{"id":1438,"date":"2014-01-14T15:00:41","date_gmt":"2014-01-14T15:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1438"},"modified":"2017-02-14T15:09:00","modified_gmt":"2017-02-14T15:09:00","slug":"l-introduzione-di-cesare-segre-al-meridiano-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1438","title":{"rendered":"L&#8217; Introduzione di Cesare Segre al Meridiano di Vincenzo Consolo."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/download-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-53 alignleft\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/download-3-186x300.jpg\" alt=\"download (3)\" width=\"186\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/download-3-186x300.jpg 186w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/download-3.jpg 364w\" sizes=\"(max-width: 186px) 100vw, 186px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p>Voglio subito enunciare un giudizio complessivo: Consolo \u00e8 stato il maggiore scrittore italiano della sua generazione. La sua scomparsa, due anni fa esatti, ha turbato tutto il quadro della narrativa nel nostro paese, rimasto senza un punto di riferimento alto e, per me, indubitabile. Il romanzo <em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em> (1976, ma scritto intorno al 1969) fu una rivelazione. L\u2019ignoto di una splendida tavoletta di Antonello da Messina nel museo Mandralisca di Cefal\u00f9 divenne, con il suo sorriso, una specie di doppio di Vincenzo Consolo. Ma accanto alla vera immagine di Consolo sono spesso apparse altre due immagini: quella di Leonardo Sciascia e quella di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il primo, pur diversissimo nello stile, fu il maestro di Consolo per l\u2019atteggiamento di fronte ai problemi e alle contraddizioni sempre pi\u00f9 laceranti della Sicilia. Il secondo ne fu l\u2019antitesi: tanto \u00e8 lontano il suo <em>Gattopardo<\/em> dal <em>Sorriso dell\u2019ignoto<\/em> <em>marinaio<\/em>, anche se entrambi hanno come oggetto lo stesso momento storico della Sicilia, percorsa da moti risorgimentali, liberata (o occupata) dai Mille a nome dell\u2019Italia da unire, bersaglio infine di <em>jacqueries<\/em> contadine confuse, dai contemporanei, con scoppi di banditismo. \u00c8 comunque da questo confronto \u2013 si disse che <em>Il sorriso <\/em>era l\u2019anti-<em>Gattopardo<\/em> \u2013 che si pu\u00f2 partire per qualunque discorso su Consolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma sar\u00e0 intanto utile esporre lo schema del romanzo, e di quelli che seguirono. I primi due capitoli del <em>Sorriso<\/em> ci portano in mezzo agli aristocratici e ai borghesi illuminati, fra i quali si stanno diffondendo le idee liberali e mazziniane. Essi odiano i monarchi borbonici e sono pronti ad affrontare, se occorre, l\u2019esilio e la morte, come accadr\u00e0 dopo la fallita rivolta di Cefal\u00f9 del 1857. Gli altri capitoli, dal III al IX, sono ambientati pochi anni dopo, quando la Sicilia si prepara a passare sotto il governo dei piemontesi. Questi capitoli sono tutti dedicati ai prodromi, agli sviluppi e alla tragica conclusione della rivolta popolare di Alc\u00e0ra Li Fusi, scoppiata alla vigilia dello sbarco di Garibaldi. Dietro Alc\u00e0ra sta forse, per Consolo, il ricordo di Bronte e della spietata repressione di Nino Bixio, descritta da Verga nel racconto <em>Libert\u00e0<\/em>. Il barone Mandralisca, possessore del ritratto di Antonello, segue la rivolta con istintiva comprensione, ma quando essa degenera, la vede con crescente orrore, e confessa la sua incapacit\u00e0 di comprendere e di giudicare. La narrazione d\u2019autore si alterna a documenti ufficiali, brani di storici locali (come Francesco Guardione) o nazionali (come la <em>Noterelle di uno dei Mille<\/em> di Giulio Cesare Abba), che separano tra loro le varie parti d\u2019invenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consolo aveva gi\u00e0 pubblicato un romanzo, <em>La ferita dell\u2019aprile<\/em> (1963), che al momento sfugg\u00ec all\u2019attenzione dei critici e dei lettori. Si tratta di un <em>Bildungsroman<\/em> autobiografico, un