{"id":1046,"date":"2012-09-01T15:04:54","date_gmt":"2012-09-01T15:04:54","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1046"},"modified":"2016-03-16T15:18:41","modified_gmt":"2016-03-16T15:18:41","slug":"sicilia-sicilia-mia-mia-patria-e-mia-matria-variazioni-consoliane-sulla-sicilia-e-altro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1046","title":{"rendered":"\u00abSicilia, Sicilia mia, mia patria e mia matria\u00bb  Variazioni consoliane sulla Sicilia, e altro."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/11046203_10206117755453112_638128587195130245_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1047 alignleft\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/11046203_10206117755453112_638128587195130245_n-276x300.jpg\" alt=\"11046203_10206117755453112_638128587195130245_n\" width=\"276\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/11046203_10206117755453112_638128587195130245_n-276x300.jpg 276w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/11046203_10206117755453112_638128587195130245_n.jpg 883w\" sizes=\"(max-width: 276px) 100vw, 276px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Osservatorio Bibliografico della Letteratura <\/strong><\/p>\n<p>Italiana Otto &#8211; novecentesca<\/p>\n<p>Anno II, numero 6 -7<\/p>\n<p>Settembre 2012<\/p>\n<p>Rosalba Galvagno<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSicilia, Sicilia mia, mia patria e mia matria\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Variazioni consoliane sulla Sicilia, e altro<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il racconto intitolato Il disastro storico pu\u00f2 fare da cornice, in ragione della sua bruciante attualit\u00e0, alla ricognizione del bel libro postumo di Vincenzo Consolo, ricchissimo di memorie, ironico e spassoso per alcuni tratti, implacabile e beffardo per altri, che ci ha ispirato alcune riflessioni.1<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u00abdisastro\u00bb \u00e8 quello che spazza via la storia, in quanto catapulta l\u2019uomo in uno stato naturale di nudit\u00e0, smarrimento e animalit\u00e0, sottraendolo appunto alla storia tanto faticosamente costruita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle calamit\u00e0 naturali, terremoti, alluvioni, eruzioni, oltre alle vittime umane e ai danni materiali, uno dei disastri maggiori \u00e8 quello forse immediatamente inavvertibile ma che subito si produce e fa sentire i suoi effetti per generazioni future. \u00c8 questo il disastro storico, il disastro della storia. Quando un terremoto, per esempio, squassa e polverizza citt\u00e0 o tessuti umani fortemente storicizzati, che nei secoli avevano cio\u00e8 sviluppato una loro particolare storia, una loro cultura, una loro civilt\u00e0, oltre a distruggere vite e documenti e beni, ributta indietro i superstiti dal piano della storia al piano della natura, dell\u2019esistenza: in pochi secondi essi fanno balzi indietro di secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passati quei pochi secondi, in cui \u00e8 preda di un terrore cosmico, l\u2019uomo, spogliato di ogni segno storico, nudo e smarrito, scatena il suo istinto, la sua animalit\u00e0.2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A dimostrazione di questa disumanizzazione Consolo cita due fatti emblematici, agghiaccianti, prodottisi all\u2019indomani del terremoto nella valle del Belice del gennaio 1968. Uno riguardava il disinteresse e l\u2019empiet\u00e0 quasi dei superstiti nei confronti dei loro morti e l\u2019altro il costituirsi di branchi di cani famelici, predatori di sangue e putridume. C\u2019\u00e8 da meravigliarsi allora, s\u2019interroga lo scrittore, se in questi momenti sbucano fuori i cosiddetti sciacalli, che scavano tra le macerie? Come ad esempio a San Francisco dopo il terremoto e l\u2019incendio del 1906, dove i predoni venivano sommariamente impiccati, o dopo il terremoto di Messina e Reggio Calabria, dove i predoni venivano passati per le armi. Ma vi \u00e8 un\u2019altra forma di sciacallaggio, quello a freddo, razionale, che nasce al di fuori del teatro del disastro, non pi\u00f9 degli sciacalli caldi o freddi e in un secondo tempo, come lo sciacallaggio del politico, del giornalista, dell\u2019industriale, del generale. Ma non c\u2019\u00e8 fine a questa deriva, poich\u00e9 c\u2019\u00e8 il terzo momento, non pi\u00f9 degli sciacalli caldi o freddi, \u00e8 quello delle iene, degli speculatori e profittatori della ricostruzione, insomma dei ladri e arraffatori di tangenti: \u00abQuelli che, fingendo di ricostruire, mostruosamente continuano a<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">1 V. CONSOLO, La mia isola \u00e8 Las Vegas, Mondadori, Milano 2012. Il volume raccoglie 52 racconti, cos\u00ec preferiva chiamarli l\u2019autore, scritti tra il 1957 e il 2011, di cui alcuni inediti. \u00abQuesto libro\u00bb, si legge alla fine del conciso e accurato risvolto di copertina, \u00abl\u2019ultimo che ha personalmente concepito e voluto, restituisce intatta la sua lezione ai lettori di oggi e di domani\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2 Ivi, p. 64. Gi\u00e0 in \u00abLa Stampa\u00bb, 5 febbraio 1978.