{"id":3927,"date":"1988-02-18T18:24:00","date_gmt":"1988-02-18T18:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3927"},"modified":"2026-02-17T18:47:23","modified_gmt":"2026-02-17T18:47:23","slug":"la-volpe-di-donna-elisa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3927","title":{"rendered":"La volpe di donna Elisa"},"content":{"rendered":"\n<p><em>S\u2019avissi \u2019na mezza sciabula<br>o puru \u2019na carrubina<br>facissi \u2019na ruvina<br>facissi \u2019un sacciu chi.<br>S\u2019avissi un pignateddu<br>l\u2019agghiu e puru lu sali<br>facissi un pani cottu<br>sempre s\u2019avissi \u2019u pani.<br>Canto popolare siciliano<\/em><br><br>Tirava un vento di levante, vento che strisciava sopra i ghiacci<br>dell\u2019Etna, rotolava per la piana di Catania, increspava l\u2019acqua<br>del Simeto e di Pergusa, sfiorava Morgantina e il Casale,<br>mugghiava tra le pietre di Filosofiana e di Bubb\u00f2nia, s\u2019abbatteva<br>sopra Mazzarino. Neve era dentro il vento, sbruffava, vorticava,<br>a terra si squagliava. Tempo di lupi, di sparvieri e di briganti.<br>Deserte erano le strade del paese, solo per stretti vicoli,<br>dietro cantonate, scivolava rasente il muro qualcuno intabarrato,<br>la testa china, dentro lo scapolare nero col cappuccio. Sfavillava<br>nelle case grasse la conca col carbone e la cenisa, il pane<br>lievitava sotto le coperte, crepitavano le frasche dentro il forno.<br>La signorina Colajanni, terziaria francescana, seduta dietro i<br>vetri del balcone, i piedi sulla ruota della conca, il rosario fra le<br>dita, guardava preoccupata le sue graste sopra la bal\u00e0ta, la f\u00f9csia,<br>il b\u00e0lico, la scr\u00e8pia, il garofano di Spagna e quella pianta fragile,<br>sensitiva ch\u2019era la pom\u00e9lia, i gusci d\u2019uova sulle cime degli<br>stecchi intirizziti ch\u2019oscillavano come campanelle di zucchero,<br>mute sonagliere d\u2019una Buona Pasqua in cartolina. Era il giorno<br>della confessione, ma non sapeva se l\u2019anziano frate Carmelo si<br>sarebbe mosso con quel tempo dal convento per venire qui da<br>lei. Aveva preparato sopra il tavolino del salotto la guantiera<br>con le cassatelle e i rami di miele coperta dalla tovaglietta ricamata<br>d\u2019organzino. Aspettava recitando le cinque poste e leggendo<br>sul messale quotidiano l\u2019ufficio di Santa Bibiana vergine e<br>martire. E sperava che il fratello non chiudesse troppo presto la<br>farmacia, non tornasse a casa prima dell\u2019arrivo del cappuccino.<br>Passavano per strade, per vicoli e piazze, dall\u2019Arenazzo al<br>piano del Ca\u2019, su per Marig\u00e8su, gi\u00f9 per San Giuseppe e il Calvario<br>due uomini in divisa, scarponi e gambali di cuoio, pantaloni<br>alla cavallerizza con la banda rossa, cappotto blu, cappello<br>e bandoliera, passo cadenzato come di ronda o di parata. Si<br>fermavano qua e l\u00e0 davanti a una porta.<br>Toc, toc.<br>\u00abChi \u00e8?\u00bb<br>\u00abCarabinieri.\u00bb<br>S\u2019apriva un portellino o l\u2019anta d\u2019una finestra a fessurina,<br>s\u2019intravedeva la testa chiusa dentro il fazzoletto o la sciallina<br>d\u2019una donna.<br>Chiedevano allora i due gendarmi dove fosse il marito, il figlio<br>o il fratello.<br>\u00abNon c\u2019\u00e8, non c\u2019\u00e8\u00bb rispondeva quella spaventata.<br>\u00abE dov\u2019\u00e8?\u00bb<br>\u00abMah, foresto, foresto \u00e8.\u00bb<br>\u00abAh, s\u00ec?! Gli dite allora di tornare presto. Qui c\u2019\u00e8 per lui \u2019na<br>cartolina.