{"id":1143,"date":"2006-05-05T11:03:15","date_gmt":"2006-05-05T11:03:15","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1143"},"modified":"2016-05-27T11:29:16","modified_gmt":"2016-05-27T11:29:16","slug":"seduzione-amorosa-e-seduzione-artistica-in-retablo-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1143","title":{"rendered":"Seduzione amorosa e seduzione artistica in Retablo di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/download-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1144 alignleft\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/download-2-179x300.jpg\" alt=\"download (2)\" width=\"179\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/download-2-179x300.jpg 179w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/download-2.jpg 364w\" sizes=\"(max-width: 179px) 100vw, 179px\" \/><\/a>Seduzione amorosa e seduzione artistica in Retablo di Vicenzo Consolo<\/p>\n<p>Tatiana Bisanti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scrittura della seduzione<\/p>\n<p>La seduzione della scrittura<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1<br \/>\n\u00c8 solo a partire dal XVI secolo che il verbo sedurre ha acquisito l\u2019accezione oggi comunemente pi\u00f9 diffusa, quella di \u201cconvincere al rapporto sessuale\u201d, entrata nell\u2019italiano per influenza del francese s\u00e9duire. Il verbo deriva dal prefisso se- \u201cvia, a parte\u201d e ducere \u201ccondurre\u201d, e significa dunque in origine \u201ccondurre via, condurre in disparte\u201d, ovvero lontano da un percorso diritto e gi\u00e0 segnato, dalla retta via (cf. Battaglia, 1961). E proprio il sedurre in tutti i sensi, anche in quello etimologico, \u00e8 senza dubbio una delle chiavi di lettura pi\u00f9 efficaci del romanzo Retablo (1987) di Vincenzo Consolo, un\u2019opera sulla seduzione, ma anche e soprattutto un\u2019opera di seduzione. La seduzione \u00e8, in altre parole, l\u2019asse su cui ruota tutta la narrazione, sia dal punto di vista della materia narrata che da quello delle strutture narrative, ossia essa \u00e8 al tempo stesso oggetto di rappresentazione e operazione in corso. Se da un lato, infatti, il sedurre \u00e8 tematizzato nel racconto, dall\u2019altro esso costituisce anche il principio strutturale dell\u2019opera: la metafora della seduzione raffigura emblematicamente il processo in cui l\u2019autore coinvolge il lettore, conducendolo su pi\u00f9 strade, su diversi percorsi narrativi che si dipartono l\u2019uno dall\u2019altro e si intrecciano a vicenda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scrittura della seduzione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2<br \/>\nCome suggerisce il titolo, Retablo ha la struttura di un\u2019ancona a vari scomparti: il romanzo si divide \u2013 come un trittico \u2013 in tre parti (Oratorio, Peregrinazione e Veritas), tre percorsi narrativi che raccontano la stessa storia da tre prospettive differenti. Il filone narrativo principale, il denominatore comune che unisce le tre parti del racconto, \u00e8 una storia di seduzione, la storia dell\u2019amore del frate Isidoro per Rosalia, che viene narrata da tre punti di vista. Nella prima parte, Oratorio, la storia \u00e8 raccontata dalla prospettiva di Isidoro, narratore in prima persona. In Peregrinazione, la parte centrale, l\u2019io narrante \u00e8 quello di Fabrizio Clerici, pittore milanese che Isidoro accompagna nel corso del suo viaggio in Sicilia. La storia di Isidoro si intreccia allora con quella di Clerici, anch\u2019egli amante infelice, in fuga da un amore non corrisposto per la milanese Teresa Blasco, storicamente la nonna di Manzoni, che andr\u00e0 poi in sposa a Cesare Beccaria. Il capitolo finale, Veritas, \u00e8 invece una lettera indirizzata ad Isidoro in cui Rosalia racconta la storia dal proprio punto di vista. E come in un retablo sotto gli elementi del polittico c\u2019\u00e8 una predella, cos\u00ec anche nel romanzo di Consolo al filone narrativo principale si accompagna un altro percorso narrativo, ovvero la storia di un\u2019altra Rosalia, sedotta dal corrotto fra\u2019 Giacinto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 \u2002Per le successive citazioni da quest\u2019opera si indicher\u00e0 d\u2019ora in poi solo il numero di pagina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3<br \/>\nRetablo \u00e8 innanzitutto, come dice Traina (2001: 27), \u201cun romanzo sull\u2019amore deluso\u201d, un tema che affiora sempre assai pudicamente negli altri libri di Consolo, mentre qui si fa motore e ragione di tutta l\u2019azione, di tutto il viaggio. Tre sono dunque le storie d\u2019amore principali (ma ad esse si potrebbero aggiungere altri intrecci secondari) su cui si dipana il filo del racconto. La seconda sezione del libro, quella centrale e di gran lunga la pi\u00f9 estesa, \u00e8 il diario di viaggio che Clerici scrive per Teresa Blasco, la donna amata da cui cerca di allontanarsi compiendo la sua \u201cperegrinazione\u201d attraverso la Sicilia. \u00c8 solo attraverso il \u201ccollaudato contravveleno della distanza\u201d, infatti, che Clerici riesce a ritrovare