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">distruggere, ancora a spogliare quelle popolazioni colpite dal disastro della loro cultura, della loro storia, a relegarle per sempre ai margini dell\u2019esistenza\u00bb.3<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel lungo racconto, Un giorno come gli altri, composto di alcuni gustosissimi episodi4, Consolo, tra le varie peripezie e meditazioni da cui \u00e8 occupato nel corso di una sua giornata milanese, si sofferma anche, mentre \u00e8 intento ad un lavoro sul poeta Lucio Piccolo, su un suo ricorrente dilemma, sulla differenza cio\u00e8 tra lo scrivere e il narrare, tra la mera operazione di scrittura impoetica estranea alla memoria che \u00e8 lo scrivere, e quell\u2019operazione poetica di scrittura invece che attinge quasi sempre alla memoria, e che \u00e8 il narrare.5 Il narratore viene addirittura assimilato a un grande peccatore, che merita una pena come quella dantesca degli indovini, dei maghi, degli stregoni. E tra gli indovini menzionati e condannati da Dante Consolo cita, non a caso, Tiresia, colui al quale tocc\u00f2 come punizione di essere trasformato in donna (\u00abEd anche \u201cdi maschio in femmina\u201d diviene, come Tiresia, il narratore\u00bb), cio\u00e8, come ogni vero scrittore, di femminizzarsi e di avere cos\u00ec accesso ad un sapere (e un godimento) altro, proibito e peccaminoso:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riprendo a lavorare a un articolo per un rotocalco sul poeta Lucio Piccolo. Mi accorgo che l\u2019articolo mi \u00e8 diventato racconto, che pi\u00f9 che parlare di Piccolo, dei suoi Canti barocchi, in termini razionali, critici, parlo di me, della mia adolescenza in Sicilia, di mio nonno, del mio paese: mi sono lasciato prendere la mano dall\u2019onda piacevole del ricordo, della memoria. \u201cInvecchiamo\u201d mi dico malinconicamente, \u201cinvecchiamo\u201d. Ma, a voler essere giusti, che io sia invecchiato \u00e8 un fatto che non c\u2019entra molto col mio scrivere. \u00c8 che il narrare, operazione che attinge quasi sempre alla memoria, a quella lenta sedimentazione su cui germina la memoria, \u00e8 sempre un\u2019operazione vecchia arretrata regressiva. Diverso \u00e8 lo scrivere, lo scrivere, per esempio, questa cronaca di una giornata della mia vita il 15 maggio 1979: mera operazione di scrittura, impoetica, estranea alla memoria, che \u00e8 madre della poesia, come si dice. E allora \u00e8 questo il dilemma, se bisogna scrivere o narrare. Con lo scrivere si pu\u00f2 forse cambiare il mondo, con il narrare non si pu\u00f2, perch\u00e9 il narrare \u00e8 rappresentare il mondo, cio\u00e8 ricrearne un altro su carta. Grande peccato, che merita una pena, come quella dantesca degli indovini, dei maghi, degli stregoni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u2018l viso mi scese in lor pi\u00f9 basso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mirabilmente apparve esser travolto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciascun tra \u2018l mento e \u2018l principio del casso [petto];<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ch\u00e9 da le reni era tornato \u2018l volto,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ed in dietro venir li conven\u00eca,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">perch\u00e9\u2019l veder dinanzi era lor tolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inf., XX, 10-15<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tipo particolare di punizione che il nostro scrittore paventa per il narratore \u00e8 dunque quella dantesca dell\u2019immagine torta,6 un\u2019immagine paradossale (il contrappasso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">3 Ivi, p. 65. Una fine analisi del tema del disastro nei romanzi di Consolo ha fatto D. FERRARIS, La syntaxe narrative de Consolo: pour une orientation du d\u00e9sastre, in Vincenzo Consolo \u00e9thique et \u00e9criture, Presses Sorbonne Nouvelle, Paris 2007, pp. 91-105.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4 Ivi, pp. 87-97, gi\u00e0 in \u00abIl Messaggero\u00bb, 17 luglio 1980, quindi in Enzo Siciliano (a cura di), Racconti italiani del Novecento, Mondadori, Milano 1983 (I Meridiani), pp. 1430-42, poi nel vol. III della nuova edizione dell\u2019antologia (Mondadori, Milano 2001, pp. 392-403).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5 Ivi, p. 92.