{"id":875,"date":"1988-10-04T09:11:33","date_gmt":"1988-10-04T09:11:33","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=875"},"modified":"2016-01-20T23:22:19","modified_gmt":"2016-01-20T23:22:19","slug":"le-pietre-di-pantalica-introduzione-di-gianni-turchetta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=875","title":{"rendered":"Le pietre di Pantalica  Introduzione di  Gianni Turchetta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/php.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-877 alignleft\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/php-197x300.jpg\" alt=\"php\" width=\"197\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/php-197x300.jpg 197w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/php-672x1024.jpg 672w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/php.jpg 1074w\" sizes=\"(max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/><\/a>Vincenzo Consolo<\/p>\n<p>Le pietre di Pantalica<\/p>\n<p>Introduzione di \u00a0Gianni Turchetta<br \/>\n<em><br \/>\nInventare una lingua<\/em><\/p>\n<p>Se si adotta la parola \u201cscrittura\u201d in un senso forte, intendendola<\/p>\n<p>cio\u00e8 non soltanto come produzione di opere letterarie, ma come<\/p>\n<p>possesso eccezionalmente sicuro della lingua e come stile fortemente<\/p>\n<p>individuato, riconoscibile ad apertura di pagina, ebbene<\/p>\n<p>in tal caso Vincenzo Consolo \u00e8 uno dei pochissimi \u201cscrittori\u201d<\/p>\n<p>operanti oggi in Italia. Come spesso accade, egli \u00e8 per\u00f2<\/p>\n<p>meno conosciuto di molti autori mediocri, e solo negli ultimi<\/p>\n<p>anni ha cominciato a trovare un pubblico abbastanza ampio. Indubbiamente<\/p>\n<p>questo dipende in misura non piccola dalla complessit\u00e0<\/p>\n<p>e difficolt\u00e0 della sua lingua, ma anche dalla seriet\u00e0 e riservatezza<\/p>\n<p>del personaggio, schivo e poco incline a tuffarsi nei<\/p>\n<p>bassi fondali delle iniziative pubblicitarie, e soprattutto, cosa<\/p>\n<p>molto pi\u00f9 importante, non disposto a scrivere forsennatamente,<\/p>\n<p>e a pubblicare un libro all\u2019anno o pi\u00f9 pur di restare sempre al<\/p>\n<p>centro dell\u2019attenzione e tenersi a galla nella memoria della gente.<\/p>\n<p>In circa venticinque anni di carriera letteraria, infatti, Consolo<\/p>\n<p>ha pubblicato solo cinque libri, tanto piccoli (non arrivano<\/p>\n<p>mai alle duecento pagine) quanto densi, e lungamente pensati.<\/p>\n<p>Nato nel 1933 a Sant\u2019Agata di Militello (provincia di Messina),<\/p>\n<p>Consolo, come quasi tutti i pi\u00f9 importanti scrittori siciliani<\/p>\n<p>moderni, da Verga e Capuana a Pirandello e Vittorini, scrive<\/p>\n<p>costantemente della sua terra d\u2019origine, ma vivendone lontano.<\/p>\n<p>Dopo aver compiuto infatti gli studi universitari a Milano<\/p>\n<p>ed essere temporaneamente rientrato nell\u2019isola, egli vive dal 1\u00b0<\/p>\n<p>gennaio 1968 (una data che sembra un presagio) a Milano, dove<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>fino a pochi anni fa ha lavorato per una grande azienda, prima<\/p>\n<p>di dedicarsi esclusivamente alla letteratura.<\/p>\n<p>Questa condizione di distanza materiale e vicinanza sentimentale<\/p>\n<p>sembra derivare insieme da un rapporto di odio e amore<\/p>\n<p>con la Sicilia, e da una doppia esigenza artistica e conoscitiva.