{"id":3266,"date":"1993-11-14T14:57:00","date_gmt":"1993-11-14T14:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3266"},"modified":"2023-11-14T16:46:09","modified_gmt":"2023-11-14T16:46:09","slug":"fuga-dalletna-la-memoria","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3266","title":{"rendered":"Fuga dall&#8217;Etna. La Memoria."},"content":{"rendered":"\n<p>II. La memoria<\/p>\n\n\n\n<p><em>Spesso la ricezione di un&#8217;opera d&#8217;arte passa attraverso dei filtri letterari, e nel caso del ritratto di Antonello da Messina un filtro importante \u00e8 stato, per la nostra generazione, senz&#8217;altro il suo libro. Tra l&#8217;altro, l&#8217;impressione che si ha nel vedere l&#8217;ignoto del quadro \u00e8 che le somigli molto. Quale \u00e8 stato il suo rapporto con il ritratto di Antonello, quando lo ha visto per la prima volta? E come ha immaginato le sue vicissitudini: si tratta di una fantasia che risale all&#8217;infanzia, all&#8217;adolescenza, o ha pi\u00f9 a che fare con un&#8217;esperienza di maturit\u00e0?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho visto quel quadro in anni lontani, non riesco a ricordare quando. Da ragazzino, certo. Lo vidi poggiato su un cavalletto, senza cornice, vicino a una finestra, illuminato dalla luce solare. Mi sembr\u00f2 un quadro grande, e invece \u00e8 di piccole dimensioni, 30&#215;25 (adesso sembra pi\u00f9 piccolo, ed \u00e8 diventato quasi invisibile per ragioni di sicurezza \u00e8 stato relegato in un angolo, distante da chi guarda, imprigionato dietro un vetro che fa da specchio e schiacciato da una mostruosa cornice aggettante). Il personaggio effigiato mi appari familiare e insieme lontano, enigmatico. Era uno che \u00absomigliava\u00bb a tante persone che avevo conosciuto o che mi vedevo intorno. Quegli occhi, quel sorriso ironico, quella forza realistica, concreta dell&#8217;aspetto<br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/118616734_10222688004018970_7460858424537512877_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"808\" height=\"960\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/118616734_10222688004018970_7460858424537512877_n.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3151\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/118616734_10222688004018970_7460858424537512877_n.jpg 808w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/118616734_10222688004018970_7460858424537512877_n-253x300.jpg 253w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/118616734_10222688004018970_7460858424537512877_n-768x912.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 808px) 100vw, 808px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>(Cesare Brandi dice che ha la consistenza di un cristallo), rappresentava certo l&#8217;archetipo dell&#8217;uomo siciliano, con tutte le componenti etniche e culturali dietro, giunto, dopo la tempesta della giovinezza o la precariet\u00e0 sociale, alla sicurezza della maturit\u00e0, della cultura e del censo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando cominciai a scrivere il romanzo, il quadro si caric\u00f2 di vari significati, fra cui questo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viaggio del Ritratto d&#8217;ignoto, nel simbolico tracciato di un triangolo avente per vertici Messina, Lipari a Cefal\u00f9 voleva dire: un&#8217;altissima espressione di cultura e di arte sbocciata, per mano del magnifico Antonello, in una citt\u00e0 fortemente strutturata dal punto di vista storico qual era Messina nel XV secolo, cacciata per il terremoto abbattutosi sulla citt\u00e0 dello Stretto distruggendola, cacciata in quel cuore della natura qual \u00e8 un&#8217;isola vulcanica come Lipari, scoperta da un uomo sapiente e appassionato come il barone di Mandralisca, viene infine salvata e riportata nella sicurezza di Cefal\u00f9, preambolo, porta del gran mondo palermitano. E non questo, tra terremoti, maremoti, eruzioni di vulcani, perdite, regressioni, passaggi perigliosi tra gli scogli di Scilla&nbsp; e Cariddi, il viaggio, il cammino tormentoso della civilt\u00e0?