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6 \u00abcom\u2019io potea tener lo viso asciutto \/quando la nostra imagine di presso \/ vidi s\u00ec torta, che \u2018l pianto delli occhi\/le natiche bagnava per lo fesso\u00bb (Inf., XX, 21-24, corsivi nostri). \u00c8 opportuno rammentare che gli indovini sono collocati nella IV bolgia dell\u2019VIII cerchio (delle Malebolge) dell\u2019Inferno, dove sono i fraudolenti verso chi non si fida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">dantesco) che fa degli indovini degli esseri condannati ad avere \u00ab\u2018l viso travolto\u00bb, girato all\u2019indietro:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 il narratore dalla testa stravolta e procedente a ritroso, continua Consolo, da quel mago che \u00e8, pu\u00f2 fare dei salti mortali, volare e cadere pi\u00f9 avanti dello scrittore, anticiparlo\u2026 Questo salto mortale si chiama metafora. Quando sono da solo mi sfogo a mangiare le cose pi\u00f9 salate e piccanti. Evito finalmente la minestrina, la paillardina e la frutta cotta. Mangio bottarga, s\u00e0usa miffa (\u201cinteriora di tonno salate\u201d), olive con aglio e origano, peperoncini, caciocavallo, cubb\u00e0ita (\u201ctorrone di zucchero e sesamo\u201d)\u2026 Poi, nel pomeriggio, non c\u2019\u00e8 acqua che basti a togliermi la sete.7<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sar\u00e0 avvertito il passaggio apparentemente incongruo, un vero e proprio salto mortale, che lo scrittore opera nel brano appena letto, dove sta descrivendo la curiosa condizione del narratore-mago dalla testa stravolta ma dotato della capacit\u00e0 di volare rispetto allo scrittore di cronaca, ed ecco che, ex abrupto, nel racconto stesso si produce in re una dislocazione metaforica attraverso il salto semantico dall\u2019incontinenza della parola fraudolenta degli indovini all\u2019incontinenza della gola, per la quale i golosi sono flagellati dalla pioggia e straziati da Cerbero nel III cerchio dell\u2019Inferno (canto VI).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Questo frammento emblematico, come la citazione dantesca mostra, del cosiddetto procedimento palinsestico della scrittura di Consolo, esibisce anche una dimensione metatestuale, metaforica anch\u2019essa, che coincide con l\u2019esatta definizione retorica della figura della metafora riportata negli Elementi di retorica di Heinrich Lausberg, al paragrafo intitolato Tropi di dislocazione o di salto,8 di cui l\u2019esempio consoliano costituisce una sorprendente e ineccepibile realizzazione (narratore-mago stravolto=goloso-assetato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su una sua precisa definizione di racconto, \u00abracconto ibrido\u00bb per l\u2019esattezza, e quindi sull\u2019essenza della narrazione, Consolo ritorner\u00e0 a distanza di dieci anni da Un giorno come gli altri (1980), nel bellissimo testo intitolato Memorie (1990), 9 dove, sintomaticamente, viene ripreso il tema del disastro e dei suoi corollari: l\u2019opposizione fondamentale tra esistenza e storia, che si duplica in quella di oriente e occidente, natura e cultura e altre ancora:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io sono d\u2019una terra, la Sicilia (ma quante altre terre nel modo somigliarono, somigliano o somiglieranno alla Sicilia!) dove, oltre l\u2019esistenza, anche la storia \u00e8 stata da sempre devastata da tremende eruzioni di vulcani, immani terremoti, dove il figlio dell\u2019uomo e il figlio della storia non hanno conosciuto altro che macerie di pietra, squallidi, desolanti ammassi di detriti attorno a zolfare morte. \u201cIn una manciata di polvere vi mostrer\u00f2 la paura\u201d dice Eliot.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dicevo sopra di una mia ideale geografia letteraria siciliana, dicevo di un oriente e di un occidente. Ora, questo paese10 che mi ha dato i natali ha la ventura, il destino di trovarsi ai confini, alla confluenza di due<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7 CONSOLO, La mia isola \u00e8 Las Vegas, cit., pp. 92-93.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">8 \u00abI tropi di dislocazione (o salto) [\u2026] presentano rispettivamente tra il significato proprio della parola sostituita (\u201cguerriero\u201d [\u2026]) e il significato proprio della parola sostituita tropicamente (\u201cleone\u201d [\u2026]) o un rapporto di somiglianza con il modello (metafora \u201cguerriero\/leone\u201d [\u2026]) o un rapporto di contrari (ironia: \u201ccoraggioso\/vigliacco\u201d [\u2026])\u00bb, H. LAUSBERG, Elementi di retorica, Il Mulino, Bologna 1969, p. 127.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">9\u00ab Il Valdemone\u00bb, I, 1, febbraio 1990, pp. 7-9, in CONSOLO, La mia isola \u00e8 Las Vegas, cit., pp. 134-138.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">10 Si tratta di Sant\u2019Agata di Militello pi\u00f9 su evocata: \u00abFin dal primo sguardo sul mondo, fin dai primi bagliori dei ricordi \u2013 e sono scene isolate, fotogrammi luminosi incorniciati dal nero dell\u2019immemorabile \u2013 si \u00e8 impresso, Sant\u2019Agata, dentro di me per sempre\u00bb, ivi, p. 135.