{"id":1127,"date":"2005-10-24T07:42:27","date_gmt":"2005-10-24T07:42:27","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1127"},"modified":"2024-10-16T17:41:47","modified_gmt":"2024-10-16T17:41:47","slug":"struttura-azione-di-poesia-e-narrativita-nella-scrittura-di-vincenzo-consolo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1127","title":{"rendered":"Struttura-azione di poesia e narrativit\u00e0 nella scrittura di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/DSC_0935.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1128 aligncenter\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/DSC_0935-300x231.jpg\" alt=\"DSC_0935\" width=\"922\" height=\"710\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/DSC_0935-300x231.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/DSC_0935-1024x787.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 922px) 100vw, 922px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Struttura-azione di poesia e narrativit\u00e0<br \/>\nnella scrittura di Vincenzo Consolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria Attanasio<br \/>\nScrittrice<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla ricerca di un\u2019espressivit\u00e0 nuova rispetto all\u2019omologazione linguistica della contemporaneit\u00e0, la scrittura di Vincenzo Consolo assume le modalit\u00e0 ritmiche e la densit\u00e0 metaforica della poesia: una vera e propria struttura-azione testuale che fa interferire la lingua della memoria e la memoria della lingua, la sequenzialit\u00e0 del tempo narrativo e la verticalit\u00e0 di quello della poesia. Bench\u00e9 tutti i suoi libri siano traboccanti di citazioni, epigrafi e continui riferimenti a poeti d\u2019ogni luogo e tempo \u2014 da Omero a Teocrito, ad Ariosto, a Iacopo da Lentini, a Shakespeare, a Leopardi, a D\u2019Annunzio, a Dante, e a tanti altri \u2014 Vincenzo Consolo non ha mai pubblicato un libro di poesie, a differenza degli altri scrittori contemporanei siciliani \u2014 Sciascia, Addamo, Bufalino, Bonaviri, D\u2019Arrigo, ad esempio \u2014 la cui narrativa \u00e8 stata spesso affiancata o preceduta da un\u2019autonoma produzione poetica. Eppure \u00e8 poeta, il pi\u00f9 poeta tra i narratori siciliani; non si tratta di una generica liricit\u00e0 che crocianamente trasborda in ogni genere, ma di una testualit\u00e0 che, dentro le sequenze del tempo narrativo dei romanzi, e in quelle argomentative della saggistica, fonde libert\u00e0 espressiva e referenzialit\u00e0 compositiva,ragioni etiche e motivazioni estetiche, ideologia e parola: immaginifica interazionetra la lingua della memoria, che restituisce il passato come metafora del presente, e la memoria della lingua, che, immergendosi nella lievitante stratificazione culturale e mitica delle parole, restituisce significativit\u00e0 al linguaggio; esemplare \u00e8 in questo senso un racconto appartenente a Le pietre di Pantalica, I linguaggi del bosco, in cui lo scrittore racconta l\u2019esperienza di un fanciullo che, durante un soggiorno in campagna, apprende dalla selvatica amica Amalia ad ascoltare il bosco \u2014 il suono del vento tra gli alberi, il gorgoglio dell\u2019acqua, l\u2019oscurata parola delle bestie \u2014 e a rinominare con una lingua argotica ogni cosa Fu lei a rivelarmi il bosco, il bosco pi\u00f9 intricato e segreto. Mi rivelava i nomi di ogni cosa, alberi, arbusti, erbe, fiori, quadrupedi, rettili, uccelli, insetti\u2026 E appena li nominava, sembrava che in quel momento esistessero. Nominava in una lingua di sua invenzione, una lingua unica e personale, che ora a poco a poco insegnava a me e con la quale per la prima volta comunicava.1 metafora della necessit\u00e0 di una espressivit\u00e0 nuova in una contemporaneit\u00e0 che, in nome del mercato e del profitto, opera, anche a livello linguistico, una marginalizzazione dei valori di un mondo a carattere antropocentrico. E in questi ultimi anni pi\u00f9 che mai: la definizione di \u00abguerra umanitaria\u00bb ad esempio, o l\u2019umanizzazione di borse e mercati che \u00abtremano, soffrono, si esaltano, si deprimono, sono euforiche\u00bb, ecc., mentre, ridotti a puri beni strumentali dell\u2019economia, gli uomini sono diventati semplici \u00abrisorse\u00bb, talvolta da \u00abrottamare\u00bb. Vincenzo Consolo ha sempre respinto la piatta orizzontalit\u00e0 della lingua \u2014 quella da lui definita \u00abtecnologica-aziendale\u00bb che, diffusa dai mezzi di informazione, rende afasica la realt\u00e0 \u2014 spingendo invece la sua prosa a contaminarsi con altri generi, soprattutto con la verticalit\u00e0 immaginativa e demercificata del linguaggio poetico. La poesia \u00e8 infatti oggi l\u2019unica tra le arti che non diventa merce, perch\u00e9 il suo linguaggio, traboccando sempre dalla pura formulazione linguistica, non pu\u00f2 mai totalmente identificarsi con quello della comunicazione: \u00abcoscienza anticipante\u00bb, rispetto ai valori del proprio tempo, ma anche coscienza critica nei confronti del linguaggio del proprio tempo. La sua