{"id":52,"date":"2015-02-01T11:29:26","date_gmt":"2015-02-01T11:29:26","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=52"},"modified":"2015-06-20T12:11:01","modified_gmt":"2015-06-20T12:11:01","slug":"e-il-sorriso-si-fece-barocco","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=52","title":{"rendered":"E il sorriso si fece barocco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/download-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-53 alignright\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/download-3-186x300.jpg\" alt=\"download (3)\" width=\"186\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/download-3-186x300.jpg 186w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/download-3.jpg 364w\" sizes=\"(max-width: 186px) 100vw, 186px\" \/><\/a>E il sorriso si fece barocco<br \/>\n1 feb 2015 Il Sole 24 Ore<\/p>\n<p>Quando si accinse a raccontare il \u201csorriso\u201d nella pittura europea, Daniel Arasse si arrest\u00f2 davanti a una scoperta imprevista. Dovette constatare che fu Leonardo da Vinci a inventare il \u00abritratto con il sorriso\u00bb. Prima della Gioconda c\u2019era stato s\u00ec l\u2019\u00abuomo che ride\u00bb di Antonello da Messina, misterioso nella sua bellezza senza biografia; ma l\u2019increspatura dilatata delle labbra sortiva l\u2019effetto, in quel ritratto conservato a Cefal\u00f9, di una smorfia se non proprio di un ghigno. L\u2019anonimit\u00e0 del personaggio di Antonello aveva gi\u00e0 acceso la fantasia di Vincenzo Consolo, che aveva raccolto nella trama di un romanzo la vibrazione arricciata, insopportabilmente ironica, che infettava di malizia il volto dipinto sulla tavoletta quattrocentesca. La \u00abchiocciola\u00bb, che andava allargandosi attorno alle labbra stirate dell\u2019uomo ridente di Cefal\u00f9, aveva indirizzato e determinato la trama del romanzo Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Consolo: il percorso a spirale della storia, le linee spezzate di una narrazione che si sottrae alle continuit\u00e0 e agli slarghi della costruzione romanzesca e su se stessa si avvolge in un disegno di contrappunti o \u00abriurti\u00bb e in un \u00abgiuoco delle somiglianze\u00bb, le volute delle lumache studiate da un barone malacologo, l\u2019architettura vorticante di un luogo di detenzione. L\u2019opera, pubblicata nel 1976, \u00e8 ambientata negli anni del Risorgimento in Sicilia. Racconta la rivolta contadina di Alc\u00e0ra Li Fusi. E riprende la polemica contro le passioni politiche astratte e il tema dell\u2019impostura storiografica, riportati all\u2019attenzione dal Consiglio d\u2019Egitto di Leonardo Sciascia. Scrive Salvatore Grassia: \u00abLa macchinazione narrativa del Sorriso nacque \u2026 proprio da una costola del Consiglio d\u2019Egitto. E tuttavia, se l\u2019Ulisse di Joyce \u2013 come diceva paradossalmente Borges \u2013 era la fonte dell\u2019Odissea, per il semplice fatto che il romanzo dello scrittore irlandese aveva cambiato il modo di leggere il poema greco, allo stesso modo si potrebbe affermare che il romanzo di Consolo ha \u201cbarocchizzato\u201d la lettura dell\u2019apologo sciasciano sull\u2019impostura\u00bb.<br \/>\nIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio si impose subito come libro epocale: il capolavoro riconosciuto di una generazione che aveva attraversato il Sessantotto e i movimenti degli anni Settanta ed era sensibile a una metanarrativit\u00e0 impostata sulla responsabilit\u00e0 politica della scrittura letteraria. Piacquero la precisione a scalpello del lavoro linguistico, la musicalit\u00e0 splendida della prosa, la scrittura di immagini, gli effetti plastici delle tante voci in campo, assorbite nelle inflessioni poderose e ritmate come nell\u2019oralit\u00e0 di un antico contastorie siciliano. In una densa