{"id":1123,"date":"2005-02-01T10:25:48","date_gmt":"2005-02-01T10:25:48","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1123"},"modified":"2016-05-19T15:26:44","modified_gmt":"2016-05-19T15:26:44","slug":"della-luce-e-della-visibilita-considerazioni-in-margine-all-opera-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1123","title":{"rendered":"Della luce e della visibilit\u00e0  Considerazioni in margine all\u2019 opera di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Della luce e della visibilit\u00e0<br \/>\nConsiderazioni in margine all\u2019opera di Vincenzo Consolo<br \/>\nPaola Capponi Universidad de Sevilla<br \/>\nAbstract<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La luce, la luminosit\u00e0, ossia le forme con cui la luce \u00e8 presente nell\u2019intertesto consoliano paiono assumere valenze che trascendono la mera descrittivit\u00e0 , la nota paesaggistica. Un lessico della luce (e dell\u2019ombra) preciso e puntuale definisce il rapporto tra Milano e la Sicilia, tra il centro e la periferia, tra passato e presente. L\u2019intreccio di tali coppie oppo-sitive rende incalzanti i rimandi dal piano diatopico (Milano &#8211; Sicilia) a quello diacronico(passato-presente). La riflessione stessa sulla memoria e sulla possibilit\u00e0 del narrare attinge ad un repertorio di immagini e di luoghi della tradizione che si rifanno alla luce come ele-mento metaforico portante. Si apre cos\u00ec la possibilit\u00e0 di articolare intorno al tema della luce un percorso che, attraverso pi\u00f9 livelli di lettura, arriva ad alcuni nodi della scrittura dell\u2019 autore. <em>Parole chiave: luce, lessico, diatopia, diacronia, memoria \u00a0(Vincenzo Consolo).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abstract The light, the brightness, namely the shapes in which light is present throughout Consolo\u2019s writing seem to take on contents that transcend mere descriptiveness and notes on the land scape . A precise and punctual vocabulary of light (and shadow) defines the relation ship between Milan and Sicily, between the centre and the periphery, between past and pre-sent. The interweaving of such opposing pairs makes the references from the diatopic plane(Milan-Sicily) to the diachronic plane (past-present) more imminent. The reflection onmemory itself and on the ability to tell a story draws on a repertoire of images and tradi-tional places that take their revenge on light as the main metaphorical element. This opensup the possibility of constructing a path around the subject of light, which, on several lev-els of reading, gets to the heart of the author\u2019s writing.Key words:light, vocabulary, diatopics, diachronics, memory<br \/>\n( Vincenzo Consolo ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>1.Per motivare la scelta della luce come oggetto di riflessione, parto da un testo breve, 29 aprile 1994: cronaca di una giornata (pubblicato nel numero 29 di Nuove Effemeridi) in cui Vincenzo Consolo racconta di una mattinata dedicata alla scrittura (e precisamente alla stesura de L\u2019olivo e l\u2019olivastro) e alla memoria, al flusso memoriale, interrotta a mezzogiorno per comprare il giornale,grigio momento in cui rientrare nell\u2019 avvilente e bigia quotidianit\u00e0. La cesura della giornata, la bipartizione, evidente e chiara nella brevit\u00e0 del testo nonch\u00e9 le riflessioni iniziali, proprie del momento della scrittura, della narrazione e della memoria, offrono lo spunto per alcune osservazioni di carattere pi\u00f9 generale che costituiscono la nervatura di questo intervento. Due sono gli elementi sui quali voglio soffermarmi: la cesura e il viaggio. Cesura, ossia spaccatura, individuazione di due poli distinti, e viaggio, quasi geometricamente inteso, quale tratto, segmento che unisce due punti separati. Nella prima parte del testo, Consolo racconta di un viaggio, anzi di molti viaggi e, pi\u00f9 propriamente, di fughe, allontanamenti in cui punto di dipartita e punto d\u2019approdo si intrecciano, alternandosi. I due poli sono la Sicilia e Milano; al movimento di fuga dalla Sicilia, dalla periferia verso un Nord di lavoro, di rispetto di leggi e di diritti, al viaggio da una terra di \u00abimmobilit\u00e0,<br \/>\nprivazione e offesa\u00bb1 verso la citt\u00e0 dei lumi, si oppone un movimento contrario che dalla citt\u00e0 delle nebbie riporta all\u2019 isola del sole.<br \/>\nVado in Sicilia e ne fuggo ogni volta, ritorno a Milano [&#8230;] Credo sia questo ormai il destino d\u2019ogni ulisside d\u2019oggi, di tornare sovente nell\u2019 Itaca del distacco e della memoria e di fuggirne ogni volta, di restare prigioniero nella reggia d\u2019Alcinoo, in quel regno di supposta utopia, d\u2019irreale armonia, condannato a narrare all\u2019 infinito, come un cieco cantore, un vecchio svanito, i suoi nostoi,le sue odissee.