ricerca espressiva si muove perci\u00f2 verso una scrittura che sia, insieme, esperienza di verit\u00e0 \u2014 non di semplice realt\u00e0 \u2014 e testimonianza di libert\u00e0. Verit\u00e0 della storia \u2014 nella storia \u2014 e libert\u00e0 della parola \u2014 nella parola \u2014 costituiscono infatti la struttura ideologicamente portante della sua narrativit\u00e0, che nella metafora del viaggio \u2014 presente e centrale in tutti i suoi libri \u2014 si congiungono, corrispondendo spesso \u2014 il viaggio e la scrittura \u2014 all\u2019inizio e alla fine dello sviluppo narrativo; tappe necessarie di un processo conoscitivo che, coniugando storia ed esistenza, diventa presa di coscienza, parola, il cui nucleo \u2014 insieme motivazione e finalit\u00e0 \u2014 \u00e8 sempre l\u2019uomo, \u00abPrima viene la vita, \u2014 scrive in Retablo \u2014 quella umana, sacra, inoffendibile, e quindi ogni altro: filosofia, scienza, arte, poesia, bellezza\u2026\u00bb. 2<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>Vincenzo CONSOLO, Le pietre di Pantalica, Milano: Mondadori,1988, p. 155.<\/li>\n<li>Vincenzo CONSOLO, Retablo, Palermo: Sellerio, 1987, p. 131.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il primo romanzo, La ferita dell\u2019aprile (Mondadori, 1963) e l\u2019ultimo,\u00a0Lo spasimo di Palermo (Mondadori, 1999), il rapporto tra storia e parola \u2014 e\u00a0quindi il senso della metafora del viaggio \u2014 si modifica per\u00f2 profondamente.\u00a0Se fino a Retablo il viaggio \u00e8 avventura conoscitiva e utopia, che dilatano il\u00a0tempo, ingannano la morte \u2014 la causa vera del viaggio, per Fabrizio Clerici,\u00a0il protagonista di questo libro, \u00ab\u00e8 lo scontento del tempo che viviamo, della\u00a0nostra vita, di noi, e il bisogno di staccarsene, morirne, e vivere nel sogno dell\u2019ere\u00a0passate, antiche, che nella lontananza ci figuriamo d\u2019oro, poetiche, come\u00a0sempre \u00e8 nell\u2019irrealt\u00e0 dei sogni, sogni intendo come sostanza de\u2019 nostri desideri\u00bb3,\u00a0nella produzione successiva perde ogni connotazione conoscitiva, diventa\u00a0nostos, amara verifica in un \u00abpaese piombato nella notte\u00bb, \u00abnell\u2019Europa\u00a0deserta di ragione\u00bb; Chino Martinez, il protagonista de Lo Spasimo di Palermo, ha infatti la consapevolezza che ogni viaggio \u00e8 \u00abtempesta, tremito, perdita,\u00a0dolore, incontro e oblio, degrado, colpa sepolta rimorso, assillo senza posa\u00bb.\u00a04\u00a0La modificazione del senso della storia modifica anche quello della parola,\u00a0con un\u2019accentuazione sempre pi\u00f9 espressiva ed espressionista del suo linguaggio, e con un utilizzo in funzione narrativamente destrutturante, rispetto a un\u00a0tradizionale concetto di romanzo; un utilizzo, in questo senso, presente fin\u00a0dalle prime opere.\u00a0In un saggio del 1997, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio vent\u2019anni dopo, che\u00a0conclude la raccolta di saggi Al di qua dal faro, scrive:\u00a0Il suo linguaggio e la sua struttura volevano indicare il superamento in senso\u00a0etico, estetico, attraverso mimesi, parodie, fratture, spezzature, oltranze immaginative, dei romanzi d\u2019intreccio dispiegati e dominati dall\u2019autore, di tutti i\u00a0linguaggi logici, illuministici, che nella loro limpida, serena geometrizzazione\u00a0escludevano le voci dei margini.5\u00a0Una vera e propria \u00abstruttura-azione\u00bb di poesia potentemente interviene a\u00a0costituire il corpo stesso della narrativit\u00e0 di Vincenzo Consolo, restringendo\u00a0gli spazi di comunicazione, dissolvendo ogni ordinata sequenzialit\u00e0 di tempi\u00a0e di sintassi, travalicando ogni rigida separazione tra i generi; ed emergendo\u00a0in punte espressive \u2014 disancorate dalla narrazione \u2014 con due difformi e spesso\u00a0simultanei riporti: tragico nei confronti della storia, lirico nei confronti della\u00a0natura; una dimensione, quest\u2019ultima, vissuta quasi con un senso di imbarazzo\u00a0dalla coscienza etica e ideologica dell\u2019autore, che ne teme la smemorante e\u00a0avvolgente bellezza fuori dalla storia.\u00a0Lo scrittore sente per\u00f2 fortemente il malioso richiamo che da essa proviene:\u00a0la straniante fascinazione di forme, suoni, segni, paesaggi che, intrecciandosi o alternandosi agli echi drammatici e stridenti della storia, come una sorta\u00a0di respiro profondo attraversa tutta la sua scrittura; non si tratta di una schi-Ibid., p. 177. Op. cit., p. 98.Vincenzo CONSOLO, Di qua dal faro, Milano: Mondadori, 2001, p. 282.