quell\u2019\u201caura irreale o trasognata\u201d che gli consente di dedicarsi alla scrittura e alla pittura (Consolo, 1987: 87)1. Quello di Clerici \u00e8, per cos\u00ec dire, un caso di seduzione mancata: in fuga da un amore infelice, alla fine del suo viaggio apprender\u00e0 che l\u2019amata sta per unirsi in matrimonio con Cesare Beccaria. Nel descrivere un momento di particolare abbandono nel corso del viaggio, la sosta presso i Bagni Segestani, Clerici chiama a raccolta i pi\u00f9 celebri miti di seduzione della tradizione letteraria: in particolare quello di Ulisse indotto ad accettare i doni della maga Circe o deciso a resistere al canto seduttore delle sirene, oppure la boccacciana novella di Biancofiore (pp. 61-62). La scena del bagno \u00e8 il momento di seduzione pi\u00f9 alto descritto da Clerici, ma \u00e8 significativo che si tratti di una scena giocata sul puro piano dell\u2019immaginazione: come Ulisse con le sirene, Clerici si fa sedurre solo in parte dal canto delle fanciulle che gli giunge attraverso la parete che separa il bagno degli uomini da quello delle donne. Non \u00e8 un caso che il pittore non arrivi ad oltrepassare questa parete che divide i due mondi: in quanto artista egli pu\u00f2 vivere il momento della seduzione solo a livello immaginario, e sempre mediato attraverso il filtro della letteratura. In questo momento di abbandono sensuale quelli che affiorano alla mente di Clerici sono episodi attinti esclusivamente all\u2019immaginario letterario, quasi a frapporre una distanza rassicurante fra s\u00e9 e il mondo, ad attutire attraverso lo schermo della finzione la forza dirompente della realt\u00e0 in tutta la sua concretezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4<br \/>\nUn altro episodio del romanzo \u00e8 emblematico di come la seduzione dell\u2019arte assolva talvolta ad una funzione di compensazione nei confronti di una seduzione mancata nella vita: in quanto castrato, il maestro di canto don Gennaro non potr\u00e0 mai sedurre l\u2019adorata Rosalia, e sublima la propria mutilazione attraverso l\u2019arte:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019est la vie: chi canta non vive e chi vive non canta! [\u2026] siamo castrati tutti quanti vogliamo rappresentare questo mondo: il musico, il poeta, il cantore, il pintore\u2026 Stiamo ai margini, ai bordi della strada, guardiamo, esprimiamo, e talvolta, con invidia, con nostalgia struggente, allunghiamo la mano per toccare la vita che ci scorre per davanti. (p. 158)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5<br \/>\nMa la classica contraddizione decadentista fra arte e vita viene subito contraddetta, relativizzata e deformata da una lente ironica: con un brusco abbassamento di registro Rosalia interpreta questo allungare la mano alla lettera, e lo riconduce ad un piano ben pi\u00f9 concreto e corporeo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha ragione, ha ragione don Gennaro! Cos\u00ec fanno, allungano le mani, questi artisti. Cos\u00ec il vecchio abate Meli, che alla Flora, sbucando avanti a me all\u2019improvviso da un cespuglio, tocca, sospira e va, declamando poesie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec il cavalier Serpotta, lo scoltore plastico, quando il marchese mi port\u00f2 da lui per farmi fare le pose per le statue della Veritas: al posto dello stucco, plasmava me, con insistente mano. (p. 158)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6<br \/>\nUn\u2019analoga concretezza si ritrova nella storia della seduzione di una giovane di nome Rosalia da parte di fra\u2019 Giacinto. Questa narrazione \u00e8 inserita, come si \u00e8 detto, a mo\u2019 di predella a met\u00e0 del romanzo e si sovrappone al racconto di Clerici grazie ad un felice espediente meta-narrativo: Clerici scrive infatti il proprio diario di viaggio sul retro di fogli gi\u00e0 scritti, che recano sul davanti il racconto della storia di Rosalia (una delle tante Rosalie di Retablo, la cui identit\u00e0 o eventuale parentela con la Rosalia di Isidoro resta peraltro imprecisata). Approfittando dell\u2019ingenuit\u00e0 della giovane, Giacinto si serve della religione come travestimento per le proprie voglie e i propri desideri pi\u00f9 licenziosi. La descrizione di questo episodio \u00e8 pervasa di forte sensualit\u00e0 e arricchita di particolari concreti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7<br \/>\nMa la vicenda amorosa centrale su cui si basa tutto il romanzo \u00e8 la storia di seduzione di cui sono protagonisti Isidoro e la giovane Rosalia: sedotto prima dal cibo offertogli da Rosalia e dalla madre, poi dalle bellezze della giovane, Isidoro si innamora follemente, tanto da essere indotto a derubare il convento per portare soldi alle due donne. Scoperto l\u2019imbroglio, Isidoro \u00e8 costretto a fuggire e ad allontanarsi dall\u2019amata. Sar\u00e0 preso a servizio da Clerici, che riconosce in lui la vittima di \u201cuno di quegli amori furenti che non trovano giammai appiglio o risonanza nel cuore del bersaglio al quale disperatamente son puntati. Ma forse questo \u00e8 mai sempre il destino di qualsivoglia amore\u201d (p. 