unicum nella carriera dello scrittore (che, per parte sua, lo definiva un \u201cpoemetto narrativo\u201d). Il romanzo narra la vita nella Sicilia del dopoguerra, fino all\u2019occupazione dei latifondi e alla repressione ad opera dei governi democristiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Provando a completare il quadro dei romanzi di Consolo, siamo ben consapevoli di metterci in una posizione contraddittoria, dato che Consolo stesso ha pi\u00f9 volte dichiarato che nel romanzo storico non credeva. Diciamo allora che, bypassando il problema, prendiamo in esame i suoi libri che esibiscono dei personaggi e una narrazione continuata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venne dunque <em>Retablo<\/em> (1987), con immagini di Fabrizio Clerici; il grande pittore, trasformato in personaggio settecentesco, appare nella seconda parte del romanzo, da milanese appassionato di antichit\u00e0 siciliane. \u00c8 lui, che pure arde di un amore infelice per Teresa Blasco, la futura nonna siciliana di Manzoni, a tentar di risolvere i problemi del fraticello innamorato della prima parte della narrazione; ma intanto Consolo rende omaggio al mitico illuminismo milanese, visto dal traguardo della contemporaneit\u00e0: per esempio, dalla rivolta, che divenne poco dopo anche giudiziaria, contro il mostro della corruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si avvicina certo a un vero romanzo <em>Nottetempo, casa per casa<\/em> (1992). Il tema centrale potrebbe essere sintetizzato come \u201cl\u2019irrazionale e la storia\u201d, e fornirebbe argomenti alla negazione di principio del romanzo che Consolo ha fatto propria. Qui abbiamo, in singoli flash a luce radente, la ricostruzione dell\u2019affermarsi del fascismo, negli anni Venti del secolo scorso, tra Cefal\u00f9 e Palermo. Invece di raccontare questa vicenda, col rischio di ricadere nelle fauci dell\u2019aborrito romanzo storico, Consolo evoca l\u2019irruzione nell\u2019isola di forme pi\u00f9 o meno deliranti dell\u2019irrazionale, dalla licantropia del padre di Petro, il protagonista, alle psicosi della sorella, alle esibizioni di un personaggio storico come l\u2019inglese Aleister Crowley, inventore e officiante di riti satanici in cui alla promiscuit\u00e0 sessuale e alla droga si mescolano tutte le invenzioni pi\u00f9 stravaganti di religioni e leggende esoteriche. Nel suo ricetto di satiri e donne assatanate avviene il congiungimento con un\u2019altra irrazionalit\u00e0, pi\u00f9 titolata, quella dei dannunziani, numerosi nella Sicilia di allora. Sullo sfondo, le vecchie, indolenti abitudini insulari, le nuove mode francesi e inglesi, le corse automobilistiche. Componenti materiche di una storia negata alla Storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La contrapposizione, intellettuale quando non metafisica, luce-tenebre diventa anche definitoria per la stessa Sicilia, la cui bellezza luminosa, potenziata nei mosaici medievali, si contrappone a un\u2019oscurit\u00e0 che prorompe da fonti quasi insondabili. Si noti che Petro \u00e8 anche lui affetto da una forma di follia: divoratore di libri, parla con i personaggi della finzione nel silenzio delle sue letture. E, in una splendida sequenza di <em>adynata<\/em>, dir\u00e0 di aver intinto la penna \u201cnell\u2019inchiostro secco, nel catrame del vetro, nei pori della lava, nei grumi dell\u2019ossidiana\u201d sino a che non si sentir\u00e0 capace di raccontare la Sicilia come la sta vedendo. L\u2019impossibilit\u00e0 di fare storia \u00e8 accompagnata, per il Petro di <em>Nottetempo<\/em>, da un pi\u00f9 fiducioso sforzo di raccontare. \u00c8 allora che l\u2019oscurit\u00e0 dominatrice lo costringe a fuggire dalla Sicilia: per finire, comunque, in un pi\u00f9 forte disincanto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 pi\u00f9 tardi Gioacchino Martinez, il protagonista de <em>Lo spasimo di<\/em> <em>Palermo<\/em> (1998) abbozzato in modo da risultare molto simile a Consolo stesso, a farci quasi toccare con mano, una ad una, tutte le disillusioni di un siciliano che, fuggito disdegnoso dalla sua isola, trova in Lombardia