{"id":1167,"date":"1995-05-10T09:11:39","date_gmt":"1995-05-10T09:11:39","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1167"},"modified":"2016-06-10T09:27:36","modified_gmt":"2016-06-10T09:27:36","slug":"vincenzo-consolo-la-follia-lindignazione-la-scrittura","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1167","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo: la follia, l&#8217;indignazione, la scrittura"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/DSC_1058.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1168 alignleft\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/DSC_1058-253x300.jpg\" alt=\"DSC_1058\" width=\"253\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/DSC_1058-253x300.jpg 253w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/DSC_1058-863x1024.jpg 863w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/DSC_1058.jpg 1862w\" sizes=\"(max-width: 253px) 100vw, 253px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Vincenzo Consolo: la follia, l&#8217;indignazione, la scrittura<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roberto And\u00f2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intervista postula tra chi pone le domande e chi le subisce il vago stagliarsi di un&#8217;impersonale vibrazione in cui aleggiano due voci in cerca di echi, pensieri, ricordi, probabili pudori intorno a un mestiere impossibile. Ci si accosta al rito teatrale dell&#8217;intervista con un certo senso paradossale di sfida alla nicchia invisibile di chi scrive, immemori al cospetto della condizione ideale che rende autorevole e senza un volto lo scrittore, intenti a violare il vero desiderio di ogni grande scrittore che \u00e8 quello di sparire. L&#8217;amicizia, la conoscenza o la confidenza, nella concitazione rituale, vengono deposti per lasciare il posto enunciati in cerca di oggettivit\u00e0. Tuttavia ci si accorge, a intervista conclusa, che si \u00e8 accennato un ritratto, in forma di catalogo, dove la malinconia e quella dimensione salvifica della memoria che \u00e8 la letteratura fanno dello scrittore, ovunque e comunque, un esiliato irriducibile, perfettamente a proprio agio solo nell&#8217;esilio della scrittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho incontrato Vincenzo Consolo e ne sono diventato amico molti anni fa per il tramite di Elvira Sellerio e di Leonardo Sciascia, per parlare di poeti dimenticati o rimossi dalla civilt\u00e0 letteraria del consumo, poeti della luna. Ci possono essere mille ragioni per il senso di un incontro o per il suo bilancio. Di quel primo incontro ricordo il piacere immenso di poter riferire la letteratura a ci\u00f2 che sta fuori dalla letteratura, la possibilit\u00e0 di insediarla al centro di un&#8217;emozione da fronteggiare e distanziare senza tradirne il senso sacrale misterioso. E ricordo anche una certa cupezza del momento, identica, per ragioni diverse, al momento in cui si \u00e8 svolta questa intervista, che essendosi teatralmente compiuta in due tempi, a distanza di poco pi\u00f9 di un anno, presagiva nella latenza di certi motivi quanto \u00e8 successo in Italia, ci\u00f2 che rende oggi il nostro Paese irriconoscibile, sfigurato e, se possibile, persino pi\u00f9 smemoratamente cialtrone. A segnare il tempo, da Nottetempo, casa per casa, vincitore del Premio Strega nel periodo del nostro primo incontro, Consolo \u00e8 approdato nel suo personale viaggio a L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro, vale a dire dalla malinconia del racconto al furore di chi sa che nel disastro le strategie del racconto non sono pi\u00f9 bastevoli e la letteratura senza puntelli pu\u00f2 affrontare il rischio di nuovi confini, di un nuovo tono di voce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ll malinconico, con la sua segreta e dolorosa interiorit\u00e0, \u00e8 un esiliato in potenza. Leggendo i tuoi libri, e in modo accentuato Nottetempo, casa per casa, si assiste a uno sfaccettarsi di figure del dolore, malinconici pi\u00f9 o meno furiosi, con gli altri, con s\u00e9. L&#8217;epigrafe della Kristeva, che attribuisce alla malinconia il ruolo del sacro nella nostra epoca, sembra avvertire che nei cicli della Storia I conti possono farsi e disfarsi incarnandosi nella singolarit\u00e0 del male, del dolore umano&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Hai detto bene. Il protagonista