<\/p>\n<p>Da un lato infatti la lontananza consente una messa a fuoco<\/p>\n<p>migliore della realt\u00e0 siciliana, che pu\u00f2 essere vista pi\u00f9 chiaramente<\/p>\n<p>anche perch\u00e9 messa in relazione con quanto accade nel<\/p>\n<p>\u201ccontinente\u201d. Da un altro lato per\u00f2, con paradosso apparente,<\/p>\n<p>la Sicilia della giovinezza o di un passato ancora pi\u00f9 remoto, allontanata<\/p>\n<p>e ricostruita sul filo della memoria personale o storica,<\/p>\n<p>diventa un luogo forse idealizzato dalla nostalgia, ma proprio<\/p>\n<p>per questo capace di funzionare come termine di confronto<\/p>\n<p>per misurare la violenza del tempo e la profondit\u00e0 di trasformazioni<\/p>\n<p>che distruggono un mondo ingiusto ma pure carico di valori<\/p>\n<p>positivi, per sostituirlo con un mondo non meno ingiusto e<\/p>\n<p>per sovrapprezzo impoverito sul piano umano.<\/p>\n<p>In questa prospettiva la Sicilia diventa, proprio come era accaduto<\/p>\n<p>a Verga e Pirandello, o, su un livello meno alto, a Tomasi<\/p>\n<p>di Lampedusa, sia il luogo simbolico di una condizione universale<\/p>\n<p>e atemporale, sia l\u2019oggetto di una rappresentazione ben<\/p>\n<p>individuata, costruita attraverso uno studio attento delle testimonianze<\/p>\n<p>storiche, come ci mostrano i lavori saggistici di Consolo<\/p>\n<p>e lo stesso uso di documenti veri all\u2019interno delle opere letterarie.<\/p>\n<p>La tragedia del vivere viene cos\u00ec rappresentata su due<\/p>\n<p>livelli diversi, inestricabilmente intrecciati. Anzitutto c\u2019\u00e8 la riflessione<\/p>\n<p>esistenziale e metafisica sul destino eterno dell\u2019uomo,<\/p>\n<p>sulla sua sofferenza e sul dominio invincibile della corrosione e<\/p>\n<p>della morte. Cos\u00ec Vito Parlagreco, il protagonista di <em>Filosofiana<\/em>,<\/p>\n<p>uno dei racconti pi\u00f9 complessi de <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, si domanda:<\/p>\n<p>\u201cMa che siamo noi, che siamo? (&#8230;) Formicole che s\u2019ammazzan<\/p>\n<p>di travaglio in questa vita breve come il giorno, un lampo.<\/p>\n<p>In fila avant\u2019arriere senza sosta sopra quest\u2019aia tonda che si<\/p>\n<p>chiama mondo, carichi di grani, paglie, p\u00f9liche, a pro\u2019 di uno,<\/p>\n<p>due pi\u00f9 fortunati. E poi? Il tempo passa, ammassa fango, terra<\/p>\n<p>sopra un gran frantumo d\u2019ossa. E resta, come segno della<\/p>\n<p>vita scanalata, qualche scritta sopra d\u2019una lastra, qualche scena<\/p>\n<p>o figura\u201d. Si noti che questa meditazione avviene mentre Vito<\/p>\n<p>sta \u201cmasticando pane e pecorino con il pepe\u201d, cos\u00ec da controbilanciare<\/p>\n<p>il tono alto con un riferimento basso, comico: una situazione<\/p>\n<p>tipica della scrittura consoliana. La percezione atemporale<\/p>\n<p>del male di vivere \u00e8 al centro, in cui \u00e8 leopardiano non<\/p>\n<p>solo lo spunto narrativo (la caduta della luna, come nel frammento<\/p>\n<p>\u201cOdi, Melisso\u201d) ma anche lo sgomento cosmico di fronte<\/p>\n<p>all\u2019incommensurabilit\u00e0 dell\u2019universo che ci circonda: \u201cMa se<\/p>\n<p>malinconia \u00e8 la storia, l\u2019infinito, l\u2019eterno sono ansia, vertigine,<\/p>\n<p>panico, terrore. Contro i quali costruimmo gli scenari, i teatri finiti<\/p>\n<p>e familiari, gli inganni, le illusioni, le barriere dell\u2019angoscia\u201d.<\/p>\n<p>A differenza per\u00f2 di tanti cantori di una negativit\u00e0 piagnucolosa,<\/p>\n<p>infantilmente indiscriminata e, a pensarci bene, consolatoria,<\/p>\n<p>Consolo ci costringe continuamente a ricordare che la<\/p>\n<p>sofferenza \u00e8 s\u00ec di tutti, ma non si distribuisce affatto in parti<\/p>\n<p>eguali, anzi \u00e8 perfettamente rispettosa delle differenze di classe.