{"id":3547,"date":"2017-05-27T15:05:00","date_gmt":"2017-05-27T15:05:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3547"},"modified":"2024-05-27T15:31:43","modified_gmt":"2024-05-27T15:31:43","slug":"consolo-vincenzo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3547","title":{"rendered":"CONSOLO, Vincenzo"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Paola Villani<\/p>\n\n\n\n<p>Sesto di otto figli, nacque a Sant&#8217;Agata di Militello (Messina) &nbsp;il 18 febbraio 1933, da Calogero (1898-1962) e Maria Giallombardo (1900-88).<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre, commerciante alimentare e poi piccolo imprenditore con la nascita della ditta \u2018Fratelli Consolo Cereali\u2019 nel 1939, trasmise al figlio i tratti di un\u2019etica rigorosa, dimostrata anche contro la mafia, la quale nell\u2019immediato dopoguerra veniva organizzando in tutta la Sicilia il controllo delle attivit\u00e0 economiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche evocando il celebre testo di Luigi Pirandello sulla propria nascita nella contrada del Caos, Consolo ricord\u00f2 i luoghi d\u2019infanzia, le sue origini e la sua prima educazione nel romanzo d\u2019esordio,&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile&nbsp;<\/em>(Milano 1963), dedicato \u00abcon pudore\u00bb a suo padre, scomparso proprio in quell\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziava una progressiva centralit\u00e0 della Sicilia nella sua personalit\u00e0 di uomo e di scrittore, di intellettuale al bivio tra saggistica e letteratura, in una contaminazione di \u2018generi\u2019 che ha sempre distinto le sue pagine e che trova in Leonardo Sciascia, maestro dell\u2019ibridismo, un decisivo modello.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua terra di origine si rivela come presenza \u00abossessiva\u00bb, con un forte valore identitario, storico ma anche simbolico, che segna in parte il destino di uno scrittore \u00abanfibio\u00bb, tra terra e mare, tra passato e presente. Sicilia come luogo, tema, personaggio, persino struttura narrativa; quasi ad annodare, in una profonda corrispondenza e circolarit\u00e0, i fili dell\u2019amplissimo e diversificato&nbsp;<em>corpus&nbsp;<\/em>letterario dello scrittore, da&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile&nbsp;<\/em>al postumo&nbsp;<em>La mia isola \u00e8 Las Vegas:&nbsp;<\/em>\u00abtutti i romanzi, se ordinati in base alla cronologia dei fatti descritti o allusi, compongono, per momenti decisivi, una storia della Sicilia degli ultimi duecentocinquant\u2019anni\u00bb (C. Segre,&nbsp;<em>Un profilo di V. C.<\/em>, in V. Consolo,&nbsp;<em>L\u2019opera completa,&nbsp;<\/em>a cura di G. Turchetta, Milano, 2015, p. XIV). Questa sicilianit\u00e0 \u00abostinata\u00bb e \u00abimplacabile\u00bb (v. G. Turchetta,&nbsp;<em>Da un luogo bellissimo e tremendo<\/em>,<em>&nbsp;ibid.<\/em>, pp. XXV-LXXIV, con partic. riferimento a p. XXV) emerge spesso nella declinazione, tematica e metaforica, del viaggio, che \u00e8 spostamento fisico ma anche attraversamento di tempi e luoghi, sfida all\u2019ignoto e continua tensione verso un altrove; nella duplice direzione della partenza e del&nbsp;<em>nostos<\/em>&nbsp;che richiama il grande archetipo omerico, l\u2019<em>Odissea<\/em>, il \u00abpoema in cui per la prima volta si apre davanti ai nostri occhi lo spazio mediterraneo\u00bb (<em>Lo spazio in letteratura<\/em>, in&nbsp;<em>Di qua dal faro<\/em>, poi in&nbsp;<em>L\u2019opera completa<\/em>, cit., p. 1239). Eppure, \u00abnella modernit\u00e0, le colpe non sono pi\u00f9 soggettive, ma oggettive, sono della storia. I mostri non sorgono pi\u00f9 dal mare, dalla profondit\u00e0 del subconscio, ma sono mostri concreti, reali, che tutti noi abbiamo creato [\u2026] Itaca non \u00e8 pi\u00f9 raggiungibile. Questo, secondo me, lo scrittore oggi ha il compito di dire, di narrare\u00bb (in V. Consolo &#8211; M. Nicolao,&nbsp;<em>Il viaggio di Odisseo<\/em>, introd. di M. Corti, Milano 1999, p. 22). Nel tragico confronto tra passato mitico e desolato presente, la sua terra gli appare aver perso tutti i connotati di un approdo. Si ripropone la sofferta diaspora, e il doloroso ritorno, degli scrittori meridionali; la \u00abdolorosa saggezza\u00bb e la \u00abdisperata intelligenza\u00bb di cui Consolo ragiona ne&nbsp;<em>Le pietre di Pantalica,&nbsp;<\/em>come declinazione personale del paradigma della \u00abintelligenza siciliana\u00bb di Vitaliano Brancati. Non \u00e8 un caso se nel laboratorio della scrittura, oltre alla lezione di Italo Calvino o Cesare Pavese, affiora il realismo lirico-fantastico di Elio Vittorini o la prosa di cose di Giovanni Verga, Federico De Roberto, ma anche Pirandello.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli anni della guerra per il giovanissimo Vincenzo trascorsero relativamente tranquilli fino al 1943, quando gli americani, in preparazione dello sbarco, diedero avvio a massicci bombardamenti che coinvolsero la zona di Sant\u2019Agata, sulla linea strategica Messina-Palermo, e che costrinsero la famiglia Consolo a \u2018sfollare\u2019 in campagna, nella contrada di Vallebruca. Dopo le scuole medie all\u2019istituto salesiano Guglielmo Marconi, l\u2019assenza di scuole pubbliche di grado secondario lo condusse nel 1947 al primo allontanamento da casa, per frequentare il liceo-ginnasio salesiano Luigi Valli a Barcellona Pozzo di Gotto, a ottanta chilometri da Sant\u2019Agata. Era gi\u00e0 chiara la sua passione per la lettura. Nelle pause scolastiche approfittava di un cugino del padre, Peppino Consolo, che possedeva una pur scarna biblioteca con alcuni classici della letteratura, da Manzoni a Hugo o Balzac, ai romanzieri russi.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni liceali si collocano i primi esercizi di scrittura, anche su suggestione di due letture che si rivelarono decisive:&nbsp;<em>Conversazione in Sicilia<\/em>&nbsp;di Elio Vittorini e&nbsp;<em>Cristo si \u00e8 fermato a Eboli<\/em>&nbsp;di Carlo Levi. Iniziava allora una lunga ricerca sulle lingue, anche antiche. La sperimentazione di nuovi codici, registri e linguaggi si veniva costituendo in una \u00abideologia\u00bb precisa e insieme fluida e mai conclusa, tradotta in racconto con&nbsp;<em>I linguaggi del bosco<\/em>&nbsp;(in&nbsp;<em>Le pietre di Pantalica<\/em>, poi in&nbsp;<em>L\u2019opera completa<\/em>, cit., pp. 606-612).