\u00a0zofrenia espressiva, ma di una strutturale complementariet\u00e0, come complementari\u00a0\u2014 all\u2019interno di una complessiva visione del mondo \u2014 sono in Dante\u00a0e Leopardi, filosofia e sentimento, ideologia e poesia. E non \u00e8 un caso che\u00a0entrambi, insieme a Omero, a Eliot e a Lucio Piccolo, siano i poeti di riferimento\u00a0pi\u00f9 presenti nella sua scrittura, che assume talvolta il carattere di una\u00a0visionaria riscrittura, pulsante di echi, parole, reperti linguistici, risalenti dal fondo del gi\u00e0 scritto. In una sorta di rarefatto silenzio leopardiano, ne Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00a0\u2014 mentre il bastimento con il Mandralisca e tutto il suo carico di storia ed esistenze, approda davanti alla Rocca di Tindari \u2014 risuona, al di sopra dei tempi e degli spazi della narrazione, la voce visionaria dello scrittore a\u00a0richiamare dal buio dei millenni Adelasia, la solitaria badessa centenaria, che\u00a0torna ad aggirarsi tra le celle ormai disabitate, a interrogare invano l\u2019immemore\u00a0fluire\u00a0Quindi Adelasia, regina d\u2019alabastro, ferme le trine sullo sbuffo, impassibile attese che il convento si sfacesse. Chi \u00e8, in nome di Dio? \u2014 di solitaria badessa centenaria in clausura domanda che si perde per le celle, i vani enormi, gli anditi vacanti. \u2014 Vi manda l\u2019arcivescovo? \u2014 E fuori era il vuoto. Vorticare di giorni e soli e acque, venti a raffiche, a spirali,\u00a0 uro d\u2019arenaria che si sfalda, duna che si spiana, collina, scivolio di pietra, consumo. Il cardo emerge, si torce, offre all\u2019estremo il fiore tremulo, diafano\u00a0per l\u2019occhio cavo dell\u2019asino bianco. Luce che brucia, morde, divora lati spigoli\u00a0contorni, stempera toni macchie, scolora. Impasta cespi, sbianca le ramaglie, oltre la piana mobile di scaglie orizzonti vanifica, rimescola le masse.6\u00a0Lo stesso cosmico smarrimento dei sensi e dell\u2019intelletto lo restituisce attraverso\u00a0il protagonista di Retablo, che, sul colle di Segesta, davanti alla grandiosit\u00e0\u00a0dell\u2019arte e della natura, vede spalancarsi le inaudite voragini del tempo:\u00a0Sedetti su lo stil\u00f2bate, fra le colonne, sotto l\u2019architrave da cui pendeva e oscillava\u00a0al vento il cappero, il rovo, l\u2019euforbia, a contemplare il deserto spazio, ascoltare il silenzio spesso su codesto luogo. Un silenzio ancora pi\u00f9 smarrente\u00a0per lo strider delle gazze, dei corvi, che neri sopra il cielo del tempio e sopra il\u00a0vuoto della gran voragine grevi volteggiano, per frinire lungo di cicale e il gorgogliare\u00a0dell\u2019acque del Crinisio o Scamandro che dall\u2019abisso, eco sopra eco,\u00a0sonora si levava.\u00a07\u00a0finendo con la letterale citazione di un verso de L\u2019Infinito leopardiano. \u00abE\u00a0sedendo e mirando\u2026\u00bb.\u00a0C\u2019\u00e8 una circolarit\u00e0 geografica nella scrittura consoliana: gli stessi luoghi\u00a0\u2014 esemplari di una perduta bellezza, come i resti della grecit\u00e0, o di una\u00a0aggrovigliata contemporaneit\u00e0, come la Palermo barocca, o la tecnologica Vincenzo CONSOLO, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Torino: Einaudi, 1976, p. 8. Op. cit., p. 79.\u00a0Milano \u2014 ritornano ciclicamente nelle sue opere; Segesta torner\u00e0 infatti a\u00a0essere rappresentata ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro:\u00a0E l\u00e0, nel centro, nel recinto aperto in ogni lato, verso ogni punto, esposto alla\u00a0notte dell\u2019estate che porta sulle brezze odori arsicci di fieni, nepitelle, porta le\u00a0scansioni del silenzio, del buio, strida, pigolii, sprazzi verdastri, gialli, luccichii, aperto in alto all\u2019infinito spazio, mi pongo arreso, supino, e vado, mi\u00a0perdo nella lettura stupefatta del libro immenso, in incessante mutamento,\u00a0nella scrittura abbagliante delle stelle, dei soli remoti, dei chiodi tremendi del\u00a0mistero\u2026..Rimango immobile e contemplo, sprofondo estatico nei palpiti,nei fuochi, nei bagliori, nei frammenti incandescenti che si staccano, precipitano filando, si spengono, finiscono nel pi\u00f9 profondo nero.8 Un testo di una straordinaria intensit\u00e0 poetica; l\u2019immagine di quei \u00abchiodi\u00a0tremendi del mistero\u00bb resta, ad esempio, ostinata a perciare la mente: l\u2019enigma\u00a0dell\u2019improvviso ritrovarsi esistenti nel tempo.\u00a0Interminabili potrebbero essere le citazioni, tratte da tutti i suoi libri, a\u00a0esemplificazione della variegata e lirica restituzione della natura; del paesaggio\u00a0soprattutto, colto in tutte le ore e le stagioni: dalla campagna alla citt\u00e0 al\u00a0mare, la cui plurale valenza simbolica nella sua scrittura meriterebbe una trattazione\u00a0a parte; nella lunga e illuminante intervista, pubblicata ne La fuga dall\u2019Etna\u00a0(Donzelli, 1993), lo scrittore definisce infatti il mare, come un luogo\u00a0di invasione e possessione della natura, dell\u2019esistenza, dei miti e dei simboli:\u00a0simboli ambigui, spesso, insieme, di valori opposti, stridenti come la vita e la\u00a0morte.