{"id":2077,"date":"1997-03-06T15:16:00","date_gmt":"1997-03-06T15:16:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2077"},"modified":"2020-10-06T15:29:21","modified_gmt":"2020-10-06T15:29:21","slug":"julian-pacheco-muro-di-spagna","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2077","title":{"rendered":"Julian Pacheco. Muro di Spagna"},"content":{"rendered":"\n<p> <br> di Vincenzo Consolo<br><br> E\u2019 aperta a Milano una mostra del pittore antifascista spagnolo Julian Pacheco,  noto nel nostro paese fin da quando ritir\u00f2 clamorosamente le proprie opere dalla  Biennale di Venezia, perch\u00e9 non voleva in nessun modo essere accomunato \u2013 nella  mostra sulla Spagna ad artisti compromessi al regime \u00a0prima di Franco poi di Juan Carlos<br> Vincenzo Consolo scrittore, e giornalista siciliano, autore fra l\u2019altro de Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, ha scritto il saggio introduttivo del catalogo di questa mostra. A lui abbiamo chiesto di presentare la mostra di<br> Julian Pacheco per i lettori di Fronte popolare.<br><br> Nella primavera del \u201965, durante lavori di restauro, furono aperte a Palermo, in quel famoso palazzo che va sotto il nome di Steri, fosca costruzione trecentesca della famiglia Chiaramonte, adibita poi a carcere dell\u2019inquisizione (&lt;&lt;E qui nelle notti scure e rigide d\u2019inverno quando il vento fischi sinistro, par di sentire  come cupi gemiti di sepolti vivi e strida orribili di torturati\u2026 >>, scrive l\u2019etnologo Giuseppe Pitr\u00e8), furono scoperte, dicevamo, delle celle che , con l\u2019abolizione del Sant\u2019Uffizio (1782), erano state murate e mai pi\u00f9 da nessuno viste, nemmeno dal Pitr\u00e8 stesso, che nel 1906 delle mura di altre celle di questo carcere aveva decifrato scritte, graffiti, disegni, riportando tutto nel libro Del Sant\u2019Uffizio a Palermo e di un carcere di esso.  E un giorno di quella primavera, dunque, alla notizia della scoperta di quelle celle &lt;&lt; inedite>>, ci demmo convegno a Palermo \u00a0per visitarle, Leonardo Sciascia,\u00a0 che aveva appena pubblicato Morte dell\u2019inquisitore,  la cui vicenda in quel carcere si svolgeva, il fotografo Ferdinando Scianna, il poeta spagnolo Gonzalo Alvarez e il sottoscritto. Forte dovette essere l\u2019impressione di quella visita, della lettura delle scritte sui muri (una me ne ricordo, ironica e amara, che diceva press\u2019a poco: &lt;&lt;Allegro, o carcerato, ch\u00e8 se piove o tira vento, qui al sicuro sei>>) se, a distanza d\u2019anni \u2013 io posso dire ora obiettivamente, e spero sia chiaro che sono costretto a parlare di me per dire d\u2019altro \u2013 nel mio romanzo Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio ho immaginato delle scritte sui muri di un carcere che dei contadini rivoltosi avevano lasciate. Questi muri e queste scritte di rabbia, di rivolta, me li trovai materializzati, &lt;&lt;reali>>, nei quadri di Julian Pacheco: frammenti, pezzi di stacco, di riporto di muri di quel grande carcere dell\u2019Inquisizione che \u00e8 stato, che continua a essere la Spagna, nonostante la morte per putrefazione del dittatore-belva, nonostante gli abbracci e i baciamano a papi e capi di stato del re-infante scappato da una malriuscita, rappresentazione teatrale di secoli passati.<br> Julian Pacheco, spagnolo della Mancia, nasce nel \u201937, in piena guerra civile, l\u2019anno della battaglia del Jarama, di Guadalajara, in cui il fascismo e l\u2019antifascismo italiano si scontrarono in terra di Spagna, e l\u2019anno del bombardamento nazista di Guernica. Contadino e povero, viene avviato a quel mestiere &#8211; &lt;&lt;arte>> lo chiamano gli impostori \u2013 di torero in cui i ragazzi proletari di Spagna vengono sacrificati a un tragico t\u00f2tem<br> \u00a0in cui il rituale di morte che esalta l\u2019istinto delle masse fino al delirio, all\u2019 ottundimento della ragione (il goyesco &lt;&lt; sueno de la razon >>), <br>all\u2019 assopimento della coscienza storica. <br> Pacheco scappa da questa Spagna dell\u2019inquisizione e del delirio ed \u00e8 esule a Parigi ( vuole scrivere, dice, un libro sulla corrida, sulla miseria della corrida) e qui entra nel gruppo della &lt;&lt; Nuova figurazione >>, con Aillaud, Arroyo, Del Pezzo, Recacati, Pozzati, etc. Subito la pittura di Pacheco \u00e8 realistica ed espressionistica, di immediata e violenta denunzia di una realt\u00e0 storico-politica violenta e criminale, pittura nella quale \u00e8 bandito ogni attardo formale, ogni concessione alle squisitezze estetiche. Sono immagini dir e con facce di maiale, di caudilli con naso a becco, di rapaci carnivori, di cardinali funzionari carabineros soddisfatti e ottusi da cibi e da bevande, come in quel Banchetto nel Mozambico di brueghelliano ricalco in cui vengono servite teste mozze di negri.