<\/p>\n<p>Ecco cos\u00ec che arriviamo all\u2019altro livello della rappresentazione<\/p>\n<p>della tragedia del mondo, e alla violenza non pi\u00f9 della<\/p>\n<p>natura ma dell\u2019uomo contro l\u2019uomo. Memore dei <em>Vicer\u00e9 <\/em>di De<\/p>\n<p>Roberto oltre che del <em>Gattopardo<\/em>, Consolo sottolinea la recita<\/p>\n<p>eterna del potere, \u201cquella di sempre, che sempre ripetono baroni,<\/p>\n<p>proprietari e alletterati con ognuno che viene qua a comandare,<\/p>\n<p>per aver grazie, giovamenti, e soprattutto per fottere<\/p>\n<p>i villani\u201d. D\u2019altra parte anche in questo egli sa distinguere bene<\/p>\n<p>fra il ripetersi in ogni societ\u00e0 di una divisione fra dominati e<\/p>\n<p>dominatori, e le articolazioni diverse assunte dalla violenza e<\/p>\n<p>dal potere a seconda dei tempi e dei luoghi. Si potrebbe anzi<\/p>\n<p>seguire l\u2019evoluzione della narrativa consoliana sottolineando<\/p>\n<p>via via l\u2019oscillazione fra eventi storicamente individuati e vicende<\/p>\n<p>inventate, sempre storicamente credibili ma impiegate<\/p>\n<p>soprattutto per il loro peso simbolico. Cos\u00ec <em>Il sorriso dell\u2019ignoto<\/em><\/p>\n<p><em>marinaio<\/em>, \u201cromanzo storico che \u00e8 la negazione del romanzo,<\/p>\n<p>come narrazione filata di una \u2018storia\u2019\u201d (Segre), pur essendo<\/p>\n<p>carico di significati metaforici, incentrati sull\u2019inquietante<\/p>\n<p>presenza del <em>Ritratto di ignoto <\/em>di Antonello da Messina, mette<\/p>\n<p>a fuoco un preciso periodo storico, la fine cio\u00e8 del regime borbonico<\/p>\n<p>e la cruenta ribellione contadina di Alc\u00e1ra Li Fusi del<\/p>\n<ol start=\"1860\">\n<li>Al contrario in <em>Retablo<\/em>, pur trovandosi anche personaggi<\/li>\n<\/ol>\n<p>realmente esistiti e una verosimile ricostruzione di un Set-<\/p>\n<p>tecento insieme sontuoso e miserabile, l\u2019interesse prevalente si<\/p>\n<p>sposta verso il valore simbolico di un mondo in cui la violenza<\/p>\n<p>convive con una disperata vitalit\u00e0 e con la persistenza di passioni<\/p>\n<p>autentiche, che si oppongono polemicamente allo squallore<\/p>\n<p>senza nerbo e alla disgregazione dell\u2019oggi. Ne <em>Le pietre di<\/em><\/p>\n<p><em>Pantalica<\/em>, invece, di nuovo ci\u00f2 che conta \u00e8 la realt\u00e0 del passato<\/p>\n<p>recente e dell\u2019oggi, rappresentata in modo puntuale, e talvolta<\/p>\n<p>mescolando al racconto moduli saggistici. Direttamente legata<\/p>\n<p>a questo pi\u00f9 diretto impegno nella contemporaneit\u00e0 \u00e8 anche<\/p>\n<p>la scelta di un linguaggio relativamente diverso dai vertiginosi<\/p>\n<p>intarsi di <em>Retablo <\/em>e di <em>Lunaria<\/em>, un linguaggio che non viene<\/p>\n<p>meno alle tendenze consuete del plurilinguismo di Consolo,<\/p>\n<p>ma le traduce in un tessuto discorsivo un poco pi\u00f9 disteso.<\/p>\n<p>La legge fondamentale della lingua consoliana sembra essere<\/p>\n<p>la tensione verso la <em>differenziazione<\/em>, verso la conquista di<\/p>\n<p>un\u2019identit\u00e0 originale e riconoscibile quasi in ogni giuntura sintattica.<\/p>\n<p>Una tensione che dipende anche da quanto Harold Bloom<\/p>\n<p>ha definito \u201cl\u2019angoscia dell\u2019influenza\u201d, la paura cio\u00e8 di non<\/p>\n<p>riuscire ad avere un\u2019identit\u00e0 nell\u2019affollato mondo delle lettere:<\/p>\n<p>\u201cMa tutto questo, ahim\u00e8, di gi\u00e0 cant\u00f2 il Poeta, un poeta di qua,<\/p>\n<p>che tutto ha saccheggiato: fiumi (&#8230;) laghi stagni erbe frasche, e<\/p>\n<p>uccelli, stazionari e di passaggio, merli gazze aironi gru. E allora,<\/p>\n<p>accidenti!, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 augello insetto goccia d\u2019acqua che sia<\/p>\n<p>ormai <em>nullius <\/em>o almeno appropriabile\u201d.