{"id":2993,"date":"2020-09-01T08:15:31","date_gmt":"2020-09-01T08:15:31","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2993"},"modified":"2023-04-17T08:33:32","modified_gmt":"2023-04-17T08:33:32","slug":"lo-spasimo-di-palermo-fra-crisi-e-memoria","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2993","title":{"rendered":"LO SPASIMO DI PALERMO FRA CRISI E MEMORIA"},"content":{"rendered":"\n<p><br><em>Cinzia Gallo <\/em><br><em>Universit\u00e0 di Catania<\/em> <br><br>Riassunto Lo Spasimo di Palermo \u00e8 esempio di una crisi che ha ripercussioni nella forma espressiva: da una parte, emerge la consapevolezza che \u00absul ciglio dell\u2019abisso la parola si raggela, si fa [\u2026] simbolo sfuggente\u00bb, dall\u2019altra il romanzo appare un \u00abgenere scaduto, corrotto, impraticabile\u00bb. Il conflitto generazionale fra Chino e Mauro rientra pure in quest\u2019ambito. Da qui derivano varie soluzioni che portano al \u00abpoema narrativo\u00bb di Consolo e testimoniano il disorientamento prevalente: accumuli paratattici, metafore, figure retoriche, figure del discorso. Le suggestioni pittoriche trovano il loro centro nello Spasimo di Sicilia di Raffaello, simbolo di una sofferenza che da Palermo arriva alla Sicilia e a tutto il mondo, mentre gli spazi hanno una grande importanza e mostrano la perdita della memoria storica, responsabile della crisi. <br><br>    <em> Consolo, crisi, memoria, storia Secondo Ugo Dotti,<\/em><br><br> Lo Spasimo di Palermo \u00e8 caratterizzato dal \u00abcontrapporsi di storia a memoria, nel vano bisogno di conforto che il . 8 ricordo potrebbe dare e che suscita al contrario un cocente sentimento di patimento, di sconfitta, di spasimo\u00bb (Dotti, 2012, 315). Dunque, uno stretto nesso fra storia, crisi e memoria percorre l\u2019intero testo, anche se esso \u00e8, innanzitutto, specchio di una crisi, sia collettiva che individuale. Consolo presenta non solo \u00abil fallimento della generazione del dopoguerra nel creare una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 civile\u00bb (O\u2019Connell, 2008, 173), per cui terrorismo e mafia risultano uniti \u00abin un clima da fine dei tempi, che nega la storia\u00bb (Donnarumma, 2011, 446), ma anche la sconfitta di Chino, padre e scrittore. Da ci\u00f2 l\u2019impossibilit\u00e0 di narrare, cio\u00e8 di utilizzare i tradizionali mezzi espressivi. Raccontare \u00e8 per\u00f2 necessario, come attestano le due battute del Prometeo incatenato di Eschilo poste in epigrafe: \u00abRivela tutto, grida il tuo racconto\u2026 \/ Il racconto \u00e8 dolore, ma anche il silenzio \u00e8 dolore\u00bb (Consolo, 1998, 7). Quest\u2019urgenza di dire si realizza subito tramite la letteratura, come nella conclusione di Nottetempo, casa per casa, in cui essa appare \u00abultima consolazione [\u2026] e ultima possibilit\u00e0 di spiegazione del \u201cdolore\u201d del mondo\u00bb (Luperini, 1999, 166). Lo stesso Consolo chiarisce: \u00ab[\u2026] \u00e8 caduta la fiducia nella comunicazione, nella possibilit\u00e0 [\u2026] della funzione sociale, politica della scrittura. Non rimane [&#8230;] che l\u2019urlo o il pianto, o l\u2019unica forza oppositiva alla dura e sorda notte, la forza della poesia\u00bb (Consolo, 1993, 58). Il gioco citazionistico \u00e8, quindi, subito in primo piano: l\u2019iniziale \u00abAllora tu, [\u2026] ed io\u00bb (Consolo, 1998, 9), con cui il narratore si rivolge a Chino, \u00e8 stato collegato da O\u2019Connell (2008, 181) al celebre verso di Eliot \u00abLet us go then \u2013 you and I\u00bb, con cui, peraltro, si chiude il quinto capitolo. Un\u2019altra citazione eliotiana (\u00abIn my beginning is my end\u00bb [Consolo, 1998, 9]), rimandando al consueto simbolo consoliano della chiocciola, della spirale, rileva invece l\u2019importanza della memoria, necessaria per recuperare un\u2019identit\u00e0 veicolata dai nomi (\u00abil nome tuo d\u2019un tempo, il punto di partenza\u00bb [Consolo, 1998, 9]), di cui Consolo sottolinea spesso l\u2019importanza come segno identitario. Queste citazioni forniscono subito una prima chiave di lettura, in quanto Eliot utilizza termini spesso non uniti fra loro da legami logici, alterna espressioni auliche con altre colloquiali, mescola svariate lingue, rappresentando cos\u00ec la crisi esistenziale dell\u2019uomo: similmente si comporta Consolo. Anche nel nostro testo, comunque, il narrare significa \u00abrappresentare il mondo, cio\u00e8 ricrearne un altro sulla carta\u00bb (Consolo, 2012, 92), che \u00abassolva la tua pena, il tuo smarrimento\u00bb (Consolo, 1998,10). Questi stati d\u2019animo, gi\u00e0 nel primo capitolo, sono rapportati da Chino, giunto a Parigi per incontrare il figlio, con la parola che \u00absi fa suono fermo, [&#8230;] simbolo sfuggente\u00bb (Consolo, 1998, 12). Egli, dunque, respinge come false la lingua accademica (\u00abStendono prose piane i professori, [&#8230;] decorano le accademiche palandre di placche luccicanti\u00bb [Consolo, 1998, 12]) e quella giornalistica (\u00abNul n\u2019\u00e9chappe d\u00e9cid\u00e9ment, au journalisme ou voudrait-il\u2026\u00bb [Consolo, 1998, 12]), e nega il potere evocativo del linguaggio: se dapprima, infatti, il