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">regni, dove si perdono, sfumano, si ritraggono in una sommessa risacca le onde lunghe della natura e della storia. Lasciando, su questa remota spiaggia dell\u2019incontro, segni indistinguibili e confusi. Remota spiaggia, limen, finisterre, ma anche luogo sgombro, vergine, terra da cui rinascere, ricominciare, porto da cui salpare per inediti viaggi. Nato qui ho preso coscienza, a poco a poco, d\u2019aver avuto il privilegio di trovarmi legato all\u2019ago di una bilancia i cui piatti possono restare in statico equilibrio o pendere, da una parte o dall\u2019altra, il peso della natura o della cultura. E non \u00e8 questo poi l\u2019essenza della narrazione? Non \u00e8 il narrare, come dicevo, quell\u2019incontro miracoloso, di ragione e passione, di logica e di magico, di prosa e poesia? Non \u00e8 quest\u2019ibrido sublime, questa chimera affascinante?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sono ispirato, narrando, a questo mio paese, mi sono allontanato da lui per narrare altre storie, di altri paesi, di altre forme. Per\u00f2 sempre, in quel poco che ho scritto, ho fatalmente portato con me i segni incancellabili di questo luogo.11<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questo racconto pieno di aneddoti curiosi come quello divertentissimo della festa dall\u2019editore dove \u00e8 ospite Saul Bellow, importa soprattutto ricordare la pagina dedicata alla descrizione dello studio di Consolo nella sua casa di Milano. Una pagina autobiografica, come tantissime di questo bel libro, che ci invita ad entrare nel luogo pi\u00f9 intimo dello scrittore, un luogo magico direi, alla cui immagine saranno in parte ispirate le indimenticabili descrizioni di studi e biblioteche presenti nei grandi romanzi.12<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mio studio \u00e8 una stanza con tre pareti rivestite di libri, anche nello spazio tra i due balconi vi sono libri (dal balcone, gi\u00f9 in fondo alla strada, oltre i due castelli daziarii della Porta, vedo il famedio del Cimitero Monumentale, dove al centro, sotto la cupola, \u00e8 il sarcofago di Manzoni) e libri si accumulano per terra e sul b\u00e0ule di canne che fa da tavolino davanti al divano-letto. Le librerie sono degli scaffali aperti di legno grezzo, comprati alla Rinascente, e la polvere si accumula sui libri, penetra tra le pagine, li invecchia precocemente. Sui ripiani degli scaffali, davanti ai libri, appoggio oggetti: temperini, uccelli di legno, teste di pupi siciliani, pezzetti di ossidiana, di lava, conchiglie\u2026 Sull\u2019unico spazio vuoto, alle spalle del mio tavolo di lavoro, ho appeso i \u201cmiei quadri\u201d: un disegno di un San Gerolamo nella caverna, nudo, seduto a terra, intento a leggere un libro appoggiato sulle ginocchia, un gran leone dietro le spalle e un teschio vicino ai piedi; un libro aperto, con le parole cancellate con tratti di china e una sola in parte risparmiata, raccon, incollato e chiuso in una teca di plexiglas, opera di un artista concettuale; due planimetrie secentesche, di Palermo e di Messina, strappate dal libro di Cluverio Siciliae antiquae descriptio. Questo dei libri antichi strappati, dei libri bruciati, dei libri perduti \u00e8 un fatto che mi ossessiona. Ossessiona al punto che sogno sempre di trovare libri antichi, rotoli, cere, tavolette incise.13 Una volta mi sono calato dentro un\u2019antica biblioteca sotterranea, forse romana, dove, ben allineati nelle loro scansie al muro, erano centinaia e centina di rotoli: cercavo di prenderli, di svolgerli, e quelli si dissolvevano come cenere. Un mio amico psicanalista, al quale ho raccontato questo mio sogno ricorrente, mi ha spiegato che si tratta di un sogno archetipico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mah\u2026 Fatto \u00e8 che mi appassionano i libri sui libri, sulle biblioteche, sui bibliofili. E il libro che leggo e rileggo, come un libro d\u2019avventure, \u00e8 Cacciatore di libri sepolti. Come in questo tardo pomeriggio di<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">11 Ivi, pp. 137-138.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">12 V. CONSOLO, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, a cura di Giovanni Tesio, Einaudi Scuola, Torino 1995 (1976), pp. 3940, ID., Nottetempo casa per casa, Mondadori, Milano 1994 (1992), pp. 30-32.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">13 Sull\u2019aneddoto del sogno, parzialmente variato, Consolo torner\u00e0 successivamente \u00abC\u2019\u00e8 questo ipogeo, c\u2019\u00e8 la visione dell\u2019ipogeo continuamente e credo che sia dovuto al fatto che io cerco di partire sempre dalle radici pi\u00f9 profonde e quindi anche le immagini di questi luoghi sotterranei, di queste caverne, siano un po\u2019 il corrispettivo della profondit\u00e0 della lingua e della profondit\u00e0 della storia. Andare fino alle radici per poi risalire verso le zone della comunicazione, le zone della societ\u00e0. Sono luoghi che mi hanno sempre affascinato. \u00c8 indecente raccontare i propri sogni, per\u00f2 devo dire che un mio sogno ricorrente \u00e8 un sogno archeologico, un sogno che poi ho scoperto faceva anche il padre della psicanalisi assieme a Freud che era Jung. Nel sogno io mi calo in dei sotterranei dove scopro degli oggetti antichi, vasi o rotoli di pergamena, che mi danno molta gioia. Ho interpellato un mio amico psicanalista e mi ha detto che \u00e8 un sogno positivo e quindi evidentemente questo sub-conscio emerge nella mia scrittura. La mia ricerca linguistica anche in quel senso, io cerco le parole che vengono da lontananze storiche, di lingue antiche, greco, latino, arabo e quindi c\u2019\u00e8 questo bisogno di ripartire dalla profondit\u00e0. In tutti i miei libri c\u2019\u00e8 l\u2019evocazione di questi luoghi sotterranei.