<\/p>\n<p>Soprattutto per\u00f2 Consolo vuole creare un forte scarto fra la<\/p>\n<p>sua lingua e la povert\u00e0 espressiva e conoscitiva della lingua appiattita<\/p>\n<p>dell\u2019uso quotidiano. Per far questo egli si allontana sistematicamente<\/p>\n<p>dal lessico dell\u2019italiano comune e quasi cancella<\/p>\n<p>il tono medio, ricorrendo a una pluralit\u00e0 di lessici (soprattutto<\/p>\n<p>l\u2019italiano antico e il dialetto siciliano) e a una pluralit\u00e0 di registri<\/p>\n<p>e di toni, in una gamma amplissima che va dal tragico al<\/p>\n<p>domestico-familiare, e dal lirico al triviale-volgare. Il brano che<\/p>\n<p>segue ci mostra per esempio un massiccio impiego di strumenti<\/p>\n<p>tipici del linguaggio lirico, come la disposizione parallelistica<\/p>\n<p>di frasi con la stessa struttura sintattica, la formazione di strutture<\/p>\n<p>ritmiche semiregolari e talora di veri e propri versi, le figure<\/p>\n<p>etimologiche, le ripetizioni di suoni (allitterazioni) spesso<\/p>\n<p>con valore fonosimbolico, fino alle rime (e alle quasi-rime e<\/p>\n<p>false rime): \u201cChe fu? Che fu? Che fu? Fu furia furente, furore<\/p>\n<p>che scorre e ricorre, follia che monta scema che trascorre, farandola<\/p>\n<p>frenetica, girandola che vortica, si sgrana nel suo cuore, si<\/p>\n<p>spiuma nell\u2019ali di faville, si dissolve in scie in pluvia spenta di<\/p>\n<p>lapilli. Fu fu fu, fumo vaniscente umbra vapore tremolante di<\/p>\n<p>brina sopra erbe spine gemme. Vai, vah. Una valanga di pietre<\/p>\n<p>ti seppellir\u00e0. Sul tumulo d\u2019ortiche e pomi di Sodoma s\u2019erge la<\/p>\n<p>croce con un solo braccio, la forca da cui pende il lercio canovaccio.<\/p>\n<p>Chiedi piet\u00e0 ai corvi, perdono ai cirnechi vagabondi, ascolta,<\/p>\n<p>non tremare, l\u2019ululato. Ma tu lo sai, lo sai, sopravvivono soltanto<\/p>\n<p>la volpe e l\u2019avvoltoio\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 importante insistere sul contrasto alto-basso, tragico-comico,<\/p>\n<p>perch\u00e9 \u00e8 il meccanismo che consente di combattere e mettere<\/p>\n<p>in scacco l\u2019aton\u00eca del tono medio o dimesso, ma senza sbracare<\/p>\n<p>nel sublime, come accade regolarmente agli scrittori meno<\/p>\n<p>padroni delle dinamiche dello stile. Questo contrasto ha fatto<\/p>\n<p>a ragione pensare non solo allo sperimentalismo linguistico di<\/p>\n<p>altri autori siciliani come Pizzuto e D\u2019Arrigo, ma anche e proprio<\/p>\n<p>al grande maestro di tutti, cio\u00e8 a Gadda. E, per quanto riguarda<\/p>\n<p>l\u2019oggi, se Bufalino, un altro siciliano, persegue essenzialmente<\/p>\n<p>una raffinata strategia linguistica di allontanamento<\/p>\n<p>dal presente in direzione alta, per certi versi Consolo potrebbe<\/p>\n<p>piuttosto essere avvicinato a un gaddiano purosangue (anche<\/p>\n<p>perch\u00e9 milanese) come Tadini, altro nostro narratore non conosciuto<\/p>\n<p>come meriterebbe. Come succede ai veri scrittori espressionistici<\/p>\n<p>anche Consolo punta spesso, proprio per volont\u00e0 di<\/p>\n<p>provocazione, sulla rappresentazione della carnalit\u00e0 umana, di<\/p>\n<p>cui magari accentua proprio gli aspetti pi\u00f9 crudamente materiali,<\/p>\n<p>e talvolta brutali o macabri, stomaco e viscere inclusi. Ma<\/p>\n<p>\u00e8 opportuno ricordare che la compresenza contraddittoria di comico<\/p>\n<p>e tragico coincide anche esattamente con quel \u201csentimento<\/p>\n<p>del contrario\u201d che \u00e8 la chiave di volta dell\u2019umorismo pirandelliano.<\/p>\n<p>Un modo di percezione che non a caso Consolo ritrova<\/p>\n<p>nell\u2019amico Sciascia: \u201cGli capitava spesso, a lui cultore della razionalit\u00e0,<\/p>\n<p>del pensiero chiaro e ordinato, amante dell\u2019ironia e<\/p>\n<p>del piacere dell\u2019intelligenza, d\u2019imbattersi in persone che lo incuriosivano<\/p>\n<p>per la loro originalit\u00e0, per la loro comica eccentricit\u00e0,<\/p>\n<p>che gli facevano pregustare spasso, gioco lieve e ameno, e che si<\/p>\n<p>scoprivano invece, come denudandosi all\u2019improvviso, la malata<\/p>\n<p>pelle della pazzia. E gli si rivoltava tutto in amaro, in penoso.