prete oppone alla forza delle armi quella delle parole (Giacomo &#8211; Marcellesi, 2004, 73-74), quando chiede, all\u2019inizio dei bombardamenti, \u00abdi cantare l\u2019aria con parole senza senso\u00bb (Consolo, 1998, 14), queste, poi, non servono a disincantare una \u00abtrovatura\u00bb (Consolo, 1998, 19). Tornano in mente a Chino, invece, termini legati ad epoche passate (\u00abIl maggiore parl\u00f2 in un modo che credeva ancora di quel luogo\u00bb [Consolo, 1998, 13]). Per Consolo, difatti, \u00abla vera scrittura [\u2026] poggia sulla memoria letteraria soprattutto\u00bb (Consolo, 2006, 71 &#8211; 72). O\u2019Connell l\u2019ha definita \u00abun ricco mosaico di intertestualit\u00e0, le cui tessere sono fatte di testi sia antichi sia moderni\u00bb, in quanto pone accanto \u00ablinguaggi e dialetti diversi e spesso stridenti tra di loro\u00bb, oscillando \u00abtra registro alto e basso\u00bb (O\u2019Connell, 2008, 164). Nei primi due capitoli, alcuni termini dialettali o colloquiali (\u00abanciove\u00bb [Consolo, 1998,15]; \u00abcaruso\u00bb, \u00abscarparo\u00bb [Consolo, 1998, 26]; \u00abbuatta\u00bb [Consolo, 1998, 32]; \u00aba forma di lasagne\u00bb [Consolo, 1998, 25]) coesistono, dunque, con altri pi\u00f9 elevati, o desueti, formando uno strano impasto linguistico, espressione dello smarrimento in cui vive Chino nel tentativo di superare i fantasmi del passato. Lo stesso Consolo ha dichiarato, in un\u2019intervista: \u00absono stato [\u2026] sperimentatore, senza per\u00f2 arrivare all\u2019estensione linguistica e alla straordinaria polifonia gaddiana, ma operando verticalmente, nel senso di riportare in superficie, [\u2026] parole e strutture di lingue sepolte\u00bb (Ciccarelli, 2005, 96). Si inserisce in tale ambito il termine \u00abmarabutto\u00bb, di origine araba e perci\u00f2 legato alla storia della Sicilia, che ritornando varie volte nel nostro testo, ne suggeller\u00e0 l\u2019andamento circolare svelando il suo carattere di \u00abmetafora malinconica\u00bb (Traina, 2001, 107). Rientra in questa circolarit\u00e0 anche il rilievo dato alle immagini, in quanto Consolo avverte \u00abSempre [&#8230;] l\u2019esigenza di equilibrare la seduzione [\u2026] della parola con la visualit\u00e0, con [\u2026] una concretezza visiva\u00bb (O\u2019Connell, 2004, 241).  . 10 Il primo capitolo, cos\u00ec, accosta, secondo una tecnica cinematografica, parti quasi autonome, corrispondenti alle vicende affiorate alla memoria di Chino. Non a caso l\u2019albergo di Parigi in cui egli soggiorna, oltre a chiamarsi La dixi\u00e8me muse, mostra alle pareti foto di vari divi del cinema, e alla mente di Chino ritorna l\u2019immagine del IUDEX, protagonista del serial cinematografico di Feuillade che adesso egli vede per intero, dopo cinquant\u2019anni, e che sar\u00e0 richiamato anche alla fine del libro. L\u2019ultimo segmento del capitolo presenta invece il dolore di Chino quale dolore collettivo attraverso il tipico uso consoliano delle figure retoriche, confermando l\u2019orientamento dello scrittore verso il ben noto poema narrativo: Lo strazio fu di tutti, di tutti [anadiplosi] nel tempo il silenzio fermo [allitterazione], la dura pena, il rimorso scuro [chiasmo], come d\u2019ognuno ch\u2019\u00e8 ragione, [\u2026] d\u2019un fatale arresto, d\u2019ognuno  che qui resta, o di qua d\u2019un muro, d\u2019una grata, parete di fenolo [metafora], vacuo d\u2019una mente, davanti alla scia in mare, all\u2019arco in cielo che dispare di cherosene [iperbato]. L\u2019esilio \u00e8 nella perdita, l\u2019assenza, in noi l\u2019oblio, la cieca indifferenza  (Consolo, 1998, 24). Un\u2019anastrofe (\u00abil tempo suo pi\u00f9 avventuroso\u00bb [Consolo, 1998, 25]) conclude invece le enumerazioni con cui si esprime lo stato di abbandono di Chino dopo la morte del padre. Analogamente, le enumerazioni indicano il disordine, il caos che contraddistinguono il viaggio di Chino ed Urelia, il loro arrivo a Palermo: Il viaggio fu infinito, nel fumo, nel freddo, raffiche di vento, pioggia, spruzzi delle onde, stretti fra reduci, sbandati, intrallazzisti, donne scasate e di mestiere, ragazzi fuggitivi, frati di questua e ceffi di galera. [&#8230;] Mai erano stati Urelia e Chino nella citt\u00e0, mai avevano udito tanto chiasso, urla richiami imbonimenti, visto tanto correre e affannarsi tra macerie, travi fili ferri lamiere tufi calcinacci, cantoni in bilico, tappezzerie e maioliche esposte all\u2019aria, giare e bidoni su lastrici crollati, statue riverse, guglie mozzate e cupole sventrate (Consolo, 1998, 31). piccano l\u2019aggettivo dialettale \u00abscasate\u00bb, il neologismo \u00abintrallazzisti\u00bb tra termini pi\u00f9 elevati, quali \u00abquestua\u00bb, \u00abfuggitivi\u00bb, mentre gli aggettivi \u00abriverse\u00bb, \u00abmozzate\u00bb, \u00absventrate\u00bb umanizzano gli oggetti, rendendo pi\u00f9 forte la sensazione di sofferenza. A Palermo, i \u00abciechi vaiolosi, storpi, appestati d\u2019ogni sorta che dallo Spasimo si recavano ogni giorno per mangiare alla Dogana\u00bb (Consolo, 1998, 32) ricordano l\u2019 \u00aborda di mendichi, ciechi, storpi, nani, malformati\u00bb che, in Retablo, si presentano