\u00a0Ma la percezione del luogo nella sua scrittura non \u00e8 mai orizzontale e univoca:\u00a0nella sua spazialit\u00e0 affiorano memorie, miti, scritture, esistenze, visioni;\u00a0e non solo nei luoghi dell\u2019arte o in quelli della storia, ma anche in quelli abituali\u00a0e scontati del quotidiano, come, ne Lo spasimo di Palermo, la stanza di\u00a0un albergo:\u00a0Scricchiolii, la guida scivolosa nella curva e il fiato di sempre venefico e pungente,\u00a0mai tarme blatte, mai topi in quest\u2019ammasso d\u2019alberi e fasciami disarmati,\u00a0forse madrepore, alghe secolari, fermenti sigillati di mari tropicali, lo sciabordio\u00a0\u00e8 nelle tubature verniciate, nel rigagnolo sotto il marciapiede. L\u2019angustia\u00a0\u00e8 forzata dagli specchi, uguale gentilezza \u00e8 impressa su carta tende copriletto,\u00a0lo stridore \u00e8 nel giallo degli eterni girasoli.9\u00a0A volte \u00e8 invece il sentimento a far scattare la tensione lirica, privilegiatamente\u00a0l\u2019amore nelle sue diverse espressioni: come dolcissima e lacerante coniugalit\u00e0\u00a0ne Lo Spasimo di Palermo, come sconvolgente passionalit\u00e0 in Retablo, il\u00a0meno storico dei suoi romanzi, bench\u00e9 ci sia anche in questo, come in tutta\u00a0la sua produzione, una precisa lettura etica e di classe; nucleo motivante \u00e8, in Vincenzo CONSOLO, L\u2019olivo e l\u2019olivastro, Milano: Mondadori, 1994, p. 128. Op. cit., p. 11-12.\u00a0questo libro, l\u2019esistenza, nel suo rapporto, a volte conflittuale, di ragione e sentimento,\u00a0di arte e verit\u00e0; un tema, quest\u2019ultimo, gi\u00e0 fortemente presente, direi\u00a0centrale, ne Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Ma la scrittura per Vincenzo Consolo non \u00e8 mai rotonda frontalit\u00e0 espressiva, levigato specchio, ma frantumazione caleidoscopica, allusivo aggiramento,\u00a0inesauribile nominazione; aldil\u00e0 della parola, resta, indicibile, il vivido\u00a0pulsare della vita:\u00a0Oh mia Medusa, mia Sfinge, mia Europa, mio sogno e mio pensiero, cos\u2019\u00e9 mai questa terribile, meravigliosa e oscura vita, questo duro enigma che l\u2019uomo\u00a0ha sempre declinato in mito, in racconto favoloso e leggendario, per cercar\u00a0di rispecchiarla, di decifrarla per allusione, per metafora?10\u00a0Per rappresentare il delirio amoroso di Isidoro, in Retablo, lo scrittore fa\u00a0perci\u00f2 interferire iperletterariet\u00e0 e leggerezza, ricerca espressiva e liricit\u00e0; scava\u00a0infatti nelle sonorit\u00e0 del nome Rosalia, trovando in esso occultati tutti i sensi\u00a0e i segni della passione. Ognuna delle due parti del nome genera infatti una\u00a0appassionata proliferazione di figure d\u2019amore; se \u00abRosa\u00bb \u00e8 l\u2019immaginifica sorgente\u00a0di tutti fiori, i colori, gli aromi, di tutte le sfumature di bellezza dell\u2019amata:\u00a0Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha\u00a0r\u00f2so, il mio cervello s\u2019\u00e8 mangiato. Rosa che non \u00e8 rosa, rosa che \u00e8 datura, gelsomino,b\u00e0lico e vi\u00f2la; rosa che \u00e8 pomelia, magnolia, z\u00e0gara e cardenia,\u2026 Rosa\u00a0che punto m\u2019ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel core.11\u00a0il \u00abli\u00bb di \u00abLia\u00bb invece si moltiplica in una spirale di indicibili tormenti amorosi:\u00a0Lia che m\u2019ha liato la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento,\u00a0catena di bagno sempiterno, libame oppioso, licore affatturato, letale pozione,\u00a0lilio dell\u2019inferno che credei divino, lima che sordamente mi corrose l\u2019ossa,\u00a0limaccia che m\u2019invischi\u00f2 nelle sue spire, lingua che m\u2019attass\u00f2 come sangue che\u00a0guizza dal pietrame, lioparda imperiosa, lippo dell\u2019alma mia, liquame nero, pece dov\u2019affogai, ahi, per mia dannazione.12\u00a0Il testo non \u00e8 fine a se stesso, ma fa da attacco al romanzo, immettendo\u00a0subito il lettore nel cuore tematico del racconto \u2014 la vita, l\u2019amore, l\u2019arte \u2014 ; presentando i protagonisti \u2014 Isidoro, Rosalia, Fabrizio Clerici \u2014 ; e profilando\u00a0l\u2019antefatto e i fatti.\u00a0Gi\u00e0 nel libro d\u2019esordio \u2014 La ferita dell\u2019aprile \u2014 lo scrittore apre la narrazione\u00a0con una una bellissima prosa, scandita dal ritmo dell\u2019endecasillabo: il\u00a0ricordo del protagonista che rivede se stesso adolescente, in viaggio verso la\u00a0vita e la consapevolezza storica:Op. cit., p. 109.Op. cit., p. 15.Ibid., p. 16.<br \/>\nDei primi due anni che passai a viaggiare mi rimane la strada arrotolata come un nastro, che posso svolgere: rivedere i tornanti, i fossi, i tumuli di pietrisco incatramato, la croce di ferro passionista, sentire ancora il sole sulla coscia, l\u2019odore\u00a0di beccume, la ruota che s\u2019affloscia, la naftalina che svapora dai vestiti.13 Una lirica dilatazione memoriale, che, con un procedimento tipico della poesia contemporanea, a volte si traduce in contratta densit\u00e0 metaforica, tesa\u00a0al coinvolgimento emozionale e interpretativo del lettore: esemplare \u00e8 nello\u00a0stesso libro la descrizione del panico dei viventi, e della natura tutta, di fronte all\u2019eruzione: La strada \u00e8 occhi grandi, dilatati, fronti pesanti sull\u2019arco delle sopracciglia, gambe invischiate lente a trascinarsi, schiene ricurve sotto il cielo basso, la\u00a0mano gonfia con le dita aperte; il gallo sul