\u201d.<\/p>\n<p>La pluralit\u00e0 di lingue e di toni implica poi anche, altra caratteristica<\/p>\n<p>fondamentale, pluralit\u00e0 di prospettive. Se in <em>Retablo<\/em>, vistosamente,<\/p>\n<p>ognuna delle tre parti ha un narratore diverso, che<\/p>\n<p>appunto vede (deforma, interpreta) la realt\u00e0 dal suo punto di<\/p>\n<p>vista, obbligando a sua volta il lettore a cambiare via via prospettiva,<\/p>\n<p>pi\u00f9 in generale Consolo sceglie continuamente di raccontare<\/p>\n<p>secondo la prospettiva soggettiva, parziale di qualcuno<\/p>\n<p>che \u00e8 all\u2019interno della storia. Lo stesso tessuto verbale fatto<\/p>\n<p>di molte lingue sta proprio a significare il tentativo di dar voce<\/p>\n<p>a molte prospettive diverse, alla visione del mondo di chi parla<\/p>\n<p>o parlava quel determinato linguaggio. Si comincia cos\u00ec a intravedere<\/p>\n<p>il significato politico di certe scelte di stile: come il suo<\/p>\n<p>amico etnologo Antonino Uccello raccoglieva gli oggetti della<\/p>\n<p>tradizione siciliana per farli sopravvivere, almeno nel ricordo,<\/p>\n<p>alla sparizione delle culture che ne facevano uso, cos\u00ec lo scrittore<\/p>\n<p>Consolo cerca di far sopravvivere le parole morte o morenti o<\/p>\n<p>marginalizzate, e con esse le visioni del mondo di uomini e culture<\/p>\n<p>altrimenti condannati al silenzio. Come egli stesso ha dichiarato<\/p>\n<p>in una bella intervista curata da Marino Sinibaldi: \u201cFin<\/p>\n<p>dal mio primo libro ho cominciato a non scrivere in italiano. (&#8230;)<\/p>\n<p>Ho voluto creare una lingua che esprimesse una ribellione totale<\/p>\n<p>alla storia e ai suoi esiti. Ma non \u00e8 dialetto. \u00c8 l\u2019immissione<\/p>\n<p>nel codice linguistico nazionale di un materiale che non era registrato,<\/p>\n<p>\u00e8 l\u2019innesto di vocaboli che sono stati espulsi e dimenticati<\/p>\n<p>(&#8230;). Io cerco di salvare le parole per salvare i sentimenti che<\/p>\n<p>le parole esprimono, per salvare una certa storia\u201d.<\/p>\n<p><em>Fra le rovine<\/em><\/p>\n<p>Una lingua che costantemente si sforza di sottolineare la pluralit\u00e0<\/p>\n<p>delle prospettive rivela per\u00f2 anche una sostanziale sfiducia<\/p>\n<p>nella forza conoscitiva del proprio punto di vista, o almeno nella<\/p>\n<p>possibilit\u00e0 di riuscire a produrre una rappresentazione unitaria<\/p>\n<p>del reale. Cos\u00ec, con un\u2019ambivalenza tipica della letteratura<\/p>\n<p>moderna, la titanica ambizione di far parlare nella propria tutte<\/p>\n<p>le lingue dimenticate coincide esattamente con il dubbio di non<\/p>\n<p>essere capaci di capire nulla: \u201c\u00c8 sempre sogno l\u2019impresa del narrare,<\/p>\n<p>uno staccarsi dalla vera vita e vivere in un\u2019altra. Sogno o<\/p>\n<p>forse anche una follia, perch\u00e9 della follia \u00e8 proprio la vita che si<\/p>\n<p>stacca e che procede accanto, come ombra, fant\u00e0sima, illusione,<\/p>\n<p>all\u2019altra che noi diciamo la reale\u201d. E questo \u00e8 anche uno dei motivi<\/p>\n<p>per cui Consolo non pu\u00f2 e non vuole praticare la narrazione<\/p>\n<p>filata, e racconta per frammenti anche quando costruisce un romanzo,<\/p>\n<p>come era accaduto gi\u00e0 nel <em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, e<\/p>\n<p>come accade di nuovo nella prima parte delle <em>Pietre di Pantalica<\/em>.