{"id":1367,"date":"2012-08-28T09:25:34","date_gmt":"2012-08-28T09:25:34","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1367"},"modified":"2016-11-30T09:33:59","modified_gmt":"2016-11-30T09:33:59","slug":"nottetempo-casa-per-casa-di-vincenzo-consolo-commento-di-luca-rachetta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1367","title":{"rendered":"\u201cNottetempo, casa per casa\u201d di Vincenzo Consolo commento di Luca Rachetta"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/copertina-nottetempo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1360\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/copertina-nottetempo-193x300.jpg\" alt=\"copertina-nottetempo\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/copertina-nottetempo-193x300.jpg 193w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/copertina-nottetempo.jpg 535w\" sizes=\"(max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u201cNottetempo, casa per casa\u201d di Vincenzo Consolo<br \/>\nLuca Rachetta<\/h2>\n<div class=\"entry\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IL \u201cMALE CATUBBO\u201d E LA RISCOPERTA DELLA PAROLA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Muoveva brancolando, mugolando, come ferito, ferito da parte a parte dentro il cuore dalla lama che non sorgeva da causa, che non aveva nome. E si mordeva le mani, si strappava al collo la camicia. Il volto scarno, sotto il nero crespo della barba, era del color della malaria.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Il racconto di Consolo si apre con la descrizione di un episodio di licantropia che, carico di valore simbolico e intriso di evidenti riferimenti antropologici, ci cala subito nel contesto in cui si svolge la vicenda. La condanna alla licantropia patita dal padre di Petro, vero e proprio protagonista e personaggio connettivo di un\u2019opera con una forte propensione allo svolgimento corale, nasce da causa oscura, \u201cche non aveva nome\u201d; essa presenta i sintomi di una \u201cnostalgia per un diverso lido\u201d difficilmente collocabile nello spazio e nel tempo, forse perch\u00e9 si tratta di un non luogo, di un\u2019utopia di felicit\u00e0 e di senso che \u00e8 soltanto possibile vagheggiare. La sua presenza nell\u2019animo, quanto meno a livello ideale, \u00e8 tuttavia sufficiente a indurre il \u201cluponario\u201d a guardare alla luna, inoltrando in tal modo una richiesta al \u201cdio della distanza e dell\u2019assenza\u201d, a \u201cun ignoto dio, impassibile o efferato\u201d che non consola il supplice delle proprie sofferenze e non alimenta in lui alcuna speranza di elevarlo a s\u00e9 e di liberarlo cos\u00ec dai ceppi che lo avvincono alla materia e alla storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Davanti a quella vastit\u00e0 deserta, a quell\u2019ottusa quiete, sent\u00ec ancora pi\u00f9 la pena, lo sgomento \u2013 se \u00e8 in serbo per noi un altro approdo, se aleggiando va l\u2019anima nostra, la nostra nostalgia per un diverso lido, \u00e8 certo figura d\u2019esso quest\u2019apparenza notturna e scolorata, questa squallida scena, questo livido limbo, quest\u2019esistenza anemica, \u00e8 nel fuoco, nel guizzo della fiamma la natura della vita.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Il \u201climbo\u201d in cui licantropo si barcamena penosamente non \u00e8 dunque compromesso tra due dimensioni, quella umana e quella divina, n\u00e9 designa un rapporto privilegiato con la natura, vale a dire la possibilit\u00e0 di attingere a quella purezza originaria che sgorga soltanto dalla condizione animale, spontanea e immune dal compromesso sociale; nulla di sovrumano e di mitico risiede in una condizione che di inveterato e tristemente ricorrente presenta solo la sofferenza, lo stato di servaggio e la negazione del libero arbitrio inteso come possibilit\u00e0 di essere artefici del proprio destino. Non il privilegio di sentirsi qualcosa in pi\u00f9 degli uomini, ma