di Nottetempo \u00e8 un esiliato che rompe a un un tratto la condizione di esilio attraverso la scrittura, diversamente dagli altri, dal padre a esempio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">che non pu\u00f2 farlo. Il libro si apre con una scena notturna in cui si disegna una figura oggi rara della malinconia, desueta almeno, in cui la depressione si svela nel rapporto con la luna piena: quella del licantropo. La cultura popolare ci ha tramandato vari frammenti intessuti su questa figura dominata da un dolore insopportabile che equivale a un esilio. Come dice l&#8217;epigrafe della Kristeva posta all&#8217;inizio del libro, quel dolore equivale a vivere sotto un sole nero, che pu\u00f2 anche stare per l&#8217;immagine della luna. \u00c8 un tentativo di liberazione dell&#8217;angoscia attraverso l&#8217;animalit\u00e0, la fuga, la corsa. Ma c&#8217;\u00e8 un altro grado di follia, sotto forma di mania di persecuzione, di paranoia, che vive nel romanzo la sorella del protagonista, Lucia. E ancora un terzo grado di malinconia, di dolore, quello del personaggio intravisto nella penombra della stanza, racchiuso in un gesto meccanico, nello sgranarsi rigido di un rosario in cui la vita si pietrifica. Ho voluto rappresentare la follia dolorosa e innocente che questa famiglia ha pagato forse per una ragione atavica, esistenziale, di razza, e per ragioni storiche. \u00c8 una famiglia infatti che ha attuato un passaggio, un salto di classe. La provenienza reale \u00e8 quella del proletariato contadino. Li ho chiamati Marano, da Marrano, rinnegato. Si portano dietro un coagulo di razze. Oltre a essere ebrei il narratore dice che dentro, attraverso la madre, filtra una memoria di nomi greco &#8211; bizantini, spagnoli, insomma il crogiuolo della civilt\u00e0 mediterranea. Ed \u00e8 come se assommassero nel loro destino il peso di tanti esili diversi. Pagano il prezzo di un cambiamento, di un passaggio di classe: da contadini che erano diventano piccoli proprietari terrieri per un atto di generosit\u00e0 compiuto da un uomo a sua volta folle, in un gesto che \u00e8 di distacco dalla propria classe. \u00c8 il personaggio di Don Michele, lo zio dell&#8217;antagonista del romanzo, una figura tolstoiano, anch&#8217;egli esiliato. Un&#8217;antecedente di questa figura di autoesiliato in una famiglia potente lo si trova in De Roberto e nel Pirandello de I vecchi e i giovani. Nei Vicer\u00e9 \u00e8 uno degli Uzeda che, folgorato dalla lettura dell&#8217;Isola del Tesoro di Stevenson, si esilia in una campagna dove fa il falegname. \u00c8 chiamato dai parenti il Babbeo. In Pirandello \u00e8 tratteggiato in Don Cosmo Laurentano, ritratto d&#8217;eccentrico che si confina nella tenuta della contrada Valsan\u00eca. L\u00ec il personaggio \u00e8 quello di uno studioso d&#8217;astronomia; e in qualche modo lo cito nel romanzo in quel passaggio in cui le stelle sono chiamate &#8220;i chiodi del mistero&#8221;. Dicevo che questa famiglia Marano, nel proprio destino di follia, svela una condizione che \u00e8 nostra, l&#8217;approdo a una informe identit\u00e0 alienante, ricca, abbiente, in continuo movimento nel proprio delirio. Lo sfondo storico \u00e8 quello della follia ideologica, collettiva, gli anni Venti dell&#8217;avvento inquietante del fascismo&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, ci sono le fughe nella follia che non possono raccontarsi e quelle che possono trovare forma nel racconto. Il silenzio, l&#8217;afasia o l&#8217;esilio della parola chiara, delle ragioni per fronteggiare il dolore, del dolore che sa raccontarsi senza altri compagni di strada che la propria solitudine. In mezzo c&#8217;\u00e8 la falsificazione, i contorcimenti e le parodie dell&#8217; inautentico: Crowley, Don Nen\u00e8, D&#8217;Annunzio, Schicchi&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt; Si, \u00e8 l&#8217;inautentico,la perdita della verit\u00e0il decadentismo. Nel romanzo ho usato molto la disgressione.Queste digressioni hanno un po\u2019 la funzione del coro. In una di queste digressioni, quando c\u2019\u00e8 l&#8217;episodio Crowley conil suo seguito adorante che scende verso la spiaggia e sorprende il pastore Janu con la ragazza, questa discesa notturna con le torce in mano ricorda al narratore certa pittura vascolare in finzione, la sostituzione della verit\u00e0 con una sua rappresentazione, l\u2019incidersi