<br>Tornava nel libro l\u2019essermi trovato alla confluenza di due mondi siciliani, all\u2019 incrocio della &nbsp;natura e della storia. E ho voluto rappresentare questo movimento, questo arrivare dal mare e approdare alla terra, dall&#8217;esistenza alla storia (c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 volte nel romanzo l&#8217;arrivo in porto di un veliero).<\/p>\n\n\n\n<p>Il movimento poi, verticalmente, dal basso verso l&#8217;alto, \u00e8 simboleggiato dal carcere a forma di chiocciola, di spirale, dalle scritte che i carcerati hanno lasciato col carbone sulle pareti: in una progressiva e ascendente presa di coscienza sociale e politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha un altro significato ancora quel ritratto, che molto bene ha colto Sciascia. \u00abQuesto libro \u00e8 la storia di un parricidio\u00bb ha detto, riferendosi allo sfregio che il ritratto ha sulle labbra (mi pare che sia Sklovskij a dire che la storia della letteratura \u00e8 una storia di parricidi). Lo sfregio \u00e8 fatto da un personaggio, Catena Carnevale, che appare in limine, nell&#8217;Antefatto, ma che muove tutto il racconto, tutta l&#8217;azione. La ragazza, un&#8217;intellettuale, figlia dello speziale di Lipari, sfregia l&#8217;uomo del ritratto al quale perfettamente somiglia il fidanzato, Giovanni Interdonato, fuoruscito, clandestino per ragioni politiche, indignata perch\u00e9 la \u00abrivoluzione\u00bb tarda a venire. All&#8217;uomo del ritratto somigliano anche il vescovo, il capo della polizia, lo stesso barone Mandrali-sca.. Non somigliano invece i cavatori di pomice o i contadini rivoltosi di Alcara. Il gioco delle somiglianze, circolare e chiuso, col ritratto vuol dire che dalla ragione si pu\u00f2 uscire dall\u2019 alto con il disordine e il furore della fantasia creatrice. La faccia contrapposta di Catena \u00e8 quella dell&#8217;eremita allucinato, simbolo dell&#8217;uscita dal basso per disgregazione della ragione, per annientamento.<\/p>\n\n\n\n<p><em>L&#8217;aspetto saliente del libro, da un punto di vista meno formale, \u00e8 che per la prima volta viene scritto un romanzo storico il cui tema centrale \u00e8 proprio la messa in questione della storia, la ricerca di una nuova scrittura della storia. E tutto ci\u00f2 viene ottenuto mediante un montaggio fra i capitoli di invenzione, che pure parlano di personaggi storici, e i documenti posti in appendice, straniati dal contesto per creare un mutuo dialogo fra queste varie visioni del mon-do. Il che \u00e8 anche un modo di dire che non esiste una storia, ma che le storie possono essere tante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Anche la storiografia non ha pi\u00f9 ormai da parecchio tempo la presunzione di descrivere fatti oggettivi, ma cerca di far interagire diverse prospettive nel tentativo di darne una ricostruzione attendibile. Eppure, nel libro, c&#8217;\u00e8 una sorta di sfiducia nella possibilit\u00e0 di avvicinarsi al verosimile, se non al vero, anche attraverso questo metodo: alla fine si ricorre alla \u00abtan-gente\u00bb utopica, all&#8217;affermazione della speranza che i protagonisti della storia, soprattutto quelli dei cet! subalterni, trovino da soli le parole per raccontarsi.<br>C&#8217;\u00e8, perci\u00f2, una contraddizione tra il tentativo di altissima mediazione intellettuale e il ricorso alla speranza in una immediatezza espressiva, che appare come una caduta un po&#8217; demagogica&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quello non \u00e8 il pensiero dell&#8217;autore, ma del Mandralisca, dell&#8217;intellettuale che cerca di scaricarsi la coscienza, di alleviare i sensi di colpa donando il suo patrimonio al popolo di Cefal\u00f9, nella speranza che le nuove generazioni \u00abpossano scrivere da s\u00e9 la storia\u00bb. Certo, questa soluzione \u00e8 ingenua, se non demagogica. A parte il fatto che gli