34). L\u2019amore, secondo Clerici, \u201c\u00e8 inseguimento vano, \u00e8 inganno e abbaglio, fuga notturna in circolo e infinita, anelito mai sempre inappagato\u201d (p. 34). La seduzione di Isidoro, nella descrizione che lui stesso ne fa, all\u2019inizio non si discosta molto dai topoi tradizionalmente associati al processo dell\u2019innamoramento. Il fuoco d\u2019amore si accende attraverso gli occhi e gli sguardi, che, conformemente alla tradizione, sono detti \u201clampi\u201d (p. 18): anche la scelta lessicale rimanda dunque alla lirica medievale. Ed \u00e8 proprio sui topoi di questa tradizione (sguardi schivi, donna angelicata) che \u00e8 costruita tutta la scena iniziale della seduzione:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E gli occhi tenea bassi per vergogna, ma da sotto il velario delle ciglia fuggivan lampi d\u2019un fuoco di smeraldo. Mai m\u2019ero immaginato, mai avevo visto in vita mia, in carne o pittato, un angelo, un serafino come lei. (p. 18)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">8<br \/>\nMa \u00e8 una tradizione che si rivela subito inadeguata a rendere conto della concretezza dei fatti, e che pertanto viene subito straniata attraverso l\u2019introduzione di particolari ben pi\u00f9 materiali e corporei:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ch\u00e9 Rosalia, lei, a poco a poco apr\u00ec la mantellina, mostr\u00f2 il corpetto, ciocche arricciate del color del rame, le boccole agli orecchi trasparenti; e sorrideva, con le fossette, mostrando a malapena i denti di cagnola. (pp. 18-19)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2 \u2002Questo passo sembra far eco alla reticenza e allusivit\u00e0 di Francesca nel dantesco: \u201cQuel giorno pi (&#8230;)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">9<br \/>\nIl narratore non si dilunga sui particolari; ed \u00e8 reticente sul seguito, descritto in modo riassuntivo e lapidario: \u201cBreve, la sera appresso conobbi il paradiso. E nel contempo cominci\u00f2 l\u2019inferno, l\u2019inferno pel rimorso del peccato e per la ruberia del guadagno a danno del convento\u201d (p. 19)2. In parte analoghi, ma pi\u00f9 concreti, carnali e sensuali, i toni con cui Rosalia descrive gli stessi eventi dal proprio punto di vista: \u201cmai prima di quella notte io provai il paradiso, n\u00e9 mai per l\u2019innante prover\u00f2. [\u2026] E dopo quella notte, non volli pi\u00f9 lavarmi, sciogliere l\u2019essenza, disperdere l\u2019odore tuo sparso nel mio corpo\u201d (p. 156). Isidoro dal canto suo paragona la figura dell\u2019amata a quella della statua di Santa Rosalia, protettrice di Palermo. La sua passione per la giovane si confonde con il culto e l\u2019adorazione della Santa:<br \/>\nuguale a la Santuzza, sei marmore finissimo, lucore alabastrino, ambra e perla scaramazza, m\u00e0ndola e vaniglia, pasta martorana fatta carne. Mi buttai ginocchioni avanti all\u2019urna, piansi a singulti, a scossoni della cascia, e pellegrini intorno, \u00abmeschino, meschino\u2026\u00bb, a confortare. Ignoravano il mio piangere blasfemo, il mio sacrilego impulso a sfondare la lastra di cristallo per toccarti, sentire quel piede nudo dentro il sandalo che sbuca dall\u2019orlo della tunica dorata, quella mano che s\u2019adagia molle e sfiora il culmo pieno, le rose carnacine di quel seno\u2026 E il collo tondo e il mento e le labbruzze schiuse e gli occhi rivoltati in verso il Cielo\u2026 (p. 16)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">10<br \/>\nE proprio il mito di Santa Rosalia, con la sua caratteristica fusione di misticismo e carnalit\u00e0, sottolinea magistralmente questa sintomatica unione di amore divino e profano: nella descrizione del rapimento di Isidoro venerazione della santa, godimento estetico, desiderio erotico ed esperienza estatica diventano tutt\u2019uno. L\u2019annichilamento di Isidoro \u00e8 totale nel momento in cui riconosce le fattezze dell\u2019amata Rosalia nell\u2019immagine allegorica della Veritas scolpita dal cavalier Serpotta:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davanti a una di quelle dame astanti, una fanciulla bellissima, una d\u00eca, m\u2019arrestai. veritas portava scritto sotto il piedistallo. Era scalza e ignude avea le gambe, su fino alle cosce piene, dove una tunichetta trasparente saliva e s\u2019aggruppava maliziosa al centro del suo ventre, e su velava un seno e l\u2019altro denudava, al pari delle spalle, delle braccia\u2026 Il viso era vago, beato, sorridente\u2026 Mi sentii strozzare il gargarozzo, confondere la testa, mancare i sentimenti. Aprii disperato le ganasce e lanciai un urlo bestiale. \u2013 Rosaliaaa!