{"id":1111,"date":"1999-06-30T07:13:29","date_gmt":"1999-06-30T07:13:29","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1111"},"modified":"2020-07-26T19:48:41","modified_gmt":"2020-07-26T19:48:41","slug":"lo-spasimo-di-palermo-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1111","title":{"rendered":"Lo spasimo di Palermo di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<article id=\"post-139\" class=\"post-139 post type-post status-publish format-standard hentry category-autori category-palermo-e-cio-che-resta category-scritture-variegate tag-palermo tag-spasimo tag-vincenzo-consolo\"><header class=\"entry-header\">\n<h1 class=\"entry-title\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/spasimor.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1112 alignnone\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/spasimor-195x300.jpg\" alt=\"spasimor\" width=\"195\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/spasimor-195x300.jpg 195w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/spasimor.jpg 547w\" sizes=\"(max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/><\/a><\/h1>\n<p>Palermo e ci\u00f2 che resta, scritture variegate \u00a0Lo\u00a0Spasimo di Palermo,Vincenzo Consolo<\/p>\n<div class=\"entry-meta\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"tags-links\">\u00a0<\/span>Lo spasimo di Palermo \u00e8 un <em>nostos,<\/em> il racconto di un ritorno, quello del protagonista lo scrittore Gioacchino Martinez, ai luoghi amati e odiati della sua infanzia e della sua giovinezza, Palermo e la Sicilia. Ambientato in un periodo che va dalla fine della guerra ai giorni nostri, la memoria del protagonista scandaglia eventi, tragedie, illusioni e personaggi che hanno costellato la sua storia individuale. Il flusso della memoria prende avvio dall\u2019interruzione, causata dai bombardamenti, di <em>Judex<\/em>, un film del 1916 di Feuillade visto all\u2019oratorio da bambino, e si conclude con la tragedia dell\u2019assassino di un giudice, ricalco della strage in cui rimasero vittime Borsellino e la sua scorta. E\u2019 un doloroso riandare con la memoria tra i mali della storia individuale e collettiva.<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Cos\u00ec dice sinteticamente Vincenzo Consolo: \u201c\u00e8 un libro in cui vengono registrate le sconfitte, \u00e8 soprattutto la memoria degli innocenti sopraffatti dai delinquenti.\u201d<\/p>\n<p>Inevitabile appare dunque a Consolo fare i conti con la storia lacerante della sua terra fatta di interruzioni violente di sopraffazioni e sebbene questo romanzo abbia la forma del romanzo storico nulla ce lo fa ricondurre alla tradizione canonica del genere letterario. E\u2019 assente lo schema narrativo lineare del romanzo, nessuna unit\u00e0 organica spazio-temporale, solo frammenti giustapposti che si ricompongono lentamente. Pi\u00f9 volte l\u2019autore ha dichiarato la sua avversit\u00e0 alla forma romanzo e di questo c\u2019\u00e8 traccia anche in quest\u2019ultima opera: \u201cAborriva il romanzo, questo genere scaduto, corrotto, impraticabile. Se mai ne aveva scritti erano i suoi in una diversa lingua, dissonante, in una furia verbale ch\u2019era finita in urlo, s\u2019era dissolta nel silenzio.\u201d<\/p>\n<p>Ed il silenzio rappresenta il limite, il filo del rasoio, quell\u2019attrazione repulsiva in cui vive costantemente il protagonista ed anche l\u2019autore, terrorizzato com\u2019\u00e8 da un lato dal vuoto dell\u2019azione e dall\u2019altro dall\u2019inefficacia delle parole.<\/p>\n<p>Il dato suggestivo che emerge in rilievo \u00e8 per\u00f2 la poesia o meglio \u201cla lingua-poesia, la lingua rivelazione\u201d. \u201cE\u2019 una lingua contraria a ogni altra logica, fiduciosamente comunicativa, di padri o fratelli pi\u00f9 anziani, involontari complici dei responsabili del disastro sociale\u201d, si legge nel libro di Consolo. Ma l\u2019arrovellarsi nel ricercare una lingua diversa \u00e8 servito a ben poco, ammette disilluso il protagonista anzi \u00e8 servito a ritrarre la scrittura nel silenzio, non nella pace ma nella coscienza turbata dalla tragedia.