pollaio che grida per il nibbio, e il\u00a0cane che risponde petulante. Il cane e un altro cane e tutti i cani: s\u00ec, si spacc\u00f2\u00a0l\u2019Etna.14\u00a0La presenza di incipit di poesia \u2014 in funzione lirica o tragica \u2014 aumenta\u00a0sempre pi\u00f9, libro dopo libro, in funzione di anticipazione metaforica dello sviluppo\u00a0narrativo, come il testo, tutto assonanze e rime, che da\u2019 inizio al capitolo\u00a0quarto di Nottetempo casa per casa: Nella vaghezza sua, nell\u2019astrattezza, nella sublime assenza, nella carenza di\u00a0ragione, di volere, nell\u2019assoluta indifferenza, nel replicare cieco, nella demenza,\u00a0rivolge a un luogo solo la dura offesa, strema la tenerezza, frange il punto\u00a0debole, annienta.15\u00a0Nella risuonante atmosfera che la rima in \u00abenza\u00bb, scandendo la prosa, genera,\u00a0s\u2019imprime tragico e dissonante il conclusivo, \u00abCrudo o Vile o Nulla, vuoto vorticoso che calamita, divora, riduce a sua immagine, misura\u00bb.\u00a0Nella produzione consoliana degli anni novanta, una visione sempre pi\u00f9\u00a0pessimistica della storia tende a instaurare un rapporto inversamente proporzionale\u00a0tra la rappresentazione della fine di un mondo a carattere antropocentrico\u00a0e il vitalismo del linguaggio, in funzione di una strutturazione poematica\u00a0del romanzo, che procede per accumuli lessicali, per addensamenti sonori di consonanze,\u00a0rime, per grovigli metrici, settenari, novenari, decasillabi, endecasillabi\u00a0soprattutto.\u00a0Lo spostamento in senso poematico della sua narrativit\u00e0 \u00e8 l\u2019esito ultimo di\u00a0sua riflessione critica sul rapporto scrittura-realt\u00e0, che avviene nella seconda\u00a0met\u00e0 degli anni ottanta: da un lato \u2014 scrive in Fuga dall\u2019 Etna \u2014 in concomitanza\u00a0con il \u00abclima spensierato, cinico, di ottuso scialo\u00bb della situazione politica\u00a0italiana di quegli anni \u2014 \u00abun carnevale o un paese della cuccagna alla Vincenzo CONSOLO, La ferita dell\u2019aprile, Torino: Einaudi, 1977, p. 3. Ibid., p. 69. Vincenzo CONSOLO, Nottetempo casa per casa, Milano: Mondadori, 1992, p. 41.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Brughel\u00bb, che lascer\u00e0, per\u00f2, \u00abun campo di macerie\u00bb;\u00a016 dall\u2019 altro con la scrittura teatrale di Lunaria e di Catarsi.\u00a0In entrambe le opere i versi si alternano al dialogo: una distinzione puramente\u00a0formale, anzi grafica, perch\u00e9 nella loro testualit\u00e0 non c\u2019\u00e8 alcuno scarto\u00a0tra versi e prosa; esemplare \u00e8 l\u2019attacco in prosa \u2014 in realt\u00e0 in endecasillabi \u2014\u00a0del primo scenario di Lunaria: \u00abE\u2019 vasto il vasto regno della Spagna vasto come\u00a0i castelli di Castiglia, va oltre il mare, s\u2019espande miglia e miglia\u2026\u00bb.\u00a017\u00a0In Lunaria \u2014 una favola teatrale ambientata in una Palermo settecentesca\u00a0\u2014 lo scrittore procede in un\u2019ardita sperimentazione linguistica, portando,\u00a0soprattutto nelle parti in versi affidate al coro, fino al non sense il gioco linguistico:\u00a0attraverso ripetizioni consonantiche o sillabiche (ad esempio la funzione\u00a0della consonante \u00abn\u00bb, e della vocale \u00abo\u00bb, in questi versi: \u00abNutta, nuce,\u00a0melan\u00eca\/ voto, ovo sospeso,\/ immoto\u00bb);18 attraverso l\u2019uso della rima, che spesso\u00a0si ripete \u2014 la stessa \u2014 verso dopo verso, facendo assumere alle immagini\u00a0quasi la ritmicit\u00e0 di una giocosa litania, \u00abminna d\u2019innocenti\/ melassa di potenti\/tana di briganti, tregua di furfanti\u00bb;\u00a019 e spesso anche attraverso un uso puramente\u00a0sonoro del significante, che azzera il significato; gioco, ironia,\u00a0divertissement, che l\u2019uso di un lessico alto, ricercatissimo, commisto di aulicit\u00e0,\u00a0dialetto, di termini derivati da tutti i saperi e da tutte le lingue, morte e vive, accentua, \u00abluna, lucore,\/ allume lucescente\/ levia particula\/ fiore albicolante\u00bb).20 Ma il risuonante non sense delle cantilene di Lunaria, nulla ha a che\u00a0fare con il linguaggio afasico della neoavanguardia, esattamente speculare all\u2019afasia\u00a0del potere per Vincenzo Consolo; nella sua poesia c\u2019\u00e8 sempre una parola,un verso, una soluzione espressiva che effrange il seduttivo canto di sirena del puro significante. La metamorfosi del protagonista in luna \u00e8, ad esempio, una\u00a0metamorfosi anche linguistica: il vicer\u00e8 viene come avvolto da un velame di\u00a0\u00abl\u00bbe di \u00abu\u00bb di luna, \u00abLena lennicula,\/lemma lavicula,\/ l\u00e0mula\/ l\u00e9mura, mamula.\/L\u00e9tula\/ m\u00e0lia,\/ Mah.\u00bb, 21 un \u00abmah\u00bb finale di una trasgressiva sonorit\u00e0 rispetto\u00a0ai versi precedenti; quel suono per\u00f2 in persiano significa luna, in arabo vuol\u00a0dire acqua, mentre in italiano rimanda al dubbio, alla perplessit\u00e0, e anche alla forma tronca della parola madre. Luna, acqua, dubbio, madre: occultati e oscuramente\u00a0vibranti nel suono di quel monosillabo.