acculturati quasi sempre fatalmente, passano dall&#8217;altra parte&#8230; Ma lasciamo andare questi discorsi pericolosi. Il punto \u00e8 la responsabilit\u00e0 di chi ha il potere della scrittura (parliamo ancora dell&#8217;arcaica scrittura. Pensiamo alla pericolosit\u00e0 di chi ha oggi in mano il potere dei media, di giornali e della televisione). Dire che quelli che non &nbsp;hanno questo potere sono le vittime,sono quelli che pi\u00f9 soffrono l\u2019ingiustizia, pu\u00f2 sembrare populista. S\u00ec, questo \u00e8 il rischio, ma io l&#8217;ho affrontato mettendo in scena nel romanzo mille dubbi. <br><br><em>Piazza Armerina il 5 giugno 1966<\/em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1141\" class=\"wp-image-3267\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000027.jpg\" alt=\"\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000027.jpg 1143w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000027-210x300.jpg 210w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000027-718x1024.jpg 718w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000027-768x1095.jpg 768w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000027-1077x1536.jpg 1077w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>Il libro \u00e8 scritto nella prima parte in forma parodistica, mimetica, sarcastica se si vuole, quindi in negativo: faccio il verso a un erudito dell&#8217;Ottocento recluso nella sua mania antiquaria, che scrive i suoi saggi scientifici, che si occupa di malacologia, una materia quanto mai curiosa, eccentrica. L&#8217;erudito cozza suo malgrado contro la storia e entra in crisi: si trova davanti a un massacro, ed essendo un uomo di coscienza, non cinico, perora la causa dei rivoltosi che stanno per essere condannati a morte, scrive lettere al presidente del tribunale, Giovanni Interdonato. Questo \u00e8 un espediente per un cambio di persona o di voce. L&#8217;altro scarto o frattura totale arriva alla fine, con le scritte sul muro del carcere. Naturalmente, nel primo cambio di voce, la scrittura non \u00e8 pi\u00f9 parodistica, cambia segno, si fa positiva, di adesione dell&#8217;autore alla voce del personaggio (\u00e8 il gioco ambiguo della letteratura). La struttura del romanzo \u00e8 spezzata. Non ho voluto scrivere il romanzo storico di matrice ottocentesca, compiuto, rotondo, sapienziale o pedagogico, d&#8217;intrattenimento o di consolazione (avrei contraddetto i presupposti da cui ero partito). Ho fatto cos\u00ec vedere l&#8217;ordito che sta sotto l&#8217;invenzione letteraria, ho esibito, fra un episodio e un altro, dei documenti storici. Ho tolto insomma i colori all&#8217;affresco (e quello storico, per la distanza temporale, come dice Leopardi, \u00e8 quanto mai seducente).<\/p>\n\n\n\n<p><em>Finora abbiamo girato attorno ad un nome, tra quelli che \u00e8 possibile intravedere dietro la sua scrittura, e che non \u00e8 siciliano, ma milanese, e cio\u00e8 Manzoni. Qual \u00e8 il suo rapporto, se c&#8217;\u00e8, con Manzoni! Perch\u00e9 le parole che lei ha usato sono quasi una filigrana manzoniana: il palinsesto, l\u2019erudito, l\u2019ironia e insieme il rapporto-scontro tra la realt\u00e0 dello scritto e quella della storia, e poi la storia intesa come problema, come dramma. Siamo d&#8217;accordo sul suo rapporto con i siciliani, e anche forse con Gadda e Pasolini, ma Manzoni come lo sente?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si sa, Manzoni \u00e8 il nome fondamentale sacramentale forse dovrei dire, della letteratura italiana moderna, del romanzo storico. E noi scrittori siciliani, \u00abinclini\u00bb alla storia, troviamo in Manzoni paternit\u00e0 e sostegno. Nel Manzoni dei Promessi sposi e della Colonna infame, quello della necessit\u00e0 della storia, prima della narrazione e soprattutto quello della necessit\u00e0 della metafora. Nell&#8217;adolescenza avevo letto altri autori, D&#8217;Azeglio, Guerrazzi, Grossi, il siciliano Luigi Natoli, i cui romanzi, privi di metafora, e di tante altre cose, erano solo delle ponderose e soporifere storie romanzate. La lezione del Manzoni \u00e8 proprio la metafora. Ci siamo sempre chiesti perch\u00e9 abbia ambientato il suo romanzo nel Seicento e non nell&#8217;Ottocento. Oltre che per il rovello per la giustizia, proprio per dare distanza alla sua inarrestabile metafora. L&#8217;Italia del Manzoni sembra davvero eterna, inestinguibile.