davanti a Clerici, \u00abcon lamenti, cantilene e preghiere strazianti\u00bb (Consolo, 1992, 51). Con queste autocitazioni, Lo Spasimo di Palermo si conferma, come la critica unanime ha riconosciuto, testo che riassume l\u2019evoluzione artistica ed ideologica di Consolo. Dopo un\u2019ellissi, intanto, tornati nel tempo primo della narrazione, il terzo capitolo inizia, significativamente, con la parola \u00aborrore\u00bb (Consolo, 1998, 33): \u00e8 lo stato d\u2019animo di Chino davanti al suo volto ritratto nello specchio, segno, perci\u00f2, quasi, di un\u2019intima dissociazione, che egli descrive, grazie alle enumerazioni, espressionisticamente. Del resto, Norma Bouchard ha riscontrato, ne Lo Spasimo, \u00ab[&#8230;] an expressionism so radical that it has baffled more than one critic\u00bb (Bouchard, 2005, 6). Il pensiero subito rivolto al padre testimonia la persistenza di una lacerante distanza, messa in risalto dall\u2019interrogativa: \u00abFosse vissuto, sarebbe scaduto cos\u00ec anche suo padre, avrebbe avuto quella faccia, quella sagoma avvilita, si sarebbe piegata la sua testa, il suo orgoglio si sarebbe [chiasmo] con gli anni incenerito [metafora]?\u00bb (Consolo, 1998, 33). La stessa incomunicabilit\u00e0 impernia, adesso, il suo rapporto con il figlio Mauro: le parole appaiono infatti \u00abuna pazzia recitata, un teatro dell\u2019inganno\u00bb (Consolo, 1998, 35) quando i due si incontrano, in un clima di precariet\u00e0 evidenziato da metafore: \u00abChi pu\u00f2 sapere in questo mulinello di sagome simili e cangianti, questo turbinio di figure, quest\u2019infinito scorrer d\u2019apparenze?\u00bb (Consolo, 1998, 34). Se, da una parte, tale incertezza si manifesta, nuovamente, a livello individuale, per cui Chino \u00e8 consapevole di non essere \u00abriuscito a placare\u00bb i suoi \u00abassilli\u00bb (Consolo, 1998, 36), \u00abil panico, l\u2019arresto, [\u2026] l\u2019impotenza, l\u2019afasia, il disastro\u00bb della sua vita, dall\u2019altra lo \u00abscadimento\u00bb (Consolo, 1998, 37) \u00e8 generale, rappresentato dai gusti letterari dei frequentatori della libreria che Daniela ha voluto, per tentare di diffondere romanzi e poesie fra i compagni, \u00abignari e sprezzanti d\u2019ogni forma letteraria\u00bb (Consolo,  12 1998, 37). Responsabile \u00e8 l\u2019omologazione, lo smarrimento della memoria storica, il predominio delle \u00abmode\u00bb (Consolo, 1998, 37): nella vetrina della libreria, antifrasticamente chiamata \u00abLa porta d\u2019Ishtar\u00bb, notiamo allora \u00abla foto d\u2019un giovanotto levigato, riccioletti e occhio vellutato [omoteleuto], ultimo autore di successo, mistico e divo della tiv\u00f9, [&#8230;]\u00bb (Consolo, 1998, 36). Rafforza questo svilimento della memoria culturale il menu del ristorante Les philosophes: \u00abCotolette Spinoza \u2013 Salade Bergson \u2013 Salade Platon \u2013 Salade Aristote \u2013 Coupe Virgile \u2013 Coupe Socrate\u00bb (Consolo, 1998, 38). Mauro, poi, che enumera i mali italiani (\u00abSempre nel marasma, nel fascismo inveterato, nell\u2019ingerenza del pretame, nella mafia statuale il paese beneamato?\u00bb [Consolo, 1998, 39]), sottolineando le responsabilit\u00e0 del fascismo con l\u2019omoteleuto (\u00abinveterato [\u2026] beneamato\u00bb) e l\u2019allitterazione (\u00abmarasma [\u2026] fascismo\u00bb), rivolge al padre delle accuse ben precise, rese pi\u00f9 incisive dalle metafore, dall\u2019omoteleuto (ornamento-annientamento), dall\u2019anafora, e che coinvolgono tutti i letterati: \u00abtu e i soavi letterati siete le epigrafi d\u2019ornamento, la lapide incongrua e compiaciuta sul muro di quel carcere mentale, quel manicomio d\u2019annientamento\u00bb (Consolo, 1998, 39). I riferimenti al romanzo El recurso del m\u00e9todo di Carpentier, autore particolarmente caro a Consolo, alla vicenda di Camille Rodin ribadiscono, poi, ancora, la volont\u00e0 di distacco da una realt\u00e0 costituita da un \u00abtempo feroce e allucinato\u00bb (Consolo, 1998, 42). Il capitolo IV si apre allora con un lungo periodo che accosta immagini metaforiche apparentemente distinte, in realt\u00e0 accomunate da un senso di negativit\u00e0, dolore, precariet\u00e0, sottolineato dalle enumerazioni miste ad anafore e assonanze: Muro che crolla, interno che si mostra, fuga affannosa, segugio che non molla [assonanza], esito fra ruderi sferzati dalla pioggia, ironiche statue in prospettiva, teschi sui capitelli, maschere sui bordi delle fosse, botteghe incenerite, volumi che in mano si dissolvono, lei al centro d\u2019un quadrivio accovacciata, lei distesa nella stanza che urla e che singhiozza, ritorna dall\u2019estrema soglia, dall\u2019 insulinico terrore, entra ed esce per la porta sull\u2019abisso, il tempo \u00e8 fisso nel continuo passaggio, nell\u2019assenza, nel fondo sono le sequenze, i nessi saldi e veri (Consolo, 1998, 45).  