\u00a0In Catarsi, attraverso il dramma di un Empedocle contemporaneo \u2014 il\u00a0direttore di un centro di ricerca, che, coinvolto in uno scandalo, \u00e8 in procinto\u00a0di buttarsi nell\u2019 Etna \u2014 lo scrittore invece indaga il rapporto tra parola e\u00a0realt\u00e0 nella societ\u00e0 contemporanea.\u00a0Sul tema della comunicazione infatti drammaticamente si confrontano il protagonista,Empedocle, e l\u2019antagonista, Pausania, che, con la forza persuasiva della parola vorrebbe farlo desistere, rivendicando il suo ruolo di anghelos, di Op. cit., p. 61. Vincenzo CONSOLO, Lunaria, Torino: Einaudi, 1985, p. 7.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"16\">\n<li>Ibid., p. 5.Ibid., p. 6. Ibid., p. 49. Op. cit., p. 21.<br \/>\n\u00abcolui che conosce i nessi, la sintassi, le ambiguit\u00e0, le astuzie della prosa, del linguaggio\u00bb; 22 ma nella situazione estrema in cui Empedocle si trova nessuna parola pu\u00f2 raggiungerlo, \u00abSe le parole si fanno prive di verit\u00e0, di dignit\u00e0, di storia, prive di fuoco e suono, se ci manca il conforto loro, non c\u2019\u00e8 che l\u2019afasia. Non c\u2019\u00e8 che il buio della mente, la notte della vita.\u00bb23 dice infatti a conclusione della scena terza. Nell\u2019introduzione a Oratorio (Manni, 2002) \u2014 che oltre alla ripubblicazione di Catarsi, comprende anche L\u2019ape iblea (elegia per Noto) del 1998 \u2014 in riferimento allo scritto teatrale del 1989, Vincenzo Consolo ribadisce e approfondisce la sua riflessione teorica. Verificando nella contemporaneit\u00e0 gli elementi costitutivi della tragedia greca, afferma che, oggi, non c\u2019\u00e8 legittimit\u00e0 d\u2019esistenza per l\u2019Anghelos, \u2014 il comunicatore che, narrando l\u2019antefatto agli spettatori seduti nella cavea, dava inizio alla messinscena tragica \u2014 perch\u00e9 ormai la cavea \u00e8 vuota, deserta. Sulla scena \u00e8 rimasto solo il coro, il poeta che in tono alto, lirico, in una lingua non pi\u00f9 comunicabile commenta e lamenta la tragedia senza soluzione, la colpa, il dolore senza catarsi.24 Nell\u2019assenza di ascolto, di referente, nel tempo \u00abdell\u2019assoluta insonorit\u00e0 di un contesto istituzionale\u00bb, s\u2019interrompe ogni rapporto di transitivit\u00e0 tra realt\u00e0 e scrittura: orfana, senza oggetto, davanti alla violenza senza riscatto della storia, al sonno senza risveglio della ragione, la parola non pu\u00f2 pi\u00f9 disporsi in racconto, ma con una lingua \u00abestrema e dissonante\u00bb squarciare la testualit\u00e0 narrativa, destrutturarla, spostando il romanzo \u00absempre pi\u00f9 verso la parte espressiva, la parte poetica\u00bb. In realt\u00e0 non si tratta di una radicale innovazione, piuttosto dello sviluppo di elementi espressivi di poesia \u2014 il lamento e l\u2019invettiva \u2014 gi\u00e0 presenti nei suoi romanzi, bench\u00e9 con un segno ideologico diverso. A conclusione storica de La ferita dell\u2019aprile, si leva una voce dal fondo della narrazione, che da una pi\u00f9 alta prospettiva di giustizia e di piet\u00e0, rappresenta con grande forza poetica la strage di Portella della Ginestra del 1 maggio del 1947: N\u2019ammazzarono tanti in uno spiazzo (c\u2019erano madri e c\u2019erano bambini), come pecore chiuse nel recinto, sprangata la portella. Girarono come pazzi in cerca di riparo ma li butt\u00f2 butt\u00f2 butt\u00f2 riversi sulle pietre una rosa maligna nel petto e nella tempia: negli occhi un sole giallo di ginestra, un sole verde, un sole nero di polvere di lava, di deserto. Disse una vecchia, ferma, i piedi larghi piantati sul terreno: \u2014 Femmine, che sono sti lamenti e queste grida con la schiuma in bocca?. Non \u00e8 la fine: sparagnate il fiato e la vestina per quella manica di morti che verranno appresso.25\u00a0Vincenzo CONSOLO, Catarsi in Trittico (Bufalino, Consolo, Sciascia), Catania: Sanfilippo,<br \/>\n1989, p. 21.\u00a0Ibid., p. 25.\u00a0Vincenzo CONSOLO, Oratorio, Lecce: Manni, 2002, p. 6.\u00a0Op. cit., p. 122-123.<br \/>\nun requiem per i morti di Portella, in cui per\u00f2 alla rappresentazione della violenza della storia si contrappone quella di una ostinata resistenza ad essa, attraverso la plastica immagine della vecchia con le gambe ben piantate nel terreno. Snodo poetico e ideologico del libro, ne Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, \u00abil canto lamentoso, il pianto rotto, il cordoglio\u00bb, riguardano la rivolta e la strage dei braccianti ad Alcara Li Fusi, e la fine della speranza di giustizia sociale che in Sicilia motiv\u00f2 l\u2019adesione popolare al processo unitario (\u00abS\u00ec, bisogna scappare, nascondersi. Bisogna attendere, attendere fermi, immobili, pietrificati\u00bb);26 ma anche, a mio parere, nascono dalla necessit\u00e0 dello scrittore di dare espressione allo spessore di sofferenza delle tante jaqueries, anonime e inespresse nella grande storia. Il brano oltrepassa la connotazione linguistica ottocentesca del personaggio del