<\/p>\n<\/div>\n<footer class=\"entry-meta\">\n<div class=\"comments-link\">\u00a0<\/div>\n<\/footer><\/article>\n<article id=\"post-132\" class=\"post-132 post type-post status-publish format-standard hentry category-autori category-scritture-variegate tag-vincenzo-consolo\"><header class=\"entry-header\">\n<h1 class=\"entry-title\">Intervista a Vincenzo Consolo 1999<\/h1>\n<div class=\"entry-meta\"><span class=\"date\"><time class=\"entry-date\" datetime=\"1999-06-30T10:38:23+00:00\">3<\/time><time class=\"entry-date\" datetime=\"1999-06-30T10:38:23+00:00\">0 giug<\/time><time class=\"entry-date\" datetime=\"1999-06-30T10:38:23+00:00\">no \u00a01999<\/time><\/span><span class=\"categories-links\">, scritture variegate\u00a0<\/span><span class=\"tags-links\">Vincenzo Consolo<\/span><\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Sciacca, Chiesa di Santa Margherita , 1999<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni narratore sa quanto siano determinanti nell\u2019 esperienza letteraria i luoghi frequentati nella propria vita. Essi hanno il potere di costituire la propria identit\u00e0, di fondarla a partire dal nucleo pi\u00f9 irriducibile dell\u2019anima. Racchiudono il deposito della memoria individuale e della storia. Non di meno la lingua custodisce il patrimonio genetico del territorio, della cultura, della storia. Accade perci\u00f2 ad uno scrittore sradicato dai propri abituali paesaggi e dalle consuete vicissitudini di ferirsi nello sguardo e nel linguaggio. Si trasforma l\u2019orizzonte visivo, cos\u00ec come il tappeto sonoro della lingua. Ci\u00f2 che si produce non \u00e8 perdita cicatrizzante, \u00e8 materia vivente, umore organico. La memoria si fa vivida e la presenza copiosa riflessione sul mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accadde a molti scrittori siciliani, a Verga, Pirandello, Brancati, Vittorini. E\u2019 accaduto anche a Vincenzo Consolo, uno tra i maggiori narratori italiani di questo ultimo ventennio. Il suo nome \u00e8 associato ormai da tempo a quelli di Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, con i quali ha condiviso un lungo sodalizio intellettuale e una profonda amicizia. Consolo vive a Milano da un trentennio, come Verga ha avuto bisogno di un osservatorio lontano per dare forma alla sua esperienza letteraria. E\u2019 un autore <em>sui generis<\/em> perch\u00e9 non scrive romanzi, convinto com\u2019\u00e8 che \u201cnon si possono scrivere romanzi perch\u00e9 ingannano il lettore\u201d, predilige una narrazione orientata verso la poesia, alla ricerca estenuante del potere rivelatore della parola. Dei suoi libri si dice che sono difficili a leggersi. Tutto \u00e8 affidato alla densit\u00e0 delle parole, anzi alla sonorit\u00e0 lirica, anche la sintassi \u00e8 ardua, lontana dalla chiarezza razionale di stampo illuministico. E\u2019 prosa che si eleva a poesia ricca com\u2019\u00e8 di figure retoriche tipiche della poesia: allitterazioni, assonanze, paronomasie. Si procede lentamente come in un rituale in cui le sonorit\u00e0 scandiscono i momenti evocativi della memoria. Eppure i suoi temi riguardano la storia, quella siciliana in particolare. Ed in questo si capisce l\u2019affinit\u00e0, seppure solo genericamente tematica con Sciascia. Il solco aperto dallo scrittore di Racalmuto \u00e8 ancora troppo ampio per potersi colmare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono passati quattro anni dal suo ultimo libro <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro, <\/em>e Consolo, con il suo recentissimo <em>Lo Spasimo di Palermo,<\/em> sembra aver dato ulteriormente impulso alla trattazione di temi storico-civili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo incontrato lo scrittore siciliano di recente a Sciacca in occasione della presentazione del libro tenutasi nella chiesa di Santa Margherita, nell\u2019ambito del ciclo promosso dall\u2019Assessorato alla Cultura dal titolo <em>Lettura con l\u2019autore.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consolo ha parlato a lungo ma pi\u00f9 che del suo libro ha preferito soffermarsi sulla polemica che si \u00e8 generata a partire da un\u2019intervista rilasciata al quotidiano <em>La Stampa<\/em> nella quale fa cenno della realt\u00e0 socio-culturale di quella parte della Sicilia, il Ragusano, che proprio qualche settimana fa \u00e8 stata teatro di un\u2019ennesima strage mafiosa. \u201cE\u2019 venuta meno l\u2019educazione alla legalit\u00e0\u201d afferma, \u201cci si \u00e8 scordati dell\u2019orgoglio di essere onesti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Impegnato a far luce su quelle realt\u00e0 tanto bene conosciute, Consolo si fa prendere dalla passione civile, si rifiuta di trasformare un evento culturale come la presentazione del libro in un <em>rendez vous<\/em> mondano. Continua lucidamente ad analizzare il nesso tra letteratura e societ\u00e0. E\u2019 amareggiato: \u201cnon legge pi\u00f9 nessuno, viviamo in una dimensione di fondamentalismo economico\u201d sostiene senza enfasi, quasi rassegnato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lamenta ancora il vuoto di una letteratura, quella italiana ed occidentale in genere, che rinnega la propria tradizione ed assorbe i modelli culturali tipici della societ\u00e0 