<\/p>\n<p>Si capisce cos\u00ec come l\u2019insistenza sul tema delle rovine, intese<\/p>\n<p>come scavi archeologici, sia un modo di parlare delle condizioni<\/p>\n<p>di possibilit\u00e0 della scrittura letteraria, sempre obbligata<\/p>\n<p>a ricostruire faticosamente una totalit\u00e0 a partire da pochi e<\/p>\n<p>frammentari segni, \u201cqualche scritta sopra d\u2019una lastra, qualche<\/p>\n<p>scena o figura\u201d, con la consapevolezza di essere condannata<\/p>\n<p>a un\u2019approssimazione insoddisfacente. D\u2019altra parte, proprio<\/p>\n<p>perch\u00e9 costretta a essere archeologia, la letteratura finisce<\/p>\n<p>per testimoniare direttamente la violenza del tempo, la continua<\/p>\n<p>trasformazione di quanto era \u201coro fino, monete risplendenti<\/p>\n<p>al par del sole\u201d in \u201cmerda del diavolo\u201d, e di quanto era vivo<\/p>\n<p>in putrefazione e disfacimento: \u201cil suo sguardo cadde sulla lepre<\/p>\n<p>che Tanu aveva abbandonato sopra il muro: un nugolo di<\/p>\n<p>mosche le mangiava gli occhi e la ferita, una schiera di formiche<\/p>\n<p>le entrava nella bocca\u201d. Di nuovo per\u00f2 marciume e degrado<\/p>\n<p>non sono solo metafisici, ma storici, cio\u00e8 fisici, morali e politici,<\/p>\n<p>come mostra fin troppo bene la disastrosa condizione della Sicilia,<\/p>\n<p>dallo sfascio del bellissimo centro storico di Siracusa all\u2019orrore<\/p>\n<p>senza fine della violenza mafiosa. Palermo per esempio ormai<\/p>\n<p>\u201c\u00e8 un macello, le strade sono <em>carnezzerie <\/em>con pozzanghere,<\/p>\n<p>rivoli di sangue coperti da giornali e lenzuola. I morti ammazzati,<\/p>\n<p>legati mani e piedi come capretti, strozzati, decapitati, evirati,<\/p>\n<p>chiusi dentro neri sacchi di plastica, dentro i bagagliai delle<\/p>\n<p>auto, dall\u2019inizio di quest\u2019anno, sono pi\u00f9 di settanta\u201d, e pochi<\/p>\n<p>giorni dopo \u201cpi\u00f9 di cento\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che il dubbio su se stesso e la lucida constatazione<\/p>\n<p>delle difficolt\u00e0 dell\u2019artista di oggi ad afferrare il reale convivono<\/p>\n<p>con un imperativo morale urgente, non discutibile, con la necessit\u00e0<\/p>\n<p>cio\u00e8 di denunciare lo scempio in atto in Sicilia e nell\u2019Italia tutta.<br \/>\nPantalica allora, grandiosa necropoli rupestre formata<\/p>\n<p>da circa 5.000 grotte scavate fra il XIII e l\u2019 VIII secolo a.C., vale s\u00ec<\/p>\n<p>come esempio di luogo da conservare intatto per la sua suggestione<\/p>\n<p>naturale e artistica, ma anche, pi\u00f9 profondamente, come<\/p>\n<p>simbolo di una sacralit\u00e0 perduta, di una autenticit\u00e0 umana che<\/p>\n<p>sembra in via di estinzione. E le rovine di Pantalica, segno di<\/p>\n<p>una religiosa <em>pietas<\/em>, si oppongono polemicamente alle squallide,<\/p>\n<p>insensate rovine fabbricate dalla nostra storia recente.<\/p>\n<p>Questa storia ha inizio con la fine della seconda guerra mondiale,<\/p>\n<p>e la prima sezione del libro, <em>Teatro<\/em>, raccoglie i frammenti<\/p>\n<p>di un possibile romanzo sulla Sicilia all\u2019epoca dello sbarco<\/p>\n<p>degli americani nel 1943. La liberazione e il dopoguerra avevano<\/p>\n<p>alimentato una grande \u201csperanza di riscatto\u201d (come ben<\/p>\n<p>mostrano, nella loro tensione utopica, i viaggi siciliani dei libri<\/p>\n<p>di Vittorini), cui ha fatto seguito per\u00f2 una feroce disillusione.<\/p>\n<p>Non per caso in <em>Teatro<\/em>, soprattutto nella serie \u201cRatumemi\u201d, dedicata<\/p>\n<p>a un episodio di occupazione di terre, si ritrovano molti<\/p>\n<p>problemi che erano gi\u00e0 al centro del <em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>:<\/p>\n<p>anzitutto la continuit\u00e0 del potere economico-sociale al di l\u00e0 dei<\/p>\n<p>cambiamenti formali di governo, e l\u2019estraneit\u00e0 della gente siciliana<\/p>\n<p>allo stato italiano.