situazioni che generano in lui analoghi sentimenti di rifiuto e di condanna. Nemmeno al figlio Martinez ha saputo dare gl\u2019insegnamenti giusti: il giovane si \u00e8 affiliato al terrorismo, vive esule a Parigi e gli nega persino il nome di padre. Non c\u2019\u00e8 dunque per Gioacchino, come per suo figlio, un avvenire cui guardare con fiducia, e a lui, come alla moglie tanto cara, non rimane che la tragedia. La tragedia, del resto, s\u2019ingrossa nelle ultime pagine: la mafia spadroneggia, uccide, fa terribili attentati. Il protagonista guarda con ammirazione ai magistrati antimafia, di cui per\u00f2, al momento, pu\u00f2 solo registrare la sanguinosa sconfitta. E sogna, fantasticando di un vendicatore che, alla maniera di Judex, l\u2019eroe cinematografico della sua infanzia, riuscir\u00e0 a portare la giustizia nell\u2019isola martoriata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i romanzi appena ricordati, se ordinati in base alla cronologia dei fatti descritti o allusi, compongono, per momenti decisivi, una storia della Sicilia degli ultimi duecentocinquant\u2019anni. Ma da questa mia grossolana rassegna tassonomico-cronologica resta fuori uno dei lavori pi\u00f9 mirabili di Consolo, <em>Lunaria<\/em> (1985). In esso c\u2019\u00e8 un abbandono pieno all\u2019invenzione. Invenzione tematica e invenzione formale. Il libro non \u00e8 certo un romanzo, ma appartiene piuttosto a un \u201cgenere che non esiste\u201d, a un conato di teatralit\u00e0 divertita fra <em>entrem\u00e9s<\/em> alla spagnola e teatrino delle marionette. Si sa che molta dell\u2019elaborazione di Consolo \u00e8 \u201cletteratura sulla letteratura\u201d. Ebbene, in <em>Lunaria<\/em> la falsariga \u00e8 costituita da un racconto di Lucio Piccolo, <em>L\u2019esequie della luna<\/em> (1967), con cui Consolo si pone felicemente in gara, non dimenticando naturalmente Leopardi. Voglio evocare un aneddoto sintomatico. Quando Consolo mi mise tra le mani il meraviglioso libretto, e io mostrai di riconoscerne alcune fonti, invece di chiudersi nell\u2019enigma mi procur\u00f2 la fotocopia dei testi cui pi\u00f9 si era ispirato, lieto che io ripercorressi i suoi itinerari. Mai come in questo caso la letteratura cresce su se stessa, e se ne vanta. Il lettore deve partecipare, come in un gioco, all\u2019invenzione dello scrittore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mio percorso sembrerebbe aver trascurato i moltissimi scritti di Consolo di carattere saggistico o polemico. Ma in fondo no, se pensiamo che molti o moltissimi dei suoi saggi (raccolti in volumi come <em>L\u2019olivo<\/em> e <em>l\u2019olivastro<\/em>, del 1994, <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, del 1988, <em>Di qua dal faro<\/em>, del 1999) possono essere visti, per tornare a un\u2019etichetta un tempo di gran moda, come i correlativi oggettivi dei suoi romanzi. Perch\u00e9 al centro dei saggi c\u2019\u00e8 sempre la Sicilia, le sue contraddizioni e i suoi mali visti con disperata frustrante insistenza, con passione e con sarcasmo da un siciliano che fugge e ritorna incessantemente: solo che qui lo stile, non gravato dalla necessit\u00e0 di reggere qualche complesso intreccio fizionale, pu\u00f2 piegarsi a un\u2019evocazione quasi impassibile delle bellezze naturali e delle ricchezze archeologiche e artistiche dell\u2019isola, devastate forse irrimediabilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto possiamo tornare utilmente all\u2019iniziale confronto con il <em>Gattopardo<\/em>. Anzitutto, il libro di Tomasi di Lampedusa \u00e8 un romanzo portato avanti da un narratore onnisciente, come nella grande tradizione del genere. Il libro di Consolo, per contro, \u00e8 consapevole delle tesi sulla morte del romanzo, cui sarebbe possibile soltanto sostituire un antiromanzo o un romanzo-saggio. Il pensiero di Consolo, per\u00f2, non \u00e8 tanto preso dalla riflessione teorica sul romanzo, quanto piuttosto dalle ragioni di un particolare sottogenere, quello del romanzo storico. Una riflessione che, si sa, port\u00f2 il nostro maggior romanziere, Manzoni, a rinnegare <em>I promessi<\/em> <em>sposi<\/em>, dichiarandone