<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019autunno del 1952 giunse il primo trasferimento, \u00abtraumatico\u00bb, a Milano, per frequentare la facolt\u00e0 di giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica. Fu in quei primi anni universitari che conobbe Basilio Reale, l\u2019amico Silo che lo introdusse alla casa editrice Mondadori (cfr.&nbsp;<em>Sirene siciliane,&nbsp;<\/em>Palermo 1986; poi in&nbsp;<em>Di qua dal faro<\/em>, cit.), e Lucio Piccolo, il \u00abbarone magico\u00bb delle&nbsp;<em>Pietre di Pantalica<\/em>: \u00abgrande poeta di sconfinata cultura, cugino e antagonista di Tomasi di Lampedusa. Fu lui a insegnarmi la vera letteratura, la poesia e, insieme, a farmi amare certi libri di erudizione provinciale, ottocentesca, storie, guide, cataloghi, \u2018pieni di insospettabile poesia\u2019 diceva, che furono miniere lessicali per me\u00bb (<em>Fuga dall\u2019Etna<\/em>, Roma 1993, p. 18).<\/p>\n\n\n\n<p>Costretto a interrompere gli studi per assolvere gli obblighi del servizio militare (dapprima a Orvieto e poi a Roma), riprese il percorso universitario nel 1957, stavolta a Messina, per laurearsi quindi nel 1960 discutendo una tesi in filosofia del diritto dal titolo \u00abLa crisi attuale di diritti della persona umana\u00bb.<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"1026\" class=\"wp-image-932\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/scansione0013.jpg\" alt=\"\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/scansione0013.jpg 952w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/scansione0013-205x300.jpg 205w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/scansione0013-698x1024.jpg 698w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">I PRIMI GRANDI ROMANZI<\/h2>\n\n\n\n<p>Il primo testo a stampa risale al 1957,&nbsp;<em>Un sacco di magnolie,<\/em>&nbsp;apparso a firma \u00abEnzo Consolo\u00bb nella rivista&nbsp;<em>La parrucca&nbsp;<\/em>(poi in&nbsp;<em>La mia isola \u00e8 Las Vegas,&nbsp;<\/em>a cura di N. Messina, Milano 2012, pp. 8-10) che vantava collaboratori come Umberto Eco, Giorgio Manganelli o Edoardo Sanguineti. Il suo esordio come romanziere \u00e8 invece&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>&nbsp;(cit.) che, dopo lunga gestazione, apparve nel 1963 per Mondadori nella collana \u00abIl Tornasole\u00bb di Niccol\u00f2 Gallo e Vittorio Sereni, con l\u2019assistenza redazionale di Raffaele Crovi: \u00abMi sono ritrovato fatalmente nel solco sperimentale di Gadda e Pasolini, di D\u2019Arrigo e Mastronardi, anche. Non era ancora apparso all\u2019orizzonte il Gruppo \u201963, dal quale in ogni caso mi avrebbe tenuto ben lontano un forte senso di appartenenza alla tradizione letteraria\u00bb (<em>Fuga dall\u2019Etna,&nbsp;<\/em>cit., p. 15). Forse anche per quella coincidenza cronologica con le spinte avanguardistiche, il romanzo quasi sfugg\u00ec all\u2019attenzione di critica e di lettori. Suscit\u00f2 invece l\u2019interesse di Sciascia, al quale Consolo aveva inviato il libro allegando una lettera nella quale gli dichiarava il suo debito come scrittore. Era l\u2019inizio di una salda e duratura amicizia, alla quale Consolo dedic\u00f2 numerose pagine, molte delle quali raccolte nella sezione&nbsp;<em>Intorno a Leonardo Sciascia<\/em>&nbsp;del volume&nbsp;<em>Di qua dal faro&nbsp;<\/em>(cit., pp. 1161-1184).<\/p>\n\n\n\n<p><em>La ferita dell\u2019aprile,&nbsp;<\/em>\u00abpoemetto narrativo\u00bb da leggersi anche come&nbsp;<em>Bildungsroman<\/em>&nbsp;autobiografico, costituisce un&nbsp;<em>unicum<\/em>&nbsp;nella carriera dello scrittore. Nel racconto della vita di un paese siciliano e delle lotte politiche del dopoguerra, la narrazione in prima persona (di cui Consolo non usufru\u00ec nei romanzi successivi) \u00e8 impostata cronologicamente come diario di un anno scolastico e mette in scena i turbamenti dell\u2019uscita dall\u2019infanzia, nell\u2019intreccio tra vicende personali dei protagonisti e storia d\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sin dall&#8217;esordio emerge con forza, nella scrittura, quella centralit\u00e0 della parola che ha connotato fortemente l\u2019intera sua produzione, fino a consacrarlo come \u2018autore difficile\u2019, \u2018enigmatico\u2019: \u00abMi ponevo [\u2026] sul crinale della sperimentazione, mettendo in campo una scrittura fortemente segnata dall\u2019impasto linguistico\u00bb (in Adamo, 2006, p. 183).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019attento lettore e saggista seguiva da vicino il dibattito sulla letteratura contemporanea. A segnare profondamente quella stagione fu anche la pubblicazione in&nbsp;<em>Rinascita,<\/em>&nbsp;del noto saggio di Pasolini,&nbsp;<em>Nuove questioni linguistiche,&nbsp;<\/em>apparso nel dicembre 1964, alla vigilia della pubblicazione del primo capitolo del&nbsp;<em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, e anche della stesura di&nbsp;<em>Il pane&nbsp;<\/em>(1964), dei racconti&nbsp;<em>Grandine come neve, Befana di novembre&nbsp;<\/em>(1965) e&nbsp;<em>Triangolo e Luna&nbsp;<\/em>(1966), poi inclusi in&nbsp;<em>La mia isola \u00e8 Las Vegas<\/em>&nbsp;(cit.).