<\/p>\n<p>Il titolo della prima sezione sottolinea per\u00f2 anche un altro<\/p>\n<p>aspetto della concezione del mondo consoliana, l\u2019idea cio\u00e8 che<\/p>\n<p>la vita umana sia sorretta da un gioco illusionistico, e assomigli<\/p>\n<p>a una rappresentazione teatrale, se non a una mascherata. \u00c8 una<\/p>\n<p>concezione barocca, che, per i legami profondi fra la cultura siciliana<\/p>\n<p>e quella spagnola, si ritrova in molti scrittori dell\u2019isola.<\/p>\n<p>Questa idea del mondo come rappresentazione \u00e8 cos\u00ec profonda<\/p>\n<p>da determinare nello stesso indice del libro uno schema che<\/p>\n<p>ricorda molto da vicino l\u2019inizio di un\u2019opera teatrale: <em>Teatro<\/em>, <em>Persone<\/em>,<\/p>\n<p><em>Eventi<\/em>, come a dire Scena, Personaggi (e infatti la dicitura<\/p>\n<p>\u201cPersone\u201d introduce i personaggi di <em>Lunaria<\/em>), Fatti.<\/p>\n<p>Di <em>Teatro <\/em>si \u00e8 appena detto. La sezione <em>Persone <\/em>invece raccoglie<\/p>\n<p>una serie di ritratti di intellettuali: Sciascia, Buttitta, Antonino<\/p>\n<p>Uccello, Lucio Piccolo. A questi si aggiunge, ne \u201cI linguaggi<\/p>\n<p>del bosco\u201d, una rilettura di una fase dell\u2019infanzia di Consolo<\/p>\n<p>stesso attraverso due fotografie del 1938. Si ripropone cos\u00ec in<\/p>\n<p>modo particolarmente esplicito un altro motivo caro allo scrittore,<br \/>\ndal <em>Sorriso <\/em>a <em>Retablo<\/em>, quello cio\u00e8 dell\u2019intreccio fra l\u2019arte della<\/p>\n<p>parola e quella dell\u2019immagine: \u201cCon l\u2019aiuto di una lente, cerco<\/p>\n<p>di <em>leggere <\/em>e descrivere queste due foto. (&#8230;) Voglio solo fare<\/p>\n<p>una lettura oggettiva, letterale, come di reperti archeologici o<\/p>\n<p>di frammenti epigrafici, da cui partire per la ricostruzione, attraverso<\/p>\n<p>la memoria, d\u2019una certa realt\u00e0, d\u2019una certa storia\u201d. Qui<\/p>\n<p>si mostra ancora una volta in azione la metafora della scrittura<\/p>\n<p>come archeologia, e si vede anche come la stessa sistematica<\/p>\n<p>sovrapposizione di letteratura e arti figurative sia un modo di<\/p>\n<p>interrogarsi sulla natura delle relazioni fra arte e verit\u00e0. Semmai<\/p>\n<p>anzi in questo caso il gioco d\u2019incastro fra parola e immagine<\/p>\n<p>avr\u00e0 in palio una posta pi\u00f9 alta che in passato, perch\u00e9 collegato<\/p>\n<p>alla constatazione che con lo sviluppo neocapitalistico del<\/p>\n<p>secondo dopoguerra, \u201cincomincia a terminare l\u2019era della parola<\/p>\n<p>e a prendere l\u2019avvio quella dell\u2019immagine. Ma saranno poi,<\/p>\n<p>a poco a poco, immagini vuote di significato, uguali e impassibili,<\/p>\n<p>fissate senza comprensione e senza amore, senza piet\u00e0 per<\/p>\n<p>le creature umane sofferenti\u201d.<\/p>\n<p>Con <em>Eventi <\/em>lo scrittore si arrischia a un contatto ancora pi\u00f9<\/p>\n<p>ravvicinato e bruciante con la cronaca. Per esempio il \u201cMemoriale<\/p>\n<p>di Basilio Archita\u201d \u00e8 una riscrittura, a pochi giorni dai fatti,<\/p>\n<p>dell\u2019atroce episodio dei clandestini africani buttati in pasto<\/p>\n<p>ai pescecani da un mercantile greco. Usando la prima persona<\/p>\n<p>grammaticale Consolo si mette nei panni di un immaginario<\/p>\n<p>marittimo italiano coinvolto nel delitto e riesce brillantemente,<\/p>\n<p>ricostruendo un gioco di <em>suspence <\/em>e anticipazioni narrative,<\/p>\n<p>a eludere i pericoli di una riscrittura a botta calda, senza i tempi<\/p>\n<p>di metabolizzazione solitamente necessari per la letteratura.