Mandralisca: \u00e8 la voce dell\u2019autore che, con un ritmo metaforico accelerato, entra in scena a indicare la cieca notte della storia \u00aball\u2019 estremo della notte gi\u00e0 le orde picchiano alle porte, sgangherano e scardinano con calci chiodati, lasciano croci di gesso su bussole e portelli\u00bb):27 notte di morti, spari, inseguimenti, ma anche di una possibile sortita verso la luce, Muovi il tuo piede qui, su questa terra, entra, fissa la scena; in questo spazio invaso dalla notte troverai i passaggi, le fughe, esci se puoi dalla maledizione della colpa, senti: il rantolo tremendo si snoda in prospettiva, mantegnesco.28 In Retablo, invece, il lamento diventa invettiva contro \u00abil secol nostro superbo di conquiste e di scienza, secolo illuso, sciocco e involuto!\u00bb, e contro la citt\u00e0 che nel Settecento meglio lo rappresentava \u2014 e ancora oggi meglio rappresenta il secolo \u2014 l\u2019\u00abattiva, mercatora\u00bb, Milano, stupida e volgare mia citt\u00e0 che ha fede solamente nel danee, ove impera e trionfa l\u2019impostore, il bauscia, il ciarlatan, il falso artista, el teatrant vacab\u00ecnt e pien de vanitaa, il governatore ladro, il prete trafficone, il gazzettier potente, il fanatico credente e il poeta della putrida grascia brianzola;29 citt\u00e0 che ritorna, oggetto di un\u2019invettiva ancora pi\u00f9 amara e disperata, ne Lo Spasimo di Palermo: simbolo dell\u2019\u00abillusione infranta\u00bb, del disastro storico e morale dell\u2019Occidente, citt\u00e0 perduta, citt\u00e0 irreale, d\u2019ombre senz\u2019ombra che vanno e vanno sopra ponti, banchine della darsena, mattatoi e scali, sesto e cinisello disertate, \u00abtecnologico\u00bb ingranaggio, dallas dello svuotamento e del metallo. Addio.<br \/>\n30\u00a0Op. cit., p. 112. Ibid., p. 113.Ibid.Op. cit., p. 103.Op. cit., p. 91.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo Nottetempo casa per casa l\u2019invettiva e il lamento si amplificano, acquistando\u00a0una totale autonomia rispetto alla narrazione: diffusa voce extranarrante,\u00a0inclusiva di vicende e destini, che, rispondendo a un consapevole disegno\u00a0poematico del romanzo, blocca gli eventi, immobilizza il racconto senza possibilit\u00e0\u00a0di dialettico sviluppo e di autonoma parola nell\u2019afasia della societ\u00e0 di oggi.\u00a0Ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro cade infatti ogni steccato di genere tra poesia e prosa,\u00a0tra poema e romanzo; il rimando da capitolo a capitolo \u2014 le tappe di una\u00a0 contemporanea odissea \u2014 non risponde n\u00e9 alla sequenzialit\u00e0 narrativa, n\u00e9 tantomeno\u00a0a un\u2019organizzazione saggistica. Un\u2019angolazione di poesia fa visionariamente\u00a0implodere la simultaneit\u00e0 dei tempi della lingua nella sequenzialit\u00e0 di\u00a0quello narrativo, connotando espressivamente eventi e personaggi. I luoghi si\u00a0verticalizzano, materializzando \u2014 in un continuum di passato e presente, di bellezza\u00a0e desolazione \u2014 la densit\u00e0 di storia e di vissuto che vibra oscurata dietro\u00a0ogni paesaggio, ogni muro, ogni piazza, ogni citt\u00e0; il viaggio di\u00a0Odisseo &#8211; Consolo verso l\u2019Itaca &#8211; Sicilia non \u00e8 infatti un viaggio \u00abin una dimensione\u00a0orizzontale. Ma, una volta immerso nella vastit\u00e0 del mare, \u00e8 come fosse\u00a0il suo un viaggio in verticale, una discesa negli abissi, nelle ignote dimore, dove\u00a0a grado a grado, tutto diventa orrifico, subdolo, distruttivo\u00bb,31 dimensione di\u00a0struggente lirismo si alterna a una poesia di dolente espressivit\u00e0: alla restituzione\u00a0lirica di poche oasi di civilt\u00e0 e di memoria \u2014 Siracusa, Cefal\u00f9, Caltagirone \u2014 si contrappone quella, indignata e drammatica, di una degradata\u00a0contemporaneit\u00e0, che trova tremenda esemplificazione in Gela, citt\u00e0 \u00abdella\u00a0perdita d\u2019ogni memoria e senso, del gelo della mente e dell\u2019afasia, del linguaggio turpe della siringa e del coltello, della marmitta fragorosa e del tritolo\u00bb,\u00a032 simbolo\u00a0dell\u2019irreversibile fine di un\u2019Atene civile, \u00abche \u2014 scrive Vincenzo Consolo\u00a0nel lamento-invettiva di grande forza tragica, a conclusione morale del libro\u00a0\u2014 nessuno pu\u00f2 liberare dall\u2019oltraggio\u00bb. Lo scarto tra parola e realt\u00e0, tra racconto\u00a0e afasia, si acutizza ne Lo spasimo di Palermo, in cui una lingua vertiginosamente\u00a0espressionista disarticola l\u2019apparenza di romanzo in gorghi di\u00a0immagini, assonanze, rime, enjambement. Il libro si apre infatti con una sorta\u00a0di proemio in cui lo scrittore addensa il senso e la connotazione metaforica\u00a0della sua scrittura (\u00abAvanzi per corridoi d\u2019ombre, ti giri e scorgi le tue orme.