{"id":1108,"date":"2014-04-16T10:56:57","date_gmt":"2014-04-16T10:56:57","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1108"},"modified":"2016-05-17T11:01:12","modified_gmt":"2016-05-17T11:01:12","slug":"i-contadini-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1108","title":{"rendered":"I contadini di Vincenzo\u00a0Consolo"},"content":{"rendered":"<h2 class=\"entry-title\"><\/h2>\n<div class=\"entry-meta\"><\/div>\n<div class=\"entry-content\">\n<p><a href=\"https:\/\/casarrubea.files.wordpress.com\/2014\/04\/images1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-12463\" src=\"https:\/\/casarrubea.files.wordpress.com\/2014\/04\/images1.jpg?w=640\" alt=\"Vincenzo Consolo\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il prossimo 20 aprile ricorre il 67\u00b0 anniversario della vittoria del Blocco del Popolo alle elezioni regionali siciliane del 20 aprile 1947, quando comunisti e socialisti, assieme ad altre forze laiche e cattoliche raggiunsero la maggioranza relativa nelle prime elezioni regionali svoltesi in Sicilia. Fu la prima e l\u2019unica volta che la sinistra nel suo insieme si candid\u00f2 a dirigere la politica regionale, ottenendo il successo desiderato. Ma allora il pane si chiamava pane e le parole non avevano perduto il loro significato. I fatti sono ormai noti. La strage di Portella della Ginestra e quelle che seguirono ci hanno consegnato un\u2019Italia che \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Ci piace ricordare con Vincenzo Consolo una delle pagine pi\u00f9 gloriose di quell\u2019epoca: quella dell\u2019occupazione delle terre.<\/em><span id=\"more-12462\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nuvole nere vagavano nel cielo, dense come sbuffi di comignolo, da levante correvano a ponente, e nel loro squarciarsi e dilatarsi, rivelavano occhi azzurri e cristallini, lunghi raggi del sole che sorgeva, stecche incandescenti d\u2019un ventaglio, gi\u00f9 dal fondo del Corso, dal quartiere M\u00e0zzaro, dal Borgo, d\u2019in sul triangolo del timpano della chi\u00e8sa gialla di Santa Lucia.<br \/>\nIl largo del mercato era affollato, d\u2019asini muli giumente leardi, luccicanti di specchietti, sgargianti di fettucce nappe piume, scroscianti di campanelle e di cianciane. E cristiani erano a cavallo, a terra, aste di bandiere nelle mani, tr\u00f9sce e colini pieni di mangiare, ridenti nelle facce azzurre rasate quel mattino. Aspettavano, gli occhi puntati sulla porta della Casa, l\u2019uscita dei capi dirigenti.<br \/>\nDai balconi dei palazzi prospicienti lo spiazzo, detto in altro modo l\u2019Arenazzo (luogo di sosta de\u2019 carrettieri venuti da But\u00e8ra, Riesi o Terranova, sfregatoio di bestie a zampe in aria, riposo dentro il fondaco, tanfo di corno arso per la ferratura nella forgia, cardi bolliti e bicchier d\u00ec vino dentro la pot\u00eca), dai balconi del palazzo \u00c0ccardi e del palazzo Alberti, dalla farmacia Colajanni, financo dalla canonica di San Rocco, guardavano a questo assembramento di villani, a questo cominciamento di processione, a questa festa nuova, fuori d\u2019ogni usanza e d\u2019ogni calendario.