\u00bb<br>E consegnavano nelle mani tremanti della donna la cartolina<br>rosa con su scritto: \u201cIn nome di S.A.R. Umberto di Savoia,<br>Luogotenente del Regno\u2026 Entro dieci giorni vi presenterete al<br>Distretto Militare\u2026 Portate con voi gavetta, cucchiaio e coperta\u201d.<br>Quelle cartoline precetto di richiamata o chiamata alle armi,<br>dopo la caduta del Fascismo, l\u2019armistizio e la continuazione della<br>guerra, aveva deciso il brigadiere Rizzo, comandante la stazione<br>dei Regi Carabinieri, di farle consegnare a domicilio dai<br>suoi militi, prelevandole dalle mani della direttrice della Posta,<br>per dare pi\u00f9 importanza e pi\u00f9 comando a quell\u2019ordine statale.<br>Al panico del primo tempo e allo smarrimento, successe nei<br>giovani e dentro le famiglie il mugugno e il risentimento, per<br>questa richiamata prepotente, beffa, gioia in sogno, ora ch\u2019avean<br>portato a casa, graziadio, salva la pellaccia, contra que\u2019 morti<br>morti e que\u2019 dispersi, poveri figli, per mari e terre remote e aliene.<br>E si parl\u00f2 in aggiunta dell\u2019ammasso, del pane e d\u2019altre cose con<br>la tessera, che scanzavano campieri, gabellotti e proprietari; si<br>parl\u00f2 del comandare, ch\u2019era sempre, ora ch\u2019eran partiti \u2019Nglesi<br>e Mericani, che il maggiore Abell era un ricordo vago, se lo<br>era, un profumo svaniscente di lavanda, di whisky e di tabacco,<br>solo nella mente e le lenzuola di donna Elisa, in mano sempre<br>dei medesimi, in tempo di pace, guerra e dopoguerra. Il mugugno<br>usc\u00ec dalle case e s\u2019attizz\u00f2 per vicoli e cortili, entr\u00f2 in caff\u00e8<br>leghe societ\u00e0 partiti, divamp\u00f2 per il paese.<br>S\u00ec che, venuto il giorno diciassette, festa di San Lazzaro, sparsasi<br>la nova che in Catania Giarratana Avola Scicli e Palazzolo<br>era successo un Trenta Aprile, la lotta, la rivolta contro distretti<br>caserme municipi dazi esattorie e tribunali, che al Comiso<br>avean proclamato, torno alla fonte di Diana, dalle contrade S\u00e9nia<br>Acquapomo e Calaf\u00e0ta, fin\u2019in cima ai carrubi dell\u2019alture,<br>una repubblica indipendente e popolare (veniva a pochi giorni<br>la rivolta con tanti morti d\u2019Ibla e del quartiere Russia di Ragusa,<br>veniva l\u2019altra lontana della repubblica di cinquanta giorni<br>di Piana degli Albanesi), convennero d\u2019ogni dove, il pomeriggio,<br>sul piano del Carmelo. Prima i giovinotti, con quella cartolina<br>rosa nelle mani, e primi fra i primi i fratelli Ansaldi, Rocco<br>in testa, e quindi, in ordine d\u2019et\u00e0, Giovanni, Carmelo e Salvatore;<br>Rocco, ch\u2019era il pi\u00f9 possente e il comandante di quella banda<br>con i suoi fratelli. Banda come banda di briganti, come tante<br>de\u2019 paesi nei dintorni. Ma briganti comunisti si chiamavano gli<br>Ansaldi, banditi per giustizia e indipendenza, in lotta contro lo<br>Stato, contro baroni, proprietari e mafiosi. Simili a quelli di Cent\u00f9ripe,<br>a quelli di Niscemi e di Sambuca. E Rocco si pensava un<br>Testalonga, quell\u2019antico bandito di Pietraperz\u00eca, che per sete di<br>giustizia e di riscatto s\u2019era attestato con la banda a Ratumemi.<br>A Ratumemmi a li primi nisciuti<br>Si sparagiaru gi\u00e0 li so surdati.<br>Li baddi gruossi e li baddi minuti<br>Cadianu comu grannuli quagghiati;<br>E Pidicuddu ci dissi a Rumanu:<br>Lassamu l\u2019armi, e facimmula a manu.