{"id":362,"date":"1988-08-03T11:04:20","date_gmt":"1988-08-03T11:04:20","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=362"},"modified":"2015-08-03T11:11:59","modified_gmt":"2015-08-03T11:11:59","slug":"lucio-zinna-intervista-vincenzo-consolo-a-rai-sicilia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=362","title":{"rendered":"Lucio Zinna intervista Vincenzo Consolo a RAI-Sicilia"},"content":{"rendered":"<p>1988: Lucio Zinna intervista Vincenzo Consolo a RAI-Sicilia<br \/>\n<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Vincenzo-Consolo-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-363\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Vincenzo-Consolo-2-300x200.jpg\" alt=\"Vincenzo-Consolo (2)\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Vincenzo-Consolo-2-300x200.jpg 300w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Vincenzo-Consolo-2.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel 1988 Lucio Zinna cur\u00f2 per la RAI-Sicilia \u2013 negli studi di Palermo, allora in Via Cerda \u2013 un programma radiofonico in tredici puntate dal titolo \u201cIncontri\u201d\/Letteratura, quale autore dei testi e conduttore in studio. Si trattava di uno dei programmi culturali allestiti dalla regista Maria Cefal\u00f9, parecchi dei quali si avvalsero della collaborazione del poeta siciliano, nel periodo tra il 1981 e il 1988: ricordiamo (oltre ai testi di alcuni documentari televisivi) i programmi radiofonici: \u201cPoesia oggi\u201d e \u201cSicilia letteraria\u201d (1981-1982, in collaborazione con Giovanni Cappuzzo), \u201cSei storie dal reale\u201d (1983), \u201cQuesti maledetti poeti\u201d (1984), \u201cTra il reale e l\u2019immaginario\u201d(1986), \u201cC\u2019era una volta \/sei favole di Luigi Capuana\u201d (1988) e altri.<\/p>\n<p>Il ciclo \u201cIncontri\u201d\/Letteratura era basato su interviste in studio o telefoniche a personaggi del mondo letterario siciliano e non (fra questi gli scrittori Gesualdo Bufalino, Giovanni Gigliozzi, Andrea Vitello, autore di un\u2019insuperabile biografia di Tomasi di Lampedusa, lo storico Orazio Cancila), con lettura, da parte di attori, di brani tratti da opere alle quali si faceva riferimento. In una di queste trasmissioni, andata in onda il 21 novembre 1988, Zinna intervist\u00f2 in studio lo scrittore Vincenzo Consolo, di cui era appena uscito il libro di racconti \u201cLe pietre di Pantalica\u201d. Un brano dell\u2019opera fu letto da Gabriella Guarnera. Regia di Maria Cefal\u00f9, con la realizzazione tecnica di Saro Cordaro e Nicola D\u2019Addelfio.<\/p>\n<p>Trascriviamo il testo della conversazione da registrazione su nastro magnetofonico.<\/p>\n<p>Buon pomeriggio da Lucio Zinna. Il nostro ospite di oggi, per il ciclo di \u201cIncontri\/Letteratura\u201d, \u00e8 lo scrittore Vincenzo Consolo, del quale \u00e8 apparso in questi giorni \u2013 edito da Mondadori \u2013 \u201cLe pietre di Pantalica\u201d. Ci intratterremo con l\u2019autore subito dopo il nostro consueto profilo.<\/p>\n<p>Vincenzo Consolo \u00e8 nato a Sant\u2019Agata di Militello nel 1933. Conseguita la maturit\u00e0 a Barcellona Pozzo di Gotto, studia legge alla Cattolica di Milano dove si laurea. Torna in Sicilia per dedicarsi all\u2019insegnamento, frequentando nel contempo scrittori come Leonardo Sciascia e il poeta Lucio Piccolo. Nel 1968 si trasferisce a Milano, dove vive tuttora, con frequenti catabasi nella sua terra.