{"id":4045,"date":"1999-03-01T11:04:00","date_gmt":"1999-03-01T11:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=4045"},"modified":"2026-08-19T12:13:03","modified_gmt":"2026-08-19T12:13:03","slug":"sirene-siciliane-di-basilio-reale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=4045","title":{"rendered":"Sirene Siciliane di Basilio Reale"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Vincenzo Consolo<\/em><\/strong><br><br>Ho conosciuto Basilio Reale nel 1953, a Milano, dove<br>entrambi eravamo approdati, provenienti dal Val D\u00e8mone,<br>da uno stesso lido e nido, dalla costa di Capo<br>d\u2019Orlando, per ragioni di studio. Ragione oggettiva, ma<br>per me \u2013 non so per Reale \u2013 sottesa da una ragione soggettiva:<br>il richiamo del mito di Vittorini, con quello di<br>Verga suo predecessore, che il Nord, Milano aveva scelto<br>dove vivere e scrivere (lontano dalla Sicilia, sulla Sicilia):<br>Conversazione in Sicilia, per tutti gli aspiranti scrittori<br>della mia generazione, era l\u2019exemplum del necessario<br>esilio e del ritorno memoriale e poetico dalla e nella terra<br>del nostro nucleo e cruccio esistenziale (tutti ulissidi,<br>ci immaginavamo, nella ferma convinzione che la poesia<br>non fosse altro e soltanto che odissea oppure rimpianto<br>e canto per un\u2019Itaca mai pi\u00f9 raggiungibile, che si<br>faceva mitica, come leggevamo in Quasimodo). Scoprimmo<br>subito d\u2019avere le stesse aspirazioni e ispirazioni,<br>che da una parte si declinavano in prosa, dall\u2019altra in<br>poesia (chi sa mai per quali ragioni, istintivamente, uno<br>sceglie di scrivere in prosa e un altro in versi: ma Reale,<br>lo psicanalista di oggi, potrebbe forse spiegarlo). Ore e<br>ore passammo su panchine di viali e parchi, avvolti in<br>nebbie e geli, a leggerci reciprocamente, e criticarci, racconti<br>e liriche, che parlavano dell\u2019adolescenza, delle ferite<br>e delle crescite; delle campagne e delle coste dei N\u00e8brodi,<br>dei contadini e dei pescatori; che parlavano delle<br>malinconie e delle ribellioni nella costrizione, di Messi-<br>na, delle acque dello Stretto e dei traghetti intravisti da<br>dietro i muri alti, dalle finestre di un collegio.<br>Ma venne il tempo, dopo il mito, dopo il vagheggiamento<br>e la memoria, della realt\u00e0 e della storia, il tempo<br>degli impegni, degli \u201cingaggi\u201d. AVittorini, e a Quasimodo,<br>subentravano Carlo Levi (con Salvemini, Dorso,<br>Gramsci), e Dolci e il primo Sciascia de Le parrocchie: una<br>scoperta o riscoperta del Sud, della Sicilia storica e oggettiva,<br>fuori dal mito e dalla poesia, fuori da noi, fuori<br>dalle ferite e dalle personali educazioni sentimentali. Da<br>peregrinanti Ulissi del mito era necessario trasformarsi<br>in stanziali Telemachi della realt\u00e0 a combattere contro i<br>Proci del sottosviluppo sociale e culturale, dell\u2019emarginazione,<br>del malgoverno, della violenza e della mafia. E<br>la scrittura quindi, dagli empirei poetici doveva abbassarsi<br>alla terra dell\u2019analisi, della cronaca, della comunicazione<br>piana e immediata, della denunzia.<br>Era la storia insomma di quegli anni che obbligava a<br>delle scelte. E obbligava a una scelta soprattutto persone<br>come me e Reale, nati e cresciuti in una Finisterre, in<br>una zona ai margini, dove si perdevano e lambivano gli<br>echi della storia e della natura, una zona mediana di<br>confine e di confluenza tra due mondi diversi e contrapposti:<br>dell\u2019oriente e dell\u2019occidente dell\u2019Isola.