di una cesura, di un distacco definitivo dalla verit\u00e0. \u00a0Quando il protagonista si allontaner\u00e0 dal paese in \u00a0una sorta di eco dell&#8217;abbandono di Renzo e Lucia, \u00a0c\u2019\u00e8 la dolorosa consapevolezza di questa frattura insanabile e inaccettabile. La sua gente si allontanata dalla realt\u00e0, quella realt\u00e0 con cui\u00a0 intratteneva un rapporto armonico. E\u2019 uno stato di sfasamento, di follia generale in cui gli \u00e8 possibile volgere le spalle al paese senza rimpianto&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro scacco viene subito dalla nozione mitica di ragione \u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt; S\u00ec, la ragione viene sconfitta.\u00a0 Un barlume resta in quello che \u00e8 Il deuteragonista del racconto, Cicco Paolo. C\u2019\u00e8 un dialogo significativo che s conclude con questa battuta: \u201c la fantasia \u00e8 pi\u00f9 bella della ragione \u201c. \u00a0L\u2019 irrazionale, la violenza, la falsificazione sono le modalit\u00e0 cui la ragione viene sconfitta, e dalla sconfitta fa capolino la follia. Questo \u00a0tema della follia d&#8217;altronde mi ha accompagnato in tutti i miei libri. Nel segno della follia si apre libro che non a caso si svolge anch&#8217;esso a Cefal\u00f9, \u00a0Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio. La prima azione di quel romanzo \u00e8 un gesto di follia rintanato n antefatto in un\u2019 azione \u00a0in limine alla narrazione, che in qualche modo la prec ede e l&#8217;orienta. E\u2019 la comparsa di Catena, che sfregia quel quadro che sta li a simboleggiare il discorso della ragione, acquattato nelle pieghe di quel volto. Dalla ragione pu\u00f2 uscire dal basso per corruzione, in modo speculare al gesto della ragazza, ed \u00e8 Il caso del monaco pazzo personaggio della corruzione e della disgregazione che compare nel terzo capitolo in cui si narra dello stupro praticato nei confronti di una ragazza morta, o dall&#8217;alto, come fa Caterina sfidando la creazione, l&#8217;atto creativo. Lei \u00e8 un&#8217;intellettuale, una che ha letto gli illuministi napoletani francesi \u00a0protosocialisti, e che ha vagheggiato una sorta di nuovo assetto sociale: la sua uscita dalla ragione \u00e8 nelle pieghe dell\u2019 utopia politica. In questo libro, invece, che accanto al \u00a0Sorriso un dittico, c\u2019\u00e8 la sconfitta, lo scacco storico \u2013 sociale: e l&#8217;unica luce \u00e8 innocenza dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 la scrittura come possibilit\u00e0 di raccontare il dolore&gt;&gt;.<br \/>\nQuesta possibilit\u00e0 di raccontare il \u00a0dolore ha modelli e antecedenti in cui si mescolano letteratura e solchi personali inevitabilmente \u2026<br \/>\n&lt;&lt; In questo\u00a0 libro c&#8217;\u00e8 il rovesciamento di un rovesciamento. Quando \u00a0parlavo del Sorriso del Ritratto d&#8217;Ignoto di Antonello,\u00a0 dicevo di uno segnato dal dolore della conoscenza. Avevo rovesciato la cognizione del dolore di Gadda. \u00a0Qui, in Nottetempo c\u2019\u00e8 veramente l&#8217;esposizione della conoscenza del dolore, non pi\u00f9 il dolore della conoscenza &gt;&gt;.<br \/>\nA un certo momento del libro il protagonista il parla cos\u00ec: &lt;&lt; Non so adesso &#8230; Adesso odio il paese,l\u2019isola odio questa nazione disonorata, il governo criminale, la gentaglia che lo vuole &#8230; odio finanche la lingua che si parla &gt;&gt;. Mai adesso la scrittura si ritaglia come il luogo di una distanza difficilmente colmabile in cui ci sono luoghi cui dedicare una\u00a0 presunta fedelt\u00e0&#8230;<br \/>\n&lt;&lt; Dietro queste parole scopertamente riferite all&#8217;oggi \u00a0c\u2019\u00e8 il risentimento personale di chi scrive verso un luogo che ha dovuto lasciare. C\u2019\u00e8 risentimento verso una patria perduta e le persone che non si accorgono della perdita. E qui non parlo solo di un confine siciliano, ma di un oggi che comprende anche altri luoghi. Certo, il discorso della \u00a0lingua \u00e8 chiaro, qui. Io ho sempre cercato di scrivere in un&#8217;altra lingua,ed \u00e8 quello che ha sempre irritato i critici, il fatto di uscire dai codici, il\u00a0 disobbedire ai di codici&gt;&gt;.