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1964 prese a scrivere per<em>&nbsp;L\u2019Ora<\/em>&nbsp;di Palermo, giornale allora diretto da Vittorio Nistic\u00f2; era l\u2019inizio di una lunga collaborazione che lo impegn\u00f2 fino al 1975 e poi ancora dal 1977 al 1991, e che vide Consolo anche titolare di una rubrica di successo, \u00abFuori casa\u00bb, inaugurata nel dicembre 1968. Nel racconto&nbsp;<em>Per un po\u2019 d\u2019erba ai margini del feudo&nbsp;<\/em>(in&nbsp;<em>L\u2019Ora<\/em>, 16 aprile 1966, poi incluso da Sciascia nell\u2019antologia&nbsp;<em>Narratori siciliani&nbsp;<\/em>curata per Mursia insieme con Salvatore Guglielmino), forte anche della lettura del fortunato saggio di Hans Magnus Enzensberger&nbsp;<em>Letteratura come storiografia<\/em>&nbsp;(in&nbsp;<em>Il Menab\u00f2<\/em>, 1966, n. 9), inaugurava un nuovo modo narrativo, fondato sull\u2019intreccio tra&nbsp;<em>fiction<\/em>&nbsp;e storia, racconto e documenti, che avrebbe poi preso corpo nel suo maggiore romanzo<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nello stesso 1966 si collocano per Consolo viaggi significativi: uno nella valle del Belice, che torna nel racconto del 1984,&nbsp;<em>Il drappo rosso con le spighe d\u2019oro,&nbsp;<\/em>e la trasferta a Parigi con Sciascia, il quale nello stesso 1966 aveva dato vita al premio Brancati di Zafferana Etnea coinvolgendo, oltre ad Alberto Moravia, Dacia Maraini e Pier Paolo Pasolini, anche i siciliani Ignazio Buttitta, Lucio Piccolo e naturalmente Consolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1967, l\u2019anno nel quale Pasolini pubblicava in&nbsp;<em>Nuovi Argomenti<\/em>&nbsp;la prosa poetica di Lucio Piccolo&nbsp;<em>L\u2019esequie della luna<\/em>&nbsp;da cui nacque lo spunto per&nbsp;<em>Lunaria<\/em>, Consolo vinse un concorso per la RAI<em>.&nbsp;<\/em>Interruppe quindi l\u2019insegnamento nelle scuole secondarie di secondo grado e, nel gennaio 1968, prese servizio presso la sede di Milano. Era un trasferimento destinato a essere definitivo, che segn\u00f2 la vita e l\u2019opera dello scrittore. Ad accoglierlo in azienda fu, tra gli altri, Caterina Pilenga, che aveva apprezzato il suo poco noto romanzo&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>&nbsp;e che divenne compagna della vita, e moglie con rito civile dal 1986.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel trasferimento, in quel \u00abmomento di acuta storia\u00bb, per l\u2019acceso dibattito politico e culturale e per il duro conflitto sociale, fu una decisiva cesura, uno snodo sul quale spesso Consolo avrebbe riflettuto, non senza ripensamenti. Era una declinazione tragica del tema del contrasto di dimensione spazio-temporale, la sua protesta contro luoghi e tempi rispetto ai quali si sarebbe spesso sentito estraneo: la Milano di allora, l\u2019\u00abattiva, mercatora\u00bb citt\u00e0, e in particolare la RAI, \u00abcompletamente ipotecata dal potere politico, dalla mafia partitica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Pur mai rinunciando al suo carattere anarcoide, che lo port\u00f2 non di rado ad aperte contestazioni, quella del servizio pubblico televisivo fu in effetti una postazione privilegiata per penetrare il paesaggio della letteratura contemporanea che Consolo lettore e critico ben conosceva; in una posizione insieme scomoda ma anche centrale di giornalista, che rivive nel personaggio Antonio Crisafi del racconto&nbsp;<em>La pallottola in testa&nbsp;<\/em>(poi in<em>&nbsp;La mia isola \u00e8 Las Vegas,&nbsp;<\/em>cit., pp. 157-162)<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Stabilitosi a Milano, Consolo prese a frequentare la casa sui Navigli della compagna di Vittorini, Ginetta Varisco, un cenacolo culturale animato tra gli altri da Carlo Bo, Italo Calvino, Paolo Volponi e Salvatore Quasimodo. Intanto lesse, destinati a incidere il suo percorso di scrittura,&nbsp;<em>Manifesto per un nuovo teatro<\/em>&nbsp;di Pasolini, pubblicato in&nbsp;<em>Nuovi Argomenti<\/em>, e&nbsp;<em>Appunti sulla narrativa come processo combinatorio<\/em>&nbsp;di Calvino, apparso in &#8216;Nuova Corrente&#8217;.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/bit.ly\/ArteCultura_TreccaniAccademia\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>In quel \u2018caldo\u2019 1968 aveva anche inviato a&nbsp;<em>Paragone,&nbsp;<\/em>la rivista diretta da Roberto Longhi e Anna Banti, un racconto intitolato&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>: si trattava del primo capitolo del futuro capolavoro, che tuttavia non venne accolto dalla rivista e apparve in&nbsp;<em>Nuovi Argomenti<\/em>, per volont\u00e0 di Enzo Siciliano, nell\u2019ultimo numero della stessa annata.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1975, dopo il rallentamento sub\u00ecto negli anni precedenti, l\u2019attivit\u00e0 giornalistica s\u2019intensific\u00f2. Nell\u2019autunno del 1976 Consolo inizi\u00f2 a collaborare anche con&nbsp;<em>La Stampa<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Il Corriere di Sicilia;&nbsp;<\/em>dal dicembre 1977 con il&nbsp;<em>Corriere della sera<\/em>&nbsp;e, dal 1980, col&nbsp;<em>Messaggero<\/em>. Era un lavoro che non solo non si interruppe ma che, attraverso l&#8217;impegno profuso in numerosi quotidiani e periodici, anche stranieri, si prospett\u00f2 infine come possibile impegno esclusivo: \u00abHo cercato di lasciare Milano nel 1975, perch\u00e9 non volevo pi\u00f9 scrivere, non volevo pi\u00f9 fare lo scrittore [\u2026]. Mi sono detto \u2018far\u00f2 il giornalista a vita\u2019, perch\u00e9 mi sembra importante fare il giornalista, soprattutto in una citt\u00e0 di frontiera com\u2019era Palermo a quell\u2019epoca\u00bb (in Pintor, 2006, p. 252).<\/p>\n\n\n\n<p>Era la vigilia dell\u2019uscita del romanzo, che avrebbe fatto conoscere Consolo al grande pubblico. Nell&#8217;autunno del 1975, infatti, all\u2019insaputa dell\u2019autore, apparve l\u2019edizione Manus\u00e8 del\u00a0<em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, per interessamento della compagna Caterina e di Sciascia, con un\u2019acquaforte di Renato Guttuso. Dopo diverse proposte editoriali, e con un crescente interesse di pubblico e di critica, il romanzo apparve in versione definitiva nel 1979 per Einaudi, la casa editrice con la quale collaborava dal 1976 su proposta dell\u2019amica Elsa Morante e dello stesso Giulio Einaudi; mentre gi\u00e0 si diffondevano le traduzioni e mentre la RAI commission\u00f2 un progetto (mai realizzato) di sceneggiatura allo stesso Consolo e al regista Salvatore Maira.