\u00bb Cfr. Intervista con Vincenzo Consolo a cura di Dora Marraffa e Renato Corpaci, http:\/\/www.italialibri.net\/, 2003, corsivi nostri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">maggio, qui nella mia stanza al terzo piano di una vecchia casa di Milano. A poco a poco non sento pi\u00f9 il rumore delle macchine che sfrecciano sui Bastioni, mi allontano, viaggio per l\u2019Asia minore e l\u2019Egitto, sprofondo in antichit\u00e0 oscure, indecifrate.14<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una variante e perfino un equivalente di questi libri antichi sono per Consolo le antichit\u00e0 archeologiche, come quelle cui si accenna in un altro affascinante racconto, Le vele apparivano a Mozia,15 che descrive un viaggio in Sicilia fatto nell\u2019aprile del 1984 con Fabrizio Clerici, Guttuso e altri per un fastoso matrimonio celebrato a Palermo e che li porter\u00e0 a rifare l\u2019antico itinerario per le stazioni di Segesta, Erice, Selinunte, Cusa, Agrigento e Mozia. Ma Consolo aveva gi\u00e0 visitato quest\u2019isola fenicia pi\u00f9 di vent\u2019anni prima, ed \u00e8 di questa prima scoperta dell\u2019isola e della Sicilia fino ad allora solo immaginata oltre la barriera dei Nebrodi, che egli vuole narrare:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lieve di anni e ancor pi\u00f9 lieve di cognizioni, ch\u2019erano quelle miserelle del liceo che m\u2019aveva appena licenziato, da un paesino sulla costa del Tirreno partii alla scoperta della mia Sicilia. Che immaginavo, al di l\u00e0 della barriera dei Nebrodi, da Siracusa a Gela, ad Agrigento, come una vastissima teoria di monumenti, un\u2019unica sequenza di vestigia antiche, una distesa infinita, silente e metafisica, di pietre, di rovine. E subito s\u2019infranse, \u00e8 naturale, quella mia Arcadia contro il brulich\u00eco, il turbin\u00eco di vita e movimento delle contrade che traversavo.16<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo racconto rivela l\u2019occasione da cui era scaturita la composizione di Retablo,17 il romanzo ambientato nella Sicilia del Settecento che ha come protagonista un intellettuale e artista milanese di nome Fabrizio Clerici, che compie un viaggio sentimentale e artistico nell\u2019isola seguendo appunto il tradizionale itinerario del Grand Tour. Viceversa, in Le vele apparivano a Mozia, pubblicato un anno dopo il romanzo, nel 1988, Consolo integra l\u2019episodio, mirabilmente descritto in Retablo, della statua del cosiddetto ragazzo di Mozia, fornendo una spiegazione dell\u2019affondamento, nel romanzo, della statua stessa, del sacrificio di questo idolo pur cos\u00ec venerato dal personaggio Clerici e dall\u2019autore Consolo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questa mia memoria della prima visita nell\u2019intatta Mozia, in un mio racconto, Retablo, volli portar via dall\u2019isola la stupenda statua in tunica trasparente del cosiddetto ragazzo di Mozia, quella che nell\u2019ultimo approdo all\u2019isola, nell\u201984, potei vedere, insieme al pittore Clerici, nel piccolo Museo, chiusa e protetta in una nicchia di tubi neri. Portarla via e farla naufragare, sparire in fondo al mare: come contrappasso o compenso18 di alla morte per acqua del giovane fenicio Phlebas \u2013 A current under sea\/Picked his bones in whispers \u2013 eliotiana creazione; perch\u00e9 quella statua di marmo mi sembr\u00f2 una discrepanza, un\u2019assurdit\u00e0, una macchia bianca nel tessuto rosso della fenicia Mozia; mi sembr\u00f2 una levigatezza in contrasto alla rugosit\u00e0 delle arenarie dei Fenici; uno squarcio, una pericolosa falla estetica nel concreto, prammatico fasciame dei mercanti venuti dal Levante. Come l\u2019arte, infine, un lusso, una mollezza nel duro, aspro commercio quotidiano della vita.19<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">14 La mia isola \u00e8 Las Vegas, cit., pp. 95-96.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">15 \u00abIl Gambero rosso\u00bb, supplemento de \u00abil manifesto\u00bb, 5-6 giugno 1988, ivi, pp. 124-127.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">16 Ivi, p. 125.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">17 V. CONSOLO, Retablo, con 5 disegni di Fabrizio Clerici, Sellerio, Palermo 1987.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">18 \u00abUna corrente sottomarina \/ gli spolp\u00f2 le ossa in bisbigli\u00bb: T.S. ELIOT, La terra desolata, Rizzoli, Introduzione, traduzione e note di Alessandro Serpieri, Milano 1982, p. 113.