{"id":3561,"date":"1985-05-15T11:26:00","date_gmt":"1985-05-15T11:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3561"},"modified":"2024-06-14T11:27:01","modified_gmt":"2024-06-14T11:27:01","slug":"un-gioco-di-specchi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3561","title":{"rendered":"Un gioco di specchi"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em> Giuliano Gramigna <\/em><\/strong><br><br>Lunaria \u00e8 un cuntu, una narrazione (tecnicamente), a dispetto dell&#8217;elenco dei personaggi e della struttura a scene? [&#8230;] Il dilemma, posto che sia essenziale, non \u00e8 ancora sciolto. Il lettore apre il libretto, e subito incontra: \u00abCitt\u00e0 caduta affranta, misericordia di quiete dopo il travaglio, silenzio, pace\u00bb. Di li a poco, una voce recita: &#8220;Origine del tutto, \/ fine di ogni cosa, \/ eco, epifania dell&#8217;eterno, \/ grembo universale, \/ nicchia dell&#8217;Averno, \/ sosta pietosa, oblio\u00bb. In qualche modo, l&#8217;orecchio pu\u00f2 cogliere un&#8217;eco del coro dei morti nello studio di Federico Ruysch. La citazione, meglio: la criptocitazione, volentieri dedotta da testi famosi, risulta una componente significativa di Lunaria. Pi\u00f9 avanti, il Vicer\u00e9 che parla dietro il manichino, inciamper\u00e0 con mirabile anacronismo nel Cimitero marino di Val\u00e9ry (la piana che palpita di scaglie\u00bb, gli \u00abuccelli bianchi, tanti fiocchi\u00bb, che \u00abpredano\u00bb la superficie del mare&#8230;). I cerusici, chiamati a diagnosticare i &#8220;desvanecimientos&#8221; del Vicer\u00e9, rifanno il verso un po a Moli\u00e8re ma anche al dottor Azzeccagarbugli. Non mancher\u00e0 anche un&#8217;entrata di Pirandello. Tutto ci\u00f2 vuol dire qualcosa. L&#8217;accensioni i rimandi ad altre opere, pi\u00f9 o meno evidenti, qui sembra preordinata a soffocare fin dall&#8217;inizio qualunque slancio fabulatorio ossia dinamico; a fomentare piuttosto un gioco di specchi moltiplicatorio e immobilizzante. Terrificato dal primo raggio di luce che entra nella sua camera, il Vicer\u00e9 si lamenta: \u00abNo, no, no&#8230; Avverso giorno, spietata luce, abbaglio, citt\u00e0 di fisso sole, isola incandescente.. Porfirio, Porfirio, torcia di catrame, selvaggio figlio di terre inospitali, lucifero crudele, ahim\u00e8, i miei nervi nudi, le mie vene, la mia pelle, i miei occhi\u00bb. La sintassi rincalza &#8211; con il dominio quasi assoluto della frase nominale con la sequela delle apposizioni &#8211; il rifiuto, quasi ribrezzo, del moto, del cambiamento, insomma della narrazione. Nell&#8217;auspicio pi\u00f9 profondo del Vicer\u00e9, tutto dovrebbe restare fermo, in un nodo di assenza, di svenimento. Ha visto in sogno, come nei versi leopardiani, cadere la Luna dal cielo, lasciandovi una nicchia, un buco. In effetti, in una contrada innominata della Sicilia, su cui regna il Vicer\u00e9, la Luna viene gi\u00f9 a pezzi, spaventando i contadini. Un frammento \u00e8 portato a corte, oggetto di disputa dotta da parte degli accademici; finch\u00e9 una cerimonia lustrale, ancora dei contadini, non far\u00e0 riapparire la Luna in cielo. Al Vicer\u00e9, dubitoso della propria e altrui consistenza, non rester\u00e0 che rivolgerle un ultimo saluto: &#8220;cuore di chiara luce, serena anima, tenera face, allusione, segno, sipario dell&#8217;eterno\u00bb. Questa pantomima &#8220;verbale&#8221;, immaginata per una Sicilia possibilmente settecentesca, in effetti fuori tempo, assume nella sua struttura fragile, direi perfino divertita, valori di opposizione astronomica che sono, alla base, di opposizione metafisica: il Sole contro la Luna la necessit\u00e0 imperiosa, violenta della vita, dell&#8217;agire, contro l&#8217;estinzione, il non-essere. La Luna \u00e8 pura iscrizione siderale, dietro la quale, per poco che si frantumi o cada, si scopre il vuoto, il niente. Questo niente, che sta sotteso alla favola del libretto, \u00e8 dir\u00f2 cos\u00ec rammendato da un verbalismo sfrenato, ostentatorio nel suo eccesso, che adibisce latinismi e ispanismi, barbarit\u00e0 dialettali, rotondit\u00e0 barocche, figurazioni di un&#8217;estetica del vuoto un po&#8217; manganelliane (dico come riferimento&#8230;). Il lettore vede ricomparire moduli e processi gi\u00e0 degustati in un precedente libro di Consolo Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio. L\u00e0 era la Storia, dichiarata vacua e inscrivibile se non per mano del potere; qui l&#8217;intimazione o il sospetto di non-esistenza investe l&#8217;intera realt\u00e0 umana, o almeno ci\u00f2 che ne pu\u00f2 apparire a un Vicer\u00e9, manichino del potere. Altro \u00e8 il rapporto che mantengono istintivamente con il mondo, con la Luna, i contadini, li abitatori delle ville, i terragni\u00bb, forze, realt\u00e0 animali incomprensibili. <br><br>(Corriere della sera, 15 maggio 1985)<br><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/lf.webp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"469\" data-id=\"3562\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/lf.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-3562\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/lf.webp 300w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/lf-192x300.webp 192w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuliano Gramigna Lunaria \u00e8 un cuntu, una narrazione (tecnicamente), a dispetto dell&#8217;elenco dei personaggi e della struttura a scene? 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