&#8230; \u2013 urlai, e caddi a terra tramortito. (p. 24)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3 \u2002\u201cIn Consolo il linguaggio letterario cerca di rivaleggiare con la pittura\u201d (Geerts, 2000: 308); \u201cI (&#8230;)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4 \u2002Si veda ad esempio il contributo gi\u00e0 citato di Geerts (2000) sui sapori della cucina consoliana e (&#8230;)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">11<br \/>\nQuesta la descrizione dello stesso fatto dal punto di vista di Clerici: \u201cdavanti a la Verit\u00e0, divenne matto: crollato in terra, si contorse, schium\u00f2, lacerossi gli abiti, la faccia, quindi nel vico si diede a piangere, a urlare come un forsennato\u201d (p. 149). Lo stato di sopraffazione che colpisce Isidoro di fronte all\u2019immagine di Rosalia rimanda ai sintomi della sindrome di Stendhal. C\u2019\u00e8, infatti, un legame inscindibile fra esperienza estetica ed estasi amorosa. \u00c8 attraverso il procedimento dell\u2019ekphrasis, familiare alla tradizione letteraria medievale, che si realizza nella scrittura di Consolo quel legame fra seduzione amorosa e seduzione artistica. Come hanno rilevato molti critici, in Consolo scrittura e arti figurative sono strettamente collegate fra loro3. La seduzione della scrittura consoliana agisce soprattutto sull\u2019aspetto visivo, gioca con l\u2019immagine, lo stimolo ottico. \u00c8 un fenomeno che si ritrova gi\u00e0 nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, dove la storia si sviluppa proprio a partire da un quadro, il Ritratto di ignoto di Antonello da Messina. L\u2019affastellarsi delle sollecitazioni visive \u00e8 una delle componenti fondamentali di quello che \u00e8 stato definito il neo-barocco di Consolo. Non occorre insistere sul legame fra scrittura e pittura in Retablo. Esso \u00e8 annunciato gi\u00e0 programmaticamente nel titolo, e sottolineato inoltre dalla scelta dei personaggi: quello fittizio di Fabrizio Clerici \u00e8, non a caso, pittore, e rimanda direttamente all\u2019omonimo personaggio reale (1913-1993), il pittore amico di Consolo e autore dei cinque disegni che accompagnano la versione a stampa del romanzo. Del resto non \u00e8 solo sulla stimolazione visiva che gioca il barocco consoliano: il discorso letterario di Retablo fa leva su un vero e proprio coinvolgimento dei sensi (oltre alla vista, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, anche l\u2019udito, l\u2019olfatto e soprattutto il gusto)4. Si tratta, pertanto, di una scrittura che pu\u00f2 essere senz\u2019altro definita \u201c seduttiva \u201d, in quanto mette in gioco le tecniche e i meccanismi tipici della seduzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seduzione della scrittura<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">12<br \/>\nLa seduzione in Retablo non \u00e8 dunque solo rappresentazione e tematizzazione del desiderio e delle sue modalit\u00e0 di manifestazione, ma soprattutto tecnica narrativa in atto, procedimento attraverso cui il testo conquista il suo destinatario. Il romanzo, infatti, irretisce il lettore nelle trame molteplici della narrazione, lo sorprende e lo avvince con la sfaccettatura e la pluralizzazione delle voci e delle prospettive, lo affascina con la sua lingua musicale, con un enunciato che, prima di appellarsi al significato, gioca innanzitutto sull\u2019esplorazione delle potenzialit\u00e0 sonore, sfruttate al massimo attraverso il ritmo incalzante delle enumerazioni e un uso altissimo e intenso dell\u2019allitterazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5 \u00c8 lo stesso Consolo a sottolinearlo: \u201cho scelto il nome Rosalia per S. Rosalia, ma anche per scompo (&#8230;)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6 Si veda in particolare l\u2019incipit del romanzo, a cui Consolo si \u00e8 sicuramente ispirato (cf. in propo (&#8230;)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">13<br \/>\nSi \u00e8 gi\u00e0 visto come la stessa storia di amore e seduzione, quella di Isidoro e Rosalia, sia raccontata da tre persone e pertanto a partire da tre prospettive diverse: ognuno narra la propria verit\u00e0, il romanzo \u00e8 costruito su una serie di percorsi indecidibili, tutti altrettanto validi. L\u2019intrecciarsi e il sovrapporsi dei vari racconti conferisce al romanzo una struttura paradigmatica, associativa, verticale. \u00c8 interessante notare come la pluralizzazione dei punti di vista e delle verit\u00e0 possibili avvenga proprio a partire dalle varie figure di donne sedotte o seduttrici, che sembrano confluire in un volto solo: quando infatti Clerici si accinge a disegnare un profilo di donna che nelle sue intenzioni dovrebbe ritrarre l\u2019amata Teresa Blasco, don Vito vi riconosce la Rosalia per amor della quale aveva ucciso il seduttore fra\u2019 Giacinto, mentre Isidoro \u00e8 convinto che si tratti della propria Rosalia (p. 87). Il fulcro su cui convergono tutti questi percorsi sono dunque le fattezze, ma soprattutto il nome di Rosalia, personaggio dall\u2019identit\u00e0 fluttuante e incerta. Questo nome viene a definire personaggi di volta in volta diversi e non identificabili l\u2019uno con l\u2019altro, diventando quindi una sorta di nome comune, nome di genere atto a definire una categoria di validit\u00e0 pressoch\u00e9 universale. Rosalia \u00e8 il nome dell\u2019amata di Isidoro, \u00e8 la Rosalia del manoscritto, \u00e8 la donna amata dal cavalier Serpotta e modello della statua raffigurante la Veritas; ma Rosalia \u00e8 anche la santa venerata a Palermo e oggetto di culto da parte di innumerevoli