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">19 CONSOLO, La mia isola \u00e8 Las Vegas, cit., p. 127.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A distanza, ancora una volta di circa dieci anni, Consolo torner\u00e0 con qualche variazione e pi\u00f9 distesamente, per ben due pagine, sulla sua amata Mozia nel racconto La grande vacanza orientale-occidentale,20 una struggente rimemorazione dei luoghi delle origini, tra oriente e occidente della sua linea di confine, secondo la sua geografia ideale, che si conclude con una meravigliosa tappa a Selinunte:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo approdo della lontana mia estate di privilegio \u2013 privilegio archeologico come quello ironicamente invocato da Stendhal, a me concesso da un padre benevolo \u2013 fu fra le rovine di Selinunte. Dal mattino al tramonto vagai per la collina dei templi, in mezzo a un mare di rovine, capitelli, frontoni, rocchi di colonne distesi, come quelli giganteschi del tempio di Zeus che nascondevano sotto l\u2019ammasso antri, cunicoli [\u2026].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi risvegliai l\u2019indomani nel letto della locanda. Per la finestra, la prima scena che vidi del mondo fu la collina dell\u2019Acropoli coi templi gi\u00e0 illuminati dal sole.21<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro luogo di elezione per Consolo, mirabilmente descritto nei suoi romanzi e in molti racconti, \u00e8 ovviamente Cefal\u00f9, come si legge in La corona e le armi,22 che comincia a guisa di un vero e proprio racconto autobiografico, scritto in terza persona, che narra il viaggio a Palermo, sul camion del padre commerciante, di un bambino, che scopre cos\u00ec per la prima volta l\u2019abbagliante Cefal\u00f9, e che prosegue con un commento finale, in prima persona, proprio su questa inaugurale scoperta della meravigliosa cittadina normanna:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] ad un tratto, uscendo da un vicolo, si trovarono davanti ad una piazza, una immensa piazza assolata, piena di palme snelle, diritte, alte, con palazzi ai lati e in faccia, sopra una scalinata, una grande chiesa, con due alte e possenti torri, tutta d\u2019oro e arrossata dal sole. Il sole che avvampava pure la grande rocca incombente dietro la chiesa. Egli rest\u00f2 abbagliato, immobile a contemplare quello spettacolo che lo intimoriva e lo affascinava. Mai aveva visto tanta bellezza, tanta imponenza, tanto sfolgorio\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo abbozzo di racconto, che potrebbe intitolarsi Il viaggio, vuole dire della prima \u201cvisione\u201d del duomo di Cefal\u00f9 di uno come me, per esempio, cresciuto in una zona ibrida, in una zona di confluenza tra la provincia di Messina e di Palermo. Zona senza incidenza e caratteri particolari, dove la storia, remotissima e labile, ha finito per essere sopraffatta dalla natura. Zona quindi di esistenza, di eventologia quotidiana. Il passaggio al di l\u00e0 di quel confine che amministrativamente separa le due province e che si localizza nel paese di Finale, \u00e8 stato come un oltrepassare le colonne d\u2019Ercole, l\u2019impressione incancellabile di progredire in una dimensione nuova, sconosciuta, la dimensione delle tracce storiche, dei segni chiari della storia; di entrare cio\u00e8 in una zona di realt\u00e0 narrabile. E Cefal\u00f9 \u00e8 stata un approdo, un luogo d\u2019elezione e di passione.23<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 recente l\u2019eco dei festeggiamenti per i centocinquant\u2019anni dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, non possono quindi non essere menzionati almeno due testi che trattano lo scottante tema dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia dalla prospettiva consoliana, una prospettiva per nulla celebrativa e tuttavia profondamente, autenticamente italiana e unitaria, come quella dei maggiori scrittori siciliani di cui Consolo naturalmente ha fatto tesoro. Si sbaglia a ritenere che Verga, De Roberto, Pirandello, Sciascia e perfino Tomasi di Lampedusa abbiano avuto una posizione ambigua nei confronti dell\u2019unificazione della nazione o addirittura una posizione antiunitaria. Semplicemente, e indipendentemente dal loro<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">20 \u00abAlias\u00bb, supplemento de \u00abil manifesto\u00bb,7 agosto 1999, ivi, pp. 166-167.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">21 Ivi, pp. 167-169.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">22 \u00abGiornale di Sicilia\u00bb, 17 marzo 1981, ivi, pp. 98-102.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">23 Ivi, p. 101.