<br>Con le camicie rosse sotto le giacche di velluto e di fustagno,<br>con moschetti e duebotti, cartucce a bandoliera e bombe a<br>mano dentro il tascapane, Rocco e i tre fratelli, infaccialati, scor-<br>razzavano per passi e per trazz\u00e8re, agli incroci delle strade per<br>Riesi, per But\u00e8ra e Barrafranca; assaltavano carovane di muli e<br>di carretti, le macchine degli Accardi, degli Acc\u00e0ttoli, dei B\u00e0rtoli,<br>dei La Loggia; irrompevano di notte in ville e masserie. E<br>tornavano poi nel paese, a passeggiare sul piano del Carmelo,<br>a bere con gli amici nel caff\u00e8, a parlare coi compagni dentro la<br>sezione del partito.<br>Trovarono i giovinotti convenuti alla piazza, sui muri dei palazzi,<br>davanti al Municipio e alla Caserma, ai lati delle porte dei<br>circoli e dei partiti, questi manifesti, che chi sapeva leggere lesse,<br>e lesse a voce alta pei compagni:<br>GIOVANI SICILIANI<br>Ancora una volta dopo lunghi anni<br>di guerra e di miserie ci si chiede,<br>contro la volont\u00e0 di un popolo,<br>di spargere il nostro sangue. Come ieri,<br>il vile monarca ci impone di morire<br>per la conquista di altri imperi.<br>Noi non impugneremo le armi!<br>GIOVANI DI SICILIA<br>Siate tutti solidali nell\u2019esprimere<br>la vostra volont\u00e0 di non presentarvi!<br>Pace e lavoro, ecco ci\u00f2 che vogliamo.<br>La piazza intanto s\u2019era popolata d\u2019altra gente, uomini vecchi<br>donne ragazzetti, venuti da vicino e dall\u2019incognito, sbucati d\u2019ogni<br>canto e d\u2019ogni stretto. Fecero cerchio, muro attorno ai giovinotti.<br>Rocco Ansaldi, al centro, con lo zolfanello diede fuoco alla sua<br>carta di precetto, e alz\u00f2 in aria, per una punta, alta la fiamma.<br>Tosto l\u2019imitarono i fratelli; tutti l\u2019imitarono di poi, e nella piazza,<br>tra voci e tra sghignazzi, fu un ballo di fiamme, brevi come<br>fuochi di paglia. Le cartoline rosa si fecero di cenere.<br>Il brigadiere Rizzo osservava da dietro le liste della persiana,<br>si faceva dire i nomi d\u2019ognuno dall\u2019appuntato anziano che da<br>molt\u2019anni dimorava nel paese, li scriveva puntiglioso sul registro.<br>Se la godevano i civili del Circolo Amicizia ed erano curiosi<br>di sapere quale piega avrebbe preso quella parata.<br>Peppino Pianciam\u00f2re, sulla gradinata del Carmelo, alto fra le<br>due colonne del portale (pi\u00f9 in alto, la cupola di smalto stralu-<br>ceva, colpita da un estremo, chiaro raggio di dicembre), guardava<br>e sorrideva per quelle fiamme brevi bruciadita, deboli bagliori<br>d\u2019anarchia, momentaneo impulso antistatale. E i giovani<br>capi comunisti, davanti alla sezione, con allato braccianti e zolfatari,<br>erano inquieti per quell\u2019uscita spontanea e imprevista dei<br>chiamati. C\u2019erano compagni, c\u2019era gente fuori dai partiti e dalle<br>idee, e c\u2019era popolo meschino e arrabbiato.<br>Sul petto di Liberto il gobbo spunt\u00f2 una gobba a ruota ch\u2019era il<br>tamburo, e nelle mani di Japico Midolla i due piatti di rame della<br>banda. Liberto diede il primo colpo di mazza alla grancassa e Japico<br>rispose col ci\u00e0n ci\u00e0n. Innanti quindi furon spinti i musicanti<br>e dietro a loro si form\u00f2 la squadra, che mosse, vociando, gi\u00f9<br>pel Corso, verso l\u2019Arenazzo. S\u2019udirono da l\u00ec a poco dalla piazza<br>i primi spari in aria, i fracassi, le grida, gli aiuti e gli schiamazzi.<br>Successe allora il fuggi fuggi, la chiusura veloce di caff\u00e8, di<br>circoli e partiti.<br>Donna Elisa Acc\u00e0ttoli, sensitiva e volpigna di natura, che intuiva<br>gli eventi prima dell\u2019arrivo, dalla mattina e ancora adesso<br>il dopopranzo, continuava a dire a don Luigi suo fratello,<br>muovendo di qua e di l\u00e0, come una d\u00f2nnola dentro in una gabbia:<br>\u00abSono inquieta, sono inquieta. Non so. Poi stanotte ho sognato<br>cose dolci, cassate, cannoli, piatti di bign\u00e8\u2026 Che stomacaggine!