<\/p>\n<p>La sua prima opera, \u201cLa ferita dell\u2019aprile\u201d, \u00e8 un romanzo lirico e meta-dialettale apparso nel 1963. Una metafora del transito dall\u2019adolescenza speranzosa alla deludente maturit\u00e0. L\u2019ambientazione \u00e8 quella della Sicilia dell\u2019immediato dopoguerra. Del 1976 \u00e8 \u201cIl Sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u201d, edito da Einaudi. Una ricerca archetipica della psicologia dei siciliani, esemplata su un famoso quadro di Antonello da Messina. Il romanzo, ambientato in epoca garibaldina, narra di un esule siciliano, l\u2019Interdonato, che rientra nell\u2019isola sotto mentite spoglie nel 1852, per condurvi la sua lotta antiborbonica. Narra anche di un aristocratico cefaludese, Piraino di Mandralisca. Il sorriso ironico del primo esprime la consapevolezza che ogni spinta rivoluzionaria finisca per frangersi nell\u2019isola contro il pessimismo storico della sua gente. Del secondo \u00e8 evidenziato invece l\u2019evolversi da un mondo di puri interessi scientifici a quello della dura realt\u00e0 degli oppressi, con i quali viene casualmente a contatto, fino al suo impegno politico a favore degli oppressi medesimi, specie in occasione di rivolte popolari provocate da irrisolti problemi sociali dopo la spedizione dei Mille.<\/p>\n<p>Del 1985 \u00e8 \u201cLunaria\u201d, edizione Einaudi. Una fiaba teatrale in cui il persistente passato barocco di una Palermo settecentesca fa da contraltare al degrado del presente. Due anni dopo appare, presso Sellerio, \u201cRetablo\u201d, esemplare illustrazione di una Sicilia multiforme, proteica, aristocratica e plebea, feudale e rivoluzionaria, classica e illuminista, popolana. Anch\u2019esso ambientato nel \u2018700, come \u2018Lunaria\u2019, il romanzo si incentra sulla figura di due personaggi: il pittore milanese Fabrizio Clerici (diciamo che Fabrizio Clerici \u00e8 vivente, ma \u00e8 collocato, a ritroso, nella vicenda) e il siciliano Isidoro: un monaco smonacato. Sono ambedue innamorati: il primo di una nobildonna, il secondo di una popolana e mantenuta. Consolo pone a confronto due mondi diversi: la Lombardia ricca ed estetizzante e la Sicilia ansiosa di riscatto sociale. Il punto d\u2019incontro \u00e8 all\u2019interno degli individui, nella spirale dei sentimenti.<\/p>\n<p>\u201cLe pietre di Pantalica\u201d \u00e8 una coordinata raccolta di racconti nello scenario di una Sicilia variegata nelle sue tinte, ma costantemente dolente per le lunghe offese storiche subite, per le angherie da sempre esercitate sulla povera gente dai proprietari di turno, i quali sono ora baroni ora mafiosi, ciascuno con il loro stile e la loro immagine. Ogni guerra finisce per lasciare immutata la situazione sociale, quasi sulla falsariga di un latifondo solo di recente scomparso, ma riemergente in altre forme, fino a farsi degrado a un passo dall\u2019identit\u00e0 etnica. Un\u2019affascinante e ironica girandola di paesi, di citt\u00e0, di campagne, di personaggi in cui si svolgono le vicende di ieri e di oggi.<\/p>\n<p>La scrittura di Consolo si fonda su una singolare commistione di moduli narrativi, realistici e sperimentali, una scrittura lessicalmente ricca, fluente, che coinvolge il lettore nell\u2019operazione di decodifica del testo. Pi\u00f9 comunicative sono queste Pietre di Pantalica, in cui pur si innestano termini dialettali e termini culti, nonch\u00e9 forme verbali elegantemente arcaiche.<\/p>\n<p>Vincenzo Consolo \u00e8 qui in studio e noi cogliamo la gradita occasione di rivolgergli alcune domande.<\/p>\n<p>Lei \u00e8 siciliano e vive a Milano. Ci sono scrittori siciliani che hanno dovuto cercare il successo fuori dall\u2019Isola (Vittorini, Quasimodo), altri che hanno dovuto fare la spola tra Sicilia e continente (Sciascia, Cattafi), altri ancora, per singolari circostanze, non si sono mossi dai loro luoghi: Piccolo, Bufalino. Quale \u00e8 stata la sua iniziale avventura letteraria?