<br>Dopo il Sorriso, ho continuato a scrivere romanzi storici (ne sento sempre pi\u00f9 la necessit\u00e0).<br>L&#8217;ultimo, Nottetempo, casa per casa, \u00e8 ambientato negli anni venti, che mi sembrano terribilmente somiglianti a questi che stiamo vivendo, anni di crisi ideologica e politica, di neo-metafisiche, di chiusure particolaristiche, di scontri etnici, di teocrazie, integralismi&#8230;<br>Il sorriso e Nottetempo formano un dittico.<br>Ho sottolineato questo legame fra loro non solo con il luogo dell&#8217;azione, Cefal\u00f9, ma anche con altri segni. Gli incipit dei due racconti cominciano con la congiunzione \u00abe\u00bb; il primo si apre con un&#8217;aurora, col sorgere del sole; il secondo con un notturno, col sorgere della luna. Nel primo ho voluto insomma raccontare la nascita di un utopia politica, della speranza di un nuovo asseto sociale; nel secondo, il crollo di quella speranza, la follia degli uomini e la follia della storia, il dolore e la fuga. Il protagonista, Pietro Marano, fugge dalla Sicilia, dal caos, dal fascismo che arriva (fugge da Milano, da Palermo), da un tempo atroce e allarmante.<br>Ho studiato gli anni venti, soprattutto in Sicilia, su libri, riviste, su un giornale che si stampava a Cefal\u00f9, \u00abL&#8217;idea\u00bb. Mi sono imbattuto, in quel paese, in personaggi veri, storici, interessanti, fra cui il mago satanista inglese Aleister Crowley, e li ho fatti muovere insieme a personaggi di invenzione, come sempre avviene nei romanzi storici. Del resto Manzoni nel suo famoso saggio sul romanzo storico chiarisce bene il concetto: sono i personaggi della storia che vanno insieme, camminano insieme ai personaggi di invenzione letteraria, e corrispondono e somigliano gli uni agli altri. Tutti devono avere la luce del loro tempo, e insieme devono riflettere il nostro.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tornando al Sorriso dell&#8217;ignoto marinaio, questo ragionare da letterati sulla storia ha una precisa contestualizzazione, nel senso che avviene all&#8217;inizio degli anni settanta quando trova altri momenti di espressione letteraria, per esempio nel romanzo alla Morante. Naturalmente la storia di cui lei parla \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 della storiografia, della storia quale disciplina, \u00e8 una specie di controaltare denso e composito di quello che \u00e8 il portato delle forme razionali della cultura, \u00e8 la storia come rappresentazione complessiva che gli intellettuali danno di un mondo e dei suoi poteri. Qui forse c&#8217;\u00e8 qualche punto di vicinanza con la Morante, nonostante le differenze che vi separano, e sarebbe interessante sentire da lei quale era il clima degli anni settanta rispetto a questo tema.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho trovato allora interessanti le teorie messe in campo dal Gruppo 47 tedesco, quello di Enzensberger, di Kluge, di altri. I tedeschi venivano da un&#8217;esperienza tremenda, quella del nazismo e dei campi di sterminio, e in Germania era in atto una sorta di rimozione di quella grande colpa che li schiacciava, che non li faceva vivere. Il Gruppo 47 voleva ostinatamente ricordare quello che era successo attraverso la storiografia, additare le colpe, parlarne, invece di seppellire tutto, nel tentativo di provocare una sorta di catarsi collettiva. Ci sono ad esempio due libri di Alexander Kluge, Descrizione di una battaglia e Biografie, di un realismo freddo, lucido, di puntigliosa scientifica documentazione che lasciano Senza fiato. Di quella logicit\u00e0 spietata che spesso