La serie di metafore pu\u00f2 apparentarsi al flusso di coscienza di Joyce, il cui Ulisse Consolo definisce \u00abL\u2019odissea dei vinti\u00bb[1] (Consolo, 1999, 111). D\u2019altra parte, vedere il film della sua giovinezza non risolve i problemi di Chino ma gli fa capire l\u2019importanza dell\u2019immaginazione e della memoria[2]: \u00abIl tempo, la memoria esalta, abbellisce ogni pochezza, ogni squallore, la realt\u00e0 pi\u00f9 vera. Per la memoria, la poesia, l\u2019umanit\u00e0 si \u00e8 trasfigurata, \u00e8 salita sull\u2019Olimpo della bellezza e del valore\u00bb (Consolo, 1998, 53). La reazione di Mauro (\u00ab\u201dNe hanno combinate i letterati!\u201d\u00bb [Consolo, 1998, 53]) conferma che il contrasto generazionale con il padre coinvolge pure la funzione della letteratura e dei letterati, come si chiarir\u00e0 nella conclusione. L\u2019incomunicabilit\u00e0 fra i due sembra venir meno solo quando Chino dice al padre: \u00abPortale [alla madre, Lucia] per me, quando sar\u00e0 fiorito, il gelsomino\u00bb (Consolo, 1998, 55), mostrando cos\u00ec che, pure per lui, i legami con la Sicilia, di cui quel fiore \u00e8 simbolo, al pari di quello che avviene ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro, sono ineludibili. Per Chino, invece, ritornare in Sicilia significa ripercorrere le vicende della propria vita, che somiglia sempre pi\u00f9 ad una fuga, per placare le proprie angosce. Milano e la Sicilia, ovvero i \u00abdue poli\u00bb entro cui si svolge la vicenda di questo e di molti testi consoliani, si precisano quali simboli \u00abdi una condizione di esilio perenne\u00bb (Lollini, 2005, 32). Da qui le tantissime \u00abmetafore dell\u2019esilio, dell\u2019erranza\u00bb (Lollini, 2005, 29), la ricorrenza dei termini \u2018esilio-esule\u2019, \u2018fuga-fuggire, \u2018partire-partenza\u2019, \u2018evadere-scappare\u2019, insieme a quelli relativi al campo semantico del dolore. Il quinto capitolo registra questi concetti in modo particolare. Il primo segmento esprime ancora il disagio di Chino con i procedimenti gi\u00e0 notati: brevi proposizioni cooordinate per asindeto, enumerazioni. Spicca il chiasmo \u00ablame squame gemini binari\u00bb (Consolo, 1998, 57), in cui i due aggettivi aulici (\u2018squame\u2019, antico; \u2018gemini\u2019, latinismo) sono incastonati fra i sostantivi \u2018lame, binari\u2019, del registro quotidiano. Segue un\u2019analessi in cui vita e letteratura appaiono strettamente unite, visto che i libri hanno scandito le varie tappe dell\u2019esistenza di Chino. Inverano, intanto, lo spazio: Chino si reca con Lucia, infatti, a visitare la tonnara e il mare descritti nelle [1] Un\u2019allusione all\u2019Ulysses di Joyce e \u00abthe re-inauguration of the modern nostos into twentieth-century literary culture\u00bb, si troverebbe, secondo O\u2019Connell (2012, 246), nel seguente passo: \u00abAscesero man mano e si dispersero per i vari cieli, entro le celle di quella Sandycove dell\u2019introibo, teca babelica, averno del viaggio\u00bb (Consolo, 1998, 46). [2] Secondo O\u2019Connell (Consolo narratore cit., 178), si ha qui un richiamo al saggio Angelus Novus di Benjamin, che peraltro Consolo cita in I ritorni, ed esattamente ai concetti di \u00abrimembranza\u00bb e memoria.  14 Osservazioni pratiche intorno la pesca, corso e cammino dei tonni. Quando i poliziotti perquisiscono la sua casa, come si narra anche in Un giorno come gli altri, i suoi libri sparpagliati sembrano \u00abstorie perenti, lasche prosodie, tentativi inceneriti, miseri testi della sua illusione, del suo fallimento\u00bb (Consolo, 1998, 66), dovuto, comunque, al \u00abtempo feroce, disumano\u00bb (Consolo, 1998, 67) in cui vive. Lo testimoniano i procedimenti espressivi. Il \u00abboemo paonazzo\u00bb, in cui si riconosce Milan Kundera, definisce infatti \u00abmerde\u00bb gli intellettuali insensibili ai problemi della primavera di Praga nella discussione tra le signore che, con allusione ad Eliot, \u00abin seriche casacche orientali andavano e venivano, [\u2026] rivolgevano domande a Saul Bellow\u00bb (Consolo, 1998, 66). Il narratore, poi, inserisce la parola antica \u2018grascia\u2019 in un\u2019enumerazione (\u00abingombro, grascia, fermento, trionfo di laidume, baccano d\u2019osceno carnevale\u00bb [Consolo, 1998, 68]) per raffigurare la disastrosa situazione di Milano. Essa, la \u00abcitt\u00e0 ignota\u00bb \u00e8 poi descritta con una citazione da Excelsior di Luigi Manzotti (\u00ab\u201cD\u2019improvviso la scena si trasforma, la Luce e la Civilt\u00e0 trovansi abbracciate\u2026\u201d\u00bb [Consolo, 1998, 69]), menzionato pure in Sopra il vulcano, e una dai Promessi Sposi (\u00ab\u201cQuel contrapposto di gale e di cenci, di superfluit\u00e0 e di miseria\u201d\u00bb [Consolo, 1998, 70]). Il segmento successivo rielabora il brano I barboni, scritto nel 1995 per il catalogo di Ottavio Sgubin, che termina con una citazione dell\u2019Odissea, l\u2019unica di tutto Lo Spasimo (\u00abDi\u2019 perch\u00e9 piangi e nel tuo animo gemi \/ quando odi la sorte\u2026\u00bb [Consolo, 1998, 72]), che, non a caso, rimanda ad una condizione di sofferenza. Lo stesso Consolo ne chiarisce, ne Lo spazio in letteratura, il significato, collegando il nostro testo con L\u2019olivo e l\u2019olivastro. Quindi risponde alla richiesta contenuta nella citazione dell\u2019Odissea sostenendo l\u2019impossibilit\u00e0 della narrazione: \u00ab\u201cIo sono\u2026 no, no, l\u2019aridit\u00e0, la lingua spessa, l\u2019oblio