<\/p>\n<p>La mia iniziale avventura letteraria credo che abbia avuto degli intenti contrari a quelli che di solito sono avvenuti nella storia, cio\u00e8 il cammino dal Sud verso il Nord, e la Sicilia in questo senso, come lei ha detto, ha una lunga storia, da Verga a Capuana a De Roberto fino a Vittorini a tanti altri. C\u2019erano, dalla Sicilia, due modi di partire verso la Milano, verso la Lombardia dell\u2019organizzazione sociale e dell\u2019organizzazione culturale, e verso la Roma dove c\u2019era il potere politico, e dove i climi erano molto italiani e molto somiglianti a quelli della capitale siciliana, Palermo. Questi due modi di partire erano anche due modi di concepire la letteratura. Qui \u00e8 molto lungo indagare le ragioni dell\u2019emigrazione verso Roma o verso Milano. Comunque io, come lei ha ricordato, ho fatto i miei studi universitari a Milano negli anni \u201950, negli anni in cui in Italia, dopo il disastro, l\u2019azzeramento della guerra, si ricominciava a ricostruire, come si dice. I miei compagni di Universit\u00e0, allora pi\u00f9 o meno pi\u00f9 anziani di me forse di qualche anno, e comunque frequentanti lo stesso ambiente, respiranti lo stesso clima di studi e lo stesso clima culturale, si chiamavano De Mita, Misasi, Bianco, si frequentavano gli stessi luoghi. In questa piazza straordinaria che era la piazza Sant\u2019Ambrogio, l\u2019antica piazza del Giusti, della basilica di Giuseppe Giusti, l\u00ec, in questa piazza, si incrociavano i vari destini che erano, allora, i destini dell\u2019Italia. C\u2019era lo studente universitario che veniva da questo sud povero, c\u2019era anche l\u2019emigrato che arrivava in questa piazza, perch\u00e9 l\u00ec c\u2019era il centro di emigrazione. Questi emigrati venivano prelevati direttamente dalla stazione e portati in questo centro di emigrazione di piazza Sant\u2019Ambrogio e poi spediti in Belgio, in Francia, nelle varie miniere delle varie fabbriche; poi c\u2019era il poliziotto che si arruolava proprio per bisogno perch\u00e9 l\u00ec, in questa stessa piazza, c\u2019era una caserma della celere, quindi in queste trattorie letterarie, dove si andava a mangiare poteva capitare di imbattersi nel compaesano. Ecco, io sono andato a Milano perch\u00e9 ho obbedito a una sorta di mitologia letteraria, perch\u00e9 era stata la citt\u00e0 di Verga, perch\u00e9 a Milano c\u2019era Vittorini. Poi, dopo finiti gli studi, sono tornato in Sicilia per fare lo scrittore, perch\u00e9 mi interessava naturalmente il mio ambiente storico, il mio ambiente sociale. Sono stato fino al \u201968 ma poi ho visto che quest\u2019isola si desertificava, il mondo che mi interessava non c\u2019era pi\u00f9 e anch\u2019io ho fatto le valige e sono tornato a Milano perch\u00e9 era l\u2019unica citt\u00e0 possibile per me, perch\u00e9 a Milano mi sembrava che allora \u2013 proprio ancora sulla spinta della mitologia vittoriniana dell\u2019industria a misura d\u2019uomo, delle sperimentazioni che allora si facevano di industria e letteratura \u2013, mi sembrava, appunto, che a Milano ricominciasse una nuova storia, volevo conoscere questo mondo industriale. Anche questa \u00e8 stata una mitologia, il crollo di questa mitologia. Intanto io avevo pubblicato il mio primo romanzo e a Milano sono stato proprio per questo sradicamento e per questo reinnesto in un\u2019altra cultura, tredici anni in silenzio, fino a che, dopo avere osservato questo mondo, ho capito che io non potevo scrivere di Milano perch\u00e9 mi mancava la memoria di una societ\u00e0 industriale. Per\u00f2 ho potuto esprimere, spero, questo mondo di allora, questo momento storico a cavallo degli anni \u201960 e \u201970 attraverso la mia memoria, che era la memoria della Sicilia, per\u00f2 in modo metaforico. Scrivendo di questo mondo importantissimo in Sicilia, cio\u00e8 degli anni attorno il 1860 con l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, nodo storico in cui ci siamo imbattuti quasi tutti gli scrittori siciliani \u2013 da Verga a Pirandello a De Roberto a Lampedusa allo stesso Sciascia \u2013, nodo storico che quasi tutti abbiamo affrontato, perch\u00e9 partendo da l\u00ec ci siamo potuti rendere conto di certi mali che sono sociali, di cui soffre la nostra isola\u2026 Ho voluto metaforicamente esprimere non solo il mondo siciliano ma il momento storico nazionale, i temi che allora si agitavano erano quelli degli intellettuali di fronte alla storia, quello delle masse popolari esclusi dalla storia che non avevano la parola e temi di questo genere.<\/p>\n<p>Parte per vivere altrove, si porta la Sicilia dentro. Se la porta appresso questa Sicilia?<\/p>\n<p>Si, \u00e8 il nostro mondo. Io ho sempre detto che esistono due modi di essere scrittore: lo scrittore di superficie e lo scrittore di profondit\u00e0. Naturalmente questo non implica una valutazione qualitativa, sono modi di essere. Io credo che uno scrittore siciliano non pu\u00f2 essere che uno scrittore di profondit\u00e0, cio\u00e8 la nostra \u00e8 una cultura talmente composita, ricca, stratificata, come del resto la nostra storia, che non si pu\u00f2 prescindere dal riportare nella scrittura tutto questo mondo che ci ha preceduto. Io ho sempre detto, e ripeto, che noi non siamo figli della natura ma siamo figli della storia; noi nasciamo incisi da dei segni culturali e in Sicilia i segni culturali sono molto importanti, sono molto profondi e sono difficili da eliminare.<\/p>\n<p>Ne \u2018Le pietre di Pantalica\u2019 figurano, quali personaggi, alcuni nostri scrittori e poeti, alcuni viventi quali Buttitta e Sciascia, altri scomparsi quali Lucio Piccolo e Antonino Uccello. Cosa \u00e8 filtrato nella sua opera delle frequentazioni e consonanze con tali personalit\u00e0?<\/p>\n<p>Mah, sono persone a me care. Io le ho volute raffigurare qui proprio come le persone pi\u00f9 rappresentative di un mondo che \u00e8 quello contadino, di una civilt\u00e0 che \u00e8 quella contadina. Sono le persone che pi\u00f9 hanno rappresentato questa civilt\u00e0 e questo mondo che per me ormai \u00e8 scomparso, e quindi persone anche oggettivamente importanti dal punto di vista poetico.<\/p>\n<p>In prolepsi al racconto \u201cLe Chesterfield\u201d lei cita la seguente considerazione di Sciascia: \u00ab [\u2026] tutti i miei libri in effetti ne fanno uno, un libro sulla Sicilia che tocca i punti dolenti del passato e del presente e che viene ad articolarsi come la storia di una continua sconfitta della ragione [\u2026]\u00bb. Cos\u00ec Sciascia. \u00c8 cos\u00ec anche per lei?<\/p>\n<p>Sciascia parla della sconfitta della ragione in senso sociale, nel senso della organizzazione sociale. La sconfitta della ragione lui la rappresenta attraverso tutta la sua letteratura, con la violenza dell\u2019Inquisizione, la violenza fatta all\u2019uomo, l\u2019impostura e tanti altri mali che ci hanno afflitto, parla appunto di sconfitta della ragione dal punto di vista sociale, qui io l\u2019ho voluto riportare alla sua radice letterale, cio\u00e8 la dialettica fra ragione e follia. Per me che constato i fatti, in un certo senso, mi porterebbero a dire di si, di essere d\u2019accordo con Sciascia. Per\u00f2 io penso e voglio sperare che la storia mi smentisca continuamente. Io credo nella Storia, credo che la storia abbia un andamento flessuoso, dei momenti in cui la linea raggiunge livelli molto bassi, in cui ci sono delle grandi aperture, in cui si aprono dei nuovi orizzonti e si possono nutrire delle grandi speranze. Tutto questo pu\u00f2 essere deciso da persone assolutamente pessimiste, ma io, non credendo ad altro, io credo nelle forze progressiste della storia.