{"id":25,"date":"1992-05-26T14:44:00","date_gmt":"1992-05-26T14:44:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=25"},"modified":"2015-06-18T14:45:51","modified_gmt":"2015-06-18T14:45:51","slug":"vincenzo-consolo-falcone-il-furore-di-un-siciliano-giusto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=25","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo: \u00abFalcone, il furore di un siciliano giusto\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo: \u00abFalcone, il furore di un siciliano giusto\u00bb<\/p>\n<p>In un torrido fine giugno del 1963, a Ciaculli, un\u2019Alfetta carica di tritolo uccideva, dilaniandoli, sette carabinieri: un tenente, tre marescialli, tre semplici guardie. Fu quell\u2019esplosione il primo, tremendo cambio di linguaggio della mafia: dall\u2019antico, rurale linguaggio dei pallettoni della lupara passava al linguaggio moderno e ci<span class=\"text_exposed_show\">ttadino del tritolo; dalle vendette contro singoli avversari alle cieche, indiscriminate stragi con l\u2019esplosivo o con le sventagliate di mitra. Ora in quella localit\u00e0 sopra i colli che circondano Palermo, in mezzo ai fitti giardini di mandarini che in alto lasciano il posto alla scabra nudit\u00e0 della roccia, si erge una stele che ricorda le vittime: \u00abAlla memoria di coloro che la mafia stronc\u00f2 a Ciaculli e del loro sacrificio che trasform\u00f2 l\u2019esecrazione in un moto di riscatto civile\u00bb vi \u00e8 sopra inciso. In quell\u2019 estate, ai funerali del tenente Mario Malausa e dei suoi uomini, crediamo abbia assistito, sgomento e addolorato, l\u2019allora ventiquattrenne Giovanni Falcone. Fresco di laurea, crediamo che quei morti, il dolore e il furore per quei servitori dello Stato assassinati in quel modo, abbiano spinto il giovane a compiere la sua scelta di vita, a entrare nella magistratura. Era nato Falcone nel cuore della Palermo storica, nell\u2019 arabo quartiere della Kalsa, nell\u2019 antica piazza della Magione che le bombe della guerra avevano lacerato e ridotto in macerie, in una vaga spianata ancora oggi l\u00e0 sotto il sole. Era figlio di un chimico, un uomo serio, rigoroso, morto prematuramente, e di Luisa Bentivegna, figlia di un ex sindaco di Palermo. Aveva compiuto gli studi medi al liceo Umberto, dove il bravo professore di storia e filosofia Franco Salvo esercitava una grande influenza sugli allievi. E aveva frequentato l\u2019oratorio di San Francesco, presso i frati della chiesa medievale, dove era divenuto amico di un coetaneo nato nello stesso quartiere, nella piazza Vetreria, del futuro collega Paolo Borsellino. Falcone, Borsellino, il nisseno Giuseppe Ayala, l\u2019abruzzese Giuseppe Di Lello, altri coetanei, sono i giovani di una nuova storia della magistratura palermitana: giudici che per una diversa coscienza civile, per profonda indignazione di fronte alla crescente violenza, alla barbarie vergognosa della mafia, a causa dei grandi delitti degli anni Settanta, degli assassinii di giudici sagaci e onesti, Costa, Terranova, Chinnici, assassinii di carabinieri e poliziotti, si riunivano attorno al giudice Caponnetto a formare il pool antimafia che porter\u00e0 all\u2019 incriminazione dei capi di Cosa Nostra, al grande processo del febbraio 1986. In quella mattina di vento, di pioggia, di grandine, ero anch\u2019 io a Palermo all\u2019 apertura del processo, entrai in quell\u2019 aula verde, in quel bunker a forma di grande ventaglio, salii sulla tribuna della stampa, fui spettatore e cronista di quella storica liturgia giudiziaria. Vidi, dietro le sbarre delle gabbie, i volti di famigerati mafiosi, di Luciano Liggio, sprezzantemente vestito con tuta da ginnastica e scarpe di gomma, di Giuseppe Bono, di Pippo Cal\u00f2. Ma vidi soprattutto, oltre al presidente della corte Giordano, la figura smilza, il viso scavato di antico cavaliere spagnolo, del pubblico ministero Ayala, il volto olivastro, con la folta barba