hanno i tedeschi. Quegli scrittori per me (non ridano i germanisti) si possono dividere in pasticceri (G\u00fcnther Grass, ad esempio, altri espressionisti) e in analisti. Kluge, Schmidt, Johnson, Enzensberger appartengono a questa seconda categoria. Quello della Morante non \u00e8 un romanzo storico-metaforico, piuttosto \u00e8 una rivisitazione della storia narrata attraverso una sotto-storia, quella dei vinti, degli umili. I capitoli si aprono con la storiografia ufficiale e quindi, in opposizione, l&#8217;autrice racconta la storia ignota degli innocenti, degli emarginati, delle vittime. La storia \u00e8 mossa dalla piet\u00e0, dall&#8217;amore per gli umili, gli indifesi, per quelli che hanno pagato pi\u00f9 di tutti per il fascismo e per la guerra. Ricordate il vecchio Brecht? \u00ab&#8230;Roma la grande \/ \u00e8 piena d&#8217;archi di trionfo. Su chi \/ trionfarono i Cesari?&#8230; \/ Ogni dieci anni un grand&#8217;uomo. \/ Chi ne pag\u00f2 le spese?\u2026\u00bb.<br>Per me c&#8217;era l&#8217;esigenza della metafora, l&#8217;esigenza cio\u00e8 di rappresentare gli anni settanta attraverso lo schema storico.<br>Credo sempre pi\u00f9 alla necessit\u00e0 e alla validit\u00e0 di quella scelta, della scelta cio\u00e8 del romanzo storico, che vuol dire critico, vuol dire ideologico, per le ragioni cui sopra ho accennato, che sono interne alla letteratura, di ordine diciamo estetico, ma anche, soprattutto, per ragioni di ordine etico. Il pi\u00f9 grande romanzo della civilt\u00e0 occidentale, l&#8217;Odissea, \u00e8 diviso in due parti: la Telemachia e l&#8217;Odisssea vera e propria. La prima \u00e8 narrata in terza persona \u00e8 quello il romanzo d&#8217;iniziazione, di formazione); la seconda parte \u00e8 narrata in prima persona.<br><br>Il passaggio dalla terza alla prima persona, dal racconto oggettivo al soggettivo, avviene nella terra dei Feaci, quando il re Alcinoo invita l&#8217;ignoto naufrago a dire chi \u00e8 e da dove viene.<br>\u00abIo sono il figlio di Laerte, Ulisse, \/ tra gli uomini famoso per le astuzie; \/ la mia gloria va fino al cielo. \/ Abito nella chiara Itaca&#8230;\u00bb risponde l&#8217;eroe (cito nella bella traduzione di Giovanna Bemporad). E comincia quindi un lungo flash back, un racconto quasi onirico, fantastico, che si svolge in mare, dal momento che le navi hanno doppiato il capo Malea, un racconto di mostri, giganti, sirene, maghe, maliarde, di oblii, metamorfosi, tempeste, perdite, follia e morte. Sembra, quello di Ulisse, un racconto di tipo psicoanalitico, in cui il narratore fa riemergere dalla profondit\u00e0 del mare o della sua coscienza tutti i mostri che si portava dentro, i mostri generati dai suoi rimorsi. Ulisse infatti era il pi\u00f9 colpevole degli eroi greci, perch\u00e9 il pi\u00f9 astuto e il pi\u00f9 consapevole, il pi\u00f9 umano (Agamennone pagher\u00e0 con la morte e con la maledizione nella sua stirpe la grande colpa iniziale). Ulisse aveva inventato la macchina sleale, il cavallo di legno che aveva determinato La sconfitta dei Troiani, aveva seminato morte e distruzione. Ulisse dunque si porta dentro questa grande colpa e compie un viaggio di dolore e di espiazione.<br>Finito il racconto in prima persona, soggettivo, riprende quello in terza persona. Ulisse raggiunger\u00e0, con la nave dei Feaci, Itaca, dove, per ritrovare l&#8217;armonia perduta, riprendere il suo posto familiare e sociale, dovr\u00e0 combattere i nemici reali, i Proci.<br>Ecco, credo che nel nostro tempo, i mostri individuali, del nostro subconscio, sono emersi dagli abissi, si sono oggettivizzati, sono diventati mostri reali. Dopo Hiroshima e Auschwitz, dopo Stalin e Sarajevo, dopo tutti gli orrori di oggi, quei mostri profetizzati da Kafka o da Musil, da Eliot, da Joyce o da Pirandello, sono diventati mostri della storia. Questi mostri credo che la letteratura, il romanzo abbia oggi l&#8217;obbligo di affrontare. Altrimenti \u00e8 alienazione, fuga, colpevole assenza, se non complicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Anche per questo, per questa sostanza metaforica, si \u00e8 parlato, a proposito della sua prosa, di un carattere teatrale, che del resto appartiene molto anche alla tradizione siciliana. Retablo, il romanzo successivo al Sorriso dell&#8217;ignoto marinaio, \u00e8 la dimostrazione lampante di questa dimensione teatrale della sua scrittura, della composizione per quadri, di una propensione a scomporre l&#8217;unit\u00e0 della scena.