<br \/>\nQuesta \u00a0disobbedienza ai codici, nelle cose che scrivi, ha per\u00f2 un segno opposto \u00a0a quello dei percorsi linguistici dell\u2019avanguardia, nei cui confronti hai sempre provato insofferenza e ostilit\u00e0 \u2026<br \/>\n&lt;&lt; Pasolini, nelle sue invettive, ha detto tutto quello che si pu\u00f2 dire contro l\u2019avanguardia. Bisogna distinguere tra sperimentazione e avanguardia. lo credo che ogni vero scrittore dovrebbe essere sperimentatore dentro l&#8217;alveo di una tradizione. L&#8217;avanguardia \u00e8 qualcosa di stupidamente in quietante, che io rigetto. Mi sembra un azzeramento e una ricostruzione artificiale, un atto di violenza. Ne ho avuto sempre Il sospetto,non \u00a0solo dal punto di vista letterario, ma \u00a0direi principalmente in senso etico, o se preferisci politico. Gli azzeramenti preludono sovente alla mediocrit\u00e0 o all&#8217;orrore. La tradizione non si pu\u00f2 cancellare, e chi \u00a0pretende di cancellarla agisce sull&#8217;idea stessa di letteratura, dico sul senso nobilmente bachtiniano di una letteratura che trama contro le cancellazioni dell&#8217;oblio. E\u2019 questa \u00a0la vera funzione della letteratura , nella quale si sperimenta un altro tipo di memoria &gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 una figura fondamentale nel tuo tragitto. Per rispetto alle origini pi\u00f9 o meno casuali degli incontri mi piace ricordare che \u00e8 una persona che ha fatto da tramite al nostro primo incontro che molte volte abbiamo frequentato insieme. La distanza di generazione e Il momento in cui l&#8217;ha incontrato e si \u00e8 stabilita un&#8217;amicizia fa s\u00ec che io lo consideri , con tutte le zone ambigue del termine, un maestro. Per te potrei dire con pi\u00f9 forte ambiguit\u00e0 che si delinei, cosi lontana nel tempo dei tuoi primi passi nella letteratura e cosi ingombrante, come un \u00a0figura paterna. Parlo di Leonardo Sciascia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt; La Presenza di uno scrittore come Sciascia mi ha permesso, in\u00a0 un certo senso, per un tratto della mia attivit\u00e0, di\u00a0 concedermi delle divagazioni, delle pause, dei tempi di scrittura molto lunghi, o se si vuole delle vacanze. Perch\u00e9 lui aveva una metafora certa \u2013 era la sua impostazione letteraria della vita storico-sociale del nostro paese. I Suoi libri erano tutti metafore e letture della contemporaneit\u00e0 politica scavate in una scrittura di tipo illuministico, dentro le strutture del giallo. La sua azione di scrittore civile consentiva \u00a0a scrittori come me, che muovono cio\u00e8 da tutt&#8217;altro codice di germinazione labirintica e fantastica, di divagare, prendere tempo. Alla sua morte ho sentito di non avere pi\u00f9 tempo e\u00a0 Nottetempo, casa per casa nasce anche da un sentimento nuovo di responsabilit\u00e0 all&#8217;indomani del vuoto lasciato da Sciascia nel panorama della letteratura europea e Italiana. In quel momento \u00a0mi sono \u00a0accorto che avevano tirato un respiro di sollievo volevano sbarazzarsi della sua forza letteraria, che avevano fretta di fare i conti, di neutralizzarne l&#8217;eco. Il fenomeno paradossale \u00e8 nel fatto che coloro che stanno producendo la barbarie , i detentori della comunicazione, i giornalisti scrittori, si sono sentiti liberati della presenza di uno che batteva sul loro stesso terreno d&#8217;investigazione loro, con ben diversi risultati letterari, \u00a0tra i pi\u00f9 alti della letteratura contemporanea. Anche la mia presenza li irrita, proprio perch\u00e9 invece non combatto nello stesso terreno. I miei\u00a0 libri, che sono anch&#8217;essi profonda mente metaforici, vengono invece attaccati sul piano formale, \u00a0mentre cresce il \u00a0fastidio per questa \u00a0querimonia sicula che continua ancora. Questa \u00a0voce siciliana che non si estingue li irrita&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual \u00e8 Il tuo rapporto con la societ\u00e0 letteraria, ammesso che ne esista una, con la pi\u00f9 giovane leva di scrittori?