devoti. Su Rosalia convergono tutti i percorsi di desiderio dei vari personaggi e dello stesso lettore. Tutto ci\u00f2 \u00e8 evidente fin dall\u2019incipit, un sapiente esercizio di bravura stilistica tutto costruito sulla scomposizione del nome in Rosa e Lia e sulle suggestioni ed associazioni che ne scaturiscono5. Si penser\u00e0 in proposito alle innumerevoli valenze attribuite da Petrarca al nome dell\u2019amata Laura, mentre, sul versante moderno, il modello indiscusso \u00e8 senza dubbio il Nabokov di Lolita, non a caso uno scrittore di seduzione per eccellenza6. Nell\u2019incipit di Retablo il gioco fonico e associativo che prende il via dal nome dell\u2019amata \u00e8 un brillante esempio delle capacit\u00e0 di seduzione della lingua consoliana:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha roso, il mio cervello s\u2019\u00e8 mangiato. Rosa che non \u00e8 rosa, rosa che \u00e8 datura, gelsomino, b\u00e0lico e viola; rosa che \u00e8 pomelia, magnolia, z\u00e0gara e cardenia. Poi il tramonto, al vespero, quando nel cielo appare la sfera d\u2019opalina, e l\u2019aere sfervora, cala misericordia di frescura e la brezza del mare valica il cancello del giardino, scorre fra colonnette e palme del chiostro in clausura, coglie, coinvolge, spande odorosi fiati, olezzi distillati, balsami grommosi. Rosa che punto m\u2019ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel cuore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lia che m\u2019ha liato la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento, catena di bagno sempiterno, libame oppioso, licore affatturato, letale pozione, lilio dell\u2019inferno che credei divino, lima che sordamente mi corrose l\u2019ossa, limaccia che m\u2019invischi\u00f2 nelle sue spire, lingua che m\u2019attass\u00f2 come angue che guizza dal pietrame, lioparda imperiosa, lippo dell\u2019alma mia, liquame nero, pece dov\u2019affogai, ahi!, per mia dannazione. Corona di delizia e di tormento, serpe che addenta la sua coda, serto senza inizio e senza fine, rosario d\u2019estasi, replica viziosa, bujo precipizio, pozzo di sonnolenza, cieco vagolare, vacua notte senza lume, Rosalia, sangue mio, mia nimica, dove sei? (pp. 15-16)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">14<br \/>\nTutto il passo \u00e8 giocato sull\u2019enumerazione e sull\u2019accumulazione delle associazioni evocate dal nome Rosalia, associazioni che rimandano soprattutto a percezioni sensoriali. \u00c8 proprio da questo insistito richiamo ai sensi che risulta evidente come il lettore si trovi qui coinvolto in un raffinatissimo gioco di seduzione. Si \u00e8 gi\u00e0 parlato dell\u2019estrema forza visiva e dell\u2019icasticit\u00e0 della scrittura consoliana. Ad essa si aggiungono qui sensazioni uditive create soprattutto dalle sonorit\u00e0 allitteranti del testo e da un andamento ritmico pi\u00f9 vicino alla poesia che alla prosa. Si veda ad esempio la prima frase, in cui vengono elencati gli effetti della rosa sull\u2019io narrante: i cinque elementi che la compongono possono essere letti come versi (i primi quattro saranno senari) a rima alternata (ababa, se si considera confuso e roso come rima siciliana). Non manca il richiamo alle percezioni tattili (la spina della rosa che punge, e pi\u00f9 avanti l\u2019impulso a toccare la statua della santa), ma soprattutto a quelle olfattive e gustative. Sar\u00e0 soprattutto la prima parte del nome, la rosa, ad evocare odori inebrianti, segno di un processo di seduzione in corso, di un desiderio risvegliato e ancora insoddisfatto. Le immagini suscitate dalla seconda parte del nome, Lia, rimandano invece piuttosto alle sensazioni del palato, ad un piacere che, nel momento in cui viene gustato, si rivela subito veleno, seduzione letale che culmina in un \u201cbujo precipizio, pozzo di sonnolenza, cieco vagolare, vacua notte senza lume\u201d. Si noti come le associazioni che prendono il sopravvento alla fine del passo insistano proprio sulla mancanza di luce e sulla cecit\u00e0, a sottolineare il fatto che alla perdita dell\u2019amata corrisponde la fine delle percezioni dei sensi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7 \u2002Cf. De Martino (1992: 48). Si vedano anche i diretti rimandi lessicali: \u201cAhi, non ho ab\u00e8nto\u201d (p. 1 (&#8230;)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">15<br \/>\nAlle associazioni sensoriali risvegliate dal nome Rosalia si aggiungono quelle culturali e letterarie: da un lato l\u2019effigie della santa venerata a Palermo, rappresentata nell\u2019iconografia popolare con il capo cinto da una corona di rose bianche, dall\u2019altro tutte le suggestioni letterarie legate all\u2019immagine della rosa. La seduzione della scrittura nei confronti del lettore si avvale allora di tutta una serie di trame intertestuali che attraversano il testo e si sviluppano proprio a partire dal motivo della rosa: \u00e8 lo stesso Consolo a mettere in risalto le affinit\u00e0 tra il discorso di Isidoro e Rosalia e il contrasto di Cielo d\u2019Alcamo Rosa fresca aulentissima7. Il primo e l\u2019ultimo quadro sono costruiti sul modello del contrasto. L\u2019esempio