conversazione con Silvio Perrella lo stesso Consolo ha sintetizzato il salto di generazione che lo aveva contraddistinto: \u00abgli scrittori della generazione che mi ha preceduto, parlo di scrittori di tipo razionalistico, illuministico, come Moravia, come Calvino come Sciascia\u00bb scelsero una \u00ablingua geometrizzata &#8230; cristallina, limpida \u2026 Io mi sono sempre chiesto perch\u00e9 questi scrittori che hanno vissuto il fascismo e la guerra abbiano optato per questo tipo di scrittura e di concezione illuministica del mondo. Perch\u00e9 speravano, perch\u00e9 la loro era una \u00abscrittura di speranza\u00bb. Speravano che finalmente in questo paese si formasse, dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra, una societ\u00e0 civile con la quale comunicare\u2026 Quelli della mia generazione, che hanno visto succedere al regime fascista un altro regime, quello democristiano, hanno dovuto prendere atto che questa societ\u00e0 non era ancora nata, che la societ\u00e0 civile alla quale lo scrittore poteva rivolgersi non esisteva, quindi la mia opzione non \u00e8 stata pi\u00f9 in senso razionalistico, ma in senso, diciamo, espressivo\u00bb, barocco: plurilinguistico e pluriprospettico.<br \/>\ncrivendo di un pi\u00f9 tardo romanzo di Consolo, Retablo, che ha per protagonista il pittore novecentesco Fabrizio Clerici travestito da settecentesco \u00abarcheologo dei propri sogni barocchi\u00bb, Giuseppe Traina ha applicato allo stile dello scrittore siciliano la definizione che Sciascia aveva dato delle Confessioni palermitane dipinte dal vero Clerici: \u00abUn delirio barocco riflesso da uno specchio illuministico\u00bb; ovvero, \u00abun barocco senza inganni e un illuminismo senza illusioni, giuste le lezioni di Leopardi e Pirandello (e di Sciascia)\u00bb.<br \/>\nIl Meridiano dedicato a Consolo colloca lo scrittore tra i classici del Novecento. Nella premessa al volume, Cesare Segre esordisce lapidariamente: \u00abVoglio subito enunciare un giudizio complessivo: Consolo \u00e8 stato il maggiore scrittore italiano della sua generazione\u00bb. Curata con passione da Gianni Turchetta, la raccolta di romanzi e saggi (e racconti; con la precisazione che Consolo si \u00e8 sempre mosso ai confini dei generi letterari, praticando commistioni e ibridazioni), si apre con La ferita dell\u2019aprile del 1963 e si chiude con Di qua dal faro del 1999. Include la \u00abfavola teatrale\u00bb Lunaria del 1985, Retablo del 1987 e, insieme a Le pietre di Pantalica del 1988, L\u2019olivo e l\u2019olivastro del 1994; allinea poi, lungo un percorso di intima tragicit\u00e0 che va dalla crisi delle illusioni all\u2019ansia inquieta dell\u2019afasia, la trilogia della storia: il Sorriso sul Risorgimento; Nottetempo, casa per casa, sull\u2019avvento del fascismo; Lo spasimo di Palermo, sulla \u00abcollusione tra mafia e potere politico, con le stragi mafiose degli anni Novanta\u00bb.<br \/>\nNell\u2019imponente apparato, il curatore segue la storia interna delle singole opere: il loro farsi e stratificarsi nel tempo, secondo la memoria che esse conservano del loro stesso costruirsi e grazie alle carte gelosamente ordinate e custodite nel vasto archivio privato. \u00c8 un lavoro gigantesco, che fa i conti con la complessit\u00e0 di una scrittura letteraria che sin dall\u2019inizio ha praticato citazioni, autocitazioni, evocazioni di reperti d\u2019arte (dalle fotografie, alle pitture e sculture: dai quadri insospettabili di Turner, alle metope di Selinunte), rifacimenti di pagine di scrittori barocchi come Bartoli, e di scrittori pi\u00f9 vicini come il Nabokov di Lolita; non senza la complicazione di pi\u00f9 innesti nel corpo stesso di questa letteratura sulla letteratura, come ha documentato Grassia, individuando \u00able vele le vele\u00bb di Dino Campana che prendono vento dentro una pagina di Bartoli da Consolo rilavorata con l\u2019aiuto del De Aetna di Bembo.