l\u2019assurdit\u00e0 teorica. Ma Consolo non era impressionato, come Manzoni, dall\u2019impossibilit\u00e0 di intrecciare una narrazione fantastica con i fatti storici assodati, ma proprio dall\u2019artificialit\u00e0 della storia stessa, cio\u00e8 di qualunque costruzione verbale che pretenda di ordinare i fatti storici secondo una logica e puntando a una spiegazione complessiva. Nel periodo in cui Consolo ha scritto le sue opere fondative (in sostanza il ventennio successivo alla contestazione del \u201968), le obiezioni alla storia come logica immanente della realt\u00e0 erano vivissime; e non sono ancora finite, anzi continuano a mettere in crisi gli stessi specialisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrivendo, di fatto, dei romanzi storici, Consolo non cerca di attenuare le ragioni che stanno contro la storia. La sua soluzione \u00e8 astuta: le narrazioni complessive degli eventi storici sono demandate dallo scrittore o ai documenti, che della storia costituiscono i materiali, o a cronisti e storici dell\u2019epoca rappresentata; mentre conduce lui stesso la narrazione per quegli episodi che ha inventato e inserito nella narrazione, forte della licenza cui ogni scrittore ha diritto. Ma nella \u201csua\u201d storia c\u2019\u00e8 un veleno, che Consolo non esibisce ma tiene certo presente: gli autori di cui riporta brani sono tutt\u2019altro che attendibili; spesso anche soltanto per il loro stile retorico e imbonitorio. L\u2019impossibilit\u00e0 della storia s\u2019identifica con l\u2019impossibilit\u00e0 di una buona storia. Citare gli storici \u2013 questi storici \u2013 \u00e8 dunque un atto di sottile ironia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo punto di distacco da Tomasi di Lampedusa, ancora pi\u00f9 significativo, sta nello stile: plurilingue Consolo quanto \u00e8 monolingue Tomasi, espressionista l\u2019uno quanto \u00e8 elegantemente classico l\u2019altro. Occorre ricordare subito che gli scrittori meridionali, in Italia, sono raramente espressionisti. L\u2019unico esempio di rilievo \u00e8 forse, nel secondo Ottocento, il napoletano Vittorio Imbriani, certo non ignaro della Scapigliatura lombardo-piemontese. Ma Consolo, fattosi milanese ancora dai tempi dell\u2019universit\u00e0, e rimasto anche in seguito milanese di residenza, pur nella forte nostalgia per la Sicilia, ha assimilato da quella cultura l\u2019ammirazione per Gadda. Quando parla di \u201cesplosione polifonica del \u2018barocco\u2019 Gadda\u201d sembra quasi voler descrivere la propria, di scrittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo punto \u00e8 quello del \u201cmessaggio\u201d, come si diceva una volta. Nel <em>Gattopardo<\/em>, il senso, o la morale, della storia \u00e8 demandato quasi esclusivamente alle estrinsecazioni esplicite del suo personaggio pi\u00f9 riflessivo, il principe di Salina. Consolo, pur lasciando spesso trasparire il proprio pensiero, ne affida le articolazioni al dialogo, spesso serrato, tra i protagonisti. Per esempio, nel <em>Sorriso<\/em>, a Enrico di Mandralisca e a Giovanni Interdonato. Il primo rappresenta le posizioni dell\u2019aristocrazia e della borghesia illuminate che parteciparono alle iniziative dei mazziniani e dei carbonari; il secondo \u2013 tra i due, il vero cervello politico e l\u2019uomo che, verrebbe da dire, si sporca le mani \u2013, rispecchia le idee dei democratici radicali. Mandralisca \u00e8 protagonista dei capitoli I e IV, \u00e8 mente giudicante del VI, \u00e8 testimone narratore nei capitoli VII e VIII, \u00e8 raccoglitore della documentazione del IX. La contrapposizione tra i due personaggi si precisa nel capitolo VI, grazie a una lettera che Mandralisca, secondo l\u2019invenzione di Consolo, avrebbe spedito a Interdonato, quando questi si preparava, come giudice d\u2019appello, al processo sui fatti di Alc\u00e0ra Li Fusi, nel quale i colpevoli non ancora giustiziati furono da lui assolti per amnistia. Mandralisca spiega la propria rinuncia a un\u2019azione politica con le riflessioni sulla rivolta di cui erano recentissimi i segni e ardevano ancora le passioni. Si mantiene