<\/p>\n<p>Sempre ne \u201cLe Pietre di Pantalica\u201d lei parla di una Palermo-Beirut, una citt\u00e0 mattatoio, una citt\u00e0 nella quale, sempre sulla scia di tristi avvenimenti, che purtroppo conosciamo bene, gravano ricorrenti e cupi bagliori. Quanto \u00e8 da addebitare di tale situazione ai palermitani stessi? Intravede qualche segno di ripresa, di risalita?<\/p>\n<p>Queste pagine su Palermo cos\u00ec violente, cos\u00ec assolutamente pessimistiche, non sono altro che la registrazione di una realt\u00e0 in un determinato momento che era l\u2019estate del 1982. \u00c8 una invettiva abbastanza violenta che io faccio<\/p>\n<p>ma anche lirica in certi momenti\u2026<\/p>\n<p>anche lirica per certi aspetti si, per\u00f2 questa invettiva cos\u00ec risentita cos\u00ec forte nel tempo non denuncia che un amore mio nei confronti di Palermo, un amore tradito. C\u2019\u00e8 nei miei libri, sin dal romanzo \u201cIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u201d \u2026 io ho sempre detto che avrei ambientato una parte del libro a Cefal\u00f9, l\u2019ho chiamato \u201cla porta verso il mondo palermitano\u201d, che per me \u00e8 il mondo pi\u00f9 bello, pi\u00f9 affascinante, pi\u00f9 ricco storicamente. Poi \u00e8 venuto \u201cLunaria\u201d, anche quello ambientato a Palermo, lo stesso \u201cRetablo\u201d \u00e8 ambientato a Palermo. \u00c8 una citt\u00e0 che io amo perch\u00e9 \u00e8 la citt\u00e0 pi\u00f9 impregnata di storia, pi\u00f9 ricca di segni culturali e storici e quindi in questa invettiva c\u2019\u00e8 una sorte di tradimento di delusione per questo amore mal corrisposto.<\/p>\n<p>[Gabriella Guarnera legge un brano, riguardante Palermo, dal racconto eponimo \u201cLe pietre di Pantalica\u201d]<\/p>\n<p>Chi ha tradito Palermo?<\/p>\n<p>Palermo, si lo sappiamo, \u00e8 quella che \u00e8. C\u2019\u00e8 anche in questa citt\u00e0, malgrado tutto, malgrado la mafia, adesso voglio dire il quadro non \u00e8 tutto nero, ci sono dei bagliori bianchi, ci sono dei bagliori di luce e questo si vede in tante cose che avvengono a Palermo nonostante tutto.<\/p>\n<p>Le rivolgo una domanda che lei rivolge a se stesso nella prefazione al libro di Mario Lombardo, \u201cGiudice popolare al Maxi Processo\u201d (Edizione ILA PALMA): \u201dCome \u00e8 possibile che qui in quest\u2019isola di tanta cultura, tanta civilt\u00e0, ci possano essere mafiosi criminali autori di efferati delitti, di stragi?\u201d. Ecco la domanda che io vorrei rivolgerle \u00e8 questa. C\u2019\u00e8 una risposta a questo interrogativo?<\/p>\n<p>Sinceramente io non riesco a rispondere. Quando leggo, sento, assisto a delle atrocit\u00e0 che avvengono in quest\u2019isola civilissima, io ogni volta mi chiedo con raccapriccio, con smarrimento come \u00e8 possibile che in questa terra cos\u00ec umana, in questa terra che ha prodotto tanta cultura, tanta arte, come \u00e8 possibile che si arrivi a tali abissi di barbarie. Ecco, io ogni volta non trovo risposta a tutto questo<\/p>\n<p>\u2026\u00e8 lo sgomento di tutti<\/p>\n<p>si \u00e8 proprio cos\u00ec, sono domande che smarriscono.<\/p>\n<p>Passiamo a un aspetto pi\u00f9 squisitamente letterario. La sua ideale misura narrativa pare consista nel romanzo breve o nel racconto. Si considera uno degli scrittori cos\u00ec detti minimalisti o ritiene queste solo delle vuote formule letterarie o\u2019 da letterati\u2019?