<br \/>\n2 Il nostos fiorisce e si complica dunque in una serie di viaggi senza posa, in cui la Sicilia gi\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019isola del Sud, geograficamente e puntualmente individuabile, ma l\u2019Itaca dei distacchi e dei ritorni infiniti, la terra cui si anela tornare e da cui si continua a fuggire, ormai spaccata, franta in lacerazioni amare. Il nostos privato si fa viaggio di \u00abogni ulisside d\u2019oggi\u00bb, viaggio che presuppone un ritorno o, meglio, un movimento pendolare perpetuo, quasi tra i labbri di una ferita, tra i lembi di una frattura lenita solo dalla narrazione. Proprio la biforcazione \u00e8 eletta a simbolo e titolo in L\u2019olivo e l\u2019olivastro. L\u2019opposizione coltivato-selvatico, civile-barbarico non \u00e8 solo emblema della condizione della Sicilia, bens\u00ec di una regione universale, di una Sicilia che si fa \u00abmetafora dell\u2019Italia (dell\u2019Europa, del mondo?)\u00bb.3 La frattura \u00e8 certo quella 1. \u00a0Vincenzo CONSOLO, \u00ab29 aprile 1994: cronaca di una giornata\u00bb, in Nuove Effemeridi, n. 29,1995, p. 4.2.Ibid.,p. 4.3.Ibid., p. 5.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra la citt\u00e0 del Nord, Milano, e l\u2019isola del Sud, la Sicilia, ma \u00e8 anche spaccatura interna alla Sicilia stessa, terra dal glorioso e sfavillante passato e dal presente oscurato da privazioni e barbarie, ed \u00e8, in ultima analisi, condizione comune, universale. Se in una dimensione sincronica, possiamo rintracciare dunque l\u2019opposizione tra Milano e Sicilia, centro e periferia, luce e ombra, e ricostruire geograficamente il viaggio tra i due poli, nella dimensione diacronica individuiamo il contra-sto tra la luce del passato e il buio del presente. Si intrecciano insomma due coppie oppositive, una sul piano orizzontale, diatopico: [Milano : Sicilia] e una su quello verticale, diacronico: [Presente :Passato]. La combinazione dei due piani \u00e8 una delle cife della scrittura consoliana: i tagli diacronici sono abilmente incastonati nella tessitura lineare,quasi incursioni verticali che paiono imprimere alla scrittura un movimento vorticoso, un avvitamento che penetra le stratificazioni della storia e acuisce il \u00abdolore\u00bb della lacerazione. Il viaggio non \u00e8 tanto rappresentabile come linea piana che unisce due punti, quanto come percorso carsico, a volte riaffiorante in superficie, trivellazione di strati profondi, discesa nelle profondit\u00e0 ipogee. A Siracusa stride il contrasto tra lo sfarzo della potenza antica e il degrado presente: Mi trovo, confuso, smarrito, in questo teatro di profonda memoria, di continui richiami, in questa scena odierna di degrado e macerie, deserta di parola,poesia, in questa cavea di urla e fragori, sotto un cielo di spesse caligini, presso un mare di petroli e liquami. In Siracusa \u00e8 scritta la storia dell\u2019infinito tra-monto della civilt\u00e0 nostra e cultura, dell\u2019umano sentire, \u00e8 impressa la notte della ragione e della piet\u00e0.<br \/>\n4 A Milano non meno doloroso \u00e8 lo spegnersi dei Lumi, un tempo baluardo e faro per la societ\u00e0 civile, ora fioche luci tra le nebbie:questa citt\u00e0 del disinganno, dell\u2019utopia crollata, della mediocrit\u00e0 pi\u00f9 squallida,della nevrosi e dell\u2019aggressivit\u00e0, del deserto d\u2019ogni gioia, d\u2019ogni bellezza, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un\u2019Itaca dove ridurmi e conciliarmi, in cui ricomporre l\u2019armonia perduta.<br \/>\n5 La desolazione del tempo presente irrompe nella giornata di Consolo quando, a mezzogiorno, sospende il lavoro (e, con esso, il fluire di antiche memo-rie) e compra il giornale: \u00ab\u00c8 il momento, quello, della frattura, del ritorno brusco nella prosa offensiva del presente, dell\u2019ingresso nel grigio miserevole teatro di questo regno dei Feaci \u00bb.<br \/>\n6 La chiusura del testo \u00e8 affidata ad un\u2019immagine di allargato tramonto infinito, che cala sulla giornata (il 29 aprile 1994),su Siracusa e su Milano: \u00abTutto ormai in questo Paese \u00e8 di banalit\u00e0 e orrore,4.Ibid., p. 5.5.Ibid., p. 6.6.Ibid., p. 6.