d\u2019ogni nesso\u2026 illuso ancora dell\u2019ascolto, tu procedi\u201d\u00bb (Consolo, 1998, 72), affermazione apparentemente in contrasto con il montaliano \u00abvarco\u00bb che avrebbe condotto Chino, all\u2019inizio del capitolo, \u00abnel passato, nel racconto, in cui [\u2026] tutto sembrava decifrabile\u00bb (Consolo, 1998, 69). In effetti, nell\u2019analessi in cui il narratore rievoca la vita familiare inizialmente felice di Chino, di Lucia e poi devastata dalle circostanze, la letteratura \u00e8 dapprima celebrata come depositaria della \u00abverit\u00e0 umana\u00bb (\u00ab\u201cL\u00e0 si trova\u201d [\u2026] \u201cnegli assoluti libri, la verit\u00e0 umana\u201d\u00bb) ma poi, di fronte al precipitare degli eventi, ritenuta inadeguata a riprodurre correttamente la realt\u00e0 (\u00abOgni parola ora, povera, incapace, riduce quell\u2019incanto, [\u2026]\u00bb [Consolo, 1998, 73]). Consolo, allora, da un canto adotta una tecnica cinematografica, mostrando i vari eventi (le intimidazioni, la conversazione con il commissario, la vendita della casa) come fotogrammi, dall\u2019altro ritorna alla \u2018narrazione poematica\u2019 propria de L\u2019olivo e l\u2019olivastro[3], a confermare la corrispondenza tra i due testi. Cos\u00ec \u00e8 facile riconoscere degli endecasillabi quando il narratore riferisce la decisione di Chino di lasciare Palermo per andare sulle tracce dell\u2019originaria ed autentica identit\u00e0 siciliana. E il viaggio, vero e proprio topos per Consolo, avviene, significativamente, durante la Pasqua, momento di resurrezione: \u00abS\u2019era fatta smunta, pallida, inquieta \/, [\u2026] Chino decise di rompere l\u2019assedio, \/ d\u2019evadere, fuggire dalla casa, \/ [\u2026] And\u00f2 con l\u2019infelice per le strade, \/ [\u2026]. And\u00f2 in un aprile, nel tempo della Pasqua [due settenari]\u00bb (Consolo, 1998, 76-77). Una serie di immagini, combinate con un\u2019anafora e un endecasillabo finale, presenta la Sicilia quale metafora del mondo: \u00abEra l\u00e0 il centro dello spazio, la visione sconfinata, l\u00e0 il cuore della terra, \/ del mito pi\u00f9 oscuro e luminoso\u00bb (Consolo, 1998, 77). Il nome di Borges, del resto, rimanda non solo ai \u00absogni\u00bb, agli \u00abincubi\u00bb, agli \u00abspecchi\u00bb, ai \u00ablabirinti\u00bb (Consolo, 1998, 80), temi presenti nel nostro testo, ma al suo prevalente carattere metaforico. La vicenda di Lucia, con il suo \u00abprecipitare nel gorgo medicale, nell\u2019ignoranza, nel dominio, nel cinico interesse di luminari, case di cura, [\u2026] rete di sciacalli\u00bb (Consolo, 1998, 78) e quella di Chino testimoniano i danni causati dalla perdita della memoria storica: Palermo \u00e8, difatti, ormai, una citt\u00e0 \u00abstravolta, squallida nell\u2019uniforme volto, nell\u2019anonima sua morsa, nel cieco manto sopra ogni verde luce, nella grigia muraglia avanti a vecchi squarci, immobili macerie, [\u2026]\u00bb (Consolo, 1998, 79). All\u2019insegna della metafora si svolge, allora, il capitolo settimo. \u00abun re che narra e che governa, elude la metafora, annulla la contraddizione della prosa\u00bb (Consolo, 1998, 83) \u00e8, intanto, il personaggio principale del racconto letto dal glottologo protagonista de La perquisizione, dietro cui la critica ha scorto Un giorno come gli altri. La metafora si precisa, dunque, quale una necessit\u00e0, legata a una narrazione in crisi, che tratta di periodi in crisi: appaiono cos\u00ec chiari i rapporti di Consolo con il postmodernismo. Da [3] Esso \u00e8 l\u2019\u00abapice\u00bb di una vera e propria \u00absperimentazione \u201cpoetica\u201d\u00bb (Francese, 2015, 70) . 16 una parte vi sembrerebbero rimandare il citazionismo, il plurilinguismo, il tema del complotto; dall\u2019altra, per\u00f2, Consolo se ne mantiene distante, proprio per l\u2019importanza attribuita alla memoria e alla storia, come Norma Bouchard ha puntualizzato: \u00abit is important to point out that even though Consolo\u2019s novels exhibit many of the rhetorical devices that we have come to associate with postmodern writing practices, they also remain fundamentally distinct from dominant, majoritarian forms of postmodernism\u00bb (Bouchard, 2005, 10-11). Una \u00abmetafora perenne\u00bb giudica poi Chino il romanzo di Manzoni, modello per Consolo di romanzo storico, in quanto allude \u00aballe pesti in ogni tempo di Milano\u00bb (Consolo, 1998, 85). Il \u00ablazzaretto pi\u00f9 appestato\u00bb sembra a Chino \u00abuna piazzetta\u00bb in cui, avvolti in un\u2019omologazione che cancella ogni identit\u00e0, \u00abStavano ragazzi barcollanti o immobili, il busto avanti, piegati sui ginocchi. Sembravano bloccati in quelle pose, pietrificati [\u2026]\u00bb (Consolo, 1998, 85). Modellato sull\u2019Addio ai monti di Manzoni \u00e8, inoltre, l\u2019Addio che Consolo rivolge a Milano, \u00abCitt\u00e0 perduta\u00bb (Consolo, 1998, 91) non meno della Milano di Berlusconi e della Lega Nord, condannata attraverso la consueta tecnica dell\u2019accumulo: Illusione infranta, amara realt\u00e0, scacco pubblico e privato, castello rovinato, sommerso dall\u2019acque infette, dalla melma dell\u2019olona, dei navigli, [\u2026] scala