<br>Chi scrive, il prosatore, lascia Milano e torna in Sicilia.<br>Reale, il poeta, abbandonando al suo destino l\u2019Isola<br>e il ricordo, rimane a Milano, nella Milano della ricostruzione<br>che preparava il \u201cmiracolo\u201d e la stagione nordica<br>dell\u2019affluenza, decidendo, volontaristicamente,<br>ostinatamente, di farsi urbano, oeconomicus, immergendosi<br>e operando nei gangli pi\u00f9 significativi, nei segni<br>appariscenti e reclamanti del consumo, e questo mondo<br>esprime in poesia, con tono e linguaggio nordico e metropolitano,<br>nel modo pi\u00f9 spoglio e antilirico, con la pi\u00f9<br>sottile e amara ironia, con la pi\u00f9 sommessa denuncia<br>del malessere e della solitudine. Il mondadoriano I ricambi<br>e La vita attiva de \u201cIl menab\u00f2\u201d di Vittorini e Calvino,<br>sono forse tra le poesie pi\u00f9 riuscite e pi\u00f9 belle di<br>quella stagione di ricerca nel filone della cosiddetta letteratura<br>industriale.<br>Era dunque, quella d\u2019entrambi, l\u2019uno dalla Sicilia e<br>l\u2019altro da Milano, una decisa scelta per la Storia, ma di<br>due storie diverse, del Nord e del Sud, nel momento del<br>loro pi\u00f9 acuto divergere e contrapporsi. Ed era insieme,<br>fatalmente, per entrambi, un abbandonare e seppellire<br>dentro di noi la natura, l\u2019esistenza, il mito, la memoria;<br>un aver voltato le spalle, nella nostra situazione di frontalieri<br>e mediani, alla parte orientale dell\u2019Isola, al greco<br>Jonio, a quell\u2019alta e terrifica espressione naturale che \u00e8<br>l\u2019Etna, e aver optato per la parte occidentale. Ma si sa<br>che gli abbandoni, gli occultamenti, prima o dopo ritornano,<br>riemergono, contro la nostra volont\u00e0 e vigilanza,<br>a nostra insaputa. E in quella nostra zona mediana, in<br>quell\u2019incerta e oscillante regione, in quella quiete sospesa<br>di natura e di storia, dalle acque di Capo d\u2019Orlando<br>emergeva la Sirena che ammali\u00f2 me e Reale, \u201cammali\u00f2<br>con i suoi versi i palati pi\u00f9 sottili, per primo il \u2018suo\u2019<br>Montale, grande prefatore\u201d: Lucio Piccolo.<br>Con Piccolo abbiamo dovuto fare i conti ambedue: io,<br>vicino e assiduo frequentatore del poeta, difendendomene<br>con la contemporanea frequentazione dello \u201cstorico\u201d,<br>occidentale e illuminista Sciascia; Reale, con la<br>lontananza e i saltuari incontri, con la storia dura e diversa,<br>priva di memoria e impoetica, del nuovo mondo<br>industriale di Milano.<br>Per parte mia ho pagato, credo, in qualche modo il<br>mio tributo alla Sirena, all\u2019anima sepolta o esiliata, con<br>una operetta, Lunaria, la cui idea era mutuata da Piccolo,<br>in cui abbandonavo la storia per il mito, la prosa per<br>la poesia (almeno nella forma).<br>Reale, il suo tributo, lo ha pagato, in modo pi\u00f9<br>profondo, analitico e completo, con una prosa, con un<br>saggio, con un racconto del viaggio nella memoria, alle<br>radici della creativit\u00e0 e della poesia. Attraverso quella<br>corpulenta sagoma intravista da ragazzo, accanto al cugino<br>Piccolo, di Tomasi di Lampedusa; attraverso quel<br>racconto, eccentrico e singolare, quel \u201csogno guidato\u201d<br>dell\u2019autore de Il Gattopardo che \u00e8 Lighea.<br>\u201cMi comunic\u00f2 che aveva ultimato una lunga novella,<br>e prendemmo appuntamento nel primo pomeriggio di<br>quello stesso giorno per leggerla. \u2018Di che cosa parla?