<br>Andiamo via, Luigi, andiamo! Portami a Catania, a Taormina\u2026\u00bb<br>\u00abElisa, vuoi star tranquilla?! Tu e i tuoi sogni! Ti ho promesso<br>che a Natale ti porto gi\u00f9 in Palermo, col permesso di tuo marito.<br>Tu permetti, nevvero, Gaetano?\u00bb chiese a smacco don Luigino<br>a suo cognato dentro la poltrona, flaccido, russante, il giornale<br>a terra, scivolato dalle mani. Dicendo quello, don Luigino<br>non lo guard\u00f2 nemmeno, nemmeno lo guard\u00f2 la moglie Elisa.<br>\u00abHo l\u00ec l\u2019appuntamento coi barone Al\u00f9,\u00bb prosegu\u00ec don Luigino<br>\u00abcon Agostino La Lom\u00eca e coi Sillitti. Siamo invitati in casa<br>di don Lucio Tasca.\u00bb<br>\u00abA Natale, a Natale\u2026 Ancora \u2019na settimana. Chiss\u00e0 cosa succede<br>da qui a \u2019na settimana!\u00bb<br>\u00abElisa!\u00bb tuon\u00f2 don Luigino, in quella maniera che voleva dire<br>basta. Donna Elisa raccolse lo scialle buttato sul sof\u00e0, se l\u2019avvolse<br>con furia sulle spalle, e rigida part\u00ec.<br>Passata nel suo appartamento, preso nello studio il binocolo<br>militare, cad\u00f2 del suo maggiore, sal\u00ec diritta alla postazione, al<br>bovindo in alto da cui si dominava tutto il paese. S\u2019accomod\u00f2<br>sopra la poltroncina, punt\u00f2 il binocolo sulla piazza del Carmelo.<br>Nel momento in cui l\u2019Ansaldi Rocco, al centro di quell\u2019assembramento,<br>dava fuoco alla sua cartolina rosa di precetto. Donna<br>Elisa ingrand\u00ec la visione, punt\u00f2 solo su Rocco, e le parve di<br>riconoscere in quel giovane, alla corporatura, alle movenze, al<br>vestimento, il bandito entrato una sera assieme ad altri dentro<br>la masseria a Gibilemme, sopraffacendo picciotti e soprastanti,<br>che sotto gli occhi di tutti le aveva passato, per sfregio o per<br>reale desiderio, la mano rozza e calda sopra la faccia, sul petto,<br>sull\u2019anca, lungo tutta la schiena e ancora sotto. \u00abAh, che cosa<br>fina,\u00bb mormorando \u00abche pane bianco!\u00bb<br>Poi segu\u00ec, donna Elisa, tutta la scena, segu\u00ec il corteo che dal<br>piano del Carmelo si mosse minaccioso verso Fiorentino.<br>Corse affannata gi\u00f9 da Luigino, gridando, imprecando, facendo<br>prescia, ingiungendo immediatamente di scappare. E in<br>tempo in tempo riuscirono a salire sopra la Balilla, con la valigia<br>piena delle cose pi\u00f9 delicate e preziose, a correre alla volta<br>di Caltanissetta.<br>La massa scorreva gi\u00f9 per l\u2019Arenazzo, e da stretti e da vicoli<br>influivano, come rigagnoli dentro in un vallone, giornatari picconieri<br>nullafacenti, con mogli e figli e i parenti vecchi. Portavano<br>a spalla come labardieri pale e picconi, spranghe, schioppette<br>e altre armi lasciate dalle truppe in ritirata.<br>Scese pel Firriato e largo Madonnuzza, per il Purgatorio sbuc\u00f2<br>ai Cappuccini, gir\u00f2 per via Sperlinga e per le Botteghelle, torn\u00f2<br>all\u2019imbrunire sul piano del Carmelo. Cantavano, gridavano<br>\u201cBasta con la chiamata, la guerra per noi ormai \u00e8 finita!\u201d, \u201cPane<br>e lavoro!\u201d gridavano, \u201cAbbasso il Municipio e i proprietari!\u201d.<br>E nei palazzi, intanto, si sprangavano i portoni, si serravano<br>i balconi e le finestre, correvano i baroni coi servi per saloni<br>scale corti, incatenavano stipi forzieri magazzini. Ma il popolo<br>per prima mir\u00f2 al Municipio.