{"id":3818,"date":"2025-10-23T19:11:09","date_gmt":"2025-10-23T19:11:09","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3818"},"modified":"2025-10-23T19:11:09","modified_gmt":"2025-10-23T19:11:09","slug":"metamorfosi-di-un-racconto-poco-noto-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3818","title":{"rendered":"Metamorfosi di un racconto poco noto di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Giuseppe Traina<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>La Trezza<\/em> \u00e8 un breve testo di Vincenzo Consolo, di natura n\u00e9 propriamente narrativa n\u00e9 propriamente saggistica, compreso in <em>Paesaggi italiani<\/em>, un piccolo libro del 1989, curato da Maurizio Ciampa e Franco Marcoaldi e che usc\u00ec allegato a un fascicolo della rivista \u00abLeggere\u00bb, pubblicata a Milano dalla raffinata editrice Rosellina Archinto (<em>La Trezza <\/em>fu poi riproposto nel 2005 in un\u2019edizione Oscar Mondadori de <em>I Malavoglia <\/em>di Verga).<\/p>\n\n\n\n<p>Il raccontino \u00e8 il resoconto di un ritorno dell\u2019autore ad Acitrezza, molti anni dopo la prima visita, che risaliva alla fine degli anni Sessanta. E costituisce, d\u2019altra parte, il cartone preparatorio della seconda parte del settimo capitolo de <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro, <\/em>secondo una prassi abbastanza abituale di riutilizzo nei suoi libri, in forma intera o per brani, di qualche testo precedente, soprattutto se d\u2019occasione: nel libro, che uscir\u00e0 nel 1994, le pagine su Trezza sono davvero poche, versione ancora pi\u00f9 sintetica e stilizzata di quelle presenti in <em>Paesaggi italiani<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il piccolo paese di pescatori, Acitrezza ma qui semplicemente Trezza (come nel toponimo dialettale), che alla prima visita era apparso a Consolo tale e quale dovevano averlo visto prima il Verga di <em>Storie del castello di Trezza <\/em>e <em>Fantasticheria<\/em> (ma naturalmente anche dei <em>Malavoglia<\/em>)e poi il Luchino Visconti de <em>La terra trema<\/em>, ora, alla fine degli anni Ottanta, gli appare irriconoscibile, stravolto dalla siciliana modernizzazione senza sviluppo, che poi \u00e8 il tema principale del <em>nostos<\/em> narrato ne <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>In <em>La Trezza <\/em>il paese, da che era un \u00abluogo di pura esistenza, di elementare eventologia, ai limiti dello spazio, del tempo: o fermo nel tempo, fissato in un dolore lontano, immemorabile\u00bb \u2013 insomma un luogo da tragedia greca, \u00abluogo senza luce, Trezza, chiuso, circolare, labirintico; il luogo della Treccia, del nodo mai sciolto della tragedia\u00bb \u2013, \u00e8 stato contaminato dai segni del consumismo, della pasoliniana omologazione, ma anche della mescidanza multiculturale: in sintesi, \u00abAci Trezza non c\u2019era pi\u00f9, era scomparsa\u00bb. Quest\u2019asciutta constatazione si trasforma, in <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, in un epicedio dai toni certamente pi\u00f9 turgidi e melodrammatici: \u00abOra non \u00e8 pi\u00f9 Trezza. \u00c8 la fine del dolore, morte dell\u2019anima, sigillo d\u2019ogni pianto, arresto del canto, fine del poema, turbin\u00eco di parole, suoni privi di senso, di memoria\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella che poteva essere una mera, eppur dolorosa, constatazione sociologico-esistenziale si sviluppa poi, rapidamente, in una vertiginosa riflessione sulla fine della letteratura, senza che questo avvenga con altrettanta esplicitezza nel testo de <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, proprio alla fine del settimo capitolo. Conviene confrontare due brani che presentano somiglianze lessicali ma un significato radicalmente diverso: \u00abLa casa del nespolo non \u00e8 mai esistita, certo, come non \u00e8 mai esistita l\u2019altra casa su \u201cquel ramo del lago di Como\u201d. E forse non \u00e8 mai esistita nella realt\u00e0 Aci Trezza, la Trezza. Ogni segno del paesaggio fisico e umano di oggi ci convince di questa inesistenza. Forse non \u00e8 mai esistita neanche Vizzini, non \u00e8 esistita Catania, Siracusa, Palermo, Racalmuto\u2026 Non \u00e8 mai esistita la Sicilia. Forse una volta sono esistiti gli scrittori. Forse una volta \u00e8 esistita