<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"700\" class=\"wp-image-3152\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/355257838_10229314340753247_6667325881330797691_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/355257838_10229314340753247_6667325881330797691_n.jpg 500w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/355257838_10229314340753247_6667325881330797691_n-300x300.jpg 300w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/355257838_10229314340753247_6667325881330797691_n-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo richiama nel titolo il sorriso enigmatico raffigurato nel&nbsp;<em>Ritratto di ignoto&nbsp;<\/em>di Antonello da Messina. L\u2019intreccio prende corpo intorno a tre elementi, che si fanno nuclei narrativi: il fascino esercitato dalla preziosa tavoletta pittorica ammirata gi\u00e0 nell\u2019estate del 1949 presso la Casa-museo Mandralisca; l\u2019interesse per la storia della rivolta contadina di Alc\u00e0ra Li Fusi, innescata dall\u2019arrivo di Garibaldi; l\u2019inchiesta sui cavatori di pietra pomice delle isole Eolie ammalati di silicosi. Ne vien fuori una complessa architettura narrativa, pi\u00f9 volte letta come anti-<em>Gattopardo<\/em>; pur con moduli espressivi e pur da postazioni ideologiche e artistiche molto differenti, al centro di entrambi i romanzi \u00e8 la Sicilia percorsa dai moti risorgimentali, liberata (o occupata) dai Mille. In tale prospettiva,&nbsp;<em>Il sorriso&nbsp;<\/em>pu\u00f2 intendersi come epigono della tradizione del racconto storico siciliano per ridisegnare l\u2019epopea risorgimentale sullo sfondo del quadro storico-sociale negli anni dello sbarco garibaldino: una tradizione \u00absempre critica, antirisorgimentale\u00bb, che da Verga, attraverso De Roberto e Pirandello, arrivava a Sciascia e Tomasi di Lampedusa. La complessit\u00e0 strutturale e stilistica giustifica la lunga gestazione del testo. La trasposizione del tempo storico all\u2019immediato presente, la riflessione sulla lingua e la stessa tessitura linguistica, impastata di dialetti e gerghi tecnici, sembrano confermare la natura pi\u00f9 autentica della narrativa di un autore che, sul modello di Zola, \u00ababdica, per cos\u00ec dire, alla sua condizione di letterato per divenire intellettuale, \u2018politico\u2019\u00bb (<em>Letteratura e potere,&nbsp;<\/em>[1979], in&nbsp;<em>Di qua dal faro,&nbsp;<\/em>cit., p. 1168); la decisione di \u00abnon scrivere in italiano\u00bb era una forma di \u00abribellione alle norme\u00bb e alla storia, una \u00abuccisione del padre\u00bb (in Sinibaldi, 1988, p. 12).<\/p>\n\n\n\n<p>Nella contaminazione tra inserti documentari e narrazioni d\u2019autore, in una costante sovrascrittura per la quale \u00e8 stata richiamata la tecnica chirurgica del \u00abtrapianto\u00bb (O\u2019 Connell, 2008, p. 165), il romanzo evoca le sperimentazioni novecentesche, il&nbsp;<em>pastiche<\/em>&nbsp;gaddiano o lo sperimentalismo pasoliniano, pur con una declinazione personalissima, a tratti neobarocca; in una raffinatezza strutturale, di carattere anche simbolico, che si rivela in una \u00abcostruzione a chiocciola\u00bb, concentrica e labirintica, sulla quale ha insistito un fortunato saggio di Cesare Segre (Segre, 1987). A sostenere questo complesso impianto \u00e8, per\u00f2, anche la grande tradizione del romanzo storico, e naturalmente il suo primo modello, il Manzoni dei&nbsp;<em>Promessi sposi&nbsp;<\/em>e della&nbsp;<em>Storia della colonna infame<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Continuava intanto l\u2019attivit\u00e0 di scrittura come protesta e insieme documento, in quei caldi \u2018anni di piombo\u2019, di attentati e inchieste, che Consolo tradusse anche in racconto nel riuscito&nbsp;<em>Un giorno come gli altri&nbsp;<\/em>(1981) inserito poi da Enzo Siciliano nel \u00abMeridiano\u00bb dei&nbsp;<em>Racconti italiani del Novecento<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">GLI ANNI OTTANTA E IL DITTICO BAROCCO DI LUNARIA E RETABLO<\/h2>\n\n\n\n<p>Anche sull\u2019onda del successo del&nbsp;<em>Sorriso,&nbsp;<\/em>negli anni Ottanta Consolo intensific\u00f2 l\u2019attivit\u00e0 di scrittura nella ricerca di nuove forme espressive, come mostra l\u2019ampio ventaglio di progetti ai quali lavor\u00f2: un singolare romanzo giallo,&nbsp;<em>Morte del giardiniere&nbsp;<\/em>(1981); un libro saggistico sul Movimento indipendentista siciliano (1981); l\u2019ipotesi di una sceneggiatura sulla vita di Giovanni Pascoli, alla quale si dedic\u00f2 a Roma nel 1982 con Vincenzo Cerami per un film che avrebbe dovuto esser realizzato da Marco Bellocchio; il progetto di una inchiesta su una vicenda criminale degli anni Cinquanta (i frati estorsori di Mazzarino, primo nucleo narrativo di&nbsp;<em>Le pietre di Pantalica<\/em>); la traduzione, insieme con Dario Del Corno, di&nbsp;<em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>&nbsp;di Euripide, che and\u00f2 in scena nel 1982 al Teatro antico di Siracusa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel novembre 1983 discusse con l\u2019allora giovanissimo regista Roberto And\u00f2 il progetto di un testo teatrale tratto dal citato poemetto in prosa di Lucio Piccolo,&nbsp;<em>Le esequie della luna<\/em>; ne nacque invece&nbsp;<em>Lunaria,&nbsp;<\/em>favola teatrale ambientata nella Palermo settecentesca che apparve nei \u00abNuovi Coralli\u00bb di Einaudi (Torino 1985) e che gli valse il premio Pirandello.<\/p>\n\n\n\n<p>La scrittura degli anni Ottanta sembra, almeno in parte, allontanarsi dalle ardite sperimentazioni formali e linguistiche del&nbsp;<em>Sorriso<\/em>. Tanto&nbsp;<em>Lunaria&nbsp;<\/em>(cit.) quanto&nbsp;<em>Retablo&nbsp;<\/em>(Palermo, 1987) sembrano aprirsi a forme pi\u00f9 distese, costruite su vicende ambientate in un Settecento colmo di riferimenti storici e insieme estraneo a documentazioni rigorose, con una libert\u00e0 di invenzione che mancava alle opere precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella profonda tensione etica, la scrittura si sarebbe liberata dallo scavo della realt\u00e0 autobiografica e storica proprio con&nbsp;<em>Lunaria<\/em>, che pu\u00f2 anche leggersi come semplice allegoria della solitudine dello scrittore. Nella Palermo settecentesca si muove il malinconico Vicer\u00e9 Casimiro, che sogna la caduta della luna, turbato da fantasmi di una diversa realt\u00e0, in una visione che si fa presagio che s\u2019invera. Con un\u2019apertura della prosa verso la poesia, quella poesia alla quale pure Consolo si dedic\u00f2 (Accordi. Poesie inedite di V.C., a cura di F. Zuccarello &#8211; C. Massetta Milone, S. Agata di Militello 2015),<strong>&nbsp;&#8216;<\/strong>Lunaria&#8217; vira decisamente in direzione del fantastico, ma anche del&nbsp;<em>conte philosophique<\/em>, che per\u00f2 attinge alla fortunata tradizione popolare del&nbsp;<em>cuntu<\/em>, come anche alle suggestioni del teatro barocco, Calder\u00f3n de la Barca in testa (cfr. Di Legami, 1990, p. 28). Nel giugno 1986 l\u2019opera and\u00f2 per la prima volta in scena, a Roma, con la Cooperativa Quarta espressione, costituita da giovani diplomati dell\u2019Accademia drammatica Silvio d\u2019Amico.