<br>Che fu? Che fu? Che fu? Fu furia furente, furore che scorre e<br>ricorre, follia che monta scema che trascorre, farandola frenetica,<br>girandola che vortica, si sgrana nel suo cuore, si spiuma nell\u2019ali<br>di faville, si dissolve in scie in pluvia spenta di lapilli. Fu fu fu,<br>fumo vaniscente umbra vapore tremolante di brina sopra erbe<br>spine gemme. Vai, vah. Una valanga di pietre ti seppellir\u00e0. Sul tumulo<br>d\u2019ortiche e pomi di Sodoma s\u2019erge la croce con un solo braccio,<br>la forca da cui pende il lercio canovaccio. Chiedi piet\u00e0 ai corvi,<br>perdono ai cirnechi vagabondi, ascolta, non tremare, l\u2019ululato.<br>Ma tu lo sai, lo sai, sopravvivono soltanto la volpe e l\u2019avvoltoio.<br>Volavano dai panciuti balconi del Comune carte registri sedie<br>mobilio, si schiantavano sopra la piazza, venivano ammassati<br>davanti al monumento. E vi si diede fuoco. Tutti giravano e<br>saltavano attorno a quelle vampe. Qualcuno poi grid\u00f2 \u201cAcc\u00e0ttoli,<br>Acc\u00e0ttoli!\u201d, e una schiera si lanci\u00f2 verso il palazzo del vecchio<br>podest\u00e0, un\u2019altra verso quello di donna Elisa e del fratello.<br>Era di donne soprattutto questa, donne che a quella donna<br>superba e mafiosa non perdonavano la sua prepotenza, le corna<br>fatte a tutti con l\u2019inglese.<br>Sfondarono e salirono su per lo scalone, furono nelle sale, aprirono<br>stipi armuarri com\u00f2 e cantarani (usciva da quelle bocche odore<br>di cotogna, spiga di Francia, bergamotto, come fosse il fiato del<br>legno, della roba). Nella camera da letto, una afferr\u00f2 da sopra la<br>toletta una bottiglia grande di colonia, stur\u00f2 e bevve, credendola<br>rosolio. Un\u2019altra, la pi\u00f9 accanita, tirava fuori dall\u2019armuarro i<br>bei vestiti della baronessa, quei di giorno, gonne con giacche mascoline,<br>e quei lunghi scollati di raso muar\u00e9 per i festini o il teatro<br>Massimo in Palermo. Un\u2019altra trovava scarpe col tacco a punta e<br>ortopediche, e calze busti giarrettiere. Altre boa, scialli, colli, palt\u00f2.<br>Prendevano e buttavano dai balconi, sotto afferravano e portavano<br>al fal\u00f2. L\u2019accanita, presa la pelliccia color miele, l\u2019indoss\u00f2,<br>si guard\u00f2 alla specchiera e quindi, imitando l\u2019andatura della<br>baronessa, si port\u00f2 sul balcone e proclam\u00f2: \u00abQuesta \u00e8 la volpe di<br>donna Elisa!\u00bb. Se la tolse e la lanci\u00f2, con gesto largo, regale.<br>Liberto il gobbo, lasciata la grancassa nell\u2019androne, ratto sal\u00ec<br>anch\u2019egli nel palazzo, seguito dalla sua ombra, quel piatt\u00e0ro di<br>Japico Midolla. I due cercarono subito le stanze di don Luigino,<br>ebbero l\u2019accortezza di prendere cose basilari e di primario<br>uso, cose surtutto che non dessero nell\u2019occhio: Liberto un bel<br>paio di stivaletti neri di scevr\u00f2 coi bottoni allato di giaietto; Japico<br>mutande e maglie in carne color crema di vera lana inglese<br>d\u2019anteguerra.<br>Altre schiere corsero al palazzo dei La Loggia, altre a quello<br>del cavalier Perno e del Cannada: scassarono, rubarono, bruciarono.<br>Il cavalier B\u00e0rtoli Antonino, il pi\u00f9 avveduto, mentre quelli<br>eran sul punto di dar fuoco, s\u2019affacci\u00f2 al balcone e cos\u00ec apostrof\u00f2:<br>\u00abNo, no, non bruciate! Che vale? Ecco le chiavi. Entrate,<br>entrate, prendete tutto quello che volete\u00bb. E sferragliando fece<br>cadere il mazzo sopra il marciapiede. Entrati, quelli si diressero<br>filati ai magazzini, senza pensare ad altro, formando presto<br>una processione con sacchi in groppa, barilotti, otri, damigiane.<br>Dur\u00f2 per molte ore la razz\u00eca, i fuochi divampavan nei palazzi;<br>gli uffici del Comune e il Circolo Amicizia eran ridotti a fondachi<br>per cui eran passati gli zuavi.