del corrotto melodramma, palazzo della vergogna, duomo del profitto, basilica del fanatismo e dell\u2019intolleranza, banca dell\u2019avventura e dell\u2019assassinio, fiera della sartoria mortuaria, teatro della calligrafia, stadio della merce e del messaggio, video dell\u2019idiozia e della volgarit\u00e0 (Consolo, 1998, 91). Cos\u00ec, quando Mauro chiede al padre se stia scrivendo, egli risponde negativamente. E se il suo comportamento \u00e8 differente da quello di altri scrittori (Calvino, Moravia, Sciascia, indicati con delle metafore &#8211; \u00abil castoro ligure, il romano indifferente, l\u2019amaro tuo amico siciliano\u00bb), ci\u00f2 accade perch\u00e9 essi hanno \u00abla forza [\u2026] della ragione, [&#8230;] la geometria civile dei francesi\u00bb (Consolo, 1998, 88): non vivono cio\u00e8 una condizione di disorientamento. Costituiscono dunque, queste parole, opinioni dello stesso Consolo (Chino Martinez sarebbe cio\u00e8 un alter ego dello scrittore), che, proseguendo il suo discorso, una sorta di dichiarazione di poetica,  confessa: \u00abmi perdo nel ristagno dell\u2019affetto, l\u2019opacit\u00e0 del lessico, la vanit\u00e0 del suono\u2026\u00bb (Consolo, 1998, 88). La letteratura, per\u00f2, deve essere, soprattutto, espressione di una societ\u00e0, tant\u2019\u00e8 che Mauro, in carcere, chiede al padre di portargli I demoni di Dostoevskij, L\u2019affaire Moro di Sciascia, Scritti corsari di Pasolini, Une saison en enfer, Illuminations di Rimbaud. Chino, allora, abbina alla letteratura, che perci\u00f2 rappresenterebbe un\u2019ancora di salvezza come nella conclusione di Nottetempo (si rifugia nella biblioteca, per esempio), il valore della memoria, delle radici, individuali e collettive. Sul treno per Napoli, infatti, ascoltando parlare dei ragazzi, individua facilmente, e con piacere, \u00able citt\u00e0 e i paesi da cui quei ragazzi provenivano. [\u2026] Leggeva in quel concerto la storia d\u2019ogni luogo, i segni [\u2026] superstiti delle migrazioni, dei remoti insediamenti\u00bb (Consolo, 1998, 95). Egli, pertanto, considera negativamente, al punto da definirla \u00abtrucida\u00bb (Consolo, 1998, 94), la nuova lingua annunciata da Pasolini, in quanto segno di un\u2019omologazione negatrice della storia. Di questa sono testimonianza i luoghi, lo spazio, che Consolo ritiene, sempre, molto importanti. In prossimit\u00e0 di Palermo Chino scorge, difatti, \u00abil piano di Sant\u2019Erasmo, la foce melmosa dell\u2019Oreto, [\u2026] la Porta dei Greci, [\u2026] gli antichi palazzi dietro nobiliari, le cupole e i campanili delle chiese, il C\u00e0ssaro Morto e la Porta Felice, Santa Maria della Catena, la conca stagna affollata d\u2019alberi di lussuose barche della Cala\u00bb ma anche \u00able palazzate nuove del sacco mafioso\u00bb (Consolo, 1998, 98). Attraverso lo spazio, cio\u00e8, \u00e8 possibile leggere i cambiamenti della societ\u00e0. Se i luoghi, allora, come la letteratura, manifestano la memoria storica, Chino sente di dover \u00abricominciare\u00bb dai libri, oltre che \u00abdalla chiara geografia\u00bb (Consolo, 1998, 102). Si presentano, questi, strettamente uniti, interdipendenti nelle pagine finali dello Spasimo, che, perci\u00f2, chiarisce e conclude l\u2019esperienza letteraria di Consolo, rappresentando \u00abal contempo la mediazione verso\u00bb quella che Consolo considera una vera e propria \u00abimpasse e la risposta ad essa\u00bb (O\u2019Connell, 2008, 174). Cos\u00ec, dopo aver raccolto notizie sul musicista D\u2019Astorga, da cui prende nome la strada in cui abita, ed aver scoperto il quartiere intorno, aver collegato il castello della Favara ad alcuni versi del poeta arabo Ab dar-Rahm\u00e2n, Chino decide di \u00abindagare sulla prigionia in Algeri di Cervantes\u00bb, su quella di Antonio Veneziano[4] e di scrivere \u00abdella [4] Ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro (1994, 105), Consolo afferma che, ad Algeri, Cervantes scrive dei versi per Antonio Veneziano.  18 pena vera di due poeti, fuori da ogni invenzione\u00bb (Consolo, 1998, 105). Infatti, Aborriva il romanzo, questo genere scaduto, corrotto, impraticabile. Se mai ne aveva scritti, erano i suoi in una diversa lingua, dissonante, in una furia verbale ch\u2019era finita in urlo, s\u2019era dissolta nel silenzio. Si doleva di non avere il dono della poesia, la sua libert\u00e0, la sua purezza, la sua distanza dall\u2019implacabile logica del mondo (Consolo, 1998, 105). Consolo ripropone, in tal modo, le riserve nei confronti del romanzo manifestate in altri testi (Fuga dall\u2019 Etna, Nottetempo, L\u2019olivo e l\u2019olivastro). Un \u00ablibro raro\u00bb (Consolo, 1998, 106), in spagnolo, trovato in biblioteca, conferma le sue convinzioni. Vi legge di ogni regione d\u2019Italia e del mondo, apprende i vari significati, positivi, del termine \u2018marabutto\u2019. \u00c8 consapevole, anche per questo, di come i tragici eventi che avevano portato alla morte del padre avessero costituito una stortura. Poi, dopo aver vagato per le strade di Palermo ed aver visto, nella \u00abcasba di Seralcadio\u00bb (Consolo, 1998, 108), un\u2019altra faccia della citt\u00e0, come avvenuto a