<\/p>\n\n\n\n<p>Si moltiplicava, intanto, la rete di relazioni significative (da Jos\u00e9 Saramago ad Alberto Moravia), mentre proseguiva con Sciascia una salda amicizia, che lo spinse a pubblicare un articolo (<em>Difficile mestiere scrivere da uomo libero<\/em>, in&nbsp;<em>Il Messaggero<\/em>, 27 gennaio 1987), in difesa dello scrittore di Racalmuto travolto dalle polemiche suscitate da&nbsp;<em>I professionisti dell\u2019antimafia<\/em>, apparso nel&nbsp;<em>Corriere della sera<\/em>&nbsp;il 10 gennaio 1987<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In seguito all\u2019insistente invito di Elvira Sellerio, nell\u2019estate del 1987 Consolo raggiunse Palermo per lavorare a&nbsp;<em>Retablo<\/em>, che apparve (dopo l\u2019anticipazione di alcuni capitoli in&nbsp;<em>la Repubblica<\/em>) nell\u2019ottobre 1987, con cinque disegni di Fabrizio Clerici.&nbsp;<em>Retablo<\/em>&nbsp;riscosse grande successo di pubblico e gli valse il premio Grinzane Cavour e il premio Racalmare. Nel 1997 Sebastiano Romano ne realizz\u00f2 una lettura scenica a Milano, nella chiesa sconsacrata di San Paolo Converso, per la regia di Richi Ferrero e dello stesso Romano. Una versione teatrale, scritta da Ugo Ronfani, and\u00f2 in scena nel 2001 al teatro stabile di Catania e poi a Milano.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera segna per molti aspetti uno snodo all\u2019interno della produzione di Consolo che, sensibile agli esiti della narrativa italiana e straniera (da Calvino a Manganelli, da Perec a Borges), pone al centro della narrazione romanzesca una stringente interrogazione sulla scrittura. Nella reiterata sovrapposizione tra storia e invenzione, persone e personaggi,&nbsp;<em>Retablo<\/em>, che richiama l\u2019arte pittorica sin dal titolo, segue le vicende di un intellettuale e artista in fuga da Milano verso la Sicilia alla ricerca della matrice culturale e umana della donna che ama, Teresa Blasco (nella storia, la madre di Giulia Beccaria). Intorno al protagonista-pittore si dipana un intreccio tra letteratura e arti visive, ormai divenuto centrale nella scrittura di Consolo (Cuevas,&nbsp;<em>Ut pictura: el imaginario iconografico en la obra de V. C.<\/em>, in Cuevas, 2005, pp. 63-77); fino a una immaginazione visiva che punta sulla centralit\u00e0 dei luoghi, in una personale geografia esistenziale.&nbsp;<em>Retablo&nbsp;<\/em>infatti \u00e8 costruito sul modello odeporico, che richiama, per rinnovarla, la tradizione dei racconti del&nbsp;<em>Grand Tour<\/em>&nbsp;oltre che del modello classico del&nbsp;<em>nostos<\/em>, che utilizz\u00f2 poi anche nelle narrazioni successive, nella opposizione geostorica Milano-Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 1989 segn\u00f2 per Consolo il ritorno alla forma tragica, con un testo redatto insieme con gli amici Gesualdo Bufalino e Leonardo Sciascia,\u00a0<em>Trittico\u00a0<\/em>appunto, andato in scena al teatro stabile di Catania il 3 novembre 1989 per la regia di Antonio Calenda (poi in volume, Catania 1989). L\u2019atto unico di Consolo,\u00a0<em>Catarsi<\/em>, si accompagnava a\u00a0<em>La panchina\u00a0<\/em>di Bufalino e a\u00a0<em>Quando non arrivarono i nostri<\/em>, rielaborazione drammaturgica di una novella di Sciascia. <br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"952\" class=\"wp-image-2676\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/909-3.jpg\" alt=\"\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/909-3.jpg 225w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/909-3-221x300.jpg 221w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">LA TRILOGIA DEGLI ANNI NOVANTA<\/h2>\n\n\n\n<p>La sincera passione civile, declinata spesso nel segno della protesta, non si tradusse mai nella partecipazione attiva alla politica&nbsp;\u2013 nonostante i ripetuti inviti a una sua candidatura avanzati dal Partito comunista italiano (PCI) di Achille Occhetto&nbsp;\u2013 ma certo anim\u00f2 la sua scrittura, nella battaglia ingaggiata tra le parole e le cose. All\u2019indomani dell\u2019assassinio del giudice Rosario Livatino, il 21 settembre 1990, in un acceso clima di rivendicazioni e polemiche, decise di dimettersi dalla giuria del premio Racalmare, che intanto era stato intitolato a Sciascia, scomparso l\u2019anno precedente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 nel segno di questa protesta che si inserisce anche lo studio e il racconto della Sicilia, che Consolo continuava a osservare e denunciare: l\u2019isola tra mito e storia, la terra dalla quale idealmente non riusc\u00ec mai a separarsi, sul piano intellettuale e artistico, eppure nella quale non torn\u00f2 mai a vivere. \u00c8 in questa prospettiva che pu\u00f2 leggersi quella che sembra configurarsi quasi come trilogia:&nbsp;<em>Nottetempo, casa per casa&nbsp;<\/em>(Milano 1992),&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro&nbsp;<\/em>(ibid. 1994) e&nbsp;<em>Lo spasimo di Palermo<\/em>&nbsp;(ibid. 1998), sotto il segno del definitivo tramonto dell\u2019utopia, nell\u2019accentuazione di una dimensione simbolica della storia e della realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo una serie di ritratti di scrittori lombardi realizzati in RAI nel 1991 con il titolo&nbsp;<em>Tracciati<\/em>&nbsp;(Piero Chiara, Carlo Emilio Gadda, Lucio Mastronardi, Ada Negri, Vittorio Sereni, Delio Tessa e Giovanni Testori), nel 1992&nbsp;<em>Nottetempo, casa per casa&nbsp;<\/em>(cit.), che fu insignito con il Premio Strega, rappresent\u00f2 un ritorno al romanzo storico, come gi\u00e0 forse, in parte,<em>&nbsp;Le pietre di Pantalica&nbsp;<\/em>(Milano 1988), stratificato e multigenere, la cui struttura tripartita (<em>Teatro, Persone, Eventi<\/em>) rimandava ancora una volta al teatro.