di seduzione offerto dalla tradizione sar\u00e0 in questo caso ironico. Ma non \u00e8 da escludere nemmeno una suggestione derivante dal Roman de la Rose, storia allegorica di seduzione e conquista amorosa in cui l\u2019amata \u00e8 rappresentata, appunto, da una rosa (ma la metafora risale del resto gi\u00e0 alla tradizione latina). Un altro intertesto di importanza centrale sono I promessi sposi manzoniani: non a caso l\u2019amata di Clerici \u00e8 Teresa Blasco, nonna di Manzoni; e come per quest\u2019ultimo il Seicento era l\u2019occasione per parlare dell\u2019Ottocento, cos\u00ec per Consolo il Settecento \u00e8 il filtro attraverso cui raccontare l\u2019epoca attuale, come dimostra del resto l\u2019anacronismo nella scelta del personaggio di Fabrizio Clerici, in realt\u00e0, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, pittore contemporaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">16<br \/>\nLa stratificazione dei piani temporali viene ad aggiungersi alla sovrapposizione dei piani narrativi di cui si parlava prima. Quest\u2019ultima trova la sua realizzazione pi\u00f9 evidente nell\u2019espediente dei fogli gi\u00e0 scritti da Rosalia sul cui retro Clerici annota i suoi appunti di viaggio. Dice in proposito il narratore:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra un destino, quest\u2019incidenza, o incrocio di due scritti, sembra che qualsivoglia nuovo scritto, che non abbia una sua tremenda forza di verit\u00e0, d\u2019inaudito, sia la controfaccia o l\u2019eco d\u2019altri scritti. Come l\u2019amore l\u2019eco d\u2019altri amori da altri accesi e ormai inceneriti. (p. 89)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">17<br \/>\nIn tal modo Clerici istituisce un parallelo diretto fra scrittura e vicende amorose. E prosegue paragonando l\u2019intersezione delle scritture a un retablo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E il mio diario dunque ha proceduto [\u2026] come la tavola in alto d\u2019un retablo che poggia su una predella o base gi\u00e0 dipinta, sopra la memoria vera, vale a dire, e originale, scritta da una fanciulla di nome Rosalia. Che temo sia la Rosalia amata da don Vito Sammataro, per la quale uccise, e si convert\u00ec in brigante. O pure, che ne sappiamo?, la Rosalia di Isidoro. O solamente la Rosalia d\u2019ognuno che si danna e soffre, e perde per amore. (p. 89)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">18<br \/>\nLa metafora del retablo equivale qui a quella postmoderna del palinsesto. L\u2019espediente dei fogli gi\u00e0 scritti e riscritti sul retro, che la veste tipografica del romanzo riproduce fedelmente, raffigura in modo concreto e visibile quell\u2019intertestualit\u00e0 di cui si parlava prima e che costituisce uno dei tratti salienti di Retablo. Il lettore pu\u00f2 scegliere liberamente quale delle due storie leggere. L\u2019interpretazione \u00e8 aperta e l\u2019intrecciarsi dei piani narrativi ha come effetto, da un lato, la pluralizzazione dei punti di vista, dall\u2019altro per\u00f2 anche l\u2019universalizzazione del destino individuale. La verit\u00e0, sebbene inafferrabile, \u00e8 al tempo stesso universalmente valida: tutti sono accomunati da uno stesso destino, vittime di uno stesso gioco di seduzione. La moltiplicazione dei piani narrativi \u00e8, in ultima analisi, solo apparente, perch\u00e9 tutti i percorsi convergono alla fine verso un destino universale che coinvolge tutti, lettore incluso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">19<br \/>\nL\u2019immagine del retablo compare pi\u00f9 volte nel romanzo, secondo la tecnica postmoderna della mise en abyme. La spiccata autoreferenzialit\u00e0 e autoriflessivit\u00e0 letteraria di certi passi \u00e8 finalizzata ad un processo autocritico che si rivolge contro l\u2019arte e le sue capacit\u00e0 di seduzione, contro la sua natura finzionale e fasulla che trae in inganno lo spettatore ingenuo. Tuttavia si tratta di un inganno che si rivela anche benefico, in quanto seduce, ovvero allontana l\u2019ingannato dalla triste realt\u00e0, offrendogli consolazione e oblio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019invenzione di far veder nel quadro ci\u00f2 che si vole, dietro ricatto d\u2019essere, se non si vede, fortemente manchevole o gravato d\u2019una colpa, non mi sembr\u00f2 originar da loro. E mi sovvenni allora ch\u2019era la trama comica de l\u2019entrem\u00e9s del celebre Cervantes, intitolato appunto El retablo de las maravillas, giunto di Spagna in questa terra sicola e dai due fanf\u00e0ni trasferito dalla finzione del teatro nella realitate della vita per guadagnar vantaggi e rinomanza. Io mi chiedei allor, al di l\u00e0 dell\u2019imbroglio di Cris\u00e8malo e Chinig\u00f2, nel vedere quei rozzi villici rapiti veramente e trasportati in altri mondi e vani, su alte sfere e acute fantasie, sopra piani di luce e trasparenze, col solo appiglio d\u2019un quadro informe e incomprensibile e la parola pi\u00f9 mielosa e scaltra, io mi chiedei se non sia mai sempre tutto questo l\u2019essenza d\u2019ogni arte (oltre ad essere un\u2019infinita derivanza, una copia