Milano, si ferma nella chiesa di Santa Maruzza, luogo carico di ricordi, personali e letterari, opposto al drammatico presente. Difatti, \u00abDentro era l\u2019accesso, racconta il Natoli, alle caverne, alle camere segrete dei processi e delle sentenze dei giustizieri\u00bb (Consolo, 1998, 108). Ma al tribunale dei Beati Paoli si lega il vero Palazzo di Giustizia, a cui Chino giunge seguendo un \u00abcorteo, fantasmatico\u00bb (Consolo, 1998, 109). Il suo pensiero va, allora, al lavoro dei magistrati contro i gruppi mafiosi e, in particolare, al \u00abfiglio della sua dirimpettaia\u00bb (Consolo, 1998, 109), cio\u00e8 il giudice Borsellino. L\u2019incontro fra i due avviene nel segno dei libri e conferma come Chino sia alter ego di Consolo \u00abHo letto i suoi libri\u2026 difficili, dicono\u00bb (Consolo, 1998, 115), dice il giudice che, dopo aver citato un passo de Le pietre di Pantalica (\u00abPalermo \u00e8 fetida, infetta. In questo luglio fervido esala odore dolciastro di sangue e gelsomino\u2026\u00bb [Consolo, 2012, 132]), commenta: \u00abMa nulla \u00e8 cambiato, creda. Vedr\u00e0, il prossimo luglio sar\u00e0 uguale\u2026 o forse peggio\u00bb (Consolo, 1998, 115). Egli legittima, in tal modo, la funzione civile della letteratura, legata anche ad altre arti. Chino trova, infatti, nella \u00abmemoria  d\u2019un anonimo spagnolo\u00bb, delle notizie sulla tela che Raffaello dipinge per la chiesa di Santa Maria dello Spasimo, e che intitola \u00absgomento della Vergine e Spasimo del Mondo\u00bb (Consolo, 1998, 112). Giustamente, dunque, la Sicilia \u00e8 metafora del mondo: la sua crisi, la sua degenerazione sono generali, cos\u00ec come \u00abquesto Spasimo, da Palermo\u00bb (Consolo, 1998, 112) coinvolge la Sicilia e il mondo tutto. E i luoghi, come la letteratura testimonia, lo confermano: Lesse di Santa Maria dello Spasimo abbandonata dai frati per il nuovo baluardo di difesa che a ridosso il vicer\u00e9 don Ferrante Gonzaga fece costruire. Della magnifica chiesa che divenne poi nel tempo teatro, lazzaretto nella peste, granaio, magazzino, albergo di poveri, sifilicomio, cronicario, luogo di dolore, solitudine, abbandono (Consolo, 1998, 113). Una metafora indica il perdurare di questa condizione, ormai generalizzata, al presente: lo scirocco \u00e8 un \u00absudario molle\u00bb (Consolo, 1998, 113). Le immagini mettono poi, in parallelo, la peste e il colera, che nel passato hanno oppresso Palermo, con la mafia. Al \u00abparanzello o brigantino\u00bb che arrivava a Palermo \u00abcon l\u2019infetto\u00bb (Consolo, 1998, 113) corrisponde \u00abil corpo sfatto, quasi scheletrico\u00bb (Consolo, 1998, 116) rinvenuto dentro il pilastro del portico del palazzo dove abita Chino, il quale ricorda i vv. 10-12 del quarto canto dell\u2019Inferno quale metafora dell\u2019incapacit\u00e0 di trovare una soluzione a questa situazione: \u00abOscura e profonda era e nebulosa \/ tanto che, per ficcar lo viso a fondo, \/ io non vi discernea alcuna cosa\u00bb (Consolo, 1998, 118). L\u2019ultimo capitolo si svolge dunque la domenica successiva al Festino di Santa Rosalia, per sottolineare come pure la Santa che aveva salvato Palermo dalla peste, nel 1624, sia adesso impotente. La conformazione della citt\u00e0, con \u00abil fitto ammasso dei palazzi, il cantiere dietro il muro, la corta via d\u2019Astorga [allitterazione]\u00bb, mostra la perdita di ogni memoria storica, \u00absepolta sotto il cemento\u00bb (Consolo, 1998, 123). Le enumerazioni, mettendo insieme termini di origine araba (\u2018c\u00e0ssaro\u2019, \u2018kalsa\u2019), spagnola (\u2018criadi\u2019), neologismi (\u2018villena\u2019), rappresentano questa condizione di disordine, che la metafora conclusiva suggella: \u00abCongiura, contagio e peste in ogni tempo\u00bb (Consolo, 1998, 123). 9, 2020. 20 Alla memoria storica, invece, ci riporta il fioraio che in \u00abquesta citt\u00e0 infernale\u00bb (Consolo, 1998, 126), in cui ogni ragionevolezza sembra essere venuta meno, si chiama, non a caso (il riferimento \u00e8 ad Erasmo da Rotterdam e al suo Elogio della follia), Erasmo, e che, dopo aver donato a Chino dei gelsomini, gli rivolge delle parole, apparentemente oscure, inquietanti, ma che legano il suo passato al suo presente: \u00abDdiu ti scanza d\u2019amici e nnimici, e di chiddi \/ chi ti manciunu lu pani. \/ Ddiu ti scanza di marabutta\u00bb (Consolo, 1998, 124). Ci\u00f2 \u00e8 evidente nella lettera che Chino scrive al figlio, in cui troviamo insieme i cinque romanzi che Massimo Onofri ha individuato fra le pagine de Lo Spasimo: \u00abun romanzo sul rapporto Italia \u2013 Sicilia; un romanzo sul rapporto padre e figlio (il padre di Gioacchino \/ Chino e Chino); un secondo romanzo padre \u2013 figlio (Chino e Mauro); [\u2026] un romanzo d\u2019amore (Chino e Lucia); e [\u2026] un romanzo di \u201coblio e dimenticanza\u201d\u00bb (Onofri, 2004, 183). Si precisano qui, quando Chino allude all\u2019omicidio del giudice Falcone, le corrispondenze con il passo de Le pietre di Pantalica citato da Borsellino: \u00abQuesta citt\u00e0, lo sai, \u00e8 diventata un campo di battaglia, un macello quotidiano. Sparano, fanno esplodere tritolo, straziano vite