<\/p>\n\n\n\n<p>Al progetto narrativo di&nbsp;<em>Nottetempo&nbsp;<\/em>Consolo lavorava almeno dalla fine degli anni Sessanta, quando aveva cominciato a raccogliere materiali e documenti sul risorgimento in Sicilia, sulla strage di Alc\u00e0ra Li Fusi e sulla Cefal\u00f9 degli anni Venti alle prese con il controverso caso del &#8220;santone&#8221; Aleister Crowley. L\u2019opera sembra segnare il secondo tempo di una ideale lunga storia della Sicilia, una fase successiva al Risorgimento del&nbsp;<em>Sorriso&nbsp;<\/em>e precedente agli anni Novanta di&nbsp;<em>Lo spasimo di Palermo&nbsp;<\/em>(1998). \u00abIn&nbsp;<em>Nottetempo&nbsp;<\/em>ho voluto far vedere come il fascismo fosse figlio della follia, la follia privata del protagonista e quella pubblica della Storia, il ricorso al satanismo che voleva distruggere il cristianesimo di una societ\u00e0 malata: tutti segni oscuri e premonitori, come quelli che vediamo oggi con il ritorno a queste ridicole forme di esorcismo, questi fondamentalismi, questi revanscismi\u00bb (in Parazzoli, 1998, p. 28).<\/p>\n\n\n\n<p>Continuava la sua forte militanza civile: le proteste contro l\u2019elezione di Formentini a sindaco di Milano, o le dimissioni, all\u2019indomani della nomina, il 10 settembre 1993, dalla carica di presidente del consiglio di amministrazione del teatro stabile di Palermo, in polemica con il direttore artistico Pietro Carriglio, ritenuto \u00abintellettuale organico alla DC di Salvo Lima\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa forte militanza prosegu\u00ec con maggiore libert\u00e0 dopo il suo collocamento in pensione dalla RAI, nel 1993. In seguito alla vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni politiche, Consolo ader\u00ec al Forum&nbsp;<em>Manifesto democratico 1994<\/em>, promosso da Cesare Segre, Raffaele Fiengo e Corrado Stajano. Intanto, il 25 giugno di quell\u2019anno partecip\u00f2 a un dibattito coordinato da Renato Nistic\u00f2 da cui sarebbe nato il testo&nbsp;<em>Fuga dall\u2019Etna&nbsp;<\/em>(cit.)<em>,&nbsp;<\/em>nuova testimonianza di una sicilianit\u00e0 che trov\u00f2 riconoscimento anche nella cittadinanza onoraria di Cefal\u00f9, cui segu\u00ec, nel 1996, la stessa onorificenza da parte del Comune di Santo Stefano di Camastra. Ed \u00e8 sempre la Sicilia al centro del volume del 1994,&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, che nel consueto superamento dei confini di \u2018generi\u2019 compiuto da Consolo, nell\u2019intreccio tra poesia e prosa, narrazione e saggismo, che per alcuni richiama l\u2019<em>Horcynus Orca<\/em>&nbsp;di Stefano D\u2019Arrigo, si presenta come graffiante narrazione di viaggio<em>.<\/em>&nbsp;Il doloroso ritorno di Odisseo-Consolo verso l\u2019Itaca-Sicilia \u00e8 \u00abun viaggio in verticale, una discesa negli abissi\u00bb. Come&nbsp;<em>Retablo<\/em>, anche&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>&nbsp;conduce il lettore attraverso la Sicilia di un presente degradato, che si confronta con il passato mitico.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel dicembre dello stesso 1994 ricevette per il complesso della sua opera narrativa e saggistica il premio internazionale Unione Latina da una giuria composta, tra gli altri, da Jos\u00e9 Saramago, Jorge Amado, Luigi Malerba.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi anni Novanta la presenza internazionale di Consolo si and\u00f2 rafforzando. Nel 1995, su invito dell\u2019allora presidente Salman Rushdie, divenne membro del Parlament international des \u00e9crivains (PIE) di Strasburgo. Tra dicembre 1995 e gennaio 1996 a Parigi and\u00f2 in scena&nbsp;<em>La cr\u00e8che de Sicile<\/em>, rappresentato anche a Palermo l\u2019anno dopo. Il 15 febbraio 1996 il ministro della Cultura francese Philippe Douste-Blazy lo nomin\u00f2 chevalier dans l\u2019Ordre des Arts et des lettres. Ormai anche socio onorario dell\u2019Accademia di Brera, nel 1996 fu inoltre in Argentina con una delegazione di scrittori italiani, su invito dell\u2019Universit\u00e0 di Buenos Aires; seguirono quindi viaggi a Strasburgo, Santiago del Cile e nella Bosnia-Erzegovina della guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla Sicilia continuano a essere dedicate anche le sue opere mature. Il 19 giugno 1998 venne eseguita al teatro Verdi di Firenze, l\u2019<em>Ape iblea. Elegia per Noto<\/em>, musicata da Francesco Pennisi (poi, insieme con&nbsp;<em>Catarsi,&nbsp;<\/em>raccolto nel volume&nbsp;<em>Oratorio<\/em>, Lecce 2002). Pochi mesi dopo apparve il suo ultimo romanzo,&nbsp;<em>Lo spasimo di Palermo<\/em>&nbsp;(Milano 1998) che, riprendendo elementi de&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>, segna come un ritorno all\u2019autobiografismo. La vicenda si svolge nell\u2019anno delle stragi di Capaci e via D\u2019Amelio, i tragici fatti del 1992 ai quali Consolo aveva gi\u00e0 dedicato un testo-adattamento della&nbsp;<em>Messa di requiem&nbsp;<\/em>di Verdi:&nbsp;<em>Dies irae. Requiem da questa Palermo<\/em>&nbsp;(poi&nbsp;<em>Requiem per le vittime della mafia<\/em>), eseguita con musiche di vari artisti nella Cattedrale di Palermo il 27 marzo 1993. La vicenda del protagonista-scrittore Gioacchino Martinez e del suo&nbsp;<em>nostos<\/em>&nbsp;ai luoghi dell\u2019infanzia e giovinezza riscosse grande successo di pubblico e di critica (premio Monreale per la narrativa nel 1998; nonch\u00e9, l\u2019anno successivo, insignito con il premio Flaiano e il premio Brancati).<\/p>\n\n\n\n<p>La Sicilia \u00e8 ancora protagonista dell\u2019ampia raccolta di saggi per la quale ipotizzava il titolo&nbsp;<em>Pane di zolfo<\/em>&nbsp;o&nbsp;<em>Per nascente solfo<\/em>, che apparve invece con il titolo&nbsp;<em>Di qua dal faro&nbsp;<\/em>(Milano 1999; premio Nino Martoglio e premio Feronia). Ed \u00e8 ancora alla cultura popolare isolana che si consacra una sua riscrittura delle&nbsp;<em>Fiabe siciliane<\/em>&nbsp;raccolte nel 1868-69 dall\u2019etnologa siculo-svizzera Laura Gonzenbach (Roma 1999).