fedele agli ideali di libert\u00e0, uguaglianza, democrazia discesi dalla Rivoluzione francese, ma ha anche l\u2019impressione che essi siano formulati con il linguaggio delle classi dominanti, pur illuminate, e insomma del potere. Un linguaggio e una scrittura che sono anche quelli delle leggi e della storia ufficiale, inappropriate e inintelligenti rispetto ai bisogni, alle pulsioni, agli orizzonti mentali delle genti che sono sempre state oggetti, vittime, e che spesso non possiedono nemmeno una lingua adeguata per esprimere qualcosa che vada al di l\u00e0 dei bisogni materiali, e delle reazioni dell\u2019istinto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si capisce che la posizione di Consolo \u00e8 pi\u00f9 vicina a quella di Mandralisca che a quella di Interdonato. Ma ci\u00f2 che pi\u00f9 interessa, come gi\u00e0 anticipavo, \u00e8 che Consolo non impone il suo punto di vista; lo fa solo trasparire. Mi pare di poter allora concludere che Consolo tenta un difficile equilibrismo: fare storia senza fiducia nella storia, prendere posizione pur rispettando le posizioni diverse. \u00c8 come tenersi vicino un <em>advocatus diaboli<\/em> che sottoponga a critica il proprio lavoro di scrittore. Una vicinanza che lo aiut\u00f2. La posizione dialettica permette infatti a Consolo di esprimere un amore infinito per la sua Sicilia, e nello stesso tempo di condannarne le colpe antiche e, soprattutto, quelle recenti. E gli permette anche di assecondare una sorta di movimento pendolare tra l\u2019ebbrezza stilistica e il rigore argomentativo che sono i due costituenti fondamentali delle sue narrazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella fase della scrittura, le riflessioni sul romanzo storico, le esigenze di un impegno attuale in una Sicilia di cui Consolo conosce tutte le difficolt\u00e0 e le contraddizioni, la ricerca di un linguaggio capace di comprendere in s\u00e9 tutta la realt\u00e0 dell\u2019isola si richiamano, si connettono ma talora anche si ostacolano fra loro. Pi\u00f9 che cercar di scoprire, in ciascuna delle opere, come si sviluppa una costruzione perfettamente calibrata, frutto di una razionalit\u00e0 priva di residui, meglio \u00e8 allora abbandonarsi alla voce del narratore e riconoscere punto per punto quale sia stato, in quel preciso luogo, l\u2019animus ispiratore. L\u2019immagine del carcere a forma di chiocciola, spaventoso e sublime, in cui vengono rinchiusi, in attesa di giudizio, i colpevoli dell\u2019eccidio di Alc\u00e0ra Li Fusi non ancora passati per le armi potrebbe perfettamente essere presa a metafora della costruzione, formale e verbale, non solo del <em>Sorriso dell\u2019ignoro marinaio <\/em>(come ho gi\u00e0 avuto modo di scrivere, e come del resto insinua lo stesso Consolo) ma di tutti i suoi romanzi, vortice inarrestabile che trasporta, fonde e confonde avvenimenti, personaggi e voci della Sicilia. Si senta Consolo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito un murmure di onde, continuo e cavallante, una voce di mare veniva dal profondo, eco di eco che moltiplicandosi nel cammino tortuoso e ascendente per la bocca si sperdea sulla terra e per l\u2019aere della corte, come la voce creduta prigioniera nelle chiocciole (p. 118).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma una costruzione cos\u00ec complessa, apparentemente cos\u00ec poco razionale, nasce da motivazioni molto limpide, che vengono poi a coagularsi in finalit\u00e0 ben precise.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo, rendere viva e presente la storia dolorosa che ha portato la Sicilia, nel passato terra di grandi fulgori, all\u2019attuale decadenza, in cui l\u2019isola appare soprattutto preda di un\u2019organizzazione criminale e sfruttatrice. La riflessione storiografica del secondo dopoguerra, da cui Consolo era stato molto colpito, ha approfondito in lui il concetto che la storia \u00e8 fatta dalle classi dirigenti, e complessivamente da coloro che sono stati, in forme diverse, i vincitori dei principali scontri sociali: lo scrittore ha ben presente quella corrente della storiografia che, dopo l\u2019impresa dei