la letteratura\u00bb. (<em>La Trezza)<\/em>. \u00ab \u2013 La casa del nespolo per la verit\u00e0 non \u00e8 mai esistita \u2013 gli dice sottovoce come a svelargli un segreto. Non \u00e8 mai esistita quella casa, non sono esistite tante altre case. Ma sono esistiti i personaggi, le persone, i Malavoglia di ogni Trezza del mondo\u00bb (conclusione del capitolo VII di <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La fantasticheria iperletteraria, di oltranza quasi borgesiana, che troviamo nel raccontino dell\u201989 ha origine, s\u00ec, da una \u201ccosa vista\u201d ma anche da un nome, Trezza, che \u00e8, da un lato, per il Consolo sempre grecizzante, \u00abil luogo della Treccia, del nodo mai sciolto della tragedia\u00bb, ma diventa anche sinonimo di garbuglio: e dunque \u2013 a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, quando nello scrittore di Sant\u2019Agata la cognizione del dolore personale e collettivo si acutizzer\u00e0 \u2013 questa treccia-garbuglio-<em>gn\u00f2mmero<\/em> \u00e8 come se siglasse il riemergere in filigrana dell\u2019ombra di Gadda. Sull\u2019influenza del quale Consolo ha scritto parole lucide ma che forse andrebbero rimesse, almeno un poco, in discussione: \u00abIn Gadda c\u2019\u00e8 la polifonicit\u00e0 dei dialetti: recupera tutti i dialetti italiani (questo gran calderone) per rappresentare il paese, mentre Verga usava un registro monocorde dell\u2019irradiazione. Pasolini, insieme a Gadda, \u00e8 stato l\u2019autore che nei romanzi ha sperimentato anche linguisticamente attraverso la tecnica della digressione; i personaggi partivano dall\u2019italiano, poi man mano scivolavano verso il dialetto. Io mi riconosco in questo filone, considero come mio padre tutelare Verga, non credo negli azzeramenti, non credo nelle avanguardie [\u2026]. Per quanto mi riguarda, io non ho usato n\u00e9 la digressione pasoliniana o gaddiana n\u00e9 l\u2019irradiazione di tipo verghiano. Io ho usato quello che chiamer\u00f2 l\u2019innesto: innesto di parole, di fonemi, di lessici, che sono stati espunti dal codice linguistico nazionale, che mi ritrovo nella memoria, nel mio bagaglio regionale, nella storia linguistica siciliana\u00bb (dalla <em>Conversazione con Vincenzo Consolo<\/em> realizzata da Anna Frabetti nel 1994, poi pubblicata in \u00abRecherches\u00bb, 21. <em>Studi per Vincenzo Consolo. Con lo scrivere si pu\u00f2 forse cambiare il mondo<\/em>, sous la direction de A. Frabetti &amp; L. Toppan, automne 2018, p. 14).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 il caso di insistere qui su Gadda: \u00e8 molto meglio tornare a Verga, all\u2019inizio del settimo capitolo de <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il capitolo termina, come abbiamo visto, con il parziale riuso de <em>La Trezza<\/em>, e dunque con il bilancio sconfortante di quello che l\u2019ulisside Consolo ha visto nel suo viaggiodegli anni Ottanta. Ma lo stesso capitolo si era aperto con una pagina di contrastiva evocazione della barca della famiglia Malavoglia, commisurata alla barca di pietra che fa bella vista di s\u00e9 a Catania, appunto in piazza Verga, di fronte, scrive Consolo, al \u00abgrigio palazzo di marmo\u00bb, ovvero il Palazzo di Giustizia, sul cui frontone \u00absi staglia nel cielo la cima del monte, il fumo, la neve, la nera possanza\u00bb. E ogni lettore di Consolo sa che l\u2019Etna, nel complesso della sua opera, evoca sempre il furore ctonio degli elementi, l\u2019incontrastabile forza della natura alla quale la cultura non riesce a opporre nulla di paragonabile a una ginestra leopardiana. Rispetto al vulcano, alla forza del non coltivato olivo, c\u2019\u00e8 solo la via della fuga, come dice il titolo di quel libretto-intervista.