\u2019,<br>gli chiesi, e lui sardonico: \u2018Di professori universitari\u2019;<br>era Lighea. La lettura mi fu fatta con voce affaticata, che<br>indugi\u00f2 appena compiaciuta sui \u2018dadi militari e giudiziari\u2019<br>con cui si giocava senza rumore nell\u2019Ade che era il<br>caff\u00e8 di via Po, e pi\u00f9 lentamente alla fine sulle parole liriche:<br>\u2018e la tua sete di sonno sar\u00e0 saziata\u2019\u201d racconta<br>Francesco Orlando.1 Lighea, l\u2019ultimo scritto di Lampedusa,<br>l\u2019ultimo messaggio prima di raggiungere la sua<br>Sirena, \u201cnel cieco muto palazzo di acque informi, eterne,<br>senza bagliori, senza sussurri\u201d.<br>Ho sempre pensato la letteratura siciliana (e non solo<br>la letteratura, ma la pittura, la scultura, la musica: l\u2019arte<br>insomma) svolgersi su due crinali, su due filoni o temi distinti:<br>quello della storia e quello dell\u2019esistenza (o della<br>natura, o del mito). Filoni che possono grosso modo coincidere<br>con le due parti dell\u2019Isola di cui sopra dicevo, quella<br>occidentale e quella orientale. Voglio dire ora meglio,<br>con una metafora di tipo archeologico, la parte dei reperti<br>superficiali e quella dei reperti sotterranei, immaginando<br>i primi a partire dai pi\u00f9 recenti del periodo arabo (periodo<br>in cui Leonardo Sciascia fa nascere il modo d\u2019essere<br>siciliano, della Sicilia cio\u00e8 narrabile e storicizzabile, mutuando<br>lo schema dalla Spagna di Am\u00e9rico Castro) e gi\u00f9<br>gi\u00f9 quelli del periodo normanno, svevo, aragonese, eccetera;<br>e i secondi, a partire dal periodo bizantino, e quindi<br>romano, greco, e indietro fino ai punti pi\u00f9 profondi e insondati<br>del passato, ai pi\u00f9 arcaici e indecifrati come i loculi<br>rupestri di Pantalica. Divisione ideale, immaginaria,<br>dove il corposo, imponente ed eminente tempio dorico di<br>Segesta o quello agrigentino della Concordia, o l\u2019immen-<br>so ammasso di rovine di Selinunte giacciono ancora incontaminate<br>sotto gli strati di terra o di sabbia. Ideale come<br>la divisione della letteratura o dell\u2019arte che abbiamo<br>tracciato: occidentale ed orientale, storica ed esistenziale,<br>poetico-lirica e prosaica, mitica e razionale, simbolica e<br>metaforica. Penso, da una parte, dalla parte orientale, a<br>scrittori come Verga, Brancati, Vittorini, Quasimodo,<br>D\u2019Arrigo, Bonaviri; a musicisti come Bellini, a scultori come<br>Emilio Greco o Mazzullo, a pittori come Guccione;<br>dall\u2019altra, dalla parte occidentale, a poeti come Alessio Di<br>Giovanni o Ignazio Buttitta, a scrittori come Pirandello,<br>come Sciascia, come Lampedusa, a pittori come Guttuso<br>e Caruso. E questa idealit\u00e0 \u00e8 subito contraddetta fatalmente<br>dalla realt\u00e0, da spostamenti di autori da una parte<br>verso l\u2019altra: di un poeta come l\u2019abate Meli, per esempio,<br>verso l\u2019Arcadia, verso la mitologia dell\u2019Oriente, o del<br>grande De Roberto verso la storia o lo storicismo d\u2019Occidente.