umane, carbonizzano corpi, spiaccicano membra su alberi e asfalto \u2013 ah l\u2019infernale cratere sulla strada per l\u2019aeroporto! \u2013 E\u2019 una furia bestiale, uno sterminio\u00bb[5] (Consolo, 1998, 128). Ne Le pietre di Pantalica aveva detto: \u00abQuesta citt\u00e0 \u00e8 un macello, le strade sono carnazzerie con pozzanghere, rivoli di sangue coperti da giornali e lenzuola. [\u2026] La guerra contro la civilt\u00e0, la cultura, la decenza\u00bb (Consolo, 2012, 132 &#8211; 134). E, ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro, si indica in modo chiarissimo come responsabile di questa situazione, non limitata a Palermo ma diffusa in tutta Italia, sia la perdita della memoria storica: \u00abVia, via, lontano da quella citt\u00e0 che ha disprezzato probit\u00e0 e intelligenza, memoria, eredit\u00e0 di storia, arte, ha ucciso i deboli e i giusti. \/ Ma \u00e8 Palermo o \u00e8 Milano, Bologna, Brescia, Roma, Napoli, Firenze?\u00bb (Consolo, 1994, 125). Ne Lo Spasimo, questa situazione di crisi comporta una divaricazione tra letteratura e societ\u00e0. Chino ne matura la consapevolezza: Un paradosso questo del mantello nero in cui si muta qui la toga di chi inquisisce e giudica usando la forza della legge. E per me anche letterario. Voglio dire: oltre che in Inghilterra, nella [5] Da sottolineare come i quattro verbi (sparano-straziano-carbonizzano-spiaccicano) abbiano la stessa finale. Francia dello Stato e del Diritto \u00e8 fiorita la figura del giustiziere che giudica e sentenzia fuori dalle leggi. Balzac, Dumas, Sue ne sono i padri, con filiazioni vaste, fino al Bern\u00e8de e al Feuillade di Judex e al Natoli nostro, [&#8230;]. In questo Paese invece, in quest\u2019accozzaglia di famiglie, questo materno confessionale d\u2019assolvenza, dove lo stato \u00e8 occupato da cosche o segrete sette di D\u00e9vorants, [\u2026], dove tutti ci impegniamo, governanti e cittadini, ad eludere le leggi, a delinquere, il giudice che applica le leggi ci appare come un Judex, un giustiziere insopportabile, da escludere, da rimuovere. O da uccidere (Consolo, 1998, 129-130). Il letterato, dunque, l\u2019intellettuale vive in una condizione di esilio, non \u00e8 adeguatamente apprezzato, tant\u2019\u00e8 che quando Chino tenta di fermare Borsellino mentre suona al citofono, il giudice si gira ma non lo riconosce. Nell\u2019attentato viene colpito Erasmo che, morendo, recita due versi de La storia di la Baronissa di Carini, ad attestare come, anche se al presente la letteratura non \u00e8 ascoltata, \u00e8 da questa, voce della tradizione, della memoria storica, che deve venire la salvezza: <br><br><em>O gran mano di Diu, ca tantu pisi, cala, manu di Diu, fatti palisi!<\/em> <br><br><br><em><br>(Consolo, 1998, 131).  9, 2020. 22 Bibliografia Bouchard, Norma (2005). Vincenzo Consolo and the Postmodern Writing of Melancholy. Italica, 82, (1), 5 &#8211; 23. Ciccarelli Andrea (a cura di) (2005). Intervista a Vincenzo Consolo. Italica, 82, (1), 92 &#8211; 97. Consolo, Vincenzo (1988). Le pietre di Pantalica. Milano: Mondadori. Consolo, Vincenzo (1992). Retablo. Milano: Mondadori. Consolo, Vincenzo (1993). Fuga dall\u2019Etna. Roma: Donzelli. Consolo, Vincenzo (1994). L\u2019olivo e l\u2019olivastro. Milano: Mondadori. Consolo, Vincenzo (1998). Lo Spasimo di Palermo. Milano: Mondadori. 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Fiesole: Cadmo.<\/em><br><br><em>Summary<\/em><br><em> Lo Spasimo di Palermo is example of a crisis that has repercussions on the expressive form: on the one hand, the consciousness that \u00absul ciglio dell\u2019abisso la parola si raggela, si fa [\u2026] simbolo sfuggente\u00bb comes out, on the other hand novel seems a \u00abgenere scaduto, corrotto, impraticabile\u00bb. The generational conflict between Chino and Mauro is included in this sphere too. Hence it follows many solutions that lead to Consolo\u2019s \u00abpoema narrativo\u00bb and testify the prevailing disorientation: paratactic accumulation, metaphors, literary quotations, figures of speech. Pictorial suggestions find its centre in Raphael\u2019s Lo Spasimo di Sicilia, symbol of a pain that from Palermo arrives to Sicily and all world, while the spaces have a great importance and show the loss of historical memory, responsible for crisis. Key words: Consolo, crisis, memory, history <\/em><br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1242\" class=\"wp-image-2996\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788804721079_0_424_0_75.jpg\" alt=\"\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788804721079_0_424_0_75.jpg 424w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788804721079_0_424_0_75-193x300.jpg 193w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cinzia Gallo Universit\u00e0 di Catania Riassunto Lo Spasimo di Palermo \u00e8 esempio di una crisi che ha ripercussioni nella forma espressiva: da una parte, emerge la consapevolezza che \u00absul ciglio dell\u2019abisso la parola si raggela, si fa [\u2026] simbolo sfuggente\u00bb, dall\u2019altra il romanzo appare un \u00abgenere scaduto, corrotto, impraticabile\u00bb. 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