<br \/>\ndi degrado e obl\u00eco, \u00e8 tramonto infinito, \u00e8 Siracusa, \u00e8 fiammella d\u2019olio o di candela che si spegne, \u00e8 buio di catacomba\u00bb.7 Lenizione e riparo all\u2019 offesa presente \u00e8 l\u2019interruzione stessa del presente, la sua sospensione, e quindi lo scrivere e la memoria: \u00abMai sempre tuttavia il viaggio, come distacco, come lontananza dalla realt\u00e0 che ci appartiene \u00e8 un sognare. E sognare \u00e8 vieppi\u00f9 lo scrivere, lo scriver memorando del passato come sospensione del presente, del viver quotidiano. E un sognare infine, in suprema forma, \u00e8 lo scriver d\u2019un viaggio, ed\u2019un viaggio nella terra del passato\u00bb.82. La luce \u00e8 elemento fondante del panorama meridionale. La luminosit\u00e0 e la pienezza di luce sono dati del paesaggio, tratto distintivo della campagna siciliana arsa, bruciata dal sole, ostica, assopita nei silenzi meridiani (\u00abNei silenzi, si udiva solo il mormorio dei piccioni, il lamento della cicala, di tutta la campagna sotto il sole\u00bb9), vibrante nell\u2019 aria calda del meriggio:il sole [&#8230;] dal balcone era arrivato prima sulla tovaglia. Cos\u00ec caldo, questo sole, che si levava gi\u00e0 dalla rena alla marina il fumo tremolante del vapore.[&#8230;] Due cani si mordevano gli orecchi saltando sopra il mucchio dei rifiuti, si davano zampate, giravano attaccati attorno a un palo inesistente. Questo sole.<br \/>\n10 La Sicilia si presenta tutta \u00absotto il segno del sole\u00bb, terra dura di stenti e di fatiche, di uomini \u00abnutriti di sarde e di cicorie ed asciugati al sole\u00bb,11 che mangiano \u00absole come pane\u00bb.12 La luce riflessa sulle pietre, nel riverbero del mare, battente sugli splendori antichi di antiche citt\u00e0, \u00e8 sfarzo e bagliore accecanti; filtra, rimbalza tra le mura e i palazzi, le rovine e i ruderi, quasi principio vivificante in grado di restituire in forma di miraggio l\u2019antico splendore, grazia e armonia del passa-to. L\u2019opposizione \u00e8 netta rispetto alle citt\u00e0 del Nord, rispetto a Milano, citt\u00e0 di brume e di foschie, di luci spente:una terra nordica, luntana, \u2019na \u00a0piana chiusa da montagne altissime, d\u2019eterni ghiacci e d\u2019intricati boschi, rotta da lunghi fiumi e laghi vasti, terra priva di mare, cielo, sole, stelle, lune, coi verni interminabili carichi di nevi, e con l\u2019estati brevi, umide, brumose, ove la gente ognora mangia lardi, cotiche, verze,ranocchi, passeri, pulenta di granturco&#8230;137.Ibid., p. 7.8.\u00a0 ID., Retablo, Palermo: Sellerio, 1987, p. 77.9.\u00a0 ID., La ferita dell\u2019Aprile, Milano: Mondadori, 1963, p. 147.10.Ibid., p. 120.11.Ibid., p. 106.12.Ibid., p. 72.13.Retablo, p. 66.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La gamma cromatica calda dei tramonti siciliani, oro-arancio-viola, o lo sfavill\u00edo dorato dell\u2019aurora a Palermo, \u00ablatteggiante e rosseggiante\u00bb, stride con le sfumature nel grigio delle nebbie e dei fumi, con il biancastro e con il grigiastro del gelo del Nord. Nell\u2019 ora del tramonto, l\u2019occhio indugia nel paesaggio di Sicilia mutante di colori; un sole cefalutano \u00abimporporava il mondo,stramangiava le cose, faceva di fuoco cielo, terra alberi, uomini, rendeva irreale ogni presenza, movimento\u00bb.<br \/>\n14 \u00c8 un paesaggio in vitro quello offerto dalla citt\u00e0 dei Lumi, da cui si fugge,di desolante grigia uniformit\u00e0, indefinitezza di confini in cui vaga l\u2019occhio vacuo e perso:Era una mattina di novembre. Al di l\u00e0 del capannone, oltre i vetri polverosi, si scorgeva un piccolo campo, un terreno vago circondato d\u2019altri fabbricati, d\u2019 altri capannoni con ciminiere, sfumati dalla nebbia, un campo sulle cui stoppie marcite di granturco gravava una bruma grigiastra, si stendeva una pellicola biancastra di brina gelata.<br \/>\n15 La terra a cui tornare, l\u2019armonia perduta cui ricongiungersi richiamata quasi in controcanto dal panorama milanese \u00e8 la Sicilia ma, ancora una volta, con drammatico taglio diacronico, non gi\u00e0 la Sicilia d\u2019oggi, quanto la Sicilia, metaforicamente intesa, d\u2019un tempo:la Sicilia era un\u2019isola surreale o metafisica, con solo citt\u00e0 sepolte, necropoli,latomie, ipogei pieni di sarcofagi di marmo luminoso, di neri lucidi crateri con dei ed eroi graffiti; con templi teatri agorai di citt\u00e0 morte in luoghi remo-ti, deserti, incontaminati.16 In una menzione del nostos di Ulisse (pi\u00f9 volte echeggiato nei romanzi consoliani ) offerta in L\u2019olivo e l\u2019olivastro \u00e8 possibile rintracciare, esplicitato, l\u2019intreccio delle due dimensioni. Cos\u00ec \u00e8 raccontato il ritorno di Ulisse, dalle macerie di Ilio ad Itaca \u00abchiara nel sole&#8230;\u00bb17:Viaggio da oriente verso occidente, in una dimensione orizzontale. Ma, una volta immerso nella vastit\u00e0 del mare, \u00e8 come fosse il suo un viaggio in verti-cale, una discesa negli abissi, nelle ignote dimore, dove, a grado a grado, tutto diventa orrifico, subdolo, distruttivo. Si muove il navigante tra streghe, giganti, mostri impensati, tra smarrimenti, inganni, oblii,\u00a0malie, perdite tremende,fino alla solitudine, all\u2019 assoluta\u00a0nudit\u00e0, al rischio estremo per la ragione e perla vita.<br \/>\n1814.\u00a0 ID., Nottetempo, casa per casa, Milano: Mondadori, 1992, p. 21.15.