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">IL SILENZIO DELLO SCRITTORE<\/h2>\n\n\n\n<p>Gli ultimi anni di vita sono segnati per Consolo da una dolorosa afasia artistica, che si manifesta come ulteriore declinazione dell\u2019impegno, nella presenza-assenza al suo tempo e nella difficile condizione di un intellettuale \u00absolo perch\u00e9 libero\u00bb (<em>Letteratura e potere,&nbsp;<\/em>cit., p. 1172). Nel marzo 2000 partecip\u00f2 a una conferenza in difesa di Adriano Sofri, organizzata dal citato PIE con Christian Salmon, Jacques Derrida, Jacqueline Risset e Antonio Tabucchi. Il mese successivo firm\u00f2 la sua adesione al&nbsp;<em>Manifesto in difesa della lingua italiana<\/em>&nbsp;promosso tra gli altri da Luigi Manconi, Aldo Masullo, Vittorio Sermonti, nella convinzione che l\u2019Italia \u00abha perso memoria di s\u00e9, della sua storia, della sua identit\u00e0\u00bb, e che \u00abl\u2019italiano \u00e8 divenuta un\u2019orrenda lingua, un balbettio invaso di linguaggi che non esprimono altro che merce e consumo\u00bb (<em>Il lungo sonno della lingua<\/em>, in&nbsp;<em>Il Corriere della sera<\/em>, 6 giugno 2000).<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo esser stato in Francia ospite d\u2019onore dell\u2019Acad\u00e9mie fran\u00e7aise al Prix Italiques, dove lesse la relazione&nbsp;<em>La patria immaginaria<\/em>, (poi con il titolo&nbsp;<em>I Vespri, i paladini e la patria immaginaria,&nbsp;<\/em>in&nbsp;<em>Stilos<\/em>, 1\u00b0 maggio 2001), nel 2002 si trov\u00f2 a esprimere per motivi politici \u2013 insieme con Umberto Eco e Antonio Tabucchi&nbsp;\u2013 il suo rifiuto alla partecipazione al&nbsp;<em>Salon du livre&nbsp;<\/em>di Parigi come componente della delegazione ufficiale italiana. Nello stesso anno si rec\u00f2 in Palestina con il PIE, per consegnare un appello di pace ad Arafat (cfr.&nbsp;<em>Madre coraggio,<\/em>&nbsp;poi in&nbsp;<em>La mia isola \u00e8 Las Vegas<\/em>, cit., pp. 195-200) e firm\u00f2 anche un Manifesto contro la islamofobia, che sarebbe stato presentato poi alla Fundaci\u00f3n de cultura isl\u00e1mica di Madrid il 30 gennaio 2007.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto, era ascoltato, letto e studiato all\u2019estero: nel 2002 tenne un ciclo di conferenze negli Stati Uniti, mentre si avvicendavano convegni e volumi a lui dedicati: Siracusa, Siviglia e tre convegni all\u2019Universit\u00e0 di Valencia per iniziativa di Irene Romera Pintor, traduttrice di opere consoliane. Con il convegno&nbsp;<em>\u00c9thique et \u00e9criture&nbsp;<\/em>tenuto il 25 e 26 ottobre 2002, con la direzione di Dominique Budor (ed. in volume, Parigi 2007), l\u2019Universit\u00e0 Sorbonne di Parigi dedicava per la prima volta un convegno a uno scrittore vivente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2003 l\u2019Universit\u00e0 di Roma \u00abTor Vergata\u00bb gli confer\u00ec la laurea&nbsp;<em>honoris causa&nbsp;<\/em>in lettere: pronunci\u00f2 una&nbsp;<em>lectio magistralis<\/em>&nbsp;(<em>La metrica della memoria<\/em>) che riprendeva una fortunata relazione del 1996<em>.&nbsp;<\/em>Nello stesso anno, dal Minist\u00e8re de la culture et de la communication francese, fu insignito del grado di officier dans l\u2019Ordre des Arts et des lettres. Una seconda laurea&nbsp;<em>honoris causa<\/em>, in filologia moderna, gli venne conferita, insieme con Luigi Meneghello, da parte dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo nel 2007.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre proseguivano le edizioni di romanzi e raccolte di saggi in Europa, negli Stati Uniti e in Canada, a settembre 2004 Consolo inizi\u00f2 a lavorare a una raccolta di racconti, che apparve postuma nel maggio 2012, a pochi mesi dalla morte, con il titolo&nbsp;<em>La mia isola \u00e8 Las Vegas<\/em>, a cura di Nicol\u00f2 Messina. Dichiarava intanto di lavorare al suo ultimo romanzo,&nbsp;<em>Amor sacro e amor profano<\/em>, del quale per\u00f2 nell\u2019Archivio Consolo non sono state rinvenute carte.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2010 Consolo avrebbe dovuto introdurre un\u2019opera di Roberto Saviano (<em>La parola contro la camorra<\/em>, DVD, Torino 2010) ma, risentito per alcune non condivise dichiarazioni letterarie e politiche del giovane autore, ritir\u00f2 il suo testo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre dunque Consolo testimoniava la sua presenza nel segno della denuncia, e spesso del rifiuto, si moltiplicavano le trasposizioni delle sue opere letterarie. Erano transcodificazioni, da intendersi anche come viaggio dei testi, che rispondevano a specifici interessi di un intellettuale sempre attento ai diversi linguaggi artistici, in particolare alla pittura \u2013 che tanto attraversava la sua scrittura \u2013, al teatro e soprattutto al cinema, consumato quest\u2019ultimo come rito collettivo, come rievoca nel racconto-saggio scritto in occasione della proiezione di&nbsp;<em>Nuovo cinema Paradiso&nbsp;<\/em>di Giuseppe Tornatore (<em>Dal buio, la vita<\/em>, in&nbsp;<em>Di qua dal faro,&nbsp;<\/em>cit., pp. 1179-1184). Mentre si arenava il progetto di una riduzione cinematografica dello&nbsp;<em>Spasimo di Palermo<\/em>, proseguivano adattamenti teatrali delle sue opere. Dopo la versione di&nbsp;<em>Retablo<\/em>&nbsp;al teatro stabile di Catania, per la stessa regia di Daniela Ardini, Ugo Ronfani scrisse nel luglio 2010 l\u2019adattamento del&nbsp;<em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, andato in scena a Genova. Al festival di Cannes dello stesso anno venne presentato il progetto cinematografico&nbsp;<em>Vivre ou rien,&nbsp;<\/em>di Maria Agn\u00e8s Viala e Giorgio Arlorio, tratto da&nbsp;<em>Lo spasimo di Palermo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 5 giugno del 2011, nonostante fosse affetto da un tumore in stadio avanzato, Consolo si rec\u00f2 personalmente a Ostana (Cuneo) per ricevere il premio Lenga Maire, dedicato alle scritture in lingue minoritarie. Teneva molto al premio, che riconosceva il suo impegno per far rivivere lingue marginali e in via di estinzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Mor\u00ec poco dopo, a Milano, il 21 gennaio 2012. Rifiutando cerimonie pubbliche in fede alla volont\u00e0 dell\u2019Autore, la moglie Caterina fece celebrare le esequie a Sant\u2019Agata di Militello il 23 gennaio, dove fu seppellito nella cappella di famiglia.