<\/p>\n<p>Mah, io non credo a queste formule che ci vengono imposte dall\u2019estero. Non credo ai \u2018minimalismi\u2019 di sorta. Nessun minimalismo di sorta. Io credo che la letteratura tratti di fatti minori, minimi, che non c\u2019\u00e8 bisogno di connotarli con questo termine che \u00e8 mutuato dall\u2019arte: il Minimalismo. La letteratura \u00e8 sempre minimalista, perch\u00e9 parla dell\u2019uomo nella vita quotidiana, dell\u2019uomo\u2026<\/p>\n<p>\u2026 si scava all\u2019interno della coscienza\u2026<\/p>\n<p>della coscienza nei fatti quotidiani, io credo poi che questo non \u00e8 pi\u00f9 tempo delle grandi narrazioni\u2026<\/p>\n<p>\u2026di stampo ottocentesco\u2026<\/p>\n<p>\u2026 di stampo ottocentesco, perch\u00e9 lo spazio letterario \u00e8 relegato sempre pi\u00f9 altrove. Bisogna scandagliare e sapere dov\u2019\u00e8 questo spazio letterario e io credo che la letteratura oggi, proprio perch\u00e9 questo spazio letterario \u00e8 invaso da altri tipi di narrazioni quali sono quelli dei media, della radio, della televisione, dei giornali, cose che nell\u2019Ottocento non c\u2019erano. Nell\u2019Ottocento i romanzi-fiume avevano altre esigenze, di informare, anche di supplire a delle scienze, le cosiddette \u2018scienze umane\u2019,che allora non esistevano. I romanzi di Balzac informavano, dovevano contenere anche delle cognizioni di ordine sociologico, che oggi assolutamente il romanzo non d\u00e0 e quindi la letteratura oggi, il romanzo oggi, si interiorizza e diventa sempre pi\u00f9 sintetico, sempre pi\u00f9 profondo.<\/p>\n<p>Ha appreso qualcosa dagli sperimentalismi, dal neoformalismo degli anni \u201960 e \u201970 o li ha preceduti di stretta misura, considerato che la \u201cLa ferita dell\u2019aprile\u201d \u00e8 datata 1963, che \u00e8 un anno ormai ben definito nella nostra storia letteraria?<\/p>\n<p>Io non ho mai amato gli avanguardismi. Io credo di essere figlio della cultura siciliana che \u00e8 stata sempre sperimentale, da Verga in poi, almeno l\u2019operazione linguistica di Verga: una operazione grandissima e altamente sperimentale. L\u2019avanguardia \u00e8 una operazione di azzeramento e di cancellazione di tutto quanto ci ha preceduto. Io invece credo nella sperimentazione tenendo presente tutto quanto ci ha preceduto, tenendo presente la storia. Io non ho potuto scrivere \u2013 ma come me tanti altri scrittori \u2013 non avendo consapevolezza di questa grande letteratura siciliana che ci ha preceduto.<\/p>\n<p>Dialoghi Mediterranei, n.1, aprile 2013<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1988: Lucio Zinna intervista Vincenzo Consolo a RAI-Sicilia Nel 1988 Lucio Zinna cur\u00f2 per la RAI-Sicilia \u2013 negli studi di Palermo, allora in Via Cerda \u2013 un programma radiofonico in tredici puntate dal titolo \u201cIncontri\u201d\/Letteratura, quale autore dei testi e conduttore in studio. Si trattava di uno dei programmi culturali allestiti dalla regista Maria Cefal\u00f9, &hellip; <a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=362\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Lucio Zinna intervista Vincenzo Consolo a RAI-Sicilia<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/362"}],"collection":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=362"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/362\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":364,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/362\/revisions\/364"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=362"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=362"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=362"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}