\u00a0 ID., Le pietre di Pantalica, Milano, Mondadori, 1988, p. 112.16.Ibid., p. 113.17.\u00a0 ID., L\u2019olivo e l\u2019olivastro, Milano: Mondadori, 1994, p. 19.18.Ibid., p. 19.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il ritorno pare coincidere qui con l\u2019inabissamento di s\u00e9, con l\u2019immersione nella memoria, con un percorso di progressivo avvicinamento al limen, al limi-te estremo, oltre il quale dilagano il silenzio e l\u2019assenza. Procede il navigante(come la scrittura consoliana) per accumulazione, nel suo duplice percorso in\u2019orizzontale e in verticale; le due forze paiono comporsi in un movimento vorticoso, in un turbinio (o in una \u00abchiocciola\u00bb) che pare sottendere un unico punto di fuga, un occhio del ciclone in cui punto di dipartita e punto d\u2019arrivo coincidano, ma la meta \u00e8 solo supposta, suggerita, sfiorata e il ciclone pare sospeso a mezz&#8217;aria, pare progressivamente stringere le maglie intorno all\u2019 innominabile, come a stringere d\u2019assedio il non detto o il non dicibile, il silenzio e l\u2019assenza, in un abile e meticoloso lavorio di approssimazione. L\u2019Itaca con cui riconciliarsi \u00e8 svanita, la terra patria cui \u00e8 sempre dolce tornare \u00e8 un luogo della memoria, una meta nel tempo. Il ritorno \u00e8 ad un presente di degrado e di macerie, ombra della luce di un tempo, fantasma dell\u2019armonia perduta. Nel cielo, le incrinature di fumo dei comignoli dell\u2019Etna, parte del paesaggio antico di Sicilia, lasciano spazio ai fumi delle raffinerie, ai gas dei lacrimogeni, segno, nella volta celeste, delle crepe nella natura e nella societ\u00e0. Forma parte del paesaggio di Sicilia \u00abla colonna attorta del fumo del cratere\u00bb19 dell\u2019Etna, che si conficca, quasi incastonata, nel piano orizzontale del cielo, ma alle striature di fumi naturali e di nuvole si aggiungono e si sovrappongono, nel presente, i fumi del degrado, i mia smidella corruzione. A Milazzo, \u00abla colonna di denso fumo\u00bb che si vede \u00ablevarsi fino al cielo\u00bb20 \u00e8 il segno dell\u2019esplosione della raffineria; \u00abnel cielo si formano nuvole\u00bb21 quando a Comiso sono sparati lacrimogeni per disperdere la folla,mentre a Palermo\u00abristagna sulla citt\u00e0, come un\u2019enorme nuvola compatta, il fumo dei rifiuti\u00bb.22 Il sole, prima vivificante in un paesaggio armonico, ora secca i gelsomini,al sole di luglio s\u2019incrosta e annerisce il sangue. 23 La luce \u00e8 elemento che pare acuire di forma tagliente la desolazione e il degrado; svela piazze svuotate,\u00abvuoti gusci di cicale\u00bb; \u00e8 stasi, paralisi, immobilit\u00e0. A Comiso il sole illumina una citt\u00e0 morta:Non rester\u00e0 di noi neanche una vuota, dorata carcassa, come quella della cicala scoppiata nella luce d\u2019agosto. Non rester\u00e0 compagna, figlio o amico; ricordo, memoria; libro, parola. 24 Palermo \u00ab\u00e8 fetida e infetta\u00bb nel \u00abluglio fervido\u00bb. Di Avola, \u00abil nuovo paese ricostruito al piano dopo il terremoto\u00bb sono ricordate le perfette geometrie, la bellezza dell\u2019antica architettura da cui il paese pare trarre \u00abgiustizia e armonia\u00bb;<br \/>\n19.Ibid., p. 60.20.Ibid., p. 23.21.Le pietre di Pantalica, p. 179.22.Ibid., p. 166.23.Ibid., p. 170.24.Ibid., p. 166.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ne sono citate la laboriosit\u00e0, l\u2019attivit\u00e0 umana fervente di dibattiti e di discussioni;\u00e8 descritto un paese che, nomina omina, \u00e8 \u00abApicola soave e laboriosa\u00bb: Avola del terreno arso, del mandorlo, dell\u2019ulivo, del carrubo, della guerra con il sole, con la pietra, la citt\u00e0 nuova di geometrica armonia, di vie diritte, d\u2019ariose piazze, d\u2019architettura di luce e fantasia [&#8230;]. La vasta piazza quadrata, il centro del quadrato inscritto nell\u2019 esagono, [&#8230;] fu sempre il teatro di ogni incontro,convegno, assemblea, dibattito civile. 25 L\u2019armonia passata in cui la mente e la memoria trovano ristoro si frange nel presente, nel momento del \u00abritorno brusco nella prosa offensiva del presente\u00bb: 26 Entra nel vasto spazio nell\u2019 ora della luce umana,della calura che si smorza,nel meriggio tardo ch\u2019 era in passato del brulichio, del brusio sulla piazza [&#8230;]sotto il cielo fitto dei voli obliqui, degli stridi, dei rintocchi di San Nicola, di Santa Venera, dell\u2019Annunziata, che ora \u00e8 vuota, deserta, sfollata come per epidemia o guerra [&#8230;]. Cos\u2019 \u00e8 successo in questa vasta, solare piazza d\u2019Avola? Cos\u2019 \u00e8 successo nella piazza di Nicosia, di Scicli, Ispica, Modica, Noto, Palazzolo,Ferla, Floridia, Ibla? Cos\u2019 \u00e8 successo in tutte le belle piazze di Sicilia, nelle piazze di quest\u2019Italia d\u2019assenza, ansia, di nuovo metafisiche, invase dalla notte, dalle nebbie, dai lucori elettronici dei video della morte? 