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">OPERE<\/h2>\n\n\n\n<p>Gran parte dei volumi editi sono ora raccolti nel \u00abMeridiano\u00bb&nbsp;<em>L\u2019opera completa,&nbsp;<\/em>a cura di G. Turchetta con un profilo di C. Segre, Milano 2015, da cui si cita e cui si rimanda anche per una esaustiva bibliografia degli scritti (che include articoli, saggi in volume, traduzioni, riscritture e altri scritti sparsi), insieme con una dettagliata bibliografia critica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il volume comprende (nell\u2019ordine delle prime edizioni):&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>, Milano 1963;&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, Torino 1976;&nbsp;<em>Lunaria<\/em>, ibid. 1985;&nbsp;<em>Retablo<\/em>, Palermo 1987;<em>&nbsp;Le pietre di Pantalica<\/em>, Milano 1988;&nbsp;<em>Nottetempo, casa per casa<\/em>, ibid. 1992;&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, ibid. 1994;<em>&nbsp;Lo spasimo di Palermo<\/em>, ibid. 1998;&nbsp;<em>Di qua dal faro<\/em>, ibid. 1999.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci si limita qui a segnalare i volumi non inclusi in quella edizione (anche postumi) e i saggi critici citati:&nbsp;<em>Marina a Tindari. Poesie,&nbsp;<\/em>Vercelli 1972; V. Consolo &#8211; N. Rubino,&nbsp;<em>Fra contemplazione e Paradiso. Suggestioni dello Stretto,&nbsp;<\/em>Messina 1988;&nbsp;<em>Catarsi<\/em>, in V. Consolo &#8211; G. Bufalino &#8211; L. Sciascia,&nbsp;<em>Trittico,&nbsp;<\/em>a cura di A. Di Grado &#8211; G. Lazzaro Damuso, Catania 1989;&nbsp;<em>La Sicilia. Passeggiata<\/em>, Torino 1991;&nbsp;<em>Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia<\/em>, Roma 1993;&nbsp;<em>Ner\u00f3 metallic\u00f3<\/em>, Genova 1994; V. Consolo &#8211; M. Nicolao,&nbsp;<em>Il viaggio di Odisseo<\/em>, introd. di M. Corti, Milano 1999;&nbsp;<em>Il Teatro del Sole. Racconti di Natale<\/em>, Novara 1999; V. Consolo &#8211; F. Cassano,&nbsp;<em>Lo sguardo italiano. Rappresentare il Mediterraneo<\/em>, Messina 2000;&nbsp;<em>Oratorio<\/em>, Lecce 2002;&nbsp;<em>Isole dolci del Dio<\/em>, Brescia 2002;&nbsp;<em>Reading and writing the Mediterranean. Essays by V. C.<\/em>, a cura di N. Bouchard &#8211; M. Lollini, Toronto 2006;&nbsp;<em>Il corteo di Dioniso<\/em>, Roma 2009;&nbsp;<em>Pio La Torre, orgoglio di Sicilia<\/em>, Palermo 2009;&nbsp;<em>L\u2019attesa<\/em>, Milano 2010;&nbsp;<em>La mia isola \u00e8 Las Vegas<\/em>, a cura di N. Messina, ibid. 2012;&nbsp;<em>Esercizi di cronaca<\/em>, a cura di S. Grassia, Palermo 2013;<em>&nbsp;Accordi. Poesie inedite di V. C.<\/em>, a cura di F. Zuccarello &#8211; C. Masetta Milone, S. Agata di Militello 2015.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">FONTI E BIBLIOGRAFIA<\/h2>\n\n\n\n<p>M. Sinibaldi,&nbsp;<em>La lingua ritrovata: V. C.<\/em>, in&nbsp;<em>Leggere<\/em>, II (1988), pp. 8-15; C. Segre,&nbsp;<em>Introduzione<\/em>&nbsp;a V. Consolo,&nbsp;<em>Il Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, Milano 1987, pp. V-XVIII (poi in Id.,&nbsp;<em>Intrecci di voci. La polifonia nella letteratura del Novecento<\/em>, Torino 1991, pp. 71-86); F. Di Legami,&nbsp;<em>V. C. La figura e l\u2019opera<\/em>, Marina di Patti 1990;&nbsp;<em>V. C., Nuove Effemeridi<\/em>, VIII (1995\/I), 29 (n. monografico); P. Farinelli,&nbsp;<em>Strategie compositive, motivi e istanze nelle opere di V. C.<\/em>, in&nbsp;<em>Italienisch<\/em>,&nbsp; XXXVII (1997), pp. 38-45; F. Parazzoli,&nbsp;<em>Il gioco del mondo<\/em>,&nbsp;<em>dialoghi sulla vita, i sogni, le memorie<\/em>, Cinisello Balsamo 1998, pp. 21-33; G. Traina,&nbsp;<em>V. C.,&nbsp;<\/em>Fiesole 2001; E. Papa,&nbsp;<em>V. C.<\/em>, in&nbsp;<em>Belfagor<\/em>, LVIII (2003), 2, pp. 179-198;&nbsp;<em>Per V. C<\/em>.,&nbsp;<em>Atti delle giornate di studio\u2026 2003<\/em>, a cura di E. Papa, San Cesario di Lecce 2004;&nbsp;<em>Leggere V. C. &#8211; Llegir V. C.<\/em>, a cura di M.A. Cuevas, in&nbsp;<em>Quaderns d\u2019Itali\u00e0<\/em>, X (2005), pp. 5-132;&nbsp;<em>\u00abLunaria\u00bb vent\u2019anni dopo<\/em>, a cura di I. Romera Pintor, Valencia 2006;&nbsp;<em>La parola scritta e pronunciata. Nuovi saggi sulla narrativa di V. C.<\/em>, a cura di G. Adamo, San Cesario di Lecce 2006;&nbsp;&nbsp;<em>V. C. \u00c9thique et \u00e9criture, Atti del Convegno\u2026 2002<\/em>, a cura di D. Budor, Paris 2007; L. Terrusi,&nbsp;<em>L\u2019onomastica nel \u00abSorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb di V. C.<\/em>, in&nbsp;<em>Il Nome del testo<\/em>, XIV (2012), pp. 55-63.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/CCI_000012.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"588\" height=\"831\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/CCI_000012.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3162\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/CCI_000012.jpg 588w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/CCI_000012-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 588px) 100vw, 588px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paola Villani Sesto di otto figli, nacque a Sant&#8217;Agata di Militello (Messina) &nbsp;il 18 febbraio 1933, da Calogero (1898-1962) e Maria Giallombardo (1900-88). Il padre, commerciante alimentare e poi piccolo imprenditore con la nascita della ditta \u2018Fratelli Consolo Cereali\u2019 nel 1939, trasmise al figlio i tratti di un\u2019etica rigorosa, dimostrata anche contro la mafia, la &hellip; <a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3547\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">CONSOLO, Vincenzo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[852,1809,336,318,246,23,77,364,634,1382,1976,644,1980,17,202,493,101,200,208,1982,1978,35,119,32,1977,357,90,624,1428,474,57,1383,152,20,1975,38,1981,1598,637,459,196,1794,1979,1167],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3547"}],"collection":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3547"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3547\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3548,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3547\/revisions\/3548"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3547"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3547"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3547"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}