Mille, considera il governo dei Savoia in Sicilia pi\u00f9 affine al governo borbonico che a quello che ci si illudeva sarebbe stato installato dal Piemonte liberale. Insomma, rivendicazioni sociali e contestazioni politiche possono in buona parte coincidere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, se si esclude una soluzione paternalistica, come si pu\u00f2 sperare che dal fondo dell\u2019abiezione un popolo sempre represso sappia maturare la propria riscossa? La risposta offerta da Consolo, una risposta largamente simbolica, \u00e8 stata quella del ricorso alla viva testimonianza, dell\u2019innesto nel tessuto narrativo delle voci stesse del passato: le voci generano una conoscenza che pu\u00f2 diventare la base ideale di questa riscossa. L\u2019esempio pi\u00f9 famoso \u00e8 quello del IX capitolo del <em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, che riporta imprecazioni e maledizioni, ma anche richieste di perdono, aneliti di libert\u00e0, e persino tentativi di canto dei prigionieri semianalfabeti del carcere di Alc\u00e0ra Li Fusi, traendoli dai graffiti lasciati dai prigionieri dell\u2019Inquisizione nelle celle dello Steri di Palermo, non a caso valorizzati da Leonardo Sciascia. Ma mi piace anche ricordare un altro innesto particolarmente ricco di carica allusiva: le prime battute della partitura del settecentesco <em>Stabat mater<\/em> di Emanuele d\u2019Astorga, preludio all\u2019evocazione, nelle pagine finali dello <em>Spasimo di Palermo<\/em>, dell\u2019attentato al giudice Borsellino, ucciso mentre stava salendo a casa della madre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta rinunciato alla storia, come conservare tutti i tesori di storicit\u00e0 della Sicilia? Qui Consolo trova una soluzione originalissima, che passa attraverso un ricorso molto particolare all\u2019espressionismo. \u00c8 come se lo scrittore siciliano fruisse di un sistema linguistico che, sotto la superficie di un italiano colto, tiene a propria disposizione un immenso magazzino di residui, i quali vengono alla superficie per associazioni mentali e si strutturano in costruzioni complesse. L\u2019autonomia di queste costruzioni, spesso (ma non sempre) sorrette da un espediente retorico come la cosiddetta \u201cenumerazione caotica\u201d, \u00e8, come mostrer\u00f2 tra poco, di tipo musicale, e valorizza tutte le possibilit\u00e0 di suggestione delle parole e dei suoni alludenti a una o un\u2019altra epoca, a uno o un altro ambiente: ho appena ricordato le note dello <em>Stabat mater<\/em> del ragusano d\u2019Astorga richiamate in forma di preludio al momento di evocare la tragica morte di Borsellino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0L\u2019espressionismo di Consolo si fonda sull\u2019interferenza di registri e di strati idiomatici: e se l\u2019apparenza \u00e8 quella di un fulgore, di uno splendore barocco, \u00e8 proprio sul piano, pi\u00f9 profondo, della costruzione che si rifugia la \u201cvera\u201d storia, una volta sconfessata la storia degli storiografi. Consolo mostra infatti che tutta la vicenda della Sicilia pu\u00f2 essere riportare alla luce tramite la lingua che i siciliani, secondo i momenti, hanno usato: da quella dei greci delle colonie, e poi dei romani, a quella dei poeti di corte sotto Federico II, sino a quella degli scrittori d\u2019oggi. In questa storia il dialetto siciliano, unica lingua delle classi subalterne, ha una grande forza di suggestione, cos\u00ec come ce l\u2019ha un raro relitto linguistico, il dialetto galloitalico di San Fratello (localit\u00e0 vicinissima alla Sant\u2019Agata di Consolo), di cui il <em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio <\/em>offre battute significative. E le melodie e i canti popolari, in questa prospettiva, hanno giustamente ampio spazio. Ecco allora che il plurilinguismo di Consolo apre finestre verso i momenti significativi della storia siciliana. I lettori intravvedono, dietro le parole o le note, gli ambienti e i sentimenti. Non a caso, lo scrittore si autodefiniva \u201carcheologo della lingua\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui si impone un\u2019osservazione ultima, che mi pare per\u00f2 decisiva. L\u2019amalgama linguistico presente nei punti pi\u00f9 rilevanti delle evocazioni cambia secondo l\u2019ambiente e i toni. \u00c8 come un sovrapporsi di vecchie pergamene e di lapidi, di volumi polverosi e di canti vetusti, di litanie e di scongiuri; un sovrapporsi che ha come proprio collante il ritmo. S\u00ec, perch\u00e9 in Consolo \u00e8 fortissima l\u2019attrazione di una prosa ritmica, che spesso nasconde lunghe <em>tirades<\/em> di versi. Ci\u00f2 che tiene insieme questo plurilinguismo non \u00e8 dunque un fatto concettuale, ma musicale, nel senso pi\u00f9 ampio del termine: la prosa di Consolo, che gioca spesso col plurilinguismo ospitando frammenti in altre lingue, compresi il latino classico e il mediolatino, si caratterizza infatti per il suo sottofondo prosodico. Si pu\u00f2 persino sostenere \u2013 e qualcuno, come Alessandro Finzi, lo ha sostenuto \u2013, che quanto Consolo scrive \u00e8 senz\u2019altro una prosa ritmica, con i suoi nessi e le sue pause, una prosa ritmica che sembra quasi sollecitare una lettura ad alta voce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basti come esempio questo brano, il cui contenuto tragico sembra quasi lenito dall\u2019armonia metrica che lo pervade. La divisione in endecasillabi qui offerta \u00e8, naturalmente, mia e non dell\u2019autore:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Madri, sorelle e spose in fitto gruppo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">nero di scialli e mantelline, apparso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">per incanto prope alla catasta,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ondeggia con le teste e con le spalle<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">sulla cadenza della melop\u00e8a.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo ass\u00f2lo \u00e8 quello d\u2019una donna<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">che invoca a voce stridula, di testa,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">il figlioletto con la gola aperta (p. 108).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00c8 insomma un ritmo di tipo musicale, sotterraneo e implicito, a unificare i materiali volutamente eterogenei che compongono i (non) romanzi di Consolo. Ed \u00e8 questo ritmo musicale che aiuta a rendere vive, per il lettore delle sue opere \u2013 ma forse sarebbe meglio dire per il lettore-ascoltatore delle sue opere \u2013 le vicende narrate, antiche o meno antiche: quasi colonna sonora di un viaggio nella storia che \u00e8 anche, o soprattutto, giudizio sul tempo presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong>Cesare Segre<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Milano, gennaio 2014<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/download-3.jpg\">\u00a0<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Voglio subito enunciare un giudizio complessivo: Consolo \u00e8 stato il maggiore scrittore italiano della sua generazione. La sua scomparsa, due anni fa esatti, ha turbato tutto il quadro della narrativa nel nostro paese, rimasto senza un punto di riferimento alto e, per me, indubitabile. Il romanzo Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio (1976, ma scritto intorno &hellip; <a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1438\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">L&#8217; Introduzione di Cesare Segre al Meridiano di Vincenzo Consolo.<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11,7,144],"tags":[23,17,57,37,40,18],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1438"}],"collection":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1438"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1438\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1441,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1438\/revisions\/1441"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1438"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1438"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1438"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}