{"id":1063,"date":"1999-09-30T08:35:32","date_gmt":"1999-09-30T08:35:32","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1063"},"modified":"2024-02-11T18:19:29","modified_gmt":"2024-02-11T18:19:29","slug":"prefazione-al-libro-di-poesie-di-mokhtar-sakhiri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1063","title":{"rendered":"Prefazione al libro di poesie di Mokhtar Sakhri"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/scansione0018.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1064 alignleft\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/scansione0018-190x300.jpg\" alt=\"scansione0018\" width=\"190\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/scansione0018-190x300.jpg 190w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/scansione0018-648x1024.jpg 648w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/scansione0018.jpg 1023w\" sizes=\"(max-width: 190px) 100vw, 190px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"spip\"><strong class=\"spip\">A Civitavecchia<\/strong><\/p>\n<p class=\"spip\"><i class=\"spip\">Mentre la statuetta piangeva le lacrime del miracolo,<br \/>\nChe dal gesso faceva zampillare il sangue,<br \/>\nLa speranza perse la fede cantata dagli oracoli<br \/>\nE l\u2019Uomo si vide bandire dalla societ\u00e0 e dal suo rango.<\/i><\/p>\n<p class=\"spip\">La folla in preda ad un paganesimo atavico,<br \/>\nCerca Dio in sogni e visioni sublimi<br \/>\nOve Egli si manifesta irreale e apatico,<br \/>\nSimile a quei demoni che abitano gli abissi:<\/p>\n<p class=\"spip\">Una volta guida attenta e loquace della sua Creatura,<br \/>\nAl punto di dettare il Corano e i Comandamenti,<br \/>\nOggi l\u2019abbandona, gettandola in pasto<br \/>\nAi ciarlatani che non giurano che con i Testamenti.<\/p>\n<p class=\"spip\"><i class=\"spip\">Declassato, il debole senza pi\u00f9 soffio n\u00e9 preghiera,<br \/>\nTrascurato dall\u2019immagine specchio della sua somiglianza<br \/>\nE dai suoi simili dalla vita altera e fiera,<br \/>\nSi libera dalla solitudine e dalla sua sofferenza.<\/p>\n<p><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prefazione<\/p>\n<p>Nell&#8217;aprile del 1991 mi trovavo ad Algeri, invitato l\u00e0 per l&#8217;inaugurazione della nuova sede dell&#8217;Istituto italiano di cultura. Ho potuto cosi assistere, in uno di quei giorni, alla grande greve, allo sciopero generale proclamato dal FIS, il Fronte Islamico di Salvezza, che, vinte le elezioni amministrative dell&#8217;anno prima, cercava in questo modo di incalzare il governo per ottenere delle votazioni politiche nel volgere di breve tempo. C&#8217;era una terribile tensione in citt\u00e0. Ho visto il grande raduno degli integralisti, tutti con barba e candida palandrana, il Corano in mano,nella grande spianata di Place des Martyres,ai piedi della Casba, Tra il palazzo Jenina e le grandi Moschee. Ho visto, a una cert&#8217;ora , quella massa di dimostranti, inginocchiarsi e prostrarsi a terra per la preghiera, marciare poi compatti, agitando in aria il Corano, per le vie della citt\u00e0. Poliziotti, in assetto di guerra, precedevano e seguivano dimostranti,controllavano ogni loro movimento.<br \/>\nUn editore algerino mi faceva da guida nella bellissima Algeri. Mi guid\u00f2 nei meandri della Casba, nella casa in cui s&#8217;erano asserragliati i patrioti durante la rivolta e dove erano stati uccisi il capo, Ali, e Alima, Mahmoud e un bambino innocente. In quella casa divenuta sede del FIS, mi tornava nitida alla memoria, la scena finale del film di Pontecorvo. Vidi ancora ad Algeri e nei dintorni, i luoghi di Camus, la spiaggia del delitto de Lo straniero e la Tipaza delle &#8220;nozze&#8221;. E mi spinsi pure nella Cabilia, nei poveri villaggi dell&#8217;interno. c&#8217;era in quei giorni in Algeria un&#8217;atmosfera tesa, una cupa sospensione, c&#8217;era come un&#8217;attesa di qualcosa di tragico che si stava abbattendo sul Paese. Venivano in albergo a trovarmi giovani poeti e scrittori per donarmi i loro libri e come per chiedere anche, a me italiano, tacitamente aiuto. La hall de El Djezair pullulava di poliziotti in borghese, di spie d&#8217;ogni sorta. Mi chiedevano