<br>L\u2019occidentale, \u201cstorico\u201d, razionale autore de Il Gattopardo,<br>per l\u2019ultima sua opera, per Lighea, ha dovuto spostarsi<br>nella parte orientale dell\u2019Isola, ai piedi dell\u2019Etna<br>incandescente, nella greca costa jonica dei miti. Ma c\u2019\u00e8<br>prima un altro spostamento, nel racconto che contiene il<br>racconto, uno spostamento nello spazio e nel tempo: Torino<br>e l\u2019anno 1938, dove e quando s\u2019incontrano il professor<br>La Ciura e il giovane Corbera. Questa distanza<br>spazio-temporale del racconto-cornice fa s\u00ec che il racconto-<br>quadro si svolga in un tempo (1887) e in uno spazio<br>(il golfetto di punta Izzo, vicino ad Augusta, \u201cil themenos<br>del prodigio\u201d come lo chiama Reale), in una<br>dimensione memoriale. In questa dimensione, da questa<br>distanza, c\u2019\u00e8 fra l\u2019altro un\u2019evocazione della Sicilia,<br>della natura della Sicilia, poetico-lirica, quasi idilliaca,<br>che contrasta nettamente con la natura desertica, arida e<br>impietosa o con quella degenerata e putrescente che<br>s\u2019incontra ne Il Gattopardo: \u201cCos\u00ec parlammo della Sicilia<br>eterna, di quella delle cose della natura; del profumo di<br>rosmarino sui N\u00e8brodi, del gusto del miele di Melilli,<br>dell\u2019ondeggiare delle messi in una giornata ventosa di<br>maggio come si vede da Enna, delle solitudini intorno a<br>Siracusa, delle raffiche di profumo riversate, si dice, su<br>Palermo dagli agrumeti durante certi tramonti di giugno.<br>Parlammo dell\u2019incanto di certe notti estive in vista<br>del golfo di Castellammare, quando le stelle si specchiano<br>nel mare che dorme e lo spirito di chi \u00e8 coricato tra i<br>lentischi si perde nel vortice del cielo mentre il corpo,<br>teso e all\u2019erta, teme l\u2019avvicinarsi dei demoni\u201d.<br>Anche Lampedusa, il sapiente e saputo Lampedusa,<br>prossimo a teorie e pratiche psicanalitiche e conoscitore,<br>immaginiamo, dei pi\u00f9 intricati meccanismi psicologici,<br>anche lui, nello \u201cstorico\u201d Gattopardo (d\u2019una storicit\u00e0<br>singolare, in cui la metafora \u00e8 rovesciata, dove cio\u00e8<br>il presente illumina, trasfigura e mitizza il passato), ne<br>Il Gattopardo lascia un segno che, necessariamente, ineluttabilmente,<br>doveva portarlo a scrivere Lighea. A fare<br>cio\u00e8 i conti con quel cugino poeta, con Piccolo, le cui sirene<br>erano ninfe campestri, boscherecce, sia pure in apparenze<br>stregonesche, erano il senso panico e magico<br>della natura, la memoria e la lirica pi\u00f9 incandescente e<br>pura. Il segno \u00e8 quell\u2019armatura teutonica o sveva in cui<br>lo scrittore chiude don Fabrizio Salina. In quell\u2019armatura,<br>insomma, lucida come quella del calviniano Cavaliere<br>inesistente, Lampedusa aveva imprigionato la sua<br>anima. Ma l\u2019anima alla fine guizza, fugge, attraverso<br>gli spiragli della celata, raggiunge quell\u2019orientale<br>spiaggia, quel golfetto dove sotto forma di creatura<br>ambigua, animalesca e divina, apparir\u00e0 al professor La<br>Ciura.<br>\u00c8 questa sirena, risultante sin dal suo apparire assurda<br>e incomprensibile nel mondo lampedusiano, che oggi<br>Reale analizza con i sofisticati e sensibilissimi strumenti<br>junghiani. Cos\u00ec Lighea, dalla sua lettura, diviene un ipogeo,<br>un profondo scavo archeologico o, ci si passi il termine,<br>archetipologico, in quel sepolto mondo arcaico,<br>primigenio, mitico della parte orientale del Siciliano; e<br>dall\u2019ipogeo, sorprendentemente \u2013 abituati come siamo<br>alle analisi critiche \u201csuperficiali\u201d, sia pure raffinate come<br>le semiologiche o strutturali \u2013 vengono alla luce, alla coscienza,<br>frammenti, cocci, reperti, simboli insospettabili,<br>che ricostruiscono non solo la bellezza e l\u2019armonia del<br>racconto lampedusiano, ma anche il grande Racconto<br>letterario e umano siciliano.