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 che a quella teatrale, credo che appartenga alla tradizione della narrazione orale. La narrazione epica dell&#8217;antica Grecia era orale. Ma anche nella tradizione araba, passata poi in Sicilia, la narrazione era orale. Nei romanzi di Tahar Ben Jelloun, in Creatura di sabbia, Notte fatale e nell&#8217;ultimo, A occhi bassi, ci sono sempre personaggi che in traduzione vengono chiamati cantastorie ma che in effetti sono contastorie, narratori orali che narravano nelle piazze (ancora ci sono nella piazza Jama el Fna di Marrakesh), come in Sicilia, fino a pochi anni fa quelli che narravano dei Paladini di Francia. I poemi narrativi credo che siano nati cos\u00ec, dall&#8217;oralit\u00e0, avevano bisogno di un ritmo, proprio per un fatto mnemonico. Nella tradizione araba c&#8217;\u00e8 uno stile che si chiama makamet, che consiste in una sorta di prosa ritmica, nata per ragioni pedagogiche. Nella mia scrittura c&#8217;\u00e8 uno slittare della prosa verso un ritmo poetico.<br>Sento la necessit\u00e0 di far questo perch\u00e9 credo che la lingua della narrativa ha bisogno di \u00abrisacralizzarsi\u00bb (non solo, certo, attraverso l&#8217;espediente esterno del ritmo), di ritrovare dignit\u00e0. La lingua oggi \u00e8 talmente privata di identit\u00e0, talmente appiattita, quotidianamente incenerita dai media, che \u00e8 terribilmente difficile trovare una lingua per narrare. D&#8217;altra parte in Italia non c&#8217;\u00e8 una grande tradizione di lingua narrativa. La nostra vera tradizione \u00e8 quella dei poemi narrativi, popolari o aulici come l&#8217;Orlando furioso o la Gerusalemme liberata Gli scrittori italiani hanno dovuto sempre andare all&#8217;estero per poter scrivere in prosa, da Manzoni a Calvino, a Sciascia, mutuare cio\u00e8 la loro dalla prosa francese o adottare una sorta di koin\u00e9 funzionale di tipo transnazionale come Pirandello o Moravia. Penso che quando uno scrittore ha scoperto qualcosa di nuovo, di importante e ha urgenza di comunicarlo, allora la lingua diventa strumento del messaggio. Pirandello ha fatto questo, Svevo&#8230; Altrimenti, per rimanere nel campo letterario, si ha l&#8217;obbligo dello stile.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Volevo chiederle qualcosa proprio a proposito della lingua. Leggendo i suoi romanzi, ho sempre avuto la sensazione che si trattasse di un lingua quasi completamente inventata. Mi dicevo: adesso vado a vedere sul Devoto-Oli se esiste questa parola e sono quasi certa di non trovarla. Devo dire che non ho mai tentato questa ricerca, per\u00f2 mi piaceva molto quest&#8217;idea&#8230; e immagino anche che sia difficile per lei rispondere alla domanda che sto per farle perch\u00e9 \u00e8 difficile razionalizzare il processo attraverso il quale nasce questa creazione, questa invenzione della lin-gua. Lei ha parlato di memoria storica, cio\u00e8 della necessit\u00e0 per chi scrive, soprattutto per chi scrive romanzi storici, di fare una ricerca storica sull&#8217;ambien-te, il contesto, la situazione, i personaggi di cui si tratta; ha parlato anche di una memoria personale, di una lingua che evidentemente deriva da una formazione personale, familiare. Credo che per quanto la riguarda ci sia di mezzo anche il dialetto, il dialetto siciliano: ecco, l&#8217;alchimia di tutto questo come succede, come nasce?