27 Alla luce e al caldo soffocanti, alle vuote ore meridiane, sarebbe dovuta seguire \u00abl\u2019ora della luce umana\u00bb, che propizia e accompagna il dibattito, l\u2019incontro, l\u2019attivit\u00e0, ma il tramonto non raccoglie pi\u00f9 oggi, come era nel passato,il fervore e l\u2019azione, bens\u00ec abbandoni, vacuit\u00e0, silenzi, attese.3. Con puntualit\u00e0 \u00e8 rilevato il trascolorare della luce, modulazioni di intensit\u00e0 luminosa che accompagnano il procedere delle ore e scandiscono l\u2019ordine delle attivit\u00e0 umane. Il sole ritma inesorabilmente il tempo delle opere e i giorni,dei lavori della campagna e del mare: le ore mattutine sono le pi\u00f9 adatte al lavoro, temibile \u00e8 l\u2019ora meridiana, con il sole a perpendicolo, mentre il tra-monto coincide con la fine delle fatiche del giorno. \u00c8 un tempo ciclico, chiuso nell\u2019 alternarsi di notte e d\u00ec. La luce \u00e8 dapprima tenue, non ancora dispiegata:Il paese, gi\u00e0 sul mattino primo e nella luce ancor non dispiegata, era una scorreria di carri e bestie, di comitive allegre, di musicanti, villani e mercanti cheper ogni porta, di Trapani e Palermo, dello Stellario, di Corleone e del Castello, invadevano le strade e le piazze.2825.L\u2019olivo e l\u2019olivastro, p. 110.26.29 aprile 1994&#8230;, p. 6.27.L\u2019olivo e l\u2019olivastro, p. 112.28.Retablo, p. 50.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>si fa luce ferina, nel meriggio: Dall\u2019 alba dava forte con la sua sciamarra, un colpo dietro l\u2019altro, rantolando, hah hah, su quella crosta dura di petraia, in dorso di collina declinante, panetomazzo e acqua unico ristoro a mezzogiorno. Piegato in due. Zuppa la camicia e il gil\u00e8, il fazzoletto al collo, con quel sole di maggio che ancora gli mordeva sulle spalle. 29 ed \u00e8 infine luce rosseggiante, prima di spegnersi al tramonto:Il sole sbucava all\u2019 orizzonte sotto una banda nera di foschia, e prima d\u2019eclissarsi dietro i monti, dietro Barrafranca, Pietraperz\u00eca, rosseggi\u00f2 potente, infiamm\u00f2 gli uomini sopra Ratumeni, le pietre bianche della masseria. Poi, lentamente tramont\u00f2 e tutto s\u2019incup\u00ec. Smisero i braccianti d\u2019arare, di zappare ed erpica-re, riposero gli attrezzi. 30 La scomparsa del sole dietro l\u2019orizzonte, segnale della fine del lavoro per l\u2019uomo di terra, \u00e8 invece alba e segnale d\u2019inizio, di nuovo giorno, per il pescatore: \u00c8 l\u2019alba, per loro, questo tramonto, poi si fa notte, scura: la luna piena dice fame ai pescatori, offusca le lampare. Non sanno altro tempo fuori che questo, come le farfalle, i pipistrelli.<br \/>\n31 \u00c8 forse possibile leggere tale circolarit\u00e0 del tempo non tanto, o non solo,su un piano orizzontale, bidimensionale, come catena perenne di ritorni sempre uguali, quanto nella profondit\u00e0, in verticale. Frequenti incursioni diacroniche paiono infatti restituire al presente uno specchio lontano, come se <strong>dalle profondit\u00e0 del passato e della memoria risalissero tracce, percorsi sommersi che emanano luce sul prese<\/strong>nte. Lo scorrere del tempo \u00e8 ritratto come sovrapporsi di stratificazioni che, tagliate trasversalmente, svelano tra loro ricorrenze, similitudini, ritorni. \u00c8 la lente della memoria e della storia che offre la terza dimensione alla lettura, e consente di cogliere e acuire il sentimento della frattura, della perdita, dei ritorni sotto nuove spoglie, della metamorfosi dell\u2019identico. L\u2019\u00abordine continuo\u00bb, il \u00abrosario fatale della corsa\u00bb32 \u00e8 dunque colto nell\u2019 accumulazione di rovine, su cui rinascono altri templi, altre illusioni:La Contrada \u00e8 illuminata da una luce livida. Si odono ululati di cani, pigolare d\u2019 uccelli notturni, mentre dall\u2019 alto, sulla fontana, sullo spiazzo, piovono lentamente falde di Luna simili a garze luminescenti. Cos\u00ec \u00e8 stato e cos\u00ec sempre sar\u00e0: rovinano potenze, tramontano imperi regni civilt\u00e0, cadono astri, si 29.\u00a0 ID., Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Milano: Mondadori, 1976, p. 105.30.Le pietre di Pantalica, p. 61.31.La ferita dell\u2019Aprile, p. 74.32.Nottetempo&#8230;, p. 129.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sfaldano, si spengono, uguale sorte hanno mitologie credenze religioni. Ogni fine \u00e8 dolore, smarrimento ogni mutazione, stiamo saldi, pazienza, in altri teatri, su nuove illusioni nascono certezze. 