<br>Tra l\u2019ore nove e l\u2019ore dieci infine, sazi, stanchi, e imbriachi,<br>a poco a poco tutti si dispersero, ognuno se la squagli\u00f2 nel suo<br>quartiere, si rintan\u00f2 dentro il covile.<br>Si curvarono le tavole sui trespoli, crocchiarono le foglie nel<br>saccone. Sotto mante e frazzate, i carusi accucciolati s\u2019attaccarono<br>alle spalle del pa\u2019 e della ma\u2019 che, uno dentro l\u2019altra, prendevan<br>godimento, soffocando gemiti, sospiri. E nella notte, la<br>notte d\u2019acque calde e oleose, prima di sprofondare esausti nel<br>sonno \u201cDomani, come vole Dio\u201d fu il pensiero estremo.<br>E nella notte giunse nel paese Girolamo Li Causi, Mommo<br>chiamato dai compagni. Un uomo di sacrificio e lotte, reduce<br>dalla guerra partigiana.<br>Incontr\u00f2 mai Mommo il fotografo Robert che adesso si trovava<br>nella Parigi liberata o nell\u2019inferno delle Ardenne, quel Robert<br>che aveva incontrato Hemingway, Picasso e Eluard in rue<br>des Grands-Augustins?<br>Ma incontrarono ambedue Peppino Pianciam\u00f2re e i suoi compagni,<br>videro le stesse facce dei villani, delle donne, dei bambini,<br>camminarono per le stesse strade, guardarono i campanili, le cupole,<br>i conventi, le mensole grottesche dei balconi a Mazzarino.<br>In sezione, sentendo il racconto dei giovani compagni, racconto<br>di ribellione e di furore, \u00abSciagurati, sciagurati!\u00bb sclamava<br>angustiato.<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Con-Burgaretta-rotated.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"751\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Con-Burgaretta-1024x751.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3928\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Con-Burgaretta-1024x751.jpg 1024w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Con-Burgaretta-300x220.jpg 300w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Con-Burgaretta-768x563.jpg 768w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Con-Burgaretta-1536x1126.jpg 1536w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Con-Burgaretta-rotated.jpg 1888w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Vincenzo Consolo con Sebastiano Burgaretta<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S\u2019avissi \u2019na mezza sciabulao puru \u2019na carrubinafacissi \u2019na ruvinafacissi \u2019un sacciu chi.S\u2019avissi un pignateddul\u2019agghiu e puru lu salifacissi un pani cottusempre s\u2019avissi \u2019u pani.Canto popolare siciliano Tirava un vento di levante, vento che strisciava sopra i ghiaccidell\u2019Etna, rotolava per la piana di Catania, increspava l\u2019acquadel Simeto e di Pergusa, sfiorava Morgantina e il Casale,mugghiava tra &hellip; <a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3927\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">La volpe di donna Elisa<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,12],"tags":[1891,362,111,318,77,1120,2290,1787,32,351,57,20,1081,38,1435,459,539,642,29,209,18],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3927"}],"collection":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3927"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3927\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3929,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3927\/revisions\/3929"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3927"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3927"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3927"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}