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>No, le parole non si trovano nel Devoto-Oli n\u00e9 nel Fanfani o nel Tommaseo. Non sono per\u00f2 parole inventate, ma reperite, ritrovate. Le trovo nella mia memoria, nel mio patrimonio linguistico, ma sono frutto anche di mie ricerche, di miei scavi storico-lessicali. Sin dal primo libro sono partito da una estremit\u00e0 linguistica, mi sono collocato, come narrante, in un&#8217;isola linguistica, in una colonia lombarda di Sicilia, San Fratello, dove si parla un antico dialetto, il gallo-italico. \u00c8 quella particolarit\u00e0 storico-linguistica avvertita da Sciascia.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa cifra linguistica estrema mi ha accompagnato poi negli altri libri, nel Sorriso, in Lunaria\u2026 C&#8217;\u00e8 un racconto ne Le pietre di Pantalica intitolato I linguaggi del bosco, in cui metto a fuoco proprio la mia \u00abideologia\u00bb linguistica.<br>Quelle parole, irreperibili nei vocabolari italiani, hanno per\u00f2 una loro storia, una loro dignit\u00e0 filologica: la loro etimologia la si pu\u00f2 trovare nel greco, nell&#8217;arabo, nel francese, nello spagnolo&#8230;<br>Quei materiali lessicali li utilizzo per una mia organizzazione di suoni oltre che di significati.<br>Faccio qualche esempio. Nel Sorriso, di avvoltoi che si librano sopra cadaveri, dopo una strage, dico che stavano \u00abarraggiati in cielo a volteggiare\u00bb. Arraggiati voleva significare a forma di raggiera e insieme arrabbiati, famelici. In Nottetempo la sorella del protagonista, Lucia, ha un attacco di follia durante una gita a B\u00e0ida, un villaggio sopra Palermo. B\u00e0ida in arabo significa bianca, di bianco era vestita a sua volta la ragazza, cio\u00e8 del colore-simbolo della follia. Superata la barriera sonora, quella sorta di ron ron ruffiano, credo che il lettore potrebbe essere stimolato a scoprire questi significati nascosti.<br><br>Vincenzo Consolo<br>Fuga dall\u2019Etna&nbsp;<em>Donzelli Editore, Roma 1993<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000026.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"660\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000026-660x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3252\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000026-660x1024.jpg 660w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000026-193x300.jpg 193w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000026-768x1192.jpg 768w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000026-990x1536.jpg 990w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000026-1320x2048.jpg 1320w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/CCI_000026.jpg 1403w\" sizes=\"(max-width: 660px) 100vw, 660px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>II. La memoria Spesso la ricezione di un&#8217;opera d&#8217;arte passa attraverso dei filtri letterari, e nel caso del ritratto di Antonello da Messina un filtro importante \u00e8 stato, per la nostra generazione, senz&#8217;altro il suo libro. Tra l&#8217;altro, l&#8217;impressione che si ha nel vedere l&#8217;ignoto del quadro \u00e8 che le somigli molto. Quale \u00e8 stato &hellip; <a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3266\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Fuga dall&#8217;Etna. La Memoria.<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,3],"tags":[622,1310,86,336,362,84,318,246,23,77,965,1382,58,215,681,202,46,1831,1309,200,1256,1644,43,35,19,32,73,90,99,57,1383,1830,187,20,38,83,491,1448,1608,957,745,459,1807,29,59,1833,709,18],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3266"}],"collection":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3266"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3266\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3270,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3266\/revisions\/3270"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3266"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3266"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3266"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}