33 Quando il sole, reggitore dell\u2019universale armonia, impallidisce nella sera,la melanconia attanaglia il Vicer\u00e9 di Lunaria (\u00abLa luce solare, meridiana, che entra dai balconi, si smorza, da dorata diviene argentea, lunare, illividisce lasala, gli astanti.\u00bb).344. Si apre qui una nuova possibile valenza della luminosit\u00e0 nell\u2019 opera consoliana, per indagare la quale \u00e8 forse opportuno rifarsi al verso di Ungaretti che apre il capitolo Le pietre di Pantalica: \u00abSoli andavamo dentro la rovina\u00bb, da Ultimi cori per la terra promessa. I versi che precedono quello citato sono questi: \u00abCalava a Siracusa senza luna \/ La notte e l\u2019acqua plumbea \/ E ferma nel suo fosso riappariva, \/ Soli andavamo dentro la rovina \/ Un cordaro si mosse dal remoto\u00bb.35 E cos\u00ec recita il primo paragrafo consoliano: \u00c8 l\u2019ora in cui dal suo acuto ferino di bianca incandescenza si torce, si modula nei toni pi\u00f9 mansueti, tangibili \u2014 oro arancio viola \u2014 la luce. Appaiono quindi le pietre, dal fitto fondale di pini e cipressi avanzano in linee parallele come onde, grigio rosa, muschiate, negli intervalli dove appena s\u2019addensano sottilissime ombre, dentro il cerchio mistico dell\u2019orchestra. Al cui centro, reale e idea-le, bocca d\u2019un segreto cunicolo, d\u2019un buio ipogeo, \u00e8 una porta, due corti pilastri e un architrave appena arcuato. Scenografia vera, come l\u2019ha conciata degli scenografi il pi\u00f9 riduttore, il pi\u00f9 essenziale: il tempo. Nella cavea affollata, succede improvviso il silenzio. Ha inizio la rappresentazione della tragedia.<br \/>\n36 Lo scenario di cerchi concentrici, come onde susseguenti si, la polarit\u00e0 verso un centro che ancora sfugge, perch\u00e9 imbocco nero verso profondit\u00e0 ipogee,l\u2019accesso senza sbocco: \u00e8 questa la scenografia del tempo, opera secolare di stratificazioni circolari i cui raggi ipotizzano un centro. L\u2019architettura complessi-va si svela nell\u2019 ora calda e lieve del tramonto, nella luce crepuscolare che segue\u00abl\u2019acuto ferino\u00bb del demone meridiano. Si tratta di un topos particolarmente caro a Ungaretti che al demone meridiano dedic\u00f2 assidue ricerche, a partire dal commento alla leopardiana canzone Alla primavera.<br \/>\n3733.\u00a0 ID., Lunaria, Milano: Mondadori, 1985, p. 50.34.Ibid., p. 139.35.\u00a0 Cfr. Anche L\u2019olivo e l\u2019olivastro, p. 84.36.Le pietre&#8230;, p. 157.37.\u00a0 Nell\u2019ora voraginosa, ora di \u00abluce nera nelle vene\u00bb, confluiscono memoria e malinconia,furore del sole e zenitale acedia, si congiungono demone meridiano e notturno meridio .Cfr. Carlo OSSOLA, \u00ab\u201cNell\u2019abisso di s\u00e9\u201d: Ungaretti e Racine\u00bb, in B. M. DARIFe C. GRIG-GIO(a cura di), Dal Tommaseo ai contemporanei, Miscellanea di studi in onore di Marco Pecoraio, Firenze: Olschki Ed., 1991, p. 343-358.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Cos\u00ec scrive Consolo in Nottetempo: in un reticolo d\u2019ombre, di caligini, un turbine di braci. \u00c8 l\u2019ora questa degli scoramenti, delle inerzie, degli smarrimenti, delle malinconie senza rimedio, l\u2019ora delle geometrie perfette, delle misure inesorabili, la sfera il compasso la clessidra la bilancia&#8230; Venne poi il crepuscolo, la sera. Una sera azzurra e bruna, vermiglia e gialla. Con<\/em>\u00a0un reticolo d\u2019ombre, di caligini, un turbine di braci.\u00c8\u00a0l\u2019ora questa degli\u00a0scoramenti, delle inerzie, degli smarrimenti, delle malinconie senza rimedio, l\u2019ora\u00a0delle geometrie perfette, delle misure inesorabili, la sfera il compasso la clessidra la bilancia&#8230;<em>\u00a0(la luna suscita muffe, fiori di salnitro&#8230;) l\u2019ora della luce bianca, della luce nera, sospesa e infinita. [&#8230;] Oltre sono le Rovine.<br \/>\n38 Ritroviamo qui i termini ossimorici ungarettiani (la \u00abluce nera nelle vene\u00bbdi Ti sveler\u00e0) e in altri brani ancora immagini e allusioni al demone meridiano,notturno meridio. L\u2019eccesso di luce, l\u2019incandescenza meridiana, confondono confini, accecano, confluiscono nel buio, nell\u2019 inabissamento di s\u00e9, negli abissi di memoria, buio fluire del tempo. La trasfigurazione indotta dalla luce a per pendicolo \u00e8 colta in pi\u00f9 occasioni da Consolo; cos\u00ec nel Sorriso:Luce che brucia, morde, divora lati spigoli contorni, stempera toni macchie, scolora. Impasta cespi, sbianca le ramaglie, oltre la piana mobile di scaglie orizzonti vanifica, rimescola le masse. 39 o in alcune pagine di Nottetempo:Quindi per gradi, per lenti processi discendiamo in spazi inusitati [&#8230;].Ora, in questa luce nuova \u2014 privazione d\u2019essa o luce stessa rovesciata, frantumo d\u2019una lastra, rovinio di superficie, sfondo infinito, abissitade \u2014 , in nuovi mondi o antichi, in luoghi ignoti risediamo.