<\/p>\n<p>N\u00e9 si deve trascurare lo sforzo di fingere un linguaggio poverissimo,<\/p>\n<p>carico degli stereotipi del parlato di questi anni, e agli<\/p>\n<p>antipodi dunque dello stile consueto dell\u2019autore.<\/p>\n<p>Curiosamente per\u00f2 nel personaggio di Basilio, in teoria infinitamente<\/p>\n<p>distante dalla personalit\u00e0 di chi lo ha inventato, c\u2019\u00e8<\/p>\n<p>anche un autoritratto, e nemmeno tanto nascosto: \u201cIo non sono<\/p>\n<p>buono a parlare, mi trovo meglio a scrivere\u201d. In effetti Consolo<\/p>\n<p>(come Antonello da Messina?) dissemina e cela nelle sue opere<\/p>\n<p>autoritratti. Viene da pensare che anche la bambina compagna<\/p>\n<p>di giochi dell\u2019autore nell\u2019unico racconto direttamente auto-<\/p>\n<p>biografico, Amalia, che rivela a Vincenzo \u201cil bosco pi\u00f9 intricato<\/p>\n<p>e segreto\u201d e che conosce infinite lingue, sia, oltre che un personaggio<\/p>\n<p>reale, anche un <em>alter ego <\/em>del narratore. Amalia infatti<\/p>\n<p>\u201cNominava\u201d le cose \u201cin una lingua di sua invenzione, una lingua<\/p>\n<p>unica e personale, che ora a poco a poco insegnava a me e<\/p>\n<p>con la quale per la prima volta comunicava\u201d. Forse il desiderio<\/p>\n<p>pi\u00f9 profondo di uno scrittore come Consolo, che costruisce<\/p>\n<p>la sua scrittura con le vive rovine dei linguaggi dimenticati pur<\/p>\n<p>di non ricorrere alle logore parole dell\u2019abitudine e della quotidianit\u00e0,<\/p>\n<p>\u00e8 proprio quello di ritrovare, al termine del suo percorso,<\/p>\n<p>questa lingua del tutto inventata, originaria, capace di restituire<\/p>\n<p>non pi\u00f9 soltanto \u201cfavole\u201d o \u201csogni\u201d, ma la realt\u00e0 stessa, in<\/p>\n<p>tutta la sua intatta energia, miracolosamente sottratta al tempo<\/p>\n<p>e alla morte.<\/p>\n<p><em>Gianni Turchetta<br \/>\n<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/phpThumb_generated_thumbnail.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-876\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/phpThumb_generated_thumbnail-179x300.jpg\" alt=\"phpThumb_generated_thumbnail\" width=\"179\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/phpThumb_generated_thumbnail-179x300.jpg 179w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/phpThumb_generated_thumbnail-610x1024.jpg 610w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/phpThumb_generated_thumbnail.jpg 857w\" sizes=\"(max-width: 179px) 100vw, 179px\" \/><\/a><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo Le pietre di Pantalica Introduzione di \u00a0Gianni Turchetta Inventare una lingua Se si adotta la parola \u201cscrittura\u201d in un senso forte, intendendola cio\u00e8 non soltanto come produzione di opere letterarie, ma come possesso eccezionalmente sicuro della lingua e come stile fortemente individuato, riconoscibile ad apertura di pagina, ebbene in tal caso Vincenzo Consolo &hellip; <a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=875\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Le pietre di Pantalica  Introduzione di  Gianni Turchetta<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,4],"tags":[17,19,16,20,18],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/875"}],"collection":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=875"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/875\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":879,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/875\/revisions\/879"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=875"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=875"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=875"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}