mediatizzata. La televisione, il cinema di consumo, le canzonette, Internet, appiattiscono la lingua, la svuotano di senso, cristallizzano i sentimenti che essa \u00e8 capace di esprimere. Aggiunge anche che \u201cle letterature pi\u00f9 fertili sono quelle meticciate\u201d, quelle nate dall\u2019ibridazione delle lingue, delle culture, dall\u2019innesto di codici linguistici su tradizioni totalmente differenti; \u201cterritori dove non \u00e8 passato il rullo compressore del capitalismo, della tecnologia e dell\u2019industria, che risultano essere meno contaminati dal contagio pervasivo e scarnificante del linguaggio mediatizzato. Quello che \u00e8 accaduto, effetto del colonialismo, alle letterature anglofone o francofone dell\u2019Africa, o a quelle creole dell\u2019America meridionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La letteratura \u00e8 ormai marginalizzata dalla cultura contemporanea. All\u2019autore non resta altro che tentare di cogliere il respiro del tempo ed illudersi che possa salvare gli uomini attraverso \u201cla scrittura, ultimo segno della speranza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo approfondito alcune questioni emerse in quest\u2019incontro parlandone direttamente con Vincenzo Consolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si \u00e8 parlato di politica, di letteratura, di societ\u00e0, sembra che allo scrittore resti solo di osservare ci\u00f2 che accade. Come vive il dissidio tra il fare, in pratica scrivere, e la consapevolezza dell\u2019inutilit\u00e0 del fare, dell\u2019inefficacia della scrittura a determinare cambiamenti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dissidio insanabile in uno scrittore \u00e8 questo: avere l\u2019angoscia dell\u2019inesistenza. Quando si scrive si ha sempre questa paura di non essere, che significa poi, di non essere letto o capito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tempi della letteratura e i quelli della politica sono assolutamente discordanti. La politica \u00e8 l\u2019azione del giorno per giorno, degli adattamenti, dei compromessi, mentre i tempi della letteratura sono molto pi\u00f9 lunghi perch\u00e9 lavorano in un terreno che non \u00e8 visibile, i terreni dell\u2019intelligenza della coscienza e della sensibilit\u00e0 del lettore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019angoscia lo scrittore la sente. Soprattutto uno scrittore non immediatamente comprensibile. Quella della difficolt\u00e0 della mia scrittura \u00e8 una storia che mi perseguita. Il problema \u00e8 quello dell\u2019inadeguatezza nei confronti della realt\u00e0. Lo scrittore rappresenta la realt\u00e0, illumina delle parti della dimensione umana che sono state lasciate in ombra, cerca di dare luce a queste parti che sono state lasciate allo scuro, ma non sa se tutti riescono a mettere gli occhi su quella realt\u00e0 che lo scrittore scopre, che \u00e8 poi la dimensione della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo scrittore non \u00e8 solo custode della lingua ma esprime anche una funzione civile\u2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due cose devono andare insieme. La funzione civile si esprime attraverso l\u2019azione sociale della scrittura e non solo attraverso i contenuti. I miei non sono mai di tipo intimistico o esistenziale sono di tipo storico-civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La lingua che utilizza nelle sue opere \u00e8 ricca di parole desuete, si richiede al lettore uno sforzo particolare\u2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono i colori che formano il quadro. Il colore \u00e8 lo stile dello scrittore. I miei sono colori pi\u00f9 affollati e meno visibili, si devono decrittare. La mia scrittura richiede al lettore una partecipazione maggiore che non in altri scrittori di tipo razionalistico illuministico, esso si trova di fronte ad una lingua diversa, ad una tonalit\u00e0 che lui conosce ma che aveva dimenticato. Cerco di risvegliare questa lingua assopita dentro il lettore stesso. Questa lingua \u00e8 fortemente minacciata oggi perch\u00e9 si \u00e8 estinta questa sua profondit\u00e0 e questa ricchezza che era rappresentata dai dialetti. Siamo arrivati alla lingua nazionale, quella descritta da Pasolini nel \u201861 nelle <em>Nuove questioni linguistiche<\/em> in cui ha annunziato con trepidazione e senza emozione la nascita della lingua italiana come lingua nazionale. Era una lingua neocapitalistica, di tipo tecnologico aziendale che aveva chiuso i rapporti con questa profondit\u00e0 linguistica che una volta aveva, quella che Leopardi chiama l\u2019infinito della lingua. Dal \u201861 ad oggi si \u00e8 impoverita sempre pi\u00f9. Credo che sia una lingua che si stia spegnendo, estinguendo, oltre a superficializzarsi, a rendersi rigida a non avere pi\u00f9 questi apporti. Dall\u2019altra parte si \u00e8 invasa di una lingua prammatica e tecnologico-commerciale come l\u2019americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si \u00e8 sempre parlato di sperimentalismo, quando si parla della sua scrittura, ha mai conosciuto Antonio Pizzuto, altro scrittore siciliano sperimentalista?