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">credo politico, hanno letto e analizzato da scrittori (non da storici) il fondamentale capitolo del Risorgimento siciliano, rilevandone i paradossi e le inevitabili imposture. Consolo fa altrettanto con una punta di soave ironia per\u00f2, che \u00e8 mancata, e pour cause, ai suoi predecessori. Cominciamo da Il pi\u00f9 bel monumento,24 che ricostruisce la curiosa vicenda della costruzione, sempre procrastinata, del monumento a Garibaldi che la cittadina di Marsala decide di erigere, solo nel 1978:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notizia ci giunge da Marsala. Ricordate? Il porto di Allah, il vino Marsala, i Mille e Garibaldi. E proprio a quest\u2019ultimo, al gran Condottiero, si riferisce la notizia. Scrive un quotidiano siciliano, in data 18 febbraio 1978: \u201cL\u2019eroe dei due Mondi e i suoi Mille avranno un\u2019opera alla memoria nella citt\u00e0 che lo vide sbarcare 118 anni fa\u2026\u201d Un\u2019opera alla memoria \u00e8 un monumento che la Regione siciliana ha deciso di erigere, finalmente in quella citt\u00e0, affidandone l\u2019incarico allo scultore Giuseppe Mazzullo. Chi avrebbe sospettato che proprio Marsala non avesse mai eretto un monumento all\u2019eroe? Marsala, che lo accolse per prima quella mattina dell\u201911 maggio del 1860, barbuto e biondo capellone, caciotta ricamata in testa, camicia rossa, poncho e sciabolane, gi\u00e0 eroe, gi\u00e0 storico, gi\u00e0 monumento?25<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi arriv\u00f2 Bixio, l\u2019angelo della morte \u00e8 un altro racconto assai istruttivo che non solo ricostruisce, ma mette in relazione, in modo storicamente impeccabile, da un lato la vicenda della concessione, da parte di Ferdinando I, di alcuni feudi del Brontese (i feudi del convento benedettino di Santa Maria di Maniace, del comune di Bronte e dell\u2019Ospedale di Palermo) nonch\u00e9 del titolo di Duca all\u2019ammiraglio Nelson, per ringraziarlo dell\u2019aiuto prestatogli durante la repressione della Repubblica napoletana nata il 22 gennaio 1799, e, dall\u2019altro, la vicenda della strage di Bronte del 2 agosto 1862, provocata, tra l\u2019altro, dall\u2019usurpazione delle terre demaniali da parte della Ducea a danno dei contadini. Questa strage, come \u00e8 noto, verr\u00e0 ferocemente repressa da Bixio non senza, almeno a quanto afferma Benedetto Radice, il precedente accordo concesso agli inglesi da Garibaldi per soffocare la rivolta di Bronte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piccolo grande Gattopardo26 \u00e8 il titolo-calembour di un racconto spiritoso e nostalgico. Un ricordo del grande poeta Lucio Piccolo cugino dell\u2019autore del Gattopardo. Consolo rimemora il suo primo incontro col poeta, seguito da numerosi altri:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frequentai Piccolo per anni, andando da lui, come per un tacito accordo, tre volte la settimana. Mi diceva ogni volta, congedandomi: \u00abRitorni, ritorni, Consolo, facciamo conversazione\u00bb. E la conversazione era in effetti un incessante monologo del poeta che io ascoltavo volta per volta ammaliato, immobile nella poltrona davanti a lui. Era per me come andare a scuola da un gran maestro, a lezione di letteratura, di poesia, impartita da un uomo di sterminata cultura, \u201cche aveva letto tous les livres nella solitudine delle sue terre di Capo D\u2019Orlando\u201d, come scrisse Montale. Piccolo, dopo l\u2019esordio dei Canti barocchi, aveva suscitato molte curiosit\u00e0 fra i letterati. E l\u00ec, nella sua villa, si erano recati per conoscerlo in tanti: Piovene, Bassani, Pasolini, Bernari, Camilla Cederna, Corrado Stajano, Vanni Scheiwiller, Alfredo Todisco\u2026 Con Salvatore Quasimodo mi feci io promotore dell\u2019incontro. Nel salone della villa, Quasimodo rimase incantato ad ascoltare Piccolo, ma uscendo, appena giunti nella corte, esclam\u00f2, come indispettito, giocando sul nome del barone: \u00abQuesto piccolo poeta!\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">24 \u00abLa Stampa\u00bb, 9 aprile 1978, ivi, pp. 70-72.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">25 Ivi, p. 70.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">26 \u00abL\u2019Unit\u00e0\u00bb, 11 agosto 2004, ivi, pp. 210-214.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1963 avevo pubblicato il mio primo romanzo nella mondadoriana collana \u201cIl tornasole\u201d, La ferita dell\u2019aprile, scritto in un linguaggio quanto mai lontano da quello aulico e ricercato di Piccolo. Glielo diedi da leggere e, chiedendogli poi il giudizio, \u00abTroppe parolacce, troppe parolacce!\u00bb mi disse.27<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consolo si ricorder\u00e0 ancora dell\u2019incontro tra Sciascia e Piccolo, sempre combinato da lui, e quindi di quello fra Pasolini e Piccolo avvenuto a Zafferana nel settembre del 1968, in occasione del premio letterario Brancati:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pasolini, in quei giorni, girava, sulle falde dell\u2019Etna, alcune scene del suo film Porcile. E aspettava con ansia l\u2019arrivo dell\u2019attore francese Pierre Clementi. Il quale arriv\u00f2 finalmente, l\u00e0 all\u2019albergo Airone dov\u2019eravamo ospitati. Arriv\u00f2 nella sala da pranzo in compagnia di Pasolini. Io ero al tavolo con Piccolo, il quale, alla vista di quel bellissimo giovane con i capelli fluenti fin sopra le spalle, meravigliato, esclam\u00f2: \u00abCos\u2019\u00e8, una donna coi baffi?