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma dopo l\u2019evocazione del vulcano, ecco che il discorso dell\u2019ulisside ritorna sul romanzo di Verga, con una sinossi di mirabile capacit\u00e0 sintetica ed evocativa che si chiude, giustamente, sul profilo di padron \u2018Ntoni, \u00abil patriarca, cacciato dalla casa tempio, si pietrifica per il dolore, perde vigore e ragione: il suo salmodiare si fa sconnesso, i suoi proverbi sono ormai senza capo n\u00e9 coda. Muore, questo innocente, questo vinto dal fato, dalla vita, muore solo, ignorato in un tetro stanzone, all\u2019albergo dei poveri\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>E dopo queste parole di vera e propria compassione \u2013 un sentimento che nella pagina consoliana spesso cede il posto alla pena o alla disperazione \u2013, ecco una bellissima valutazione de <em>I Malavoglia <\/em>in quanto romanzo, nella quale ritorna la treccia ma evolutasi in forma di intreccio narrativo: \u00abAcitrezza, La Trezza, \u2018A Trizza, la treccia, l\u2019intreccio. Forse nessun romanzo moderno \u00e8 cos\u00ec privo d\u2019intreccio \u2013 v\u2019\u00e8 una ripetizione ossessiva di sciagure come per spietato gioco del caso, per accanimento divino \u2013, nessuna narrazione \u00e8 cos\u00ec priva di romanzesco come <em>I Malavoglia<\/em>. Un poema narrativo, un\u2019epica popolana, un\u2019odissea chiusa, circolare, che d\u00e0 il senso, nelle formule lessicali, nelle forme sintattiche, nel timbro monocorde, nel tono salmodiante, nei proverbi gravi e immutabili come sentenza giuridiche o versetti di sacre scritture, Bibbia, Talmud o Corano, d\u00e0 il senso della mancanza di movimento, dell\u2019assenza di sviluppo, suggerisce l\u2019immagine della fissit\u00e0: della predestinazione, della condanna, della pena senza rimedio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so se Consolo abbia ragione quando nega cos\u00ec recisamente la presenza del romanzesco nel capolavoro verghiano; forse quel che di romanzesco c\u2019\u00e8 ne <em>I Malavoglia <\/em>pu\u00f2 convivere con quel tanto che c\u2019\u00e8 di poematico e di cui giustamente Consolo sottolinea con forza la presenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scrittore pi\u00f9 verghiano della Sicilia novecentesca trova qui le parole giuste, le parole esatte e ammirate, per rendere la peculiare poematica ritualit\u00e0 del romanzo verghiano, ma parlando, cos\u00ec, anche di s\u00e9, del suo modo di concepire il romanzo e la crisi del romanzo, della sua opzione sempre pi\u00f9 netta per lo \u201cscrivere\u201d rispetto al \u201cnarrare\u201d, dimostrata, oltre ogni possibile dubbio, dal suo ultimo romanzo, <em>Lo Spasimo di Palermo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nota dell\u2019autore: il testo che precede riproduce, pi\u00f9 o meno, quello che ho avuto modo di dire il 26 gennaio 2022, nel decimo anniversario della scomparsa di Consolo (ma anche nel centenario della morte di Verga), durante le Giornate dedicate a Vincenzo Consolo, organizzate dal Dipartimento di Scienze Umanistiche dell\u2019Universit\u00e0 di Catania. Ringrazio di cuore Claudio Masetta Milone per aver voluto ospitare queste parole all\u2019interno dell\u2019importante sito web al quale dedica valorosamente le sue energie, preservando la diuturna memoria dello scrittore di Sant\u2019Agata di Militello.<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/31456617719.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/31456617719-635x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3819\"\/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Traina La Trezza \u00e8 un breve testo di Vincenzo Consolo, di natura n\u00e9 propriamente narrativa n\u00e9 propriamente saggistica, compreso in Paesaggi italiani, un piccolo libro del 1989, curato da Maurizio Ciampa e Franco Marcoaldi e che usc\u00ec allegato a un fascicolo della rivista \u00abLeggere\u00bb, pubblicata a Milano dalla raffinata editrice Rosellina Archinto (La Trezza &hellip; <a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3818\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Metamorfosi di un racconto poco noto di Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1080,144,4],"tags":[2045,124,336,84,111,318,77,2212,1120,2214,202,493,1358,139,127,32,36,2215,2213,57,20,38,83,609,459,29,59,628,18],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3818"}],"collection":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3818"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3818\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3820,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3818\/revisions\/3820"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3818"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3818"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3818"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}