<br>L\u2019archeologo o l\u2019archetipologo Reale si cala sino in<br>fondo nello scavo, si immedesima e coinvolge nel mondo<br>e nei segni che man mano va scoprendo, come il professor<br>La Ciura nei segni pi\u00f9 riposti dei dialetti jonici. E<br>la sua relazione allora si fa memoria, narrazione in cui<br>le scoperte, i temi, gli spunti appaiono, spariscono per<br>poi ritornare: un racconto che ha insomma l\u2019andamento<br>della Sirena. E la cornice, il supporto scientifico e probatorio<br>\u00e8 relegato giustamente ai margini, alle sostanziose<br>note che sostengono la pagina.<br>Se \u00e8 vero, come sostiene Hillman, che la pratica analitica<br>non \u00e8 altro che poiesis, quella di Reale lo \u00e8 pienamente.<br>Dal Capo d\u2019Orlando, da questa zona di confine, intermedia<br>tra l\u2019occidente e l\u2019oriente, Reale ci dice che l\u2019anima,<br>la creativit\u00e0, la poesia, la vita psichica non \u00e8 solo<br>storia, ragione, sepoltura e occultamento dell\u2019invisibile<br>e dell\u2019immemore; non \u00e8 solo natura, istinto, esilio e prigione<br>nei sensi e nel mito: \u00e8 un andare e tornare, un perenne<br>oscillare, \u00e8 un sondare e riattivare il sepolto e riportarlo<br>alla luce.<br>\u201cE poi mi sembra di aver capito che tu, come capita<br>ad alcuni siciliani della specie migliore, sei riuscito a<br>compiere la sintesi di sensi e di ragione\u201d dice La Ciura a<br>Corbera.<br><em>1 F. Orlando, Ricordo di Lampedusa, Milano 1963.<\/em><br>La prefazione di Vincenzo Consolo \u00e8 tratta da Di qua dal faro 1999, Arnaldo Mondadori Editore, Milano<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/7591-3.webp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"203\" height=\"313\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/7591-3.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-4047\" style=\"width:449px;height:auto\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/7591-3.webp 203w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/7591-3-195x300.webp 195w\" sizes=\"(max-width: 203px) 100vw, 203px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo Ho conosciuto Basilio Reale nel 1953, a Milano, doveentrambi eravamo approdati, provenienti dal Val D\u00e8mone,da uno stesso lido e nido, dalla costa di Capod\u2019Orlando, per ragioni di studio. Ragione oggettiva, maper me \u2013 non so per Reale \u2013 sottesa da una ragione soggettiva:il richiamo del mito di Vittorini, con quello diVerga suo predecessore, &hellip; <a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=4045\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Sirene Siciliane di Basilio Reale<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2358],"tags":[1085,2092,336,925,255,489,2378,318,77,1382,58,860,80,1120,2377,358,982,356,2375,471,1188,376,32,2376,73,90,256,1815,57,1383,2374,20,38,951,140,45,459,196,29,59,203,1350,18,342],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4045"}],"collection":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4045"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4045\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4050,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4045\/revisions\/4050"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4045"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4045"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4045"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}