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una societ\u00e0 letteraria non esiste pi\u00f9. Ai giovani \u00a0rimprovero la facilit\u00e0 con cui si sottopongono alla proposta omologante delle aziende editoriali . Lo scrittore come oggetto coltivato in serra \u00e8 una evidenza. Piango la scomparsa delle eccentricit\u00e0 letterarie. Lo scandalo che alcuni hanno sollevato intorno alla Storia della letteratura di Giulio Ferroni \u00e8 consequenziale alle dimensioni di libert\u00e0 di quel libro, libert\u00e0 dalle aziende che invece riflettono il loro messaggio sulla cosiddetta critica militante dei giornali. In questo senso l&#8217;Universit\u00e0 come luogo di ricerca di spiriti liberi pu\u00f2 ritrovare una funzione liberatoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 nutri un interesse cosi esclusivo per la Sicilia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima o poi finir\u00f2 anch&#8217;io per scrivere un mio Per le vie. La tentazione di sottrarmi alla Sicilia c&#8217;e, ma il meccanismo memoriale della mia narrativa me lo impedisce sino in fondo, \u00e8 connaturato un uno stile che ingloba la memoria \u00a0attraverso il linguaggio. Un linguaggio si abita, nostro malgrado. Anche se non ho avuto la stagione mondana di Verga, a Milano mi sono ritrovato Nella sua stessa condizione di spaesamento, a contatto\u00a0 con un mondo che non riuscivo capire. Verga lo scrittore\u00a0 gigantesco c \u00e8, nasce da una regressione da una \u00a0paura, da un&#8217;impossibilit\u00e0. Anch\u2019io quando\u00a0 mi sono trasferito a Milano avevo intenzione di raccontare quella Milano dei contadini siciliani che diventano operai. Ben presto capii che per farlo avevo bisogno della distanza della metafora storica. E\u2019 quello che acutamente ha sottolineato come peculiarit\u00e0 del mio modo di scrivere un critico come Cesare Segre: \u00e8 il distanziamento, il bisogno di distanziarsi, anche geograficamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa ti interessa della letteratura Europea \u00a0contemporanea?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando parliamo di letteratura dobbiamo circoscrivere discorso alla narrativa; la poesia ci porterebbe altrove. La narrativa resiste nei luoghi periferici, non colonizzati, se vuoi nei \u00a0terzimondi. Nel mondo post-industriale essa \u00e8 \u00a0seriamente minacciata da un linguaggio che somiglia alla letteratura, un po\u2019 come accade in politica: appaiono linguaggi copia, surrogati,imposture. Milan Kundera \u00e8 uno degli scrittori pi\u00f9 interessanti e di resistenza. I frutti pi\u00f9 vitali del romanzo contemporaneo sono legati infatti a questo senso incombente di fine. La poeticit\u00e0 sta sparendo dal mondo e da solo il romanzo pu\u00f2 raccontare questa fine. Una certa vivacit\u00e0 la si trova anche nella letteratura araba, come sino a qualche anno fa la si trovava nella letteratura sudamericana.<br \/>\nIl cosiddetto crollo delle ideologie ha ridefinito Il ruolo dell\u2019 intellettuale, o piuttosto quella figura e quel ruolo sembrano stagliarsi piccoli e sperduti in un paesaggio in continuo cambiamento. Senza grandezza senza avventura<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intellettuale ha avuto sempre angoscia di rimanere fuori dalla storia. Angoscia della cancellazione, oscillando fra opportunismo, cinismo ed entusiasmi. Questa storia del crollo delle ideologie \u00e8 in conflitto con i nodi irriducibili dell&#8217;esistenza: il povero e il ricco esistono senza possibili equivoci e il postulato ideologico che s\u2019\u00e8 sostituito all&#8217;ideologia &#8211; la ricerca della felicit\u00e0 e del godimento &#8211; \u00a0\u00a0\u00e8 continuamente attraversato da un&#8217;inquietudine insanabile. Ingiustizia, Invenzione di nuovi confini, ritorno dell&#8217;orda tribale poveri che premono ai \u00a0cancelli, enormi frange di gente che si sposta alla ricerca di mezzi di sussistenza: il panorama reale che viene incontro a noi \u00e8 questo. Le ideologie dei conservatori e degli esteti non mi sono mai piaciute. Preferisco l&#8217;ideologia degli esiliati che alita sul nostro benessere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto indubbio \u00e8\u00a0 la continua esibizione di aspetti miserabili della vita intellettuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 la televisione, la bomba atomica permanente che distrugge i linguaggi dopo avere gi\u00e0 avuto distrutto la poesia del cinema. Attraverso la televisione si attua una perdita continua di pietas. E\u2019 Il campo di sterminio della coscienza e dell\u2019intelligenza del dolore. Ne ho orrore, e una certa e sinistra vi ha concorso a pari merito con il dilagare tronfio della conservazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro un libro Importante, un libro indignato che fruga in quel male che la televisione cerca di divorare quasi sempre in modo