<br \/>\nE nel voc\u00eco somm\u00e9sso, nel mormorio di saluti e di discorsi, nello stridere del ferro di zoccoli e di chiodi, nel tintinn\u00eco di campanelle, nel fumo di trinciati e toscanelli, trillarono i banjo, i mandolini infiocchettati de\u2019 barbieri che, lustri pi\u00f9 di tutti nelle facce, nelle lune e nei capelli, con le loro dita magre dall\u2019unghie coltivate attaccarono a suonare l\u2019Internazionale. E subito Bandiera rossa, l\u2019Inno di Garibaldi e di Mameli. Staccarono dalle corde le stecche a cuore di celluloide quando s\u2019apr\u00ec la porta della Casa del Popolo uscirono La Marca, Cardam\u00f2ne, Siciliano, Pirrone e altri ancora, che traversarono tutto lo spiazzo, si portarono in testa, verso l\u2019imbocco della via Bivona, e salirono in groppa alle bestie. Guardinghi, ch\u00e9 non tutti avevan confidenza con gli animali, questi giovani mazzarinesi usciti dalla guerra, ch\u2019avevan studiato, ma studiato, contro i libri di carta e di parole della scuola, sopr\u2019altri libri, e di pi\u00f9 con passione sopra il libro del paese, in cui avevan letto chiaramente la lunga offesa, la storica angheria, la prepotenza dei baroni. Eredi ma diversi d\u2019altri precedenti. Come don Oreste Paraninfo che nudo, di notte, suonava al violino sul balcone Mozart e Beethoven. O come don Rocco Colajanni, il farmacista, ateo inveterato, che sul letto di morte, la figlia terzi\u00e0ria e le monache assistenti esulcerate, volle da leggere il suo Decamerone. O come il medico Giunta, ch\u00e9 andando sul Corso per le visite, alzando gli occhi ai balconi dei palazzi, sputava e imprecava; \u00abAh porci, ah baroni!\u00bb.<br \/>\nQuesti giovani ch\u2019avevan determinato il successo del Blocco del Popolo alle elezioni, e che ostentatamente, dopo la vittoria, uno accanto all\u2019altro, ostruendo la strada, andavano avanti e indietro lungo il Corso per dispetto agli avversari. \u00abUna sventagliata di mitra, ecco quel che ci vorrebbe! Guardateli!\u2026 Proprio ora che sono a tiro tutti quanti\u2026 Ta-ta-tat\u00e0 e, in un attimo, ci si potrebbe liberare di questi scalzacani\u00bb vociava don Turiddu B\u00e0rtoli da sopra il suo balcone coi campieri schierati alle sue spalle. In testa, angelo custode, mignatta e protettore, don Peppino, Falzone di cognome, capo mafia di nome e d\u2019azione, compare dello Scebba, altro capo di But\u00e8ra.<br \/>\nQuando tutti furono assettati sopra le cavalcature, il trombettiere della cooperativa \u201cL\u2019Agricoltore\u201d suon\u00f2 il motivo della sveglia, come da soldato. Il La Marca, da sopra il suo cavallo, si gir\u00f2 verso la folla, alz\u00f2 il braccio e url\u00f2:<br \/>\n\u201cAvanti!\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(brano del racconto Ratumemi, in Le pietre di Pantalica)<\/p>\n<div class=\"entry-meta\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"meta-prep meta-prep-author\">Pubblicato il<\/span> <span class=\"entry-date\"><a title=\"18:08\" href=\"https:\/\/casarrubea.wordpress.com\/2014\/04\/16\/i-contadini-di-vincenzo-consolo\/\" rel=\"bookmark\">16 aprile 2014<\/a>\u00a0<\/span><span class=\"by-author\"><span class=\"sep\">di<\/span> <span class=\"author vcard\"><a class=\"url fn n\" title=\"Leggi tutti gli articoli di casarrubea\" href=\"https:\/\/casarrubea.wordpress.com\/author\/casarrubea\/\" rel=\"author\">casarrubea<\/a><\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prossimo 20 aprile ricorre il 67\u00b0 anniversario della vittoria del Blocco del Popolo alle elezioni regionali siciliane del 20 aprile 1947, quando comunisti e socialisti, assieme ad altre forze laiche e cattoliche raggiunsero la maggioranza relativa nelle prime elezioni regionali svoltesi in Sicilia. 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