continua, un\u2019imitazione o impunito furto), un\u2019apparenza, una rappresentazione o inganno, come quello degli \u00f2mini che guardano le ombre sulla parete della caverna scura, secondo l\u2019insegnamento di Platone, e credono sian quelle la vita vera, il reale intero, come l\u2019inganno per la follia dolce de l\u2019ingegnoso hidalgo de la Mancha don Chisciotte, che combatt\u00e9 contra i molini a vento presi per giganti, o per furore tragico d\u2019Aiace che fe\u2019 carneficina delle greggi credendola d\u2019Atridi, o come l\u2019illusione che crea ad ogni uom comune e savio l\u2019ambiguo velo dell\u2019antica Maya, velo benefico, al postutto e pietoso, che vela la pura realt\u00e0 insopportabile, e insieme per allusione la rivela; l\u2019essenza dico, e il suo fine il trascinare l\u2019uomo dal brutto e triste, e doloroso e insostenibile vallone della vita, in illusori mondi, in consolazioni e oblii. Ch\u2019ora accattavano i villani a poco prezzo, ponendo nel cappello piumato di Chinig\u00f2 il loro obolo. (pp. 55-56)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">20<br \/>\nIl retablo \u00e8 dunque una metafora dell\u2019arte, della sua inadeguatezza a rappresentare il reale in maniera univoca e attendibile e al tempo stesso del suo grande fascino e potere di seduzione. In un\u2019intervista l\u2019autore ribadisce che \u201cl\u2019idea del retablo \u00e8 mutuata da Cervantes, il padre del romanzo moderno. In effetti l\u2019arte non rappresenta mai la verit\u00e0; ma semmai rappresenta la verit\u00e0 ideologica di chi scrive\u201d (De Martino, 1992: 40). Quella di Cervantes \u00e8, dice Consolo, \u201cun\u2019autocritica dell\u2019arte come illusione\u2026 un\u2019ironia su se stessi. L\u2019arte come menzogna. Il Don Chisciotte \u00e8 il pi\u00f9 grande romanzo ironico, un\u2019ironia sui poemi cavallereschi\u201d (De Martino, 1992: 48). E altrettanto ironico \u00e8 il titolo dell\u2019ultimo capitolo di Retablo, Veritas, che \u00e8 anche il nome della statua allegorica modellata sulle fattezze di Rosalia. La verit\u00e0 che Rosalia rivela alla fine nella lettera in cui confessa il proprio amore per Isidoro non \u00e8 che una delle possibili varianti della stessa storia di seduzione. Sar\u00e0 da leggere in chiave ironica la ripetizione della formula \u201cBella, la verit\u00e0\u201d, che ricorre con cadenza quasi ossessiva nel discorso di Rosalia. Emblematico \u00e8 anche il passo, citato sopra, dove la statua raffigurante la Veritas viene descritta dalla prospettiva di Isidoro (p. 24): la verit\u00e0 non \u00e8 altro che una figura di donna seducente e ingannatrice. La seduzione sensuale operata dalla statua rimanda a quella intellettuale esercitata dal concetto di verit\u00e0: esattamente come la seduzione dei sensi, la seduzione intellettuale della verit\u00e0 si rivela illusoria e fasulla, e viene subito dopo relativizzata attraverso il racconto della stessa storia a partire da altri punti di vista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">21<br \/>\nRetablo \u00e8, in ultima analisi, un romanzo sulla seduzione avvenuta e bruscamente finita (quella di Isidoro e Rosalia), sulla seduzione mancata (quella di Teresa Blasco da parte di Clerici), sulla seduzione dai risvolti tragici (quella di Rosalia da parte di fra\u2019 Giacinto, brutalmente ucciso dall\u2019innamorato Don Vito), o sulla seduzione spostata, deviata (la seduzione dell\u2019arte che compensa quella irrealizzabile della carne fra don Gennaro e Rosalia). Ma soprattutto \u2013 e in questo consiste la particolarit\u00e0 del romanzo \u2013 la seduzione rappresentata va di pari passo con la seduzione in atto esercitata dalla scrittura, che trascina il lettore coinvolgendolo su molteplici piani di lettura. La conseguente relativizzazione della verit\u00e0 artistica fa parte di un processo autocritico che si rivolge non solo contro la \u201cvalanga di libri e di libresse privi d\u2019anima, costrutto, lep\u00f3re e ragione ch\u2019oggid\u00ec invadon biblioteche, botteghe di librai, si spargono pel mondo\u201d (p. 30), ma contro l\u2019arte tutta in generale, e perfino, in particolare, contro lo stesso Retablo consoliano. Cos\u00ec come il retablo ovvero il quadro teatrale seduce e inganna i \u201crozzi villici rapiti\u201d (p. 55) che lo contemplano, altrettanto fa il romanzo Retablo in quanto prodotto artistico: la mise en abyme \u00e8 allora al tempo stesso da un lato uno specchio autoriflessivo e autocritico che riflette la finzione artistica, dall\u2019altro uno specchio che rifrange la realt\u00e0 e la riproduce in modo sfaccettato e molteplice, rivelandone in tal modo l\u2019irrimediabile inafferrabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Battaglia S., Grande dizionario della lingua italiana, Torino, UTET, 1961.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consolo V., Retablo, Palermo, Sellerio, 1987.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">De Martino M., Intervista a Vincenzo Consolo, in L\u2019opera di Vincenzo Consolo. (Dissertazione inedita presentata presso la University of Alberta), 1992, pp. 35-49.