{"id":1014,"date":"2008-04-09T08:11:08","date_gmt":"2008-04-09T08:11:08","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1014"},"modified":"2016-03-04T08:19:53","modified_gmt":"2016-03-04T08:19:53","slug":"ustica-racconto-pietro-minneci-con-prefazione-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1014","title":{"rendered":"Ustica : racconto Pietro Minneci, con prefazione di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/ossidiana4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1016\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/ossidiana4-214x300.jpg\" alt=\"ossidiana4\" width=\"214\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/ossidiana4-214x300.jpg 214w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/ossidiana4.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 214px) 100vw, 214px\" \/><\/a><\/p>\n<p>USTICA \u2013 Racconto &#8211;<\/p>\n<p>di Pietro Minneci<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pubblicato dal Centro studi e documentazione Isola di Ustica\u00a0 &#8211; Le ossidiane 4 &#8211;\u00a0 2009<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cOltre Lipari, verso Occidente, v\u2019\u00e8 un\u2019isola in alto mare, piccola di dimensioni, deserta,\u00a0 chiamata Osteode per un caso singolare che vi si verific\u00f2\u201d ci racconta Diodoro Siculo. E Vincenzo Tusa, attraverso Diodoro, ci spiega quel \u201ccaso singolare\u201d, che fu dei mercenari\u00a0 ribelli, relegati in Ustica dai Cartaginesi, e l\u00e0 morti di fame,ridotti a cumuli di ossa. Ma\u201cOltre Lipari, verso Occidente, v\u2019\u00e8 un\u2019isola in alto mare\u2026\u201dsembra riecheggiare i versi di Omero, le parole di Ulisse che rivela al re Alcinoo la sua patria, Itaca. \u201cBassa nel mare essa giace, ultima\/ verso occidente \u2013 le altre a parte, verso l\u2019aurora e il sole -,\/ irta di sassi, ma brava nutrice di giovani.\u201d Ma Itaca, certo, \u00e8 la patria sospirata del ritorno, del n\u00f2stos, mentre Ustica, se pure anche un\u2019Itaca, \u00e8 stata l\u2019isola della relegazione, del confino, della coazione. Come lo sono state del resto, nel tempo, le Eolie o le Egadi, come \u00e8 stata Ponza e Ventotene. E ad Ustica \u00e8 stato confinato il messinese Pietro Minneci, perch\u00e9 rivoluzionario \u00a0risorgimentale, partecipe dei moti del \u201948 e redattore del giornale patriottico \u201c<em>Procida<\/em>\u201d. E l\u00e0,\u00a0 ad Ustica, dopo, vi saranno confinati famosi intellettuali antifascisti: Nello Rosselli, Antonio Gramsci, Bordiga, Berti, Romita.. Sul soggiorno e sull\u2019esperienza di Ustica, dove \u00e8 stato relegato dal marzo del 1854, il Minneci scrive il racconto <em>Ustica, <\/em>\u00a0stampato a Messina nel 1858. E gi\u00e0 aveva pubblicato, nel 1851, la raccolta <em>Fiori poetici . <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuello che ci interessa, egli \u00e8 il discorrere sui suoi dieci miglia di circonferenza, o per meglio dire, sul miglio di circuito che abbraccia tutti i piccoli casolari che compongono il paese.\u201d scrive il Minneci nell\u2019Introduzione al racconto o, meglio, romanzo <em>Ustica. <\/em>E definisce l\u2019isola un grande \u201calveare d\u2019uno sciame d\u2019uomini\u201d, uomini che sono <em>Fratelli dell\u2019Umilt\u00e0<\/em> o<em> \u00a0<\/em>pochi tuttoch\u00e8 la sventura li ha gettati in questa melma, essi sen vivono come tanti raggi di luce su di un letamaio, essi sen vivono ammaestrando, soccorrendo, purificando gli altri\u201d. Parla di questi uomini di eccezione nell\u2019isola, il Minneci, ma non li qualifica, non dice chi sono. Essi sono i confinati politici, costretti a convivere con i coatti. Sono i rivoluzionari risorgimentali, gli eroi della rivoluzione del \u201948, di cui fa parte lo stesso Minneci. C\u2019\u00e8 qui dunque, nella Introduzione e in tutto il racconto, una sorta di autocensura per non \u00a0\u00a0incorrere in pi\u00f9 penose condanne da parte del restaurato potere borbonico. Racconta lo storico Raffaele De Cesare nel suo, <em>La fine di un regno, <\/em>\u00a0che dopo la rivoluzione del \u201948, con la restaurazione, Ferdinando II visit\u00f2 i capoluoghi del suo regno, convoc\u00f2 i rivoltosi, obbligandoli a ritrattare, e i recalcitranti minacciava con le parole :\u201dCu vui facimmi i cunti.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Reticenza dunque o autocensura di Minneci nel definire i confinati politici a Ustica, ma di essi ce ne d\u00e0 la pi\u00f9 luminosa immagine. Della loro solidariet\u00e0, della loro umanit\u00e0, dei sentimenti, soprattutto amorosi, verso le donne dell\u2019isola, verso le loro donne lontane, dell\u2019attesa ansiosa della posta che giungeva, quando giungeva, col paranzello, delle case,del<em> quartigliamento <\/em>\u00a0in cui vivevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I capitoli per noi pi\u00f9 interessanti sono poi quelli intitolati <em>I fratelli dell\u2019umilt\u00e0, Il criminale, La societ\u00e0, La tirata. <\/em>Un vero studio antropologico o rappresentazione sociologica di quella che si chiamava <em>Societ\u00e0 dell\u2019umilt\u00e0, <\/em>che era l\u2019antenata della camorra e\u00a0 di quella che dopo l\u2019Unit\u00e0 Leopoldo Franchetti chiam\u00f2 per la prima volta, nella sua inchiesta in Sicilia, mafia.\u00a0 Minneci ci dice di rituali di quella organizzazione e soprattutto del loro linguaggio, un ragguaglio preciso di quel sottolinguaggio, metaforico, allusivo, che si chiama<em> Bacc\u00e0gghiu<\/em> , il gergo mafioso che il Calvaruso ha registrato e che ci dice essere poi penetrato nei bassifondi\u00a0 palermitani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ci commuove ancora, in questo romanzo del Minneci, la sua attenzione nei confronti delle donne, soprattutto verso le creature sofferenti, malate per dolore, come l\u2019indimenticabile figura di Lucietta, impazzita per amore. E del resto anche nelle sue poesie, esprimeva questo sentimento e questa attenzione nei confronti delle donne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interessante romanzo, questo di Minneci, che ci fa conoscere e amare un luogo, Ustica e un tempo, il Risorgimento, poco conosciuti e oggi pi\u00f9 che mai poco frequentati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vincenzo Consolo<\/p>\n<p>Milano, 9.4.2008<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: line-through;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u201c<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/ossidiana4.jpg\">\u00a0<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>USTICA \u2013 Racconto &#8211; di Pietro Minneci Pubblicato dal Centro studi e documentazione Isola di Ustica\u00a0 &#8211; Le ossidiane 4 &#8211;\u00a0 2009 \u201cOltre Lipari, verso Occidente, v\u2019\u00e8 un\u2019isola in alto mare, piccola di dimensioni, deserta,\u00a0 chiamata Osteode per un caso singolare che vi si verific\u00f2\u201d ci racconta Diodoro Siculo. 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