avvilente,perfettamente intercambiabile con la posizione opposta. \u00a0E un libro dolente che piega la scrittura a un un tono che sta dentro e fuori dalla letteratura senza rinunziare alle tensioni del linguaggio muovendosi a zig zag Tra ci\u00f2 che resta di un luogo, la Sicilia, dopo e durante il disastro. Il tono e quello della disillusa e intelligenza evocata dal viaggiatore del libro, disperata ma non rassegnata. Almeno cosi mi pare di averla avvertita, o mi sbaglio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordo una drammatica fotografia scattata da Ferdinando\u00a0 Scianna dopo Il terremoto della valle del Belice; si vedeva un uomo sopra un cumulo di macerie di quella che forse era stata la sua casa, lo sguardo, un pugno chiuso rivolti contro il cielo; certo \u00e8 l&#8217;immagine di un&#8217;imprecazione, di una bestemmia mossa dal dolore, dalla disperazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro il viaggiatore tra le rovine di Sicilia. o l&#8217;io che narra, se vuoi, \u00e8 mosso, negli urli, nelle invettive, dallo stesso dolore, dalla stessa disperazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ti \u00e8 capitato sempre pi\u00f9 spesso di dover far sentire la tua voce pubblicamente, di rimettere nelle mani di chi te \u00a0l&#8217;aveva consegnato il mandato di Presidente di un teatro, a esempio. Perch\u00e9 \u00a0il ruolo dell&#8217;intellettuale in Sicilia rischia di essere sempre pi\u00f9 di dimissionario o di scomunicato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho accettato quell&#8217;incarico per ingenuit\u00e0, con l&#8217;illusione che cosi avrei potuto portare sul piano della prassi\u00a0 un contributo immediato alla cultura palermitana. Delusione e quindi tristezza. All&#8217;intellettuale non \u00e8 ancora permesso nessun tipo di rapporto col potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali sono le cose che ti irritano maggiormente nelle vicende di potere in Sicilia e qual \u00e8 lo spazio d&#8217;azione dell&#8217;Intellettuale? Parlo di uno spazio d\u2019azione comune, che sfugga alla barbarie della duplicazione della guerra civile che si nota nelle relazioni tra intellettuali e a tutti i livelli della vita sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi irrita l&#8217;aggressione costante che i mediocri mettono in atto nei confronti di persone o enti che hanno saputo realizzare qualcosa di valido: l&#8217;aggressione alla casa editrice Sellerio, l\u2019unico fenomeno culturale vero venuto fuori dal l&#8217;Isola dal dopoguerra a oggi, \u00e8 un esempio al di l\u00e0 di ogni vicenda politica o giudiziaria. Gli aggressori dovrebbero sentire una grande vergogna. Azione comune? Com&#8217;\u00e8 difficile! Siamo, noi Intellettuali vanitosi e superbi, ferocemente individualisti, distruttivi e autodistruttivi .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual \u00e8 il libro che ti racconta meglio e perch\u00e8?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti: li considero capitoli di un unico libro. Ma pi\u00f9 strettamente legati tra loro che pi\u00f9 mi raccontano sono ll Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Nottetempo casa per casa timo libro casa per casa, e quest&#8217;ultimo libro L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro<br \/>\n<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/13313591_10208804237936395_453919843_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1153\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/13313591_10208804237936395_453919843_o-192x300.jpg\" alt=\"13313591_10208804237936395_453919843_o\" width=\"192\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/13313591_10208804237936395_453919843_o-192x300.jpg 192w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/13313591_10208804237936395_453919843_o-657x1024.jpg 657w, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/13313591_10208804237936395_453919843_o.jpg 1314w\" sizes=\"(max-width: 192px) 100vw, 192px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo: la follia, l&#8217;indignazione, la scrittura Roberto And\u00f2 L&#8217;intervista postula tra chi pone le domande e chi le subisce il vago stagliarsi di un&#8217;impersonale vibrazione in cui aleggiano due voci in cerca di echi, pensieri, ricordi, probabili pudori intorno a un mestiere impossibile. 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