\u00a0Una polvere cadde sopra gli occhi, un sonno nell\u2019assenza. Il fumo dello zolfo\u00a0serva alla tua coscienza. Ora la calma t\u2019aiuti a ritrovare il nome tuo d\u2019un tempo,\u00a0il punto di partenza\u00bb):33 un criptico viatico di poesia per il lettore, che insieme\u00a0al protagonista \u2014 trasparente doppio dell\u2019autore \u2014 sta intraprendendo un\u00a0viaggio nell\u2019immobilit\u00e0 della storia e nella fascinazione maliosa ma non consolatoria\u00a0della parola.Quasi tutti gli undici capitoli in cui \u00e8 diviso il romanzo sono introdotti da\u00a0brevi preludi di un\u2019immaginifica ed enigmatica densit\u00e0, del tutto irrelati rispetto\u00a0alla narrazione; un solo esempio: il preludio del IV capitolo,<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"31\">\n<li>Op. cit., p. 19.Ibid., p. 79.Op. cit., p. 9.Muro che crolla, interno che si mostra, fuga affannosa, segugio che non molla, antro fra ruderi sferzato dalla pioggia, ironiche statue in prospettiva, teschi sui capitelli, maschere sui bordi delle fosse, botteghe incenerite, volumi che in mano si dissolvono, lei al centro d\u2019un quadrivio accovacciata, lei distesa nella stanza che urla e che singhiozza, ritorna dall\u2019estrema soglia, dall\u2019insulinico terrore, entra ed esce per la porta sull\u2019abisso, il tempo \u00e8 fisso nel continuo passaggio, nell\u2019assenza, nel fondo sono le sequenze, i nessi saldi e veri.34 Sono i misteri dolorosi di una via crucis, che, sviluppandosi capitolo dopo capitolo, tocca tutte le stazioni della contemporaneit\u00e0 \u2014 dal terrorismo alla speculazione edilizia, alla mafia, alla guerra, alla tenebra della follia, alla condizione di emarginazione urbana \u00abdegli stanziali dei margini\u00bb \u2014 i poveri, i disperati, i migranti \u2014 che vivono, oscuri e oscurati, negli squallidi anfratti delle citt\u00e0 contemporanee, Stanno nel tempo loro, nell\u2019immota notte, chiusi nel sudario bruno, ermetici e remoti, stanno come vessilli gravi sui confini, nel passo breve tra il moto e la paralisi. Proni, supini, acchiocciolati contro balaustre, muri, statue in volute di drappi, spiegamento d\u2019ali, slanci fingono l\u2019estro, sono la massa ironica contro illusioni, inganni, monito dell\u2019esito, del lento sfaldamento.35 L\u2019intervento poetico e tragico dello scrittore spesso taglia verticalmente la narrazione, assorbendo il narrato nella restituzione metaforica di una condizione storica dove ogni giustizia \u00e8 morta, ogni piet\u00e0 s\u2019\u00e8 spenta. Sulla stasi e il silenzio della storia (\u00abSolca la nave la distesa piana, la corrente scialba, tarda veleggia verso il porto fermo, le fantasime del tempo. La storia \u00e8 sempre uguale\u00bb),36 si stende il requiem della poesia: rito di morte e, insieme, esorcismo contro la morte, di una scrittura che sul ciglio degli abissi \u00absi raggela, si fa suono fermo, forma compatta, simbolo sfuggente\u00bb; 37 barocca fascinazione tonale di un linguaggio risuonante di rime, nominazioni, fastose metafore, che, simultaneamente, si pone come emergenza espressiva, ed estremo gesto di libert\u00e0 ideologica, in una condizione umana coatta dalle istituzioni di potere e dall\u2019assertoriet\u00e0 definitoria, ma anch\u2019essa ideologica, del linguaggio, \u00abLa lingua \u2014 dice Vincenzo Consolo citando in un articolo della rivista Autodaf\u00e8 Roland Barthes \u2014 non \u00e8 n\u00e9 reazionaria, n\u00e9 progressista: \u00e8 semplicemente fascista, il fascismo non \u00e8 impedire di dire, ma obbligare a dire\u2026\u00bb. Non resta allora che l\u2019afasia o la poesia. E Vincenzo Consolo sceglie la poesia.<\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"34\">\n<li style=\"text-align: justify;\">Ibid., p. 45.Ibid., p. 70-71.Ibid., p. 9.Ibid., p. 12.<br \/>\nQuaderns d\u2019Itali\u00e0 10, 2005<br \/>\nfoto di Claudio Masetta Milone<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Struttura-azione di poesia e narrativit\u00e0 nella scrittura di Vincenzo Consolo Maria Attanasio Scrittrice Alla ricerca di un\u2019espressivit\u00e0 nuova rispetto all\u2019omologazione linguistica della contemporaneit\u00e0, la scrittura di Vincenzo Consolo assume le modalit\u00e0 ritmiche e la densit\u00e0 metaforica della poesia: una vera e propria struttura-azione testuale che fa interferire la lingua della memoria e la memoria della &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1127\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Struttura-azione di poesia e narrativit\u00e0 nella scrittura di Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[336,674,374,162,318,77,677,24,117,142,70,441,678,32,36,73,185,153,57,676,260,187,675,20,38,151,154,663,459,291,29,203,353,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1127"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1127"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1127\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3582,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1127\/revisions\/3582"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1127"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1127"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1127"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}