ogni volta costoro chi erano e cosa volevano le persone che venivano un trovarmi. Negavo naturalmente loro ogni risposta. Riuscii poi miracolosamente a ripartire da Algeri.Da li a poco cominciarono in quel paese i massacri, le incursioni degli integralisti nelle periferie della citt\u00e0 e nei villaggi, le violenze d&#8217;ogni sorta, gli orrori, gli obbrobri perpetrati nel nome di Dio, di una religione. L&#8217;empiet\u00e0, la barbarie, il micidiale fanatismo d&#8217;Algeria diveniva il \u00a0prodromo, il segno primo e terribile d&#8217;altri scenari obbrobriosi che si sarebbero dispiegati di qua e di l\u00e0 nel Mediterraneo, in Africa, nei paesi pi\u00f9 lontani. Certo alcuni \u00a0di quei giovani Intellettuali che incontrai ad Algeri furono poi, a causa della catastrofe algerina, costretti a lasciare la loro terra, e rifugiarsi in Europa. Lo scrittore Mokhtar Sakhri, il poeta di questo bel Viaggio Infinito, aveva anticipato di anni il destino dei suoi pi\u00f9 giovani confr\u00e9res, aveva abbandonato la sua paria nel tempo del regime di Boumedienne. Questo suo viaggio infinito dunque il fatale destino di ognuno che \u00e8 stato costretto a sradicarsi dalla propria terra, dalla propria cultura, dalla propria lingua, il che \u00e8 stato condannato, tra &#8220;esilio ed asilo\u201d come dice Matvejevic, ad una perenne erranza della memoria e dell&#8217;anima.<br \/>\nNell\u2019 esilio e nell&#8217;asilo allora, il poeta articola, nell&#8217;imprescindibilit\u00e0 bisogno di comunicare, il primo e sorgivo linguaggio, le parole e la sintassi che precedono la ragione, la storia, la logica della societ\u00e0 e della politica, dispiega il linguaggio, sulla traccia dei grandi poeti arabi del passato come Abu Nawass, del sentimento, dell&#8217;amore. Come in un ricreato Stil Nuovo, la prima silloge di liriche, da Lettere di Natale fino a Bon a Parigi,\u00e8 dedicata a nomi di donne: Maurine , Sylvana, Catherine, Monica, Jacqueline, Loredana\u2026 Donne tutte &#8220;Intorno al core&#8221; che danno pretesto al racconto, una tranches de vie, a felicit\u00e0 e inganni, incantamenti e repulsioni.<br \/>\nll poema a Parigi \u00e8 la declinazione di quell&#8217;assoluta capitale, di quel mondo da ogni distanza fantasticato e agognato,\u00e9 la scansione, nell&#8217;impatto da parte dello &#8220;straniero&#8221;, di questo cuore della civilt\u00e0 nostra europea. &#8220;Mi parve odiosa&#8221; dice il poeta, &#8221; Mi parve crudele e quindi&#8221; ignobile &#8220;, inquietante&#8221;, per apparire Infine &#8220;eterna&#8221;, &#8220;felice&#8221;. Conclude, &#8220;Non ero pi\u00f9 uno straniero\/ solo nella notte e nella citt\u00e0.\/ Dell&#8217;amore facendo il suo messaggero,\/ e offrendomi una tra le belle\/ delle sue ragazze,\/ mi aveva adottato\/ questa Regina\u201d .<br \/>\nPer sentieri sotterranei e incontrollati, per il linguaggio primigenio \u00a0dell&#8217;amore il poeta dunque si concilia con quest&#8217;altro mondo, approda al linguaggio formale questa civilt\u00e0. Nella seconda \u00a0parte quindi della silloge d\u00e0 voce alla memoria del Paese abbandonato e insieme al nuovo paesaggio umano che gli si presenta davanti agli occhi, il paesaggio degli altri immigrati, di quelli che popolano ancora la triste zona dell\u2019emarginazione: I senegalesi, I Ladri Il ladro musulmano. Infine, approdato alla storia,il poeta urla per quanto di atroce avviene nel paese abbandonato, per quanto si ripete in Europa: I profeti dell&#8217;odio, Gli sgozzatori, Ballata algerina, Paradiso perduto, Bosnia. Urla il poeta per la sua Itaca imbarbarita, Itaca perduta ormai per ogni Ulisse che lasciata l&#8217;isola, condannato all&#8217;erranza, al Viaggio infinito.<\/p>\n<p>Vincenzo Consolo Milano, Settembre 1999<\/p>\n<p class=\"spip\" style=\"text-align: justify;\"><i class=\"spip\">\u00a0<\/i><\/p>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Civitavecchia Mentre la statuetta piangeva le lacrime del miracolo, Che dal gesso faceva zampillare il sangue, La speranza perse la fede cantata dagli oracoli E l\u2019Uomo si vide bandire dalla societ\u00e0 e dal suo rango. 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