contrario di quei narratori orali ai quali per un verso appartiene, \u00e8 anche scrittore. Il che vuol dire uscire da quelle realt\u00e0 umane chiuse in se stesse verso l&#8217;universo, vuol dire dare significato a ci\u00f2 che si racconta: \u00a0e vuol dire altro.<br \/>\nE\u2019 scrittore, La Cava, ed \u00e8 specificatamente romanziere. Venne subito conosciuto e da allora rimase famoso per i Caratteri: brevissimi racconti, annotazioni, moralit\u00e0; in una parola, frammenti. Come frammentista quasi \u00e8 stato etichettato, con quanto di epigono vociano aveva la definizione. O come pseudoframmentista, nel senso, questo, in cui venne usato da Giacomo Debe nedetti \u00a0a proposito di Tozzi del primo libro Intitolato &#8220;Bestie \u201c\u2026 quel libro, in apparenza devoto alla moda e al gusto frammentistico, \u00e8 viceversa Il libro di un vero narratore, che riesce a far passare attraverso quei \u00a0frammenti, il suo animus narrativo, il suo bisogno di narrare\u2019. La stessa cosa si pu\u00f2 dire per il la Cava dei Caratteri, ma non appoggiandosi soltanto ai mezzi della critica letteraria, ma anche alle date, alla storia. E\u2019 uscito ora, quasi contemporaneamente a La ragazza del vicolo scuro, un altro romanzo di La Cava dal titolo Il matrimonio di Caterina, edito da Scheiwiller. E\u2019 sorprendente il racconto di questo racconto che il La Cava fa in una lettera all&#8217;editore stampata come prefazione. Dice subito che Il matrimonio di Caterina \u00e8 il suo primo racconto, che \u00e8 stato scritto nel 1932 ( prima dunque dei Caratteri), quando egli aveva 24 anni, e che viene pubblicato oggi, dopo 45 anni. Sorprendente la freschezza, la modernit\u00e0 e, nel contempo, la classicit\u00e0 di questa \u00a0prima prova narrativa di Mario La Cava. Il matrimonio di Caterina, del 1932, per argomento e tematica \u00e8 stranamente imparentato al romanzo di oggi, a La ragazza del vicolo scuro. Storia, nell&#8217;uno e l&#8217;altro, di una violenza, di una \u00a0illusione, di una amara e terribile delusione, di una sconfitta: su una donna, di una donna; Caterina in quel libro Elena in questo. Ma La ragazza del vicolo pi\u00f9 complesso e articolato dell&#8217;altro, pi\u00f9 che in chiave esistenziale, in chiave di fatale sconfitta verghiana (Elena la fanciulla protagonista, ha la dignit\u00e0 e la nobilt\u00e0 dell&#8217;offesa e nel dolore di una Nedda o Mena), pu\u00f2 essere letto in chiave storicistica, meridionalistica come una metafora della sconfitta del Meridione, del fallimento &#8211; ormai crediamo definitivo, dato il fallimento generale di oggi &#8211; della soluzione del problema meridionale. E tutti gli elementi della vicenda concorrono a farci leggere in questa metafora il libro: Il vicolo irrimediabilmente senza luce e pieno di cocci di bottiglia dove i bimbi giocando si tagliano i tendini; la condizione di Sebastiano, padre di Elena,ultimo lavoratore della terra, privo di coscienza di classe disponibile per il padrone fino all&#8217;ultimo residuo di forze; che affoga nel vino la fatica la pena; la prima esperienza di sfruttata di Elena Nella casa della maestra Bononio, fascista, paranoica e ambigua; La seconda, in casa del segretario Giuffone, piccolo borghese fascista e corrotto, e della sua famiglia, avida, volgare \u00a0e violenta; e l&#8217;amore di Giulio, l&#8217;italo-americano, l&#8217;illusione del matrimonio con questo e la speranza di uscire definitivamente da una condizione di povert\u00e0 e di umiliazione. E poi il viaggio \u00a0Roma, alla stazione di Roma, appena nell&#8217;anticamera di questa citt\u00e0 &#8211; simbolo, la scomparsa vigliacca \u00a0di Giulio e Il ritorno in paese di Elena, nella casa del vicolo scuro, che Giulio l&#8217;americano e i suoi dollari non avrebbero potuto non unirsi una a quella classe &#8211; ossatura del fascismo, la classe della maestra Bononio e del segretario Giuffone, che, caduto il fascismo e passata la guerra, sarebbe stata, oltre che scheletro, anche polpa e sangue del nuovo regime. Ed Elena, che aveva preso una prima volta e inutilmente, il treno per Roma, dove sta il governo e si decidono le sorti (e quali sorti oggi lo sappiamo tutti, al Sud e al Nord), Elena prender\u00e0 una seconda volta il treno per trasferirsi alla periferia di Milano o di Stoccarda.<br \/>\nIl terremoto livellatore di cui dicevamo ha portato in superficie dunque i centri della terra da cui venivano fuori le storie, i racconti. Altro verr\u00e0 da questa superficie uniforme o\u00a0 \u00e8 gi\u00e0 venuto, non sappiamo se di meglio o di peggio, certo di diverso. E intanto, mentre qui rendiamo omaggio a un narratore vero e di razza come \u00a0Mario La Cava, ci sembra di compiere un rito, sia pure familiarmente, sia pure dimessamente, di una fede che appartiene al passato.<br \/>\nVincenzo Consolo<br \/>\n<em>estratto dal n.340 della rivista Paragone\/ Letteratura<br \/>\nGiugno 1978\u00a0 Sansoni Editore Firenze<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/scansione0013.jpg\">\u00a0<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel centro della terra \u201c Dove avete trovato Una storia cosi inverosimile? Nel centro della terra, signore. Questa l&#8217;epigrafe a\u00a0 La ragazza del vicolo scuro\u00a0 (Editori Riuniti, 1977) che l&#8217;autore, Mario La Cava, attribuisce a un anonimo calabrese. 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