<br \/>\n40 L\u2019abbandono e il silenzio grevi dell\u2019ora demente accompagnano e propiziano la calata nel vorticoso fluire del tempo, in un\u2019immagine di memoria anche borgesiana: \u00abd\u2019un tempo che contiene tutti i tempi, un attimo ogni altro attimo. In quest\u2019istante rapido, in quest\u2019immensa stasi, l\u2019uomo rivive tutta la sua vita\u00bb.41Ed ecco, calati nell\u2019abisso, nel luogo di tutti i luoghi, ormai prossimi alla scaturigine, l\u2019interrogativa sulla possibilit\u00e0 del racconto, memoria,scansione, parola, che \u00e8 passaggio. Ritorna l\u2019immagine dell\u2019accumulazione, del sovrapporsi di strati sopra strati, di lavorio continuo, di movimento d\u2019approssimazione incessante, ai confi-ni del silenzio, come a strappare terre ai deserti. La risposta all\u2019 istanza finale \u00e8 di desolazione siderale; nei \u00abgraffi indecifrati\u00bb si pu\u00f2 sentire forse l\u2019eco del \u00abrilu-cere inveduto \u00bb ungarettiano (da Ultimi cori per la terra promessa: \u00abRilucere inveduto d\u2019abbagliati \/ Spazi ove immemorabile \/ Vita passano gli astri \/ Dal peso pazzi della solitudine\u00bb). La vita \u00e8 consumata ai margini del silenzio, \u00e8 tra\u00a0\u00a0versata nel silenzio,<br \/>\n-38. Nottetempo&#8230;, p. 65.39.Il sorriso&#8230;, p. 17.40.Nottetempo, p. 6441.Ibid., p. 91.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0silenzio come cerchio con il centro in ogni luogo e la circonferenza in nessuno: E tu, e noi chi siamo? Figure emergenti o svanenti, palpiti, graffi indecifrati. Parola, sussurro, accenno, passo nel silenzio. 42I due protagonisti di Retablo si calano nelle acque lenitive dei Bagni Segestani, quasi alla ricerca di un Lete in cui adagiarsi e trovare ristoro. L\u2019effetto del bagno induce alla perdita di s\u00e9 nel \u00abvacuo smemorante, nel vago vorticare\u00bb.43 Il ricordo di Fabrizio Clerici va al primo incontro con Do\u00f1a Teresita, un\u2019apparizione nella luce e nello splendore; cos\u00ec Clerici riflette:pur sulla soglia di questa forte terra, nel primo cerchio di questo vortice di luce, sull\u2019ingresso di questo laberinto degli olezzi, nell\u2019 incamminamento di questa galleria de\u2019 singolari tratti e d\u2019occhi ardenti, mi pare di viaggiare alla ricerca degli stampi o matrici del vostro maraviglioso sembiante. 44 Se, da un lato, la visione dell\u2019amata nella luce, il riscoprirne espressioni e gesti in altre figure femminili risponde a un topos letterario di tradizione antica, l\u2019insistenza con cui paiono ricorrere i riferimenti alla lux veritatis, visione ineffabile del Vero, cos\u00ec come la non rara citazione di Platone anche attraverso latopica settecentesca della bellezza ideale (\u00abeccelso modello di belt\u00e0\u00bb) 45 auto-rizzano un approfondimento dell\u2019analisi delle valenze simboliche della luce anche in questa direzione. Torniamo cos\u00ec al primo testo citato, 29 Aprile 1994: cronaca di una giornata, dove esplicito era il riferimento alla caverna platonica, in quel caso usato con vis polemica diretta contro il \u00abregime telecratico\u00bb e le ingannevoli e false ombre televisive degne solo di una \u00abdegradata, miserabile caverna platonica\u00bb.46 Nell\u2019 opera consoliana \u00e8 possibile rintracciare con apprezzabile frequenza il riferimento ad una verit\u00e0 cui tornare suggerita da pallide tracce terrene, cui avvicinarsi procedendo per gradi, per accumulazioni, sempre vigili a non essere tratti in inganno da ombre fuggevoli, per arrivare preparati alla verit\u00e0, in grado di sostenerne la tremenda forza autenticante. Cos\u00ec sin dalle prime prove:Se mi si dice non si guarda alla finestra, allora mi volto alla parete bianca ed \u00e8 pi\u00f9 bello il gioco delle ombre rovesciate, e qualcuna l\u2019indovino: il gobbo lo spazzino la posta il pane, l\u2019ombra di tutti i giorni all\u2019 ore eguali.<br \/>\n4742.Ibid., p. 67.43.Retablo, p. 61.44.Ibid., p. 63.45.Ibid., p. 64.46.29 aprile 1944&#8230;, p. 7.47.La ferita&#8230;, p. 81.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La luce di verit\u00e0 \u00e8 difficilmente sopportabile per occhi avvezzi all\u2019 ombra,ombra consolatoria di una luce che ferisce, come quella dei quadri caravaggeschi, in cui una lama di luce, proveniente dall\u2019 esterno, (\u00abLa luce su Lucia giunge da fuori il quadro\u00bb) 48 ferisce il volto della figura. Caravaggio, \u00abcol suo corpaccio, la grossa testa bergamasca, i capelli peciosi e spessi, la fosca pelle,gli occhi ingrottati\u00bb pare posseduto da \u00abdolore innominato\u00bb e da una \u00abmelanconia senza riparo che lo spingeva a denudare il mondo, togliere agli uomini,alle cose, ogni velame, ombra, illusione, esporli alla cruda lama della luce, alla spietata verit\u00e0 di questo giorno, di questa