<br> L\u2019altro timbro di Pacheco sono questi muri: Muro del Toledo, Muro de Canete, de Aragon, de Barcelona, de Cadiz\u2026 fino a quel grande Muro di Spagna dove, sopra le scritte, emerge l\u2019ironico e amaro manifesto a trompe-l\u2019oeil che annuncia. &lt;&lt;Plaza de Burgos \u2013 6 revolucionarios vascos \u2013 seran tourturados y a muerte \u2013 Matadores: Francisco Franco. Carrero Blanco \u2013 Sobresaliente J. Carlos de Bordon>>.<br> Questo Muro di Spagna ci ricorda immediatamente il famoso e stereotipato lorchiano &lt;&lt; bianco muro di Spagna >>, per coglierne la differenza, il diverso messaggio, oltre e al di l\u00e0 d\u2019ogni valutazione d\u2019ordine poetico o estetico, ammesso che sia possibile. Tra un abbagliato e abbagliante, antico e immutabile muro bianco &lt;&lt; sconciato >> da scritte, graffiti, disegni, vi \u00e8 la differenza che tra l\u2019esistenza e la storia di quella storia che scaturisce da una &lt;&lt; morada vital >>, come dice Americo Castro, e che immediatamente politica.  Ma&lt;, anche nella storia, ci sono muri e muri, segni e segni. Il muro \u00e8 stato usato anche dal potere per tracciarvi a grandi lettere ordinate la propria retorica opprimente, l\u2019iterazione ossessiva dei propri imperativi. E, in pittura, segni sono anche di Tapies, di Klee, di Burrio Capogrossi, ma di una realt\u00e0 narrabile e non storicizzabile che ci porta a condizioni primigenie, come quella segnata dai petroglifi dei Camuni o di Lascaux e Altamira, o dai disegni ingenui e &lt;&lt; felici>> dei bambini. Ma oltre quei muri e questi segni, c\u2019\u00e8 una scrittura murale che \u00e8 scrittura notturna e furtiva, cio\u00e8 d\u2019opposizione, scrittura popolare e politica, libro d4el popolo sempre cancellato e sempre riscritto. Pacheco ha riportato sulla tela frammenti di questi muri, compiendo opera di recupero e di memoria: perch\u00e9 quelle scritte di protesta (REY NO &#8211; ABAJO &#8211; NO &#8211; FAI \u00a0-PAZ &#8211; REP\u2026) non si dimentichino quando i nuovi regimi faranno stendere sui muri di Spagna veli di bianco, di rosa o di grigio. Quei nuovi regimi che gi\u00e0 cominciano a stemperare e a mischiare i colori per mascherare in quella Spagna le nuove carceri, le nuove inquisizioni.<br> Pacheco, combattente radicale e libertario, avverte questo, e la sua pittura e i suoi gesti allora si fanno sempre pi\u00f9 netti e inequivocabili, come quello per esempio, di ritirare le sue opere dal padiglione spagnolo della Biennale di Venezia del \u201976, non volendosi trovare vicino e confuso con pittori contrabbandati per oppositori ma che col regime di Franco avevano trescato: sempre succede, ovunque, che alla fine di una dittatura o di un regime i trasformismi emergono, si mettono al servizio del potere nuovo. E anche in Italia, lo sappiamo \u00e8 gi\u00e0 successo.<br><br>Pubblicato da Fronte popolare<br>Edizioni Movimento Studentesco<br>6 marzo 1977<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"113\" class=\"wp-image-2078\" style=\"width: 150px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/170909-1202-sesarts-dipinto-pacheco-contemporaneo-z-scaled.jpg\" alt=\"\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/170909-1202-sesarts-dipinto-pacheco-contemporaneo-z-scaled.jpg 2560w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/170909-1202-sesarts-dipinto-pacheco-contemporaneo-z-300x225.jpg 300w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/170909-1202-sesarts-dipinto-pacheco-contemporaneo-z-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/170909-1202-sesarts-dipinto-pacheco-contemporaneo-z-768x576.jpg 768w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/170909-1202-sesarts-dipinto-pacheco-contemporaneo-z-1536x1152.jpg 1536w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/170909-1202-sesarts-dipinto-pacheco-contemporaneo-z-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><br>Julian Pacheco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vincenzo Consolo E\u2019 aperta a Milano una mostra del pittore antifascista spagnolo Julian Pacheco, noto nel nostro paese fin da quando ritir\u00f2 clamorosamente le proprie opere dalla Biennale di Venezia, perch\u00e9 non voleva in nessun modo essere accomunato \u2013 nella mostra sulla Spagna ad artisti compromessi al regime \u00a0prima di Franco poi di Juan &hellip; <a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2077\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Julian Pacheco. 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