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Geerts W., L\u2019euforia a tavola. Su Vincenzo Consolo, in Soavi sapori della cultura italiana, Atti del XIII Congresso dell\u2019A.I.P.I., Verona\/Soave, 27-29 agosto 1998, B. Van den Bossche (ed.), Firenze, Cesati, 2000, pp. 307-316.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nabokov V., Lolita, Novels 1955-1962, New York, The Library of America, 1996.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scuderi A., Scrittura senza fine. Le metafore malinconiche di Vincenzo Consolo, Enna, Il Lunario, 1997.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segre C. e Ossola C. (eds), Antologia della poesia italiana. Duecento, Torino, Einaudi, 1997.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Traina G., Vincenzo Consolo, Fiesole (Firenze), Cadmo, 2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Notes<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 \u2002Per le successive citazioni da quest\u2019opera si indicher\u00e0 d\u2019ora in poi solo il numero di pagina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2 \u2002Questo passo sembra far eco alla reticenza e allusivit\u00e0 di Francesca nel dantesco: \u201cQuel giorno pi\u00f9 non vi leggemmo avante\u201d (Inferno, V, 138).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3 \u2002\u201cIn Consolo il linguaggio letterario cerca di rivaleggiare con la pittura\u201d (Geerts, 2000: 308); \u201cIn Retablo c\u2019\u00e8 l\u2019esplicitazione dell\u2019esigenza della citazione iconografica: il \u00abretablo\u00bb appartiene alla pittura ma \u00e8 anche \u00abteatro\u00bb, come nell\u2019intermezzo di Cervantes\u201d (Traina, 2001: 130).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4 \u2002Si veda ad esempio il contributo gi\u00e0 citato di Geerts (2000) sui sapori della cucina consoliana e i numerosi passi del romanzo dedicati ai piaceri culinari (fra l\u2019altro, pp. 45, 51, 56-57).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5 \u00c8 lo stesso Consolo a sottolinearlo: \u201cho scelto il nome Rosalia per S. Rosalia, ma anche per scomposizione rosa e lia\u201d (De Martino, 1992: 48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6 Si veda in particolare l\u2019incipit del romanzo, a cui Consolo si \u00e8 sicuramente ispirato (cf. in proposito Scuderi, 1997: 105):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul. Lo-lee-ta : the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth. Lo. Lee. Ta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">She was Lo, plain Lo, in the morning, standing four feet ten in one sock. She was Lola in slacks. She was Dolly at school. She was Dolores on the dotted line. But in my arms she was always Lolita. (Nabokov, 1996: 7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7 \u2002Cf. De Martino (1992: 48). Si vedano anche i diretti rimandi lessicali: \u201cAhi, non ho ab\u00e8nto\u201d (p. 16) richiama il \u201cper te non ajo abento notte e dia\u201d di Cielo d\u2019Alcamo (Segre e Ossola, 1997: 93). L\u2019interesse per Cielo d\u2019Alcamo \u00e8 documentato inoltre nel romanzo stesso dall\u2019episodio metaletterario dell\u2019incontro di Clerici con l\u2019\u201cAccademia de\u2019 Ciulli Ardenti\u201d di Alcamo, dove si discute sull\u2019opportunit\u00e0 di \u201cfar crescere la cima sicola da r\u00e0dica toscana o puramente far sbocciare in aura toscana la semente sicola\u201d (p. 46).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tatiana Bisanti, \u00ab Seduzione amorosa e seduzione artistica in Retablo di Vicenzo Consolo \u00bb, Cahiers d\u2019\u00e9tudes italiennes, 5 | 2006, 57-68.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R\u00e9f\u00e9rence \u00e9lectronique<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tatiana Bisanti, \u00ab Seduzione amorosa e seduzione artistica in Retablo di Vicenzo Consolo \u00bb, Cahiers d\u2019\u00e9tudes italiennes [En ligne], 5 | 2006, mis en ligne le 15 mars 2008, consult\u00e9 le 27 mai 2016. URL : http:\/\/cei.revues.org\/813<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tatiana Bisanti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Universit\u00e4t des Saarlandes \u2013 Saarbr\u00fccken<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Du m\u00eame auteur<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra differenza e identit\u00e0 microcosmo e ibridismo in alcuni romanzi di Luigi Meneghello [Texte int\u00e9gral]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paru dans Cahiers d\u2019\u00e9tudes italiennes, 7 | 2008<\/p>\n<p>litt\u00e9rature contemporaine italienne \u00bb (Universit\u00e9 Stendhal \u2013 Grenoble<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seduzione amorosa e seduzione artistica in Retablo di Vicenzo Consolo Tatiana Bisanti &nbsp; La scrittura della seduzione La seduzione della scrittura 1 \u00c8 solo a partire dal XVI secolo che il verbo sedurre ha acquisito l\u2019accezione oggi comunemente pi\u00f9 diffusa, quella di \u201cconvincere al rapporto sessuale\u201d, entrata nell\u2019italiano per influenza del francese s\u00e9duire. 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