{"id":1136,"date":"1994-11-05T20:18:22","date_gmt":"1994-11-05T20:18:22","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1136"},"modified":"2016-05-26T20:28:22","modified_gmt":"2016-05-26T20:28:22","slug":"le-armi-della-poesia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1136","title":{"rendered":"Le armi della poesia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/images.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1137 alignleft\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/images.jpg\" alt=\"images\" width=\"202\" height=\"175\" \/><\/a>Le armi della poesia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giuseppe Pederiali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Ora non pu\u00f2 narrare. Quanto preme e travaglia arresta il tempo, il labbro, spinge contro il muro alto, nel cerchio breve, scioglie il lamento, il pianto. Solo pu\u00f2 dire intanto che un giorno se ne part\u00ec con bagaglio di rimorsi e pene. Part\u00ec da una valle d&#8217;assenza e di silenzio, mute di randagi, nugoli di corvi su tufi e calcinacci&#8230;&#8221; Comincia cosi il libro di Vincenzo Consolo L&#8217;oliva e l&#8217;olivastro: un ritorno alla Sicilia, senza farne la solita ricerca del tempo perduto da intellettuale trasferitosi al Nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consolo, con una lingua colta poetica e a volte gridata, cerca invece di capire l&#8217;origine dei mali che affliggono l&#8217;Isola (e, per naturale vicinanza, anche la Penisola: lo Stretto di Messina \u00e8 ben poca cosa). Passando acrobaticamente dalla prima alla seconda e alla terza persona, l&#8217;autore ci accompagna in un viaggio che tocca le principali localit\u00e0 della Sicilia, e anche quelle meno note con affascinanti contaminazioni tra passato e presente, tra storia, mito e la realt\u00e0 pi\u00f9 degradata. Incontriamo Ulisse naufrago alle prese con il ciclope e con i rimorsi per le guerre e le distruzioni vissute: ci immettiamo nei fantasmi degli emigranti greci che fondarono citt\u00e0 accanto ai villaggi siculi, e incontriamo i siciliani delle grandezze e delle miserie. In bellissime pagine: Giovanni Verga e suoi personaggi: &#8216;Ntoni, Mena, Maruzza, i vinti tra i quali lo scrittore sembra volersi esiliare, forse offeso perch\u00e9 alla sua grandezza gli sembra preferiscono la grancassa di D&#8217;Annunzio. Ci vuole l&#8217;intervento di Pirandello perch\u00e9 Verga si decida ad apparire in pubblico. Non mancano le presenze di Vittorini e di Sciascia, insieme a quelle di Maupassant o del poeta bavarese Auguszt von Platen: figli o figli naturali o adottivi dell&#8217;Isola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;oliva e l&#8217;olivastro stanno a significare le due anime della Sicilia, nate dal medesimo tronco, ma poi separate: la poesia degli uomini e la bestialit\u00e0 di altri uomini. Ma non \u00e8 solo di suggestioni letterarie che si nutrono le pagine di Consolo. Quando ci si imbatte nei moderni templi innalzati dagli uomini dell&#8217;olivastro l&#8217;invettiva si fa feroce, precisa, sofferta. &#8220;Dire di Gela nel modo pi\u00f9 vero e forte, dire di questo estremo disumano, quest&#8217;olivastro, questo frutto amaro, questo feto osceno del potere e del progresso, dire del suo male infinite volte detto, dirlo fuor di racconto, di metafora, \u00e8 impresa ardua o vana&#8230;&#8221;. L&#8217;autore \u00e8 consapevole che pu\u00f2 fare ben poco contro queste e altre brutture, ma la fiducia negli uomini dell&#8217;olivo sembra prevalere, e il viaggio continua senza dimenticare la Valle del Belice, Gibellina, Mazara (&#8220;arricchita e violenta, dove cominci\u00f2 l&#8217;emigrazione in Italia dei poveri del Terzo mondo&#8230;&#8221;) e la stessa Palermo, sola sfiorata perch\u00e8 da sola esigerebbe un intero libro&#8230; Vincenzo Consolo si muove nella sua terra e tra la sua gente come un amante tradito, a volte pieno di odio, a volte trascinato dall&#8217;amore che, comunque, resta il sentimento pi\u00f9 forte. In certi brani narrativi, autobiografici o ispirati a fatti della cronaca o della storia, ritroviamo il Consolo romanziere amato dal pubblico. Ma anche l&#8217;insieme di questo libro dalla originale struttura di viaggio della memoria e dell&#8217;indignazione, rappresenta una lettura intelligente e insolita: tra l&#8217;altro consente di rivisitare la storia della Sicilia dalle civilt\u00e0 millenarie del passato remoto fino a don Luigi Sturzo e ai moderni eroi sacrificati alla mafia. Tra gli altri incontriamo a Siracusa, il Caravaggio intento a dipingere una Santa Lucia giudicata poi troppo realista, e per questo inaccettabile. Oggi il potere accetta dagli artisti ogni verit\u00e0, ogni denuncia, anche perch\u00e8 convinto che le parole della poesia non siano un&#8217;arma pericolosa. Ma forse sbaglia.<br \/>\n(Italia Oggi, 5 novembre 1994)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le armi della poesia Giuseppe Pederiali &#8220;Ora non pu\u00f2 narrare. Quanto preme e travaglia arresta il tempo, il labbro, spinge contro il muro alto, nel cerchio breve, scioglie il lamento, il pianto. 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