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho conosciuto Pizzuto, \u00e8 stato uno sperimentalista che andava sino alle estreme conseguenze sino ad arrivare alla musica tonale, all\u2019astrattismo dove la figurazione la linea del racconto spariva e tutto era giocato sui ritmi sui suoni. Si \u00e8 sempre parlato di Gadda, quando bisognava trovare un riferimento alla mia scrittura. In me non c\u2019\u00e8 quell\u2019esplosione sarcastica e polifonica che c\u2019\u00e8 in Gadda la mia esplosione linguistica \u00e8 molto controllata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali sono le letture della sua formazione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono nato in una casa senza libri e in un paese senza biblioteca. Per me trovare i libri era estremamente difficile. La prima biblioteca che ho scoperto era in casa di un parente di mio padre, adoratore di Victor Hugo. Quando scopr\u00ec questa piccola biblioteca incominciai a frequentare casa sua, proprio col desiderio di leggere questi libri che mi sembravano un mondo misterioso. Ero un ragazzino, il primo libro che lessi che mi sconvolse e mi determin\u00f2 fu <em>I miserabili<\/em> di Victor Hugo. Non ho mai avuto una letteratura per l\u2019infanzia non ho letto n\u00e9 favole n\u00e9 fumetti. Prima ho letto i classici, libri straordinari come <em>L\u2019isola del tesoro<\/em> di Robert Louis Stevenson o <em>I viaggi di Gulliver<\/em> di Johnatan Swift.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quale \u00e8 l\u2019autore che pi\u00f9 ha amato?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 prescindere da Dante e poi viene Leopardi cito due poeti perch\u00e9 amo pi\u00f9 i poeti che la narrativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa pensa dei giovani scrittori, \u00e8\u2019 davvero sterile il panorama italiano contemporaneo ?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggo molti libri italiani per dovere d\u2019ufficio perch\u00e9 faccio parte della giuria del premio Grinzane Cavour, mi tocca leggere ogni anno tutti i romanzi che sono usciti. Dopo la morte della tradizione italiana sino a Calvino, Sciascia, Moravia, Pasolini, c\u2019\u00e8 stata una sorta di frattura, di vallo, con questi scrittori si aveva la consapevolezza di una tradizione letteraria di cui eravamo figli. Credo che oggi nel villaggio globale a causa di quest\u2019estrema comunicazione, i giovani narratori abbiano rotto con la tradizione. I loro punti di riferimento e la loro cultura sono il cinema americano, la canzonetta, i fumetti e la televisione. Poi quelli che si chiamano \u201ccannibali\u201d o \u201cpulp\u201d sono approdati ad una forma di neonaturalismo che riproduce nel modo pi\u00f9 supino, pi\u00f9 magmatico, quella che \u00e8 la realt\u00e0 narrata senza una metafora, senza un punto di vista di tipo etico o estetico. Non ne ho visti di talentosi, apprezzo Daniele Del Giudice che trovo uno scrittore di prim\u2019ordine, Erri De Luca e una scrittrice Fabrizia Ramondino, ma questi non sono pi\u00f9 cos\u00ec giovani.<\/p>\n<p class=\"no-break\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"st_facebook_hcount\"><span class=\"stButton\"><span class=\"stMainServices st-facebook-counter\">\u00a0<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/cop.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1113\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/cop.jpg\" alt=\"cop\" width=\"170\" height=\"292\" \/><\/a><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"fb-like fb_iframe_widget\" data-action=\"\" data-send=\"false\" data-layout=\"button_count\" data-show-faces=\"false\" data-href=\"http:\/\/www.dialogario.it\/intervista-a-vincenzo-consolo-1999\/\">\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<p>dialogario del 30 giugno 1999<br \/>di Giuseppe Puntarello<\/p>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo e ci\u00f2 che resta, scritture variegate \u00a0Lo\u00a0Spasimo di Palermo,Vincenzo Consolo \u00a0Lo spasimo di Palermo \u00e8 un nostos, il racconto di un ritorno, quello del protagonista lo scrittore Gioacchino Martinez, ai luoghi amati e odiati della sua infanzia e della sua giovinezza, Palermo e la Sicilia. 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