brizzolata, di Falcone. Mi raccontava un fotografo di Palermo, uno di quelli costretti a fotografare morti ammazzati coperti da giornali, da lenzuola per le strade di Palermo, che l\u2019aveva impressionato in due mesi, mettendo accanto due foto del giudice Falcone, scattate a poca distanza una dall\u2019 altra, il rapido invecchiamento di quell\u2019 uomo. Incontrai poi Falcone, insieme ad Ayala, qualche anno fa a un ricevimento in casa di comuni amici. Ci presentarono, mi fecero sedere accanto a lui. Non scambiammo che qualche parola. Mi colp\u00ec di quell\u2019 uomo, oltre alla sua ritrazione, al suo rifugio nel silenzio, l\u2019immobilit\u00e0, del viso e della figura, la rigidit\u00e0 quasi, in contrasto con quegli occhi neri, mobili e attenti. Capii che a quell\u2019atteggiamento, a quella incapacit\u00e0 di sciogliersi anche in un ambiente sicuro, in un contesto conviviale, l\u2019aveva ridotto la vita disumana, da segregato, in continuo allarme per ogni rischio, per ogni pericolo che improvvisamente poteva presentarglisi, per l\u2019enorme peso di lavoro, di responsabilit\u00e0 che era costretto a sostenere. Ayala invece reagiva a quella vita in modo del tutto opposto: con vivace, calorosa colloquialit\u00e0, con allegria. Falcone non aveva pi\u00f9 la barba brizzolata, gli erano rimasti solo i baffi sopra quelle labbra dalla parola avara, in quel viso da arabo con quell\u2019espressione pensosa, triste, di uomo \u00abcon toda su muerte a cuestas\u00bb, come dice il poeta. Aveva tanto lavorato e lottato per arrestare quel linguaggio fragoroso e mortifero della mafia, quel linguaggio del tritolo dall\u2019 accento ormai da terrorismo basco, da guerriglia libanese.<\/p>\n<p>\u0400 stato fermato sulla strada che da Punta Raisi lo portava a Palermo, tra l\u2019alta roccia e il mare. \u0400 morto insieme alla povera moglie, Francesca Morvillo, ai fedeli uomini della scorta. La tonnellata di tritolo \u00e8 esplosa nella vacanza della suprema autorit\u00e0, nel vuoto del governo dello Stato, mentre le forze politiche si staccano sempre pi\u00f9 dalla realt\u00e0 di questo Paese, si avvitano in loro stesse nella lotta per il potere. C\u2019\u00e8 un famoso romanzo popolare palermitano, I Beati Paoli, scritto all\u2019 inizio del secolo da Luigi Natoli, in cui si racconta di una settecentesca setta segreta che nella carenza del \u00abbraccio della Giustizia\u00bb statale, compiva vendette, faceva eseguire omicidi. La strage di oggi ci fa sospettare che una setta di Diabolici Paoli, massonerie, logge segrete, servizi deviati dello Stato o quant\u2019 altro, in questo momento delicato, come in altri simili momenti, servendosi della mafia, o al di l\u00e0 o al di sopra della mafia, compia simili stragi perch\u00e9 i misfatti restino impuniti, per gettare il Paese nella confusione, nel terrore. Eliminando questa volta un uomo giusto ed eroico, uno dei siciliani migliori che non finiremo di rimpiangere; eliminando con lui altri quattro innocenti, nobili servitori dello Stato.<\/p>\n<p>Vincenzo Consolo<\/p>\n<p>(Corriere della Sera, pag. 9, 26 maggio 1992)<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo: \u00abFalcone, il furore di un siciliano giusto\u00bb In un torrido fine giugno del 1963, a Ciaculli, un\u2019Alfetta carica di tritolo uccideva, dilaniandoli, sette carabinieri: un tenente, tre marescialli, tre semplici guardie. Fu quell\u2019esplosione il primo, tremendo cambio di linguaggio della mafia: dall\u2019antico, rurale linguaggio dei pallettoni della lupara passava al linguaggio moderno e &hellip; <a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=25\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Vincenzo Consolo: \u00abFalcone, il furore di un siciliano giusto\u00bb<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25"}],"collection":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25\/revisions\/26"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}