vita, squarcio, ferita immedicata, nel corpo della notte, del sonno, della stasi, amava scontrosamente la bellezza,pativa per la sua labilit\u00e0, la sua assenza\u00bb.49 Instabile sull\u2019 abisso e sul vuoto, si tende in funambolico equilibrio come\u00abpasso nel silenzio\u00bb,50 come \u00abferita di luce nel buio\u00bb51(G. Ungaretti, Immagini del Leopardi e nostre), la parola dolente.5. In conclusione, pare di poter affermare che la luce, le modulazioni o le assenze di luce, assumono nella scrittura consoliana valenze che chiaramente tra-scendono la mera descrittivit\u00e0, la nota paesaggistica o bozzettistica. Ho qui cercato di offrire alcune possibili chiavi interpretative. All\u2019 opposizione luce-ombra intesa come confronto tra Milano -citt\u00e0 dei Lumi, meta per una Sicilia-cupa periferia di degrado, si accosta e sovrappone l\u2019opposizione luce del passato e buio del presente. Questa seconda opposizione fa s\u00ec che i due poli, Milano e la Sicilia, che nella diatopia si oppongono e tra i quali si intraprende un movimento di perpetuo viaggio, di fughe e di ritorni eterni, confluiscano, in una prospettiva diacronica, a formare un unico punto, coincidano,condividendo il tramonto infinito del presente. La patria con cui riconciliar-si pare dunque sfuggire, risucchiata nel tempo, proiettata nel passato, luogo della memoria. Tale opposizione, [buio-presente : luce-passato], non \u00e8 resa solo attraverso il ricorso ad un \u00ablessico della luce\u00bb per il passato e ad un \u00ablessico dell\u2019 ombra\u00bb per il presente, ma anche mediante l\u2019attribuzione alla luce di segni diversi:positivo in riferimento alla luce del passato e negativo in relazione alla luce del presente. In un paesaggio, umano e morale, armonico, come quello passato,la luce \u00e8 forza vivificante, principio di movimento e di vita, di attivit\u00e0; nella miseria e nel degrado presenti la luce dissecca, prosciuga, svela silenzi, assenze. Eppure la luce, pare leggere tra le righe o sous les mots, \u00e8 sempre la stessa luce, da sempre scandisce il ritmo della giornata, dei lavori quotidiani, ma la ciclicit\u00e0 del tempo,<br \/>\n-48.L\u2019olivo&#8230;, p. 94.49.Ibid., p. 88.50.Nottetempo&#8230;, p. 67.51.\u00a0 Giuseppe UNGARETTI, Immagini del Leopardi e nostre, saggio letto il 29 gennaio 1943 nell\u2019 Universit\u00e0 di Roma, in M. Diacono e L. Rebay (a cura di), Saggi e interventi, Milano:Mondadori, 1974, p. 447.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0 i ritorni, non sono tra loro identici, si scrivono nella storia e la storia \u00e8 sovrapposizione di strati, accumularsi di nuovi castelli su antiche rovine. Anche in questo caso dunque \u00e8 la composizione di piano orizzontale e verticale, la discesa dal piano sincronico e orizzontale a quello della storia e della memoria, verticale, ad offrire nuove chiavi di lettura. Il tempo della memoria e della malinconia \u00e8 il tempo della luce nera in cui si congiungono demone meridiano e notturno meridio, di ungarettiana memo-ria. \u00c8 il tempo di luce calcinante, ferale, e di buio vorticare nel flusso degli evi. Luce nera \u00e8 dunque quella che accompagna la memoria e la malinconia, la ricerca e la catabasi, ed \u00e8 luce bianca, luce dalla tremenda forza autenticante, la lux veritatis, ferita di luce che occhi avvezzi all\u2019 ombra non sanno sostenere. Ed \u00e8 dunque infine anche monito alla vigilanza, alla diffidenza verso opachi lucori, finte luci, vacue illusioni e pericolose menzogne.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Della luce e della visibilit\u00e0 Considerazioni in margine all\u2019opera di Vincenzo Consolo Paola Capponi Universidad de Sevilla Abstract La luce, la luminosit\u00e0, ossia le forme con cui la luce \u00e8 presente nell\u2019intertesto consoliano paiono assumere valenze che trascendono la mera descrittivit\u00e0 , la nota paesaggistica. Un lessico della luce (e dell\u2019ombra) preciso e puntuale &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1123\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Della luce e della visibilit\u00e0  Considerazioni in margine all\u2019 opera di Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[144,4],"tags":[117,139,16,36,57,152,20,151,29,150,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1123"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1123"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1123\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1125,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1123\/revisions\/1125"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1123"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1123"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1123"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}