l\u2019atavico senso di persecuzione provato dagli ultimi degli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sembrava il supplice, l\u2019orante disperato del dio della distanza e dell\u2019assenza, d\u2019un ignoto dio, impassibile o efferato. Ai suoi singhiozzi, ai suoi strazi non rispondeva che il fiotto morto e lento frangersi sugli scogli e il silenzio torpido, come il respiro sordo e beffardo di quel cielo e di quel mare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il discendere da una stirpe maledetta e l\u2019assurda pretesa di migliorare la propria posizione sociale sono le uniche motivazioni che Petro riesce a ricondurre non solo all\u2019origine della malattia paterna, ma anche a quella costante propensione all\u2019amarezza e alla rassegnazione che cova in lui come nel padre e nelle due sorelle, afflitte da forme di nevrosi che le portano di fatto ad autoescludersi dalla vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Da quale offesa, sacrilegio viene questa sentenza atroce, questa malasorte?\u201d si chiedeva Petro. Forse, pensava, da una colpa antica, immemorabile. Da quel cognome suo forse di rinnegato, di marrano di Spagna o di Sicilia, che significava eredit\u00e0 di ansime, malinconie, rimorsi dentro nelle vene. (\u2026) Oppure pagava il prezzo, il padre, del passaggio dalla povert\u00e0 e soggezione alla condizione di padrone d\u2019una casa, di ettari di terra a Santa Barbara, avuti in lascito, per pura affezione, per l\u2019onest\u00e0 e cura di mezzadro, dallo stravagante don Michele, avverso alla nobilt\u00e0, al nipote don Nen\u00e9, al paese intero, vissuto in volontario esilio, con i Marano, con i suoi libri, in quel ritiro orgoglioso di campagna (ma il barone Cicio, i pari suoi, saputo il testamento, malvagiamente avevano preso a oltraggiar l\u2019erede col nome di Bastardo<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Il male oscuro che attanaglia la famiglia di Petro sembra dunque da intendersi come una sorta di pessimismo cosmico di cui il presente \u00e8 una delle tante sue manifestazioni succedutesi nel corso della storia. Si distingue infatti in modo assai nitido nelle pagine di Consolo un retroterra culturale che rimanda a Verga, Pirandello, Vittorini, Sciascia, cio\u00e8 a una linea di autori siciliani che riscontrano nella realt\u00e0 dell\u2019isola, amara metafora di una condizione umana che va ben al di l\u00e0 delle coste di Trinacria, una situazione di immobilit\u00e0 che nega qualsiasi prospettiva di autentico progresso morale e civile, nella quale i pi\u00f9 deboli soffrono un inesorabile destino di povert\u00e0, dolore e discriminazione sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E il dolore suo sembr\u00f2 a Petro sorto non solamente dalla madre troppo presto assente, dal padre malinconico, piagato, da Serafina torpida, di pietra, da Lucia che sola e orgogliosa se n\u2019andava per altra strada, ma da qualcosa che aveva preceduto la sua, la nascita degli altri. Era cos\u00ec per lui, per la famiglia o pure per ogni uomo, per ogni casa? Di questo luogo, di questa terra in cui era caduto a vivere, di ogni terra?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Petro avverte comunque che l\u2019epoca presente \u00e8 forse la pi\u00f9 infelice di tutte. Sono gli anni del fascismo, in cui dilagano, reclutando un numero sempre crescente di adepti e di scherani, non soltanto ideali politici improntati a una cieca irrazionalit\u00e0, ma anche nuovi modelli di vita fondati sull\u2019ignoranza e sull\u2019edonismo sfrenato, che trovano nella conventicola di Aleister Crowley, trapiantatasi nella Cefal\u00f9 degli anni \u201920 in cui \u00e8 ambientata la narrazione, una superstiziosa e perversa sublimazione. Non sar\u00e0 un caso quindi se proprio i personaggi pi\u00f9 corrotti di quel microcosmo siciliano verranno risucchiati nel cono oscuro della setta: tra di essi anche il pastore Janu, simbolo panico di una innocenza