<br \/>\nTurchetta rivede i testi. Corregge persino, e giustamente, qualche ipercorrettismo del curatore dell\u2019edizione critica del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Io per\u00f2 non avrei accolto lo scioglimento di un\u2019abbreviatura epigrafica contenuta in un cartiglio. Nella prima edizione del Sorriso, si legge \u00abCOEFALEDU SICILIAE URBS\u00bb. Doveva essere \u00abCOEFALED \u00bb. Chiaramente \u00e8 caduto il segno abbreviativo, che va ripristinato. Lo scioglimento (\u00abCOEFALEDUM\u00bb) appanna il gusto arcaicizzante dello scrittore, la sua passione per l\u2019immagine.<br \/>\nCorredano il volume un utile glossario, una dettagliatissima cronologia della vita, e una bibliografia esaustiva. Viene ricordato, a proposito del racconto Libert\u00e0 di Verga presente al Consolo del Sorriso, anche il film di Vancini, Bronte: cronaca di un massacro. Sciascia collabor\u00f2 alla sceneggiatura, fiancheggiato da Benedetto Benedetti da poco scomparso. E qui mi piace ricordare il vecchio film-maker, che un giorno, tanti anni fa, in tempi difficili, non esit\u00f2 a improvvisarsi editore per pubblicare le poesie dialettali di Tonino Guerra.<\/p>\n<p>L\u2019ignoto Consolo marinaio di Sicilia<br \/>\nLo scatto fantastico della letteratura come opposizione alle sconfitte della ragione<br \/>\nErnesto Ferrero Tuttolibri 7 2 2015<br \/>\nRaccontava Vincenzo Consolo d\u2019aver provato come una scossa, vedendo il ritratto d\u2019ignoto di Antonello da Messina conservato al Museo Mandralisca di Cefal\u00f9. Gli sembrava qualcuno di famiglia, che parlava proprio a lui. Da quell\u2019agnizione, carica di ghiotti misteri, prendeva forma quello che sarebbe rimasto il suo capolavoro, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, apparso a sorpresa da Einaudi nel 1976 dopo una gestione lunga e tormentata: un manufatto d\u2019altissima oreficeria nel cuore degli anni di piombo.<br \/>\nL\u2019ignoto (probabilmente un notabile liparitano) \u00e8 quasi diventato un suo alter ego. Il suo sorriso ha qualcosa di sarcastico e beffardo, la malizia volpina di un mercante. Invece il sorriso d\u2019incredulit\u00e0 e amarezza che stirava le labbra di Consolo ad ogni nuova notizia di violenze, sopraffazioni e furberie restava quello di un bambino ferito che non si rassegna alle ingiustizie del mondo proprio quando ne riceve un\u2019ulteriore conferma. Di fronte a un degrado della Sicilia che trovava un puntuale riscontro nel resto del Paese, negli ultimi anni il suo sconforto era diventato quasi immedicabile, e tuttavia continuava ad alimentare in modo sempre pi\u00f9 convinto l\u2019oltranza dell\u2019espressionismo cui restava fedele.<br \/>\n\u00c8 stato sempre un pendolare, Consolo: tra la nat\u00eca Sant\u2019Agata di Militello, nel messinese, dov\u2019era nato nel 1933, e la Milano degli studi in legge e poi del lavoro; tra una storia da frugare proprio l\u00e0 dove era pi\u00f9 trascurata, quella popolare, e le tensioni di un presente sempre meno progressivo; tra arte e vita, tra \u00abebbrezza stilistica e rigore argomentativo\u00bb (Cesare Segre). Cercava di conciliare in se stesso le passioni scientifiche del barone Mandralisca, collezionista erudito, e quelle politiche del cospiratore Interdonato.<br \/>\nLe delusioni hanno finito per rendere ancora pi\u00f9 acceso, quasi parossistico, l\u2019amore per la propria terra, per la sua storia e cultura. In lui lo scatto fantastico della letteratura, unica opposizione praticabile di fronte alle sconfitte della ragione che tanto angustiavano Leonardo Sciascia, amico e maestro, nasceva dal mite furore dell\u2019indagine archeologica, storica, antropologica, linguistica. Tra Gadda e D\u2019Annunzio, mirava a colmare il divario tra la realt\u00e0 e le parole, restituite all\u2019intensit\u00e0 originale del loro suono, per inseguire la bellezza assoluta del vero poetico. Pi\u00f9 avvertiva i limiti intrinseci della letteratura, pi\u00f9 le assegnava ambizioni e responsabilit\u00e0. In una sorta di spasimo mai rassegnato.