\u00bb.28<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia isola \u00e8 Las Vegas29 che d\u00e0 il titolo all\u2019intero volume \u00e8 un testo tra i pi\u00f9 recenti, del 2004, un testo di appena tre pagine attraversato da un\u2019amara e sferzante ironia, che volge uno sguardo sulla Sicilia, ma anche sulla Lombardia, ormai del tutto disincantato, che esclude financo il ricordo dell\u2019isola come di un\u2019immaginaria Arcadia, di un rifugio della e nella memoria. Consolo vi proietta una sorta di derisoria distopia per la quale, se avesse vinto Il Movimento indipendentista siciliano di Finocchiaro Aprile, la Sicilia sarebbe diventata la 49sima stella degli Stati Uniti d\u2019America. Quest\u2019isola in mezzo al Mediterraneo in mano agli americani sarebbe affogata nell\u2019oro. Sarebbe diventata, l\u2019Isola, con casin\u00f2, teatri, i pi\u00f9 liberi commerci, come Las Vegas o come la Cuba del beato tempo di Fulgezio Batista.30<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi ha particolarmente colpita in questo racconto l\u2019uso di un termine che non ricordo di avere letto in altre pagine di Consolo. Si tratta della parola \u00abmatria\u00bb che lo scrittore affianca a \u00abpatria\u00bb (\u00abSicilia, Sicilia mia, mia patria e mia matria, matria s\u00ec perch\u00e9 \u00e8 lei che mi ha dato i natali, mi ha nutrito, mi ha cresciuto, mi ha educato. Ora sono lontano da lei e ne soffro, mi struggo di nostalgia per lei\u00bb).31 Ebbene sul momento ho pensato a un neologismo (\u00e8 anche un neologismo ovviamente), ma, dalla ricerca effettua sulla LIZ, matria ricorre solo due volte in due lettere di Torquato Tasso. Nella lettera spedita da Ferrara il 7 giugno 1585 a Giulio Caria, Napoli:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 io son ben sicuro, quanto a gli altri sieno piaciuti i miei poemi; perch\u00e9 con niun altro argomento mi poteva meglio esser dimostrato, che con gli effetti. Ma se Vostra Signoria \u00e8 un di coloro i quali n\u2019abbiano preso alcun diletto, ne godo fra me stesso per molte cagioni; de le quali \u00e8 la prima, ch\u2019ella sia di quella nobil patria de la quale io mi vanto; e potrei gloriarmene pi\u00f9 ragionevolmente, s\u2019io la chiamassi la mia cara matria32, secondo l\u2019usanza antica di Creti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quella spedita da Roma il 6 dicembre 1590 a Francesco Polverino, Napoli:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">27 Ivi, pp. 211-212.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">28 Ivi, p. 213.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">29 \u00abLa Sicilia\u00bb, 15 agosto 2004, ivi, pp. 215-217.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">30 Ivi, p. 217.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">31 Ivi, p. 215.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">32 Corsivo mio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Perciocch\u00e9 una patria medesima pu\u00f2 congiungere tutti gli animi, quantunque per altro alienissimi: e bench\u2019io non fossi de l\u2019istessa, nondimeno \u00e8 noto a ciascuno che fu patria di mia madre, e di tutti i miei materni antecessori; laonde posso chiamarla, con le voci di Platone, \u201cmatria\u201d33 almeno. E non essendo nato sotto altro cielo, n\u00e9 cresciuto in altro seno pi\u00f9 lungamente, o pi\u00f9 felicemente, ch\u2019in quel de la citt\u00e0 di Napoli; non fo deliberazione di lasciar in altra parte l\u2019ossa gi\u00e0 stanche di pi\u00f9 lungo viaggio, o di pi\u00f9 lungo travaglio. Ma io supplico che mi sia lecito di ritornarci [\u2026].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto &#8211; novecentesca Anno II, numero 6 -7 Settembre 2012 Rosalba Galvagno &nbsp; \u00abSicilia, Sicilia mia, mia patria e mia matria\u00bb Variazioni consoliane sulla Sicilia, e altro Il racconto intitolato Il disastro storico pu\u00f2 fare da cornice, in ragione della sua bruciante attualit\u00e0, alla ricognizione del bel libro postumo di &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1046\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">\u00abSicilia, Sicilia mia, mia patria e mia matria\u00bb  Variazioni consoliane sulla Sicilia, e altro.<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2,4],"tags":[44,117,32,73,53,38,83,110,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1046"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1046"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1046\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1048,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1046\/revisions\/1048"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1046"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1046"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1046"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}