primigenia che viene traviata e strumentalizzata non solo dalla scelleratezza del Crowley, ma anche, a ben vedere, da una modernit\u00e0 allo sbando che annichilisce qualunque forma di purezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ora sembrava che un terremoto grande avesse creato una frattura, aperto un vallo fra gli uomini e il tempo, la realt\u00e0, che una smania, un assillo generale, spingesse ognuno nella sfasatura, nella confusione, nell\u2019insania. E corrompeva il linguaggio, stramangiava le parole, il senso loro \u2013 il pane si faceva pena, la pasta peste, il miele fiele, la pace pece, il senno sonno\u2026\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Parimenti all\u2019innocenza e all\u2019onest\u00e0 anche la cultura \u00e8 disprezzata in quanto minaccia costante al privilegio e alla prevaricazione nei confronti dei pi\u00f9 deboli; allo stesso modo la lingua, veicolo della cultura e alfiere di verit\u00e0 e giustizia, \u00e8 brutalizzata e stravolta al punto da risultarne impoverita e da vedere neutralizzata la propria carica potenzialmente eversiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Petro non aveva trasporto per quei fogli, quei linguaggi, che tante volte gli riuscivano grevi, oscuri, come oscuro era per lui, e pauroso, il presente, il vicino, tutto quanto nel mondo si svolgeva, guerra e pace, penuria e sciali, soprusi e avvilimenti, privilegi e angherie, scontri fra ceti, assassinii dei re, dei tiranni, rivoluzioni popolari, come quella del Diciassette nella Russia\u2026 Conosceva e capiva la Russia narrata da Tolstoj Dostoevskij Cechov Gogol, come la Francia narrata da Victor Hugo e da Balzac, l\u2019Italia da Manzoni e Verga\u2026 Questi scrittori grandi davano degli uomini, di un luogo e un tempo, l\u2019immagine pi\u00f9 vera, pi\u00f9 della politica, che a Petro sembrava allontanasse la realt\u00e0, come i numeri e le figure della geometria, verso l\u2019astrazione, il generale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<em>\u00a0\u00a0 <\/em>Non \u00e8 un caso che il racconto sia nutrito di suggestioni metaletterarie che dispongono il lettore a riflettere sulla natura, sulle forme e sugli intenti comunicativi della letteratura: Consolo sembra infatti affidare un ruolo di reazione allo squallore e alla pochezza morale proprio alla scrittura e allo stesso Petro, il quale, attraverso un percorso di crescita da vero e proprio romanzo di formazione, di essa scoprir\u00e0 gradualmente il valore di testimonianza e la funzione di strumento di denuncia. Una concezione della letteratura come garante di verit\u00e0 contro la lettura adulterata e tendenziosa della realt\u00e0 imposta dal potere ai suoi sudditi come dogma di fede. \u00a0\u00a0 Il cambiamento semantico delle parole e la corruzione del linguaggio sono conseguenza della perdita di senso della vita stessa, che investe anche il lessico comunemente destinato ad indicarne gli aspetti e a spiegarne i meccanismi e le dinamiche: una sorta di impotenza della lingua attuale che mostra la necessit\u00e0 di rifondare la realt\u00e0 su basi nuove e sincere col contributo di un codice comunicativo rinnovato, che recuperi l\u2019antico significato delle cose. Una palingenesi della parola che l\u2019esilio tunisino di Petro e di altri siciliani, come lui \u201cribelli\u201d, sembra, se non annunciare, quanto meno auspicare come antidoto al caos e al non senso.<\/p>\n<p>dal blog\u00a0<em>La setta dei giovani vecchi<\/em>\u2026\u00a0pubblicato il marted\u00ec, 28 agosto 2012<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNottetempo, casa per casa\u201d di Vincenzo Consolo Luca Rachetta IL \u201cMALE CATUBBO\u201d E LA RISCOPERTA DELLA PAROLA Muoveva brancolando, mugolando, come ferito, ferito da parte a parte dentro il cuore dalla lama che non sorgeva da causa, che non aveva nome. E si mordeva le mani, si strappava al collo la camicia. 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