<br \/>\nAssume il valore di un definitivo risarcimento postumo il Meridiano che Gianni Turchetta ha curato con sapiente empatia critica, equipaggiandolo d\u2019una fittissima cronologia, e di ben trecento pagine di note ai testi, glossario e bibliografia, per illuminare il backstage delle opere, la loro struttura calcolatissima, la complessit\u00e0 di intrecci, rimandi, assonanze, analogie, opposizioni. Si va dal romanzo di formazione La ferita dell\u2019aprile (1963) ai saggi raccolti in Di qua dal faro (1999), passando per opere che sfuggono ad ogni etichetta di genere, come Lunaria e Retablo.<br \/>\nIn un profilo posto in apertura del volume, Cesare Segre \u00e8 esplicito: \u00abConsolo \u00e8 stato il maggiore scrittore italiano della sua generazione\u00bb. Colui che ha cercato di fare manzonianamente i conti con il presente attraverso le metafore offerte da alcuni momenti-chiave della nostra storia: il 1860 e dintorni con le sanguinose rivolte contadine che seguono l\u2019arrivo di Garibaldi; i primi anni venti in cui il fascismo trova in Sicilia un terreno fertile; la cupa Palermo delle stragi di mafia. Ma senza pagare pedaggio alla linearit\u00e0 del romanzo tradizionale, che tutto crede di organizzare e spiegare in una sorta di discorso illuministico, \u00abgeometrizzante\u00bb, come diceva lui, citando Leopardi. Non si accontentava della facile comunicabilit\u00e0 del linguaggio medio. Ogni adescamento anche vagamente commerciale gli riusciva insopportabile. Non amava gli avanguardismi, lo sghignazzo di chi si fa beffe di quanto \u00e8 stato prodotto prima di lui. Preferiva dirsi sperimentale (come lo era stato Verga), e dunque tentare una letteratura frattale, di rifrazioni, scomposizioni e ricomposizioni, intarsio di generi, modi, linguaggi, materiali anche diversissimi, fondato su una prosa che \u00e8 stata a giusto titolo definita ritmica.<br \/>\nAlla narrativit\u00e0 distesa e onnisciente preferiva i lampeggiamenti nervosi della poesia. Una musicalit\u00e0 costruita e goduta in ogni singola parola. Consolo \u00e8 in primo luogo un poeta, sempre. Ogni sua pagina, tramata di endecasillabi, richiede il massimo impegno interpretativo del lettore chiamato ad eseguirla, come \u00e8 particolarmente evidente nel virtuosistico Nottetempo casa per casa (1992).<br \/>\nSi potrebbe dire della sua opera quel che lui stesso ha scritto del barocco in Sicilia, nato dall\u2019orgoglio di opporre alle distruzioni dei terremoti scenografie ardite, nate da sogni smisurati. Solo cos\u00ec la paura si pu\u00f2 volgere in coraggio, \u00abl\u2019oscuro in luce, l\u2019orrore in bellezza, l\u2019irrazionale in fantasia creatrice, l\u2019anarchia incontrollabile della natura nella leibniziana, illuministica anarchia creatrice; il caos in logos, infine\u00bb. Troppe volte angustiato dai terremoti del Novecento, Consolo non ha mai rinunciato ad opporvi le sue sontuose polifonie, i raffinati collages in cui ha ricuperato i tesori di una Sicilia omerica e domestica, mitica e quotidiana, aristocratica e plebea, reale e araldica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E il sorriso si fece barocco 1 feb 2015 Il Sole 24 Ore Quando si accinse a raccontare il \u201csorriso\u201d nella pittura europea, Daniel Arasse si arrest\u00f2 davanti a una scoperta imprevista. Dovette constatare che fu Leonardo da Vinci a inventare il \u00abritratto con il sorriso\u00bb. 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